Jurassic World – Il regno distrutto

Jurassic World – Il regno distrutto

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Chris Pratt in Jurassic World

Il 7 giugno 2018 è uscito nelle sale cinematografiche italiane e britanniche Jurassic World – Il regno distrutto, sequel di Jurassic World del 2015. Diretto da Juan Antonio Bayona, il film avrà come protagonisti Chris Pratt e Bryce Dallas Howard. L’anteprima mondiale avvenuta a Madrid ha ricevuto una standing ovation di dieci minuti e le prime critiche sono state positive. La pellicola arriverà anche negli Stati Uniti, il 22 giugno 2018.

Isla Nubar, tre anni dopo che i dinosauri hanno distrutto il parco Jurassic World. L’isola è stata ormai abbandonata e i dinosauri vivono incontrollati nella giungla. Ma il peggio deve ancora arrivare: il vulcano dell’isola sembra essersi risvegliato. Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) organizza una spedizione sull’isola e coinvolge anche Owen (Chris Pratt), il quale spera di ritrovare Blue, il primo velociraptor da lui allevato e ancora disperso. Arrivati alla loro destinazione, scopriranno che una grande minaccia incombe su tutta l’umanità.

Jurassic Park: un franchise di successo

Due romanzi, cinque film, una saga di videogames, un parco a tema e una miniserie a fumetti. Tutto questo fa parte di Jurassic Park, un media franchise multimilionario. Innanzitutto, nel 1990, lo scrittore Michael Crichton pubblica Jurassic Park, un romanzo di genere fantascientifico che diventa il best seller dell’anno. Gli Universal Studios, di conseguenza, decidono di acquistare i diritti dell’opera, dietro consiglio di Steven Spielberg. Allo stesso autore viene quindi commissionata una bozza di sceneggiatura per il primo film, Jurassic Park del 1993. Tale film ottiene un successo così clamoroso da essere inserito tra le pellicole con i più alti incassi nella storia del cinema.

Il secondo romanzo, Il mondo perduto, viene pubblicato nel 1995. Ne segue, ovviamente, un altro film: Jurassic Park – Il mondo perduto (1997). Nel terzo capitolo, Jurassic Park III (2001), Joe Johnston sostituisce Spielberg come regista. Nonostante abbia ottenuto incassi superiori al budget, questo film si rivela un parziale insuccesso a causa delle critiche alla trama e alla regia. La saga si risolleva con Jurassic World, guadagnando apprezzamenti e i maggiori incassi di tutta la serie. Non ci aspetta, dunque, niente di meno anche dal quinto capitolo. Jurassic World – Il regno distrutto sarà presto al cinema.

Jurassic Park III

Il dottor Alan Grant, paleontologo di fama mondiale, era stato anni addietro protagonista della terribile avventura del Jurassic Park realizzato dall’industriale John Hammond. L’uomo è costretto suo malgrado a ritrovarsi faccia a faccia con gli odiati/amati dinosauri quando Paul Kirby e sua moglie Amanda lo assoldano con l’inganno per aiutarli a ritrovare il figlio Eric, scomparso nell’Isla Sorna, al largo del Costa Rica, dove Hammond aveva costruito un’altra riserva naturale preistorica. La spedizione, com’era prevedibile, si rivela ad alto rischio e i primi ad essere divorati dai giganteschi animali sono due degli uomini al soldo di Paul Kirby. Un film di serie B con un budget di 93 milioni di dollari. In sintesi, così si potrebbe descrivere il terzo episodio della serie iniziata nel ’93 da Steven Spielberg, e proseguita sempre dal regista di
E.T.
nel ’97 con lo splendido
Il mondo perduto: Jurassic Park
(senza dubbio il migliore del trittico). Spielberg questa volta ha deciso di passare la mano a Joe Johnston, già collaboratore del patron della DreamWorks ai tempi de I predatori dell’arca perduta. Probabilmente sbagliando, almeno dal nostro punto di vista. Se infatti le parti con i dinosauri sono realizzate in maniera egregia e continuano a divertire (stupire non più, ormai), tutto il resto (le tirate di Sam Neill, i problemi di coppia di William H. Macy e Téa Leoni) rischia irrimediabilmente di annoiare, nonostante lo script (semplice, un po’ stupido) non sia poi così differente da quello del primo episodio. Mancano, inoltre, quelle sequenze da tramandare a futura memoria (i velociraptor nella cucina in Jurassic Park, la scena del camion in bilico sul precipizio ne Il mondo perduto) che solo un cineasta del talento di Spielberg è in grado realizzare. Nel cast spicca il bravo Macy, al solito simpatico e vulnerabile, mentre la petulante Leoni e l’insipido Neill meriterebbero prima o poi di finire in pasto a un branco di velociraptor.
(andrea tagliacozzo)

Je vous salue, Marie

Estenuante e pretenziosa rilettura “moderna” del canone della nascita di Cristo: Maria è una studentessa/giocatrice di basket/benzinaia e il fidanzato Giuseppe un tassista. Pur essendo vergine, lei si ritroverà incinta. All’epoca dell’uscita, il film suscitò molte polemiche e addirittura una scomunica papale: molto rumore per (quasi) nulla. Ha al suo attivo un buon numero di varianti, tutte diverse nella durata. Spesso viene proiettato insieme a Il libro di Maria, pellicola infinitamente superiore sul conflitto fra una giovane e i suoi oppressivi genitori, diretto dalla sodale di Godard, Anne-Marie Miéville.

Judy Berlin

Una parte dei residenti della città di Long Island sognano la felicità mentre si trovano di fronte una realtà squallida e a una persistente eclisse solare. Una dichiarazione originale, spesso eloquente (se pure con un ritmo lento) sulla vita contemporanea e l’amore, illustrata da un cast di massimo livello di attori newyorkesi, inclusa la Kahn (qui al suo ultimo film). Debutto cinematografico per Mendelsohn (anche sceneggiatore).

Jupiter’s Wife

Avvincente documentario su una donna di mezza età, senzatetto, che il regista Negroponte ha incontrato per caso in Central Park a New York. Lei sostiene di avere sensazioni extrasensoriali e di essere la moglie del dio Giove e la figlia dell’ex attore Robert Ryan! Negroponte fa ricerche sul suo passato e scopre alcune cose sorprendenti in questo ritratto piuttosto commovente di una vita rovinata. Girato in video. Trasmesso in tv via cavo prima dell’uscita nelle sale.

Jackie Brown

Un gangster nero cerca di mettere a segno un colpo col traffico d’armi, in società con un altro vecchio del giro e con la complicità di una hostess, Jackie Brown: ma lei fa il doppio gioco. Una guerra tra poveri, con in sottofondo la struggente storia d’amore crepuscolare tra l’attempato gangster Max Cherry (Robert Forster) e la matura Jackie (interpretata da Pam Grier, regina della blaxploitation anni Settanta). Costruito a flashback, ma sobri e assolutamente… anti-tarantiniani, un film saggio e maturo, firmato da un regista vero: rimangono pochi dubbi sulla statura di autore di Tarantino, che qui è sfigato e notturno, cinefilo assolutamente non esibizionista, direttore di attori sopraffino, magistrale creatore di atmosfere e di suspence. Da ricordare il ripescaggio di Forster e della Grier, il meraviglioso controruolo inventato per De Niro (ma esistono controruoli per De Niro?), le calibrate prestazioni di Bridget Fonda e Samuel L. Jackson.
(emiliano morreale)

Joe il pilota

Un buon cast si dimena come può in questo divagante fantasy su un pilota della seconda guerra mondiale (Tracy) che torna sulla terra per dare una mano a un giovane aviere (Johnson) nella storia d’amore di costui con la sua ragazza (Dunne). Un remake nel 1989 dal titolo Always — Per sempre.

James e la pesca gigante

Mirabile adattamento della fantasia di Roald Dahl su un ragazzo maltrattato, affidato a due vecchiacce di zie, che scopre un sentiero magico all’interno di una pesca gigante. Insieme ad una cavalletta, un ragno,un millepiedi, un lombrico, una lucciola e una coccinella parte per la città dei suoi sogni. Inizia con caratteri veri, poi prosegue in animazione con stop-motion all’avanguardia per portare la bizzarra ma deliziosa storia di Dahl (tipicamente) alla vita reale. Migliora sempre man mano che prosegue con impeccabili caratterizzazioni di voci e deliziose canzoni di Randy Newman. Un film raro, che crea un mondo tutto suo ed un persino più raro film per bambini che ha vero spirito e immaginazione.

John Carter

John Carter (Taylor Kitsch), capitano dell’esercito stanco della guerra, viene inspiegabilmente trasportato su Marte, dove si ritrova coinvolto in un conflitto di proporzioni epiche tra gli abitanti del pianeta tra i quali Tars Tarkas (Willem Dafoe) e l’affascinante principessa Dejah Thoris (Lynn Collins). In un mondo sull’orlo del collasso, Carter scopre che la sopravvivenza di Barsoom e della sua gente è nelle sue mani.

Jesus Christ Superstar

Tratto dalla rock opera di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, che ripropone in chiave hippie alcuni episodi evangelici, dall’ingresso di Gesù Cristo in Gerusalemme, alla Crocefissione. Confezionato con indubbio mestiere, anche se ormai appare irrimediabilmente datato. All’epoca, forse non a torto, lasciarono comunque perplesse alcune scelte di casting (come il Giuda nero interpretato da Carl Anderson). È il secondo musical del regista Norman Jewison, che nel 1969 aveva diretto, con successo, una ispirata trasposizione cinematografica de
Il violinista sul tetto
. La canzone
I Don’t Know How To Love Him
è ormai un classico.
(andrea tagliacozzo)

Julien Donkey-Boy

Korine (proveniente dalla fama di Kids e dall’infamia di Gummo) ha scritto questo mostruoso e disgustosamente sordido spettacolo su una famiglia anomala incluso uno schizofrenico (Bremner), la sorella incinta (Sevigny) e il loro padre sadisticamente crudele (Herzog). Il primo film americano a utilizzare le regole cinematiche del Dogma 95.

Jo Jo Dancer, Your Life Is Calling

Pryor esamina la sua vita, con l’aiuto di un personaggio che agisce da alter-ego; film largamente autobiografico brilla solo quando racconta la vita giovanile dell’attore e i primi incontri nello show-biz. Da lì va tutto in discesa: tutta un’accozzaglia, limitato e noioso. Debutto alla regia di Pryor, se non si tiene conto di un precedente concerto filmato (anche co-sceneggiatore e produttore). Super 35.

Jack e Jill

Per il giorno del Ringraziamento, Jack, che vive a Los Angeles con la sua famiglia, si vede piombare in casa la sorella gemella Jill, che vive a New York. La visita è del tutto inaspettata e quando Jack chiede a Jill di andarsene, lei si rifiuta e trasforma la vita del fratello in un vero inferno.

Jessica

Dickinson è un’ostetrica italiana e ci sono uomini nel paese che la vorrebbero, con Chevalier nel ruolo del sacerdote del posto. Nonsense. Panavision.

Joey Breaker

Ritratto astuto, sincero, ma troppo spesso drammaticamente statico, di un affabile, egocentrico agente pubblicitario di New York,(Edson), e di come ne prenda coscienza. La Marley (figlia di Bob) rappresenta l’interesse romantico, una giamaicana che studia per diventare infermiera. Starr, un ex agente di William Morris, ha collaborato alla sceneggiatura e ha co-prodotto.

Jabberwocky

Gilliam e Palin, membri dei celebri Monty Python, offrono un’altra satira dei tempi medioevali, ma lo humour è persino ancora più discontinuo di quello del film precedente. Solo per i fan.

John Tucker Must Die

Quando tre liceali scoprono che il loro ragazzo è lo stesso bellimbusto infedele e doppiogiochista, convincono una compagna di classe innocente a sedurre lo studente dalla parlantina facile e spezzargli il cuore. Commedia adolescenziale prevedibile e priva di attrattiva che, più o meno a metà strada, perde il contatto con la realtà e finisce in un risibile guazzabuglio. Qualsiasi somiglianza tra questi personaggi e dei veri esseri umani è una pura coincidenza.

Johnny Stecchino

L’autista di un pulmino scolastico, mite come un agnellino, è l’immagine sputata del famigerato gangster Johnny Stecchino. Quando l’appetitosa ragazza di quest’ultimo trascina l’ingenuo sosia nella sua villa in Sicilia, capitano diavolerie di ogni genere. Una commedia brillante, fra i più grandi successi al botteghino d’Italia; la star, regista e co-sceneggiatore Benigni vi ha inserito una gran serie di gag “fisiche” che sono il suo marchio di fabbrica. Dopo un po’ l’efficacia del materiale si asottiglia, ma è difficile non trovare piacevole un film con un’eroina la cui esclamazione preferita è “Santa Cleopatra!”

Jamboree

Un’esile trama (i cantanti Carr e Halloway si innamorano e vengono manipolati dall’ambizioso manager Medford) sottolineata da intermezzi rock, rockabilly e jazz. Avalon dimostra circa 12 anni, e Lewis canta Great Balls of Fire. Noto anche come Disk Jockey Jamboree.

Junebug

Eccezionale studio di carattere su una sofisticata mercante d’arte di Chicago, che torna con il marito nella sua casa del North Carolina dopo una lunga assenza e si trova di fronte pressioni familiari e a un gap culturale. Diretto, asciutto e commovente in un modo quanto mai insolito per un film americano, con l’esordiente regista Morrison e lo sceneggiatore Angus MacLachlan che esaminano tranquillamente ma con grande potenza gli effetti dell’ambiente sulle persone e i loro rapporti. La Adams si distingue in un cast perfetto.

J. Edgar

J. Edgar

mame cinema J. EDGAR - STASERA IN TV IL GRANDE BIOPIC scena
Una scena del film

John Edgar Hoover, abbreviato in J. Edgar (Leonardo DiCaprio), è ormai un uomo anziano. Decide quindi di ripercorrere le vicende della propria vita, raccontandole all’Agente Smith (Ed Westwick). Dal suo primo incarico al Dipartimento di Giustizia come assistente di Alexander Mitchell Palmer a direttore dell’FBI: la carriera di J. Edgar è stata straordinaria. Ma la sua ascesa è avvenuta sulla base di un unico obiettivo: difendere la sua patria da qualsiasi tipo di attacco. Oltre agli impieghi lavorativi, l’uomo ha avuto a che fare anche con la propria omosessualità. Si racconta infatti il suo intenso rapporto con Clyde Tolson (Armie Hammer) e i suoi sacrifici per non subire discriminazioni sociali. Una vita, insomma, in conflitto tra il prestigio pubblico e i dissidi privati. Tuttavia, quest’uomo non esita a offrire se stesso per il bene del Paese, a prescindere dalle proprie emozioni.

Curiosità

  • Il film è del 2011, diretto da Clint Eastwood.
  • I critici cinematografici hanno generalmente apprezzato l’interpretazione di Leonardo DiCaprio. Alcuni, però, sostengono che il film manchi di coerenza.
  • Le affettuose parole finali che Clyde rivolge a Edgar sono una citazione della lettera di Lorena Hickok alla sua amante Eleanor Roosevelt. Ecco la frase: “E più di ogni altra cosa ricordo i tuoi occhi, e la loro sorta di sorriso canzonatorio, e la sensazione sulle mie labbra di quel soffice punto nero proprio sopra l’angolo sinistro della tua bocca.”
  • Alcuni aspetti della reale biografia di Hoover sono stati tuttavia omessi nella trama del film. Per esempio, la sua relazione confidenziale con Frank Costello e Meyer Lansky, il suo grande potere sulla stampa e su importanti politici e l’arresto di molte persone innocenti durante le retate anticomuniste.

Juke Girl

Lo sfruttamento degli agricoltori è l’argomento di questo robuto film della Warner Bros che è rovinato dalla scelta del cast dei cattivi e da un copione melodrammatico che porta fuori strada. Provvede Reagan con uno dei suoi ruoli più interessanti, comunque, come lavoratore itinerante che diventa un attivista (!) dei diritti degli agricoltori, battendosi per il perdente predestinato Tobias contro il facoltoso Lockhart.

Jimmy Hollywood

Racconto di buone intenzioni ma monocorde dello sfortunato sognatore di mezz’età Pesci, un aspirante attore che si guadagna la notorietà recitando fino in fondo il ruolo di una vita: Jerocho, vigilante urbano. Un ovvio sguardo alla vita nella decadente Hollywood contemporanea, che una volta era una “mecca di sogni”. Pesci è bravo, ma il suo personaggio si logora velocemente. Attenzione al regista Levinson (anche co-sceneggiatore) verso il finale.

Jack Diamond gangster

Vivace cronaca su un gangster dell’era della Grande Depressione, ben equilibrato tra l’azione delle sparatorie e le relazioni sentimentali del personaggio di Danton con pupe appariscenti (come la giovane Dylan Cannon). Strepitosa fotografia di Lucien Ballard.

Japón

Un uomo lascia una città: traffico in tangenziale, strade che scorrono via, tunnel, statali deserte, fino alla campagna, un altopiano fuori da tutto… Così comincia
Japón,
viaggio dalle plurime letture alla ricerca della morte per riscoprire la vita. Siamo nel cuore del Messico più povero e contadino; qui l’uomo (Ferretis), che vuol preparare il suo suicidio, si ferma sul fondo di un canyon dove trova ospitalità nella casa malmessa di una vecchia vedova india, Ascen (Flores, attrice non professionista ma strepitosa). Lei lo accoglie senza domande, lui, per osmosi con l’intensità del luogo, riassapora desideri primitivi verso la vita e la vecchia che, dietro sua imbarazzata richiesta, gli si concederà. Intanto il nipote di Ascen, vantando antichi diritti di proprietà, si porta via le pietre del fienile, lasciando nuda la casa. Per la zia, la cui casa è tutto, la scelta migliore è seguirlo: non farà più ritorno. L’uomo, resta (forse) nella casa di lei…

Questa la storia, che ruota attorno al personaggio di Ascen, incarnazione della «carità» cristiana più aperta (può fumare una canna come parlare di masturbazione) e profonda (il suo concedersi non è debolezza ma pietà per il dramma dell’uomo). È lei a «salvare» le due opposte figure maschili: l’uomo, maschera dell’artista borghese chiuso nel morboso compiacimento del proprio cupio dissolvi, che in lei e non nella morte trova «la serenità per lasciar le cose a cui siamo abituati, ma di cui in fondo non abbiamo bisogno»; e il nipote, esempio di abiezione nata dalla miseria, che lei perdona anche se vuol dire il sacrificio.

Ma la forza del film è nell’aver saputo rendere in immagini lo sguardo stanco di chi non si riconosce più nella vita. Le frequenti soggettive in 16 mm, sgranate come visioni di occhi vecchi, le panoramiche a 360° o le sequenze fisse di pura osservazione, non sono la cornice «poetica» di una storia nichilista, bensì le facce di un luogo che assurge a metafora di una condizione dell’anima, senza tempo e riferimenti.

Al suo primo lungometraggio, Reygadas (anche sceneggiatore) confeziona un film difficile a coraggioso, molto distante dal cinema dei connazionali Iñárritu
(Amores Perros)
o Cuarón
(Y tu mamá también)
che strizzano troppo l’occhio a Hollywood. Un film che, malgrado qualche lunghezza e ambiguità, s’impone come esperienza per i sensi e il Senso.

(salvatore vitellino)

Jack Reacher – La prova decisiva

Sei colpi. Cinque morti. Il cuore di una città gettato in uno stato di terrore. Ma dopo poche ore la polizie risolve tutto: un caso risolto in un lampo. Tranne per un elemento. L’accusato risponde: avete preso l’uomo sbagliato. E poi aggiunge: portatemi Reacher. E, abbastanza sicuro, l’ex investigatore militare Jack Reacher sta arrivando. Conosce questo tiratore, un cecchino ben addestrato che non avrebbe mai mancato un colpo. Reacher è sicuro che qualcosa non va correttamente, e presto questo caso che appariva ormai concluso riesplode.

Just Looking

Delicata sex-com sul passaggio d’età di un ebreo quattordicenne (Merriman) che viene mandato dagli zii in campagna (leggi: Queens) per l’estate. La sua missione è di osservare due persone nell’atto di fare l’amore, così iniza a spiare una graziosa vicina. Viaggio della memoria tenero ma deludente si esaurisce come un episodio etnico della serie tv The Wonder Years.

Jackass Number Two

La postilla “Quando è stata l’ultima volta che un film vi ha costretto a chiedere pietà?” ben riassume questo sequel, tratto dalla serie di enorme successo di Mtv Con stunt che fanno cose assurde e un cast disponibile a tutto — e lo sottolineiamo: a tutto — per una risata, questa collezione di gag priva di gusto ma talvolta divertente di corpi che si scontrano non è adatta a tutti — e solo voi vi conoscete a sufficienza per saperlo. Non provate a rifare tutto questo a casa! La versione non censurata dura 93 minuti.

Jesus Christ Superstar

Dall’album allo spettacolo di Broadway al cinema: il film conserva la colonna sonora di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, e aggiunge qualche interessante ambientazione e trappole visive. Non è il genere di esperienza religiosa per tutti, ma è certamente innovativo. Osservate l’onnipresente pornostar Paul Thomas nel coro. Fotografia in Todd-AO 35.

Jungle Warriors

Alcune modelle sono fatte prigioniere da un boss sudamericano della droga e torturate dalla sua perversa sorellastra (Danning). Un cast credibile è bloccato in una storia d’azione sotto la media.

Jane Eyre

Remake poco notevole del romanzo classico della Bronte presenta la Gainsbourg come una Jane davvero credibile. Sfortunatamente non c’è chimica tra i due protagonisti e un finale precipitoso è completamente fuori sincrono con il resto del film. La versione del 1944 rimane il tentativo migliore.

Jean Harlow, la donna che non sapeva amare

Scoppiettante e colorito film-spazzatura, potabile ma assolutamente inverosimile. La Baker non va mai vicino alla vera Harlow, mentre Vallone e la Lansbury — nei panni del padrino e della madrina dell’attrice — se la cavano. Realizzato in fretta e furia per bruciare sul tempo l’analoga pellicola con Carol Lynley. Panavision.

Jesus’ Son

Una reminiscenza da flusso di coscienza di un giovane che è inghiottito nella cultura della droga degli anni Settanta. Narrato in stile non lineare di flashback, con sketch che comprendono una varietà di personaggi che attraversano il suo cammino (interpretati da Leary, da Hopper e dalla Hunter). Problema principale: si fa fatica ad avere a cuore il protagonista. Basato sull’acclamata raccolta di racconti di Denis Johnson. Super 35.

Jamaica Cop

Washington è il capo della polizia di un’sola dei Caraibi che pensa con la sua testa, deciso a catturare un assassino, anche se la cosa sembra disturbare interessi politici, e un amico d’infanzia, un ora famigerato personaggio interpretato da Townsend. Il colore locale da un po’ di gusto a questo soggetto ordinario e lo rende un piacevole passatempo.

Jacket, The

A seguito di un violento incidente nel 1991, mentre prestava servizio nella guerra del Golfo, il soldato Brody finisce nel Vermont e poi in un viaggio nel tempo fino al 2007. Qui si trova a fare i conti con le conseguenze di un gesto da buon samaritano che aveva compiuto — prima di un altro atto di violenza — nella sua vita precedente. Brutto da guardare e, a quanto sembra, concepito da parti di film precedenti: una modesta storia basata su un problema psichiatrico (con l’immancabile strizzacervelli disonesto) che vale il tempo della visione solo se si è curiosi di vedere la Knightley, normalmente ben levigata, esibire un look “gotico”. Super 35.

Jade

Mentre indaga sul brutale assassinio di un ricco abitante di san Francisco, il vice procuratore Caruso si rende conto con sgomento che la sua vecchia fiamma (Fiorentino), sposata con il suo caro amico Palminteri, è probabilmente implicata. Sordido thriller misterioso nato dalla logora penna di Joe Eszterhas: ha i suoi bei momenti (incluso un emozionate inseguimento in auto per San Francisco), ma non si eleva mai oltre la melma. L’edizione homevideo non censurata dura 12 minuti in più.

JFK — Un caso ancora aperto

Film assolutamente avvincente sul procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison e il suo graduale coinvolgimento (e ossessione finale) nella ricerca della verità sull’assassinio del presidente Kennedy. Pieno di scene sorprendenti e con ottima recitazione; come cinematografia drammatica è superbo. Da non confondere con un documentario, però, malgrado l’atteggiamento moraleggiante nei confronti della verità. Oscar per la fotografia di Robert Richardson e per il fenomenale montaggio di Joe Hutshing e Pietro Scalia. Sceneggiatura di Oliver Stone e Zachary Sklar. Il vero Garrison compare nei panni di Earl Warren. Frank Whaley e Lolita Davidovich appaiono non accreditati. La versione “director’s cut” dura 205 minuti. Panavision.