Terra Madre

Uomini e donne che nelle loro terra ancora resistono all’incalzare di una delittuosa politica di sfruttamento esasperato e devastante dei suoli fertili, unica risorsa per il cibo di tutti i popoli. Una testimonianza eroica di eterna e leale alleanza con la natura e i suoi frutti. Un’alleanza che non ha barriere di lingue, divisioni di ideologie e religioni, né confini di Stati.

Corporation, The

Interessantissimo documentario che offre una panoramica completa sul mondo delle multinazionali: ne ripercorre la storia da quando, in piena rivoluzione industriale, i tribunali garantirono loro un immenso potere che dura ancora oggi; infatti, le industrie private sembrano essere ancora più influenti sulle politiche del lavoro dei governi. Poco imparziale, ma molto ben documentato e persuasivo, questo dossier vanta interviste a Michael Moore, a Noam Chomsky e a un dirigente che, dopo aver cambiato opinione rispetto ai problemi ecologici, si è impegnato a convincere i colleghi a non distruggere l’ambiente in nome del guadagno. Un film ambizioso che apre gli occhi sulla realtà, tratto dal libro di Joel Bakan; scritto da Bakan e Achbar.

Una storia americana – Capturing the Friedmans

Affascinante e sconvolgente documentario su un famigerato caso di molestia sui bambini che negli anni Ottanta sconvolse una normale e felice famiglia borghese di Long Island, New York. Una provocatoria indagine sul relativismo della verità, vista attraverso il prisma di un crollo familiare e della conseguente esagerazione dei media. L’operazione si basa sugli “home movie” girati — quasi ossessivamente — dagli stessi Friedman durante un intero anno, e testimonia la progressiva disintegrazione del nucleo parentale. La morale è lasciata (saggiamente) allo spettatore. Nomination agli Oscar come Miglior Documentario.

L’incubo di Darwin

Il lago Vittoria, situato nell’Africa centro-orientale, è il secondo per estensione al mondo. L’immissione di una specie ittica predatrice non autoctona – la
Tilapia
o Persico del Nilo – avvenuta alcuni anni fa a opera di mani ignote, ha determinato la progressiva eutrofizzazione del lago. La povera economia delle popolazioni della Tanzania, dove è girato il documentario, ne è risultata sconvolta, benché al contempo sia cresciuta una fiorente industria di trasformazione del pescato, destinato tuttavia integralmente all’esportazione. Il documentario si sofferma anche sul degrado morale e dei costumi a cui sono forzati gli abitanti dei villaggi costieri. Fiaccati da fame, miseria, malattie come l’Aids, costretti a un’esistenza da inferno dantesco, a cibarsi di immondizie, all’abbandono dei figli, alla prostituzione. La «ciliegina sulla torta» è rappresentata dagli oscuri traffici d’armi che si svolgerebbero grazie alla copertura offerta dal trasporto del pesce.

La recensione

Una paradigmatica storia di cattiva globalizzazione e torbidi traffici d’armi, filmata in tre anni di viaggi quasi mai comodi e non privi di rischi dal documentarista austriaco Hubert Sauper, che aveva «sc

Tutta la mia vita in prigione

William Francome compie un viaggio nel cuore oscuro del sistema giudiziario americano alla scoperta del caso di Mumia Abu Jamal, detenuto da venticinque anni nel braccio della morte, perché accusato dell’omicidio di un poliziotto bianco. Mumia è stato definito il ragazzo simbolo del movimento contro la pena di morte ed è divenuto il condannato a morte più famoso e controverso di tutta l’America. Il viaggio di Will dallo schermo del suo computer al mondo reale lo porta faccia a faccia con alcune delle icone politiche e culturali di un’intera generazione. Le interviste realizzate attraverso tutti gli Stati Uniti con Noam Chomsky, Angela Davis, Alice Walker, Steve Earle, Mos Def e Snoop Dogg forniscono un contesto al caso di Mumia.

Occupation: Dreamland

Garrett Scott e Ian Olds hanno realizzato a Falluja un documentario sulla guerra tuttora in corso in Iraq ambientandolo in tre set: la città torrida e assolata con la sua quotidianità e i suoi pericoli, gli interni senza luce, la notte, delle case della popolazione civile visibili al verde delle telecamere a infrarossi e le camerate delle truppe.
In questi tre scenari si muovono i soldati che pattugliano, scherzano, fraternizzano, e via via si interrogano sul loro ruolo e sulla missione che stanno compiendo quando la situazione evolve in scontro e i loro amici cominciano (continuano) a morire.

Born into Brothels

La fotografa Briski, che vorrebbe documentare la vita nel quartiere a luci rosse di Calcutta, non riesce a ottenere nessuna informazione finché non diventa amica dei figli di alcune prostitute. A quel punto l’ispirazione arriva, e la protagonista comincia ad insegnare a questi bambini — spesso vittime di abusi — come realizzare delle buone fotografie. Un documentario vincitore di un Oscar, basato su una buona idea.

Genesis

Chi ha già avuto modo di apprezzare la perizia e la poesia di una pellicola come
Microcosmos,
ritroverà in questo documentario le stesse qualità. Medesimi infatti sono gli autori, i francesi
Claude Nuridsany e Marie Pérennou,
che hanno raccolto per oltre sei anni i materiali filmati necessari al montaggio di questo viaggio, tra il magico e il naturalistico, nel mistero della vita che si rinnova. Il film ha inizio con il racconto di un poeta e musicista africano (interpretato da Sotigui Kouyaté) che, nel cuore di una caverna, comincia a illustrare un’antica teoria sulla creazione dell’Universo. In seguito, tra cavallucci marini e rane, curiosi pesci anfibi e altri meravigliosi abitanti di Gea, si snoda il racconto antico e sempre nuovo della vita, sottolineato dalle arie evocative del musicista Bruno Coulais, già autore della colonna sonora di un altro documentario artistico:

Il popolo migratore.

F for Fake – Verità e menzogne

Divertissement wellesiano, iniziato come un ritratto del celebre falsario d’arte Elmyr de Hory. Quando uno degli intervistati si rivelò essere Clifford Irving (che ingannò il mondo con una finta autobiografia di Howard Hughes), Welles fu costretto a modificare l’intreccio. Ora è una dissertazione informale sull’inganno, con il fascino delle riprese di Welles che compensa alcuni degli spigoli del film. Joseph Cotten, Paul Stewart e Laurence Harvey appaiono brevemente nel ruolo di se stessi, così come la compagna di Welles, Oja Kodar.

Ad occhi chiusi

Il progetto si propone di esplorare, attraverso una dettagliata documentazione ed analisi, i risvolti sociali, psicologici ed esistenziali che il ballo del tango ha nella nostra società, ponendo l’accento sull’esperienza dei diretti protagonisti.

Grazie alle storie e alle testimonianze dei tangueri e delle tanguere, di chi vive questo ballo come una componente essenziale della propria vita, a cui si affiancheranno le analisi di importanti studiosi della contemporaneità (antropologi, psicologi, sociologi..), il viaggio che si propone all’interno del mondo del tango sarà l’occasione per riflettere sulle complesse dinamiche tra uomo e donna, in quell’intrecciarsi di identità personali, ruoli sociali, stereotipi culturali, giochi di seduzione, desideri e paure.

Sarà evidenziato l’aspetto sacro, mistico, quasi religioso nel rapporto tra un uomo e una donna che ballano il tango. Seguiremo così Rossana, giovane artista italiana che grazie al tango riscatta la sua femminilità, subendo una reale metamorfosi dello spirito. Incontreremo Nicola, Pietro e Simonetta, che a passi di tango riescono a tenere lontane le loro malattie fisiche e dell’anima.

L’intreccio narrativo sarà costellato e impreziosito dalle voci e i volti di numerosi protagonisti: conosceremo i più importanti ballerini argentini in circolazione (Sebastian Arce Mariana Montes Cicho Fruomboli etc…), maestri di tango, studiosi e ricercatori afferenti a diversi ambiti disciplinari accomunati dall’interesse per lo studio delle dinamiche psicologiche e socioculturali.

Neil Young: Heart of Gold

Coloro che hanno vissuto gli anni del “baby boom” in generale e, più in particolare, i fan di Young assaporeranno questo sublime film-concerto girato durante i due spettacoli del 2005 al Ryman Auditorium di Nashville. Young e i componenti della sua band interpretano pezzi nuovi e vecchi. Ciò che rende questo film particolarmente toccante è sapere che il cantante folk scrisse le sue composizioni più recenti dopo aver appreso di avere un aneurisma cerebrale, per il quale ha subito, con successo, un intervento chirurgico.

Il fantasma di Corleone

Scritto dal regista Marco Amenta con il giornalista Andrea Purgatori, questo documentario-thriller racconta la vicenda di un giovane reporter siciliano che si reca a Palermo con l’intento di scoprire il covo segreto di Bernardo Provenzano. Viene così ricostruita l’incredibile storia del capo dei capi di Cosa Nostra, latitante da oltre 40 anni. Avvolto nel mistero, l’inafferrabile capo della mafia siciliana pare viva da sempre in Sicilia, protetto da una rete di complicità e collusioni. Su di lui, da decenni in cima alla lista dei superlatitanti, gravano accuse pesantissime, dagli omicidi alle stragi più rilevanti commesse dalla criminalità organizzata siciliana negli ultimi v

Niente paura. Come siamo come eravamo e le canzoni di Luciano Ligabue

Raccontare un musicista italiano e il suo pubblico per ripercorrere gli ultimi trent’anni del nostro Paese. Ma possono le canzoni raccontare la società? E può il percorso artistico di un musicista – nel nostro caso Luciano Ligabue raccontare come eravamo e come siamo adesso? La musica popolare parla di noi, e spesso ci ritrae meglio di tanti saggi o studi sociologici. Parte da un’emozione, dal ritmo, in maniera viscerale. Una canzone può semplicemente rimanere legata a un momento particolare della nostra vita, darci felicità, amarezza o nostalgia nel ricordo. Addirittura “celebrare” un evento cruciale, diventare “rito”, nel senso più laico e bello del termine (“Ehi, senti senti… questa è la nostra canzone!”).

Canzoni ed emozioni. Canzoni nello scorrere della vita personale ma anche sociale e politica. Canzoni e memoria. Memoria personale e memoria collettiva, nel duplice senso di memoria di un Paese e memoria di tante persone insieme.

La marcia dei pinguini

Il pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri) è l’unica specie vivente ad aver scelto l’inverno antartico per nidificare. Autolesionismo? Nient’affatto, poiché la natura l’ha dotato di un fitto piumaggio e generose scorte di grasso sottocutaneo (oltre che di dimensioni che ne fanno il gigante tra le 17 specie di pinguini che abitano l’emisfero sud: può raggiungere un metro e 20 centimetri di altezza). Il cineasta francese Luc Jacquet, accompagnato da una troupe di tecnici documentaristi, ha trascorso un anno filmando la permanenza di questi splendidi uccelli sul pack: l’arrivo delle coppie (tendenzialmente monogame), i rituali di corteggiamento, la deposizione dell’unico uovo, la lunga cova (affidata al maschio) e infine la nascita e la crescita dei tenerissimi pulcini, fino al loro primo impatto col mare, che sarà il loro elemento vitale. La voce narrante è quella di Fiorello, diretto da Francesco Vairano.
Se siete dei fedelissimi di Piero Angela, se tenete la foto di David Attenborough accanto al videoregistratore, se siete cresciuti con il mito dei documentaristi della BBC e avete fatto l’abbonamento a Sky solo per Discovery Channel, bene, questo film non è fatto per voi. In compenso, ha fatto incassare ai suoi produttori francesi oltre 80 milioni di dollari solo negli Usa, agguantando il secondo posto tra i documentari che hanno incassato di più (in vetta svetta sempre Fahrenheit 9/11 di Michael Moore). Certamente il merito non è stato solo di Morgan Freeman, voce narrante dell’edizione a stelle e strisce. C’è chi pensa si sia creato un curioso effetto di «traino pinguinesco» tra i protagonisti (a cartoni animati) di Madagascar e quelli (veri) di Jacquet. Sia come sia, in Italia la mossa di affidare il racconto a Fiorello senza dubbio «pagherà». Noi l’abbiamo trovato insopportabilmente gigioneggiante, onnipresente, insostenibile quando «doppia» i pulcini parlando in falsetto. Ma noi, appunto, abbiamo adorato Angela anche quando indossava ostentatamente i calzini bianchi sotto i pantaloni di vigogna blu. E quindi ci tiriamo rispettosamente fuori della mischia. Ciò detto, le immagini compongono – a tratti – affreschi di algida poesia; la colonna sonora, composta e interpretata dalla giovane Emilie Simon, le asseconda, creando un giusto mixage di dolcezza ed epos. Ma l’umanizzazione di questi meravigliosi animali, l’approssimazione su alcuni aspetti della loro biologia (per altro ancora poco chiara), fanno de La marcia dei pinguini un prodotto buono per il botteghino ma non per la storia del cinema di documentazione. (enzo fragassi)

Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica

Vincitore dell’Oscar nel 1970, un documentario che cattura brillantemente l’irripetibile esperienza del celeberrimo festival rock, insieme alle grandi performance che illuminarono la festa di quel weekend. Punti forti: le esibizioni di Cocker, di Sly and the Family Stone, dei Ten Years After e degli Who. Sfortunatamente, l’effetto del multiscreen e del suono stereo potrebbe perdersi in tv. Tra i montatori figura anche Martin Scorsese. Quaranta minuti di materiale inedito sono stati aggiunti nel 1994 nella versione “director’s cut” uscita in homevideo, con — tra gli altri — Janis Joplin, Jimi Hendrix, i Canned Heat e i Jefferson Airplane. Parzialmente in Widescreen.

The Agronomist

All’alba del 3 aprile 2000 sicari armati freddano nei pressi della sua emittente radiofonica il giornalista Jean Leopold Dominique e un collaboratore che stava per cominciare il suo turno di conduzione. Siamo a Port-au-Prince, nell’isola di Haiti. La morte del coraggioso e tenace giornalista sarebbe probabilmente rimasta ignota ai più, se non fosse stato per l’amicizia che lui e la moglie, la giornalista Michèle Montas, avevano stretto durante il loro esilio a New York con il regista Jonathan Demme. A lui si deve il progetto – interrotto dall’assassinio del settantenne appassionato propugnatore dei diritti civili – di raccogliere in un documentario la vita di Dominique, raccontata attraverso la sua radio, Radio Haiti Inter, unica voce autonoma dell’isola, rilevata nel 1968 e subito diventata una spina nel fianco del potere dittatoriale di Duvalier padre, prima, e figlio, poi.
Demme – vincitore dell’Oscar con Il silenzio degli Innocenti, ora nelle sale anche con il thriller fantapolitico The Manchurian Candidate – nei quindici anni precedenti l’assassinio, aveva realizzato molte ore di riprese sulla vita di Dominique. Su questo materiale video, che si interrompe con lo spargimento delle ceneri del giornalista nelle acque di un fiume a Port-au-Prince e la ripresa delle trasmissioni della sua amata emittente radiofonica ad opera delle vedova, costruisce un documento importante per conoscere la straordinaria esperienza dell’uomo Dominique, nel suo continuo intrecciarsi con le vicende dell’isola caraibica, stritolata dagli appetiti dei dittatori, dalla corruzione dei potentati locali e condannata a forme più o meno esplicite di «protezione» da parte del vicino gigante statunitense, preoccupato di tenere sempre sotto stretto controllo il «giardino di casa».
L’isola non conosce un vero periodo di pace e l’apertura di uno stabile processo democratico da decenni. A parte la breve parentesi rappresentata dall’ascesa al potere, a metà degli anni Ottanta del secolo scorso, del reverendo cattolico Jean Bertrand Aristide, legittimamente conquistata e perciò sostenuta e difesa da Radio Haiti. Almeno fino a un drammatico confronto tra Aristide e Dominique davanti ai microfoni della radio, nel quale il giornalista chiedeva conto senza mezzi termini della corruzione dilagante e il presidente cercava di difendersi al colmo dell’imbarazzo. In seguito Jean, proveniente da una famiglia benestante, orgogliosa delle proprie origini e diffidente di tutti i popoli che hanno colonizzato l’isola nel corso della sua storia – francesi, inglesi e in ultimo americani – fu nuovamente costretto all’esilio. Ma non l’amore per la propria terra e per la sua creatura radiofonica era invincibile in lui.
«Aagronomo senza terra», Jena Dominique aveva completato gli studi in Francia, dove aveva scoperto il potenziale di mobilitazione politica del cinema e, una volta fatto ritorno in patria, aveva sposato la causa dei contadini creoli, realizzando il primo film haitiano sugli haitiani e cominciando a trasmettere alla radio programmi nella loro lingua, diventandone istantaneamente rappresentante e paladino contro l’arroganza del potere e il terrore dei «macoute», la guardia presidenziale agli ordini del dittatore «Papa Doc» Duvalier.
Come detto il documentario si ferma all’assassinio del giornalista, non addentrandosi nell’intrico delle indagini e del successivo processo, che per altro non ha ancora prodotto risultati, sospeso, poi ripreso e poi ancora sospeso a causa di pesanti intimidazioni, misteriose sparizioni e immancabili lungaggini procedurali. Se da un lato la scelta di Demme è comprensibile e giustificata dal desiderio di rendere solo omaggio alla figura dell’amico morto ammazzato, dall’altro il documento risulta monco. Questo è a nostro avviso un limite, visto che nell’isola caraibica non regna né la pace né l’ordine e Radio Haiti Inter continua la propria solitaria battaglia per l’affermazione degli ideali ai quali Jean Dominique ha sacrificato la vita. La colonna sonora di The Agronomist è stata realizzata dal cantante e autore di musica black di origini haitiane Wyclef Jean. Il film è stato presentato in anteprima alla Mostra di Venezia nel 2003 e ha ricevuto quest’anno il Premio giornalistico Ilaria Alpi, intitolato alla giornalista Rai uccisa in Somalia con il suo operatore Miran Hrovatin. La pellicola è distribuita in Italia dalla Bim.
(enzo fragassi)

I lupi dentro

È un documento prezioso, unico nel suo genere, su quel che rimane e su quello che è stato il movimento dei pittori naif della bassa padana, tra le cittadine di Gualtieri, Guastalla, Luzzara e Reggiolo, pittori spesso autodidatti, di origine contadina. È una dichiarazione d’amore verso un fiume malato, inquinato dagli affluenti e verso un paesaggio che ha conosciuto un degrado costante, a cominciare dagli orribili ponti in cemento armato, dalle industrie insediate lungo le rive. Ma è anche uno sguardo melanconico e affettuoso rivolto alle figure picaresche, solitarie, romantiche, a volte misteriose, che ancora vivono in quella terra, lungo il fiume. Ma soprattutto I lupi dentro è l’occasione per il recupero e la rivisitazione dell’affascinante figura di Antonio Ligabue, di cui vengono riproposte sequenze originali del suo lavoro, frammenti di conversazione, testimonianze di chi gli fu accanto. Un film-documentario, distribuito dall’Istituto Luce, realizzato in 16 millimetri e stampato in 35 millimetri, tra il 1998 e il 1999, con povertà e austerità di mezzi e risorse. (stefano stefanutto rosa)

Il grande silenzio

Lungo film documentario dove la parola è quasi del tutto bandita, per lasciare posto alle sole immagini che testimoniano il sereno scorrere del tempo nel monastero dei Certosini della Grande Chartreuse, nel cuore delle Alpi francesi, non distante da Grenoble. Qui il regista, dopo 18 anni di inutili richieste, è stato finalmente ammesso, potendo così puntare l’occhio della macchina da presa su un mondo segreto, silente e operoso, che vede i monaci dividersi tra la preghiera, il canto gregoriano e il disbrigo delle quotidiane pratiche domestiche. Il film è stato presentato in concorso nella sezione Orizzonti alla 62ma Mostra del cinema di Venezia

Forse Dio è malato

Fiction e vita reale si mescolano per raccontare la realtà del continente africano: un viaggio tra le guerre, la fame e l’Aids, attraverso il Mozambico, l’Angola, l’Uganda, il Senegal, il Cameroun ed il Sud Africa. Storie di bambini soldato e di bambini accusati di stregoneria, di uomini e di donne che lottano contro la malattia e la miseria.

Fratelli d’Italia

Alin Delbaci, 17 anni, rumeno, vive in Italia da quattro anni. Ha un rapporto conflittuale con i compagni di classe e con la professoressa di italiano.

Masha Carbonetti, 18 anni, bielorussa, adottata da una famiglia italiana. Vorrebbe partire per incontrare suo fratello, che è rimasto in Bielorussia.

Nader Sarhan, 16 anni, egiziano nato a Roma. E’ fidanzato con una ragazza italiana contro il volere dei suoi genitori.

Tre adolescenti di origine straniera nella stessa scuola. Ostia e la periferia di Roma. Gli amori, i conflitti e l’identità.

Le quattro volte

Un paese calabrese abbarbicato su alte colline da cui si scorge il mar Ionio in lontananza, un posto dove il tempo sembra essersi fermato, dove le pietre hanno il potere di cambiare gli eventi e le capre si soffermano a contemplare il cielo. Qui vive i suoi ultimi giorni un vecchio pastore. È malato. Crede di trovare la medicina giusta nella polvere raccolta dal pavimento della chiesa, che beve sciolta nell’acqua ogni sera. Nello spiazzo di terra nera di un ovile, una capra dà alla luce un capretto bianco Il disagio della vita dura pochi istanti: gli occhi si aprono subito, le zampe già reggono il peso del corpo. Lo schermo è riempito da questa nuova presenza. Il capretto cresce, si irrobustisce, inizia a giocare. Il giorno della sua prima uscita inavvertitamente resta indietro rispetto al resto del gregge e si perde nella vegetazione, fino a quando esausto si abbandona ai piedi di un maestoso abete. Il grande albero oscilla nella brezza montana. Il tempo passa, le stagioni cambiano in fretta, il grande abete bianco con loro. Il suono della sua chioma riempie il silenzio. All’improvviso un rumore meccanico. L’abete giace al suolo. È stato mutilato, ridotto al suo scheletro. Il suo legno bianco viene trasformato in carbone attraverso il lavoro antichissimo dei carbonai locali. Lo sguardo si perde nel fumo della cenere.

Oceani 3D

‘Oceani 3D’ è il primo film subacqueo girato interamente in Digital 3D. E’ un’esperienza unica oltre che un meraviglioso tributo agli oceani. Gli spettatori rimarranno incantanti di fronte alla bellezza degli oceani, da cui ha avuto origine la vita sul nostro pianeta. Le immagini ispireranno loro il forte desiderio di proteggere tutte le meravigliose creature che in questo film vedranno per la prima volta o che qui ammireranno in un modo del tutto nuovo.

In compagnia della Tartaruga Marina, loro personale guida nel corso di questa avventura, gli spettatori potranno ammirare da vicino un ecosistema infinitamente ricco e fragile e si avventureranno in un viaggio che li porterà a visitare luoghi come le Kelp Forests della California, la Grande Barriera Corallina Australiana e Roca Partida in Messico, dimora di migliaia di squali.

Saranno testimoni di alcune delle più spettacolari e indimenticabili scene di vita in fondo al mare mai catturate da una macchina da presa: come le affascinanti danze della Manta Gigante; la nobile processione degli Squali Martello; la caccia incessante del Pesce Leone; un gruppo di giovani delfini che giocano a palla con le alghe; il mollusco Ballerina Spagnola e il cavalluccio marino Dragone Foglia con la loro bellezza disarmante; e poi incontreranno da vicino i più grandi cetacei del pianeta.

Sotto il Celio Azzurro

Celio Azzurro è una piccola scuola materna nel cuore di Roma e un grande modello all’educazione dei più piccoli e al dialogo tra le culture. Il film racconta l’energia e la passione di un gruppo di maestri che lottano per la sua sopravvivenza nell’Italia di oggi. E’ nell’Italia di oggi come un fortino assediato. I suoi educatori infatti somigliano più alle prime comunità di indigeni che si stanziarono sui sette colli migliaia di anni fa che a tradizionali maestri: stessa capacità di resistere alle intemperie, stesso misto di abilità, tecniche e convinzioni. Il film racconta la loro battaglia quotidiana, ma anche la storia profonda di uomini e donne, madri e padri, che cercano dentro la propria infanzia l’ispirazione e la ragione della propria missione di educatori. Il film, girato nel corso di un anno scolastico, è una potente immersione nella vita vera di un gruppo di appassionati individui che portano avanti ogni giorno un ostinato e rigoroso lavoro sull’identità di ognuno e il rispetto dell’altro. Ma è anche, un invito gioioso e irrinunciabile a ritrovare noi stessi bambini.

The Road To Guantanamo

Quattro giovani inglesi di Tipton – un sobborgo di Birmingham – di origini orientali e fede islamica, decidono di recarsi in Pakistan per il matrimonio di uno di loro, Asif Iqbal (Arfan Usman), combinato dalla madre secondo le usanze. Hanno tutti più o meno vent’anni e disponendo di un po’ di tempo vanno alla scoperta di Karachi. Affascinati dal discorso di un imam, decidono, un po’ avventatamente, di varcare il confine con l’Afghanistan, dove già si odono i primi fragori di guerra. L’attacco alle torri gemelle di New York risale infatti a poche settimane prima. Animati dal desiderio di portare aiuto alla popolazione in fuga, si accodano in realtà a un reclutatore di aspiranti guerriglieri.
Quando capiscono di essere finiti in prima linea, è troppo tardi: uno di loro, Monir (Waqar Siddiqui) scompare per sempre senza lasciare traccia, Zahid – cugino pachistano di Shafiq (Riz Ahmed) – è gravemente ferito, mentre gli altri tre vengono fatti prigionieri dalle truppe dell’Alleanza del nord. Sopravvivono per miracolo a un primo durissimo periodo di detenzione in Afghanistan, venendo poi trasferiti nei campi di prigionia X-Ray e Delta, creati dagli americani a Guantanamo, sull’isola di Cuba. Trascorrono così oltre due anni, tra privazioni, interrogatori continui, torture psicologiche e fisiche. Sono accusati addirittura di comparire in un video accanto a Osama bin Laden e Mohammed Atta, il capo degli attentatori delle Twin Towers. La verità viene a galla solo quando i tre, sull’orlo della follia, confessano di essere ciò che non sono. Al processo che segue – al quale non possono partecipare – vengono finalmente riscontrate le loro versioni dei fatti, e cioè che nel periodo incriminato uno stava lavorando ai grandi magazzini e gli altri due si trovavano a Tipton in libertà vigilata per piccoli reati, con obbligo di firma. Saranno restituiti alle loro famiglie senza una scusa da parte di coloro che li avevano ingiustamente detenuti. 

Silvio Forever

E poi, col tempo, tutto ha cominciato a ruotare sempre di più intorno a lui. Solo a lui. Ossessivamente a lui: Silvio Berlusconi. Che, comunque la si pensi, al di là dei meriti per cui lo osannano e dei demeriti per cui lo disprezzano, è uno strepitoso personaggio della commedia dell’arte, capace di offrire miriadi di spunti per un’avventura cinematograficamente immaginabile…

Nessuno è più rappresentativo dell’Italia di oggi quanto il Cavaliere. Destinato per le sue gesta, che mandano in delirio chi lo adora e fanno inorridire chi lo detesta, a rappresentarci in patria e all’estero per molto tempo. Anche indipendentemente dalla tenuta del suo governo e dal suo destino personale, che alcuni sognano al Quirinale, altri ai caraibi…

Buena Vista Social Club

Seducente documentario su un piccolo gruppo composto da veterani musicisti e cantanti dell’Avana, riuniti dal chitarrista americano Ry Cooder dopo anni passati nell’oscurità. Due dopo aver realizzato un disco, grande successo di vendite e di critica, vengono filmati da Wenders durante una sessione di registrazione, in concerto e mentre ripercorrono le tappe della loro vita e della loro carriera musicale. Anche se alcuni hanno già ottant’anni (se non novanta), la loro musica è senza tempo e la loro arte è ancora vigorosa. Nomination al Miglior Documentario nel 2000.

Grizzly Man

«Docudramma» realizzato dal regista tedesco-americano Werner Herzog per rendere omaggio alla figura controversa di Timothy Treadwell. Costui, nell’estate del 1990 e fino alla sua morte, avvenuta nel 2003, trascorse molti mesi l’anno in completa solitudine, a contatto, pur senza avere alcuna competenza specifica, con la nutura selvaggia dell’Alaska e i suoi abitanti più famosi, gli orsi grizzly. Convinto di battersi per la loro salvaguardia, l’uomo era irresistibilmente attratto da questi poderosi animali, tanto da voler entrare a far parte della loro “famiglia”. Un’utopia che purtroppo costò la vita a lui e alla sua compagna, Amie Huguenard, entrambi sbranati da un esemplare maschio durante un periodo di penuria di cibo. Il documentario si è aggiudicato l’edizione 2005 del Sundance Festival, la manifestazione cinematografica riservata alle produzioni indipendenti, fondata da Robert Redford.

La recensione

Una delle potenzialmente infinite varianti del genere documentario che solo un geniale regista anarcoide come Herzog poteva e potrà realizzare (e ancora una volta rendiamo onore a Fandango che distrib

Angeli distratti

Fallujah, novembre 2004. Mentre la città è vittima di bombardamenti e massacri, in una strana stanza alienante si incontrano un soldato americano e una donna irachena. Il soldato, sia pure scosso per l’uccisione da parte del figlio della donna di suoi tre compagni, quando scorge la donna non spara. La donna è bendata, non costituisce un pericolo. I due parlano, si minacciano, piangono, si confessano, si raccontano, si feriscono. Quando tutto sembra finito e il soldato crede di poter tornare da dove è venuto, la macchina criminale della guerra non risparmierà né la donna né il soldato. La vicenda raccontata, basata su episodi veramente accaduti, è intervallata da materiale di repertorio e da interviste a Simona Torretta, a un reduce americano pentito, a un medico arabo che prestava servizio nell’ospedale di Fallujah in quei giorni e ad una donna irachena a cui la guerra ha ucciso entrambi i figli.

Pina 3D

Il film Pina è il tributo di Wim Wenders all’arte unica e visionaria della grande coreografa tedesca, morta nell’estate del 2009. Il regista ci guida in un viaggio sensuale e di grande impatto visivo, seguendo gli artisti della leggendaria compagnia sulla scena e fuori, nella città di Wuppertal, il luogo che per 35 anni è stato la casa e il cuore della creatività di Pina Bausch. Nomination all’Oscar come miglior documentario.

Viaggio all’inferno

Spettacolare diario della tormentatissima produzione di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (1979). Il documentario alterna sapientemente le riprese effettuate dalla moglie del regista, Eleanor Coppola, durante la lavorazione nelle Filippine e le interviste realizzate dieci anni più tardi con i membri della troupe e del cast (escluso Marlon Brando, che aveva declinato l’invito). Uno sguardo rivelatore sulla genesi di un film e una testimonianza degli eventi che costellarono la caotica realizzazione del capolavoro coppoliano.

Let’s Get Lost

Il celebre fotografo Bruce Weber dirige un documentario, interamente girato in uno splendido bianco e nero, dedicato al cantante e trombettista jazz Chet Baker, tragicamente scomparso nel maggio dell’88. Il materiale originale, integrato da immagini di repertorio, ricostruisce i momenti salienti della vita del musicista. Un affettuoso omaggio, in alcuni momenti davvero struggente, realizzato con grande passione. Nomination all’Oscar come Miglior Documentario. (andrea tagliacozzo)

Come inguaiammo il cinema italiano – La vera storia di Franco e Ciccio

Omaggio della coppia Ciprì e Maresco alla Sicilia cinematografica, attraverso le vicende di un’altra celebre coppia cinematografica quella dei comici Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Diversamente dalle loro pellicole precedenti, si tratta di un docu-fiction con tutti i crismi sugli esordi, la carriera fino agli ultimi giorni di Francesco Benenato e Francesco Ingrassia, nomi di battesimo dei due attori protagonisti di un’infinità di pellicole negli anni ’70 e ’80. Tuttavia, sembra che gli autori abbiano un pò smarrito la vena dissacrante e grottesca che aveva contraddistinto i primi lavori. Del film, il critico e giornalista Goffredo Fofi ebbe a dire: “La parodia di una finta opera d’arte è migliore dell’originale. Per questo ‘Ultimo tango a Zagarolo’ è più bello di ‘Ultimo tango a Parigi’…”.

Religiolus – Vedere per credere

Il comico Bill Maher intraprende un viaggio presso i siti religiosi del mondo e realizza diverse interviste con numerosi credenti di svariate religioni sul tema di Dio e della fede. Noto per le sue abilità analitiche e per la sua caratteristica irriverenza, Maher applica la sua proverbiale onestà e il suo tipico senso dell’ironia a questo tema.

Born Into Brothels

La fotografa americana Zana Briski si reca a Calcutta per documentare la misera esistenza delle prostitute, confinate in un dedalo di viuzze all’interno del quartiere a luci rosse della metropoli indiana. Non è facile guadagnare la fiducia di queste donne, rese dure e sospettose dal «giro», fatto di sopraffazione, sfruttamento, violenza. Dopo mesi di convivenza, Zana viene accettata, accorgendosi così della presenza dei piccoli figli delle prostitute, costretti a condividere le medesime condizioni di vita e lo stesso misero destino dei genitori. Attira lo loro curiosità con la fotografia, attivando un corso che presto diventa l’unica possibile salvezza per i suoi piccoli alunni. Ma servono fondi e l’aiuto di qualcuno che sappia districarsi nell’elefantiaca burocrazia indiana. Riesce a coinvolgere un regista professionista, Ross Kauffman, con il quale realizza il film. Grazie a volontari locali e al sostegno di altri fotografi come lei, allestisce la prima mostra degli scatti – alcuni dei quali veri capolavori – dei piccoli «figli del bordello». Chi volesse aiutare l’attività di Zana Briski, che continua tutt’ora, può collegarsi al sito

kids-with-cameras.org.

La recensione

Gour, Puja, Kochi, Manik e sua sorella Shanti, Avijit, Suchitra, Tapasi. Sono loro i «figli del bordello», l’infernale girone terreno in cui lavorano le prostitute di Calcutta. Zana Briski – aiu

Salvador Allende

La vita di
Salvador Allende Gossens
viene ripercorsa in questo documentario del cileno
Patricio Guzmán
con partecipazione commossa di esule e ormai anziano militante. Impellente è la necessità di rendere omaggio all’uomo e soprattutto al pensiero di Allende, perché se il primo non è stato dimenticato – come hanno dimostrato le celebrazioni svoltesi nel 2003, a trent’anni dalla morte – il secondo giace invece in un limbo dal quale pochi sembrano interessati a destare il ricordo, tanto meno per trarne qualche lezione ancora utile oggi. La vita di Allende è ripercorsa con classica tecnica documentaristica. Non siamo, insomma, – dal punto di vista filologico – dalle parti di

Fahrenheit 9/11
o

The Take,
anche se le affinità ideologiche sono evidenti. Tra i filmati d’epoca montati da Guzmán si trova anche quello dell’incontro con Castro, che causò il furore di Nixon e il conseguente complotto, affidato all’orchestrazione della Cia, sfociato nel colpo di stato militare di Pinochet. Allende cadde tre anni dopo la sua democratica elezione. Si suicidò nel palazzo del governo – la Moneda – assediato dai golpisti. Era l’11 settembre 1973.

Guzmán ha all’attivo altre importanti opere sulla storia del suo travagliato Paese, tra le quali la monumentale
Batalla de Chile.
Il suo documentario su Allende ha vinto il Festival di Lima ed è stato selezionato a Cannes e Locarno nel 2004. Ciò che ci è piaciuto di più è, però, il suo essere totalmente fuori tempo. Non solo perché stilisticamente datato e poco cinematografico. È soprattutto sul senso della vita coraggiosa e onesta di questo galantuomo (appunto) d’altri tempi che Guzmán desidera infatti far convergere l’attenzione degli spettatori. E sul suo esperimento – rimasto unico nella Storia – di transizione al socialismo attraverso libere e democratiche elezioni. Una «via pacifica» che accese speranze (soprattutto in Italia) ma che non poté essere tollerata dagli Stati Uniti, impegnati nella guerra fredda con i sovietici. Merito va anche dato alla Fandango di Domenico Procacci, che distribuisce, sia pure soltanto ora, la pellicola in Italia.

Sulla vita di Salvador Allende e sulla dittatura istaurata in seguito da Pinochet, molti sono i contributi artistici che possono fungere da ausilio a chi volesse approfondire quei fatti. Dall’intensa pellicola di
Constantin Costa-Gavras,

Missing,
ai romanzi di
Isabel Allende
e
Luis Sepúlveda,
alle poesie di
Federico García Lorca,
alle musiche degli
Intillimani.
Nel catalogo

Baldini Castoldi Dalai editore
sono presenti una biografia di Salvador Allende (da poco riproposta in formato tascabile) e un libro di memorie sulla dittatura scritti dalla giornalista cilena
Patricia Verdugo,
oltre al commosso saggio di
Riera e Izquierdo
pubblicato a venticinque anni dalla morte.
(enzo fragassi)

Matti da slegare – Nessuno o tutti

Tratto dal documentario in due parti Nessuno o tutti. Si tratta di un documento girato in 16 mm nell’ospedale psichiatrico di Colorno (Parma), a sostegno delle teorie di Basaglia (promotore dell’omonima legge per la tutela dei pazienti psichiatrici). Toccante: uno dei pochi esempi di cinema militante italiano capace di sviscerare il tema della pazzia con un’analisi reale.

Una scomoda verità

In seguito alla bruciante sconfitta – per una manciata di voti – contro George W. Bush alle presidenziali americane del 2000, l’ex vicepresidente dell’era Clinton, Al Gore, è tornato a impegnarsi attivamente su temi ambientalisti, girando il mondo e tenendo conferenze su cause e pericoli dell’effetto serra. Nel documentario, presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2006, il politico di fede democratica spiega con un linguaggio alla portata di tutti le ragioni del surriscaldamento globale e i rischi ai quali è esposto l’intero pianeta, intrecciando nel discorso ricordi e filmati personali. Il film è stato presentato al Sundance Festival e a Cannes 2006.

L’amore e basta

Il film racconta le storie d’amore di nove coppie gay e lesbiche. Inizia da Alessandro e Marco, due studenti universitari di Catania, e continua con le quarantenni Nathalie e Valérie (e la loro figlioletta Sasha) che vivono a Versailles. Poco distanti, a Parigi, vivono Catherine e Christine, due sessantenni che stanno insieme da vent’anni. Poi ci sono Lillo e Claudio, che da diciassette anni vivono insieme a Sutri, un piccolo paese vicino a Roma. Ci si sposta quindi a Berlino, dove da diversi anni vivono felicemente i quarantacinquenni Thomas e Johan. Da sette anni, altrettanto felicemente, stanno insieme Emiliana e Lorenza nella loro bella casetta, con tanto di giardino, nella Bassa Padana tra Parma e Mantova. Sono addirittura trenta gli anni del sodalizio amoroso e professionale di Gino e Massimo che incontriamo nel loro negozio/laboratorio di oggetti in pelle nel cuore di un quartiere popolare di Palermo. Un’altra coppia che vive e lavora insieme da tanti anni è quella formata da Gaël e William, filmati nel loro ristorante nel 14° arondissement di Parigi. E infine le coniugi spagnole Maria e Marisol (legalmente unite in matrimonio non appena è stato possibile) che vivono in campagna a Vic, vicino a Barcellona, con la loro prole formata da un maschietto di circa otto anni e due gemelline di sei.

Pasolini prossimo nostro

Mentre dirigeva la sua ultima opera compiuta,
Salò o le 120 giornate di Sodoma,
Pier Paolo Pasolini concesse una lunga intervista a un giornalista del «Corriere della Sera». Il letterato e regista tracciò un bilancio amaro della propria esperienza, senza tacere dettagli personali, come la morte dell’amato fratello Guido durante la guerra di Liberazione e considerazioni più generali sulla politica italiana dei turbolenti anni Settanta. Poco tempo dopo, Pasolini trovò tragicamente la morte. Il regista Giuseppe Bertolucci, cogliendo l’attualità del messaggio pasoliniano, ha recuperato quel reperto filmato, integrandolo con altri documenti d’archivio. Il documentario è stato presentato a Venezia 2006, quale evento speciale nella sezione O

Deserto che vive

Voce narrante originale da Winston Hibler. Il primo lungometraggio della serie “True Life Adventure” della Disney presenta splendide immagini sul deserto americano e sui suoi abitanti, ma attrasse critiche giustificate per il trattamento falsificante di alcuni materiali, come la famosa “danza degli scorpioni”. Tuttavia, vale la pena di vederlo. Oscar per il miglior documentario.

Inside “Gola profonda”

Voce narrante originale di Dennis Hopper. Documentario su Gola profonda, il porno del 1972 che divenne una pietra miliare: il primo film di quel tipo a riscuotere un successo su larga scala, nonché una fulminante bacchettata agli attacchi del governo per oscenità. Il film assembla accuratamente sequenze d’archivio, interviste con i protagonisti (gli attori Linda Lovelace e Harry Reems, il regista Gerard Damiano) e con opinionisti di cultura popolare (Hugh Hefner, Erica Jong, Norman Mailer, Helen Gurley Brown, John Waters, ecc.). Di sicuro interesse, ma non così profondo come i realizzatori vorrebbero far credere.

Moro no Brasil

Trascinante. E scusate la banalità, visto che si tratta di un documentario sulle radici della musica brasiliana. Realizzato dal produttore-regista finlandese Mika Kaurismäki, fratello del più noto Aki
(L’uomo senza passato, Juha, Ho affittato un killer),
la pellicola echeggia nella struttura
Buena Vista Social Club
di Wenders. In fondo, però, che male c’è a ripercorre una strada, se è una buona strada? E il finnico Mika, coi suoi pelazzi albini che spuntano dalla t-shirt e la chioma biondissima, si trova davvero a suo agio sia quando si reca all’incontro con la tribù degli indios
Fulni-ô,
una delle tante tribù native ora ridotte a poche centinaia di persone, sia quando lascia che la sua videocamera venga «frullata» dalla sarabanda dei colori, della facce, delle teste che si agitano vorticosamente in una festa di paese nel Pernambuco profondo, il cuore povero e contadino del Brasile, lì dove però è nata la cultura del
forrò,
del
frevo,
del
maracatu,
le radici della
samba.

È un universo che si esprime danzando il Brasile di Miki: arzillissimi sette-ottuagenari passano volentieri il testimone a giovani musicisti che vanno alla riscoperta delle radici del ritmo, quell’incontro fecondo, ma non voluto e perciò doloroso, delle culture indios con quelle africane e portoghesi. Lì dove il
maracatu
indigeno si incontra/scontra col
candomblé,
figlio dell’oppressione operata dai latifondisti sugli schiavi africani, cui era negato il permesso di venerare i loro
orixas
(divinità ancestrali) ad eccezione delle feste, che per i padroni erano solo espressioni animalesche. Invece si innalzavano preghiere.

Il viaggio del vichingo termina nelle
favela
Mangueira di Rio, dove il miracolo della samba si materializza ancora una volta nei ritmi bastardi e trascinanti dei Funk’n lata, dove il rombo dei tamburi dell’amatissima scuola di samba erompono dalle finestre spalancate e travolgono tutto: le fogne a cielo aperto, i trafficanti di coca, la miseria nera, la fame. Torna, torna sempre questo ruolo salvifico della musica, questo tocco miracoloso che fa di un povero affamato e senza istruzione un idolo da venerare nelle edicole improvvisate agli angoli dei vicoli. A Mika tutto ciò è piaciuto, tanto da spingerlo ad aprire un locale dove si suona di tutto, trecento giorni all’anno. La gelida Finlandia può attendere. Il film, distribuito da Sharada, sarà nelle sale dal 12 maggio.

(enzo fragassi)