First Man

First Man

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Una scena del film

Diretto da Damien Chazelle, First Man (2018) è un biopic incentrato sulla figura di Neil Armstrong, passato alla storia come il primo uomo ad aver messo piede sulla Luna. A interpretarlo, il noto attore Ryan Gosling, già diretto da Chazelle in La La Land (2016).

Ambientato tra il 1961 e il 1969, il film racconta la storia della celebre missione Apollo 11, progettata per portare l’uomo sulla luna. L’attrice Claire Foy (The Crown, Wolf Hall) interpreta Jane Armstrong, prima moglie dell’astronauta. Nel cast anche Jason Clarke, Kyle Chandler, Lukas Haas, Ciarán Hinds, Corey Stoll, Patrick Fugit e Christopher Abbott.

Il film è stato presentato in anteprima mondiale come film d’apertura della 75ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 29 agosto 2018. Nel settembre 2018, il film approda anche al Toronto International Film Festival. E, a partire dal 31 ottobre 2018, la pellicola viene rilasciata nelle sale cinematografiche italiane.

Genesi del film

mame cinema FIRST MAN - DAL 31 OTTOBRE AL CINEMA venezia
Il cast del film a Venezia

All’inizio del 2003, Clint Eastwood ha comprato i diritti della biografia First Man: The Life of Neil A. Armstrong di James R. Hansen, libro a cui si ispira la trama del film. A metà del 2010, la Universal e la DreamWorks hanno ultimato il progetto e Damien Chazelle, dopo essere stato acclamato per la regia di La La Land, ha assunto la regia anche di First Man. E Gosling, di conseguenza, lo ha seguito.

Il primo teaser trailer di First Man viene diffuso a sorpresa dal regista Chazelle al Las Vegas CinemaCon il 25 aprile 2018. L’8 giugno 2018 viene diffuso il primo poster ufficiale del film, seguito poche ore dopo dal primo trailer esteso.

Negli Stati Uniti il film è stato vietato ai minori di 13 anni non accompagnati da adulti per la presenza di “scene di pericolo e linguaggio non adatto”.

La controversia della bandiera americana

Il 31 agosto 2018 è stato annunciato che nel film non ci sarebbe stata la famosa scena in cui Armstrong pianta la bandiera americana sulla superficie lunare. Il senatore della Florida Marco Rubio ha definito tale decisione come una “totale follia”. In risposta, Chazelle ha dichiarato: “Io mostro la bandiera americana eretta sulla superficie lunare, ma l’infilzamento fisico della bandiera nel suolo è uno dei vari momenti […] su cui ho scelto di non focalizzarmi. Riguardo alla domanda in cui si chiede se si tratta di una decisione politica, la risposta è no. Il mio obiettivo, in questo film, era di condividere con il pubblico gli aspetti non visti e sconosciuti della missione americana sulla Luna.

Anche la famiglia Armstrong si è espressa sulla questione, dicendo: “Non ci sembra affatto che questo film sia antiamericano. Piuttosto, l’opposto. Ma non date retta a noi. Noi incoraggeremmo chiunque ad andare a vedere questo straordinario film e di andare a vederlo per se stessi.”

E il presidente Donald Trump ha commentato: “È spiacevole. Sembra quasi che (i produttori e il regista) siano imbarazzati dal fatto che questo evento sia stato opera dell’America. Quando si pensa a Neil Armstrong e all’approdo sulla Luna, si pensa alla bandiera americana. Per questa ragione, non ho nemmeno voglia di guardare un tale film.”

La Favorita

Un successo al Festival del cinema di Venezia

mame cinema THE FAVORITE - IL FILM PREMIATO A VENEZIA emma stone
Emma Stone in una scena del film

Tra i film premiati alla 75° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia c’è anche The Favourite, film in costume diretto da Yorgos Lanthimos. L’attrice Olivia Colman, infatti, si è aggiudicata la Coppa Volpi per il ruolo della regina Anna nel film. La pellicola, inoltre, ha ottenuto il Gran Premio della Giuria. Un ottimo successo, insomma, per questo film ambientato nel XVII secolo nel Regno Unito.

Fanno parte del cast anche l’attrice premio Oscar Emma Stone e Rachel Weisz, altro volto noto di Hollywood. La colonna sonora del film è a cura di Komeil S. Hosseini e la sceneggiatura si basa da un copione originale di Deborah Davis e Tony McNamara.

Olivia Colman ha dichiarato che interpretare la regina Anna è stato «una gioia perché è un personaggio che sente tutto». Ha poi aggiunto: «Lei (il personaggio della regina Anna) è semplicemente una donna insicura che non sa se qualcuno la ama genuinamente. Ha troppo potere, troppo tempo nelle proprie mani».

Emma Stone, invece, ha dichiarato che la difficoltà maggiore per questa interpretazione è stata adattare l’accento in base all’epoca rappresentata: «Il film è ambientato nel 1705, cioè 300 anni prima di qualunque epoca in cui mi sia mai calata. Quindi, è stato difficile su diversi livelli – come per esempio sembrare davvero britannica».

The Favourite

Durante il governo della regina Anna del Regno Unito, viene rappresentata la complessa relazione fra tre donne: la sovrana, la sua amica Sarah Churchill (Rachel Weisz) e la cugina della regina Abigail Masham (Emma Stone). Tra Sarah e Abigail nasce una grande rivalità per il ruolo di favorita della sovrana. Quale delle due otterrà l’ambito ruolo?

Inizialmente, il ruolo di Sarah Churchill sarebbe dovuto essere di Kate Winslet, ma nell’ottobre 2015 Rachel Weisz l’ha sostituita. The Favourite, quindi, è la terza collaborazione tra Lanthimos, la Colman e la Weisz: i tre infatti hanno lavorato insieme anche in The Lobster (2015). Rispettivamente nel febbraio e nel marzo del 2017, Nicholas Hoult e Joe Alwyn si sono uniti al cast.

Favolosi Baker, I

Il quindicennale sodalizio di una coppia di fratelli come duo pianistico da night club viene scosso dall’arrivo di una cantante esuberante (e sexy), che scatena cambiamenti nel loro spettacolo (e nel loro rapporto). Il debutto alla regia dello sceneggiatore Kloves ha stile e coraggio, con scene ed esibizioni notevoli, ma non dispiega appieno la storia e non dà mai corpo al tenebroso personaggio di Jeff Bridges. Un ruolo perfetto per i veri fratelli Bridges. Sublime la Pfeiffer: la sua sensualissima versione di Makin’ Whopee sdraiata sul piano è un piccolo classico.

Fuga di mezzanotte

Agli inizi degli anni Settanta, a Istanbul, un giovane americano prova a passare la dogana turca con addosso due chili di droga, ma viene scoperto e condannato a quattro anni di carcere. Le condizioni di vita all’interno della prigione si rivelano a dir poco allucinanti e il giovane, alla prima occasione, tenta la fuga. Primo lavoro importante di Parker, all’epoca conosciuto solo per il modesto Piccoli gangsters. Tratto dalla storia realmente accaduta di Bill Hayes, il film è avvincente e di notevole impatto, specie per la brutalità con cui sono descritte le condizioni di vita dei prigionieri.

Final Fantasy

Per la prima volta il cinema e il mondo dei videogiochi si incontrano dando vita a questo film. Tratto dall’omonima serie di videogame, giunto alla decima edizione con 33 milioni di copie vendute,
Final Fantasy
è un cartone animato super sofisticato, con una trama pretenziosa. Una scienziata, aiutata da un professore e da un militare suo amante, cerca di liberare la terra da un’invasione di alieni fantasmi. Grazie allo spirito della terra… I temi trattati, in maniera ambiziosa, sono l’amore, l’amicizia, il sogno, l’avventura, la vita, la morte e la filosofia stile New Age. Sembra proprio, a giudicare dagli incassi miliardari di
Shrek
e dall’attesa per
Tomb Raider
, che il mondo del digitale, del cartoon sofisticato, sia la moda del terzo millennio. Il rischio, guardando il film, è quello di perdere di vista la trama e concentrarsi sui particolari minuziosi con cui è realizzato, scadendo nella più classica delle esclamazioni di stupore: «Ma come hanno fatto, è incredibile».
(andrea amato)

Facciamo il tifo insieme

La coppia di Due marinai e una ragazza – Frank Sinatra e Gene Kelly – diretta da Busby Berkley, il più famoso coreografo degli anni Trenta, qui al suo ultimo film. Una intraprendente ragazza riceve in eredità una famosa squadra di baseball. Una volta vinta la diffidenza dei giocatori, la giovane riesce a condurre il team al successo, disturbando, però, gli affari di un losco scommettitore. Grande spettacolo con un Gene Kelly in ottima forma. (andrea tagliacozzo)

Famiglia Gibson, La

Brillante recitazione per una saga che segue una famiglia inglese dal 1919 al 1939 in questo adattamento della pièce di NoÍl Coward. Sceneggiato dallo stesso Lean, fotografato da Ronald Neame e co-prodotto da Anthony Havelock-Allan.

Ferro 3 — La casa vuota

Tae-suk è un vagabondo artistoide che cerca case vuote da occupare, in assenza dei proprietari. Visitandone una si imbatte nella ricca e infelice Sun-hwa (che subisce i maltrattamenti del marito). I due si uniscono e scelgono di vivere ai margini della società, spostandosi di casa in casa… ma la scoperta di un cadavere intralcia il loro piano. Un piccolo capolavoro sul tema della solitudine, in cui il dialogo è praticamente assente.

Fuoco su di me

Primi mesi del 1815: mentre a Vienna il Congresso approfitta dell’esilio di Napoleone all’Elba, Murat (Zoltàn Ràtòti) cerca di mantenere il Regno di Napoli e il consenso del popolo. Proverà in seguito a ottenere l’unificazione dell’Italia sotto la bandiera di Napoli. Eugenio (Massimiliano Varrese), un giovane di origini partenopee, è rientrato a Napoli dalla Francia, convalescente per una ferita di guerra riportata durante le campagne napoleoniche. Qui si mette in discussione, sostituendo le armi con le lettere e l’orgoglio virile con la scoperta dell’amore, anche attraverso lunghe discussioni con il nonno paterno, il Principe Nicola (Omar Sharif), un nobile partenopeo che sta scrivendo un libro sulla Napoli degli anni di Murat. Ma le ambizioni del re richiederanno al giovane Eugenio di ripresentarsi nell’esercito…

Murat e la Napoli del 1815 attraverso lo sguardo retorico e iperbolico di Lambertini. L’esito dell’atteso film che vede per la prima volta Omar Sharif recitare in italiano (doppia se stesso nella nostra lingua) è semplicemente deludente. La storia dell’ascesa di Murat al Regno di Napoli è presa in ostaggio dalle vicende del giovane Eugenio, giovincello di cartongesso che intende poetare fino all’esasperazione dello spettatore. Il suo ritorno a Napoli diviene l’occasione per una vita nuova, dopo i molti anni passati in Francia e la grave ferita in battaglia che lo ha costretto al ritorno. Ma la vocazione antimilitarista e bucolica del giovane deborda a tutti i livelli e vince la palma per l’elemento più tedioso del film, pure in mezzo a un’agguerritissima concorrenza.

La sceneggiatura, sempre di Lambertini, impicca il personaggio a una quantità di ovvietà didascaliche che hanno più a che fare col fotoromanzo che con il cinema storico. E, senza voler infierire, il giovane e cinematograficamente sconosciuto Massimiliano Varrese fa di tutto per peggiorare le cose, applicando con televisiva diligenza tre o quattro espressioni sovraccariche a qualsiasi situazione la sceneggiatura gli prospetti. Ma la retorica è la stessa della regia, del montaggio, persino degli effetti speciali (quella luna immensa che fa da contrappeso all’espressione assorta di Eugenio). Proprio questi ultimi meritano una menzione: la finestra dello studio di Murat è un caleidoscopio digitale che trasforma il Golfo di Napoli in una galleria degli orrori.

In effetti il film sembra non funzionare già a livello produttivo: pochi mezzi impiegati male. Poi resta la mano pesante di Lambertini, con le sue scorrerie melò in punta di penna prima e macchina da presa poi. Impossibile emozionarsi per le vicende private dei personaggi: l’inverosimiglianza dei dialoghi, la retorica e qualche altro particolare scivoloso sottraggono continuamente al filo della narrazione. Il film funziona meglio nelle sue digressioni storiche, un po’ più coinvolgenti. Ma anche qui si trovano dei buchi: il plurimenzionato popolo di Napoli, per esempio, non compare neanche per sbaglio (mancavano i soldi per le comparse?), quasi come la città stessa. Le stesse trame politiche che fanno da sfondo alle vicende vengono a malapena citate.

Interessante anche se discutibile il cast. Omar Sharif ha un volto splendido, degno anche oggi di altre cause. Questa volta persino lui resta impastoiato nelle battute e nel portamento aulici prescritti dalla sceneggiatura. Così come Sonali Kulkarni, bella star di Bollywood, chiamata a impersonare una Graziella sognante e naive. Meglio Zoltan Ràtòti (Murat) e Maurizio Donadoni (Aymon, il cugino di Eugenio), che emergono fra numerosi comprimari di alterne capacità.

Un film storico che si fa soprattutto dramma sentimentale. Lambertini non riesce a dosare le varie componenti e trasforma il suo lavoro in una fanfara stonata perché sdolcinata e tronfia. Si salvano alcune sequenze storiche, un paio di scene azzeccate (come quella dei fuochi d’artificio) e le musiche. Troppo poco per un film che aveva premesse di grande intensità e bellezza: dalla città stessa, alle vicende storiche, al romanzo incarnato da certi personaggi, che oggi non esistono più.
(stefano plateo)

Fanny

Sgargiante fotografia e bella colonna sonora in questa versione drammatica della trilogia di Marcel Pagnol su una giovane abbandonata con un figlio da un marinaio avventuriero. Chevalier e Boyer offrono una prova deliziosa.

Famiglia Perez, La

Il proprietario di una piantagione a Cuba, in galera per vent’anni, viene finalmente rilasciato nel 1980 e gli viene permesso di unirsi alle migrazioni in barca dirette in Florida, dove desidera ardentemente rivedere moglie e figlia; lungo il tragitto incontra una focosa giovane donna che non ha legami, ma vuole una vita migliore in America. Questa serpeggiante commedia drammatica possiede alcuni momenti piacevoli e toccanti, ma non decolla mai davvero. La risorsa principale: l’interpretazione forte, sexy (e convincente) della Tomei. Adattato da Robin Swicord dal romanzo di Christine Bell.

Fascination

Il papà affoga pur essendo un ottimo nuotatore e il figlio è irritato quando la mamma immediatamente si trova un nuovo fidanzato con una figlia cresciuta (che ha una sua storia torbida). Ci sono tutti gli elementi per un mystery dalle tinte noir, ma le uniche fiammate sono quelle del sole nelle scene sulla spiaggia girate in pieno giorno. La vera fascinazione viene dall’immaginare come un film così possa essere stato realizzato, per non dire distribuito (il che a malapena avvenne). Girato nel 2002. Widescreen.

Folli notti del dottor Jerryll, Le

La commedia più folle (e narcisista) di Lewis lo vede nei panni di un professore universitario con la faccia da scoiattolo che si trasforma — in stile Dr. Jekyll e Mr. Hyde — nello spavaldo ed elegante Buddy Love (che alcuni hanno interpretato come una caricatura di Dean Martin). Più interessante che non divertente, anche se il rituale dello “scalda-orsi polari dell’Alaska” con Buddy Lester è uno spasso; gli appassionati di Lewis lo considerano il suo capolavoro. Rifatto nel 1996.

Final destination 3

Terzo episodio sul killer più infallibile della storia: la Morte. Questa volta toccherà a Wendy e ai suoi amici che, scampati da un terribile incidente sulle montagne russe di un parco divertimenti, dovranno lottare strenuamente per non concedere all’Oscura Mietitrice di finire il proprio lavoro.

Finger Points, The

Vivace ma tortuoso melodramma sul giornalista di cronaca nera Barthelmess al soldo della mala. La Wray è una giornalista che lo spinge a tornare sulla retta via; bravo Gable nella parte di un gangster. Uno degli autori è W.R. Burnett.

Furia cieca

Un reduce del Vietnam (Hauer, perfetto per il ruolo) è cieco ma ancora capace di combattere i cattivi, di salvare un ragazzino e addirittura di duellare con il suo maestro di arti marziali. Il tentativo è quello di portare in Occidente il genere “zatoichi” giapponese: il risultato è un film decente, anche se ben lontano dalla perfezione.

Foreign Student

Dramma della nostalgia, lieve ma ben caratterizzato e realizzato con un budget ridotto, sulla storia d’amore proibita fra un diciottenne parigino e una bella insegnante/domestica nera mentre lui frequenta un piccolo college di Shenandoah Valley, in Virginia, nel 1956. Un piccolo film frammentario, con intrecci secondari che comprendono il football, William Faulkner e i grandi del blues Howlin’ Wolf e Sonny Boy Williamson; basato sui malinonici scritti autobiografici del cineasta Philippe Labro, grande best-seller in Francia.

Frenesia dell’estate

Le assolate spiagge della Versilia fanno da sfondo a questa commedia all’italiana. Marcello (Amedeo Nazzari) corteggia la giovane Foschina per ingelosire l’amante (Lea Padovani), proprietaria della casa di moda in cui lavora. Un’avvenente ambulante (Sandra Milo) si innamora di un corridore del Giro d’Italia mentre un colonnello (Vittorio Gassman) è toccato dall’attrazione per una donna (Michèle Mercier) che si nasconde nei panni di un travestito.

Fra Diavolo

Adattamento dell’omonima operetta, che ha in King il romantico protagonista — un famoso bandito — e in Stanlio e Ollio i suoi aspiranti compari. Uno dei migliori film del duo comico. Conosciuto anche con il titolo Bogus Bandits.

Fronte del porto

Implacabile resoconto (sceneggiato di Budd Schulberg, sulla base di una serie di articoli di Malcolm Johnson) sui sindacati del porto di New York, con Brando nell’indimenticabile ruolo di un disadattato, Steiger in quello del suo astuto fratello, Cobb in quello del suo capo al fronte del porto e la Saint in quello della ragazza che ama. La scena ambientata nel retro di un taxi resta sempre toccante. Otto Oscar: miglior film, regia, attore protagonista (Brando), attrice non protagonista (Saint), soggetto e sceneggiatura, fotografia (Boris Kaufman), scenografia (Richard Day) e montaggio (Gene Milford). Le musiche di Leonard Bernstein sono un ulteriore punto di forza. Film di debutto per la Saint, nonché per Martin Balsam, Fred Gwynne e Pat Hingle. Decenni più tardi, ne fu ricavato spettacolo a Broadway.

Fedra

La moglie (Mercouri) di un magnate della marina mercantile (Vallone) ha una relazione col figliastro (Perkins). Ben recitato e diretto; ispirato all’Ippolito di Euripide.

Fiesta e sangue

Film noir di forte impatto in cui un uomo (Montgomery) giunge in una cittadina del Nuovo Messico durante una fiesta per ricattare un gangster (Clark), ma una romantica ragazza (Hendrix) e un agente dell’Fbi (Smith) continuano a mettersi in mezzo. Teso script di Ben Hecht e Charles Lederer (tratto dal romanzo di Dorothy B. Hughes); super l’interpretazione di Gomez nella parte di un amichevole artista del circo. Rifatto per la tv con il titolo All’ombra del ricatto (1964).

Fratelli d’Italia

Tre episodi uniti dal filo conduttore di un’auto a noleggio utilizzata dai diversi personaggi. Si salva solo Boldi, nei panni di un tifoso milanista costretto a fingersi romanista per non finire malmenato da due scalmanati ultrà giallorossi.

Fuochi nella pianura

Durante la seconda guerra mondiale, alcuni soldati giapponesi devono lottare per la sopravvivenza alla fine della campagna delle Filippine; al centro, i travagli del tubercolotico Funakoshi, rimasto isolato dai suoi. Una realistica, disturbante e deprimente visione della dannazione sulla terra, con un equilibrato messaggio pacifista. Daieiscope.

Fool Killer, The

Ambientato negli stati del Sud dopo la guerra di Secessione, il film racconta le insolite avventure di un orfano fuggiasco (Albert) e il suo incontro con uno strano giovane (Perkins). Interessante e originale.

Fenomeni paranormali incontrollabili

La storia sciocca e a tratti ridicola di una ragazzina i cui parenti hanno acquisito poteri psichici paranormali come risultato di un esperimento del governo, e che può a sua volta far scoppiare incendi a piacimento. Una trama impacciata che spreca il talento degli attori, anche se certamente ha dato molto lavoro agli stuntmen e ai tecnici degli effetti speciali. Dal best-seller di Stephen King. Seguito nel 2002 da un tv movie. J-D-C Scope.

Florentine, The

Gradevole anche se trascurabile spaccato della vita della classe operaia fra amore, denaro, crimine e moralità. Ambientato e girato in Pennsylvania; il Florentine è un bar di quartiere e luogo d’incontro. Basato su un’opera teatrale. Penn è co-produttore; Francis Ford Coppola è produttore esecutivo. Uscito direttamente in homevideo.

Fino alla fine del mondo

In un futuro non molto lontano, la Dommartin si unisce a Hurt per una missione misteriosa intorno al mondo che condurrà alla creazione di un congegno capace di ridare la vista ai ciechi. Nato come “l’ultimo road-movie”, la storia non decolla almeno fino a metà film, mentre personaggi e soggetti sono tutti una gran confusione. Persino le ambientazioni (quindici città di quattro continenti) non sono d’aiuto. Alcuni sprazzi di brio sono dati da von Sydow, dagli effetti cinematografici ad alta definizione e da una colonna sonora composita, ma il tutto resta comunque assai deludente.

Frenesie…militari

Mentre il secondo conflitto mondiale sta volgendo al termine, Eugene Jerome, giovane ebreo con velleità letterarie, arriva nella caserma di Biloxi per un breve periodo d’addestramento. La vita militare è resa più dura dai soprusi del cinico sergente Toomey. Una deliziosa commedia nostalgica, tratta dalla pièce di Neil Simon
Biloxi Blues
(seconda parte di una trilogia teatrale a carattere autobiografico). Particolarmente brillante il dialogo, costellato di memorabili battute («È la prima volta?», chiede una prostituta a Eugene, che si appresta a perdere la verginità; «No, è la seconda. La prima volta era chiuso», risponde lui) e le interpretazioni degli attori (su tutti Broderick e lo straordinario Walken). Da brividi le considerazioni finali del protagonista poco prima dei titoli di coda.
(andrea tagliacozzo)

Falso movimento

Storia eccessivamente metaforica (ma di tanto in tanto interessante) di un uomo scontento (Vogler) che cerca di guardare dentro di sé e al suo passato, vagando per la Germania con diversi compagni di viaggio. Sceneggiato da Peter Handke e vagamente ispirato a Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister di Goethe. Primo film per la Kinski. Il secondo (e il meno riuscito) episodio della trilogia “on the road” wendersiana, dopo Alice nelle città e Nel corso del tempo.

Forrest Gump

Un ragazzo ritardato diventa adulto fluttuando nella vita — come una piuma — con solo una vaga comprensione dei tempi tumultuosi che sta vivendo. (Riesce a essere presente a virtualmente ogni fenomeno sociale popolare e politico della decade formativa dei “baby boomer”, dall’ascesa di Elvis alla caduta di Nixon). O accettate Hanks in questa parte e seguite il senso dell’umorismo stravagante e tragicomico del film, oppure no (noi no) — ma in ogni caso è un lungo viaggio, pieno di fantasie digitali che mettono Forrest Gump in un’ampia gamma di sfondi ed eventi reali. Basato sul (più satirico) romanzo di Winston Groom. Vincitore degli Oscar per miglior film, attore (Hanks), regia, montaggio, effetti speciali visivi e sceneggiatura non originale. Panavision.

Fiamma d’amore

Gwenn mette l’unico sprazzo di vita in questo noisoso adattamento della pièce di John Galsworthy sulla rivalità fra possidenti confinanti. Hitchcock sostiene di non averlo fatto per scelta, e gli si può credere considerando la quantità di lunghe e statiche scene di dialogo; molto atipico per il Maestro.

Follie dell’anno

Spettacolone sfarzoso (e apparentemente interminabile) su una famiglia del mondo dello spettacolo, costruito attorno al catalogo delle canzoni di Irving Berlin. Divertente anche se non ispirato, con molti numeri costosi concepiti per riempire il widescreen. La Merman e Dailey sono ottimi, Marilyn è al massimo della sensualità, “O’Connor è sempre in gran forma. Poi c’è Johnnie Ray indeciso se farsi prete… CinemaScope.

Fuga dalla scuola media

Il fastidio della pubertà non è mai stato descritto in modo così diretto: la Matarazzo, intelligente ma ordinaria, deve confrontarsi con la famiglia, incredibilmente meschina e diseducativa (che stravede per la sua “adorabile” sorella), e peggio ancora con gli scherzi e le minacce sessuali di praticamente tutta la sua scuola. In mezzo a questa disperata mancanza di aiuto e di calore, c’è un protagonista di enorme coraggio e astuzia. Se gli spettatori trasaliranno di fronte alle numerose situazioni sgradevoli, è anche vero che la satira è eccezionale (con parecchie risate), perché la vita in questa infernale seconda media è rappresentata con precisione e chiarezza. Ottime le prove degli attori, acuminata la sceneggiatura dello stesso regista.

Factotum

Adattamento un po’ sottotono del romanzo del 1975 di Charles Bukowski, con un eccellente Dillon nella parte dell’alter ego dedito all’alcol dell’autore, Heny Chinaski, che passa da un’occupazione — e da una donna — all’altra. Diversi momenti ben descritti, con interpretazioni solide, ma altrettanto privi di scopo quanto il loro autore; l’egocentrismo del protagonista è un po’ fastidioso.

Feud, The

Satira inaspettatamente godibile, fra David Lynch e Norman Rockwell, sulla provincia americana negli anni Cinquanta, incentrata sulla faida che scoppia fra due famiglie di villaggi vicini. Nonostante la recitazione un po’ grossolana, potrebbe diventare un cult. Basato sul romanzo di Thomas Berger; il regista esordiente D’Elia è uno degli sceneggiatori.

Fine pena mai

Dal piccolo spaccio alle reti internazionali dei traffici di droga, ai crimini più efferati, fino all’arresto e all’isolamento in carcere: la storia vera di Antonio Perrone che promise alla moglie e al figlio di non abbandonarli mai e che ora può vederli solo da dietro un vetro. Senza imprecare contro il destino ma con riflessioni ad alta voce sulla sua condizione di marito, padre e detenuto, osserviamo da vicino la figura di un ragazzo nella sua trasformazione in boss criminale, sullo sfondo di un’Italia e di una Puglia che nei primi anni Ottanta conoscono l’emergere di una nuova mafia, la Sacra Corona Unita. (gerardo nobile)

Faccia di Picasso

Massimo Ceccherini è alla ricerca dell’ispirazione per un nuovo film. Il suo produttore suggerisce un’ambientazione spagnola per ragioni di co-produzione internazionale. Però, più il tempo passa, più Ceccherini – con il sostegno e la compagnia dell’amico e collega Alessandro Paci – si fa pessimista sulle ragioni e il valore di girare ancora. Faccia di Picasso dice soltanto un paio di cose, però sacrosante. Lo fa in maniera diretta e, forse, fin troppo esplicita, eppure sincera e condivisibile: in Italia (e pure altrove?) non si può (più) fare cinema, perché ormai tutto è già stato detto; non resta che rifare gli altri, anche se poi ci si trova davanti a un muro bianco (come i protagonisti nel finale, persino leggermente inquietante) di totale fallimento. Sono verità su cui è bene non controbattere, prove alla mano. Ceccherini controlla il film con freschezza e anche con un certo disincanto che lo rende leggero (e un montaggio così spezzettato e schizzato lo si vede raramente nel cinema della nostra penisoletta). Sono almeno due le sequenze che restano: quella dell’incontro con Vincenzo Salemme e quella delle audizioni per la ragazza che deve andare a raccogliere suggerimenti al Dams di Bologna. Nel suo desiderio di cogliere qualcosa che vale, Faccia di Picasso appare più convincente e al passo coi tempi degli ultimi Verdone. Per non parlare del resto. (pier maria bocchi)

Fischio a Eaton Falls, Il

Ambientato nel New Hampshire, questo film dallo stile documentaristico si occupa delle dispute tra lavoratori e datori di lavoro in una piccola città, in cui il nuovo direttore di uno stabilimento deve licenziare alcuni operai. La Gish è la proprietaria della fabbrica in un interessante ruolo da comprimaria.

Furia

Dramma di un uomo (Tracy) linciato dalla folla di una piccola cittadina con l’ingiusta accusa di avere sequestrato una ragazzina. Lang — al suo primo film americano — ne mostra la progressiva trasformazione, a causa dell’ingiustizia subita, in un implacabile vendicatore. Sceneggiato dal regista e da Bartlett Cormack partendo da una storia di Norman Krasna. Ne esiste anche una versione colorizzata.

Fino all’ultimo respiro

Belmondo è un bellimbusto parigino che, in compagnia di una ragazza americana (Seberg), viene braccato dalla polizia dopo aver rubato un’auto e ammazzato un poliziotto. Un racconto profondo, capostipite della Nouvelle Vague, con un antieroe romantico e l’affascinante sfondo della vita parigina. Rifatto nel 1983.

Fra due donne

Uno degli ultimi episodi della serie del dottor Kildare, in cui il dottor Adams (Johnson) ruba la scena allo stesso Gillespie (Barrymore); per il resto, si tratta di un classico triangolo amoroso che coinvolge Johnson, la Maxwell e la DeHaven (quest’ultima riesce a trovare il tempo per cantare I’m in the Mood for Love).