Umberto D.

Un ex funzionario dello stato dalla magra pensione sta per essere costretto a vivere per strada con l’unica consolazione del suo amato cagnolino a confortarlo. Si dice che De Sica abbia considerato questo film il suo miglior lavoro, e potrebbe aver ragione. La sottotrama di Battisti che ha una relazione con una donna nubile e incinta è toccante tanto quanto la storia principale. Strappalacrime fino alla conclusione. Nomination all’Oscar per la sceneggiatura di Zavattini.

Il medico e lo stregone

In un piccolo paese i malati si affidano alle cure di un truffaldino stregone. Un giovane medico, appena giunto dalla città, fatica non poco a battere la concorrenza del furbissimo ciarlatano. Una commedia all’italiana di buon livello, sorretta in gran parte dalla bravura dell’intero cast (tra cui un’eccellente Marisa Maerlini). Breve ma indimenticabile l’apparizione di Alberto Sordi. Mario Monicelli aveva già diretto Vittorio De Sica l’anno prima in
Padre e figli
, mentre tornerà a lavorare con Mastroianni nel ’58 ne
I soliti ignoti
.
(andrea tagliacozzo)

Teresa Venerdì

Una trovatella s’innamora di un giovane medico, ispettore sanitario di un orfanotrofio femminile, che, oltre a essere già fidanzato, ha una relazione con una cantante. Ma la ragazza non si perde d’animo ed escogita il modo d’eliminare le due rivali. La trama del film, tratto dal romanzo di Rudolf Török, non brilla per originalità, ma De Sica è abile nell’aggirare l’ostacolo puntando quasi tutto sulla descrizione dei suoi personaggi, resi credibili anche grazie all’apporto del cast in cui spicca, nei panni della cantante, una straordinaria Anna Magnani. Pur senza comparire ufficialmente, alla sceneggiatura del film collaborò anche Cesare Zavattini. (andrea tagliacozzo)

Miracolo a Milano

Totò il Buono (Golisano) porta allegria in un misero paese di povera gente, aiutato dall’anziana donna che lo aveva allevato e che si trova ora in paradiso. Condanna pungente e comica dei modi in cui vennero sistemati gli europei dopo la seconda guerra mondiale. Due nominatio ai BAFTA Awards.

La miliardaria

La Loren è una ricca ereditiera convinta che i soldi possano comprare tutto, finché non incontra Sellers, un medico indiano, per niente disposto a vendere il suoi principi, né tanto meno il suo amore. Sophia è splendida, ma come adattamento della commedia di G.B. Shaw il film risulta un po’ pesante. CinemaScope.

Ieri oggi e domani

Premiato con l’Oscar come miglior film straniero: un impeccabile trio di racconti comici, con la Loren mai così bella nei panni di un’italiana che utilizza il sesso in modi diversi per ottenere ciò che vuole. Lo strip-tease per Mastroianni è una tra le scene più famose della sua carriera (e in parte resta coperta). Techniscope.

Il giardino dei Finzi Contini

A Ferrara, alla vigilia della secondo conflitto mondiale, Giorgio, giovane ebreo, è innamorato della ricca Micol, sua coetanea e correligionaria. La ragazza però rivolge le sue attenzioni a Giampaolo, un comune amico. Intanto incombe la tragedia: le leggi razziali e la guerra sconvolgeranno per sempre le loro esistenze. Elegante (ai limiti dello stucchevole) trasposizione del romanzo di Giorgio Bassani. Il film, pur non essendo uno dei migliori di Vittorio De Sica, vinse l’Oscar 1970 per il miglior film straniero. Rimane comunque una delle cose più convincenti dell’ultimo periodo del regista, caratterizzato da una preoccupante inclinazione verso il patetico. (andrea tagliacozzo)

La baia di Napoli

L’improvvisa morte del fratello chiama a Napoli un avvocato americano. L’uomo scopre che durante il lungo soggiorno italiano il congiunto ha avuto un figlio, ora affidato allo cure di una vivace ragazza del luogo. Commedia turistica piuttosto banale, interpretata da un Clark Gable, all’epoca sessantenne, ormai anzianotto per il ruolo del seduttore (l’attore morirà in quello stesso anno per un attacco di cuore).
(andrea tagliacozzo)

Gli uomini, che mascalzoni!

A Milano, un giovanotto corteggia la figlia di un tassista portandola a spasso con l’automobile del padrone. Dopo aver litigato con la ragazza per un banale equivoco, il giovane perde anche il posto d’autista. Un classico dell’epoca dei Telefoni Bianchi, con un simpatico Vittorio De Sica nei panni del protagonista. Briosa e a suo modo raffinata la regia di Mario Camerini, maestro indiscusso della commedia italiana degli anni Trenta. Nel ’53 Glauco Pellegrini ne girò un rifacimento con Walter Chiari nel ruolo che fu di De Sica. (andrea tagliacozzo)

Sette volte donna

Opera decisamente minore di Vittorio De Sica che firma sette episodi intitolati ad altrettante figure femminili (Paulette, Maria Teresa, Linda, Simona, Eve, Marie e Jeanne) interpretati dall’istrionica Shirley MacLaine. Quest’ultima si dà un gran da fare, ma non riesce a risollevare le sorti del film, minato all’origine dall’insipienza del soggetto e della sceneggiatura, scritti da Cesare Zavattini. (andrea tagliacozzo)

Il signor Max

Grazie a un amico, un modesto edicolante riesce a ottenere un biglietto di prima classe per una crociera. Durante il viaggio, il giovanotto viene erroneamente creduto il conte Max. Approfitta dello scambio di persona per introdursi nel bel mondo e corteggiare una nobildonna. Tra le migliori commedie del periodo dei Telefoni bianchi, con un De Sica a dir poco strepitoso. Il film avrà due rifacimenti, entrambi intitolati Il conte Max : molto divertente il primo, realizzato nel ’57 da Giorgio Bianchi e interpretato da un ottimo Alberto Sordi; completamente da dimenticare il secondo, diretto e interpretato da Christian De Sica (figlio di Vittorio) nel ’91. (andrea tagliacozzo)

I due marescialli

L’otto settembre del 1943, un Maresciallo dei Carabinieri arresta un ladruncolo travestito da prete, sua vecchia conoscenza. Ma nella confusione che si viene a creare durante un bombardamento, quest’ultimo riesce a fuggire indossando la divisa del tutore dell’ordine. Gara di simpatia tra Totò (il ladro) e Vittorio De Sica (il Maresciallo), straordinari protagonisti di un film divertente ma altalenante che nel finale scivola inopinatamente nel patetico.
(andrea tagliacozzo)

La ciociara

La Loren ha meritatamente vinto l’Oscar per questo ritratto strappacuore di una madre italiana che, insieme alla figlia, viene violentata da soldati marocchini alleati durante la seconda guerra mondiale. La storia della loro sopravvivenza è estremamente toccante. Sceneggiatura di Cesare Zavattini, da un romanzo di Alberto Moravia. La Loren riprese il ruolo in un film tv in due parti del 1989.

L’uomo venuto dal Kremlino (Nei panni di Pietro)

Il papa Quinn, un russo che ha passato vent’anni come prigioniero politico in Siberia, cerca di sventare il rischio di una guerra atomica e di eliminare la miseria nella Cina comunista per metà del film, mentre il corrispondente Janssen cerca di risolvere i suoi insignificanti problemi coniugali per il resto del tempo. Un buon cast sprecato in questo superficiale adattamento del best-seller di Morris L. West, fiaccamente diretto da Anderson.

Padri e figli

Due giovani liceali – lui figlio di uno stimato medico, lei di un sarto rimasto vedovo – marinano la scuola per stare insieme. I genitori, preoccupati, corrono ai ripari e impediscono ai giovani di vedersi. Una commedia senza troppe pretese sociologiche, ma ben scritta (dal regista con Age, Scarpelli e Leo Benvenuti), piacevole e divertente, in cui Monicelli riesce ad ottenere il meglio dall’ottimo cast.
(andrea tagliacozzo)

Mio figlio Nerone

L’imperatrice Agrippina (Gloria Swanson) vorrebbe liberarsi dell’intrigante nuora Poppea (Brigitte Bardot) e mandare il figlio Nerone (Alberto Sordi), ozioso e dissoluto, a combattere contro i Britanni. Nerone, dal canto suo, cerca in tutti modi di eliminare la madre, ma ogni attentato ai danni della donna si rivela un fallimento. Grande cast per un film tutto sommato modesto che si risolve in un tour de force comico per Alberto Sordi, esilarante come al solito. Quest’ultimo tiene degnamente il confronto con Ettore Petrolini, che aveva interpretato il personaggio dell’imperatore romano negli anni Trenta.
(andrea tagliacozzo)

Colpo grosso alla napoletana

In Italia, cinque squattrinati sequestrano Don Cesare, ex boss della malavita di Chicago. Quest’ultimo, che non è affatto ricchissimo come speravano i suoi rapitori, si mette alla testa della banda per rubare un preziosissimo carico di platino. Una volta compiuto il colpo, rapinatori e bottino partono per il Messico a bordo di un aereo. Innocua commediola: si vede con piacere (soprattutto per merito di alcuni bravi attori di contorno) e si dimentica in fretta. (andrea tagliacozzo)

Il vigile

Grazie a numerose insistenze e raccomandazioni, un disoccupato romano riesce a trovare un agognato posto nel corpo della municipale in qualità di vigile motociclista. Ma un trattamento di favore prima e l’eccessivo zelo poi finiscono per cacciare il neo assunto nei guai. Davvero strepitoso Alberto Sordi, in una delle sue prove più divertenti, ma anche la sceneggiatura, firmata da Rodolfo Sonego con Luigi Zampa e Ugo Guerra. Gran parte della riuscita del film si deve anche ai bravissimi attori di contorno, Vittorio De Sica, Marisa Merlini e Sylva Koscina (quest’ultima, molto spiritosamente, nel ruolo di se stessa).
(andrea tagliacozzo)

Nel blu dipinto di blu

Un musicarello di quelli artigianali e dignitosi, prima dell’era trash Fizzariotti – Morandi – Efrikian (o, addirittura, Al Bano – Romina). Piero Tellini era un valido sceneggiatore (i film neorealisti di Lattuada e Zampa, e poi
Cronaca di un’amore
,
Napoli milionaria
,
Guardie e ladri
) che prima aveva girato solo una commedia un po’ cupa con Paolo Stoppa (
Prima di sera
). Qui scrive con Scola e Zavattini una piccola vicenda populista da tardo neorealismo rosa. Dall’Arcadia di
Poveri ma belli
qualche anno è passato e si sente. Siamo un attimo prima del boom e, tra periferie e borgate, piccoli malviventi e picari, tira un’aria simile a quella dei
Soliti ignoti
, o addirittura di certo Bolognini – Pasolini (
La giornata balorda
). La canzone del titolo viene cantata prima da De Sica e poi diventa elemento essenziale di un finale surreale (zavattiniano?) in cui un elicottero atterra tra le baracche per consentire a Modugno, appunto, di volare.
(emiliano morreale)

Le pillole di Ercole

Un medico sposato, sotto l’effetto di un afrodisiaco propinatogli a sua insaputa da alcuni colleghi, ha una fugace avventura con una cliente straniera. Il marito della donna, avendo scoperto l’infedeltà, esige, per riparazione, di andare a letto con la moglie del medico. Fiacca pochade tratta da «Les dragées d’Hercule» di Paul Bilhaud e Maurice Hennequin. Nino Manfredi si dà un gran da fare, ma il film è davvero poca cosa.
(andrea tagliacozzo)

Peccato che sia una canaglia

Da un racconto di Alberto Moravia. Un tassinaro si innamora di una bella ragazza, figlia di un ladro e ladruncola pure lei. Cerca di redimerla, ma ogni sforzo è inutile. Anzi, lei finisce per cacciarlo in una serie di situazioni imbarazzanti. Una commedia prevedibile, ma diretta con garbo e interpretata da un terzetto d’attori in stato di grazia. Tra gli sceneggiatori figura anche il grande Ennio Flaiano. (andrea tagliacozzo)

Il boom

Sceneggiata da Cesare Zavattini, una divertente satira dell’Italia del miracolo economico (già tratteggiata da Dino Risi qualche anno prima in Il vedovo , altro film interpretato da Alberto Sordi). Un imprenditore, indebitato fino al collo, si trova costretto a vendere un occhio a un ricco signore per risollevarsi finanziariamente e continuare a vivere in modo agiato. Ottima la regia di De Sica, insolitamente ispirato anche nei movimenti della macchina da presa e in alcune inquadrature (forse per merito della splendida fotografia in bianco di Armando Nannuzzi). Il film, comunque, è completamente dominato dall’istrionismo dell’attore romano. Stranamente sottovalutato dalla critica italiana. (andrea tagliacozzo)

Mamma mia, che impressione!

Un giovane petulante ricorre a ogni mezzo per attirare l’attenzione di una fanciulla, la Signorina Margherita, di cui è invaghito. E per fare colpo su di lei, s’iscriverà anche alla Maratonina di Roma. Il film si regge interamente sulla divertente interpretazione di Alberto Sordi, al suo primo film in veste da protagonista. Diretta da un regista tutto sommato mediocre, la pellicola venne supervisionata da Vittorio De Sica che partecipò anche alla produzione confidando sulle capacità di Sordi, all’epoca già conosciuto per le sue trasmissioni radiofoniche (con il personagggio del boy scout e i suoi compagnucci della parrocchietta).
(andrea tagliacozzo)

Racconti romani

Appena uscito dal carcere, Alvaro propone agli amici Otello, Mario e Spartaco una serie di piccole truffe che, per una ragione o per l’altra, non riescono ad andare in porto. Scoperti dalla polizia mentre spacciano soldi falsi, i quattro finiscono al commissariato. Il film è ispirato ad alcuni racconti di Alberto Moravia, adattati per lo schermo da Sergio Amidei, Francesco Rosi, Age e Scarpelli. Il risultato, comunque, non si discosta poi molto dalle solite commedie all’italiana, anche se ci sono alcuni personaggi decisamente riusciti e il cast è davvero eccellente.
(andrea tagliacozzo)

Vacanze d’inverno

Sullo splendido e innevato sfondo di Cortina d’Ampezzo, durante le vacanze di fine anno, s’intrecciano quattro storie che vedono un solo e unico protagonista: l’amore. Lo scenario comune, un lussoso albergo. C’è il ragioniere che ha vinto un viaggio che fa il cascamorto con una contessa; il conte ci prova con la figlia del portiere dell’hotel… e così via. Tra gli interpreti del film, Alberto Sordi imperversa con la sua travolgente comicità. Nello stesso anno, l’attore romano girò altre due pellicole d’ambiente vacanziero:
Costa Azzurra
e
Brevi amori a Palma di Maiorca.
(andrea tagliacozzo)

Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete

Dracula emigra nell’Italia degli anni Trenta, convinto che in un paese cattolico e fascista le vergini abbondino. Solo che, ogni volta che morde il collo di una delle scostumate ragazze dell’ignara famiglia che lo ospita (il padre è De Sica, alla sua ultima apparizione), è costretto a vomitare il sangue non puro. Dallesandro, manovale comunista, farà giustizia, anche sessuale. Finalmente la versione integrale: finora, infatti, mancavano quasi tutte le scene erotiche con Stefania Casini, o tagliate o sostituite da altre più caste girate appositamente per il nostro Paese. Antonio Margheriti, che firmò la prima edizione italiana, pare fosse solo un coordinatore degli attori italiani. Uno dei film di Morrissey più felici, dove l’equilibrio tra provocazione, decostruzione dei generi classici e snobismo underground riesce a dare vita a un oggetto inclassificabile, ricco di humour nero, dove la malinconia sotterranea convive con gli eccessi
gore
.
(alberto pezzotta)

Addio alle armi

Seconda trasposizione cinematografica del romanzo di Ernst Hemingway (la prima, interpretata da Gary Cooper e diretta da Frank Borzage, risale al 1932). Allo scoppio della prima guerra mondiale, un giornalista americano si arruola nell’esercito italiano. Assegnato con il grado di tenente al reparto sanitario, conosce una giovane crocerossina inglese, della quale s’innamora. Più spettacolare rispetto alla precedente versione (anche grazie al colore), il film si trasforma strada facendo in uno sfarzoso (e noioso) fumettone strappalacrime. (andrea tagliacozzo)

Matrimonio all’italiana

Dalla commedia di Eduardo De Filippo «Filumena Marturano». Per farsi sposare dall’amante Domenico, Filumena si finge in punto di morte. Accortosi di essere stato ingannato, lui vorrebbe far annullare il matrimonio. Ma la donna, dopo avergli confessato di avere tre figli, gli rivela che uno di questi è nato proprio dalla loro relazione. Una buona riduzione cinematografica del lavoro teatrale di Eduardo, ben interpretata da entrambi i protagonisti, anche se non riesce a rendere sullo schermo tutta la forza del testo originale. Sceneggiatura di Renato Castellani, Tonino Guerra, Leo Benvenuti e Piero De Bernardi. (andrea tagliacozzo)

Buongiorno, elefante!

Un insegnante elementare dal magro stipendio, sposato e con quattro figli, fa da cicerone in giro per Roma a un principe indiano. Tempo dopo, diventato sultano, l’indiano lo ricompensa con un grazioso elefantino che porta un gran scompiglio nella famiglia del maestro e in tutto il caseggiato. Una piacevole commedia, raccontata con i toni della favola. Nel 1940, Sabù era stato il protagonista di una celebre versione de
Il ladro di Bagdad.
(andrea tagliacozzo)

II giudizio universale

Una roboante e misteriosa voce annuncia nel cielo di Napoli l’imminente inizio del Giudizio Universale. La popolazione viene improvvisamente presa dal panico e ognuno reagisce a suo modo all’evento che sta per compiersi. Da un soggetto di Cesare Zavattini, un film ingiustamente sottovalutato, divertente e surreale, anche se inevitabilmente sfilacciato a causa dei molti personaggi, tra i quali spicca uno straordinario Alberto Sordi, cattivissimo nel ruolo di un venditore di bambini.
(andrea tagliacozzo)

Il viaggio

L’ultimo film di Vittorio De Sica, tratto dall’omonima novella di Luigi Pirandello. Una donna, costretta tempo prima a sposare il fratello dell’uomo che ama, apprende di essere gravemente malata. Scomparso il marito in un incidente, nessun ostacolo si frappone più tra lei e il cognato, così i due decidono d’intraprendere un viaggio. Una melodramma mediocre e melenso, indegna chiusura della carriera di un grande cineasta. (andrea tagliacozzo)

Io, io, io… e gli altri

Uno scrittore decide di svolgere un’inchiesta che ha come tema l’egoismo umano, ma l’atto di accusa che si era preparato contro gli altri, nel corso del lavoro, si muta in una vera e propria confessione. Blasetti, al suo terzultimo lungometraggio, non è più incisivo come una volta, anche se il film contiene numerosi spunti interessanti e può contare su un cast a dir poco imponente. Alla sceneggiatura del film hanno collaborato ben undici autori, tra i quali spiccano i nomi di Ennio Flajano, Age, Scarpelli, Leo Benvenuti e Piero De Bernardi. (andrea tagliacozzo)

Ladri di biciclette

Il capolavoro di Vittorio De Sica. Nell’immediato dopoguerra, un disoccupato romano ottiene un impiego come attacchino del Comune. Mestiere per cui è necessaria una ciciletta. Così Antonio Ricci riscatta la sua bicicletta al Monte di pietà in cambio diun paio di lenzuola. Ma non fa in tempo ad attaccare un manifesto di un film di Rita Hayworth che gli rubano la bicicletta. Il pover’uomo si ritrova a vagare per Roma assieme al figlio Bruno nella vana ricerca del ladro… Vero e proprio manifesto del neoralismo italiano, commovente ritratto dell’Italia devastata dell’immediato dopoguerra, il film vinse l’Oscar 1949 come miglior film straniero (seconda statuetta attribuita a De Sica dopo Sciuscià, nel ’47). (andrea tagliacozzo)

Un garibaldino al convento

Agli albori del Risorgimento, un giovane garibaldino, ferito durante uno scontro con alcuni gendarmi, si rifugia in un collegio femminile, dove viene assistito da due allieve, Mariella e Caterinetta. La seconda apprende con stupore che il giovane è il fidanzato della compagna. Vittorio De Sica, alla sua quarta regia, si conferma estremamente abile nel dirigere gli attori e nel conferire al film un tono leggero e disincantato. All’epoca era difficile, comunque, intuire la sua imminente svolta neorealista. (andrea tagliacozzo)