Bronx 41° distretto di polizia

Murphy è un onesto agente di polizia che da quattordici anni presta servizio nel Bronx, il famigerato quartiere di New York. L’assassinio di due poliziotti provoca l’arrivo nel Distretto (soprannominato «Fort Apache») di un nuovo capitano deciso ad imporsi con le maniere forti. Il film, diretto con discreto mestiere da Daniel Petrie, si ricorda soprattutto per l’ottima interpretazione di Paul Newman.
(andrea tagliacozzo)

La stangata

Nei ruggenti anni Trenta, i simpatici imbroglioni Henry Gondorff e Johnny Hooker decidono di unire le loro forze per realizzare il colpo più grande della loro carriera: organizzano un colossale e ben orchestrato raggiro ai danni di un famoso e temuto gangster. Una intricata commedia sul gioco d’azzardo, ricca di continui colpi di scena, interpretata da un trio d’interpreti in grande forma (compreso Robert Shaw nel ruolo del criminale truffato). George Roy Hill aveva già diretto Robert Redford e Paul Newman in
Butch Cassidy
. Può sembrare incredibile ma entrambi i film, vincitori di numerosi Oscar (sette per
La stangata
, tra cui la miglior regia e il miglior film) videro escluso tra i candidati alla statuetta l’ottimo Newman.
(andrea tagliacozzo)

Era mio padre

Siamo nell’Illinois nel 1931, la zona è controllata dal gangster irlandese John Rooney (Paul Newman) e dai suoi luogotenenti: il figlio Connor (Daniel Craig) e da Michael Sullivan (Tom Hanks), killer spietato e padre irreprensibile. Condor è geloso di Sullivan e così cerca di incastrarlo. Nell’agguato muoiono la moglie e uno dei figli di Sullivan, il quale, braccato, cerca di vendicarsi. Inizia così il viaggio tra Chicago e Perdition di Michael Sullivan e del figlio sopravvissuto di dodici anni. Padre e figlio, nella tragedia, si uniscono molto e imparano a conoscersi. Michael non vuole che il figlio segua le orme del padre, ma nello stato di emergenza in cui è non può fare a meno di coinvolgerlo in rapine e omicidi. L’onore tra uomini, l’amore famigliare e la paura sono i temi principali di
Era mio padre,
pellicola lanciata in pompa magna (probabile candidata all’Oscar), ma che risulta un po’ freddina nella sua perfezione. In alcuni momenti la sceneggiatura si spreca in banalità e luoghi comuni disarmanti. Ottima invece la realizzazione, dalle scenografie alla fotografia, dal montaggio alla recitazione. D’altra parte con due mostri sacri come Paul Newman e Tom Hanks non ci si poteva certo aspettare qualcosa di diverso. Certamente non da bocciare, ma neanche da promuovere a pieni voti.
(andrea amato)

L’ultima follia di Mel Brooks

Deludente tentativo di far rivivere le commedie del muto, con Brooks nella parte di un produttore cinematografico che spera in un ritorno. Le gag silenzioso vanno dalle molto divertenti alle non riuscite. I risultati non sono quella cannonata che avrebbero dovuto essere.

Buffalo Bill e gli indiani

L’idea di Altman è che Buffalo Bill fosse un imbroglione con manie di grandezza, e insiste su questo punto per due ore. Non privo di interesse, il film affronta il tema del rapporto tra realtà e leggenda in un prodotto ibrido falsato dai tagli del produttore Dino De Laurentiis che modificarono sotanzialmente il montaggio, ma si tratta diuno dei film più noiosi del regista. Orso d’oro a Berlino.

Twilight

Newman, per fare un favore a un suo vecchio amico (Hackman) si ritrova implicato fino al collo in una storia di omicidio e complotto, quando gli scheletri escono dall’armadio. Storia investigazione privata in vecchio stile, ambientata a Los Angeles. Newman è in ottima forma, circondato da un bel cast, ma il film non ha lampi né slancio e neppure un punto di vista originale. Benton ha co-sceneggiato con Richard Russo, ma non c’è confronto con La vita a modo mio, la loro precedente collaborazione (sempre con Newman).

Harry and Son

Paul Newman, alla sua quarta regia, descrive i difficili rapporti tra un padre e un figlio. L’anziano Harry, vedovo da due anni, dopo aver perso il lavoro è costretto a restare in casa quasi tutto il giorno. Il suo carattere chiuso e scorbutico non lo aiuta a entrare in sintonia con il figlio Howard, un giovane idealista che spera un giorno di diventare scrittore. Un Newman insolitamente sottotono, sia come attore che come regista. Il tema, di per sé interessante, poteva essere sviluppato in modo sicuramente migliore, anche se il coinvolgimento dell’attore – che nel 1978 aveva perso il figlio Scott, morto per un’overdose – è evidente e nelle pagine migliori affiora una certa commozione.
(andrea tagliacozzo)

Mr. & Mrs. Bridge

Da due novelle di Evan S. Connell, Mrs. Bridge , del ’59, e Mr. Bridge , scritto dieci anni più tardi. La vicenda è ambientata a Kansas City, negli anni Quaranta, dove i coniugi Harriet e India Bridge vivono assieme ai tre figli. Lei, ingenua e un po’ infantile, è completamente dominata dall’autoritario marito. Stilisticamente calligrafico e curatissimo fino alla leziosità, in puro stile Ivory, un film decisamente involuto che alla lunga mostra un po’ la corda e finisce per annoiare. Ma la Woodward, sempre eccellente, ottenne una meritata nomination all’Oscar. (andrea tagliacozzo)

La signora e i suoi mariti

Tutti i matrimoni di una stravagante signora sono naufragati perché i mariti, non appena sposati, sono diventati celebri e ricchi. Per conoscere meglio se stessa, la donna si fa visitare da un noto psicologo che, dopo averla ascoltata, le chiede di sposarla. La legnosa regia di Jack Lee Thompson, esperto nel genere d’azione, non riesce a trarre il meglio dal gran cast – in cui spicca una MacLaine in piena forma – e dalla discreta sceneggiatura firmata da Betty Comden e Adolph Green (autori del testo teatrale da cui è stato tratto il film).
(andrea tagliacozzo)

I segreti di Filadelfia

Desideroso di fare rapidamente carriera per imporsi nell’alta società, un giovane avvocato sacrifica i princìpi dell’etica professionale per adeguarsi alla corruzione e all’ipocrisia che regna nel suo ambiente. Divenuto celebre, però, l’uomo non esita a difendere un amico ingiustamente accusato d’omicidio. Un melodramma solido nell’intelaiatura, ma proprio per questo anche scontato, malgrado la buona regia di Vincent Sherman e l’ottima interpretazione di Paul Newman.
(andrea tagliacozzo)

Mister Hoola Hoop

Un ingenuo ragazzotto di campagna arriva nella Grande Mela e diventa pedina inconsapevole di un piano per rovinare una fiorente compagnia. La più stravagante creazione dei fratelli Coen: un’impressionante fantasia in stile anni Cinquanta sul business in escandescenza, con Robbins assolutamente perfetto nel ruolo dello stupido con gli occhi spalancati che, miracolosamente, arriva in alto. Newman è un’abile canaglia e la Leigh è divertente (anche se un po’ monocorde) nei panni di una reporter dalla parlantina veloce alla Kate Hepburn. Scritto da Ethan e Joel Coen con Sam Raimi. I Coen rivaleggiano con Fellini per quanto riguarda la selezione di volti inusuali che popolano i loro film.

Furia selvaggia

Primo film del regista Arthur Penn, basato su un originale televisivo interpretato dallo stesso Paul Newman nel ’55. Per vendicare la morte dell’anziano allevatore che l’aveva preso sotto la sua ala protettrice, William Bonney (ovvero «Billy The Kid») uccide i quattro uomini che l’ hanno assassinato e diventa un fuorilegge. Straordinaria la prova di Paul Newman, che dà un interpretazione moderna e intensa del personaggio di Billy The Kid, trasformando il leggendario bandito in una sorta di «Angelo caduto», quasi un James Dean del Far West. Vigorosa anche la regia di Penn, attenta soprattutto alle sfumature psicologiche del personaggio.
(andrea tagliacozzo)

Scandalo Blaze

Ambientata verso la fine degli anni Cinquanta, la vicenda vera del governatore della Louisiana, Earl Long. Il politico sessantacinquenne, che si batte per i diritti civili della gente di colore, sebbene sposato, ha una relazione alla luce del sole con la bellissima spogliarellista Blaze Starr. Gli avversari politici approfittano dello scandalo per demolirlo. Dopo un bell’inizio, il film perde smalto e interesse strada facendo. Newman, comunque, è in gran forma.
(andrea tagliacozzo)

Lo spaccone

Il giovane Eddie Felson, che ha fatto del biliardo la sua unica ragione di vita, è così sicuro del suo talento da sfidare l’imbattibile Minnesota Fats. Ma l’impresa si rivela più ardua del previsto. Filmata in uno splendido bianco e nero (la fotografia valse un Oscar a Eugen Schüfftan), la pellicola ha il suo punto di forza nella superba interpretazione di Paul Newman. Gli tengono degnamente testa l’ottimo George C. Scott e Jackie Gleason. La sceneggiatura, tratta da un racconto di Walter Tevis, porta la firme del regista Robert Rossen e di Sidney Carroll. Newman, candidato agli Oscar, si vide soffiare la statuetta da Maximilian Schell (protagonista di
Vincitori e vinti
). Si rifarà nell’87 con Il colore dei soldi quando, tornato a vestire i panni dello stesso personaggio, riuscirà finalmente a vincere il premio.
(andrea tagliacozzo)

Il verdetto

Frank Galvin, brillante avvocato da tempo caduto in disgrazia, ha l’occasione di rifarsi patrocinando la causa di una donna che, in seguito alla negligenza del personale di un ospedale, è entrata in coma irreversibile. Ma il compito si prospetta tutt’altro che facile, perché in tribunale, dalla parte avversa, Galvin trova l’abile Ed Concannon. Paul Newman domina il film con la sua incredibile performance (che gli valse sua sesta candidatura all’Oscar), dando vita a un personaggio complesso e tormentato. Ma il merito della riuscita del film, che aggira abilmente le trappole e i cliché delle pellicole processuali, va attribuito anche alla solida regia Sidney Lumet e all’ottima sceneggiatura, firmata da David Mamet.
(andrea tagliacozzo)

Lassù qualcuno mi ama

Biografia romanzata del pugile Rocky Graziano, dall’infanzia difficile nei quartieri poveri di New York, ai trionfi sul ring. Uno dei film più belli mai realizzati sul mondo del pugilato, costantemente in bilico tra la commedia e il dramma. Robert Wise – che aveva già affrontato l’argomento nell’altrettanto riuscito
Stasera ho vinto anch’io
– imprime al racconto un ritmo straordinario, grazie anche al dinamico montaggio di Albert Akst (ma da notare che anche lo stesso regista è un ex montatore). Irresistibile l’interpretazione di Paul Newman, che sostituiva James Dean (al quale era inizialmente destinato il ruolo) ed era solo alla terza apparizione sullo schermo. Prima e durante la lavorazione del film Newman si allenò a lungo porpripo con Graziano. Brava anche la compianta Anna Maria Pierangeli nel ruolo della moglie del boxeur. Famosa la canzone,
Somebody Up There Likes Me
, cantata da Perry Como. Due oscar per la scenografia e la fotografia.
(andrea tagliacozzo)

L’oltraggio

Juan Carrasco viene condannato per aver ucciso un uomo e aver usato violenza alla moglie di questi. Dell’accaduto si raccontano diverse contrastanti versioni, tra le quali quelle della donna e dell’assassino. Ma nessuno sa realmente come siano andate le cose. Tratto da
Rashomon
di Akira Kurosawa, il film è un lavoro minore del regista Martin Ritt, pretenzioso e privo dello spessore della pellicola originale giapponese. Paul Newman è quasi irriconoscibile, imbruttito da un trucco pesante ma efficace.
(andrea tagliacozzo)

Butch Cassidy

Butch Cassidy e Sundance Kid sono due ragazzacci banditi, con le loro storie d’amore, il loro vagabondare, la loro ansia di libertà e il loro tragico destino. Il western ormai veniva rivisitato in tutti i modi: dall’elegia alla ricostruzione filologica, dall’allegoria politica al racconto picaresco. Roy Hill, regista non geniale ma d’ingegno, tenta una combinazione di nostalgia e gioventù. La nostalgia è una delle chiavi fondamentali del cinema americano degli anni Settanta, ma qui i due protagonisti Newman e Redford vi aggiungono una disperata vitalità anarchica e loser già quasi post-Sessantotto, fissata nel commovente finale. Forse furbo, forse datato, è però uno di quei perfetti prodotti «non d’autore» che sono un distillato del tempo. Splendida la fotografia di Conrad Hall, celeberrima la canzone
Raindrops Keep Fallin’ on My Head
di Burt Bacharach (entrambe premiate con l’Oscar).
(emiliano morreale)

Detective’s story

Il marito della ricchissima Elaine Sampson sparisce nel nulla. La donna, su suggerimento di un amico di famiglia, l’avvocato Albert Graves, assume l’investigatore privato Lew Harper. Inizialmente le indagini del detective sembrano non dare i frutti sperati, ma poi Harper riesce a scovare il corpo senza vita di Sampson nella stiva di una vecchia petroliera abbandonata. Film di grande successo, dovuto in gran parte all’ottima interpretazione di Newman piuttosto che alla regia diligente ma non troppo fantasiosa di Jack Smight. Ben architettata, comunque, la sceneggiatura.
(andrea tagliacozzo)

La vita a modo mio

Picaresco sguardo su un buono a nulla di provincia e sulla sua grande (e insana) famiglia di amiconi; dopo aver voltato le spalle alla sua vera famiglia anni addietro, ora si ritrova a passare del tempo con il figlio ormai cresciuto e il nipotino. In questo studio di caratteri dal fascino imprevedibile, un Newman irresistibilmente commovente è circondato da meravigliosi attori, incluso Willis nella parte della sua amichevole nemesi. Sceneggiatura di Benton, da un romanzo di Richard Russo. Elizabeth Wilson compare non accreditata nel ruolo dell’ex moglie di Newman.

La gatta sul tetto che scotta

In una patriarcale famiglia del profondo sud, il vecchio Pollit domina la moglie e i due figli, Cooper e Brick, entrambi sposati: il primo con la gretta e avida Mae, il secondo con la bella e insoddisfatta Margaret. Brick, infatti, trascura la moglie affogando i suoi dispiaceri nell’alcool. Dal dramma di successo di Tennesse Williams, un film altrettanto fortunato, ben diretto da Brooks, ma soprattutto magnificamente recitato da Paul Newman e Burl Ives. Bellissima e bravissima Liz Taylor, nel ruolo della moglie innamorata, nonostante nella vita privata fosse appena rimasta vedova del marito del momento, il produttore, Mike Todd. Sei nomination agli Oscar. (andrea tagliacozzo)

Nick Mano Fredda

Ottimo dramma carcerario interpretato da un Paul Newman al massimo della forma. Il giovane Nick, arrestato in stato di ubriachezza, viene condannato ai lavori forzati. Ribelle nei confronti degli ottusi e autoritari secondini, il ragazzo diventa il beniamino dei compagni. Stufo di subire ogni sorta di angheria, tenta la fuga. Oscar 1967 a George Kennedy come miglior attore non protagonista. Newman venne candidato, ma senza fortuna.
(andrea tagliacozzo)

Exodus

L’odissea di seicento profughi ebrei, reduci dai campi sterminio e bloccati dalle Nazioni Unite a Cipro. Vinto l’ostracismo degli inglesi, riescono ad arrivare in Palestina a bordo della nave «Exodus». Contribuiranno alla nascita dello Stato d’Israele. Un film imponente e spettacolare, anche se inevitabilmente prolisso. Non si tratta di una delle migliori interpretazioni di Paul Newman (realmente ebreo, come il regista Preminger del resto), ma la sua forte presenza sullo schermo comunque si sente. La sceneggiatura, tratta dal romanzo di Leon Uris, è scritta da Dalton Trumbo, tornato, con questo film e con il contemporaneo
Spartacus
, a firmare i propri copioni dopo gli anni oscuri del maccartismo. Un Oscar come migliore colonna sonora. Allora il film ebbe un costo record di quattro milioni di dollari, ma il grande successo premiò – abbondantemente – la spesa.
(andrea tagliacozzo)

La prima volta di Jennifer

Jennifer, complessata trentacinquenne, vive, ormai rassegnata a una grigia esistenza, assieme all’opprimente madre. Il casuale incontro con un ex compagno d’infanzia sembra portare una luce di speranza nella vita della donna. Ottimo esordio di Paul Newman dietro la macchina da presa con un dramma intimista tratto dal romanzo di Margaret Laurence. Straordinaria anche Joanne Woodward, sua moglie, in un ruolo intenso e complicato. Newman tornerà a dirigere la Woodward nel ’72 in
Gli effetti dei raggi Gamma sui fiori di Matilde
e nell’87 in
Lo zoo di vetro
.
(andrea tagliacozzo)

Il mio amore per Samantha

Inviato a Parigi dal direttore del giornale per il quale lavora, Steve durante il viaggio conosce Samantha, disegnatrice di moda dall’aspetto poco appariscente. A contatto con lo spumeggiante ambiente parigino, la ragazza si trasforma e diventa praticamente un’altra persona, tanto che il giornalista, non riconoscendola, finisce per innamorarsene. La coppia Newman-Woodward funziona meglio con il registro drammatico (tipo
La lunga estate calda
). Questo film, infatti, rimane tra le cose più convenzionali mai realizzate dai due.
(andrea tagliacozzo)

Detective Harper: acqua alla gola

Nove anni dopo
Detective’s Story
, Paul Newman torna a interpretare il ruolo dell’investigatore privato Lew Harper. Una ricca ereditiera, che alcune lettere anonime accusano di adulterio, incarica il detective Harper di scoprire l’autore delle missive. Un discreto thriller, anche se inferiore al precedente film e con una sola sequenza degna di nota, quella della trappola nella piscina a cui fa riferimento il titolo originale (
The Drowning Pool
, ovvero la «piscina che annega»). Rosenberg aveva già lavorato con Newman in
Nick mano fredda
. Tra gli interpreti compare anche una giovanissima Melanie Griffith.
(andrea tagliacozzo)

Lady L

Sesta regia dell’attore inglese Peter Ustinov. Durante il periodo napoleonico, la giovane lavandaia Louise s’innamora di Armand, ladro dal cuore tenero, braccato dalla polizia di Parigi. Fugge con l’uomo in Svizzera per rifarsi una vita, ma l’irrequieto Armand entra a far parte di una organizzazione terroristica che vuole uccidere il re di Baviera. A dispetto dei grandi nomi del cast, un film non molto riuscito. (andrea tagliacozzo)