Superman II

Secondo capitolo delle avventure del popolare eroe dei fumetti. Stavolta Superman deve vedersela con tre criminali provenienti da Krypton, il suo pianeta d’origine, e quindi dotati dei suoi stessi superpoteri. Rispetto al primo film della serie, si sente il tocco ironico del regista Richard Lester, americano di nascita ma inglese d’adozione, che ottenne i primi successi dirigendo due film interpretati dai Beatles:
Tutti per uno
del 1964 e
Aiuto!
del 1965.
(andrea tagliacozzo)

Conflitto di classe

Un battagliero avvocato intraprende un’azione legale contro un’azienda produttrice di automobili non rispettosa delle norme, mentre l’altezzosa figlia rappresenta la sua controparte. Le interpretazioni brillanti delle due star nei ruoli dei combattivi padre e figlia rendono questo film degno di essere visto, sebbene la storia diventi ovvia nel momento clou.

Geronimo

Non il primo Geronimo ad apparire sul grande schermo (uno dei tanti è stato ad esempio quello di
Ombre rosse
di John Ford), ma di sicuro quello ritratto in modo più intenso e moderno.
Geronimo
è il western più complesso della lunga filmografia di Walter Hill, che in termini western ha sempre concepito la struttura e i moduli narrativi di ogni suo lavoro (anche se di incursioni ufficiali nella frontiera ottocentesca ne ha fatte solo tre:
I cavalieri dalle lunghe ombre, Wild Bill
e appunto
Geronimo
). La bellezza di questo piccolo capolavoro degli anni Novanta, co-sceneggiato dal grande reazionario e affabulatore John Milius, sta in una dimensione epica e mitica che trascende persino il dato storico per riproporre l’eterno conflitto etico, eroico e paritario tra razze diverse, che non può non mantenere intatta e alta la dignità dei contendenti, quale che sia la loro sorte. I bianchi e infidi colonizzatori e i nativi americani diventano così l’emblema assoluto di un poema etnico senza velleitarie concessioni progressiste, tutto concentrato in una dimensione sovrumana, amara e sconsolata. Che è in fondo l’universo in cui, senza fino ad allora convergere, si erano mossi Walter Hill e John Milius. Straordinari Gene Hackman, Jason Patric e Wes Studi.
(anton giulio mancino)

Mississippi Burning – Le radici dell’odio

Nel 1964, nello Stato del Mississippi, alcuni giovani, bianchi e neri, vengono assassinati dal Ku Klux Klan locale. Due agenti dell’FBI vengono spediti sul luogo per compiere delle indagini. Tratto da una storia vera, il film suscitò alla sua uscita diverse polemiche, anche se risulta un po’ blando nella sua prevedibile (e giusta) retorica antirazzista proveniente – chissà perché – dall’unico punto dei vista dei bianchi. Alan Parker dirige con indubbio professionismo, ma scarso coinvolgimento emotivo (a parte l’emozionante sequenza d’apertura). Gli interpreti – Gene Hackman su tutti – sono comunque eccellenti. Sette candidature agli Oscar ’88, ma una sola statuetta vinta per la migliore fotografia (di Peter Biziou).
(andrea tagliacozzo)

Gangster Story

Bonnie e Clyde, lui impotente e lei intraprendente e di liberi costumi, sono una coppia di gangster che mette a ferro e fuoco l’America degli anni Trenta, fino all’inevitabile epilogo tragico. Film epocale, con due divi belli, giovani e bravi (e la rivelazione Gene Hackman) e una storia d’amore rovente e tragica. Uno dei capolavori di Penn, uno dei classici di quella rivisitazione del passato – sospeso tra nostalgia e demistificazione – che diventerà uno dei cardini del cinema statunitense degli anni Settanta. Ritmatissimo, spezzettato, follemente libertario ma condotto fin dall’inizio sotto il segno dell’autodistruzione, un film che possiede la saggia e rispettosa memoria dei classici del gangster movie (
La donna del bandito di Ray, La sanguinaria di Lewis
) ma anche tutta la spinta ideale del ‘68. Un grande incrocio di tempi storici e mitici; un avvincente, nevroticissimo romanzo americano.
(emiliano morreale)

Twilight

Newman, per fare un favore a un suo vecchio amico (Hackman) si ritrova implicato fino al collo in una storia di omicidio e complotto, quando gli scheletri escono dall’armadio. Storia investigazione privata in vecchio stile, ambientata a Los Angeles. Newman è in ottima forma, circondato da un bel cast, ma il film non ha lampi né slancio e neppure un punto di vista originale. Benton ha co-sceneggiato con Richard Russo, ma non c’è confronto con La vita a modo mio, la loro precedente collaborazione (sempre con Newman).

Frankenstein junior

Il dottor Friedrich von Frankenstein, perfetto americano moderno, torna in Europa e rimane invischiato nel progetto del suo celebre avo di ridare la vita ai morti. E in una notte di tempesta, la Creatura di Frankenstein verrà alla vita. Una delle migliori parodie cinematografiche di sempre, di certo l’unico film perfettamente riuscito di Mel Brooks. Pur risentendo del gusto camp anni Sessanta, che trova nelle bizzarrie dell’horror un terreno fecondo, Brooks fa un equilibrato, raffinatissimo, ipnotico clone dei classici della Universal anni ’30 (Frankenstein, ovviamente, ma anche La moglie di Frankenstein e Il figlio di Frankenstein , di cui è in effetti il remake). Alcuni dei maggiori nomi dell’umorismo ebreo-americano si ritrovano in un film esilarante, tutto giocato sull’idea che Hollywood ha dell’Europa: Wilder non è mai stato così bravo, Marty Feldman è un’icona. La parodia non scantona mai verso il demenziale metafilmico (tipo Io, Beau Geste e la legione straniera , o tipo Zucker and Abrahams). Tutto è millimetricamente mantenuto sul filo del calco: non si esce mai dal genere, ma si ride come raramente è capitato. La Creatura è Peter Boyle, il vecchio cieco Gene Hackman. (emiliano morreale)

Due volte nella vita

Arrivato alla fatidica soglia dei cinquant’anni, Harry, già sposato con Kate, s’innamora di un’altra donna, Audrey, più giovane di lui di qualche anno. Nella famiglia dell’uomo scoppia la tragedia: la figlia maggiore, in particolare, non ha nessuna intenzione di perdonarlo. La prevedibilità della trama è riscattata dalla maiuscola prestazione degli interpreti. La canzone dei titoli è di Paul McCartney, mentre la colonna sonora è composta dal chitarrista jazz Pat Metheny. (andrea tagliacozzo)

Potere assoluto

Un ladro un po’ in là con gli anni sta compiendo l’ultimo furto della sua carriera, quando diventa testimone di uno stupro-omicidio compiuto nientepopodimeno che dal presidente degli Stati Uniti (Hackman). Adattamento poco credibile (e fatalmente annacquato) del best-seller di William Goldman, con protagonista David Baldacci. Eastwood e Harris (il poliziotto) giocano al gatto col topo; ma Gene Hackman esagera e, nella seconda parte, il film scade inevitabilmente. Panavision.

Extreme Measures – Soluzioni estreme

Un medico del pronto soccorso fiuta qualcosa di losco dopo che un morto scompare misteriosamente dai registri dell’ospedale. Questo thriller su una cospirazione medica inizia piuttosto bene, ma poi scade nell’ovvio e nel superficiale. Grant interpreta qui una delle sue parti migliori nelle vesti di uno zelante dottore; la sua ragazza dell’epoca, Elizabeth Hurley, ha prodotto la pellicola. Il regista David Cronenberg è l’avvocato dell’ospedale. 

Superman – Il film

Versione multimiliardaria del popolare personaggio dei fumetti creato nel ’33 da Jerry Siegel, primo episodio di una lunghissima serie. Superman, spedito sulla Terra ancora in fasce dal pianeta Krypton, viene accolto e cresciuto da una famiglia di contadini, i coniugi Kent. Diventato adulto, il giovane, dotato di poteri sovrumani che si guarda bene dal rivelare, arriva a New York dove si fa assumere come giornalista nel prestigioso Daily Planet. Forse eccessivo nella sua durata e diretto con poca fantasia da Richard Donner (in seguito regista della serie Arma letale ), ma tutto sommato divertente, con un Christopher Reeve perfettamente a suo agio nella calzamaglia rossa e blu del protagonista. Budget colossale (35 milioni di dollari, 3 dei quali finiti nelle tasche di Marlon Brando per la sua fugace apparizione) ma incassi altrettanto stratosferici. (andrea tagliacozzo)

Il socio

Benché di sicuro non il miglior lavoro di Sydney Pollack, con il passare del tempo Il socio – tratto dal solito, arzigogolato legal-thriller di John Grisham – acquista spessore e rischia di apparire un buon film. Anzi, sebbene pieno di passaggi narrativi improbabili e di personaggi un po’ troppo sopra le righe, «è» un buon film. E, soprattutto, a risultare sempre meno fantapolitica e sempre più attinente alla realtà, è l’idea centrale del giovane avvocato in carriera che si vede lautamente remunerato da uno studio legale che si occupa delle cause del crimine organizzato. Ovviamente, la sua sarà una carriera irreversibile. Pena: la morte. Sorvolando sugli aspetti sensazionalistici, vanno messi in conto – positivamente – lo spirito anarcoide che spinge il protagonista a guardarsi sia dai gangster che dall’Fbi, la convinzione che per fermare l’apparato criminale occorre innanzitutto arrestare gli avvocati e il postulato, sotteso, che un vistoso benessere implica sempre affari assai loschi. Niente male per una parabola sulla perdita delle certezze e dello spazio privato, confezionata da uno dei grandi intimisti hollywoodiani. Eppoi, come non ammirare l’accoppiata Tom Cruise-Sydney Pollack, che preannuncia l’exploit kubrickiano di Eyes Wide Shut ? Ottima la colonna sonora di Dave Grusin. (anton giulio mancino)

Z la formica

Divertente cartone animato che ha come protagonista una formica di nome Z (con la voce e la personalità di Woody Allen) che non riesce ad adattarsi all’irreggimentazione – a maggior ragione dopo che si innamora della figlia della regina delle formiche, la principessa Bala. Nel frattempo la colonia viene minacciata sia dalle termiti che da un generale megalomane con un suo piano. Intelligente e godibile (in particolare per i fan di Allen), ma troppo sofisticato e violento per i più giovani. Una nomination ai BAFTA:

Il braccio violento della legge II

Dopo cinque anni, Gene Hackman torna nel ruolo che nel 1971 gli fece vincere un meritato Oscar. Inviato a Marsiglia sulle tracce di un potente boss del traffico internazionale della droga, il poliziotto americano Pop Doyle, noto per i suoi metodi sbrigativi, si trova, controvoglia, a collaborare con i colleghi francesi. Meno bello del precedente, il film offre comunque ad Hackman la possibilità di dare una ulteriore conferma del suo talento (notevole, in questo senso, la scena della crisi d’astinenza).
(andrea tagliacozzo)

Power

Richard Gere interpreta il ruolo di Pete St. John, un «costruttore d’immagine pubblica» per uomini politici. Pete è il migliore, ma soprattutto è cinico e non si cura dell’onestà e dei fini dei suoi clienti. Un film politico parzialmente interessante, ma privo della lucidità e della incisività che Lumet aveva dimostrato nei suoi film degli anni Sessanta e Settanta. Sceneggiatura scritta dal giornalista David Himmelstein.
(andrea tagliacozzo)

Senza via di scampo

Dal romanzo
The Big Clock
di Kenneth Fearing, già portato sullo schermo nel 1948 da John Farrow in
Il tempo si è fermato
. Tom Farrell, prestante ufficiale della marina americana, ha una relazione con Susan, l’amante del Segretario della Difesa. Durante un’accesa discussione con quest’ultimo, la ragazza muore accidentalmente. Mal consigliato dal fedele aiutante, l’uomo, invece di costituirsi, incolpa un fantomatico agente russo dell’uccisione e affida a Farrell le indagini del caso. Avvincente e ben diretto (specialmente nella seconda parte), con un ottimo uso della suspense, anche se il film è soprattutto un veicolo ideale per Kevin Costner, all’epoca star emergente reduce dal successo de
Gli intoccabili
. L’attore e il regista torneranno a collaborare nel 2000 nell’altrettanto riuscito
Thirteen Days
.
(andrea tagliacozzo)

La conversazione

Un esperto di intercettazioni riceve da un uomo d’affari l’incarico di registrare la conversazione tra la moglie di questi e il suo presunto amante. L’uomo fa quanto richiestogli, ma, convinto che i due amanti si trovino in serio pericolo, evita di consegnare i nastri al cliente. Secondo molti, uno dei film fondamentali degli anni Settanta. Sicuramente il più complesso e intimista mai realizzato da Francis Coppola, un approfondito studio psicologico sulla paranoia e la solitudine che fornisce a Gene Hackman l’occasione di cimentarsi in un’interpretazione a dir poco magistrale. Vincitore della Palma d’Oro a Cannes. Tra gli interpreti compare un giovanissimo Harrison Ford. (andrea tagliacozzo)

Uccidete la colomba bianca

Fiacco thriller di paranoia politica in cui Hackman è un sergente dell’esercito in carriera che viene a sapere di essere stato usato come pedina nella trama di una cospirazione progettata da militari dissidenti russi e americani. Vale sempre la pena vedere Hackman, ma la storia perde terreno (e credibilità) proprio quando dovrebbe giungere al suo apice.

Stringi i denti e vai

Nel 1908, un giornale del West organizza una corsa di resistenza a cavallo su un percorso, quasi sempre accidentato, lungo 800 miglia. Alla gara, oltre a sei uomini, partecipa anche una donna, che intende servirsi della corsa per liberare il marito, condannato ai lavori forzati. Il regista Richard Brooks – che aveva già affrontato il genere western nel ’56 con L’ultima caccia e dieci anni più tardi con I professionisti – si rifà alla grande tradizione dei film d’avventura con esiti a dir poco notevoli, in alcune sequenze addirittura entusiasmanti. Eccellente l’intero cast. (andrea tagliacozzo)

Rischio totale

Liberamente ispirato a
Le jene di Chicago
, un film diretto nel 1952 da Richard Fleisher, a sua volta tratto da una storia di Martin Goldsmith e Jack Leonard. Un procuratore distrettuale va in Canada per proteggere la testimone oculare di un omicidio. Ma il rifugio della donna viene scoperto anche dagli autori del delitto che tentano ripetutamente di eliminarla. Il film è girato bene, con indubbio professionismo, ma il gran tourbillon di sparatorie e inseguimenti finisce molto presto per risultare stancante.
(andrea tagliacozzo)

I Tenenbaum

I Tenenbaum

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Una scena del film

Anni ’70, New York. I Tenenbaum sono una famiglia composta dall’avvocato Royal (Gene Hackman), da sua moglie Etheline (Anjelica Huston) e dai loro tre figli, Chas (Ben Stiller), Richie (Luke Wilson) e Margot (Gwyneth Paltrow). I ragazzi si rivelano tutti e tre bambini prodigio, ma crescendo il loro talento svanisce. I genitori, inoltre, si separano a causa delle continue scappatelle di Royal. Resosi conto dello sfacelo della propria famiglia, Royal decide quindi di fingere di essere gravemente ammalato, nel disperato tentativo di rimettere le cose apposto.

Ma i Tenenbaum non possono riconciliarsi tra loro così facilmente. C’è qualche segreto, infatti, che alcuni di loro nascondono. In più, riuscirà Royal a tornare insieme alla moglie e ai figli o la sua bugia verrà clamorosamente scoperta?

Curiosità

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I piccoli Tenenbaum
  • L’attore Luke Wilson è il fratello del più noto Owen Wilson, il quale ha curato il soggetto e la sceneggiatura del film insieme a Wes Anderson.
  • La scena della disastrosa partita di tennis di Richie pare sia stata l’ispirazione per il video di Hello del DJ Martin Solveig.
  • Il film si presenta come un compendio di psicanalisi familiare. Infatti, la figura di Royal è lo stereotipo del padre assente e la figura di Etheline corrisponde a quella di una madre troppo debole per prendere decisioni risolutive. Di conseguenza, i bambini che vivono in un contesto familiare di questo tipo non hanno modelli da seguire.
  • Il regista, nella caratterizzazione dei personaggi, ha ammesso di essersi ispirato ai protagonisti della striscia a fumetti Peanuts. Anche il cagnolino di Ben Stiller, un beagle di nome Buckley, è un omaggio al cane Snoopy; altri sostengono sia un omaggio al cantante Jeff Buckley.
  • Il regista e sceneggiatore Gabriele Salvatores ama molto I Tenenbaum, tanto da trarne riferimenti nel suo Happy Family.
  • Lo scrittore John Green cita il film nel suo romanzo An Abundance of Katherines.
  • Il personaggio interpretato da Danny Glover è ispirato, nelle fattezze, al segretario dell’ONU Kofi Annan. L’idea venne al regista dopo che Glover glielo presentò a un ricevimento.
  • Margot fuma per tutto il film sigarette Sweet Afton, in commercio solo in Irlanda.

Un’altra donna

A New York, Marion, cinquantenne laureata in filosofia, prende in affitto un appartamento per terminare il suo ultimo libro. La donna si accorge casualmente di poter udire distintamente le voci dell’appartamento accanto dove è situato lo studio di uno psicanalista. Marion, già in crisi con se stessa, si ritrova ad ascoltare le confessioni di una giovane paziente. Il migliore dei drammi diretti da Woody Allen, difficile, intenso e tormentato. Straordinaria Gena Rowlands. (andrea tagliacozzo)

In tre sul Lucky Lady

Il trio di star crea un team accattivante nei panni di contrabbandieri dilettanti degli anni Trenta che praticano nel dopolavoro un ménage à trois… ma la sceneggiatura si perde per strada e fatica ad arrivare a un debole finale, frettolosamente rigirato. Uno sfortunato spreco di talenti. Scritto da Willard Huyck e Gloria Katz.

Superman IV

Durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite, Superman annuncia che intende distruggere l’intero arsenale nucleare mondiale per evitare una nuova guerra tra le grandi potenze. Ma l’uomo d’acciaio non ha fatto i conti con il suo acerrimo nemico, Lex Luthor. Se il secondo e il terzo della serie, diretti dall’ottimo Richard Lester avevano dalla loro una punta d’ironia che li rendeva sopportabili, questo quarto episodio firmato da Sidney J. Furie risulta solo un noioso giocattolone. Il protagonista Christopher Reeve è anche co-autore della sceneggiatura.
(andrea tagliacozzo)

Boxe

Dan McGuinn è stato un buon pugile, come lo fu a suo tempo il padre, Pop McGuinn. Anche i figli di Dan sono boxeur, ma mentre Eddie si allena fra i dilettanti mirando a una medaglia olimpica, Ray è diventato professionista e deve sopravvivere in un ambiente malsano e corrotto. Pellicola che si ispira ai classici film hollywoodiani sul pugilato degli anni Quaranta e Cinquanta. Poco originale, ma ben interpretato, in particolare da Gene Hackman nei panni di Dan McGuinn.
(andrea tagliacozzo)

Target – Scuola omicidi

La moglie di un tranquillo commerciante americano viene misteriosamente rapita a Parigi. Marito e figlio si precipitano in Francia per cercare di ritrovarla. Tra un omicidio e un inseguimento, il ragazzo scopre che il padre ha un avventuroso passato da agente della CIA. Ingiustamente maltrattato dalla critica, il film, pur non essendo uno dei migliori lavori del regista, contiene non poche sequenze degne di nota. Più riuscito sul versante dell’azione, però, che sul profilo psicologico dei personaggi. Arthur Penn aveva già diretto Gene Hackman nel 1975 in
Bersaglio di notte
.
(andrea tagliacozzo)

Nemico pubblico (1998)

Nemico pubblico

mame cinema NEMICO PUBBLICO - IL FILM DEL 1998 STASERA IN TV will smith
Will Smith in una scena del film

Enemy of the State – Nemico pubblico è ambientato negli ultimi anni ’90. Il Congresso degli Stati Uniti cerca di far approvare una nuova legge, la quale possa espandere il potere delle Agenzie di Intelligence. Ma molti politici sono contrari a questa iniziativa. Comincia quindi una lotta tra chi vuole dominare il popolo americano e chi vuole tutelare la sua privacy. Chi avrà la meglio? Gli Americani manterranno la propria libertà individuale senza essere spiati costantemente?

Curiosità

  • Il film è del 1998, diretto da Tony Scott.
  • La scelta di Gene Hackman come membro del cast è un riferimento a La conversazione, film del 1974 diretto da Francis Ford Coppola. Infatti, in quest’ultima pellicola Hackman recita come protagonista.
  • Inoltre, la sequenza in cui Robert (Will Smith) incontra Rachel (Lisa Bonet) in piazza è stata costruita riprendendo la scena iniziale di La conversazione.
  • Il “rifugio” di Edward Lyle (Hackman), in più, è identico al luogo in cui lavora il protagonista del film di Coppola.
  • Un’altra citazione a La conversazione è l’impermeabile trasparente indossato da uno degli agenti NASA.
  • Mel Gibson e Tom Cruise furono presi in considerazione per il ruolo del protagonista, ma poi questo fu assegnato a Will Smith.
  • Anche George Clooney avrebbe dovuto far parte del cast.
  • Per il ruolo di Edward Lyle, invece, si pensò inizialmente a Sean Connery.
  • Nel corso del film il protagonista usa spesso una console TurboExpress della NEC: un caso, quindi, di product placement.
  • Il titolo dell’album Empire of the state dei Blink 182, uscito nel 1999, è una parodia del titolo originale del film.

Gli spietati

Insolito western dai toni mesti: un ex killer, ora redento, interrompe il suo ritiro mosso dalla necessità di denaro per la sua famiglia. Potente analisi della moralità e dell’ipocrisia nel vecchio west — e sulle conseguenze che ha l’uccidere qualcuno e l’essere uccisi — ma guastato da una trama che arranca. Ottime riprese di Jack N. Green. Quattro Oscar: miglior regia, film, attore non protagonista (Hackman) e montaggio (Joel Cox).

Cartoline dall’inferno

Dal romanzo autobiografico di Carrie Fisher (la figlia di Debbie Reynolds, meglio nota per aver interpretato il ruolo della principessa Leia in
Guerre Stellari
). Il film descrive i rapporti non proprio idilliaci tra Suzanne, giovane attrice in precoce declino dedita alle droghe, e la sua celebre madre Doris Mann, ex diva del cinema dedita all’alcool. Ottime le prove delle due protagoniste, anche se non sempre riescono a sopperire alle mancanze della regia di Mike Nichols, sorprendentemente piatta e senza mordente.
(andrea tagliacozzo)

La giuria

La vedova di un uomo assassinato a colpi di pistola affida a un esperto avvocato la causa intentata nei confronti di una casa produttrice di armi, da essa ritenuta responsabile della morte del marito. Per meglio difendersi in tribunale, l’azienda ingaggia un consulente incaricato di studiare i singoli membri della giuria per cercare di influenzarli nel modo più efficace. Ma uno dei giurati è tutt’altro che disinteressato nei confronti dell’esito del processo…

Ennesimo legal-thriller tratto da un romanzo di John Grisham,
La giuria
è il quinto film di Gary Fleder, autore dell’ottimo esordio di
Cosa fare a Denver quando sei morto
e dei trascurabili
Il collezionista, Don’t Say A Word
e
Impostor.
Stavolta ai tradizionali protagonisti delle pellicole ambientate in tribunale (l’avvocato leale, il faccendiere e così via) si affiancano i giurati, coloro che dovranno decidere delle sorti del processo e, inevitabilmente, del finale del film. Anche se nel romanzo di Grisham si parlava di sigarette, il «cattivo» è stato trasformato dagli sceneggiatori in un’azienda produttrice di armi, forse perché una causa intentata contro un gigante del tabacco era già stata raccontata, e molto bene, da
The Insider
di Michael Mann. La sceneggiatura tiene a bada i colpi di scena in maniera efficace e gli attori, a partire da Dustin Hoffman (l’avvocato buono) e Gene Hackman (il consulente cattivo) svolgono il loro compito con mestiere. Purtroppo, come nel caso dei precedenti romanzi di Grisham portati sullo schermo, il film fa rimpiangere il libro e la sua maggiore accuratezza nel descrivere la psicologia dei personaggi. Un film da consigliare solo agli appassionati del genere.
(maurizio zoja)

Quell’ultimo ponte

Versione insipida e iperprodotta dell’ottimo libro di Cornelius Ryan, incentrata sui disastrosi bombardamenti degli alleati dietro le linee tedesche in Olanda nel 1944. Esistono copie da 158 minuti. Vincitore di  3 BAFTA Film Award.

Eureka

Un uomo (Hackman) molto ricco e ossessionato dal passato, vive in un isola delle Bahamas, chiuso in se stesso e in perenne contrasto sia con la figlia (Russell), che con il genero (Hauer). Storia drammatica sull’illusorio potere del denaro, girata ai limiti del virtuosismo dal regista Roeg (già noto per
L’uomo che cadde sulla terra
del 1976, con David Bowie).
(andrea tagliacozzo)

Colpo vincente

Hackman ha un’ultima chance di lavoro come allenatore della squadra di basket del liceo di una piccola cittadina dell’Indiana negli anni Cinquanta, e affronta la doppia sfida di portare i suoi ragazzi al campionato dello Stato e di riscattarsi. Assolutamente accattivante (e altrettanto assolutamente calcolata), questo spaccato ben costruito di vita americana è irresistibile. Hackman è eccezionale come di consueto, Hooper è ok nell’appariscente ruolo di un alcolizzato appassionato di basket. Scritto da Angelo Rizzo.