Ho vinto la lotteria di Capodanno

Smessi momentaneamente i panni del ragionier Ugo Fantozzi, Paolo Villaggio indossa quelli di Ciottoli, uno sfigatissimo cronista di un quotidiano romano. Il pover’uomo, pieno di debiti, vessato dal direttore e dai colleghi, mentre sta maldestramente tentando il suicidio, apprende d’essere il vincitore della Lotteria di Capodanno. Il film segna un piccolo (ma proprio piccolo) passo in avanti rispetto agli ultimi film della serie
Fantozzi
, con qualche gag decisamente divertente, anche se il personaggio interpretato di Villaggio è lo stesso di sempre.
(andrea tagliacozzo)

Sogni mostruosamente proibiti

Il complessato Paolo lavora in una casa editrice di fumetti. Per sfuggire alla deludente realtà di tutti i giorni, ha creato nella sua fantasia la bellissima Dalia, con la quale immagina di essere coinvolto in mille avventure. Mentre si trova in un supermarket, il timido impiegato si ritrova, come per miracolo, davanti alla donna dei suoi sogni. Fin dal titolo, il film si rifà abbastanza spudoratamente a
Sogni proibiti
, il classico degli anni Quaranta con l’indimenticabile Danny Kaye. Inutile dire che con le sue gag stantie e un Villaggio sempre più ripetitivo il confronto con l’originale è praticamente improponibile.
(andrea tagliacozzo)

Scuola di ladri

Dalmazio, Egisto e Amalio, che pur non essendo cugini non si sono mai conosciuti, vengono riuniti da un misterioso zio, un tempo famoso lestofante, il quale, tramite i nipoti, vorrebbe continuare la sua disonesta attività. A questo scopo, impartisce loro un corso accelerato di truffa, furto e rapina. Ottavo film di Neri Parenti con Paolo Villaggio, del tutto simile agli altri sette, ma decisamente peggiore rispetto a quelli della serie
Fantozzi
.
(andrea tagliacozzo)

La locandiera

Riduzione cinematografica dell’omonima commedia di Carlo Goldoni, riscritta da Lucia Drudy Demby assieme a Leo Benvenuti e Piero De Bernardi (gli sceneggiatori della serie Fantozzi). La bella Mirandolina, proprietaria di una locanda, è contesa tra due nobili: uno ricco, l’altro spiantato. Ma anche Fabrizio, il suo cameriere, è innamorato di lei. Per certi versi dignitoso – anche grazie a un cast di tutto rispetto – ma inutile e lontano dallo spirito dell’originale. (andrea tagliacozzo)

La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone

Con la complicità di una prostituta viene organizzato un tiro a un ricco barone, per convincerlo a convertirsi al cristianesimo e donare il suo patrimonio in beneficenza a un finto convento. Un film grottesco e atipico, sicuramente godibile e specchio del talento del giovane (allora) regista.

I pompieri

Alcuni giovani di leva e qualche elemento più attempato formano la squadra numero 17 del corpo dei Vigili del fuoco di Roma. Sono in cinque, imbranatissimi, e, per la disperazione del loro comandante, durante le esercitazioni ne combinano di tutti i colori. Un’accozzaglia di vecchi e nuovi comici costituiscono, invece, il cast di questo filmetto senza pretese. Mediocre, come al solito, la regia di Neri Parenti.
(andrea tagliacozzo)

Superfantozzi

Quinta puntata della serie, che vede l’ormai universale e inossidabile maschera di Fantozzi andare su e giù per i secoli, dal paradiso Terrestre al più lontano e fantascientifico futuro, in diciotto episodi. Ricco di gag, ma solo poche sono realmente divertenti. Tra gli sceneggiatori, oltre ai «veterani» Villaggio, Benvenuti e De Bernardi, si sono aggiunti Alessandro Bencivenni e Domenico Saverni.
(andrea tagliacozzo)

Io speriamo che me la cavo

Un insegnante delle elementari quarantenne di buona famiglia viene trasferito per errore in una scuola allo sfascio in una fatiscente cittadina vicino a Napoli. Naturalmente alla fine della storia sia il professore che gli allievi impareranno molto l’uno dagli altri. Il tentativo della Wertmüller di criticare il sistema educativo italiano, in La scuola della violenza versione italiana, rimane un esercizio laborioso.

Fantozzi subisce ancora

Quarto episodio della serie, il secondo diretto da Neri Parenti. La vita del ragionier Fantozzi è sempre più grigia e umiliante: dopo aver coperto i colleghi assenteisti al lavoro ed essere sopravvissuto a una disastrosa riunione di condominio, il nostro eroe scopre che Mariangela, la sua bruttissima figlia, è incinta. Di un mostro. Il film lascia poco spazio all’originalità: si tratta dei soliti lazzi, delle solite gag, dei già noti personaggi che se da un lato accontentano i fan, dall’altro lasciando indifferenti tutti gli altri. Una curiosità: la gag dell’aereo antincendio che pesca Fantozzi in mare e lo getta sulle fiamme di una foresta e straordinariamente simile a una delle sequenze iniziali di
Magnolia
, realizzato sedici anni più tardi da Paul Thomas Anderson.
(andrea tagliacozzo)

Dottor Jekill e gentile signora

Il cattivissimo dottor Jekyll, collaboratore di una potente multinazionale, ingerisce per errore un siero che lo trasforma in un innocuo cherubino, Mister Hyde. Nelle nuove e angeliche vesti finisce per sabotare le malefatte ordite in precedenza. Lo spunto del famoso romanzo di Robert Louis Stevenson rovesciato in chiave parodistica in un filmetto di scarso peso e interesse. Neanche un Paolo Villaggio in discreta forma e il mestiere di una vecchia volpe come Steno (al secolo Stefano Vanzina, padre dei “famigerati” Carlo ed Enrico) riescono a risollevarne le sorti.
(andrea tagliacozzo)

Com’è dura l’avventura

Un industriale sull’orlo della bancarotta organizza l’affondamento del suo yacht, ormeggiato in un porto marocchino, per truffare la compagnia con la quale è assicurato. Incaricato dell’operazione, il pavido e sottomesso cognato dell’imprenditore parte per il Marocco assieme a un sedicente uomo di mare. Il film aveva la pretesa di rinverdire l’ormai defunta commedia all’italiana, ma manca di grosso il bersaglio. Anche Paolo Villaggio e Lino Banfi ripetono più o meno stancamente le solite macchiette a cui sono da tempo abituati.
(andrea tagliacozzo)

Le comiche

Nel tentativo di sfuggire a una locomotiva, due strambi individui, personaggi di un film comico, escono dallo schermo ritrovandosi nel mondo reale. Provano a cimentarsi in diversi lavori, ma finiscono puntualmente per combinare un sacco di guai. Il film, realizzato dal team dei vari
Fantozzi
, si rifà allo stile delle vecchie comiche del cinema muto. Il risultato, però, è solo parzialmente – per non dire quasi mai – divertente, nonostante gli sforzi dei due protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Professor Kranz tedesco di Germania

A Rio, Otto Von Kranz, uno psicanalista da strapazzo, organizza il rapimento di un facoltoso sceicco. Paolo Villaggio e Luciano Salce (il regista dei primi due
Fantozzi
), riesumano con risultati discutibili il personaggio del professore tedesco autoritario e pasticcione che l’attore interpretava con successo in televisione verso la fine degli anni ’60. Poco divertente.
(andrea tagliacozzo)

Rag, Arturo De Fanti, bancario-precario

Trovandosi in difficoltà finanziarie, un bancario e sua moglie decidono di dividere il loro appartamento con i rispettivi amanti. La cosa, che all’inizio sembra funzionare, s’ingarbuglia quando i nuovi arrivati si tirano dietro anche i relativi consorti. Nel ’75, il binomio Salce-Villaggio aveva dato vita alla fortunata serie di Fantozzi. Questa prova dei due, invece, non può dirsi altrettanto felice e ispirata. Ma soprattutto – ed è questo il guaio per un film comico – non risulta quasi mai divertente.
(andrea tagliacozzo)

Fantozzi alla riscossa

Ottavo film della serie (il quinto diretto da Neri Parenti). Fantozzi, da tempo in pensione, vuole dimostrare ai suoi ex datori di lavoro, che non lo hanno mai stimato, il proprio valore. Ma, per una ragione o per l’altra, ogni iniziativa intrapresa dal povero ragioniere finisce per risolversi in un inevitabile fallimento. Dopo la prova dignitosa di
Fantozzi va in pensione
, Villaggio e Parenti tornano alla solita routine. Le trovate comiche, sempre più ripetitive di pellicola in pellicola, raramente colgono il segno.
(andrea tagliacozzo)

La voce della luna

Salvini, matto di campagna, segue i messaggi nascosti nei pozzi e va in cerca della luna insieme a un prefetto in pensione, ossessionato dai complotti. Certo non il miglior Fellini: un film di impotenza e di morte, con due attori troppo lunari e «sottotono» (specie Benigni), che ogni tanto si perde per strada. Ma come si fa a non amarlo? Quale altro regista ha saputo essere così profetico ed estremo, così fedele a se stesso e così pronto a sporcarsi le mani col peggio del proprio tempo? Di fronte allo stereotipo che vuole l’artista anziano ormai rasserenato, stilizzato e illimpidito, l’ultimo Fellini somiglia piuttosto all’autoritratto ghignante del vecchio Rembrandt travestito da Democrito. L’umorismo felliniano non ha più nulla della commedia all’italiana: le sue ultime immagini, dedicate a una spaventosa «sagra dello gnocco», sono abissalmente lontane da tutto il cinema nazionale di quegli anni.
(emiliano morreale)

Fantozzi contro tutti

Terza puntata della serie, diretta da Paolo Villaggio in collaborazione con Neri Parenti (che sarà il regista dei successivi quattro episodi). Nella società dove da anni lavora senza sosta il ragionier Ugo Fantozzi, viene nominato Direttore Totale un maniaco dello sport. Questi obbliga tutti i dipendenti, nessuno escluso, a partecipare a una massacrante corsa ciclistica. Diretto alla meno peggio e slegato nella narrazione, ma ricco di gag divertenti. (andrea tagliacozzo)

Il… Belpaese

Tornato in Italia dopo sette anni di duro lavoro all’estero, Guido usa i suoi risparmi per mettere su una bottega da orologiaio. Ma deve scontrarsi con la brutalità di una società dominata dalla violenza dell’estremismo politico e dalla dilagante criminalità. In breve tempo, l’uomo si ritrova senza soldi e in un mare di debiti. Una buona idea (seppur didascalica) realizzata con mano pesante e trovate comiche non sempre di prima scelta (la sceneggiatura, d’altronde, porta le firme di Castellano e Pipolo).
(andrea tagliacozzo)

Il turno

Pepè Alletta, spiantato nobile siciliano, s’innamora della bellissima Stellina Ravì, che può ammirare solo con un binocolo perché segregata in casa dal padre. Ma a sposare la bella giovane è invece il vecchio e decrepito Don Diego Alcozer, da tempo pretendente alla sua mano. Tratto dal romanzo di Pirandello, originariamente ambientato agli inizi del Novecento, e trasportato negli anni Cinquanta dagli autori del film. Nonostante il cast, un guazzabuglio quasi inguardabile.
(andrea tagliacozzo)

Brancalone alle crociate

Seguito de
L’armata Brancaleone
, diretto dallo stesso Mario Monicelli tre anni prima. Brancaleone Da Norcia, al comando di una truppa di straccioni, parte alla conquista del Santo Sepolcro. Le mille avventure, di cui è protagonista, portano lo stralunato condottiero più volte al cospetto della Morte. Come nel primo episodio, anche in questo Vittorio Gassman risulta il mattatore assoluto. Ottimi anche gli attori di contorno, Proietti e Villaggio su tutti (quest’ultimo impegnato in una macchietta germanica molto simile al personaggio che in televisione gli diede la notorietà, il professor Kranz). Divertente, anche se si respira già aria di routine. Inevitabilmente inferiore all’originale.
(andrea tagliacozzo)

Gas

Latina. Ovunque. Le vicende di otto ragazzi tra i venti e i trent’anni e dalla vita difficile. Una provincia letale e asfissiante in cui l’estenuante susseguirsi di giorni sempre uguali a se stessi origina pericolose corrispondenze. La rabbia, l’odio, il vuoto emotivo covati sotto le sembianze di una vita regolare esplodono in sterili insulti, minacce, calci e sprangate.

Il personaggio principale è Luca, una vita ordinaria priva di quegli slanci e passioni che ci si aspetterebbe da un ventiquattrenne. Fra insoddisfazione e frustrazione porta avanti un rapporto amoroso convenzionale con Ludovica, ragazza più grande di lui. Anche in famiglia Luca non trova la serenità a causa di un rapporto conflittuale con il padre che lo considera un buono a nulla capace solo di farsi licenziare. La sola via di riscatto sembra essere Riccardo, fratello maggiore di Ludovica, che Luca considera l’unico in grado di fargli trovare la propria identità. Col tempo se ne innamora.  

La vita del protagonista si incrocia con quella di altri suoi coetanei della stessa città: Francesco, giovane ma già separato e con un figlio; Emiliano, inserviente nelle fredde sale dell’obitorio; Sandro, figlio di un noto personaggio della televisione; Monica, mantenuta da un amico del padre in un appartamento nuovo e vuoto e Laura che, giovanissima deve badare alla sorella minore e convivere con una madre frustrata ed egoista. 

Una sera il gruppo di ragazzi prende di mira un malcapitato uomo sulla cinquantina e lo adesca grazie alle forme sinuose della bella Monica. Il branco lo sequestra e lo imprigiona negli scantinati di una fabbrica abbandonata, sottoponendolo a torture e umiliazioni di ogni tipo. Ma dal male si genera il male e i ragazzi proveranno sulla propria pelle le conseguenze dei loro gesti. 

Gas
non è una storia facile. Né da raccontare né tanto meno da seguire. Turba sia per le atmosfere che per i temi: giovani  contro i loro demoni (interiori) e contro il mondo che sembra respingerli e schiacciarli sotto il peso dell’infelicità. Ragazzi come tanti, costretti a sopportare al meglio una quotidianità che li uccide lentamente. Prima li stordisce e poi li spegne. Come un gas.

Il «gruppo» sembra essere l’unico luogo che dà sicurezza. Luogo in cui ognuno può sfogare le proprie frustrazioni e sentirsi finalmente capito e parte di qualcosa. Una realtà in contrasto e vissuta in alternativa alla famiglia che sembra lontana e ridotta a inutile valore. La violenza incontrollata e indiscriminata del «branco» contro la noiosa regolarità della vita e dei rapporti affettivi.

La chimica che nasce in questa realtà può essere esplosiva e Melchionna vuole dimostrare tutta la sua carica distruttiva. Ci riesce in parte, trasformando un prodotto che nasce per il teatro in una buona sceneggiatura per il cinema (giocando con i flashback alla
Pulp Fiction
e con alcune sequenze riprese da
Arancia Meccanica
e
La
25a ora
) ma che non riesce altrettanto bene ad adattarne i dialoghi che spesso suonano di retorico. Le riprese variano da rapidi movimenti di camera a lunghi piani sequenza che, insieme a classici primi piani ricchi di emotività, dimostrano valide capacità tecniche. Il tocco in più è dato dai suoi interpreti, su tutti Lorenzo Balducci (Luca), che riescono a far emergere dai personaggi la credibilità di cui un film così duro necessita. Anche Loretta Goggi trova un posto al sole in questa produzione, ricoprendo il ruolo della madre del protagonista, parte che sembra scritta ad arte per lei.
(mario vanni degli onesti)

Generazione mille euro

Matteo (Alessandro Tiberi) ha 30 anni, una laurea in tasca e un gran talento per lamatematica. Eppure riesce a stento a pagare l’affitto dell’appartamento che divide con Francesco (Francesco Mandelli), il suo migliore amico. In breve tempo la sua vita si trasforma in un incubo… perde la fidanzata, viene sfrattato e come se non bastasse, rischia il lavoro. L’arrivo a sorpresa di Beatrice (Valentina Lodovini), una nuova coinquilina che aspira a diventare insegnante, e di Angelica (Carolina Crescentini), che oltre ad essere molto bella, è anche il capo del marketing nell’ufficio dove lavora, segneranno profondamente il corso degli eventi, tanto da costringere Matteo, per la prima volta, a pensare al futuro. E a fare delle scelte.

Fantozzi

Primo episodio della serie
Fantozzi
, tratto da un libro scritto dallo stesso Paolo Villaggio. Il ragionier Fantozzi, dileggiato e vessato dai superiori e dai colleghi d’ufficio, è marito di una donna sfiorita e bruttina e padre di una figlia orripilante che, lui stesso, esita a definire «bambina». La comicità surreale del film era, almeno per l’Italia, un’assoluta novità. Peccato che nei film successivi lo smalto degli autori sia andato progressivamente scemando e l’umorismo abbia finito per assumere connotazioni grottesche. L’impressionante numero di gag (alcune delle quali quasi geniali, sciorinate a raffica) e un Villaggio mai così in forma ne fanno un classico del cinema comico italiano.
(andrea tagliacozzo)

Fracchia contro Dracula

Per evitare il licenziamento, l’agente immobiliare Giandomenico Fracchia decide di portare a termine la vendita di un antico castello in Transilvania. Ma il povero impiegato ignora che il proprietario del maniero è niente meno che Dracula il vampiro. Un film senza capo né coda cucito su misura per le doti comiche di Paolo Villaggio. Gag risapute, ma qualche spunto divertente non manca. Neri Parenti ha iniziato a collaborare con Villaggio nel 1980 in
Fantozzi contro tutti
.
(andrea tagliacozzo)

Missione eroica – I pompieri 2

Una squadra di pompieri, formata da cinque imbranatissimi elementi, combina l’ennesimo pasticcio. I responsabili della caserma decidono di ricorrere ai ripari. I cinque vengono quindi affidati ad un istruttore fatto arrivare apposta dall’America. Questi si dimostra non meno folle dei suoi nuovi allievi. Regia migliore e più curata rispetto all’episodio precedente diretto da Neri Parenti, ma le trovate comiche sono comunque risapute e poco divertenti. (andrea tagliacozzo)

Fantozzi va in pensione

Settima puntata delle avventure del ragioniere più famoso d’Italia, ma con una punta di malinconia in più rispetto alle precedenti. Per Fantozzi, dopo anni di umiliazioni e duro lavoro, arriva l’ora di andare in pensione. L’evento si rivela fatalmente tragico: la noia prende presto il sopravvento. La regia, al solito, è piuttosto sciatta. Anche le trovate comiche si fanno ripetitive e spesso mancano il bersaglio. Ma per chi sa accontentarsi e per gli irriducibili fan dell’indomito ragionier Ugo il divertimento non manca.
(andrea tagliacozzo)

Denti

Sergio Rubini ha due incisivi enormi e una compagna bella e aggressiva che, nel corso di una lite, si premura di spezzarglieli. La peregrinazione da un dentista all’altro alla ricerca di un rimedio si trasforma in un viaggio allucinato alla ricerca della felicità e di una nuova vita. Come al solito, con Salvatores, ci si ritrova alle prese con un film e un cineasta divisi da una profonda incomprensione. Da un lato il regista profondamente legato agli anni Settanta (Procol Harum & co.), dall’altro l’intellettuale che tenta in tutti i modi di sintonizzarsi sulle nuove emergenze tecnologiche e linguistiche. In mezzo, un vuoto pneumatico di idee che un florilegio di stili non riesce a nascondere: anzi denuncia crudelmente. Ma poi, nella vicenda odontoiatrica del film, qualche idea potrebbe pure esserci. Salvatores intuisce che il cinema che conta oggi si gioca tutto sulla sparizione del campo: sull’immanenza dell’immagine autosufficiente e senza profondità, sull’abolizione del fuori-campo. E fin qui ci siamo. Salvatores intuisce gli snodi cruciali del raccontare per immagini oggi. Sa come manipolare suoni e montaggio, anche se il prologo (in perfetto stile
Pink Floyd Live at Pompei
) dice tutt’altro sul Nostro… Ma, come ogni buon contenutista della sua generazione, non riesce ad accettare la libertà che il vuoto necessariamente comporta. Salvatores, insomma, non riesce a far cinema dopo «la morte del cinema» e quindi si aggrappa inutilmente alla parola nella sua forma più deteriore: la sceneggiatura.
Denti
, invece di inebriarsi del nulla che lo costituisce e che solo avrebbe potuto salvarlo, arretra terrorizzato e cerca redenzione in un inquietante psicologismo d’accatto (viva la mamma…). Errore di prospettiva e di metodo. Il flusso visuale post-cinematografico, infatti, non è l’equivalente del flusso di coscienza di Joyce, di Svevo, di Musil. Non basta smontare la linearità della narrazione per ritrovare la vertiginosa profondità della parola-sonda che rivela mondi e sentimenti. La contraddizione di
Denti
, film di pure superfici, è di voler annullarsi in una parola in grado di orientare il flusso delle immagini. Il suo fallimento è tutto racchiuso in questo cortocircuito: la parola non può redimere l’immagine e l’immagine ormai viaggia senza la parola. In questo senso, la letteratura del Novecento non solo ha anticipato il cinema, ma si è spinta in regioni che sono e saranno sempre restie al
visuel
. Al cinema (quel che ne resta…), per trovare una nuova forma di verginità linguistica, non rimane altro che dover giocare con i simulacri della propria finitezza. Salvatores invece continua a parlarci di corpi addirittura pre-cinematografici, con un linguaggio che invece si vorrebbe giunto alla fine stessa delle immagini.
(giona a. nazzaro)

Rimini Rimini

In un’estate caldissima, s’intrecciano le avventure di alcuni villeggianti – tra i quali, un pretore moralista, un giovane prete, una suora straniera, un artista di varietà e altri ancora – sulle spiagge assolate di Rimini. Film come questo riescono nell’impresa di rivalutare le sciocche ma dignitose commedie balneari degli anni Sessanta. Nel 1988, la pellicola avrà un seguito intitolato
Rimini Rimini
un anno dopo, diretto dal fratello di Sergio Corbucci, Bruno.
(andrea tagliacozzo)

Pappa e ciccia

Il film è diviso in due episodi: nel primo, Lino Banfi è un meridionale emigrato in Svizzera che, sebbene abbia trovato solo un modesto lavoro da imbianchino, ai parenti rimasti in Italia fa credere di essere diventato miliardario speculando in Borsa; nel secondo, Paolo Villaggio è un impiegato che si concede un’allucinante e disastrosa vacanza in Kenya. Tutto suona già scontato e solo raramente qualche gag riesce a strappare una risata.
(andrea tagliacozzo)

Grandi magazzini

I locali dei Grandi Magazzini ospitano una numerosa schiera di variegati personaggi che vanno dal direttore affascinante allo sfortunato fattorino, dai ladri pasticcioni al giovane commesso, fino ad arrivare all’ambizioso capo del personale. Il classico elefante che partorisce il topolino: un cast davvero imponente per un film sciatto e scarso di trovate. Si salvano in pochi. Tra questi, spicca Nino Manfredi, nel ruolo di un attore costretto a lavorare per la pubblicità, che fa spiritosamente il verso a se stesso.
(andrea tagliacozzo)

Scuola di ladri – Parte seconda

Seguito di
Scuola di ladri
, realizzato l’anno prima dallo stesso team. I cugini Dalmazio ed Egisto si incontrano casualmente in una lussuosa villa che entrambi intendevano svaligiare. Miracolosamente scampati alla cattura della polizia, i due, rendendosi conto di aver bisogno di una più curata organizzazione per riuscire nelle loro imprese, chiedono aiuto allo zio che già una volta li aveva beffati. Già il primo film non brillava per qualità. Questo sequel è ovviamente peggiore.
(andrea tagliacozzo)

Il secondo tragico Fantozzi

Secondo film della serie
Fantozzi.
Allo sfigatissimo ragionier Ugo Fantozzi continuano a capitarne di tutti i colori. Il poverino è perfino costretto a rifare la scena più famosa de
La corazzata Potjomkin
precipitando, travestito da infante, lungo una scalinata ripidissima. La regia di Luciano Salce come al solito non brilla per raffinatezza, ma il film è pieno zeppo di gag, alcune delle quali decisamente esilaranti.
(andrea tagliacozzo)

Di che segno sei

Film a episodi, nel tipico stile della commedia all’italiana, affidato più che altro al consumato mestiere degli attori. Nel primo, un pilota cerca di abituarsi all’idea che deve cambiare sesso; nel secondo, una ballerina cerca un partner per una gara di ballo; il terzo descrive la giornata di Basilio, muratore pendolare; nel quarto, un attempato gorilla deve guardare le spalle al facoltoso commendator Bravetta. Esemplare quest’ultimo episodio, in cui Sordi rispolvera il personaggio di Nando Moriconi: divertentissimo vent’anni prima in
Un americano a Roma
, quasi patetico qui. Segno di un genere che stava ormai tramontando ed era ormai paurosamente a corto d’idee.
(andrea tagliacozzo)