Transcendence

Transcendence

mame cinema TRANSCENDENCE - JOHNNY DEPP STASERA IN TV scena
Una scena del film

Il protagonista di Transcendence (2014) è il dottor Will Caster (Johnny Depp), il più importante ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale che lavora per creare la singolarità tecnologica. Si tratta cioè di una macchina che possa combinare l’intelligenza collettiva di tutto quello che è conosciuto con l’intera gamma delle emozioni umane. Lo studioso, tuttavia, viene assassinato da terroristi anti-tecnologici. A volte, però, la morte è solo il principio. La moglie Evelyn (Rebecca Hall), infatti, carica il cervello del marito su un computer, in modo che Will possa in qualche modo rivivere.

Ma con una coscienza umana incorporata, il computer si trasforma presto in una macchina dalle molte e incredibili funzionalità. Troppe funzionalità. Evelyn si renderà conto che ha dato il via a qualcosa di straordinario, ma anche molto pericoloso. E dovrà scegliere se dire definitivamente addio al marito, fermando questo inquietante processo tecnologico, oppure assistere impotente ai nuovi eventi.

Curiosità

  • Le riprese si sono svolte tra Nuovo Messico e California.
  • Per il ruolo di Evelyn, inizialmente fu presa in considerazione l’attrice Kate Winslet, la quale rifiutò a causa di altri impegni. Si pensà dunque a Noomi Rapace, ma la scelta finale fu tra Rooney Mara, Rebecca Hall ed Emily Blunt. La Hall ottenne infine il ruolo nel marzo 2013.
  • Johnny Depp, invece, inizia a negoziare per partecipare al film nel 2012. Viene ingaggiato con un compenso di 20 milioni di dollari, oltre al 15% degli incassi mondiali della pellicola.
  • Per il ruolo di Max furono considerati gli attori Ewan McGregor e Tom Hardy, ma entrambi rifiutarono il progetto per conflitti di programmazione con altre pellicole e il ruolo è andato a Paul Bettany.
  • Prima di ufficializzare il nome di Kate Mara per il ruolo di Bree, fu provata anche l’attrice Alison Brie.
  • Morgan Freeman si unisce al cast nell’aprile del 2013.
  • Tra i tanti attori considerati per entrare nel cast in ruoli principali, ci sono anche James McAvoyTobey MaguireChristian Bale e Jude Law, tutti rimasti fuori dal progetto. Il regista ha anche offerto un ruolo comprimario a Christoph Waltz, che però non è entrato nel cast.

Nemico pubblico

Storia dell’uomo le cui imprese criminali hanno affascinato una nazione assediata dalla crisi economica e pronta a celebrare una figura mitica che rapinava le banche che avevano impoverito gli americani, e che era più furbo e abile delle istituzioni che avevano fallito nel trovare un rimedio per quei tempi difficili; un gangster che è stato la causa della prima guerra nazionale al crimine, e che ha guidato una banda di esperti rapinatori armati in una serie di colpi sbalorditivi e di fughe improbabili, e i cui modi arditi e il cui carisma hanno estasiato non solo una donna speciale ma un’intera nazione: il leggendario fuorilegge dell’era della Grande Depressione John Dillinger.

Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma

I destini di Will Turner, di Elizabeth Swann e di capitan Jack Sparrow si incrociano ancora nel secondo episodio della saga dei Pirati dei Caraibi. Neutralizzata la Maledizione della prima luna, Jack dovrà lottare contro Davy Jones, capitano dell’Olandese Volante, al quale ha venduto l’anima in cambio del comando della Perla Nera molti anno addietro. Per scampare alla dannazione eterna, il pirata dovrà impossessarsi di uno scrigno contenente il cuore di Jones. Will ed Elizabeth saranno costretti a interrompere le loro nozze e partire per una nuova avventura al fianco di Jack: lotteranno contro una ciurma di uomini-pesce e contro uno spietato mostro degli abissi e Will, finalmente, potrà incontrare suo padre Bill, ormai schiavo dell’aldilà sulla nave di Davy Jones. 

Dead Man

Un contadino, nell’Ottocento, va a cercare lavoro in un paese di frontiera. Quando però viene cacciato, uccide il figlio del datore di lavoro e scappa nella foresta… Di certo il miglior film di Jarmusch, probabilmente uno degli esiti più alti degli anni Novanta. Come molti di questo decennio, un film che canta la fine: ma una fine non più malinconica e nostalgica, ribelle o violenta, come era stata in Coppola, Hill o Peckinpah. Qui siamo dopo la morte di Hollywood, e non importa neanche più il western. Il tempo è quello della fantascienza, la lentezza sembra quella di 2001 (il lavoro sullo spazio-tempo di Dead Man è uno dei più estremi della storia del cinema statunitense). Oltre la frontiera e il gotico americano, oltre Melville e oltre America di Kafka, dalle parti forse di Gordon Pym, il commesso viaggiatore Johnny Depp ci guida per mano verso la morte dell’Occidente e non solo dell’America. Sacerdoti di questa fine sono gli spettri dei nativi, perché nemmeno nella natura c’è speranza, mentre tutti muoiono uccidendosi tra loro come nel finale di Fratelli , altro coevo film epocale. Perfetto Johnny Depp, splendide le musiche di Neil Young, essenziale il bianco e nero di Robby Müller. Un capolavoro nichilista. (emiliano morreale)

Ed Wood

Vera storia di Ed Wood jr., «il peggior regista di tutti i tempi», eterosessuale con la passione del travestitismo. Wood mette su una compagnia di collaboratori sfigatissimi e coinvolge il vecchio Bela Lugosi, divo dell’horror ormai distrutto dalla droga, per realizzare
Plan 9 from Outer Space
. Uno dei migliori film sul cinema degli ultimi decenni. L’«adolescente» Burton ci regala un (auto)ritratto adulto e quasi esorcistico, un canto d’amore al cinema e a tutti i loser, i freak e i non riconciliati. Magicamente, Burton evita ogni effetto-nostalgia e ogni sarcasmo snobistico. Wood/Depp è fratello degli adolescenti dark e dei ragazzi-ostrica, e Ed Wood è per Burton quello che
La camera verde
è stato per Truffaut (altro regista-fanciullo): un impietoso confronto con la propria necrofilia-cinefilia. Geniale, e lucidissimo, il confronto finale di Wood con Orson Welles. Per capire quale possa essere un atteggiamento «giusto» verso il mass-cult infimo, e come quietamente se ne possa cogliere la poesia, rimane indimenticabile il monologo di Martin Landau (un Bela Lugosi straordinario), specie in versione originale.
(emiliano morreale)

Chocolat

Vianne e sua figlia Anouk giungono in un piccolo villaggio francese in un giorno di vento e in concomitanza della Quaresima. La donna, figlia di una gitana, intende inaugurare una cioccolateria ma il conte Reynaud, sindaco del paese, integralista e intollerante, col cuore a pezzi per la fuga della moglie a Venezia, le dichiara guerra a causa della sua presunta immoralità. Vianne riesce però a conquistare il cuore dell’anziana Armande, a salvare Josephine Muscat dalle botte del marito alcolizzato e a far accettare gli amici nomadi dell’aitante Roux alla bigotta popolazione. E tutto ciò in nome della bontà del cacao. Non potremmo mai cedere all’idiozia dei nostri tempi e dichiarare ritirata al punto da farci salutare con entusiasmo – o almeno benevolenza – un ipocrita apologo anti-intolleranza come questo firmato da Hallström sotto la micidiale guida dei temibili Weinstein. Le gitane sono sempre belle e sensuali come la Binoche e distribuiscono cioccolatini a spron battuto, i cattivi non sono mai completamente cattivi (nemmeno l’odioso Reynaud), i preti alla fine non sono idioti come sembrano e tutto si ricompone all’interno dei peggiori stereotipi dell’Europa da cartolina tanto cara alla Miramax (per tacere degli inviti a boicottare l’immoralità, stampati in inglese nel cuore di un paesino francese…). Indigesto oltre ogni dire, girato con uno stile pompieristico così volutamente da Oscar da far infuriare anche la più candida delle anime candide, rubando sfacciatamente a un film mediocre come
Il pranzo di Babette
, indulgendo in maniera criminale in un’oleografia sentimentale tanto stucchevole quanto reazionaria, Hallström riesce persino a farci dimenticare di aver realizzato – due secoli fa – una pellicola come
Buon compleanno Mister Grape
. Certo, si rivede con piacere Victoire Thivisol (la Ponette dell’omonimo film di Jacques Doillon), ma ovviamente non basta. Che cosa penserà la gente che produce simili schifezze?
(giona a. nazzaro)

C’era una volta in Messico

Sands è un agente non proprio segreto (sulla sua t-shirt c’è scritto «agente della Cia»…), ma sicuramente corrotto. Deve sventare un attentato al presidente messicano ordito dal cattivissimo narcotrafficante Barrillo e da alcuni generali dell’esercito messicano. Per salvare il presidente, si rivolge al mitico chitarrista El Mariachi, che vive in isolamento tra ricordi, rimpianti e sete di vendetta…

Terzo episodio della saga di El Mariachi (iniziata nel 1993 con
El Mariachi
e proseguita nel 1995 con
Desperado)
confezionato da Robert Rodriguez (nel frattempo ha girato anche la saga di
Spy Kids)
che ne ha curato anche sceneggiatura, montaggio, scenografia, fotografia e persino la colonna sonora. Un doppio, ironico, divertito omaggio a due maestri del regista messicano: Sergio Leone (basta il titolo…) e Quentin Tarantino (basta contare i cadaveri…). Eppure, questo film che ha messo in pista una parata di stelle (Antonio Banderas, Johnny Depp, Willem Dafoe, Mickey Rourke, Eva Mendes, Enrique Iglesias, Salma Hayek, Marco Leonardi…) è divertente. Con i suoi personaggi irreali, forzati, incredibili. Con le situazioni paradossali, al limite di ogni forzatura. Con un numero di morti ammazzati, tagliati, ridotti a brandelli da grande pulp in salsa messicana. Divertente un nevrotico Johnny Depp, con terzo braccio finto e una sfilza di spacconate (ammazza il cuoco perché cucina troppo bene…). E grande il chitarrista con le armi nella custodia della chitarra, Banderas, qui ancora afflitto per la morte (violenta) della compagna Carolina e del figlio neonato. Un film – girato in digitale – sicuramente spettacolare (inseguimenti, fughe, esplosioni…), rumoroso ed esagerato. Gli amanti del genere non possono perderlo. Gli altri si fanno due risate e si rifanno gli occhi con cotanto cast…
(d.c.i.)

Cry-Baby

Baltimora, 1954: una brava ragazza (Locane) è combattuta tra le sue origini e dei giovinastri bardati di pelle nera… soprattutto un tipo che sembra Elvis (Depp), molto desideroso di farla scorazzare sulla sua moto. Più patinato del precedente Grasso è bello dello stesso Waters, ma non così ben centrato, nonostante le ottime interpretazioni. Discontinuo e spossante, anche se alcune ambientazioni sono davvero efficaci. La versione director’s cut dura 95 minuti.

Prima che sia notte

Vita, morte e miracoli dello scrittore cubano Reynaldo Arenas, scomparso in esilio a New York nel 1990 dopo un’esistenza durante la quale ha dovuto fare i conti con la propria omosessualità, in un Paese in cui la dittatura di Castro certamente non apprezzava. I riconoscimenti veneziani (Gran Premio e interprete maschile) ricevuti da una giuria in evidente stato di decomposizione rasentano l’incredibile: l’operina di Schnabel è il santino di un martire alle prese con un mondo pazzo, che non rinuncia ad alcuna delle più trite convenzionalità delle agiografie cinematografiche. Della serie: «Guardate cosa deve sopportare un uomo che voglia esplicitare preferenze (sessuali, politiche e quant’altro) e intelligenza». Ne avevamo proprio bisogno… Il tanto osannato Javier Bardem è talmente concentrato in una recitazione perfetta da risultare spesso irritante; almeno Johnny Depp, nel doppio ruolo del travestito Bon Bon e del tenente del carcere Victor, è divertente. Se proprio si deve portare a casa qualcosa, è la musica di Carter Burwell, uno dei più sottovalutati compositori del cinema attuale (il ½ è per lui). Il resto è pura retorica, e nemmeno di quella sopportabile.
(pier maria bocchi)

Don Juan De Marco, maestro d’amore

Un bizzarro giovane è convinto di essere una reincarnazione di Don Giovanni. Va da un vecchio psicanalista che cerca senza molta fortuna di curarlo. Ma forse il ragazzo ha davvero ragione… Un regista senza nerbo dirige una propria sceneggiatura, curiosa e onirica: ne viene fuori una pellicola bizzarra e del tutto sbilenca, piena di cadute di ritmo e sdolcinature eccessive, che probabilmente verrà ricordata più che altro per lo scontro di grandi attori che mette in scena. Marlon Brando, pur enormemente imbolsito, fornisce infatti una delle sue prove più carismatiche degli ultimi tempi, forse stimolato dall’avere di fronte l’unico erede della generazione sua e dei Montgomery Clift. Depp in effetti è straordinario e domina il film, duettando con una Faye Dunaway ormai di plastica ma molto autoironica: convincente quando è romantico, conserva sempre un’aria folle, slapstick, in qualche modo burtoniana.
(emiliano morreale)

Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna

Nel Mar dei Caraibi del Diciassettesimo secolo, il bucaniere Jack Sparrow, in procinto di essere giustiziato, viene liberato dalla prigione e suo malgrado coinvolto in una lotta senza tregua contro l’astuto capitano Barbossa. Quest’ultimo ruba la sua nave (la Black Pearl), assalta e saccheggia la città di Port Royal e rapisce Elisabeth Swann, la bella figlia del governatore. Will Turner, amico di infanzia della ragazza e segretamente innamorato di lei, decide di allearsi con Jack per tentare di salvarla. A bordo della nave più veloce del regno, l’Interceptor, i due si mettono alla caccia del pirata e della sua losca ciurma. Ma Will e Jack non sanno che Barbossa e il suo equipaggio sono vittime di una maledizione che li condanna a vivere come non-morti e a trasformarsi in scheletri quando splende la luna piena.
Tornano sul grande schermo i pirati. L’ultimo analogo tentativo era stato l’infelice Pirati di Roman Polanski uscito nel 1986, un film di qualità che il pubblico non aveva apprezzato. Hollywood ora ci prova con questo La maledizione della prima luna diretto da Gore Verbinski, già regista di The Ring e The Mexican, che si rivela un film gradevole e scorrevolissimo nelle oltre due ore di arrembaggi, inseguimenti e colpi di scena. Puro intrattenimento, la giusta dose di ironia e un cast eccezionale. Nulla di realmente nuovo nella direzione di Verbinski, che si avvale di un ritmo serrato, di un utilizzo vorticoso dell’obiettivo e di una colonna sonora adeguata (anche se a tratti troppo invadente), il tutto condito da convincenti effetti speciali. L’inserimento dell’elemento soprannaturale porta comunque una leggera ventata di novità in un genere tanto abusato, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta. Il merito della riuscita del film è soprattutto di Johnny Depp, pirata glam e vagamente dandy, ispirato, si dice, all’inconfondibile stile di Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones. Spiritoso e sarcastico, con la bottiglia di rum sempre a portata di mano, Depp/Sparrow entra in scena e la movimenta, diventando suo malgrado il personaggio attorno a cui ruota l’interesse dello spettatore. Ma anche l’ingenuo Orlando Bloom, nella parte dell’innamorato un po’ imbranato e spinto da sincera passione, convince e tiene testa all’incontenibile simpatia di Depp. Nella parte della bella da salvare, secondo i cliché del genere, un’attrice giovane e provocante quanto basta, Keira Knightley, già vista nel divertente Sognando Beckham. A completare il cast, Geoffrey Rush nei panni del pirata Barbossa, cui conferisce la tipicità del cattivo della situazione ma senza prendersi troppo sul serio (ricordando il Walter Matthau di polanskiana memoria). L’irresistibile confronto finale tra il bucaniere Depp e il pirata Rush rimane il momento culminante di un film godibile e adatto agli spettatori di tutte le età. (emilia de bartolomeis)

La Sposa Cadavere

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Il giovane Victor, dalla voce e dalle sembianze di
Johnny Depp,
è in procinto di sposarsi e sta cercando di imparare a memoria il rito nuziale.
Mentre sta declamando la promessa, infila l’anello in un ramo che sembra un dito, richiamando dall’Oltretomba la Sposa Cadavere, una ragazza assassinata proprio il giorno del suo matrimonio. L’incredulo Victor si ritrova così sposato a un fantasma-zombie, dalla voce e dalle sembianze di
Helena Bonham Carter,
che lo trascina in un «Aldilà» colorato, vivace, travolgente.

Realizzato come il precedente
Nightmare Before Christmas
in
stop motion,
l’attesissimo nuovo film di
Tim Burton
è un musical macabro dove teschi, vermi, ragnatele e scheletri «canini» offrono un ritratto quasi festoso della vita
post mortem,
rappresentando un mondo sotterraneo divertente e privo della rigidità che caratterizza l’epoca vittoriana (e non solo) in cui è ambientata la storia.

Ispirato a una fiaba tradizionale russa, la
Sposa Cadavere
vanta un doppiaggio d’eccezione: oltre a Depp e alla Bonham Carter (moglie di Tim Burton), anche Emily Watson, Albert Finney, Christopher Lee prestano la voce agli indimenticabili personaggi creati da Tim Burton.

Dieci anni di lavorazione per quello che può considerarsi, a tutti gli effetti, il secondo episodio di una saga dedicata ad Halloween e iniziata nel 1993 con le avventure di Jack Skeleton proprio in
Nightmare Before Christmas.
Tim Burton non smette di incantare sognatori di tutte le età con il suo humor nero, la sua poesia gotica, le sue fiabe sempre in bilico tra nostalgia e futuro. Semplicemente geniale.
(sara dania)

Nightmare – Dal profondo della notte

Diversi adolescenti scoprono di avere tutti lo stesso incubo sul medesimo personaggio: lo sfigurato Freddy Krueger, una sorta di spettro che può entrare a piacimento nei loro sogni e ucciderli nei modi più macabri. Toccherà alla sopravvissuta Nancy (Langenkamp) provare a fermarlo. A una fantasiosa premessa segue uno sviluppo banale, ma questo supersuccesso al botteghino ha portato a una manciata di sequel e una serie tv, Freddy’s Nightmares.

Donnie Brasco

Un agente dell’Fbi sotto falso nome si infiltra in una gang mafiosa e fa amicizia con un anziano gangster in declino, Lefty. Tra i due nasce un rapporto paterno-filiale, ma il giovane sa che dovrà tradire il vecchio.

Una sorpresa inattesa: un normale film di genere, diretto da un regista eclettico e anonimo, che per virtù di sceneggiatura (dell’italoamericano Paul Attanasio) e soprattutto di attori diventa un piccolo gioiello. Decenni dopo la morte dello star system, in tempi di tale analfabetismo scrittorio che le major riempiono d’oro uno come Joe Eszterhas, mai ci si sarebbe aspettati di poter godere di un crime movie vecchio stile come questo.

Crepuscolare come Eddie Coyle, con gangster tristi e stanchi, mai idealizzati, e soprattutto con due personaggi centrali commoventi: Johnny Depp, l’unico grande attore hollywoodiano degli ultimi dieci anni, sfida in casa Al Pacino nel ruolo di un mafioso. Roba da far tremare le vene ai polsi, ma il ragazzo è così intenso e grintoso che stimola l’avversario al punto da fargli mettere da parte gli eccessi e regalare una delle sue più belle interpretazioni di sempre. C’è bisogno di aggiungere che – per chi se lo può permettere – sarebbe il caso di guardarselo in versione originale?
(emiliano morreale)

Il mistero di Sleepy Hollow

Il mistero di Sleepy Hollow

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Una scena del film

Diretto dal famoso regista Tim Burton, Il mistero di Sleepy Hollow (1999) è ambientato nel 1799. Il giovane agente di polizia Ichabod Crane (Johhny Depp) viene inviato da New York a un piccolo villaggio di Campagna, Sleepy Hollow. Lì, infatti, sono state uccise tre persone e le loro teste sono scomparse. Lì Ichabod conosce la graziosa Katrina Van Tassel (Christina Ricci), che lo aiuterà nelle indagini. Le autorità del villaggio, inoltre, raccontano all’investigatore la storia del Cavaliere Senza Testa, un mercenario dell’Assia diventato famoso per la sua abilità nel decapitare i nemici. Una volta catturato, anche al Cavaliere è stata mozzata la testa e il suo corpo è stato sepolto nei boschi del villaggio.

Adesso, però, sembra che il Cavaliere sia risorto, tornando a seminare il terrore e a spargere sangue. Ma perché uccide? Che senso hanno questi omicidi? Quali sono i veri scopi dell’assassino? E, soprattutto, esiste un modo per fermarlo?

Curiosità

  • Come nel caso di Edward mani di forbice, Depp fu la prima scelta di Burton per la parte, benché fosse chiesto al regista di esaminare altre opzioni prima di ingaggiarlo. Fu offerto Brad Pitt per il ruolo, mentre Liam Neeson e Daniel Day-Lewis furono presi in considerazione. Burton fu alla fine capace di persuadere lo studio per Depp. Voleva inoltre ingaggiare Christina Ricci per il ruolo di Katrina, perché gli ricordava una romanzesca figlia di Peter Lorre e Bette Davis.
  • Nel ruolo del Cavaliere senza testa Burton scelse Christopher Walken, che già aveva diretto in Batman – Il ritorno. Inoltre, Burton volle nel cast anche Michael Gough che aveva precedentemente lavorato con lui in Batman e in Batman – Il ritorno. Durante il casting di Il Mistero di Sleepy Hollow, Gough era deciso ad andare in pensione, ma Burton lo persuase di unirsi al cast.
  • Christopher LeeMartin Landau (precedentemente vincitore di un Premio Oscar nel film di Tim Burton Ed Wood) e la poi fidanzata di Burton Lisa Marie sono tutti inseriti come cammei.
  • Il cast e lo staff hanno spesso detto che “La sensazione che si aveva camminando per i set di Sleepy Hollow, particolarmente nella città di Lime Tree, era quasi come se stessi camminando all’interno della testa di Burton”.
  • Con un budget stimato in 100 milioni di dollari, il film ha incassato 101 071 502 $ in Nord America e 206 071 502 $ a livello globale.

From hell – La vera storia di Jack lo squartatore

Un giallo ambientato nella Londra vittoriana di fine Ottocento, che rievoca lo spettro di Jack lo Squartatore già visitato da diversi registi. Un tenace ispettore di polizia cerca di far luce su cinque delitti che scuotono il quartiere di White Chapel, ambiguo ritrovo per prostitute e uomini di malaffare. Le indagini del serial killer prendono una piega inaspettata conducendo un catatonico Johnny Depp nell’ambiente della famiglia reale, dove, tra reticenze e minacce, emerge una spaventosa verità: il colpevole si cela all’interno di una fantomatica setta segreta che compie riti esoterici, raccogliendo adepti tra i principali rappresentanti della corte vittoriana. Un’ipotesi originale e ardita che trae spunto da un fumetto
From the Hell
di Campbell- More. Peccato che Allen e Albert Hughes, i due registi del film, abbiano sprecato una potenziale ottima trama travestendola con panni non suoi, forse per ingraziarsi il pubblico giovanile: dialoghi dallo spessore fumettisco, inquadrature funamboliche, immagini virate in rosso o accelerate, dettagli splatter, tutto sembrerebbe infatti ricollegarsi ai must stilistici che hanno fatto la fortuna dei vari Tarantino. L’approssimazione con cui la storia è stata impostata emerge chiaramente da una scelta discutibile dei costumi e dalla creazione di scenografia, per lo più ritoccata pesantemente al computer, che ci ridona l’immagine di una Londra cartonata. L’interpretazione di Johnny Depp, l’ispettore oppiomane, è assolutamente da dimenticare: l’attore americano si muove come un manichino vestito dall’ultimo grido che spende la maggior parte del proprio tempo a rimirarsi nel ruolo, ormai stantìo (ha quasi quarant’anni) del bohemien maudit.
(cristiano biondo)

Lost In La Mancha

Terry Gilliam insegue, da oltre dieci anni, il sogno di realizzare un film su Don Chisciotte. Dieci anni di tentativi falliti, di finanziamenti perduti. Ma nel giugno del 2000 il sogno sembra divenire realtà. Gilliam ottiene un finanziamento europeo di 32 milioni di dollari. Un kolossal, confrontato con i budget abituali del Vecchio Continente. Ottiene anche la partecipazione di Jean Rochefort, nel ruolo di Don Chisciotte, di Johnny Depp e della sua compagna Vanessa Paradis. Così il regista anti-Hollywood può iniziare la sua pre-produzione. Chiede a due registi indipendenti, Keith Fulton e Louis Pepe di realizzare un documentario sulle otto settimane che precedono l’inizio delle riprese. Da questo momento una sorta di maledizione sembra abbattersi sulla lavorazione e le situazioni tragicomiche si moltiplicano. Una tempesta di proporzioni bibliche distrugge le attrezzature cinematografiche causando danni incalcolabili. Rochefort è costretto ad abbandonare il set per una malattia. I produttori cercano di convincere le assicurazioni a coprire i costi. Ma tutto sembra naufragare.

Gilliam aveva invitato Keith Fulton e Louis Pepe, due registi indipendenti, a girare un documentario promozionale sulla sua opera. Naufragate le speranze di vedere terminata quest’ultima, il
making of
che sarebbe dovuto servire da lancio al film di Gilliam diventa il nuovo film di Fulton e Pepe. Un interessante lungometraggio sulle difficoltà che si incontrano nel mondo dell’industria cinematografica. Il regista diventa il protagonista (l’accostamento con Don Chisciotte è fin troppo facile) e i protagonisti le comparse. È il caso di Vanessa Paradis che appare solo di sfuggita e non recita nemmeno una battuta. Assumono invece importanza tutti i componenti della troupe. Si ride delle battute di un assistente alla regia o di una costumista. Il film che ne esce è uno dei documenti più interessanti mai realizzati sulla grande macchina del cinema. A differenza dei soliti backstage, Lost in La Mancha non mostra le scene tagliate ma racconta quanto è dura riuscire ad arrivare all’inizio delle riprese. Gli attori, per esempio, si fanno pregare per le prove dei costumi e parlano solo attraverso il proprio agente e le assicurazioni non sborsano una lira in caso di incidenti.
Il film mostra però anche tutto l’entusiasmo che decine di persone mettono nella realizzazione di una pellicola. I bozzetti del regista sono scene ancora in embrione, proiezioni della sua mente. La sceneggiatura si modella sulla personalità degli interpreti. Le scenografie sono opera di artigiani e artisti che amano il loro lavoro. Nel documentario vengono recuperate alcune scene che avrebbero dovuto essere inserite nel lungometraggio mancato: ci sembra di essere sul set perché gustiamo il passaggio dal prima al dopo, l’uso dei filtri, i trucchi della telecamera. Questo documentario, realizzato grazie all’autopsia di oltre ottanta ore di filmati, è un omaggio alla creatività, alle idee, ma anche al sudore e allo spirito di sacrificio. Resta però l’appetito perché il Rochefort visto in costume sembra davvero la reincarnazione del Don Chisciotte disegnato da Dorè.
(francesco marchetti)

L’uomo che pianse

Vizio dei registi in crisi con propensioni autoriali: realizzare involontariamente film che non coincidono con le intenzioni di partenza. Vizio degli attori hollywoodiani ricchi e famosi: fidarsi ciecamente delle capacità di quei registi europei che si pretendono autori. Sally Potter, dopo
Orlando
e
Lezioni di tango
, dà alla luce un film che fatalmente soffre questa patologica schizofrenia. Avrebbe voluto narrare una storia di sopravvivenza, un omaggio a tutti coloro che hanno subito lo sradicamento violento e improvviso dalla propria cultura e dalla propria lingua, seguendo le vicende di una ragazza ebrea costretta dalle persecuzioni razziali ad abbandonare il villaggio natio in quel della Russia e a rifarsi una vita nell’Europa degli anni Quaranta, avendo come compagni di viaggio altrettanti sfollati come lo tzigano Depp. Avrebbe voluto, ma non ci è riuscita, dato che il film si incaglia tra le maglie di un melodramma che a più tratti si trasforma in farsa kitsch, esotica e romanzesca. Eppure, a sua detta, si sarebbe preparata accuratamente per ricostruire l’atmosfera degli anni immediatamente precedenti il secondo grande conflitto, andando a ripescare le immagini di Cartier-Bresson e i ritratti che Koudelka ha dedicato al popolo rom. Ma il realismo magico di Koudelka non trova vita in questa pellicola bislacca e poco convincente, che riesce a ridicolizzare persino attori del calibro di Johnny Depp, che sin dalla prima inquadratura appare imbalsamato in una smorfia eroica da re muto del popolo rom. Ciò che rimane sono due ore di immagini inappellabili e ridondanti che vedono un Turturro, cantante d’opera in calzamaglia, costretto a imitare la parlata inglese di un italiano renitente, una Christina Ricci che sembra appena uscita dalla casa horror della
Famiglia Addams
e tanti cavalli bianchi che fanno l’inchino.
(dario zonta)

Neverland — Un sogno per la vita

Neverland-Un sogno per la vita

mame spettacolo NEVERLAND-UN SOGNO PER LA VITA STASERA IN TV johnny e bambino
L’autore teatrale e Peter, uno dei figli di Sylvia

Risalente al 2004, Neverland-Un sogno per la vita è un film diretto da Marc Forster. Il cast: Johnny Depp, Kate Winslet e Dustin Hoffman, tre degli attori più talentuosi del mondo.

Il protagonista, James Matthew Barrie, è uno stimato autore teatrale scozzese, eppure le sue commedie non riscuotono abbastanza successo nell’ambiente aristocratico di Londra. Un giorno, incontra per caso Sylvia Llewelyn Davies e i suoi quattro figli. Da questa conoscenza nasce un profondo rapporto di affetto ed empatia tra l’autore e la famiglia, una relazione che porterà entrambe le parti al successo, ma anche alla tragedia.

Accoglienza

mame spettacolo NEVERLAND-UN SOGNO PER LA VITA STASERA IN TV johnny e sylvia
Johnny Depp e Kate Winslet in una scena del film

Il film fu presentato fuori concorso alla 61° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Lì, infatti, fu premiato. Gli incassi andarono oltre i 118 milioni di dollari in tutto il mondo.

Il parere del Times: “affascinante ma piuttosto eccentrico, una miscela di dramma domestico, tragedia e fantasia esuberante. Il film mescola una nostalgia struggente con la crudele delusione di un matrimonio interrotto, una giocosità e imprevedibilità infantile con un ritratto di una società rigida e spietata. Potrebbe piacere a tutti, dai preadolescenti ai pensionati, o non piacere affatto.”

Qualche critica, invece, da The New York Times e San Francisco Chronicle. Nonostante i pareri dei critici, il film ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il premio Oscar per la Miglior colonna sonoraJan A.P. Kaczmarek.

La trama commovente, in più, ha coinvolto miliardi di spettatori, i quali apprezzano tuttora il film, che ormai è diventato parte della cultura cinematografica popolare del XXI secolo.

Minuti contati

Un uomo d’affari giunge a Los Angeles con la giovane figlia: in pochi istanti quest’ultima viene presa in ostaggio, mentre a lui viene ordinato di commettere un omicidio! Questa passabile storia di suspense “prende”: ma strada facendo, a ogni svolta pone come dei blocchi stradali alla credibilità. Il coraggioso cast dà il 100%. Il tentativo di mantenere al massimo la suspense restituendo la storia in “tempo reale” (con infiniti dettagli di orologi) non produce gli effetti sperati.

The Libertine

Inghilterra, fine XVII secolo. Carlo II (John Malkovich) è un monarca autoritario ma incline alle arti in voga nelle corti europee di allora: la danza, il canto e il teatro. Mentre il regno è in lotta con il sempre più potente parlamento, il re richiama a corte il Conte di Rochester (Johnny Depp), libertino, illustre poeta e artista maledetto, in precedenza espulso da Londra per oltraggio al re. Eccellente scrittore di poesie, amante smodato del teatro, autore di versetti osceni e pungenti, alcolizzato, e ossessionato dal sesso e dalla perversione che impazzano a corte, John Wilmot, questo il suo vero nome, torna alla lugubre e fangosa Londra, felice di potersi dedicare ai suoi passatempi prediletti: le donne, l’alcool e il teatro. Il re gli affida la composizione di una piéce teatrale in occasione della visita di un ministro francese ma il conte, in pieno delirio estatico, mette in scena un monologo sulla vagina e sul pene. Costretto alla latitanza, gravemente malato di sifilide, si converte a Dio e dopo aver prestato soccorso al re detronizzato, muore glorificato da un’opera teatrale interamente dedicata alla sua vita. 

Un sogno per la vita

Il cinema americano è abile a manipolare storia pubblica e privata, a dolcificarla, a indirizzarla per intenti patriottici, familiari, religiosi o meramente ricreativi. Ovvio che esiste anche l’altro cinema, per fortuna, come è altrettanto ovvio che il cinema «manipolato» è spesso grande cinema e grande spettacolo.

Non è il caso, purtroppo, di
Neverland, un sogno per la vita,
che Marc Forest ha ricavato da una pièce di Allan Knee, ispirata alla vita e all’opera di James Matthew Barrie, il fortunato creatore di Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere, che volava e conduceva gli altri bambini nell’Isola che non c’è, luogo dell’immaginario infantile, popolato da creature mostruose e favolose.

Anche senza scomodare Freud, già «in carriera» (siamo agli inizi del Novecento), è inutile ricordare a quanti riferimenti psicologici, sociologici, simbolici, mitologici abbia dato adito la creazione di questo personaggio-folletto; assai più, direi, che non Pinocchio o Alice.

Ma veniamo al film. Che segue la vita di Barrie, a Londra, a partire dal tiepido fiasco della sua ultima commedia. Nei giardini di Kensington, oziando alla ricerca di nuove idee teatrali, incontra i quattro figli di Sylvia Llewelyn, da poco vedova. Rimane incantato dai ragazzi, diventa loro amico, li coinvolge in giochi o partecipa alle loro fantasiose avventure come fosse un coetaneo; si traveste da pirata e commette stramberie da ritardato mentale, agli occhi dei cosiddetti normali; in realtà a poco a poco crea con loro quella che diventerà la commedia di Peter Pan, da cui deriveranno, in seguito, due romanzi. Se la vedova accetta incantata, il vicinato mormora (come si dice) e la di lei madre è ferocemente ostile, mentre la giovane moglie dello scrittore, sospettando una sbandata per Sylvia, finisce per tradirlo con un avvocato amico e poi per lasciarlo. Barrie riuscirà a metter su la commedia ideata con i suoi giovani amici, e sarà un grandissimo successo. Quasi contemporaneamente la vedova, ammalatasi di tisi, muore, lasciando tutore dei propri figli il commediografo e la madre, mentre in sala si sentono soffi di narici e, con la luce, si scorgono occhi pieni di umida commozione in molti dei presenti. Commozione facile facile, estirpata con mezzi ignobili, come si suole.

Perchè poco di quello che racconta il film corrisponde alla realtà. Per esempio Sylvia Lleewelyn non era vedova; lo diventerà soltanto nel 1907, tre anni dopo la première londinese della commedia. Suo marito detestava Barrie e ne era contraccambiato. Quanto a Barrie, sposò Sylvie (che morirà nel 1910) e divenne patrigno di quei ragazzi che, però, con gli anni, finirono col non sopportare più i suoi giochi. Di fatto era Barrie che non voleva crescere, mentre crescevano riconoscimenti, onorificenze e prebende.

Quanto ai figliastri, per una sorta di nemesi peterpanica («Morire sarà un’avventura grandissima», dice il protagonista) finirono tutti malamente: il primo morì in guerra nel 1915; il secondo, non accettando la sua omosessualità, si affogò in un lago ghiacciato con l’amico, nel 1921; un terzo infine, dopo la morte «naturale» del quarto, si gettò sotto il treno della metropolitana di Londra.

E Barrie che tipo era? Non così affascinante come il fascinoso Johnny Depp. Bassissimo di statura, aveva la voce fessa e sottile; a trentanni, nelle foto, con due folti baffi, sembra un bambino in maschera. Sempre innamorato, era tuttavia incapace di un rapporto adulto e con la moglie il matrimonio non fu mai consumato. Barrie non era un pedofilo «sublimato», come qualcuno ha potuto pensare, ma soffriva di quello che i medici chiamano pubertà ritardata; fisiologicamente aveva l’età di un dodicenne, il che, naturalmente, non gli impediva di essere un genio e un uomo generoso e affettuoso.

Non solo tutti questi dati sono alterati o falsificati a favore di un mercinomio lattemieloso di disponibilità umana e genialità creativa, di fantasia e ricostruzione storica, ma ogni possibile interpretazione delle molteplici e ambigue correlate al personaggio e al suo autore viene come azzerato dai ristagnanti buoni sentimenti in cui il regista chiude la vicenda. Poco e nulla traspare, perché il pubblico non si preoccupi; e tutto è falso, dalla leziosa gentilezza di Barrie alla dolcezza moribonda di Sylvia (Kate Winslet) all’antipatia manierata della Signora Du Maurier.

Dalle macerie si salvano soltanto la scena finale della prima teatrale e la recitazione superba di Dustin Hoffman, nel ruolo del generoso impresario teatrale Charles Frohman. Da non dimenticare inoltre il commovente straordinario interprete del piccolo Peter, tale Freddie Highmore.
(piero gelli)

Alice in Wonderland 3D

Nuova versione, in stile gotico, dell’affascinante storia di Alice nel Paese delle Meraviglie. Questa volta troviamo un’Alice un po’ più grande, che abbandonato un party troppo noioso, finisce per inseguire il Bianconiglio dentro la sua tana, precipitando nel mondo fantastico che già dieci anni prima aveva visitato. Alice, però, di quel viaggio non ricorda niente ed ora deve decidere se aiutare gli strani abitanti di questo posto nel preparare la loro attesa rivolta…

Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street

Nella Londra del diciannovesimo secolo, Benjiamin Barker è un felice padre di famiglia. La gelosia di un giudice invaghitosi di sua moglie lo porta ad essere rinchiuso ingiustamente in carcere. Scontata la pena farà ritorno a Londra per consumare la sua vendetta trasformandosi nel sanguinario Sweeney Todd.

Paura e delirio a Las Vegas

Insieme a
Brazil
, il capolavoro di uno dei pochi visionari autentici del cinema contemporaneo. È il film che chiarisce definitivamente il retroterra dell’autore, generazionalmente più vicino a Scorsese che a Tim Burton o a Spielberg. Gilliam si confronta con un libro cult della controcultura (
Paura e disgusto a Las Vegas
di Hunter H. Thompson) e, pur lanciandosi in una serie di invenzioni visive trascinanti, ne compie una rilettura critica e postuma. L’utopia è da sempre il tema prediletto di Gilliam: e
Paura e delirio a Las Vegas
è una pellicola sulla morte dell’utopia, e sulle droghe come simbolo e vettore di questa morte.
«Las Vegas è il sesto Reich», dice uno dei protagonisti. Il loro carnevale (eccezionali e irriconoscibili Johnny Depp e Benicio Del Toro, che sembrano davvero due cartoon) nasce sulle ceneri del movement: i titoli di testa insanguinati compiono un fulmineo riepilogo di tutta un’epoca, esattamente come all’inizio del film definitivo sul ‘68,
Le fond de l’air est rouge
di Chris Marker (autore di
La jetée
, già modello di Gilliam per
L’esercito delle dodici scimmie
).
(emiliano morreale)

Blow

La storia, raccontata attraverso una serie di flashback, di un figlio della “working class” americana che vive sulla propria pelle il dramma della povertà, e decide quindi che lo scopo della sua vita è fare soldi. Quando si trasferisce in California, negli anni Sessanta, scopre che un ottimo modo per realizzare il suo progetto è vendere droga: fra un arresto e l’altro, diventerà il maggior importatore di cocaina degli States. Ben interpretato, ispirato a una storia vera; peccato solo che la sorte del protagonista finisca per risultare di nessun interesse per lo spettatore. Panavision.

La fabbrica di cioccolato

Willy Wonka è il proprietario di una delle fabbriche di cioccolata più grandi al mondo. All’interno dell’enorme stabilimento produce le leccornie più deliziose e impensate, sogno di ogni bambino. Un giorno però, dopo aver subito ripetute fughe di notizie riguardo le formule dei suoi dolciumi, il magnate delle barrette di cioccolata decide di chiudere i battenti. Diverso tempo dopo, la fabbrica ricomincia a sbuffare fumo dai suoi camini: la produzione è misteriosamente ripresa. Chi mai lavorerà al suo interno? Che fine ha fatto Willy Wonka? Tutti se lo chiedono e, inaspettatamente, un giorno d’inverno, Wonka bandisce un concorso: cinque fortunati bambini che troveranno il Golden Ticket all’interno delle proprie barrette di cioccolata potranno trascorrere una giornata con lui visitando la misteriosa fabbrica e in più uno di loro riceverà un’incredibile sorpresa. In tutto il mondo è caccia ai biglietti. Alcuni bambini trovano il tagliando dorato grazie alla speranza e alla fortuna, altri invece fanno di tutto per averlo forzando il destino dalla propria parte. Tra i primi c’è il piccolo Charlie, che vive vicino alla fabbrica di cioccolata insieme alla famiglia . In compagnia del nonno entrerà nel meraviglioso mondo di Willy Wonka, fatto di alberi di zucchero e fiumi di cioccolata.

Tim Burton ci regala un’altra delizia per gli occhi. Ripropone la pellicola del 1971 diretta da Mel Stuart e interpretata da Gene Wilder. Tiene fede all’originale ma l’arricchisce con quel tocco visionario e singolare che la storia richiede e che solo lui sa dare. Tutto è incredibile. Dalla monumentalità di facciata della fabbrica, all’inclinazione, al limite del crollo, della casa di Charile. Dall’eccentricità di Wonka, alla semplicità dei bambini. Dagli scoiattoli operai, alla pettinatura del fantasioso cioccolatiere. Visivamente molto vivace, la pellicola coinvolge con la sua purezza da fiaba, con la spontaneità dei suoi personaggi (siamo tutti con Charlie durante la ricerca del biglietto vincente) e con le ambientazioni da sogno costruite da Burton, come la cascata di cioccolata e la nave a forma di ippocampo. Indimenticabili poi i simpatici lavoratori della fabbrica: gli Umpa-Lumpa (in realtà tutti impersonati da Deep Roy, poi moltiplicato digitalmente), fantomatici piccoli uomini provenienti da Lumpolandia al soldo di Wonka per una manciata di semi di cacao. Si odono gli echi di
Edward Mani di Forbice
in diverse sequenze e, per chi ama il regista, è proprio un bel sentire. Nel cast primeggia Johnny Depp che sfodera un’interpretazione memorabile miscelando con bravura il suo Ed Wood visto nell’omonimo

film
di Burton, e l’irrefrenabile carisma del pirata Jack Sparrow, cui ha dato vita ne

La maledizione della prima luna.
(mario vanni degli onesti)

Nightmare – Dal profondo della notte

Nightmare – Dal profondo della notte

mame cinema NIGHTMARE - DAL PROFONDO DELLA NOTTE. STASERA IN TV johnny
Johnny Depp in una scena del film

Il noto regista di film horror Wes Craven ha dato vita a Nightmare – Dal profondo della notte. Più precisamente, Craven ha creato Freddy Krueger (Robert Englund), uno spietato infanticida bruciato vivo dai genitori infuriati. Ma Krueger non è morto: l’adolescente Nancy (Heather Langenkamp), infatti, lo vede nei suoi sogni, nei quali lui cerca di ucciderla. Ma non si tratta solo di incubi: la ragazza riporta veri tagli e bruciature al suo risveglio. La minaccia, di conseguenza, è reale. E i compagni di scuola della ragazza, nel frattempo, vengono brutalmente assassinati dal killer mentre dormono.

Il male, di conseguenza, tormenta i sogni dei ragazzi. Freddy Krueger vuole la sua vendetta e nessuno sembra in grado di fermarlo. Riuscirà il killer orrendamente sfigurato a compiere i suoi malvagi progetti? Chi sarà in grado di restare sveglio e sopravvivere? Oppure esiste un modo per fermarlo e per rispedirlo definitivamente nel mondo dei morti?

Curiosità

  • Sono passati quattro anni dalla stesura della sceneggiatura all’erogazione dei primi finanziamenti per realizzare il film.
  • Con un budget di soli due milioni di dollari, la pellicola ne ha incassati ben 26 milioni, rivelandosi così un grande successo.
  • Diversamente da molti splatter tipici degli anni ’80, il primo capitolo della saga Nightmare è un horror di suggestione psicologica, traducendo infatti in realtà la figura dell’uomo nero. L’atmosfera, inoltre, è basata sui meccanismi della suspance e dell’evocazione.
  • Fa parte del cast un giovane Johnny Depp, alle prese con le prime esperienze nel mondo del cinema.
  • L’aspetto e il nome di Freddy Krueger derivano da due ricordi spiacevoli di gioventù del regista Wes Craven: il primo si basa sull’aspetto di un barbone che lo spaventò da piccolo mentre il nome è ripreso da quello di un bullo che lo tormentava da bambino
  • Il film che Nancy sta guardando nella sua stanza è La casa di Sam Raimi.
  • Nella pellicola Quel mostro di suocera si può chiaramente vedere una scena in cui Charlie (Jennifer Lopez) sta guardando la TV assieme all’invadente suocera Viola (Jane Fonda). Nell’apparecchio si riesce a vedere la scena in cui Freddy rincorre Tina.
  • Una puntata de I Simpson è dedicata al film. In uno special di Halloween, il giardiniere Willy viene lasciato ardere vivo dalle fiamme della caldaia dai genitori dei bambini di Springfield, così lui minaccia di uccidere tutti i bambini nel sonno, dove non possono essere protetti da nessuno.
  • Nel film Scream, sempre diretto da Wes Craven, si può vedere il regista nei panni di un inserviente che indossa lo stesso maglione a righe di Freddy Krueger.
  • In un episodio di Mr. Bean, Mr. Bean va al cinema con la sua fidanzata a vedere proprio questo film, rimanendone terrorizzato e rallegrandosi quando la proiezione termina.
  • Freddy Krueger appare nel videogioco Mortal Kombat (2011) per PS3, PS Vita e XBOX 360 come lottatore selezionabile.
  • Durante la discussione tra Nancy e Glen, nella stanza della ragazza, si può vedere appeso al muro un poster del famoso gruppo musicale inglese The Police.

Una scappatella per due

Una mediocre commediola, condita qua e là con una spruzzatina di sesso. I protagonisti del film sono due giovanotti americani alle prese con la ristrutturazione di un vecchio hotel. Fanno da contorno al film un gruppo di buoni attori (tra i quali Hector Helizondo), mal serviti da un pessima sceneggiatura e da una regia annoiata e disattenta. Seconda apparizione sul grande schermo di Johnny Depp dopo l’esordio dell’anno precedente in
Nightmare – Dal profondo della notte
. L’attore diventerà popolare di lì a poco grazie alla serie televisiva 21 Jump Street.
(andrea tagliacozzo)