Mystic River

Tre amici d’infanzia si ritrovano dopo l’assassinio della figlia di uno di loro. Uno dei tre è proprio il detective incaricato di scopire chi ha ucciso la ragazza. Dovrà confrontarsi con la difficile soluzione del caso e con il desiderio di giustizia di un padre disperato.
«La storia riguarda il modo in cui le vite di tutti i protagonisti vengano sconvolte dal crimine. Possiamo vedere l’impatto che ha avuto un atto violento molti anni dopo che è stato commesso. È un cerchio tragico, tutti e tre gli uomini hanno problemi irrisolti, tutti sono traumatizzati dal passato» Così Clint Eastwood presenta una brutta storia di violenza e omicidi, traumi infantili e stupri, tratta dal romanzo di Dennis Lehane. Tre ragazzini giocano insieme a palla nelle strade, poi succede qualcosa che sconvolge la vita ti tutti e i tre smettono di frequentarsi. Pensano che, con la distanza, i cattivi ricordi potrebbero rimanere lontani. Il più traumatizzato di loro lascia addirittura il quartiere. Non serve a nulla. Il passato torna violento come una frustata. Tornano a riunirsi da adulti, abbruttiti da quel ricordo distruttivo, legati da un filo comune: un orrendo assassinio. Jimmy (Sean Penn) è il padre della vittima, una ragazza diciannovenne trovata uccisa brutalmente nel parco. È vedovo, Jimmy, e ha riversato tutto l’amore che ha in corpo nella figlia. Poco fiducioso verso la giustizia, vuole punire personalmente chi ha commesso l’efferato delitto e pur di portare a termine il suo proposito è pronto a mettere in discussione tutto, la vita che si è ricostruito nella comunità dopo le precedenti grane avute con la legge, la libertà, l’incolumità fisica. Dave (Tim Robbins) è il principale sospettato dell’omicidio. È un uomo disturbato, che non ha superato un trauma infantile, un’esperienza terribile che ha cambiato l’intero corso della sua vita e quella dei suoi vecchi amici. Poi c’è il detective incaricato delle indagini (Kevin Bacon), che deve arrivare all’assassino assolutamente prima della furia vendicatrice di Jimmy. Il problema di Sean è la moglie, che l’ha lasciato, di cui è ancora innamorato. Il tutto avviene a Boston, alla vigilia del Columbus Day, in un quartiere operaio dove tutti si conoscono, dove la domenica si va devotamente alla messa, dove circolano brutti ceffi dal cognome inquietante tipo i fratelli Savage.
Eastwood, con quest’opera in concorso al Festival di Cannes, si sofferma più sulle vicende umane e sulle emozioni che attraversano i personaggi, che non sull’intreccio del crimine. Certo, lo spettatore è comunque intrigato a risolvere il «giallo»: vuole scoprire se Dave è realmente colpevole, se Jimmy troverà giusta vendetta o verrà fermato in tempo, e se Sean riuscirà a risolvere il suo rapporto con la moglie. Il quadro che ne esce è quello di una comunità bigotta, dove pare che tutti sappiano tutto, ma dove nessuno lo dà a vedere, dove i panni sporchi si lavano in famiglia. Per il Columbus Day tutto deve essere sistemato, affinché il quartiere possa festeggiare per le strade senza ulteriori traumi, perché ci si possa scambiare sorrisi ipocriti, falsi saluti di cortesia, nonostante siano accadute le cose più turpi. È l’America del benessere, con le sue contraddizioni e suoi scheletri nell’armadio, con una violenza che esce allo scoperto perché poco repressa o perché il sistema stesso è portatore di violenza. Nel film si preferisce assoggettarsi all’esempio violento piuttosto che aprirsi agli altri, ammettere le proprie debolezze, mettersi in discussione. Un messaggio abbastanza discutibile, che sembra assolvere il comportamento negativo dei protagonisti, come se la risposta violenta alla violenza rimanesse l’unica via di salvezza. Il merito principale della riuscita del film va attribuito alla scelta degli attori: uno Sean Penn in stato di grazia a fianco di due colleghi altrettanto bravi, Tim Robbins e Kevin Bacon. La colonna sonora composta dallo stesso Clint Eastwood è stata registrata dalla Boston Symphony Orchestra dal Coro del Festival di Tanglewood, diretti dallo stesso regista. Oscar 2004 a Sean Penn come miglior attore protagonista e a Tim Robbins come miglior attore non protagonista. (marcello moriondo)

Forrest Gump

Un ragazzo ritardato diventa adulto fluttuando nella vita — come una piuma — con solo una vaga comprensione dei tempi tumultuosi che sta vivendo. (Riesce a essere presente a virtualmente ogni fenomeno sociale popolare e politico della decade formativa dei “baby boomer”, dall’ascesa di Elvis alla caduta di Nixon). O accettate Hanks in questa parte e seguite il senso dell’umorismo stravagante e tragicomico del film, oppure no (noi no) — ma in ogni caso è un lungo viaggio, pieno di fantasie digitali che mettono Forrest Gump in un’ampia gamma di sfondi ed eventi reali. Basato sul (più satirico) romanzo di Winston Groom. Vincitore degli Oscar per miglior film, attore (Hanks), regia, montaggio, effetti speciali visivi e sceneggiatura non originale. Panavision.

Una storia americana – Capturing the Friedmans

Affascinante e sconvolgente documentario su un famigerato caso di molestia sui bambini che negli anni Ottanta sconvolse una normale e felice famiglia borghese di Long Island, New York. Una provocatoria indagine sul relativismo della verità, vista attraverso il prisma di un crollo familiare e della conseguente esagerazione dei media. L’operazione si basa sugli “home movie” girati — quasi ossessivamente — dagli stessi Friedman durante un intero anno, e testimonia la progressiva disintegrazione del nucleo parentale. La morale è lasciata (saggiamente) allo spettatore. Nomination agli Oscar come Miglior Documentario.

Il re leone

Un cucciolo di leone allevato per prendere un giorno il posto del padre come re della giungla viene boicottato dal crudele zio, e vive in esilio fin quando non si rende conto del suo giusto posto nel ciclo della vita. Con echi distanti di Bambi, questo piacevole cartone della Disney (impreziosito dalle canzoni premiate con l’Oscar di Elton John e Tim Rice e dalla colonna sonora di Hans Zimmer, anch’essa vincitrice dell’Oscar) offre splendidi scenari, animazioni spettacolari e un notevole lavoro sulle voci, anche se il dramma è talmente intenso (e la commedia così moderna), che non risulta adatto al pubblico dei più piccoli. Seguito da serie animate per la tv, due sequel direttamente in video e un musical di Broadway. Distribuito in Imax nel 2002 con una durata di 89 minuti.

Up

Il film segue le esaltanti avventure di un 78enne venditore di palloncini, Carl Fredricksen, che finalmente riesce a realizzare il sogno di una vita, quello di un’avventura magnifica, quando collega migliaia di palloncini alla sua casa e vola via verso la natura selvaggia del Sudamerica. Tuttavia, scopre troppo tardi che il suo maggiore incubo fa parte del viaggio: un ragazzino di otto anni eccessivamente ottimista, un Esploratore della natura selvaggia di nome Russell. Il loro viaggio in un mondo perduto, dove incontrano alcuni personaggi strani, esotici e sorprendenti, è pieno di ironia, emozioni e avventure incredibili. Due Oscar (Miglior Film d’Animazione e una statuetta per le musiche) e altre tre nomination, tra cui Miglior Sceneggiatura Originale.

Quasi famosi – Almost famous

Stati Uniti, 1973. William Miller, un adolescente con velleità di critico musicale, ha l’occasione della vita: viaggiare al seguito di un gruppo esordiente e scrivere il pezzo di copertina per la rivista Rolling Stone . Tra amore e passione, attraverserà la scena rock degli infiammati anni Settanta. Quelli di Cameron Crowe sono i classici film che tutti hanno visto ma di cui nessuno ricorda o conosce il regista: Non per soldi… ma per amore, Singles-L’amore è un gioco, Jerry Maguire e ora Quasi famosi … Qual è il motivo? Rappresentano tutti, per un verso o per un altro, delle occasioni mancate. Non rientrano nelle liste dei titoli di cassetta, ma non si elevano neanche al rango di film riconoscibili dal nome del proprio autore. Crowe sconta questa condanna e la colpa è solo sua. Nato come critico musicale, le cui gesta sono narrate da questa sua ultima produzione, dopo anni di militanza a Rolling Stone – come redattore prima e vicedirettore poi – è approdato al cinema con la convinzione che questo fosse il luogo ideale in cui raccontare quel privato che il giornalismo musicale gli aveva negato. Forse aveva letto con sguardo troppo romantico ed esotico i «racconti francesi» dei padri e dei figli della Nouvelle Vague, che hanno fatto di una passione privata un evento pubblico. Ma Palm Beach – luogo natale di Crowe – non è Parigi, e automaticamente l’educazione sentimentale e la formazione intellettuale di un teen-ager di talento alle prese con la scoperta del mondo del rock dei primi anni Settanta diventa finta e inverosimile, sia pur realmente accaduta. Crowe, in un eccesso di modestia, ha pensato bene che la sua storia fosse più importante della Storia, che la nascita di un critico musicale precoce fosse più interessante della nascita del «sesso, droga e rock’n’roll», che le affezioni amorose di un adolescente coprissero la scena di un’epoca infiammata da ben altre passioni. Quella che poteva diventare a buon diritto la versione americana di Velvet Goldmine (che, ambientato nello stesso periodo, analizza con tutt’altro piglio «sociologico» la scena glam londinese) si è trasformata così in una commedia sentimentale, commentata dalle musiche di Simon And Garfunkel, The Who, Led Zeppelin e così via. Si dirà che questa è stata la scelta del regista, che Quasi famosi non voleva essere un film sul «Growin’ up in absurd» della generazione sessantottina, che non si tratta di un trattato di sociologia ma di una storia fatta di sentimenti… Bene, ma sono proprio questi i motivi per cui Crowe appartiene alla categoria di cineasti di cui nessuno ricorda il nome. (dario zonta)

Salvate la tigre

Una sceneggiatura pretenziosa di Steve Shagan per la storia di un industriale tessile che cerca di riconciliare l’adorazione della sua infanzia con le degradazioni cui si sottomette nel mondo degli affari. Il film pretende di essere totalmente onesto, ma non è così genuino; David ha le scene migliori nel ruolo di un piromane professionista. Lemmon ha vinto l’Oscar come migliore attore. 

Addio alle armi

Adattamento sontuosamente romantico del romanzo di Hemingway sulla sfortunata storia d’amore fra un soldato americano e un’infermiera inglese durante la prima guerra mondiale: datato ma di buona fattura. La raffinata fotografia di Charles Lang vinse un Oscar. Rifatto nel 1957. Esiste anche in una versione colorizzata al computer.

Zorba il greco

Versione riflessiva e gustosa del racconto di Nikos Kazantzakis. Quinn è entusiasmante nei panni del personaggio del titolo, un robusto contadino, mentre Bates è un intellettuale inglese suo compagno. La Kedrova vinse un Oscar per la sua interpretazione di una prostituta morente, al pari della fotografia (di Walter Lassally) e delle scenografie. Indimenticabile la colonna sonora di Mikis Theodorakis. Sceneggiato dal regista. In seguito diede origine a un musical di Broadway. Due premi in totale dall’Academy e altre quattro nomination.

Per amore di Lily

Nel tentativo di ottenere un ruolo importante nel nuovo film scritto dalla moglie, un attore egocentrico e non più giovanissimo con un abile travestimento si spaccia per un giovane collega italiano. E, non contento, continua il diabolico scherzo corteggiando la propria consorte. Pallido tentativo di resuscitare la commedia sofisticata. Plummer e la Smith (premio Oscar nel ’78 per
California Suite
) s’impegnano al massimo, ma il risultato è poco più che mediocre. Lo spunto ricorda da vicino quello di
La mia geisha
(1962) di Jack Cardiff.
(andrea tagliacozzo)

Salto nel buio

Variazione quasi comica sul tema di Viaggio allucinante , celebre film di fantascienza del 1966. In un attrezzato laboratorio scientifico, il pilota Tuck Pendelton viene miniaturizzato assieme a una capsula spaziale per essere iniettato nel corpo di un coniglio. L’improvvisa irruzione degli scagnozzi di un bieco affarista interrompe l’esperimento. Dopo un rocambolesco inseguimento, uno degli scienziati inietta la capsula nei glutei di un timido commesso di un supermercato. Ricco di invenzioni visive e trovate comiche, il film non ha praticamente un attimo di sosta. Grande regia di Joe Dante, uno dei pochi (con Steven Spielberg, che produce il film) in grado di coniugare il divertimento e lo spettacolo con le proprie esigenze autoriali. Oscar per gli effetti speciali. (andrea tagliacozzo)

Agguato sul fondo

Un ufficiale della marina americana s’invaghisce, senza saperlo, della stessa ragazza amata dal comandante del sommergibile su cui è imbarcato. Durante una pericolosa missione gli salva la vita e la fraterna amicizia che lega i due militari si consolida. Avvincente pellicola bellica, resa interessante soprattutto dall’ottimo cast. Il film venne premiato con l’Oscar 1943 per gli effetti speciali per la novità e l’abilità delle riprese subacquee.
(andrea tagliacozzo)

Romeo e Giulietta

Romeo e Giulietta

mame cinema ROMEO E GIULIETTA DI ZEFFIRELLI - STASERA IN TV scena
La celebre scena del balcone

Diretto da Franco Zeffirelli, Romeo e Giulietta (1968) è la trasposizione cinematografica dell’omonima e celebre opera del drammaturgo inglese William Shakespeare. La storia, ovviamente, è nota a tutti: due ricche famiglie veronesi, i Capuleti e i Montecchi, creano disordini in città a causa del loro reciproco astio. Ma, quando i Capuleti organizzano un ballo in maschera nella propria dimora, il giovane Romeo Montecchi (Leonard Whiting), insieme all’amico Mercuzio (John McEnery) e ad altri ragazzi, decide di intrufolarsi al ballo. Lì conosce la figlia del padrone di casa, Giulietta (Olivia Hussey), e tra i due è amore a prima vista.

Ma una simile unione è impossibile: i due ragazzi, quindi, decidono di sposarsi in segreto, nell’attesa di elaborare un piano per poter vivere insieme. Tuttavia, gli scontri tra le due famiglie rivali si fanno sanguinosi e Romeo vendica la morte di Mercuzio uccidendo il suo assassino, Tebaldo (Michael York), il cugino di Giulietta. Tale atto costringerà Romeo a fuggire, congedandosi dall’amata Giulietta dopo un’unica notte passata insieme. E, a questo punto, la giovane dovrà trovare un modo per unirsi a lui ed evitare le nozze con Paride, il marito che i suoi genitori hanno scelto per lei. Ma, come sappiamo, nulla andrà come previsto.

Curiosità

  • La versione di Romeo e Giulietta di Zeffirelli è una delle prime ad avere come protagonisti due attori dall’età molto vicina a quella dei personaggi shakespeariani. Infatti, al tempo delle riprese Leonard Whiting aveva diciassette anni e Olivia Hussey sedici.
  • A causa della scena di nudo tra i due e la minore età dei protagonisti, il film provocò qualche polemica, e il rating originale del film in Gran Bretagna e negli Stati Uniti fu “A”, per adulti. Il regista Franco Zeffirelli, inoltre, per mostrare il seno di Olivia Hussey in una scena, dovette ottenere un permesso speciale dalla censura italiana. Alla stessa Hussey fu proibito entrare in sala per vedere il film perché ritenuto per adulti a causa della sua breve scena di nudo. Lei commentò su come fosse possibile che non potesse vedere qualcosa che «vedo nello specchio ogni giorno».
  • Il film è stato girato in varie parti d’Italia: Gubbio (PG), Palazzo Borghese di Artena (RM), Tuscania (VT), Pienza (SI) e Montagnana (PD).
  • Inizialmente, la parte di Romeo venne offerta a Paul McCartney, ma poi venne scelto Leonard Whiting. Olivia Hussey, invece, era apparsa in un provino a Londra nella parte di Jenny nell’opera The Prime di Miss Jean Brodie (La strana voglia di Jean) di fronte a Vanessa Redgrave. È stato durante questa rappresentazione che Franco Zeffirelli venne colpito dalla sua bellezza e abilità teatrale. Il regista l’aveva comunque inizialmente scartata per il ruolo di Giulietta, perché in sovrappeso. L’attrice che egli scelse però si tagliò i capelli appena prima delle riprese, rovinando l’effetto che aveva avuto su di lui. La Hussey fece allora un altro provino, ma questa volta si era trasformata in una bellissima adolescente e fu scelta tra 500 ragazze.

Creature del cielo

Cupa storia basata sul caso realmente accaduto di due adolescenti neozelandesi, Pauline Parker e Juliet Hulme, il cui legame ossessivo le condusse a un omicidio. Molto ben recitato, e magistralmente diretto da Jackson, che ci immerge nel bizzarro mondo fantastico creato dalle ragazze. La vera Juliet Hulme, si è scoperto in seguito, per anni ha scritto best seller gialli sotto lo pseudonimo Anne Perry. Jackson è anche co-autore della sceneggiatura insieme a Frances Walsh. Il director’s cut dura 109 minuti. Leon d’Argento a Venezia e nomination all’Oscar per la sceneggiatura.

Milk

Nel 1977, Harvey Milk è stato eletto consigliere comunale a San Francisco, divenendo il primo omosessuale dichiarato ad avere accesso a una importante carica pubblica in America. La sua vittoria non è stata solo una vittoria per i diritti dei gay, ma ha aperto la strada a coalizioni trasversali nello schieramento politico. Harvey Milk ha incarnato per molti – dagli anziani agli iscritti al sindacato – una nuova figura di militante per i diritti civili; e con la sua morte prematura, avvenuta nel 1978, è diventato un eroe per tutti gli americani. Due Oscar (a Penn e alla sceneggiatura di Black) e altre sei nomination, tra cui film e regia.

Tender Mercies – Un tenero ringraziamento

Film avvincente ma estremamente misurato su un cantante country che trova l’ispirazione per riordinare la propria esistenza quando incontra una giovane e bella vedova con figlio. La prova da Oscar di Duvall è il vero punto forte, sebbene tutto il cast sia pregevole; anche se la sceneggiatura di Horton Foote (anch’egli premiato con l’Oscar) non è tanto una storia quanto una successione di bozzetti. Per la cronaca, Duvall ha scritto due delle sue canzoni per il film.

Ambizione

Nell’Ottocento, un commerciante di legname (Edward Arnold) riesce a costruire un impero dal nulla, ma sacrifica l’unico vero amore della sua vita. Iniziato da Hawks, il film venne terminato da Wyler dopo che il primo fu allontanato dalla produzione. Il risultato non è quindi tra i più omogenei, specialmente dal punto di vista stilistico, ma è comunque notevole. Frances Farmer, nella sua migliore interpretazione cinematografica, ha il doppio ruolo di una giovane ballerina di saloon e (diversi anni dopo) della figlia della stessa donna. Walter Brennan vinse il suo primo Oscar come miglior attore non protagonista (nella stessa categoria si aggiudicherà altre due statuette nel 1938 e nel 1940). (andrea tagliacozzo)

Born into Brothels

La fotografa Briski, che vorrebbe documentare la vita nel quartiere a luci rosse di Calcutta, non riesce a ottenere nessuna informazione finché non diventa amica dei figli di alcune prostitute. A quel punto l’ispirazione arriva, e la protagonista comincia ad insegnare a questi bambini — spesso vittime di abusi — come realizzare delle buone fotografie. Un documentario vincitore di un Oscar, basato su una buona idea.

Fanny e Alexander

Indimenticabile e affascinante saga familiare autobiografica ambientata nella Svezia di inizio Novecento; un compendio della carriera di Bergman (ai tempi annunciato come il suo ultimo film). Scene di gioia, esuberanza, dolore e tormento squisitamente rappresentate, e in gran parte viste attraverso gli occhi di un ragazzino. Prodotto originariamente per la televisione è una sorta di film testamento, girato da Bergman in Svezia dopo cinque anni di esilio volontario per problemi fiscali. E’ una commedia che si colora anche di dramma, dove l’arte bergmaniana perviene a una serena conciliazione degli opposti della vita, vista come uno spettacolo dove tutto può accadere. Quattro Oscar come miglior film straniero e per i costumi, la scenografia e la splendida fotografia di Sven Nykvist. Ridotto da una miniserie televisiva ancora più lunga, che durava 312 minuti. Occhio a Lena Olin nella parte di una cameriera. La storia della famiglia di Bergman viene esplorata anche in Con le migliori intenzioni, Il figlio della domenica e Conversazioni private.

Ieri oggi e domani

Premiato con l’Oscar come miglior film straniero: un impeccabile trio di racconti comici, con la Loren mai così bella nei panni di un’italiana che utilizza il sesso in modi diversi per ottenere ciò che vuole. Lo strip-tease per Mastroianni è una tra le scene più famose della sua carriera (e in parte resta coperta). Techniscope.

The Untouchables – Gli intoccabili

Una pellicola ad alta energia e di forte impatto: questo aggiornamento — firmato da David Mamet — della ben nota serie televisiva narra dei modi (spesso violenti) attraverso i quali l’onesto ma ingenuo agente federale Elliot Ness tenta di sgominare sia la corruzione all’interno della polizia, sia la malavita nella Chicago del proibizionismo. Regia fluida, a tratti persino “fiammeggiante”, e potenti interpretazioni di Connery (nel ruolo — che gli è valso l’Oscar — di un vecchio poliziotto di strada) e di De Niro nei panni di un gigantesco Al Capone. I travolgenti scontri a fuoco, alcuni dei quali citano una celeberrima sequenza de La corazzata PotÍmkin, vi terranno incollati alla poltrona! Fotografia di Stephen H. Burum, ricca partitura musicale di Ennio Morricone. Panavision.

Alla ricerca di Nemo

Nemo è un pesciolino pagliaccio. Vive con il padre, Marlin, che non è un cuor di leone, in una casa-anemone sulla barriera corallina. Il papà non sembra avere tanta fiducia nelle doti del suo piccino, tanto che Nemo, dopo un litigio («Ti odio», gli dice sul muso) scappa a pinne levate verso l’oceano aperto dove c’è una barca. Sfortunatamente finisce nella rete di un sommozzatore. E si ritroverà nell’acquario di un dentista di Sydney in compagnia di altri pesci. Marlin vincerà tutte le sue paure, attraverserà l’oceano, seguirà la corrente dell’Australia Orientale per cercare di ritrovare suo figlio. E, in compagnia della smemorata ma dolcissima Dory, si imbatterà nelle meduse, negli squali buoni Randa, Fiocco e Bruto, nella tartaruga Scorza, nella balena, nei gabbiani e nel pellicano Amilcare prima di ritrovare il sorriso del suo pesciolino…

Alla ricerca di Nemo è l’ultimo lavoro della premiata ditta Pixar&Disney (dopo Toy Story, A Bug’s Life, Toy Story 2 e il fantastico Monsters & Co.) Questa volta i pesci sono protagonisti di una bella favola adatta ai bambini che ammireranno i fondali marini e i suoi coloratissimi abitanti (cercando di indovinarne i nomi), si spaventeranno con gli squali e la balena (all’inizio del film c’è un barracuda che fa strage della mamma di Nemo, Carol, e delle uova con i fratellini), rideranno delle buffe avventure tra le tartarughe e magari penseranno anche che tenere i pesci prigionieri nell’acquario di casa non è bello (per i pesci). Per i grandi c’è anche qualcosa in più: oltre al messaggio ecologico (e a questo proposito le associazioni ambientaliste hanno invitato gli spettatori italiani a non andare a comprare i pesci pagliaccio da tenere nella boccia di vetro per evitare fenomeni di abbandono come è successo negli Usa dopo l’uscita del film), c’è anche quello del rappporto padre-figlio: nel film c’è un papà un po’ fifone che, cercando di proteggere il figlio, non gli dà fiducia, non lo lascia libero, inducendolo così a ribellarsi. Ne usciranno naturalmente bene tutti e due. Il papà ritrova la grinta, il figlio chiede scusa e trova la sua strada da solo.

Un bel film, coloratissimo, divertente, con tanti incontri incredibili nella profondità del mare. Con personaggi secondari buffi e azzeccati. Ma, a parte l’espediente della tentata fuga dall’acquario (i pesci nella rete e la già vista scena della balena), mancano le invenzioni folli e sbalorditive di Monsters & Co. La trama è più lineare, senza troppe sorprese. Resta l’incanto dell’animazione digitale di pesci e umani, di un fondo marino strepitoso e dell’incantevole baia di Sydney. In attesa di un altro capolavoro, forse (ma speriamo di no) l’ultimo dell’accoppiata Pixar-Disney, The Incredibles. Per gli amanti dei film della Pixar, ci sono anche i camei dei personaggi degli altri lungometraggi: il furgoncino della Pizza Planet e Buzz Lightyear (nello studio del dentista) da Toy Story, Mike da Monsters & Co. (nei titoli di coda mentre fa il subacqueo) e una delle auto protagoniste del prossimo Cars della Pixar. C’è anche un riferimento a The Incredibles, che vedremo nel Natale 2004: un ragazzino nello studio del dentista sta leggendo un libro dal titolo, appunto, The Incredibles. Tra le altre curiosità, ci sono due omaggi a Hitchcock: un chiaro riferimento a Gli uccelli nell’attacco dei gabbiani e un altro a Psycho: le musiche che accompagnano l’entrata di Darla, la diabolica nipotina del dentista, si ispirano a quelle di Bernard Herrmann. Con i quattrocento morti iniziali (la mamma e le 400 uova con i fratelini di Nemo), Alla ricerca di Nemo è il film Disney con il più alto numero di morti, con un chiaro riferimento a Bambi in versione subacquea. Le voci italiane (perfette) sono di Luca Zingaretti (Marlin), Carla Signoris (Dory), Stefano Masciarelli (Crosta, la tarturuga vecchia 150 anni), mentre Nemo è il piccolo Alex Polidori, 8 anni. Negli Stati Uniti il film ha sbriciolato tutti gli incassi della storia dell’animazione. Ultima annotazione: da non perdere lo straordinario corto iniziale sugli strani destini dei souvenir: Knick Knack. Oscar 2004 come miglior film di animazione. (d.c.i.)

Aladdin

La versione Disney di questa avventura da Mille e una notte, in cui Aladdin evoca un potente genio, sembra più vicina alla sensibilità dei vecchi cartoni animati targati Warner Bros. Il ritmo incalzante è il punto di forza di questo cartone pieno di colori e canzoni, animato da Eric Goldberg; per il resto, si tratta di un prodotto piuttosto convenzionale. Musiche di Alan Menken, Howard Ashman e Tim Rice: due Oscar, non solo per la miglior colonna sonora (Menken), ma anche per la miglior canzone originale (A Whole New World, di Menken e Rice). Il film ha dato origine a due sequel destinati al mercato homevideo: Il ritorno di Jafar e Aladdin e il re dei ladri, e a una serie animata per il piccolo schermo.

La Bella e la Bestia

Versione animata firmata Disney di una favola classica, con la graziosa Bella e la feroce Bestia: quest’ultimo vive solitario in un castello (con la sola compagnia delle stoviglie e del mobilio parlante), ma saprà farsi amare. Lo stile è quello dei musical di Broadway, con in più una buona sceneggiatura scritta da Alan Menken. La prima pellicola animata a candidarsi all’Oscar come miglior film. Rieditato nel 2002, con 4 minuti in più e una sequenza inedita dal titolo Nuovamente umani. Il successo del film ha generato un musical, una serie tv e due sequel (usciti direttamente in homevideo).

Una volta ho incontrato un miliardario

Meravigliosa commedia realistica ispirata alla storia di Melvin Dummar, che una volta diede un passaggio al brizzolato Howard Hughes e più tardi tirò fuori un testamento che lo nominava erede delle fortune dello stesso Hughes. Fiaba americana toccante, dolce e amara, con la Steenburgen (vincitrice dell’Oscar) che regala i momenti più brillanti, inclusa una memorabile sfida televisiva di talenti. Anche la sceneggiatura di Bo Goldman vinse l’Oscar. C’è anche il vero Melvin Dummar dietro la cassa del bar a una stazione dei bus.

Z – L’orgia del potere

Oscar per il miglior film straniero e per il montaggio, basato su fatti realmente accaduti e incentrato sull’assassinio politico di Montand e sulle sue agghiaccianti conseguenze. Troppo parlato, apprezzabile più per la sua attualità che non per le qualità cinematografiche, ma comunque avvincente. Buona la recitazione.

Mare dentro

Un uomo che ha vissuto da tetraplegico per 28 anni si batte per il diritto di morire, ma la sua famiglia — e anche l’avvocato che accetta di rappresentarlo — passa attraverso tutta una gamma di emozioni riguardo la sua lotta e il possibile esito. Raccontato con molta fantasia, con una straordinaria prova di Bardem, Coppa Volpi a Venezia: il dibattito sull’eutanasia rischia però di soffocare i sottotemi più interessanti (l’amore come stato mentale, la lotta contro la vita anziché contro la morte). La drammaturgia si perde nell’effettismo a rischio di kitsch e non esclude il rischio di spettacolarizzare il dolore, dato che espunge gli aspetti più sgradevoli dell’infermità e invita ad abbandonarsi alle lacrime più che a ogni altro sentimento. Vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero. 

Il jolly è impazzito

Sinatra è bravo nella biografia dell’artista di night-club Joe E. Lewis, con Jean Crain e Mitzi Gaynor che si dividono il ruolo dei suoi due amori. La canzone All the Way di Cahn e Van Heusen ha vinto un Oscar; il film è stato poi rimesso in circolazione proprio come All the Way. VistaVision.

Il gabbiano Jonathan

Un film unico, basato sul best-seller di Richard Bach, su un gabbiano “esistenziale”. Una superba fotografia ci permette di cogliere il punto di vista del gabbiano quando lui abbandona il suo stormo per esplorare le meraviglie del volo. Il dialogo non funziona altrettanto bene, neanche l’invasiva colonna sonora di Neil Diamond. Due nomination agli Oscar (Fotografia e Montaggio).

Anna dei miracoli

Una giovane insegnante è assunta da una famiglia per rieducare una bambina cieca e sordomuta. Il compito non si rivela affatto facile perché la disgrazia ha reso quest’ultima rissosa e prepotente. Film di grande impatto drammatico, teso ed emotivamente coinvolgente, tratto da un lavoro scritto da William Gibson e realizzato per il piccolo schermo da Arthur Penn nel 1957 (lo stesso Gibson, con la regia di Penn, riadatterà il testo per il teatro due anni più tardi). Le straordinarie interpreti del film, Anne Bancroft e Patty Duke, vinsero entrambe l’Oscar: la prima come protagonista, la seconda come non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Balla coi lupi

Debutto di Kevin Costner dietro la macchina da presa, premiato da ben sette premi Oscar. Durante la guerra di Secessione, un tenente nordista sceglie di andare su un isolato avamposto della frontiera indiana. A poco a poco, l’uomo riesce a conquistare la fiducia di una confinante tribù di Sioux. Un western atipico e progressista che, col suo improvviso successo, ha dato quasi l’illusione di poter rilanciare il genere (ma, a parte Gli spietati , il rilancio non c’è stato). Nonostante la mastodontica durata, il film (che nell’edizione integrale dura 4 ore) non ha mai un momento di stanca. Regia sorprendentemente matura e personale. Costner si ripeterà diversi anni più tardi con L’uomo del giorno dopo, anche se la critica e il pubblico gli volteranno inspiegabilmente le spalle. (andrea tagliacozzo)

Il giardino di Allah

Su un treno che la conduce al deserto algerino, una bella e ricca vedova conosce un giovane russo che, a causa di una profonda crisi morale, ha passato un lungo periodo in convento. I due s’innamorano e, dopo breve tempo, decidono di sposarsi. Tipico esempio di esotismo hollywoodiano, spettacolare ma totalmente falso, reso memorabile dalla fotografia a colori di W. Howard Greene e Harold Rosson (premiati con un Oscar speciale).
(andrea tagliacozzo)

La voce nella tempesta

Questa emozionante versione del romanzo di Emily Bronte si ferma al diciassettesimo capitolo, ma gli spettatori non disperino: regia sensibile e recitazione d’alto livello esaltano questa storia magnifica di amore condannato, ambientata nell’Inghilterra pre-vittoriana. Ammaliante e imperdibile. La suggestiva fotografia di Gregg Toland vinse l’Oscar (e il film ricevette altre otto nomination). Sceneggiato da Ben Hecht e Charles MacArthur. Rifatto nel 1953, nel 1970, nel 1992 e nel 2003 per la tv via cavo.

Passaggio in India

L’ultimo film di David Lean, regista di successi come
Lawrence d’Arabia
, tratto da un romanzo di E.M. Forster. Nel 1920, l’anziana signora Moore raggiunge il figlio in India, accompagnata dalla giovane fidanzata del giovane, Adela. Durante un gita guidata da Aziz, medico indiano, Adela accusa ingiustamente questi di averla violentata. Suggestivo e spettacolare, come quasi tutti i lavori di Lean, lucido e incisivo nonostante l’età avanzata (77 anni). A colpire è soprattutto l’analisi puntuale del rapporto inconciliabile tra gli inglesi colonizzatori e gli indiani colonizzati. L’ottima Peggy Ashcroft, nel ruolo della signora Moore, vinse l’Oscar 1984 come migliore attrice non protagonista, così come la colonna sonora di Maurice Jarre. Eccellente anche la Judy Davis.
(andrea tagliacozzo)

Gli Incredibili

Film della Pixar in animazione computerizzata: una famiglia di supereroi vive sotto un programma di protezione testimoni e deve reprimere i propri superpoteri… finché un anonimo cliente si rivolge a Mr. Incredibile per avere una mano. Inizia come una commedia tagliente, poi si trasforma in un film d’azione stile fumetto: ne consegue uno slittamento del tono e un allungamento della storia, ma alla fine tutto va a posto. Il regista-sceneggiatore Bird fornisce la voce alla designer Edna Mode, e vi è un cammeo (che è anche un tributo) di Frank Thomas e Ollie Johnston, leggendari “cartoonist” della Disney. Oscar come miglior film d’animazione e per gli effetti sonori. Digital Widescreen.

Dietro la maschera

Film irresistibile tratto dalla storia vera di Rocky Dennis (Stoltz), un adolescente dalla faccia sfigurata da una terribile malattia, e della madre Rusty (Cher), che è riuscita a instillare un senso di fiducia e amore nel figlio, anche se a scapito delle sue difese. La sceneggiatura di Anna Hamilton Phelan schiva i clichés, mentre Cher e Stoltz rendono i loro personaggi umani e reali. Un film riuscito. La versione “director’s cut” dura 127 minuti.

La dea dell’amore

Commedia leggera molto divertente: la moglie di Allen lo convince ad adottare un bambino; anni dopo, lui è ossessionato dall’idea di sapere chi sia la vera madre del ragazzo e la vuole conoscere. La Sorvino è eccezionale in un’interpretazione da Oscar (e da futura star) della donna in questione. Per raccontare un dramma sul male di vivere che rischia di scivolare nella farsa, Allen contamina la commedia con la tragedia, facendo interagire i protagonisti con un autentico coro greco che dal teatro di Taormina commenta gli avvenimenti e interviene nell’azione. Ma, nonostante una strepitosa Mira Sorvino, il film rimane un’esile commedia degli equivoci, più compiaciuta che davvero divertente.

Oscar, un fidanzato per due figlie

Siamo negli anni Trenta. Il gangster Angelo Provolone, deciso a mantenere una promessa fatta al padre sul letto di morte, sta lasciare l’attività criminosa. Nello stesso giorno in cui dovrebbe entrare in società con un gruppo di banchieri, in casa Provolone si scatena il putiferio. Commedia degli equivoci divertente e movimentata, tratta da una pochade di Claude Magnier che nel 1967 aveva già ispirato
Io, due figlie e tre valigie di Edouard Molinaro
. Apparizione a sorpresa di Kirk Douglas nel ruolo del genitore morente del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Cenerentola

Una delle migliori fiabe animate di Walt Disney racconta la classica storia aggiungendo deliziose variazioni comiche, tra le quali una coppia di topi di nome Gas e Jack che diventeranno presto amici dell’eroina maltrattata. La melodiosa colonna sonora comprende I sogni son desideri e Bibbidi Bobbidi Bu. Seguito 52 anni dopo da un sequel uscito direttamente in homevideo. Tre nomination agli Oscar all’epoca.

Scappo dalla città – La vita, l’amore e le vacche

Mitch Robbins entra in crisi con l’arrivo dei quarant’anni. Gli amici Ed e Phil gli propongono una vacanza alternativa: due settimane da veri cowboy tra pascoli, mandrie e cavalli. L’esperienza si rivelerà salutare, e non solo per Mitch. Una commedia scacciapensieri che riesce a divertire e a commuovere senza ricorrere a trovate di facile effetto. Scatenatissimo il protagonista, Billy Cristal. Oscar 1991 al veterano Jack Palance come attore non protagonista. Tre anni più tardi Cristal tornerà in Scappo dalla città 2. (andrea tagliacozzo)

Scent of a Woman – Profumo di donna

Un timido studente guadagna il denaro di cui ha bisogno accompagnando per un lungo weekend un irascibile ex colonnello dell’esercito, cieco e gran bevitore, ignorando che il colonnello ha un suo piano. Una storia godibile (anche se poco credibile), galvanizzata da una prova superlativa di Pacino, che gli è valsa un Oscar. La sceneggiatura di Bo Goldman è indebolita non poco da un appendice alla storia che sembra materiale di scarto di L’attimo fuggente. Basato sul film italiano del 1974 Profumo di donna. Anche tre nomination quale Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Non Originale.

Monster

Alla fine della sua straordinaria performance come serial killer, si dice che Charlize Theron abbia dichiarato: «quando tutti ti fanno sentire un mostro, finisci per diventarlo», quasi a sottolineare la sua identificazione col personaggio rappresentato, un’immedesimazione che ha del prodigioso ma ne costituisce anche il limite. Il film racconta la storia vera di Aileen Wuornos, una prostituta statunitense che tra il 1989 e il 1990 ha ucciso sette clienti sempre con la sua pistola, una calibro 22. E se il primo, l’omicidio di un elettricista sadico, fu un atto di difesa, gli altri rappresentano invece una schizofrenica coazione a ripetere di chi è ormai in preda di un raptus, liberatorio e vendicatorio insieme. La Wuornos fu giustiziata in Florida nel 2002 con un’iniezione letale perché la perizia psichiatrica l’aveva ritenuta perfettamente sana di mente.
Nel film la voce fuori campo della protagonista sintetizza le tappe di un’esistenza votata al fallimento senza riscatto, sia per le avverse contingenze (ancora più atroci nella realtà di quello che il personaggio racconta), sia per i congeniti limiti della donna afflitta da una paranoica ingenuità. Contrariamente a David Grieco, che nel suo Evilenko sceglie improvvidamente la via della soluzione creativa alla Hannibal, la regista Patty Jenkins si attiene in modo più rigoroso ai documenti e costruisce attorno al suo personaggio un film on the road che dapprima fa pensare a Thelma&Louise di Ridley Scott, per il rapporto e la fuga con l’amica Tyria, e lo chiude dentro l’ultimo anno di libertà della donna, tra i suoi delitti e la dedizione cieca alla ragazzina lesbica, unico amore-riscatto della sua vita, la quale finirà per contribuire fattivamente alla sua condanna.
Jenkins è bravissima nel non concedere tregua allo spettatore nel susseguirsi di squallidi interni ed esterni, tra periferie degradate, tristi motel, luride caffetterie, così come è attenta a giustificare psicologicamente azioni e comportamenti della sua protagonista, dal primo omicidio, compiuto per legittima difesa, agli altri, la cui motivazione è di natura psicopatica. La regista alterna abilmente alla violenza dei delitti il rapporto quotidiano tra le due donne in fuga. E se la Theron è straordinaria nel costruire il crescere paranoico del suo personaggio e insieme la sua ingenuità esistenziale e sentimentale – interpretazione del resto avvalorata da numerosi premi internazionali – Christina Ricci non è da meno e forse supera addirittura la collega nel disegnare la sua Tyria, candida e perversa, giocandola tutta per sottolineature, con occhi tondi e sgranati che raccontano lo stupore e l’inganno.
Parlavo, all’inizio, di un limite del film. La Jenkins, preoccupata della credibilità psicologica di un personaggio così fuori norma, gli costruisce intorno un eccesso di parole, fuori campo e per monologhi, un verbillage ossessivo che mimando la latente e presente paranoia finisce per danneggiare la forza e la violenza visiva del film. Come se la regista non avesse fiducia nella persuasività silente delle immagini e le soffocasse in una rete di spiegazioni verbali. Oscar alla Theron -anche Orso d’Argento a Berlino e vincitrice di un Golden Globe. (piero gelli)

Settimo cielo

Una delle storie d’amore più famose del cinema di tutti i tempi non regge così perfettamente come uno vorrebbe; la Gaynor vinse il primo Academy Award nella parte di Diane, una povera senza casa parigina salvata e portata a nuova vita dall’arrogante spazzino Chico (Farrell). La performance di lui indebolisce il film, così come il terribile intreccio secondario sulla guerra e il finale. Rimane comunque interessante; girato con stile, con il bel tema musicale Diane. La Gaynor vinse l’Oscar per questo film, per Aurora e per Angelo della strada. Oscar anche per la sceneggiatura (Benjamin Glazer) e la regia. Rifatto nel 1937.

La sirenetta

Delizioso prodotto d’animazione della Disney tratto liberamente da un racconto di Hans Christian Andersen su una giovane sirena di nome Ariel che vorrebbe essere umana. Alcuni punti della trama sono discutibili, ma il film è così piacevole che non ne vale la pena. Gli esuberanti numeri musicali comprendono Kiss the Girl, Part of Your World e Under the Sea, cantata da un granchio jamaicano di nome Sebastian (Wright). Ha vinto gli Oscar per la Migliore Colonna Sonora Originale (Alan Menken) e per la Miglior Canzone (Under the Sea, di Menken e Howard Ashman). Seguito da una serie d’animazione per la tv e un sequel direttamente in video.

Scugnizzi

Assillato da un insistente creditore, un mediocre organizzatore di spettacoli decide di allestire una recita nel carcere minorile di Nisida nella speranza di ricavarne un congruo profitto. Durante le prove, l’uomo viene a conoscenza delle tragiche storie dei giovani reclusi. Scritto dal regista Nanni Loy a quattro mani con Elvio Porta (già co-sceneggiatore di
Cafè Express
), è un tentativo piuttosto debole di denunciare i mali di una città. Buone, comunque, le canzoni scritte da Claudio Mattone.
(andrea tagliacozzo)

Shrek

Shrek

mame cinema SHREK - STASERA IN TV IL PRIMO FILM DELLA SAGA scena
Una scena del film

L’orco Shrek (doppiato da Mike Meyers in originale e da Renato Cecchetto in italiano) desidera solo una cosa: vivere in pace e in solitudine nella sua fangosa palude. Ma quando Lord Farquaad (John Lithgow in originale, Oreste Rizzini in italiano) decide di cacciare tutte le creature magiche dai suoi feudi, esse si rifugiano proprio nella palude di Shrek. In compagnia dell’irriverente asino parlante Ciuchino (Eddie Murphy in originale, Nanni Baldini in italiano), l’orco va quindi a presentare le sue lamentele presso il lord.

Dal canto suo, Lord Farquaad ambisce al titolo di re, ma, per diventare un sovrano, dovrà sposare la figlia di un sovrano. Fra le tre candidate disponibili, Farquaad sceglie la principessa Fiona (Cameron Diaz in originale, Selvaggia Quattrini in italiano), la quale però vive in un lugubre castello sorvegliato da un pericoloso drago. Il lord, essendo esile e basso di statura, sa di non poter affrontare una simile impresa, perciò convince Shrek a portare Fiona da lui in cambio dell’evacuazione della palude.

L’orco accetta e va a salvare Fiona insieme a Ciuchino. Ma, da questo momento in poi, il protagonista comincia a sentire il bisogno di evadere dalla propria solitudine. E un’importante lezione sulla differenza tra essenza e apparenza gli cambierà la vita.

Curiosità

  • Il film, del 2001, è diretto da Andrew Adamson e Vicky Jenson.
  • Il personaggio di Ciuchino è stato modellato su Pericles, un vero ciuco di Barron Park, Palo Alto, in California. Secondo alcuni rumor, Shrek sarebbe invece basato sul wrestler francese Maurice Tillet (1903-1954), nonostante la DreamWorks non ne abbia mai dato conferma ufficiale.
  • La pellicola ha incassato circa 484 409 218 dollari in tutto il mondo, ricevendo generalmente recensioni positive da parte della critica.
  • I personaggi sono diventati ormai un cult della cultura popolare, così come la colonna sonora del film (tra cui I’m a believer e All Star degli Smash Mouth).

RECENSIONE

La demenzialità in stile fratelli Farrelly irrompe nel mondo delle favole (e dei cartoon digitali). Fortunatamente il tocco degli autori di Shrek non è altrettanto pesante e il film è di ben altra levatura rispetto alle commedie dei registi di Tutti pazzi per Mary . La scelta di alzare il target di età – o comunque di ampliare il bacino di pubblico, dai più piccoli agli adulti oltre i quaranta – è evidente fin dalla scelta delle voci originali dei protagonisti: Mike Myers (quello della geniale serie Austin Powers ) per Shrek, Eddie Murphy per Ciuchino (in originale Donkey) e Cameron Diaz per la bella Fiona. Il doppiaggio italiano, purtroppo, ci nega il privilegio di ascoltare le prodezze vocali dei divi appena menzionati (e il rammarico, per lo scatenato Murphy, non è poco), anche se il fascino visivo del film, legato ai maghi dell’animazione digitale della PDI/DreamWorks (già artefici di Z la formica ), è intatto. Nessuna invenzione clamorosa, rispetto a gioielli come A Bug’s Life o Galline in fuga , ma comunque una buona serie di trovate divertenti (a dir poco esilarante la parodia di The Matrix ) e un andamento anarcoide e surreale che lascia piacevolmente sorpresi. In aggiunta, un finale in cui s’insegna giustamente ai bambini – ma anche ai più grandi – che la bellezza fisica è (o dovrebbe essere) del tutto relativa. Almeno nelle favole. (andrea tagliacozzo)

Ben-Hur

Ben Hur, principe ebreo, viene tradito dal suo amico d’infanzia Messala, un tribuno romano, e condannato al remo sulle galere. Ma il principe, salvando la vita a un console, riesce a riacquistare la libertà e a tornare a Gerusalemme. Un vero e proprio kolossal hollywoodiano, con i pregi e i difetti del caso. Vincitore di ben 11 Oscar, il film è comunque ben lontano dall’essere un capolavoro e si ricorda soprattutto per la spettacolare corsa delle bighe (diretta peraltro non da Wyler, ma dal regista della seconda unità, Andrew Marton). La stessa storia era già stata portata sullo schermo nel 1907 da Sidney Alcott e nel 1926 da Fred Niblo. (andrea tagliacozzo)

Il fuggitivo

Tratto da una fatto vero di cronaca e ispirato a una serie tv di successo negli States negli anni Sessanta, racconta la storia di un uomo (Harrison Ford) accusato ingiustamente di uxoricidio che riesce a fuggire durante il suo trasferimento in carcere. Mentre questi cercherà il vero colpevole, sulle sue tracce si mette un inflessibile agente federale dell’FBI (Tommy Lee Jones). Niente di straordinario, però la storia, scritta molto bene, regge e il merito, più che alla regia di Davis, va alla prova dei due istrioni, Ford e Jones, che tengono in piedi la baracca. Proprio a Tommy Lee Jones andò la statuetta come Miglior Attore Non Protagonista, ma la pellicola ebbe ben altre sei nomination, ‘tecniche’ e non (tra cui: Film, Fotografia, Montaggio e Sonoro).

 

Qualcosa è cambiato

Nicholoson, un uomo ossessionato e pieno di fobie, viene trascinato inaspettatamente nella vita di una cameriera e del suo vicino di casa omosessuale. Col passare del tempo, e contro la sua volontà, comincia ad affezionarsi a loro e a mostrare segni di umanità. Ottima commedia drammatica (scritta da Mark L. Andrus e Brooks), che accompagna lo spettatore attraverso un viaggio nei sentimenti. Risate e lacrime assicurate. Sia Nicholson che la Hunt hanno portato a casa l’Oscar per la loro interpretazione. Harold Ramis, Lawrence Kasdan, Shane Black e Todd Solondz fanno brevi apparizioni.