L’inferno sommerso

Il capitano Mike Turner raggiunge il relitto semiaffondato e capovolto del Poseidon, una nave da crociera naufragata per oscuri motivi la notte di capodanno. All’interno dello scafo, Turner trova alcuni superstiti miracolosamente scampati al naufragio. Il regista Irwin Allen ripete la formula che ha decretato la fortuna di alcuni suoi film precedenti come L’inferno di cristallo e Swarm : un cast ricco di stelle unito ad eventi catastrofici. Il risultato, però, è decisamente mediocre. (andrea tagliacozzo)

Non è più tempo d’eroi

Nel novembre del 1942, un tenente della Marina americana, addetto alle comunicazioni, viene aggregato a un reparto britannico di stanza in un’isola delle Nuove Ebridi. Assieme a un commando di dodici uomini, l’ufficiale partecipa a una missione altamente pericolosa. Un film bellico efficace e polemico, in pratica una dura e violenta requisitoria contro la guerra. Grande regia di Aldrich, come al solito privo di frivoli, e ottimo il cast. (andrea tagliacozzo)

Senza indizio

Il primo ministro inglese, per sventare l’ennesimo complotto criminale del professor Moriarty, si rivolge al celebre investigatore di Baker Street. Ma Holmes è solo un’invenzione del dottor Watson, che corre ai ripari ingaggiando un attore ubriacone per impersonarne la parte. Divertente demitizzazione del personaggio di Sherlock Holmes, con una gigionesca interpretazione di Michael Caine, ben spalleggiato da un altrettanto convincente Ben Kingsley. (andrea tagliacozzo)

Batman Begins

Il giovane Bruce Wayne (Christian Bale), dopo aver assistito all’assassinio dei genitori, inizia a viaggiare per il mondo alla ricerca di un modo per sconfiggere ogni tipo di ingiustizia e di sopruso. Tornato a Gotham City, si trasformerà in Batman, l’eroe mascherato in lotta contro il male. Il film di Christopher Nolan ripercorre le origini della leggenda dell’uomo-pipistrello.

Shiner – Diamante

Billy Simpson è un organizzatore di incontri di pugilato, la maggior parte dei quali illegali e non autorizzati. Ha sempre vissuto ai margini del mondo della boxe britannica, guardato con sospetto dai suoi colleghi più rispettabili e circondato da guardie del corpo incaricate di proteggerlo dai molti che gli vogliono male. La sua grande occasione sta comunque per arrivare: il figlio, pugile giovanissimo ma talentuoso, sta per combattere il match più importante della sua finora breve carriera. Billy, che sul suo Wonder Boy ha scommesso un’ingente cifra, è anche l’organizzatore della serata. Il ragazzo però non si dimostra all’altezza dell’avversario e finisce ben presto al tappeto. Il sogno di Billy svanisce, mentre attorno a lui prende vita una tragedia che coinvolgerà amici, nemici e familiari dell’uomo.
Trentuno anni dopo Carter, il sessantasettenne Michael Caine torna nel mondo della malavita con un personaggio a tutto tondo nella cui storia alcuni critici britannici hanno letto una rivisitazione in chiave moderna, e decisamente poco regale, della vicende di Re Lear. Duro, sboccato e molto poco diplomatico, Billy Simpson vuole riprendersi in una sola notte tutto ciò che la vita gli ha sinora negato: successo, denaro, potere e la stima incondizionata dei suoi avversari. Caine giganteggia per tutta la durata della pellicola, girata in una Londra assai poco affascinante in cui si trova a meraviglia anche perché, ha raccontato, se la vita fosse stata meno generosa, lui stesso sarebbe potuto diventare un gangster. «Alcuni personaggi del film – ha spiegato – erano miei vicini di casa e il mio personaggio è un gangster di mia conoscenza». Il regista John Irvin (Hamburger Hill, Robin Hood – La leggenda) rinuncia a rendere attraenti la violenza e la crudeltà di un uomo privo di scrupoli, spingendo piuttosto lo spettatore alla compassione nei confronti di un personaggio che non esita a puntare la pistola al ventre della moglie incinta di un guardaspalle da cui pensa di essere stato tradito, salvo poi scusarsi con la donna una volta capito di aver indirizzato male i suoi sospetti.
Ritmo, colpi di scena e poche, ma efficaci, battute di spirito sono i pregi principali di un film cui nemmeno un finale piuttosto debole impedisce di raggiungere un’ampia sufficienza. Buona la sceneggiatura dell’esordiente Scott Cherry e menzione speciale, fra i coprotagonisti, per Frank Harper, già visto in Nel nome del padre e Lock and Stock e qui alle prese con il personaggio di un pugile fallito legato al suo datore di lavoro più dei suoi stessi familiari. (maurizio zoja)

The Prestige

Influenzata da esotismi coloniali e stimolata dai nuovi ritrovati della tecnica, nella Londra che sta per salutare il XIX e gettarsi nel XX secolo, due prestigiatori e illusionisti si contendono i favori del pubblico. Robert Angier (Hugh Jackman) e Alfred Borden (Christian Bale) si conoscono fin dall’infanzia, quando entrambi scoprirono la passione per la magia. Col passare degli anni, tuttavia, quella che sembrava un innocente passatempo si è trasformato in un’aspra rivalità, diretta a primeggiare nei favori degli spettatori. Robert e Alfred fanno continuamente a gara per inventare il trucco più stupefacente, non esitando nel mettere a repentaglio la vita propria e altrui. Fanno parte del cast anche Michael Caine, Scarlett Johansson e il divo del pop Dav

Ashanti

Il dottor David Linderby e la bella moglie Anansa, nera della tribù Ashanti, prestano assistenza sanitaria in alcune zona dell’Africa centrale. Quando la donna viene rapita da uno schiavista, che intende venderla a un principe arabo, il medico si mette disperatamente alla sua ricerca. Le uniche cose interessanti del film, diretto con mestiere ma con poca fantasia dal veterano Richard Fleischer, consistono nel prestigioso cast e negli splendidi paesaggi africani.
(andrea tagliacozzo)

Ipcress

Harry Palmer, riluttante agente del servizio segreto inglese, si mette sulle tracce di due scienziati, presumibilmente rapiti dal KGB. Atipico e intrigante film di spionaggio interpretato da un misurato e ironico Michael Caine. L’occhialuto e introverso agente Palmer, nato dalla penna di Len Deighton in contrapposizione all’invulnerabile James Bond, tornerà in altre due pellicole: nel ’66 in
Funerale a Berlino
di Guy Hamilton e nel ’67 in
Il cervello da un miliardo di dollari
di Ken Russell.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo che volle farsi re

In India, Daniel e Peachy, ex sergenti dell’esercito inglese, si avventurano tra le montagne del Kafiristan in cerca di fortuna. Dopo aver assoggettato le popolazioni locali, i due vorrebbero fuggire con un ingente bottino, ma Daniel, scambiato dagli indigeni per un essere divino e quindi destinato a portare la corona, cambia improvvisamente idea e decide di restare. Tratto dall’omonimo racconto di Rudyard Kipling, uno straordinario film d’avventura interpretato da due attori altrettanto eccezionali: carismatico Connery, più ironico e gigione Caine. E’ comunque la regia di John Huston, incredibilmente incisiva sul piano narrativo e spettacolare, a fare la differenza. Il sottotesto politico, evidente ma non prevaricante, aggiunge qualcosa in più a una pellicola già di per sé unica nel suo genere.
(andrea tagliacozzo)

Miss Detective

L’agente dell’Fbi Gracie Hart è costretta a infiltrarsi tra le partecipanti del concorso di Miss Stati Uniti per sventare l’attentato minacciato da un misterioso criminale che si fa chiamare «Citizen». Sfortunatamente, però, Gracie è quanto di più lontano ci sia da una Miss: sgraziata, mascolina e dotata di un pessimo carattere. Per preparare la ragazza all’evento l’Fbi decide quindi di assoldare il raffinato Victor Melling, consulente di bellezza. L’impresa sembrerebbe quasi disperata, ma alla fine Gracie riesce addirittura ad arrivare tra le finaliste. Avrebbe dovuto intitolarsi
Miss Predictability
(«Miss Prevedibilità») e non
Miss Congeniality
(«Miss Amabilità») questa asfittica commedia di Donald Petrie, scontata dall’inizio alla fine, priva di un guizzo realmente originale che la distingua da mille altre – altrettanto mediocri – che la cinematografia Usa sforna ogni anno. Ci sarebbe la Bullock che dovrebbe fare la differenza (il film se l’è perfino prodotto), ma non bastano la sua innata simpatia e le sue mossettine a risollevare le sorti di una pellicola nata praticamente morta (non al botteghino, per sua fortuna…). Così come non è sufficiente il buon Michael Caine, ridotto – suo malgrado – a fare la parodia di se stesso. Quanto al regista Donald Petrie, innocuamente mediocre per gran parte della vicenda, nel finale scivola indegnamente nel ridicolo, dimostrandosi incapace di girare in maniera decente l’unica scena di suspense del film. A peggiorare le cose ci si mette anche la durata, interminabile: 1 ora e 49 minuti! Dov’è finita la sintesi delle commedie hollywoodiane di una volta?
(andrea tagliacozzo)

Sette volte donna

Opera decisamente minore di Vittorio De Sica che firma sette episodi intitolati ad altrettante figure femminili (Paulette, Maria Teresa, Linda, Simona, Eve, Marie e Jeanne) interpretati dall’istrionica Shirley MacLaine. Quest’ultima si dà un gran da fare, ma non riesce a risollevare le sorti del film, minato all’origine dall’insipienza del soggetto e della sceneggiatura, scritti da Cesare Zavattini. (andrea tagliacozzo)

Rumori fuori scena

Energica trasposizione cinematografica della commedia di Michael Frayn: un’intelligente variazione della tradizionale farsa britannica sul sesso, con l’aggiunta della dimensione del tumulto dietro le quinte di una troupe di attori. Questo genere di commedia da porte sbattute non sempre funziona sullo schermo: ma Bogdanovich se la cava come nessuno prima, supportato da un cast volenteroso.

Come fare carriera… molto disonestamente

Graham Marshall, dirigente di un’agenzia pubblicitaria, uccide incidentalmente un barbone, ma nessuno se ne accorge e la passa liscia. Dopo una mancato avanzamento sul lavoro, l’uomo si libera della moglie, che lo opprime da anni. Riuscito ancora una volta a farla franca, Graham progetta l’assassinio del giovane che gli ha soffiato l’ambita promozione. Un film non eccezionale, ma interpretato da un Michael Caine crudele e sornione tremendamente in parte. (andrea tagliacozzo)

I lunghi giorni delle aquile

Le forze aeree naziste bombardano l’Inghilterra in vista di una prossima invasione. Lo scontro tra l’aviazione tedesca e quella britannica è impari: mentre la prima può contare su 2500 apparecchi, la seconda non possiede che seicento unità. Tuttavia l’abilità dei piloti inglesi riesce a evitare la disfatta. Sia la trama che la psicologia dei personaggi sono ridotte al minimo per fare spazio agli spettacolari duello aerei girati in Panavision (poco apprezzabili sul piccolo schermo).
(andrea tagliacozzo)

La mano

Un disegnatore di fumetti, in grave crisi coniugale, perde una mano in un incidente d’auto. Ma la mano sembra possedere vita propria ed essere l’autrice di alcuni orribili delitti. Seconda regia di Oliver Stone, qui autore di un film potenzialmente interessante almeno nello spunto, ma piuttosto grossolano nell’esecuzione.
(andrea tagliacozzo)

Quills-La penna dello scandalo

Il marchese Donatien Alphonse François de Sade è segregato nel manicomio di Charenton, istituto diretto dall’illuminato abate Coulmier. Grazie alla complicità della procace Madeleine, cui Coulmier ha insegnato a leggere e scrivere, il Divin Marchese trasmette al suo editore le proprie opere. Ma la pubblicazione di «Justine» suscita persino l’ira di Napoleone, che – su suggerimento dei suoi consiglieri – decide di inviare a Charenton il dottor Royer -Collard, noto per i metodi brutali adottati nei confronti dei pazienti, per mettere a tacere Sade. Sgombrando il campo dagli equivoci, il film di Kaufman – un ottimo regista cui si devono, tra gli altri, il primo remake de
L’invasione degli ultracorpi
e
Uomini veri
– risulta un buon lavoro (anche se a tratti tende a «formaneggiare» un po’…). Il Sade di Doug Wright – l’autore della pièce da cui è tratto il film – è essenzialmente il prototipo dell’artista maledetto: individualista, inevitabilmente geniale, in anticipo sui tempi e compulsivamente spinto a «creare» dalla propria incontrollabile natura. Wright (lo confessa egli stesso nelle accurate note del pressbook) è ossessionato dal desiderio di dare un volto a Sade. Kaufman lo segue su questa strada e mette in scena un sontuoso melodramma barocco. Fatalmente, però, la complessa dimensione dell’opera sadiana viene ridotta alla sua presunta oscenità; si mettono a tacere tutte le implicazioni linguistiche e teoriche ruotanti intorno alla sua scrittura – l’aspetto più inquietante dello sterminato corpus del Marchese – per privilegiare essenzialmente l’impatto di Sade sul costume (dei suoi contemporanei e nostro), dimenticando di fatto la sua preveggenza politica: basti pensare al pamphlet «Francesi, ancora uno sforzo». Dunque, se l’impianto teorico risulta discutibile e prevedibile, resta il versante strettamente formale, che invece conquista nonostante la presenza del sopravvalutato Geoffrey Rush. Kaufman sfoggia un occhio non banale e si inventa sequenze dal notevole impatto visionario (l’incipit, la trasmissione orale dell’opera di Sade, la follia necrofila di Coulmier). Insomma un film altalenante, che sfoggia un ottimo Joaquin Phoenix e induce a perdonare a Kaufman il precedente e pessimo Sol Levante.
(giona a. nazzaro)

Investigazione letale

Bob, esperto in lingua e letteratura russa che lavora per i servizi segreti inglesi, trova la morte in circostanze misteriose. Suo padre Frank, poco convinto delle spiegazioni ufficiali, decide di vederci chiaro. Le indagini lo portano a contattare Mister Chapple, un alto esponente del servizio segreto, da tempo sospettato di lavorare in favore dei sovietici. Una buona spy-story, adattata per lo schermo da Julian Bond da una novella di John Hale e ottimamente interpretata dal compassato Michael Caine.
(andrea tagliacozzo)

Vestito per uccidere

Kate Miller, ninfomane in cura da uno psichiatra, viene massacrata a rasoiate in un ascensore da una bionda in impermeabile. Testimone dell’omicidio è una prostituta, che insieme al figlio della vittima si mette sulle tracce dell’assassino. Pian piano si intravede la verità: l’autore dei delitti è un travestito. Ma l’ambiguità sessuale coincide con un’identità difficile da definire… Uno fra i più grandi successi di De Palma, Vestito per uccidere è anche il primo di una serie di quattro film straordinari: Blow Out, Scarface e Omicidio a luci rosse . Vero e proprio catalogo della storia del thriller, questa tetralogia getta anche una luce tagliente sul cinema dell’italoamericano: un’opera fatta di figure funzionali, costituita da una successione disorganica di sensazioni stordenti, un esercizio millimetrico di folgorazioni. Vestito per uccidere ha il pregio di esplicitare tutto: l’omaggio a Hitchcock (Psycho in primo luogo) e la struttura della suspense, la centralità della sessualità negli equilibri narrativi (desiderare una risoluzione è desiderare un amplesso) e l’inconoscibilità dell’altro. Certo, al maestro inglese bastavano un detective e uno chignon per immergerci nella spirale di una libido malata. Virtù della segretezza… (francesco pitassio)

Hannah e le sue sorelle

La vicenda, ambientata a New York, ruota attorno alle sorelle Hannah, Holly e Lee. Il marito della prima, Elliott, s’innamora di Lee che, pur essendo già legata a un maturo pittore, ricambia i sentimenti del cognato. Vagamente ispirato alle Tre sorelle di Checov (che aveva già influenzato un altro film di Woody Allen, il drammatico Interiors ), un groviglio di situazioni, personaggi e sentimenti dipanato con grande sensibilità e sense of humour dal regista newyorchese. Dramma e commedia s’integrano senza sforzo in uno dei suoi film (giustamente) più celebrati. Allen tenterà di ripetersi, con esiti addirittura superiori, con Crimini e misfatti . Tre Oscar: a Michael Caine (attore non protagonista), a Diane Wiest (attrice non protagonista) e a Woody Allen (per la sceneggiatura). (andrea tagliacozzo)

Gioco perverso

Il giovane Nicholas, londinese, giunge a Phraxos, un’isola dell’Egeo, per insegnare in una scuola del posto. L’inglese capita quasi per caso in una villa fatiscente dove fa la conoscenza di uno psichiatra di nome Lambros. Nicholas torna ripetutamente a trovare il misterioso individuo che, ogni volta, si presenta al giovanotto con una nuova identità. Film confuso e pretenzioso. Poco interessante, nonostante il cast.
(andrea tagliacozzo)

Quel giorno a Rio

Caine flirta con la figlia adolescente del suo migliore amico, durante una vacanza a Rio De Janeiro. Caine è fantastico e la Johnson davvero sexy: i due interpretano ottimamente una sceneggiatura (di Charlie Peters e Larry Gelbart) che sembra provenire da una di quelle sit-com televisive al vetriolo; peccato per la colonna sonora invadente, composta da canzoni troppo famose. Il film è un remake del francese Un Moment d’égarement.

Vita da strega

Nicole Kidman interpreta Isabel Bigelow, una giovane strega decisa a rinunciare ai suoi poteri per una «vita normale». É appena «atterrata» a Hollywood quando le capita un’occasione inaspettata: Jack Wyatt (Will Ferrell) la sceglie per interpretare Samantha nel remake della serie «Vita da Strega». Jack è un attore egocentrico che cerca di risollevare la sua carriera riportando sugli schermi una serie di successo. L’incontro con Isabel è casuale e fatale: non solo lei muove il naso con una grazia pari solo a quella di Elizabeth Montgomery, ma è soprattutto carina e sconosciuta, un binomio perfetto per garantire al presuntuoso Jack il ruolo di star del programma. Quel che Jack non può prevedere è che Isabel sia davvero una strega in grado di sconvolgergli la vita, anche senza incantesimi.
L’autrice e regista Nora Ephron torna sul grande schermo con un remake della celebre serie televisiva. L’idea è nata dalla somiglianza tra Elizabeth Montgomery e Nicole Kidman e dal desiderio di quest’ultima di calarsi nei panni di una «strega per amore». In effetti, il tentativo di immaginare una strega alle prese con la vita normale a distanza di quarant’anni risulta divertente: Isabel disfa scatoloni e «doma» i cavi dell’home teather tirandosi semplicemente l’orecchio… L’unica «magia» che proprio non riesce ad arrivare al pubblico è quella che dovrebbe scattare tra Isabel e Jack. La Kidman è, come sempre, brava ma è davvero difficile credere che una donna (qualsiasi donna, figuriamoci l’eterea Nicole) possa innamorarsi di un uomo così scialbo, meschino e immaturo. Se l’alchimia tra i due protagonisti non convince, Shirley MacLaine nei panni di Iris Smythson (l’attrice che interpreta Endora, mamma di Samantha) è a dir poco impeccabile. (sara dania)

Austin Powers in Goldmember

Il Dottor Male è evaso da un carcere di massima sciurezza insieme al suo clone nano, Mini Me, e cerca di minacciare il mondo aiutato da un altro strano personaggio malvagio, Goldmember. Il mitico Austin Powers deve viaggiare nel tempo per liberare suo padre, Nigel Powers (Michael Caine), e per contrastare i suoi nemici. Austin incontra l’agente segreto Foxxy Cleopatra (Beyonce’ Knowles, ex cantante delle Destiny’s Child), che lo aiuterà a salvare il mondo. Ma alla fine c’è un incredibile colpo di scena e un finale aperto, nel terrore che si giri anche il film numero quattro. Terza pellicola della saga dell’agente segreto più strambo di Sua Maestà. Terzo film in cui Myers veste i panni di Austin Powers, Dottor Male, Ciccio Bastardo, Goldmember, sceneggiatore e produttore. Molto più debole dei precedenti, trascinato nella sceneggiatura e privo di idee. Poche gag fanno sorridere, per il resto ci si chiede perché dovere guardare una cosa del genere. Il momento più emozionante del film è quando appaiono sul grande schermo Tom Cruise, Steven Spielberg, Gwyneth Paltrow, Kevin Bacon e Danny De Vito, per divertenti camei. Immaginate il resto.
(andrea amato)

Actors

O’Malley, un attore navigato (Michael Caine) e il suo giovane pupillo Tom (Dylan Moran) trascinano stancamente la loro carriera in un teatro
off
di Dublino. Preso dalla disperazione, il primo prende a frequentare un maneggione (Michael Gambon), proprietario di una bettola e padre di una avvenente aspirante attrice (che O’Malley vorrebbe, neppure tanto segretamente, concupire). Dall’amicizia tra l’oste e l’attore scaturisce l’opportunità di fregare un bel po’ di soldi a un misterioso debitore londinese del primo, giocando sul fatto che i due non si sono mai visti prima. O’Malley dovrà però ricorrere alla complicità di Tom, che finirà, tra mille travestimenti, bugie e inseguimenti, per ritrovarsi non ricco ma vivo e soprattutto innamorato della bella figlia dell’oste (Lena Headey). La nipotina di Tom (l’esordiente Abigail Iversen) saprà trarre tutti dall’impiccio e condurli verso il prevedibile lieto fine.

Invidiabile. Invidiabile commedia scritta da Neil Jordan
(In compagnia dei lupi, Mona Lisa, La moglie del soldato, Michael Collins)
e diretta senza meriti particolari da Conor McPherson, questo
Actors.
Invidiabile perché manca nel cinema italico di oggi questo tocco leggero, questo
divertissement
garbato e coinvolgente. E manca ancor di più ora che anche Nino Manfredi se n’è andato, pure lui come Sordi, senza lasciare veri e propri eredi. No, non ci dimentichiamo dei Verdone, dei Salemme, dei Virzì ma ci è troppo presente l’altro modello di commedia all’italiana, quella dei natali sul Nilo, per non invidiare questo cinema fatto di situazioni, ritmo, garbato umorismo. Certo, se non fosse per il sostegno offerto da Michael Caine, sempre più simile al Barolo per la sua capacità di migliorare con il trascorrere degli anni (siamo certi che apprezzerebbe il paragone ma per piacere non andateglielo a dire), il film non meriterebbe particolare menzione. Ma Caine c’è e quindi noi menzioniamo. Invidiabile.

(enzo fragassi)

Console onorario

Dall’omonimo romanzo di Graham Greene. In Argentina, il dottor Eduardo Plarr è alla ricerca del padre, scomparso misteriosamente poco tempo prima. Il medico ha una relazione instabile con una prostituta, Clara, della quale è innamorato anche Charlie Forthnum, console onorario britannico. Quest’ultimo viene rapito per errore da alcuni sovversivi. A dispetto del buon cast (in cui spiccano soprattutto Michael Caine e Bob Hoskins), un prevedibile fumettone.
(andrea tagliacozzo)

I figli degli uomini

2027, in una Terra dominata dalla violenza e dal fanatismo religioso e segnata dalla catastrofe ambientale, sembra essere scomparsa ogni speranza di sopravvivenza per l’umanità: da diciotto anni non nascono più bambini. La Gran Bretagna è divenuta l’unica speranza per migliaia di profughi clandestini, rinchiusi dal governo in campi-lager per poi essere deportati. Tutto ciò non sembra colpire più di tanto Theo (Owen), un dipendente statale con un passato da attivista, la cui vita è segnata da una cinica indifferenza attenuata soltanto dagli incontri con Jasper (Caine), un suo amico hippie ed ex militante che vive fuori Londra con la moglie malata. La situazione cambia improvvisamente quando Julian (Julianne Moore), sua ex compagna di vita e di lotta, ora a capo di un gruppo di dissidenti che si batte per i diritti dei profughi, gli chiede di procurarle i documenti di transito per una giovane immigrata di nome Kee. Il viaggio che dovrebbe portare la ragazza a incontrare gli esponenti del misterioso Progetto Umano si rivela ben presto un incubo fatto di paura e menzogne, ma nel quale sembra trovare posto anche la speranza per un futuro migliore.

Una romantica donna inglese

La moglie di un affermato scrittore inglese conosce in vacanza un affascinante avventuriero. La donna riferisce dell’incontro al marito che, in cerca di materiale interessante per terminare la sceneggiatura che sta scrivendo, decide di invitare lo sconosciuto. Il copione del film – uno dei più eleganti ma meno apprezzati del regista Losey – è firmato da Thomas Wiseman (autore anche del soggetto) e Tom Stoppard (in seguito sceneggiatore di
Brazi
l e regista dell’ottimo
Rosencratz e Guildestein sono morti
). In quello stesso anno, Glenda Jackson venne candidata all’Oscar per
Il mistero della signora Gabler
.
(andrea tagliacozzo)

California Suite

Divertente commedia che Neil Simon, autore della frizzante sceneggiatura, ha tratto da un suo hit di Broadaway (
Plaza Suite
). Sullo sfondo del Beverly Hills Hotel scorrono parallele quattro storie. Una di queste vede protagonista una strana coppia di coniugi, formata da un antiquario bisessuale e un’attrice un po’ bisbetica che, candidata all’Oscar, non riesce ad aggiudicarsi l’agognata statuetta. Ironia della sorte, la seconda è interpretata da Maggie Smith che, proprio con questo ruolo, vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Quell’ultimo ponte

Versione insipida e iperprodotta dell’ottimo libro di Cornelius Ryan, incentrata sui disastrosi bombardamenti degli alleati dietro le linee tedesche in Olanda nel 1944. Esistono copie da 158 minuti. Vincitore di  3 BAFTA Film Award.

I fuclieri dei mari della Cina

Durante la guerra di Corea, un plotone britannico, incappato in un nugolo di forze nemiche, rimane isolato dal proprio reparto. Approfittando dell’oscurità della notte, gli inglesi raggiungono la cima di un monte e si rifugiano in un tempio buddista. Pellicola bellica dignitosa ma prevedibile. Da notare nel cast la presenza del giovane Michael Caine, al debutto sul grande schermo, e di Robert Shaw (noto soprattutto per l’interpretazione dell’esperto pescatore ne
Lo squalo
di Spielberg), al suo secondo film.
(andrea tagliacozzo)

Trappola mortale

Dopo una ininterrotta serie di fiaschi, uno scrittore teatrale di gialli decide di farsi aiutare da un giovane e promettente autore. Ma la collaborazione sconfina oltre il lato artistico e i due elaborano insieme un diabolico piano per eliminare la moglie dello scrittore. Un giallo intricatissimo, pieno di colpi di scena, tratto da un lavoro teatrale di Ira Levin. Lumet dirige bene, nonostante l’evidente limitazione del set, e i tre protagonisti lo seguono a meraviglia.
(andrea tagliacozzo)