Maverick

Aggiornamento svogliato della serie televisiva degli anni Sessanta ricordata con affetto che si avvalle fortemente del fascino individuale per portare avanti una storia che si trascina troppo lenta e troppo a lungo. Gibson è divertente nei panni dell’abile baro delle carte a caccia di piatti ricchi a poker e il cast è pieno di facce familiari dal mondo dei western televisivi d’annata e della musica country contemporanea. Cercate un paio di cammei delle star dei film precedenti del regista Donner. Garner, che recitò nella vecchia serie tv, qui fa un maresciallo. Sceneggiatura di William Goldman. Panavision.

Sabbie rosse

Uno sceriffo sottrae un uomo anziano, ingiustamente accusato di omicidio, al linciaggio della folla. Mentre scorta il vecchio in città, dove questi verrà sottoposto a un regolare processo, il tutore della legge deve difendersi dagli attacchi dei parenti della vittima che vorrebbero giustiziare il prigioniero. Un western di stampo classico del quale Kirk Douglas nella sua autobiografia parla in termini poco lusinghieri. Probabilmente a torto. Infatti, pur essendo un lavoro minore del regista Raoul Walsh, il film ha non pochi pregi (non ultimo, l’interpretazione dello stesso Douglas). (andrea tagliacozzo)

Buffalo Bill e gli indiani

L’idea di Altman è che Buffalo Bill fosse un imbroglione con manie di grandezza, e insiste su questo punto per due ore. Non privo di interesse, il film affronta il tema del rapporto tra realtà e leggenda in un prodotto ibrido falsato dai tagli del produttore Dino De Laurentiis che modificarono sotanzialmente il montaggio, ma si tratta diuno dei film più noiosi del regista. Orso d’oro a Berlino.

Tombstone

Wyatt Earp (Russell) cerca di lasciarsi alle spalle i suoi giorni violenti, trasferendosi a Tombstone coi due fratelli… ma la banda assassina nota come “i Cowboys” (tra i cui membri ci sono i Clanton) impone diversamente. Saga western non male, con una prova energica di Russell e una piacevolmente eccentrica di Kilmer nel ruolo del tubercolare Doc Holliday. La Delany, comunque, è completamente inadeguata come oggetto dell’amore di Wyatt, e la storia va avanti fino alla sparatoria dell’O.K. Corral, con una serie di ridondanti scontri a fuoco e rese dei conti. il vero cugino di quinto grado di Earp, Wyatt Earp, interpreta Billy Claiborne. Panavision.

Anche gli angeli mangiano fagioli

A New York, nel periodo della grande crisi economica, un campione di catch e l’inserviente di una palestra diventano gli scagnozzi di un temuto boss italoamericano. Incaricati di riscuotere le tangenti dai poveri negozianti di Little-Italy, i due, che sono dei bravi ragazzi, invece d’incassare il denaro finiscono per aiutarli di tasca propria. Parodia, a suon di cazzotti, dei vecchi gangster-movie americani in un film modesto ma divertente, di onesto intrattenimento. (andrea tagliacozzo)

…e poi lo chiamarono il magnifico

E.B. Clucher (al secolo Enzo Barboni) e Terence Hill, rispettivamente regista e interprete di Lo chiamavano Trinità e Continuavano a chiamarlo Trinità , riprendono, con scarsi esiti, le atmosfere e lo stile dei due fortunati predecessori. Dopo aver trascorso diverso tempo in un college britannico, Thomas, giovane dai modi raffinati, torna nel selvaggio West. Ci penseranno i compari del defunto, visconte inglese datosi al banditismo, a trasformarlo in un vero uomo. . (andrea tagliacozzo)

Il grande sentiero

David Rollins, Ian Keith. Epico western che potrebbe risultare ostico ad alcuni spettatori, ma rimane uno dei più riusciti fra i primi film sonori. John Wayne comincia con questo film la sua carriera di attore protagonista, mostrando già alcuni dei suoi tratti caratteristici. Girato originariamente con la pioneristica tecnica cinematografica in 70mm. “Grandeur”.

Balla coi lupi

Debutto di Kevin Costner dietro la macchina da presa, premiato da ben sette premi Oscar. Durante la guerra di Secessione, un tenente nordista sceglie di andare su un isolato avamposto della frontiera indiana. A poco a poco, l’uomo riesce a conquistare la fiducia di una confinante tribù di Sioux. Un western atipico e progressista che, col suo improvviso successo, ha dato quasi l’illusione di poter rilanciare il genere (ma, a parte Gli spietati , il rilancio non c’è stato). Nonostante la mastodontica durata, il film (che nell’edizione integrale dura 4 ore) non ha mai un momento di stanca. Regia sorprendentemente matura e personale. Costner si ripeterà diversi anni più tardi con L’uomo del giorno dopo, anche se la critica e il pubblico gli volteranno inspiegabilmente le spalle. (andrea tagliacozzo)

Dead Man

Un contadino, nell’Ottocento, va a cercare lavoro in un paese di frontiera. Quando però viene cacciato, uccide il figlio del datore di lavoro e scappa nella foresta… Di certo il miglior film di Jarmusch, probabilmente uno degli esiti più alti degli anni Novanta. Come molti di questo decennio, un film che canta la fine: ma una fine non più malinconica e nostalgica, ribelle o violenta, come era stata in Coppola, Hill o Peckinpah. Qui siamo dopo la morte di Hollywood, e non importa neanche più il western. Il tempo è quello della fantascienza, la lentezza sembra quella di 2001 (il lavoro sullo spazio-tempo di Dead Man è uno dei più estremi della storia del cinema statunitense). Oltre la frontiera e il gotico americano, oltre Melville e oltre America di Kafka, dalle parti forse di Gordon Pym, il commesso viaggiatore Johnny Depp ci guida per mano verso la morte dell’Occidente e non solo dell’America. Sacerdoti di questa fine sono gli spettri dei nativi, perché nemmeno nella natura c’è speranza, mentre tutti muoiono uccidendosi tra loro come nel finale di Fratelli , altro coevo film epocale. Perfetto Johnny Depp, splendide le musiche di Neil Young, essenziale il bianco e nero di Robby Müller. Un capolavoro nichilista. (emiliano morreale)

Lo chiamavano Trinità

Vagabondando in lungo e in largo per il West, il pistolero Trinità capita in un paese dove, con grande sorpresa, ritrova il fratello in veste di sceriffo. Questi, in realtà, è un furfante intenzionato a compiere un grande colpo ai danni di un ricco e malvagio proprietario di cavalli. Sulla scia dei film di Sergio Leone, uno dei più grandi successi del genere western-spaghetti, divertente e scanzonato. In seguito, il regista E.B. Clucher (pseudonimo di Enzo Barboni) si ritroverà più volte a dirigere Terence Hill e Bud Spencer (a partire, un anno più tardi, dal sequel altrettanto fortunato di questo film intitolato …Continuavano a chiamarlo Trinità ) con risultati quasi sempre più che dignitosi. (andrea tagliacozzo)

Mezzogiorno di fuoco

Il giorno del suo matrimonio, ma anche del suo ritiro dall’incarico, lo sceriffo Cooper scopre che un pistolero in cerca di vendetta sta per giungere in città. Pur avendo tutti i motivi per filarsela, decide di restare al proprio posto e di affrontare il rivale, pur senza l’aiuto di nessuno. La vicenda si dipana “minuto per minuto”, con il tempo scandito dai numerosi orologi disseminati sulla scena. Leggendario western incentrato su una crisi di coscienza, scritto da Carl Foreman e punteggiato dalla voce di Tex Ritter che interpreta il brano (vincitore dell’Oscar) Do Not Forsake Me, Oh My Darlin’ di Dimitri Tiomkin e Ned Washington. Altri Oscar per Cooper, per la colonna sonora di Tiomkin e per il montaggio di Elmo Williams e Harry Gerstad; nomination alla regia, come miglior film e alla sceneggiatura. Con un sequel girato nel 1980 e interpretato da Lee Majors; rifatto per la tv nel 2000. Ne esiste anche una versione colorizzata al computer.

La legge del capestro

Jeremy è un famigerato allevatore del Wyoming abituato a fare giustizia sommaria, impiccando chiunque commetta illegalità ai suoi danni. Il giovane Steve lo aiuta a salvarsi da un imboscata e l’allevatore, riconoscente, lo assume nel suo ranch. Un buon western psicologico tratto da un racconto di Jack Schaefer. Nello stesso anno James Cagney – che qui sostituisce Spencer Tracy, destinato al ruolo prima di litigare con il regista Robert Wise – girò un altro famoso western,
All’ombra del patibolo
, diretto da Nicholas Ray.
(andrea tagliacozzo)

L’ultima carovana

Un bieco sceriffo si unisce assieme al suo prigioniero Todd a una carovana di pionieri. Il tutore dell’ordine, nonostante le proteste del capo dei pionieri, tortura sadicamente il povero Todd. Questi, però, si ribella e lo uccide. La carovana, attaccata dagli indiani, viene decimata. Sarà Todd a guidare i superstiti attraverso le insidie del deserto. Bel western antirazzista, leggermente inferiore ad altri film di Delmer Daves, ma di indubbio fascino spettacolare.
(andrea tagliacozzo)

Il texano dagli occhi di ghiaccio

Lungo e violento western che comincia verso la fine della guerra civile: Eastwood è un pacifico agricoltore che si trasforma in fuorilegge quando i soldati dell’Unione sterminano la sua famiglia. Sulla sua testa viene messa una taglia, il che scatena una caccia al gatto col topo simile a un’odissea. Clint ha assunto il ruolo di regista dopo Philip Kaufman, che è figura come co-autore della sceneggiatura. Con un sequel: The Return of Josey Wales (ma senza Eastwood). Panavision. Una nomination all’Oscar alla colonna sonora.

L’uomo del West

Eccellente racconto che ha per oggetto le dispute terriere che degenerano nel vecchio West, con Brennan nei panni del volubile giudice Roy Bean (ruolo che gli è valso il suo terzo Oscar). Debutto cinematografico per Tucker. Disponibile anche in versione colorizzata al computer.

Chisum

È stato uno dei film più sintomatici e famosi dell’ultimo periodo di John Wayne, e di sicuro il più sopravvalutato. Piacque da matti al presidente Nixon, che indicò il personaggio wayniano dell’anziano allevatore capitalista John Simpson Chisum (1824-1884) come un modello di eroe americano. Ad ogni modo, con buona pace delle pubbliche attestazioni di stima da parte del Presidente (non ricambiate da «Duke», che lo considerava un perdente), questo Chisum sembra davvero essere investito da un improbabile mandato eroico, privo delle contraddizioni del suo equivalente Tom Dunson nel capolavoro
Il fiume rosso
di Howard Hawks. Il vecchio Chisum infatti non rimpiange la donna alla quale ha rinunciato pur di costruire il suo feudo, nessun figlio intraprendente e di moderne vedute minaccia di deporlo e non patisce neppure del normale imborghesimento di chi passa la vita negli affari. Meglio allora il ritratto che di Chisum darà Sam Peckinpah in
Pat Garrett e Billy Kid
.
(anton giulio mancino)

L’oro della California

Sullo sfondo della Guerra di secessione, un ufficiale dell’esercito del Nord (interpretato da Randolph Scott, l’attore prediletto e più rappresentativo dei migliori western di Budd Boetticher) deve tradurre un cospicuo quantitativo d’oro dalle miniere della California alla costa orientale, per risollevare le sorti del conflitto. L’impresa, osteggiata dai sudisti, rivelerà nel protagonista una tempra eccezionale da eroe privo di sfumature sentimentali e dotato di sano senso pratico. Ancora un percorso di formazione e di autodeterminazione, in cui le scelte umane e le decisioni drammatiche costituiscono un tracciato morale dagli accenti forti; la Guerra civile è eletta a scenario sintomatico della persistente dilacerazione americana. Da segnalare, nel cast, la presenza di Virginia Mayo. (anton giulio mancino)

L’uomo senza paura

Due cowboys, gli amici Dempsey e Jeff, trovano lavoro nel ranch della ricca e bella Reed. Quando Dempsey si accorge che la donna conduce i suoi affari a scapito dei piccoli allevatori della zona, decide di schierarsi dalla loro parte. Splendida interpretazione di Kirk Douglas (che in una sequenza addirittura canta e suona il banjo) in un western atipico e decisamente sopra la media sceneggiato da Borden Chase. Un rifacimento del film intitolato Quando l’alba si tinge di rosso verrà realizzato nel ’68 da James Goldstone. (andrea tagliacozzo)

Il bianco, il giallo e il nero

Torna l’insolito tema del samurai nel Far West, già visto in
Sole rosso
di Terence Young nel ’72. L’imperatore del Giappone dona alla comunità nipponica in America un cavallo sacro che alcuni bianchi, travestiti da indiani, rapiscono con lo scopo di provocare una guerra tra i giapponesi e i pellirossa. Un aspirante samurai, aiutato da due simpatici lestofanti, si mette sulle tracce dei rapitori. A tratti divertente, anche per merito degli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Stringi i denti e vai

Nel 1908, un giornale del West organizza una corsa di resistenza a cavallo su un percorso, quasi sempre accidentato, lungo 800 miglia. Alla gara, oltre a sei uomini, partecipa anche una donna, che intende servirsi della corsa per liberare il marito, condannato ai lavori forzati. Il regista Richard Brooks – che aveva già affrontato il genere western nel ’56 con L’ultima caccia e dieci anni più tardi con I professionisti – si rifà alla grande tradizione dei film d’avventura con esiti a dir poco notevoli, in alcune sequenze addirittura entusiasmanti. Eccellente l’intero cast. (andrea tagliacozzo)

L’ultima caccia

Nel vecchio West, Granger e Taylor tentano una difficile alleanza per cacciare le ultime mandrie di bufali rimasti. Granger è stanco di uccidere, mentre a Taylor piace anche troppo. Personaggi complessi e buoni dialoghi supportano questo western drammatico; lunghezza eccessiva e ritmo lento, invece, lo danneggiano. CinemaScope.

La legge del Signore

L’affascinante racconto (dal romanzo di Jessamyn West) delle vicende di una famiglia quacchera impegnata a mantenere la propria identità in mezzo alla confusione e alle sofferenze della guerra civile. Appassionate e riuscite le prove degli attori in questo bellissimo film. Musica di Dimitri Tiomkin. Anche se il suo nome non appare fra gli sceneggiatori, il film fu scritto anche da Michael Wilson, finito sulla lista nera; gli venne riconosciuto il credito postumo nel 1996. Sei nomination agli Oscar ma soprattutto la Palma d’Oro a Cannes per Wyler. Rifatto per la tv nel 1975 con Richard Kiley e Shirley Knight.

Kociss l’eroe indiano

Il comandante di una guarnigione dislocata nel territorio degli Apache è riuscito a evitare ogni conflitto con gli indiani diventando amico del loro capo, Kociss. L’armonia viene turbata da un inviato del governo che vorrebbe trasferire i pellirossa in una riserva. Un western a dir poco convenzionale. Jeff Chandler aveva già interpretato la parte di Kociss ne
L’amante indiana
, un film di Delmer Daves del 1950.
(andrea tagliacozzo)

La terra dei senza legge

Western solido: uno sceriffo (Scott, al suo meglio) è costretto a dare l’assalto al fortino di una banda di fuorilegge: la situazione promette scintille… Molto ricche anche le caratterizzazioni dei personaggi, con un divertentissimo Hayes nei panni di “Coyote Kid”. Disponibile anche in versione colorizzata.

Terra di confine – Open Range

Far West, 1882. Nelle sconfinate praterie verdi con le montagne bellissime a far da cornice, tre uomini e un ragazzo vivono la loro vita tra vacche, cavalli e un cagnolino. Vivono nella natura, dove quando piove si annega nel fango e dove quando il cielo è limpido è tutto tempestato di stelle, e lontano il più possibile dalla città. Che poi è una strada sterrata e quattro case con un’altra in costruzione… I quattro sono mandriani. Vanno per conto loro. Randagi. Liberi. Vivono e lasciano vivere. Con una loro onestà di fondo. E la cosa non piace allo sceriffo e ai suoi scagnozzi che si sentono padroni della prateria… Primi sgarri. Pestano uno dei quattro. Poi lo ammazzano e riducono il ragazzino in fin di vita. E allora i due, Boss e Charlie, si scatenano. Vanno in città per fare giustizia…
Kevin Costner interpreta, dirige e produce un film western vecchio stile, con tutti i «pezzi» al posto giusto. I buoni, i cattivi, lo sceriffo, il medico, il barista del saloon, la prigione, la donna del cow-boy. Bello. E divertentissimo. Costner, si sa, ama la natura e i vecchi miti Usa. Qui la natura è garantita, grandi spazi, tanto verde, cavalli che corrono, fiori, tramonti, nuvoloni… Le praterie sono quelle dell’Alberta, in Canada, le montagne sono le Montagne Rocciose a ovest di Calgary, sempre in Canada, luoghi selvaggi e dall’acceso difficilissimo tanto che la produzione del film ha dovutto costruire una strada per poter cominciare le riprese. Il vecchio mito, romantico, è quello del West. Con questi uomini rudi che uccidono nel nome della Giustizia e dell’Onore (ma anche della santa vendetta), con il loro passato misterioso (da nascondere? da rimuovere?), con la loro vita comunque difficile. Ebbene qui quel vecchio West c’è tutto. Kevin Costner, uomo rude (per la verità quasi sempre con un’espressione sola…) con qualche fantasma del passato che ancora lo angustia, e il suo capo Boss, un uomo vecchio, il grande Robert Duvall, giusto, saggio a modo suo, con i piedi per terra e le mani che ben sanno maneggiare pistole e fucili. Con un andamento che, almeno all’inizio, è lento si snodano le vicende dei buoni e dei cattivi parallelamente alla storia d’amore tra il cow-boy e la bella Annette Benning. E grande sceneggiatura: fotogramma dopo fotogramma, i due protagonisti e i loro avversari sciorinano pillole di buon senso, ma anche tanta retorica, tanti luoghi comuni, tante cose che sembrano fuori dal tempo… Ma che divertono assai. Perché, mentre il film scorre, ci si domanda se Costner abbia voluto fare (anche) una parodia della sua vecchia passione… E se non fosse così? (d.c.i.)

… continuavano a chiamarlo Trinità

Seguito del fortunatissimo Lo chiamavano Trinità… , girato l’anno prima dallo stesso E.B. Clucher (pseudonimo di Enzo Barboni). Il pistolero Trinità e suo fratello Bambino vengono scambiati per agenti federali da un ingenuo trafficante d’armi. Corrotti a suon di dollari dallo sprovveduto, i due decidono di continuare a sfruttare l’equivoco per ricavarne ulteriori profitti. Inevitabilmente inferiore al precedente e con un minor tasso di novità, ma non per questo meno divertente. (andrea tagliacozzo)

Naturich, la moglie indiana

La versione sonora della storia che DeMille aveva già portato sullo schermo nel 1914 e 1918 parte lentamente, ma acquista ritmo dopo che l’aristocratico inglese Baxter fugge in America e sposa l’indiana Velez. Sorprendentemente misurato e non sentimentale, con un finale commovente.

Furia nel deserto

Un discreto dramma d’amore e mistero fra giocatori d’azzardo, con la Astor che ruba la scena nella parte di un personaggio bizzoso. Dal romanzo di Ramona Stewart, un noir dai toni mélo in ambienti western che si distingue dai prodotti hollywoodiani coevi, anche per la rappresentazione – ardita per quei tempi – di una coppia gay.

Il mio nome è nessuno

Un anziano pistolero vorrebbe lasciare il West e imbarcarsi per l’Europa. Ma un giovane, suo grande ammiratore, lo convince a tentare un’ultima gloriosa impresa: spazzare via dallo Stato centocinquanta pericolosi fuorilegge. Western all’italiana divertente e scanzonato, impreziosito dalla bella (e ormai notissima) musica di Ennio Morricone. Uno dei migliori nel suo genere. Il soggetto del film porta, tra gli altri, la prestigiosa firma di Sergio Leone. (andrea tagliacozzo )

I cancelli del cielo

Nel 1870, nel Wyoming, gli avvocati James e Billy, ex compagni di corso ad Harvard, si ritrovano su fronti opposti: il primo, diventato sceriffo, difende gli immigrati provenienti dell’Est europeo che aspirano a un pezzo di terra da coltivare, mentre il secondo cura gli interessi dei potenti allevatori di bestiame che li vorrebbero sopprimere. Il film fu un fiasco di proporzioni colossali e mandò in rovina la United Artist che lo aveva prodotto. Il risultato finale, però, è quasi ingiudicabile, dato che del film ne esistono numerose versioni (tra le quali una da 219 minuti, mentre l’originale arrivava fino a 325). Quel poco che ne resta è sicuramente notevole. Una nomination agli Oscar. (andrea tagliacozzo)

Duello al sole

In Texas, intorno al 1880, Pearl, una meticcia bella e passionale, è contesa da due fratelli, il romantico Jack e Lew, un domatore di cavalli dall’indole violenta. Una gelosia folle e incontrollata spinge quest’ultimo a uccidere il fratello rivale. Alla realizzazione del film, che si avvale di una splendida fotografia a colori e di una Jennifer Jones di rara sensualità, collaborarono ben quattro registi (Vidor, William Dieterle, Otto Brewer e Josef von Sternberg). La trama sfiora spesso la stupidità, ma la realizzazione tecnica e il bellissimo finale la riscattano ampiamente. (andrea tagliacozzo)

Lo straniero senza nome

La cupa, autoreferenziale e appassionante storia di un vagabondo assoldato dagli abitanti di un piccolo paese per proteggere la comunità da una banda di tagliagole appena usciti di prigione. I toni passano dal serio al faceto, e il minuscolo Billy Curtis si ritaglia un ruolo da protagonista. Panavision.

Il cavaliere pallido

Nelle montagne del Nord America, un enigmatico straniero, noto come il «predicatore», aiuta un piccolo gruppo di cercatori d’oro a difendersi dai soprusi di un ricco uomo d’affari. Il film segnò il ritorno di Clint Eastwood al western dopo nove anni di diserzione dal genere (l’ultimo, nel ’76, era stato il memorabile Il texano dagli occhi di ghiaccio ). Il tema è lo stesso di sempre: quello dell’uomo misterioso che appare (o riappare, come nel caso de Lo straniero senza nome [High Plains Drifter] del 1972) come un fantasma per riparare alle ingiustizie, per poi allontanarsi all’orizzonte a lavoro terminato. La lucidità di Eastwood regista, però, è sempre più notevole e lo arricchisce di nuovi risvolti. Straordinari come al solito il contributo tecnico degli usuali collaboratori dell’attore: la fotografia di Bruce Surtees, il montaggio di Joel Cox e le musiche di Lennie Niehaus. (andrea tagliacozzo)

Lo sperone insanguinato

Dopo un lungo periodo di assenza, Tony torna nella fattoria del fratello Steve. Quest’ultimo non tarda ad accorgersi che il primo, cresciuto in un ambiente di pistoleri e fuorilegge, è diventato irrimediabilmente violento e litigioso. Buon western dai risvolti psicologici scritto da Rod Serling. Ottima l’interpretazione di John Cassavetes che l’anno seguente esordì come regista con
Ombre.
(andrea tagliacozzo)

Il Grinta

Vendetta e coraggio in un Western diretto dai fratelli Coen. Ambientato intorno al 1870, nell’America di frontiera subito dopo la Guerra Civile, è raccontato da Mattie Ross, che a 14 anni si mette in viaggio verso Fort Smith, nell’Arkansas determinata ad ottenere giustizia per la morte del padre, ucciso a sangue freddo. Mattie Ross (Steinfeld) arriva a Fort Smith unica rappresentante della propria famiglia, in cerca del codardo Tom Chaney (Brolin), che si dice abbia ucciso suo padre in cambio di due pezzi d’oro, prima di fuggire in Territorio Indiano, facendo perdere le sue tracce.
Determinata ad inseguire Chaney per vederlo un giorno impiccato, Mattie chiede aiuto ad uno dei più spietati sceriffi della città – l’ubriacone dal grilletto facile Rooster Cogburn (Bridges), che, dopo aver rifiutato più volte, alla fine accetta di aiutare Mattie a trovare Chaney. Ma Chaney è già inseguito dal ciarliero Texas Ranger LaBoeuf (Damon), che da la caccia al killer per riportarlo in Texas e riscuotere la grossa taglia che pende sulla sua testa – circostanza che porta il trio ad incontrarsi lungo la strada. Ciascuno con i propri principi e la propria morale, cavalcano verso un futuro imprevedibile avvolto nella leggenda e fatto di errori e brutalità, di coraggio e delusioni, accanimento e purissimo amore. Addiirittura ben 10 nomination agli Oscar (tra cui Miglior Film, Regia e Sceneggiatura Non Originale), ma nessuna statutetta!

La pallottola senza nome

Un tranquillo e colto pistolero (Murphy, in una bella interpretazione) giunge a cavallo in una cittadina per uccidere qualcuno, anche se nessuno tranne lui conosce l’identità del suo bersaglio. Il senso di colpa e la paranoia creano da sé le loro vittime. Lento, filosofico e intelligente: il migliore dei western diretti da Arnold, specialista della fantascienza.

Le pistolere

Una ragazza vorrebbe acquistare il ranch che una bella criminale ha scelto come base per la sua banda formata da sole donne. La giovane affronta la rivale con l’aiuto dei quattro fratelli che, però, perdono la testa per le affascinanti fuorilegge. La Cardinale e la Bardot fanno il verso ai cowboy del cinema americano, ma il risultato, complice la regia poco ispirata di Christian-Jacque, è piuttosto fiacco e poco divertente.
(andrea tagliacozzo)

Una pistola per Ringo

Nel Texas, una banda di rapinatori, dopo aver effettuato un colpo, si rifugia in una fattoria di coloni. Per stanarli, le forze dell’ordine propongono all’avventuriero Ringo di infiltrarsi tra i criminali. Il pistolero, allettato da una forte somma, accetta. Uno dei primi western-spaghetti, divertente e movimentato, anche se inevitabilmente inferiore al quasi contemporaneo
Per un pugno di dollari
di Sergio Leone che Duccio Tessari aveva contribuito a sceneggiare. Il protagonista Montgomery Wood altri non è che Giuliano Gemma. Da notare che il film incassò la cifra record di due miliardi che convinse i produttori a realizzarne un seguito intitolato
Il ritorno di Ringo
.
(andrea tagliacozzo)

Jonah Hex

Jonah Hex era un generale dell’esercito sudista a cui il terrorista Quentin Turnbull sterminò la famiglia. Oggi è diventato un cacciatore di taglie in grado di comunicare con i morti. Un giorno riceve da parte dell’esercito dell’Unione un’offerta che non può rifiutare: sarà liberato da qualsiasi taglia verrà posta sulla sua testa se eliminerà l’odiato Quentin Turnbull.

La conquista del West

Tipica baracconata alla DeMille, un grande e stravagante western che in qualche modo riesce a coinvolgere Wild Bill Hickok, Calamity Jane, Buffalo Bill, George Custer e Abramo Lincoln in un’avventura in cui il perfido Bickford vende armi agli indiani. Autentico quasi quanto Mezzogiorno e mezzo di fuoco, ma che importa: è comunque divertente. Occhio a Anthony Quinn vestito da guerriero Cheyenne. Rifatto nel 1966 (I dominatori della prateria).

Gli spietati

Insolito western dai toni mesti: un ex killer, ora redento, interrompe il suo ritiro mosso dalla necessità di denaro per la sua famiglia. Potente analisi della moralità e dell’ipocrisia nel vecchio west — e sulle conseguenze che ha l’uccidere qualcuno e l’essere uccisi — ma guastato da una trama che arranca. Ottime riprese di Jack N. Green. Quattro Oscar: miglior regia, film, attore non protagonista (Hackman) e montaggio (Joel Cox).