Lo sperone nudo

Un contadino, diventato cacciatore di taglie per necessità, cattura un assassino che deve consegnare alla giustizia nel lontano Kansas. Nel viaggio li accompagnano la ragazza del bandito, un cercatore d’oro e un ufficiale disertore. Un classico del cinema Western diretto da un vero maestro del genere. La regia di Mann sfrutta al meglio tutti gli ingredienti, compresa la suggestiva ambientazione. Gara di bravura tra James Stewart e Robert Ryan.
(andrea tagliacozzo)

La baia del tuono

In un paese della Louisiana, i pescatori locali di gamberi tentano di opporsi in ogni modo alle ricerche che Steve Martin, un ingegnere petrolifero, vorrebbe fare in mare. Episodio minore del binomio Mann-Stewart (regista e attore), iniziato nel ’50 con il memorabile
Winchester ’73
. Nello stesso anno i due realizzarono anche l’ottimo
Sperone nudo
.
(andrea tagliacozzo)

L’amante indiana

Il colono Tom Jefford salva la vita al valoroso apache Kociss e conquista la sua fiducia. Dopo aver sposato una ragazza indiana, Tom si prodiga per far terminare la guerra tra i bianchi e i pellerossa. Primo western revisionista (interpretato, curiosamente, dal conservatore James Stewart): gli indiani sono visti, una volta tanto, in un’ottica positiva. La sceneggiatura, candidata all’Oscar, fu scritta da Albert Maltz che non poté firmare con il proprio nome perché perseguitato dalla commissione anticomunista del senatore MacCarthy. Kociss è interpretato da Jeff Chandler che due anni più tardi tornerà a coprire lo stesso ruolo in
Kociss l’eroe indiano
di George Sherman.
(andrea tagliacozzo)

La conquista del West

La conquista dell’Ovest vista attraverso le vicende, che si sviluppano nell’arco di tre generazioni, di una famiglia di pionieri. Il protagonista ha due figlie: una si sposa con un giocatore d’azzardo, mentre l’altro diventa la moglie di un cacciatore. Il figlio di quest’ultima, diventato adulto, partecipa alla guerra di Secessione. Un film molto spettacolare girato nella magnificenza del Cinerama, ma sostanzialmente non all’altezza delle sue ambizioni. John Ford firma l’episodio migliore del film: quello della battaglia di Shiloh. Una vera sorpresa George Peppard, che riesce a tenere degnamente il confronto con divi più titolati di lui. Vincitore di tre Oscar: sceneggiatura, montaggio e suono.
(andrea tagliacozzo)

Mister Smith va a Washington

Stewart è un giovane idealista che non trova altro che corruzione nel senato degli Stati Uniti. Capra realizza un ritratto scrupoloso della società americana, con Stewart in una splendida interpretazione, appoggiato dalla Arthur, donna risoluta, ma che si lascia convincere dal serio Smith, e da un cast d’eccezione. Carey è meraviglioso nei panni del vice presidente. Sceneggiatura brillante di Sidney Buchman; ma fu la storia originale di Lewis R. Foster a ricevere l’Oscar. In seguito venne realizzata anche una serie televisiva. Rifatto con il titolo Billy Jack Goes to Washington.

Nodo alla gola

Nel corso di una lite, due giovani uccidono involontariamente un loro amico. Nascosto il cadavere nella cassapanca del salotto, i due ricevono alcuni ospiti per un party programmato in precedenza. Un Hitchcock minore ma estremamente godibile, anche se il film costituisce soprattutto un ardito esperimento tecnico: è stato girato in otto riprese da dieci minuti (la durata di un rullo) come un’unica, lunghissima sequenza. Da un lavoro teatrale di Patrick Hamilton, adattato per il grande schermo da Arthur Laurents.
(andrea tagliacozzo)

Bufera mortale

Nel 1933, in Germania, l’avvento al potere di Hitler sconvolge la tranquilla esistenza di un anziano professore universitario ebreo e della sua famiglia. La figlia dell’insegnante, Freya, rompe il fidanzamento con Fritz, giovane filonazista, e si consola tra le braccia dell’amico Martin, che l’ha sempre amata. Pellicola di propaganda antinazista, tratta da un romanzo di Phyllis Bottome. Eccellente l’interpretazione di Frank Morgan nelle vesti del professore israelita. (andrea tagliacozzo)

Chiamate nord 777

La madre di un ragazzo arrestato per l’uccisione di un poliziotto, convinta dell’innocenza del figlio, offre un’ingente somma di denaro chi riuscirà a scoprire il vero colpevole. Un intrepido giornalista, mosso più che altro dalla curiosità professionale e dall’umanità del caso, decide di indagare. Un avvincente poliziesco, spettacolare quanto realistico, dominato dalla carismatica presenza di James Stewart.
(andrea tagliacozzo)

La donna che visse due volte

Il poliziotto Johnny Ferguson si dimette dopo aver involontariamente provocato la morte di un collega. Un amico lo incarica di pedinare la propria moglie, che da tempo si comporta in modo strano. Dopo averle salvato la vita già una volta, l’uomo assiste impotente al suicidio della donna. Dal romanzo di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, il capolavoro di Alfred Hitchcock, struggente e spietato nel descrivere l’ossessione che divora lentamente il protagonista. Ma il film è anche una straordinaria lezione di regia: gran parte del racconto è infatti portato avanti grazie (e quasi esclusivamente) all’ausilio delle immagini, sapientemente montate e organizzate dal grande cineasta inglese. Splendida la colonna sonora di Bernard Hermann.
(andrea tagliacozzo)

Il pistolero

Il pistolero
di Don Siegel è l’ultimo film interpretato dalla leggenda del western cinematografico per eccellenza, John Wayne. Non è soltanto un magnifico canto del cigno per il più grande eroe hollywoodiano, ma un’analisi struggente – eppure lucida e impietosa – del mito wayniano. Con tutte le sue contraddizioni, dall’idealismo incrollabile alla proverbiale misoginia.

Il passato del pistolero John Bernard Books coincide con quello cinematografico dell’attore: ritornano le immagini di alcuni capolavori come
Il fiume rosso, Un dollaro d’onore e Hondo
, e la sua parabola di uomo del West che regola i conti con tre nemici di vecchia data rimanda esplicitamente a
Ombre rosse
. Solo che stavolta la leggenda cede il passo alla realtà crepuscolare e all’opacità dell’era moderna: l’eroe immortale, come solo in rari casi è accaduto nella filmografia dell’attore, soccombe nel finale.

Involontariamente e drammaticamente autobiografico,
Il pistolero
mostra il protagonista afflitto da un cancro incurabile (il male che tre anni dopo stroncò la vita dell’attore) e raccoglie un cast di gloriose star avviate sul viale del tramonto, come James Stewart e Lauren Bacall. Dà inoltre spazio al giovanissimo Ron Howard, destinato a una futura carriera di regista (
Apollo 13, Il Grinch
).
(anton giulio mancino)

Sono un agente Fbi

Un agente dell’FBI, giunto alla fine della carriera, ripercorre le tappe più importanti della sua vita, privata e professionale, dal 1924 all’indomani della seconda Guerra Mondiale. Rievoca così la caccia ai gangster degli anni Trenta e la pericolosa attività antispionistica durante il conflitto. Nonostante il cast e il regista, un film di relativo interesse, quasi uno spot in favore dell’FBI.
(andrea tagliacozzo)

L’eterna illusione

Il figlio di un banchiere vuole sposare una ragazza del popolo, la cui famiglia è un tantino stravagante. I genitori del giovane, però, non ne vogliono assolutamente sapere. Dal lavoro teatrale di George S. Kaufman e Moss Hart, una frizzante commedia, vincitrice di due Oscar nel ’38 (uno per il film, l’altro per la regia). Il tocco di Frank Capra (e del suo sceneggiatore di fiducia Robert Riskin) è praticamente inconfondibile, sia nella direzione degli attori (eccellenti sia i protagonisti che gli interpreti di contorno), sia nelle tematiche di fondo della pellicola. (andrea tagliacozzo)

Bandolero

Catturato in seguito a una rapina in banca, Dee Bishop viene condannato a morte. A un passo dalla forca, l’uomo si salva grazie all’intervento del fratello maggiore, Mace, che all’ultimo momento si è sostituito al boia. Nella fuga, i due sono costretti a prendere in ostaggio la giovane vedova Stawner. Attori di buon livello malamente sprecati dalla solita piatta regia di McLaglen. James Stewart, poi, non sembra nemmeno in gran forma.
(andrea tagliacozzo)

Winchester ’73

In una gara di tiro a segno, un cowboy vince un bellissimo fucile Winchester del 1873 che gli viene sottratto dal fratello. Mentre il cowboy dà la caccia al congiunto – responsabile, tra le altre cose, dell’assassinio del padre – il fucile passa di mano in mano fino a ritornare al legittimo proprietario. Uno dei migliori western di Anthony Mann, il primo girato con James Stewart. Particolarmente originale nella struttura narrativa e magistralmente girato (la splendida fotografia è di William Daniels), il film segnò un improvviso ritorno di popolarità del genere, che negli anni passati aveva subito un considerevole calo d’interesse da parte del pubblico americano. Scritto da Robert L. Richards e Borden Chase da un soggetto di Stuart N. Lake. Tony Curtis, giovanissimo, fa poco più di una comparsata nelle vesti di un soldato. Rock Huson, invece, interpreta il ruolo di un indiano.
(andrea tagliacozzo)

Il volo della fenice

Un incidente aereo costringe un gruppo di uomini a rimanere bloccati nel deserto del Sahara; il film evita i cliché nel far montare la tensione fra gli uomini. Stewart nei panni del capitano e Attenborough in quelli del navigatore spiccano in un cast generalmente buono.

Dal romanzo omonimo di Elleston Trevor, un’avventura fluviale che sembra anticipare di due anni Quella sporca dozzina. Peccato che la filosofia spicciola manchi di spessore, mentre i personaggi sono troppo manichei. Bellissimi i titoli di testa, fatti su nervosi fermi-immagine. Rifatto nel 2004.

Harvey

Harvey è un coniglio bianco alto circa due metri. Non esiste realmente, ma è l’amico invisibile di uno strambo e innocuo individuo, Elwood. La sorella di quest’ultimo, preoccupata per la sua saluta mentale, decide di farlo internare in una clinica psichiatrica. Dal lavoro teatrale di Mary Chase, una gradevolissima commedia dai toni surreali sorretta da un James Stewart in stato di grazia. La divertente Josephine Hull si aggiudicò l’Oscar come attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Il ritorno del campione

Stewart è ottimo nei panni di Monty Stratton, il giocatore di baseball la cui perdita di una gamba non fermò la sua carriera; belle interpretazioni di tutto il cast, compresi i giocatori Dykes e Dickey. Vincitore dell’Oscar per il soggetto (Douglas Morrow); sceneggiatura di Morrow e Guy Trosper. Esiste anche in versione colorizzata al computer.

Dopo l’uomo ombra

In questo delizioso secondo episodio della serie, Nick e Nora Charles si trovano a San Francisco: nei rari momenti di lucidità, i coniugi dovranno improvvisarsi investigatori nel tentativo di scagionare il cugino di Nora dall’accusa di omicidio. Forse un po’ troppo lungo, ma comunque assai godibile e con un finale davvero a sorpresa. Anche in versione colorizzata.

Carabina Williams

L’ex marinaio Mark Williams si unisce a una banda di distillatori di whisky. Durante una sparatoria tra i fuorilegge e la polizia, un agente rimane ucciso. Mark, sebbene non sia responsabile della morte del poliziotto, si costituisce e viene condannato a trent’anni di carcere. Finito in cella d’isolamento in seguito ad alcune intemperanze, l’uomo impiega il suo tempo inventando un nuovo tipo di fucile automatico. Il protagonista, realmente esistito, è interpretato da un convincente James Stewart. Regia impersonale e di mestiere, totalmente funzionale alla storia.
(andrea tagliacozzo)

Scandalo a Filadelfia

Una ricchissima e bisbetica ereditiera di Filadelfia si divide dal marito decidendo di sposare un giovanotto semplice e ingenuo. Ma il respinto non si rassegna e, con l’aiuto di un giornalista, prova a riconquistare il cuore dall’ex consorte. Una delle migliori commedie sofisticate mai prodotte a Hollywood, splendidamente recitata dai tre protagonisti e da uno stuolo di ottimi caratteristi. James Stewart, nei panni del reporter, vinse l’Oscar nel 1940 come miglior attore. Una statuetta andò anche allo sceneggiatore Donald Odgen Stewart che aveva adattato una commedia di Philip Barry.
(andrea tagliacozzo)

Fievel conquista il West

Decente sequel animato, dedicato ai più piccoli: stavolta seguiamo Fievel e la sua famiglia in un viaggio alla scoperta del West. Le canzoni sono mediocri e i personaggi poco ispirati, ma la voce originale di James Stewart è un ottimo valore aggiunto. Con due sequel, usciti solo in homevideo.

L’uomo di Laramie

Il fratello del capitano Lockhart, soldato di cavalleria, muore in un massacro perpetrato dagli Apache. L’ufficiale, deciso a scoprire colui che ha armato i pellerossa, si reca a Laramie sotto le mentite spoglie di mercante di bestiame. Apprende così che nel traffico d’armi è coinvolto il giovane figlio di un ricco possidente della zona. Bel western confezionato dal collaudato duo James Stewart-Anthony Mann. La collaborazione tra i due in passato aveva dato alla luce titoli come
Winchester ’73
e
Lo sperone nudo
.
(andrea tagliacozzo)

Là dove scende il fiume

Un rapinatore abbandona la via del crimine per diventare la guida di una carovana di pionieri. Durante il tragitto, al convoglio si aggrega anche un altro fuorilegge che l’uomo ha salvato dall’impiccagione. Scritto da Borden Chase (dal romanzo
Bend of the Snake
di William Gulick), un western d’alto livello nato dalla proficua collaborazione tra il regista Anthony Mann e il divo James Stewart. Il sodalizio tra i due, iniziato nel ’50 con il bellissimo
Winchester 73
, proseguirà l’anno seguente con il loro lavoro migliore,
Lo sperone nudo
.
(andrea tagliacozzo)

La finestra sul cortile

James Stewart è L.B. Jeffries, un fotoreporter costretto in casa con una gamba ingessata. Spia il vicinato con il teleobiettivo, tra una visita dell’infermiera e della sua bella fidanzata modella, Lisa. Scopre un assassinio nell’appartamento di fronte al suo, al di là del cortile… Uno dei film più perfetti di Hitchcock, uno di quelli per i quali la definizione di «mago del brivido» è assolutamente insensata. È intanto (a partire dal bellissimo titolo) un film sul cinema e sulla visione: una riflessione sull’impotenza e l’onnicomprensività dello sguardo, leggibile trasversalmente in termini di maschile e femminile (fondamentale la presenza di una divina Grace Kelly che fa la sua comparsa nella penombra, al ralenty). Ma è anche un film nel quale il cattolicesimo del regista si fa meno misantropico (
Gli uccelli
), masochista (
Il ladro
) o dilemmatico (
Io confesso
). Qui il «giallo» è la metafora migliore per dire che ogni esistenza è degna di essere narrata; e qui Hitchcock è davvero vicinissimo a Simenon. Si guardi la scena della donna cui muore il cane: è una sequenza secondaria, sarcastica ma con un fondo di celatissima pietà, rara in Hitch. Anche se ironicamente, potrebbe contenere addirittura la morale del film.
(emiliano morreale)

Scrivimi fermoposta

A Budapest, una ragazza, assunta in qualità di commessa in un grande emporio, inizia una corrispondenza rigorosamente anonima con un altro giovane. La ragazza, che sul lavoro ha frequenti screzi con un collega, non sa che è proprio lui lo sconosciuto e romantico destinatario delle sue missive. Tratta da un lavoro teatrale di Nikolaus Laszlo, superbamente adattato per lo schermo da Simon Raphaelson, una straordinaria commedia degli equivoci abilmente orchestrata dal genio di Ernst Lubitsch. Rifatto due volte: in forma musicale nel 1949 con il titolo
I fidanzati sconosciuti
e in chiave tecnologica nel 1998 come
C’è post@ per te
, con Tom Hanks e Meg Ryan nei ruoli che furono di James Stewart e Margaret Sullavan.
(andrea tagliacozzo)

Aquile nell’infinito

Un celebre giocatore di baseball, ex pilota d’aviazione, è richiamato in servizio per un corso di aggiornamento. Con grande disappunto della moglie, l’uomo deciderà d’intraprendere la carriera militare. Pellicola non esaltante, tenuta dignitosamente in piedi dall’abilità degli attori e del regista. La coppia formata da James Stewart e June Allyson era già apparsa in due fortunate pellicole:
Il ritorno del campione
(1949, di Sam Wood) e
La storia di Glenn Miller
(diretta l’anno precedente dallo stesso Mann).
(andrea tagliacozzo)

Passaggio di notte

Per impedire a un gruppo di fuorilegge, capeggiati dal feroce Whitey, di impossessarsi per l’ennesima volta delle paghe destinate agli operai della ferrovia, Kimball, direttore della compagnia, affida il denaro al giudice Grant McLaine. Questi riesce a sventare una nuova rapina da parte dei banditi che, però, rapiscono Verna, la moglie di Kimball. Buona prova di James Stewart in un western non banale che avrebbe dovuto essere diretto dall’esperto del genere Anthony Mann.
(andrea tagliacozzo)

La vita è meravigliosa

L’angelo di seconda classe Clarence si deve guadagnare le ali salvando dal suicidio il probo George Bailey che si trova sull’orlo della bancarotta. Parabola dickensiana, che cela un angosciante pessimismo di fondo: non a caso il perfido e avaro Potter è lasciato impunito. Considerato a torto un prodotto della fase calante di Capra, è invece uno dei suoi film più complessi e problematici, fondendo in modo perfetto commedia, dramma e invenzioni fantastiche e dove la visione della città “senza Bailey” non si limita a un quadretto miserabilistico ma ipotizza, con stupefacete preveggenza, il trionfo dell’inscindibile accoppiata denaro & sesso.Musiche di Dimitri Tiomkin. Cinque Oscar (Film, Regia, Montaggio, Attore Protagonista e Sonoro) ed altrettante nomination.

Marlowe indaga

Da Il grande sonno di Raymond Chandler, già portato sul grande schermo nel 1946 da Howard Hawks. A Londra, il detective Philip Marlowe riceve l’incarico dall’anziano generale Sternwood di scoprire lo sconosciuto che lo sta ricattando. A parte l’ambientazione (americana nella versione di Hawks, inglese in quest’altra di Winner), la netta differenza tra i due film balza subito agli occhi. A favore del primo, naturalmente. Mitchum aveva già interpretato il personaggio creato da Chandler in Marlowe, il poliziotto privato del 1975. (andrea tagliacozzo)

L’uomo che uccise Liberty Valance

Il senatore Stoddard rievoca ai giornalisti accorsi ai funerali dello sceriffo Doniphon i suoi esordi in politica, la sua lotta contro i grandi allevatori di bestiame, la pacificazione del West, il suo scontro con il pistolero Liberty Valance. Il racconto, poco a poco, delinea una versione della storia del West assai meno epica di quella tramandata dalla leggenda.
L’uomo che uccise Liberty Valance
è l’ideale contraltare a
Sentieri selvaggi
: se quest’ultimo è la storia del West intesa come bieca e cupa vendetta personale, il primo è l’affermarsi della logica sociale e politica sull’impegno del singolo. John Ford era uno che badava al sodo. Alla riunione del sindacato registi al tempo del maccartismo, per contrastare l’azione della destra, si presentò con la celeberrima frase: «Mi chiamo John Ford, e faccio western». La modestia del proprio operato caratterizza anche la figura di Doniphon, che preferisce restare nell’ombra lasciando che l’epos si affermi, a fronte della prosaica fatica individuale. Western crepuscolare, nel quale la società non è più capace di identificarsi con una Storia che si riduce a una questione di punti di vista. Merita di essere visto anche solo per il cast, che oppone un titanico Wayne e un dubbioso Stewart al luciferino Lee Marvin. A ciò si aggiunga la mano di uno che faceva western. Da più di quarant’anni.
(francesco pitassio)

Terra lontana

Nello Yukon, durante il periodo della caccia all’oro, un cowboy guida una mandria di bestiame destinata a sfamare i minatori. Quando un prepotente del luogo vorrebbe fargli pagare un esoso pedaggio, l’uomo si ribella. Un ottimo western, suggestivo e avvincente, scritto da Borden Chase e diretto da un vero maestro del genere. Ennesimo capitolo della proficua collaborazione (otto film in tutto) tra il regista Anthony Mann e James Stewart, iniziata nel 1950 con il celebre
Winchester ’73.
(andrea tagliacozzo)