I tre caballeros

Vivacissimo pastiche Disney derivante alla politica anni Quaranta di buon vicinato degli Usa verso l’America Latina, vista attraverso gli occhi di Paperino. Straripante di musica contagiosa (vedi Baia, You Belong To My Heart), immagini stupefacenti, spassose sequenze disegnate e abili combinazioni di azione dal vivo e animazione. Donald, Jose Carioca e Panchito eseguono la canzone del titolo in un’abbagliante, eccezionale, magica esibizione di tecnica d’animazione. Due nomination agli Oscar.

Lilli e il vagabondo

Uno fra i più teneri cartoni animati di Walt Disney, tratto da un racconto di Ward Greene, su un cane randagio che salva dai guai la cagnolina di razza Lilli e la fa innamorare. Avventura ed emozioni sono mescolati abilmente con musica e commedia in questa pellicola di gran classe, prima produzione Disney in Cinemascope. Canzoni di Sonny Burke e Peggy Lee (che nella versione originale dà la voce a Peg, a Darling e ai gatti siamesi Si e Am). Un sequel per l’homevideo nel 2001. CinemaScope.

La città incantata

Chihiro è una bambina di 10 anni. In auto con i genitori si sta dirigendo verso la sua nuova città. Tristemente lontana dalla sua vita e dai suoi amici. Ma il padre perde l’orientamento e finisce in un prato all’imbocco di un tunnel. Che porterà la famigliola nella città incantata, una sorta di città termale abitata solo dagli spiriti. Ma c’è un bar con una montagna di cibo. Chihiro non mangia. I genitori si abboffano e a poco a poco si trasformano in maiali. A questo punto la bambina, passando di avventura in avventura, da una creatura magica a un’altra, da una stregoneria a quella successiva, deve trovare il modo di ritrasformare i genitori in esseri umani. Suo alleato, Haku, un ragazzino che le dà buoni consigli prima di trasformarsi in drago volante… Ci sarà anche la perfida Yubaba con una gemella buona e un figlio neonato grande come una montagna e con l’aspetto di un lottatore di sumo: è lei che governa questo regno dell’impossibile abitato da antiche divinità e creature magiche. Ed è lei che spiega a Chihiro che chi finisce nella città incantata verrà trasformato in animale e poi mangiato. Allora la piccola si darà da fare, si farà benvolere da tutti, rinuncerà al suo nome, lavorerà (è la condizione per andare avanti in questo regno magico) tanto da riuscire a ritrovare i genitori e a conoscere la forza dell’amore.

Grandioso, onirico, eccessivo, straordinario l’ultimo lungometraggio di Hayao Miyazaky. C’è tutto, in questo cartone animato che sorprende a ogni sequenza: c’è un po’ di
Pinocchio,
molto di
Alice nel paese delle meraviglie
e poi c’è tutto l’Oriente. Ci sono le favole, i fumetti, le tradizioni e le credenze giapponesi, la spiritualità tutta orientale, i paesaggi che richiamano ora Shangai ora Kyoto. Paesaggi popolati dalle più stravaganti creature, dalle palline di fuliggine con zampette e occhietti alla disgustosa palla di fango semovente. E via passando per figure inimmaginabili in un puro delirio di fantasia, spaventose o dolcissime, simpatiche o repellenti. Bellissima la protagonista dal tratto che va addolcendosi con il passare delle sequenze e con la sua conquista di sicurezza, energia e felicità. Tutti i disegni, i personaggi e le ambientazioni, sono stati prima realizzati a mano nei mitici Ghibli Studio di Miyazaky, poi scannerizzati e tradotti in formato digitale. Solo le rifiniture, l’animazione e la scelta dei colori finali sono stati generati al computer. Per Miyazaky, il più grande cartoonist giapponese (l’autore della serie tv
Lupin III
e dei lungometraggi
Nausicaa della valle del vento
e la
Principessa Mononoke)
infatti l’animazione deve essere un equilibrato mix tra tecniche moderne e metodi tradizionali. Per la prima volta nella sua carriera Miyazaky si è avvalso della collaborazione di animatori stranieri: i suoi Ghibli Studio, infatti, non avrebbero fatto in tempo a terminare il film per l’uscita prevista, nel 2002 (aveva annunciato il ritiro dal mondo dei cartoon causa un esaurimento nervoso, ci ha ripensato e ha dovuto fare in fretta). E ha così dovuto appaltare una parte del lavoro a un gruppo di disegnatori coreani. Costo totale della produzione: 19 milioni di dollari, infinitamente meno di un film animato della Pixar. In Giappone è stato un successo senza precedenti. Da noi potrebbe risultare un po’ troppo ridondante ed eccessivo con i suoi 122 minuti di lunghezza e di follie. Comunque, da non perdere. Orso d’Oro al Festival di Berlino e Oscar come miglior film di animazione nel 2002.

Winx Club 3D – Magica Avventura

Alla scuola per fate di Alfea si festeggia l’inaugurazione del nuovo anno, quando il party viene interrotto da Icy, Darcy e Stormy, le perfide Trix. Le Winx, senza Bloom, sono costrette a rimediare allo scompiglio creato dalle streghe che, dopo aver mandato a monte la festa, rubano un oggetto potentissimo e misterioso. Bloom è su Domino, dove sta vivendo i momenti più belli della sua nuova vita da principessa. Ha finalmente ritrovato i suoi genitori e Sky le chiede di sposarlo. Ma non è tutto oro quello che luccica, le tre Streghe Antenate sono infatti tornate a tormentare Stella, Aisha, Tecna, Musa, Flora e Bloom. Inoltre, Erendor, il padre di Sky, vieta al figlio di sposarsi. Un oscuro segreto grava sul regno di Eraklyon ed è ora che Sky, legittimo sovrano, ne venga a conoscenza. Nel frattempo, con l’aiuto delle Trix, le Antenate sono riuscite a rintracciare l’Albero della Vita che tiene in equilibrio la magia positiva e quella negativa. Con un incantesimo potentissimo riescono a rompere quest’equilibrio e a risucchiare da tutta Magix l’energia del bene. Bloom e le sue amiche si ritrovano così senza poteri, costrette ad affrontare nuovamente le Streghe, simbolo di ogni male.

Porco rosso

Durante la Prima Guerra Mondiale, Marco, un avviatore, perde un amico e rimane sfigurato durante un combattimento aereo. Il suo viso prenderà le sembianze di un maiale, circostanza questa che ne determina il sopranome. Da quel momento Marco inizierà a combattere contro i pirati dell’aria ed il regime fascista.

Koda, fratello orso

Tre fratelli, Sitka, Denahi e Kenai, vivono nell’era glaciale al tempo dei mammuth. Kenai, il più piccolo, sta per ricevere il totem: la sciamana del suo villaggio gli dona un amuleto simbolo dell’amore… Non che il ragazzo gradisca. È uno spirito un po’ prepotente e ribelle, più che amorevole. E anche spavaldo e incosciente. Quando scopre che un orso gli ha rubato la cesta con i pesci, si getta all’inseguimento per ucciderlo. I fratelli gli vanno in soccorso. E Sitka sacrifica la sua vita per salvare quella del fratellino. Che ucciderà l’animale e, come lezione degli spiriti divini, sarà trasformato in orso. E qui cominciano le avventure di Kenai-orso, del suo giovane amico Koda e dei due alci svitati, Fiocco e Rocco…
Arriva da casa Disney puntuale ogni anno un nuovo cartone animato (capolavori Pixar a parte). E Koda, fratello orso è un cartone molto, molto tradizionale, un po’ Tarzan, un po’ Bambi, un po’ Libro della giungla, figlio degli stessi animatori di Lilo&Stich e Mulan. Una storia di uomini e di animali, ma soprattutto di animali, che ne escono, come nella migliore tradizione di Zio Walt, superiori e vincenti. Il film si divide in due parti nette. La prima, più fosca, quando Kenai è ancora un ragazzo. Venti minuti di autentico terrore per i più piccini che devono vedersela con un fratello morto precipitando da un crepaccio, inseguimenti, minacce, urla, oltre alla povera mamma orsa colpita a morte. E non si capisce perché non si possa più rinunciare al terrore (certo si piangeva anche con Bambi, ma c’era solo il colpo di fucile, e ci si spaventava con la strega di Biancaneve…) e a certi toni cupi giustificati dai fini educativi… Decisamente più distesa e più divertente la seconda parte, quando Kenai si trasforma in orso, quando incontra il simpatico Koda e i due alci imbranati. I prati si colorano di fiori, il bosco si popola di animaletti deliziosi (scoiattoli, leprotti, tartarughe, cerbiatti…), si ride alle battute dei personaggi. E anche il tratto del disegno si fa più dolce e accattivante. Molto belli – di sapore quasi antico e per questo molto graditi – gli sfondi (800 realizzati da 18 artisti), simpatici gli orsi, splendide le alci, più spigolosi gli umani: per questo film la Disney ha risfoderato la vecchia arma del disegno a mano, unito alla computer graphic in 2D (forse l’ultima realizzazione bidimensionale della storia Disney). Insomma, un filmetto piacevole. Di buoni sentimenti, molto prevedibile, naturalista, animalista, senza grandi emozioni (paura iniziale a parte), didascalico al punto giusto, disneyanamente corretto (cadaveri a parte) e però senza una grande presa sullo spettatore. Francamente poco emozionante quello sconvolgimento delle Luci del Nord quando gli Spiriti Superiori trasformano Kenai nell’essere che odia di più, l’orso. L’autore delle canzoni dell’edizione americana è Phil Collins che canta anche nella versione italiana una colonna sonora non proprio memorabile… Da non perdere, invece, i titoli di coda. (d.c.i.)

Cattivissimo me

In un ridente quartiere fuori città, circondato da steccati bianchi e cespugli di rose in fiore, si erge una casa nera, su un prato desolato. Ad insaputa del vicinato, dietro questa casa, c’è un grande rifugio segreto. Lì, in mezzo a un piccolo esercito di schiavi, scopriamo Gru che sta progettando il più grande colpo della storia del mondo: rubare la luna! (si, proprio la luna!).

Gru adora ogni genere di misfatti. Armato di un arsenale di razzi che restringono o congelano, e di veicoli in grado di combattere via terra e via aria, Gru travolge e conquista tutto ciò che trova sulla sua strada. Ma tutto questo cambia il giorno in cui si imbatte nella forte determinazione di tre ragazzine orfane, che vedono in lui qualcosa che nessun altro ha mai visto prima: un potenziale papà.

Up

Il film segue le esaltanti avventure di un 78enne venditore di palloncini, Carl Fredricksen, che finalmente riesce a realizzare il sogno di una vita, quello di un’avventura magnifica, quando collega migliaia di palloncini alla sua casa e vola via verso la natura selvaggia del Sudamerica. Tuttavia, scopre troppo tardi che il suo maggiore incubo fa parte del viaggio: un ragazzino di otto anni eccessivamente ottimista, un Esploratore della natura selvaggia di nome Russell. Il loro viaggio in un mondo perduto, dove incontrano alcuni personaggi strani, esotici e sorprendenti, è pieno di ironia, emozioni e avventure incredibili. Due Oscar (Miglior Film d’Animazione e una statuetta per le musiche) e altre tre nomination, tra cui Miglior Sceneggiatura Originale.

La Principessa e il Ranocchio

La celebre fiaba dei fratelli Grim nella versione rivisitata dalla Disney: la principessa che trova il vero amore, baciando un ranocchio e trasformandolo in un magnifico principe, lascia spazio ad un risultato decisamente diverso: invece di vedere davanti a sè un principe, è la ragazza stessa che diventa una rana. In queste sembianze i due personaggi sembrano destinati a vivere nella palude; ma grazie all’aiuto dell’alligatore Louis e della lucciola Ray, andranno alla ricerca di Mamma Odie, una maga che dovrebbe riuscire a spezzare l’incantesimo. Ma il perfido dottor Facilier è in agguato…

Space Chimps – Missione Spaziale

Ham III è il nipote della prima scimmia astronauta della storia. In realtà lui è una scimmia-cannone in circo ma viene comunque reclutato per le sue valorose parentele. Parteciperà, al fianco di suoi due simili, a una rischiosa missione spaziale per liberare uno sconosciuto mondo alieno dalla morsa di uno spietato tiranno. Da giovane di incerte speranze, il giovane Ham III si trasformerà in un eroe.

Bambi

Nella foresta, è appena nato il principino, un cerbiatto che incomincia a muovere i primi, tentennati passi; pronuncia la prima parola («uccellino»); scopre la natura. E scopre i leprotti, le quaglie, il gufo, gli scoiattoli, il topino, i fiori, la puzzola (che chiamerà «fiore»)… Intanto con mamma cerva si avventura nella prateria dove echeggiano degli spari: «È l’uomo», spiega la madre. Arriva l’inverno con la foresta che imbianca. Un’altra sortita in prateria e uno sparo uccide la mamma – scena terrificante per i bambini, anche se la morte non si vede ma si intuisce dallo sparo, dal mancato arrivo di mamma cerva nella grotta e dalle strazianti invocazioni di Bambi. Il cerbiatto allora comincia la sua vita nella foresta da solo. La natura fa il suo corso, sboccia la primavera, per gli animali è la stagione degli amori. Poi Bambi, già cresciuto, salva gli amici cervi da un incendio. E alla fine diventa padre di due splendidi cerbiatti, accuditi da Faline, la cerbiatta che lo aveva fatto diventare rosso per la timidezza quando era cucciolo.
Quinto lungometraggio di Walt Disney, dopo Biancaneve, Pinocchio, Fantasia e Dumbo , dell’anno prima. Per la verità zio Walt aveva cominciato a pensare alla storia del cerbiatto già dal 1937, prima dell’uscita di Biancaneve , ma il lavoro era costosissimo e pur di non intaccarne la qualità, preferì rimandarne l’uscita. È un film molto poetico, dove protagonista è la natura (è l’unico film Disney, fino al Re Leone , dove non compaiono figure umane). Gli sfondi sono capolavori di lirismo e perfezione. C’è la foresta (dipinta, basta guardare le scene di apertura, con estremo realismo), c’è Bambi, ma ci sono tutti gli altri animali che il team di animatori studiò con ossessività: furono persino portati negli studi dei cervi vivi e vegeti per studiarne i movimenti e la struttura, i dettagli furono analizzati sui libri e guardando decine di documentari. Come negli altri film della Disney, ci sono i personaggi buffi come Tamburino il leprotto o Fiore la puzzola, ci sono le scene comiche (la pattinata sul ghiaccio con relative cadute, i rossori degli animali ai primi amori, la scoperta della neve…).
Eppure, manca qualcosa in Bambi , che non è considerato un capolavoro della ditta del papà di Topolino È come se mancasse la trama. In fondo, a parte la morte di mamma cerva uccisa dai cacciatori, la storia di dipana secondo i ritmi placidi, soliti, tranquillizzanti della natura. E poi come nota Christopher Finch in The Art of Walt Disney c’è altro che non convince, mai, fino a Bambi , gli animali che parlavano e agivano alla maniera umana avevano disturbato. Perché un Pinocchio che incontra il gatto e la volpe sono evidenti metafore dei comportamenti umani. Immediata è la dimensione fantastica. In Bambi è diverso: il film punta a un naturalismo che non rientra nella dimensione fantastica della favola. I coniglietti sono amici del gufo che nella realtà se li mangerebbe vivi e Bambi parla come l’uomo che lo caccia per ucciderlo. «It’s very difficult to reconcile these contraddiction», scrive il Finch, è molto difficile conciliare queste contraddizioni. È comunque un film importante nella storia della Disney: a parte il perfezionamento dell’uso della multiplane camera (effetto profondità), il team dei disegnatori accumulò una tale mole di esperienza da poter affrontare, in seguito, qualunque personaggio. Vale la pena ricordare gli animatori: Marc Davis, Oliver M. Johnston jr., Milt Kahl, Eric Larson, Frank Thomas. (raffaella rietmann)

Madagascar

Zoo di New York, è il compleanno di Marty la Zebra. Alex il Leone star dello zoo, Melman la Giraffa e Gloria l’Ippopotamo lo festeggiano con affetto. Marty, però, è insoddisfatto: è curioso di sapere com’è il mondo al di fuori della gabbia dorata e propone a tutti di uscire a «dare una sbirciatina». Gli amici non lo sostengono, a loro la loro vita va benissimo, ma si fanno coraggio e lo vanno a cercare quando si accorgono che Marty è scomparso. Quella che doveva essere la gita di un giorno si trasforma in un vero e proprio viaggio quando i quattro vengono catturati, inscatolati e caricati su una nave diretta in Africa. Complice un gruppo di pinguini sabotatori, Marty, Alex, Melman e Gloria si ritrovano sulle spiagge dell’incontaminata isola di Madagascar. Il ritorno alla natura è un vero e proprio shock per tutti, escluso Marty, naturalmente, che ribadisce il suo addio alla civiltà con entusiasmo. Anche lui dovrà però fare i conti con il «richiamo della foresta» quando Alex il Leone scoprirà il suo istinto predatore. Dai realizzatori di Shrek e Shark Tale , un nuovo film che non conquisterà solo i più piccoli. Se siete thirty something vi commuoverete fin dall’inzio, quando le note del tema di Nata libera invaderanno la sala. Il film, nella migliore tradizione Dreamworks, è tutto una citazione: da Marty/John Travolta a spasso per le strade di Manhattan alla «cavalcata» nella giungla sulle note di Alla conquista del West , ai pinguini caratterizzati in puro stile «spia venuta dal freddo». Anche i personaggi colpiscono per il loro anticonformismo. Alex il leone più che un animale in gabbia sembra una star di Hollywood, con tanto di lettino solare e gadget personalizzati. Melman, la giraffa ipocondriaca, alla proposta di Marty di esplorare il mondo, risponde: «Non possiamo andare nella giungla, non è igienico». Il tema dell’innocenza primitiva, del ritorno alla natura, della lotta tra istinto e razionalità non è certo nuovo ma, affrontato con una buona dose di spregiudicata ironia, vi garantirà un divertimento, una volta tanto, arguto e intelligente.  Come per ogni film d’animazione che si rispetti, grande attenzione è riservata alle voci dei personaggi principali: nella versione italiana sono di Ale (Alex) e Franz (Marty), Michelle Hunziker (Gloria) e Fabio De Luigi (Melman). (sara dania)

 

Arthur e il popolo dei Minimei

Arthur è un bambino di dieci anni che fantastica di paesi lontani e popoli sconosciuti grazie ai racconti di un nonno scomparso misteriosamente ormai da qualche anno e a una nonna che lo vizia amorevolmente di fiabe. In un libro magico scopre l’esistenza di un mondo a lui vicino – proprio nel suo giardino, prossimo all’esproprio da parte di un immobiliarista senza scrupoli – abitato da elfi e principesse e da un malvagio assoluto: il terribile Maltazard. Solo lui, il piccolo e astuto Arthur, potrà sconfiggere il Male, conquistare la principessa, trovare il tesoro nascosto e riscattare la proprietà di famiglia, ma per farlo avrà bisogno di ingegneri talpa, capi tribù, guide generose e tanto, tanto coraggio.

Avatar

Jake Sully è un ex Marine costretto a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante la disabilità fisica, nel cuore Jake è rimasto un combattente. Viene arruolato e, dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l’avamposto degli umani su Pandora, dove un consorzio di aziende è impegnato nell’estrazione di un raro minerale, indispensabile per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l’atmosfera di Pandora è tossica, è stato sviluppato il Programma Avatar, che permette di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere all’atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora… i Na’vi.

Rinato nel corpo di un avatar, Jake può camminare di nuovo e dare inizio alla missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Na?vi, che sono diventati un serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na’vi, Neytiri, gli salva la vita e questo cambia tutto. Jake viene accolto nel suo Clan e impara ad essere uno di loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini.
Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l’uomo impara a rispettare i Na’vi e il mondo in cui vivono e, alla fine, si schiera dalla loro parte. Presto Jake dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na’vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero.

Dodici anni dopo ‘Titanic’, Cameron dirige un progetto ancora più ambizioso e costoso (500 milioni di dollari) efacendo un uso eccellente del 3D Delude, invece, la banalità della sceneggiatura che riduce tutto a un messaggio ecologico ingenuo e prevedibile, lontano mille miglia dalla profondità che la stessa Hollywood aveva saputo toccare. Successo planetario al botteghino (2 miliardi e 700 milioni di dollari) .Ben 9 nomination agli Oscar del 2009 ma ‘solo’ tre statuette (per Scenografia, Effetti speciali e Fotografia), con Cameron che viene battuto neri premi ‘pesanti’ dall’ex moglie Kathryn Bigelow con ‘The Hurt Locker’.

Titan A.E.

Anno 3028. La razza umana, al culmine del suo sviluppo tecnologico, viene annientata dagli spietati Drej. Il professor Tucker affida al figlio Cale un anello in grado di attivare un’ipersofisticata astronave di sua invenzione: il Titan A.E. 15 anni dopo: Cale lavora in una discarica spaziale; gli umani sono praticamente estinti, ma dal passato spunta fuori Corso, vecchio amico di Tucker, che tenta di convincere Cale a ritrovare il Titan A.E. e a lottare così per la causa dell’umanità. Dopo il flop di Anastasia Don Bluth ci riprova, ma Titan A. E. – al di là delle prodezze tecniche ostentate – è un’opera che riafferma tutti i limiti di un cineasta il quale, ossessionato dalla realizzazione e dal «maraviglioso», non riesce ad attivare alcuna suggestione narrativa. Sfruttando una misera traccia parahubbardiana (siamo dalle parti di Attacco alla Terra ), Bluth mette in campo tutti i progressi compiuti dalla sua squadra: e si tratta comunque di cose notevolissime, che però hanno il difetto di ritrovarsi in un film drammaticamente inerte, al quale manca quel soffio vitale che rende interessante anche il meno ispirato dei cartoon Disney. Come in una specie di showcase industriale, Titan A.E. risulta così un prodotto promozionale di tutte le maraviglie realizzabili in un futuro non lontano, del tutto privo di quel radicamento affettivo indispensabile per incontrare i bisogni immaginari del pubblico. (giona a. nazzaro)

Alla ricerca di Nemo

Nemo è un pesciolino pagliaccio. Vive con il padre, Marlin, che non è un cuor di leone, in una casa-anemone sulla barriera corallina. Il papà non sembra avere tanta fiducia nelle doti del suo piccino, tanto che Nemo, dopo un litigio («Ti odio», gli dice sul muso) scappa a pinne levate verso l’oceano aperto dove c’è una barca. Sfortunatamente finisce nella rete di un sommozzatore. E si ritroverà nell’acquario di un dentista di Sydney in compagnia di altri pesci. Marlin vincerà tutte le sue paure, attraverserà l’oceano, seguirà la corrente dell’Australia Orientale per cercare di ritrovare suo figlio. E, in compagnia della smemorata ma dolcissima Dory, si imbatterà nelle meduse, negli squali buoni Randa, Fiocco e Bruto, nella tartaruga Scorza, nella balena, nei gabbiani e nel pellicano Amilcare prima di ritrovare il sorriso del suo pesciolino…

Alla ricerca di Nemo è l’ultimo lavoro della premiata ditta Pixar&Disney (dopo Toy Story, A Bug’s Life, Toy Story 2 e il fantastico Monsters & Co.) Questa volta i pesci sono protagonisti di una bella favola adatta ai bambini che ammireranno i fondali marini e i suoi coloratissimi abitanti (cercando di indovinarne i nomi), si spaventeranno con gli squali e la balena (all’inizio del film c’è un barracuda che fa strage della mamma di Nemo, Carol, e delle uova con i fratellini), rideranno delle buffe avventure tra le tartarughe e magari penseranno anche che tenere i pesci prigionieri nell’acquario di casa non è bello (per i pesci). Per i grandi c’è anche qualcosa in più: oltre al messaggio ecologico (e a questo proposito le associazioni ambientaliste hanno invitato gli spettatori italiani a non andare a comprare i pesci pagliaccio da tenere nella boccia di vetro per evitare fenomeni di abbandono come è successo negli Usa dopo l’uscita del film), c’è anche quello del rappporto padre-figlio: nel film c’è un papà un po’ fifone che, cercando di proteggere il figlio, non gli dà fiducia, non lo lascia libero, inducendolo così a ribellarsi. Ne usciranno naturalmente bene tutti e due. Il papà ritrova la grinta, il figlio chiede scusa e trova la sua strada da solo.

Un bel film, coloratissimo, divertente, con tanti incontri incredibili nella profondità del mare. Con personaggi secondari buffi e azzeccati. Ma, a parte l’espediente della tentata fuga dall’acquario (i pesci nella rete e la già vista scena della balena), mancano le invenzioni folli e sbalorditive di Monsters & Co. La trama è più lineare, senza troppe sorprese. Resta l’incanto dell’animazione digitale di pesci e umani, di un fondo marino strepitoso e dell’incantevole baia di Sydney. In attesa di un altro capolavoro, forse (ma speriamo di no) l’ultimo dell’accoppiata Pixar-Disney, The Incredibles. Per gli amanti dei film della Pixar, ci sono anche i camei dei personaggi degli altri lungometraggi: il furgoncino della Pizza Planet e Buzz Lightyear (nello studio del dentista) da Toy Story, Mike da Monsters & Co. (nei titoli di coda mentre fa il subacqueo) e una delle auto protagoniste del prossimo Cars della Pixar. C’è anche un riferimento a The Incredibles, che vedremo nel Natale 2004: un ragazzino nello studio del dentista sta leggendo un libro dal titolo, appunto, The Incredibles. Tra le altre curiosità, ci sono due omaggi a Hitchcock: un chiaro riferimento a Gli uccelli nell’attacco dei gabbiani e un altro a Psycho: le musiche che accompagnano l’entrata di Darla, la diabolica nipotina del dentista, si ispirano a quelle di Bernard Herrmann. Con i quattrocento morti iniziali (la mamma e le 400 uova con i fratelini di Nemo), Alla ricerca di Nemo è il film Disney con il più alto numero di morti, con un chiaro riferimento a Bambi in versione subacquea. Le voci italiane (perfette) sono di Luca Zingaretti (Marlin), Carla Signoris (Dory), Stefano Masciarelli (Crosta, la tarturuga vecchia 150 anni), mentre Nemo è il piccolo Alex Polidori, 8 anni. Negli Stati Uniti il film ha sbriciolato tutti gli incassi della storia dell’animazione. Ultima annotazione: da non perdere lo straordinario corto iniziale sugli strani destini dei souvenir: Knick Knack. Oscar 2004 come miglior film di animazione. (d.c.i.)

Mulan

La trasposizione animata e musicata della Disney di un’antica leggenda cinese secondo la quale una cocciuta ragazza si traveste da ragazzo per poter prendere il posto del padre nell’armata imperiale e portare così onore alla famiglia. I disegni e il montaggio sono impressionanti, con un personaggio principale forte e affascinante. La solita formula della commedia, anche se divertente, è irritante e inutile in una storia così drammatica. Seguito da un sequel per il mercato video. Una nomination agli Oscar per il Miglior Brano.

Aladdin

La versione Disney di questa avventura da Mille e una notte, in cui Aladdin evoca un potente genio, sembra più vicina alla sensibilità dei vecchi cartoni animati targati Warner Bros. Il ritmo incalzante è il punto di forza di questo cartone pieno di colori e canzoni, animato da Eric Goldberg; per il resto, si tratta di un prodotto piuttosto convenzionale. Musiche di Alan Menken, Howard Ashman e Tim Rice: due Oscar, non solo per la miglior colonna sonora (Menken), ma anche per la miglior canzone originale (A Whole New World, di Menken e Rice). Il film ha dato origine a due sequel destinati al mercato homevideo: Il ritorno di Jafar e Aladdin e il re dei ladri, e a una serie animata per il piccolo schermo.

La Bella e la Bestia

Versione animata firmata Disney di una favola classica, con la graziosa Bella e la feroce Bestia: quest’ultimo vive solitario in un castello (con la sola compagnia delle stoviglie e del mobilio parlante), ma saprà farsi amare. Lo stile è quello dei musical di Broadway, con in più una buona sceneggiatura scritta da Alan Menken. La prima pellicola animata a candidarsi all’Oscar come miglior film. Rieditato nel 2002, con 4 minuti in più e una sequenza inedita dal titolo Nuovamente umani. Il successo del film ha generato un musical, una serie tv e due sequel (usciti direttamente in homevideo).

Fantastic Mr. Fox

Boggis, Bunce e Bean sono tre contadini che vivono nella loro fattoria: sono disonesti ed egoisti, e trattano male i propri animali. Così il signor Fox, una volpe che vive con la sua famiglia ai piedi di una collina, decide di coinvolgere tutti gli animali e organizzare una rivolta contro i tre tiranni. Anderson si ispira a un breve libro illustrato di Roald Dahl e costruisce un universo bizzarro e inconfondibile. Vi si ritrovano tutti i temi del suo cinema – le dinamiche familiari con padri immaturi e figli pecore, il mito della seconda chance, il ribellismo da college, l’ombra della morte – e anche il suo stile stralunato, enfatizzato da un’animazione che non cerca mai di essere naturalistica. Scenografie e personaggi sono costruiti  con cura amorevole, lo humour è paradossale, raffinato e spesso fulminante. Peccato solo che i bambini rischino di annoiarsi. 

Ken il guerriero – La leggenda di Raoul

Reina attende fiduciosa Raoul per fare ritorno nella Terra di Shura, da dove proviene, insieme al pirata Akashachi. Contemporaneamente, Raoul continua a procedere lungo la via verso l’egemonia totale. Tuttavia, l’avanzata del Re di Hokuto viene rallentata dall’apparizione del misterioso “ultimo generale di Nanto”, che cela il suo volto dietro una maschera di ferro, e dal suo Esercito Volontario. Shuren delle Fiamme, Fudo della Montagna e Rihaku del Mare delle Cinque Forze di Nanto, che hanno il compito di proteggere l’Ultimo Generale di Nanto, comprendono che è giunto il momento di unirsi a Kenshiro il salvatore, colui che si è impadronito del sentimento dell’amore e della tristezza, continuando a lottare dalla parte degli oppressi, per sfidare coraggiosamente l’esercito del Re di Hokuto. Kenshiro, incontrando Fudo della Montagna, decide a sua volta di combattere a fianco dell’Esercito Volontario.

Contemporaneamente, Raoul viene perseguitato dal fantasma di suo padre e maestro Ryuken. Ryuken spiega a Raoul che gli sarà impossibile sconfiggere Kenshiro, e gli fa notare la fragilità dell’egemonia conquistata. Tuttavia Raoul è fermamente convinto che la conquista dell’egemonia sia la grande impresa della sua vita e compie il passo decisivo: attaccare col suo esercito la fortezza in cui si trova l’Ultimo Generale di Nanto: Raoul scopre che sotto l’armatura si cela la sua amata Julia. Allo stesso tempo anche Kenshiro, messo al corrente dell’identità dell’Ultimo Generale di Nanto, si precipita dalla fidanzata che credeva morta con l’intento di salvarla! In questo modo le strade dei due fratelli di Hokuto si incroceranno dando vita a un inevitabile scontro.

Gli Incredibili

Film della Pixar in animazione computerizzata: una famiglia di supereroi vive sotto un programma di protezione testimoni e deve reprimere i propri superpoteri… finché un anonimo cliente si rivolge a Mr. Incredibile per avere una mano. Inizia come una commedia tagliente, poi si trasforma in un film d’azione stile fumetto: ne consegue uno slittamento del tono e un allungamento della storia, ma alla fine tutto va a posto. Il regista-sceneggiatore Bird fornisce la voce alla designer Edna Mode, e vi è un cammeo (che è anche un tributo) di Frank Thomas e Ollie Johnston, leggendari “cartoonist” della Disney. Oscar come miglior film d’animazione e per gli effetti sonori. Digital Widescreen.

Pokémon – Il film

Il fenomeno/videogame per bambini/cartone animato in tv/gioco di carte approda al grande schermo con un mediocre soggetto su un clone Pokémon mutante, Mewtwo, che intende conquistare il mondo. Non molto eccitante, con un’animazione appena adeguata, ma ai bambini probabilmente non importerà. Quattro i sequel.

Giù per il tubo

Roddy è un topo domestico che se la spassa nei quartieri alti di Kensington a Londra. Vive in un’enorme gabbia dorata all’interno di un elegante appartamento. Si sta divertendo in assenza dei padroni di casa insieme alle varie Barbie della sua padroncina quando un rigurgito dello scarico fa emergere Syd, un topo di fogna dai modi tutt’altro che raffinati. Roddy non può tollerare la presenza di un altro animale che potrebbe insidiare la sua
posizione:
pensa così di liberarsi dello sgradito (e sudicio) ospite scaricandolo nello sciacquone. Syd però non è così tonto come sembra e ripaga Roddy con la stessa moneta spingendolo dal bordo della tazza. Il topo si ritrova così in una Londra sotterranea (con tanto di Big Ben) abitata da soli suoi simili. Qui farà la conoscenza dell’affascinante topolina Lidia e del malvagio rospo Toad vivendo molte avventure nel tentativo di ritornare alla sua vita da animale privilegiato.

La recensione

La nuova avventura realizzata a quattro mani dall’americana DreamWorks e dall’inglese Aardman chiude le uscite delle pellicole d’animazione del 2006.
Giù per il tubo
non rompe con l’impostazione

Z la formica

Divertente cartone animato che ha come protagonista una formica di nome Z (con la voce e la personalità di Woody Allen) che non riesce ad adattarsi all’irreggimentazione – a maggior ragione dopo che si innamora della figlia della regina delle formiche, la principessa Bala. Nel frattempo la colonia viene minacciata sia dalle termiti che da un generale megalomane con un suo piano. Intelligente e godibile (in particolare per i fan di Allen), ma troppo sofisticato e violento per i più giovani. Una nomination ai BAFTA:

La strada per El Dorado

I cartoons della DreamWorks – bisogna ammetterlo – sono molto più potabili di quelli che la Disney ci propina da oltre trent’anni con la stessa formula. Dopo Il principe d’Egitto , la nuova avventura animata è ambientata nientemeno che all’epoca dei Conquistadores e racconta della leggendaria Eldorado, che costò agli indios un genocidio di dimensioni spaventose. Ma La strada per Eldorado è soprattutto un romanzo picaresco, che nell’impianto narrativo ricorda L’uomo che volle farsi re di John Huston. Due balordi, Tulio e Miguel, si imbarcano per caso (e per necessità) su una nave diretta nel Nuovo Mondo e finiscono addirittura nella vagheggiata Città dell’Oro, dove si spacciano per divinità e si ritrovano nel bel mezzo dell’agone politico e della lotta per il potere. Tutto sommato il divertimento non è affatto tarato su standard infantili, e soprattutto nel film aleggia un po’ di Storia. Il che non guasta. (anton giulio mancino)

Cenerentola

Una delle migliori fiabe animate di Walt Disney racconta la classica storia aggiungendo deliziose variazioni comiche, tra le quali una coppia di topi di nome Gas e Jack che diventeranno presto amici dell’eroina maltrattata. La melodiosa colonna sonora comprende I sogni son desideri e Bibbidi Bobbidi Bu. Seguito 52 anni dopo da un sequel uscito direttamente in homevideo. Tre nomination agli Oscar all’epoca.

Lupin III: Il Castello Di Cagliostro

Nuova versione del film d’animazione del 1979 diretto dal maestro Hayao Miyazaki, rimasterizzato e ridoppiato con le voci del cartone animato televisivo. Lupin e Jigen hanno scoperto chi sta stampando soldi falsi e mettendo in ginocchio l’economia mondiale: il conte Cagliostro, governatore dell’omonimo Paese. Il nobile tiene imprigionata fra le mura del suo castello la bella principessa Clarissa, che sa dove è nascosto un fantastico tesoro. Il discendente giapponese del ladro/gentiluomo francese ha un piano per liberarla e, ovviamente, impadronirsi del prezioso malloppo.

La sirenetta

Delizioso prodotto d’animazione della Disney tratto liberamente da un racconto di Hans Christian Andersen su una giovane sirena di nome Ariel che vorrebbe essere umana. Alcuni punti della trama sono discutibili, ma il film è così piacevole che non ne vale la pena. Gli esuberanti numeri musicali comprendono Kiss the Girl, Part of Your World e Under the Sea, cantata da un granchio jamaicano di nome Sebastian (Wright). Ha vinto gli Oscar per la Migliore Colonna Sonora Originale (Alan Menken) e per la Miglior Canzone (Under the Sea, di Menken e Howard Ashman). Seguito da una serie d’animazione per la tv e un sequel direttamente in video.

Atlantis – L’impero perduto

Caspita, l’inizio è promettente. C’è quel matto di Milo Thatch, addetto alle caldaie nonché linguista e cartografo del museo di scienze naturali di Washington, occhiali su naso, dinoccolato come Pippo, che ha intuito come arrivare nel continente perduto di Atlantide. Certo, ha la mascella squadrata come tutti i protagonisti Disney dell’era del computer, però si fa ben volere. E poi in quella sua aula-ufficio-scantinato nella Washington del 1914 c’è persino un orologio a cucù, niente a che vedere con quelli meravigliosi di Geppetto, ma comunque un tocco di poesia e di nostalgia… Ma poi… Insomma, Milo è un giovane studioso che ha decifrato i geroglifici del continente perduto seguendo le orme del vecchio nonno esploratore, ha scoperto la via e ha anche trovato chi gli mette a disposizione sottomarino, soldi e compagni di viaggio, il milionario Preston Whitmore. Bentornati caratteristi: c’è Vinny, l’addetto agli esplosivi, che parla siciliano; c’è Audrey Ramirez, una ragazzetta sveglia sudamericana, che sa tutto di motori e sogna un’officina; c’è Molière, buffo personaggio che scaverebbe qualunque cosa e colleziona terre del mondo; c’è Joushua Sweet, un colosso indio che fa il medico dal cuore grande grande… Poi ci sono il cattivo, il capitano Rourke, e una maliarda sexy-crudele, il tenente Helga (faranno una brutta fine). Si parte, ma subito, prima di immettersi in un budello sottomarino e sbarcare ad Atlantide, ecco degli enormi mostri più tecnologici che marini (assomigliano in modo impressionante agli scarafaggioni di Lara Croft…). Molto poco poetici, molto giapponesi, molto fuori tempo (siamo pur sempre nel 1914, quando la Grande Guerra non era ancora cominciata). Laggiù Milo incontra la figlia del vecchio re, la principessa Kida. Cercheranno di salvare quella civiltà che aveva scoperto l’energia già migliaia di anni fa. Il comandante della spedizione, il cattivo Rourke, cerca di sfruttare la scoperta, ma l’equipaggio si ribella e segue Milo. Atlantide, dopo ponti che crollano, vulcani che eruttano, montagne che si sbriciolano, energie che si sprigionano, esplosioni, attacchi dei mostri (troppo…), è salva. La principessa risucchiata dall’energia primigenia torna da Milo, che corona il suo sogno d’amore e di scienza.
Inutile rimpiangere i vecchi cartoni di zio Walt: le facce ormai sono rettangolari, le unghie triangolari, i ciuffi dei capelli squadrati, i corpi tagliati con l’accetta del computer, gli effetti speciali, come i colpi di scena, a raffica, la colonna sonora non sdolcinata ma rombante… Per fortuna gli sfondi (non tutti) sono di nuovi dipinti e non banalmente monocromatici come ne Le follie dell’imperatore (quasi un terzo del film è disegnato a mano, il resto al computer). Il ritmo è forsennato (a parte l’avvio più classico), le peripezie continue, tra Indiana Jones, Julius Verne, i Pokemon e i videogiochi. Ma alla fine, nel modo più rassicurante, vincono i buoni che vivranno felici e contenti. Il film piacerà, come al solito, ai bambini. In America, Atlantis , in formato 70 mm, non è stato accolto con il successo che la produzione si aspettava. E nell’anno di Shrek il pur simpatico Milo ha dovuto inchinarsi al mostro. Anche la critica è stata tiepida. Nell’edizione originale, la voce di Milo è dell’attore Michael J. Fox. Il cartoon ha avuto, all’uscita nelle sale americane, un’accusa di plagio, qualcuno ha riscontrato forti somiglianze con una serie di cartoni giapponesi passati in tv qualche anno prima. La colonna sonora italiana è dei Gazosa. (raffaella rietmann)

Il libro della giungla

Geniale film animato di Disney, libero adattamento dei racconti di Rudyard Kipling. Il tranquillo orso di nome Baloo (a cui Harris dà una voce memorabile) si prende cura di Mowgli, il ragazzo allevato dai lupi e si unisce a lui nelle avventure nella giungla. Un cast di attori selezionati collaborano a creare vivide caratterizzazioni in questo film rilassato. Tra le canzoni The Bare Necessities, I Wanna Be Like You, Trust in Me. Con un sequel, 36 anni dopo. Rifatto nel 1998 come film “live action”, uscito direttamente in homevideo: The Jungle Book: Mowgli’s Story. Una nomination agli Oscar.

Alla ricerca della valle incantata

Un piccolo dinosauro rimasto orfano deve intraprendere un viaggio verso una valle rigogliosa dove lui e la sua specie possano sopravvivere. Lungo la strada, incontra altri giovani amici di altre specie di dinosauri che si uniscono nel cammino. Un cartoon godibile, anche se il ritmo è un po’ lento per il pubblico più giovane. Numerosi (troppi) seguiti in video.

American Pop

Ambiziosa pellicola d’animazione, che racconta la storia della musica americana del XX secolo attraverso alcuni dei suoi protagonisti fondamentali. Il film è appassionante dal punto di vista narrativo e ottimo da quello grafico, ma non manca qualche caduta di tono. Gli esperti apprezzeranno l’uso del “rotoscope” (che permette l’animazione a partire da una sequenza con attori in carne e ossa). Un ultimo dilemma: perché il culmine di questa saga epica che percorre le generazioni è la nascita del punk?

Shrek

Shrek

mame cinema SHREK - STASERA IN TV IL PRIMO FILM DELLA SAGA scena
Una scena del film

L’orco Shrek (doppiato da Mike Meyers in originale e da Renato Cecchetto in italiano) desidera solo una cosa: vivere in pace e in solitudine nella sua fangosa palude. Ma quando Lord Farquaad (John Lithgow in originale, Oreste Rizzini in italiano) decide di cacciare tutte le creature magiche dai suoi feudi, esse si rifugiano proprio nella palude di Shrek. In compagnia dell’irriverente asino parlante Ciuchino (Eddie Murphy in originale, Nanni Baldini in italiano), l’orco va quindi a presentare le sue lamentele presso il lord.

Dal canto suo, Lord Farquaad ambisce al titolo di re, ma, per diventare un sovrano, dovrà sposare la figlia di un sovrano. Fra le tre candidate disponibili, Farquaad sceglie la principessa Fiona (Cameron Diaz in originale, Selvaggia Quattrini in italiano), la quale però vive in un lugubre castello sorvegliato da un pericoloso drago. Il lord, essendo esile e basso di statura, sa di non poter affrontare una simile impresa, perciò convince Shrek a portare Fiona da lui in cambio dell’evacuazione della palude.

L’orco accetta e va a salvare Fiona insieme a Ciuchino. Ma, da questo momento in poi, il protagonista comincia a sentire il bisogno di evadere dalla propria solitudine. E un’importante lezione sulla differenza tra essenza e apparenza gli cambierà la vita.

Curiosità

  • Il film, del 2001, è diretto da Andrew Adamson e Vicky Jenson.
  • Il personaggio di Ciuchino è stato modellato su Pericles, un vero ciuco di Barron Park, Palo Alto, in California. Secondo alcuni rumor, Shrek sarebbe invece basato sul wrestler francese Maurice Tillet (1903-1954), nonostante la DreamWorks non ne abbia mai dato conferma ufficiale.
  • La pellicola ha incassato circa 484 409 218 dollari in tutto il mondo, ricevendo generalmente recensioni positive da parte della critica.
  • I personaggi sono diventati ormai un cult della cultura popolare, così come la colonna sonora del film (tra cui I’m a believer e All Star degli Smash Mouth).

RECENSIONE

La demenzialità in stile fratelli Farrelly irrompe nel mondo delle favole (e dei cartoon digitali). Fortunatamente il tocco degli autori di Shrek non è altrettanto pesante e il film è di ben altra levatura rispetto alle commedie dei registi di Tutti pazzi per Mary . La scelta di alzare il target di età – o comunque di ampliare il bacino di pubblico, dai più piccoli agli adulti oltre i quaranta – è evidente fin dalla scelta delle voci originali dei protagonisti: Mike Myers (quello della geniale serie Austin Powers ) per Shrek, Eddie Murphy per Ciuchino (in originale Donkey) e Cameron Diaz per la bella Fiona. Il doppiaggio italiano, purtroppo, ci nega il privilegio di ascoltare le prodezze vocali dei divi appena menzionati (e il rammarico, per lo scatenato Murphy, non è poco), anche se il fascino visivo del film, legato ai maghi dell’animazione digitale della PDI/DreamWorks (già artefici di Z la formica ), è intatto. Nessuna invenzione clamorosa, rispetto a gioielli come A Bug’s Life o Galline in fuga , ma comunque una buona serie di trovate divertenti (a dir poco esilarante la parodia di The Matrix ) e un andamento anarcoide e surreale che lascia piacevolmente sorpresi. In aggiunta, un finale in cui s’insegna giustamente ai bambini – ma anche ai più grandi – che la bellezza fisica è (o dovrebbe essere) del tutto relativa. Almeno nelle favole. (andrea tagliacozzo)

Azur e Asmar

Tanto tempo fa, in un paese lontano, due neonati, uno biondo e l’altro bruno, crescono allattati dalla stessa nutrice. Il primo è tuttavia figlio del signore del luogo, e a un certo punto sarà bruscamente separato dal fratellastro. Entrambi i giovani, ormai cresciuti, si ricordano tuttavia della leggenda della fata Djinns appresa dalla balia. Partono perciò, in competizione fra loro, alla ricerca della fata, andando incontro a mille avventure nel misterioso Maghreb. Il film, realizzato dallo stesso autore di

Kirikù e la strega Karabà
e

Kirikù e gli animali selvaggi,
il francese Michel Ocelot, è stato presentato a Cannes 2006 nella
Quinzaine des Realisateurs
e in seguito alla prima
Festa del cinema
di Roma, nella sezione dedicata ai film per l’

Il gigante di ferro

Sorprendente ed originale lungometraggio animato getta garbatamente il ridicolo sulla paranoia degli anni Cinquanta (e sui film di fantascienza) quando un ragazzo fa amicizia con un’enorme creatura robotica proveniente dallo spazio. Che l’autore-regista Bird e i suoi animatori possano inculcare tali sentimenti in un personaggio metallico è solo uno dei vanti del film. Basato sul libro L’uomo di ferro di Ted Hughes. Celco-Widescreen.

Taron e la pentola magica

Una pellicola animata costosa e ambiziosa firmata Disney: un buon prodotto, ottimamente animato che piacerà ai bambini… ma niente di indimenticabile. La trama: un ragazzo deve trovare la pentola magica prima che cada nelle mani del malvagio re Cornelius. Le scene migliori sono quelle che vedono protagonisti due personaggi-macchietta, Rospus e Gurghy. Super Technirama 70.

Fievel sbarca in America

Alla fine dell’Ottocento, un topino russo viene strappato alla sua famiglia, appena emigrata in America. Cartone animato divertente e toccante, con un protagonista davvero carino: purtroppo manca una storia all’altezza (tre momenti di climax sono forse un po’ troppi…). Prima incursione di Spielberg nel cinema d’animazione, nel ruolo di produttore. Con tre sequel e una serie animata intitolata Fievel’s American Tails.

Hercules

Divertente cartoon Disney ispirato alla mitologia greca. Il piccolo Hercules viene rapito dal monte Olimpo dagli scherani del perfido Ade: allevato come un mortale dalla forza prodigiosa, dovrà dimostrare tutto il proprio eroismo per ritrovare spazio nel consesso degli dei. La storia, già spassosa di per sé, è un fuoco di fila di gag e canzoni (di Alan Menken e David Zippel); fra le chicche dell’edizione originale c’è l’interpretazione di Woods, che dà voce a un “villain” garrulo e loquace. La storia continua nella serie tv e in un sequel homevideo. Una nomination agli Oscar.

Yellow Submarine – Il sottomarino giallo

Puro diletto, un fantasmagorico film d’animazione con molto da vedere e da sentire; le canzoni dei Beatles, le freddure e gli scherzi combinati con uno surreale scenario da pop art, con i “Fab Four” che cercano di salvare Pepperlandia dai Biechi Blu. Unico e tonificante. Fra le canzoni figurano Lucy in the Sky with Diamonds, When I’m sixty-four, All You Need Is Love. Una versione alternativa dura 90 minuti e include Hey Bulldog!

Alice nel paese delle meraviglie

Divertente versione animata del racconto di Carroll, a tratti un po’ fredda. Il team Disney fa rivivere sullo schermo lo Stregatto, la Regina di Cuori e il Cappellaio Matto. Film che si regge sui singoli episodi, con canzoni trascinanti come È tardi e La canzone del non-compleanno. Una nominatio all’Oscar.

Valzer con Bashir

Una sera, in un bar, un vecchio amico racconta al regista Ari Folman un incubo ricorrente nel quale 26 cani feroci lo inseguono, lo stesso numero di animali, ogni notte. I due giungono alla conclusione che c’è un legame tra l’incubo e la loro missione nelle file dell’esercito israeliano durante la prima guerra del Libano, all’inizio degli anni Ottanta. Ari si sorprende a scoprire di non ricordare niente di quel periodo della sua vita. Incuriosito da questo fatto inspiegabile, decide di incontrare e intervistare vecchi amici e compagni d’armi in giro per il mondo. Ha bisogno di scoprire la verità su quel periodo e su se stesso. Mano a mano che Ari va avanti con le ricerche, nella sua memoria cominciano ad emergere immagini surreali…

A Christmas Carol

Anche quest’anno Scrooge non ha intenzione di godersi il Natale. Durante il ritorno verso casa però, incontrerà il fantasma del suo vecchio socio in affari, Joseph Marley, che cercherà di aiutarlo a riparare gli errori del passato. Rivisitazione del famoso romanzo di Charles Dickens in una moderna animazione 3D.

Polar Express

Un ragazzino che vuole disperatamente vedere Babbo Natale coi propri occhi una vigilia di Natale coperta di neve ottiene di più di quel che si aspettava quando sale su un treno che si ferma proprio davanti a casa sua. Espansione del libro per bambini dalle bellissime illustrazioni di Chris Van Allsburg (ambientato nel Midwest negli anni Cinquanta) mantiene un senso di meraviglia mentre il ragazzo e i suoi nuovi amici viaggiano verso il Polo Nord. La tecnica di animazione digitale della “Performance Capture” rende tutti i personaggi leggermente irreali — i bambini sembra che portino delle dentiere — ma a parte il fatto di aver consentito a Tom Hanks di interpretare cinque ruoli, non sembra essere valsa la pena. Comunque un’avventura divertente quanto basta per i bambini. Le belle canzoni di Glen Ballare e Alan Silvestri si mischiano con celebri classici natalizi. Hanks è anche co-produttore esecutivo. Tre nomination agli Oscar.

Le avventure di Peter Pan

Delizioso lungometraggio a cartoni animati della Disney, tratto dalla classica storia di James M. Barrie: Peter porta Wendy, Michael e John Darling sull’Isola che non c’è, dove combattono contro Capitan Uncino e la sua banda di pirati. Il momento migliore è musicale, You Can Fly, mentre i bambini sorvolano la città di Londra. Seguito nel 2002 da Ritorno all’isola che non c’è.