Gli Incredibili 2

Gli Incredibili 2

mame cinema GLI INCREDIBILI 2 - IN ARRIVO AL CINEMA scena
Una scena de Gli Incredibili 2

Scritto e diretto da Brad Bird, Gli Incredibili 2 (2018) arriva ufficialmente nelle sale cinematografiche italiane da mercoledì 19 settembre 2018. Ovviamente, le vicende riprendono a partire dalla fine del primo capitolo. Cioè dal momento in cui Elastigirl (doppiata da Holly Hunter in originale e da Giò Giò Rapattoni in italiano) e Mr. Incredibile (Craig T. Nelson in originale, Fabrizio Pucci in italiano) sono intenti a fermare il Minatore dallo svaligiare la banca di Metroville.

Violetta, da intemperante adolescente qual è, ha tuttavia un momento di collera e si strappa via la maschera, rivelando così la propria identità a Tony Rydinger, un ragazzo con cui aveva un appuntamento. E, intanto, Helen/Elastigirl conduce una campagna per riabilitare i vecchi supereroi, mentre il marito sta a casa a badare al loro bambino più piccolo. Una situazione che genererà, ovviamente, interessanti risvolti. Questo, d’altronde, è il problema e allo stesso tempo il pregio dell’incredibile famiglia: difficile conciliare la vita da supereroi con quella di una famiglia normale. Che questo nuovo capitolo porti una qualche significativa novità in questo senso? Quali avventure e pericoli dovranno affrontare i protagonisti? Una cosa è certa: saranno, come sempre, incredibili.

I doppiatori

Dopo 14 anni di attesa, ecco che Gli Incredibili 2 arriva nelle sale. Isabella Rossellini, figlia del grande regista neorealistico Roberto Rossellini e della diva Ingrid Bergman, entra a far parte del cast. Come? Prestando la propria voce al personaggio dell’Ambasciatrice. Ed è riconfermata la musa di Salvador Dalì, Amanda Lear, per il doppiaggio della piccola ma tenace Edna Mode, disegnatrice degli straordinari costumi dei protagonisti.

Tra le altre new entry, Bebe Vio e Ambra Angiolini. La prima doppia Karen/Voyd, mentre la seconda doppia Evelyn Deavor/Ipnotizzaschermi, l’antagonista della super famiglia. Un sequel atteso tanto a lungo, ma meritevole di tanta pazienza.

I segreti di Osage County

I segreti di Osage County

mame cinema I SEGRETI DI OSAGE COUNTY - STASERA IN TV mamma e figlie
Violet Weston con le due figlie Barbara e Ivy

Basato sulla pièce teatrale Agosto, foto di famiglia di Tracy Letts, I segreti di Osage County inizia con la voce di Beverly Weston, un uomo che vive insieme alla moglie Violet (Meryl Streep), affetta da un tumore alla bocca. Un giorno, Beverly scompare e una delle figlie della coppia, Ivy, l’unica che vive ancora coi genitori, raduna le sorelle e gli altri membri della famiglia per ritrovare il padre. La riunione di famiglia, tuttavia, si rivela disastrosa, portando alla luce segreti e scandali che sconvolgeranno tutti i presenti. Alla fine, ognuno dovrà fare i conti con i propri problemi, rendendosi conto di essere solo in questo arduo compito.

Accoglienza

L’interpretazione di Meryl Streep, come sempre, è stata straordinaria. L’attrice si cala in modo impeccabile nel ruolo di una donna cinica, rancorosa e disperata, che mostra al mondo un volto duro e disilluso per mascherare la propria paura della morte e della solitudine. E le figlie, interpretate da Julia Roberts, Juliette Lewis e Julianne Nicholson, vengono messe di fronte al fallimento delle proprie vite. Lodevole anche Benedict Cumberbacht, nel ruolo del cugino impacciato e goffo delle ragazze Weston.

Ma che cosa ne pensano i critici cinematografici? James Berardinelli, di ReelViews, sottolinea l’importanza del lavoro del cast: “il film è basato tutto sulla recitazione. Questo ha un senso perché la trama non offre molto che possa essere considerato nuovo o straordinario.”

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Benedict Cumberbacht e Julianne Nicholson in una scena del film

Richard Roeper, inoltre, dice che “il film è a volte perfidamente divertente, ma in ultima analisi, un aspro, forte, racconto di una delle famiglie più disfunzionali del moderno teatro americano.” Tom Huddleston, di Time Out, definisce il tutto “un melodramma sfacciato, sboccato, consapevolmente offensivo, intermittente e perspicace ed ha un buco dove dovrebbe starci un cuore.”

Qualche critica, invece, da USA Today e Newsday riguardo al gergo volgare utilizzato dai personaggi. Altri, invece, ritengono questa scelta linguistica coerente con il contesto in cui sono ambientate le vicende.

Il peggior allenatore del mondo

Dopo aver guidato i Boston Red Sox in una delle loro peggiori stagioni, Lambeau Fields viene chiamato dal vecchio amico Kenny Wiseman per allenare la scuadra di football dell’Heartland State University di Palinfolk nel Texas. Per l’uomo è una seconda occasione ma per la moglie Barb è l’ennesima scusa di suo marito per non passare del tempo con lei e con la ribelle figlia adolescente Michelle.

Il mostro del pianeta perduto

Sette sopravvissuti a un disastro atomico si ritrovano in una casa-rifugio. Si pone subito il problema dei rifornimenti e l’improvvisa comparsa di un mostro dagli artigli d’acciaio complica ulteriormente le cose. Girato con pochissimi mezzi, ma con grande abilità da Roger Corman, maestro del cinema a basso costo.

(andrea tagliacozzo)

Istantanee

Un cinico non vedente che a impulso scatta fotografie di qualsiasi cosa viene manipolato in modo perverso dalla domestica a cui piacerebbe portarselo a letto; nella loro cerchia entra un lavapiatti molto meno complicato, che porta una ventata d’aria fresca nei loro giochetti malsani. Questo film realizzato con polso sicuro è efficace nella sua freddezza, ridotto all’osso e vagamente simile a Il servo. La Moorhouse ha anche scritto la sceneggiatura.

Il Barone di Münchhausen

La leggendaria vita dell’eccentrico barone di Münchhausen, i suoi viaggi intorno al mondo e le sue epiche conquiste amorose. Il protagonista viene visto come un eroe tedesco fedele alla patria: si tratta infatti di una pellicola prodotta su ordine del ministro della propaganda nazista Goebbels, allo scopo di celebrare i 25 anni degli studi di produzione Ufa. Totalmente diversa la versione comica di Terry Gilliam del 1988, dal titolo Le avventure del barone di Munchausen.

Il mostro è in tavola… barone Frankenstein

Nel 1973 il regista di
Flesh
e
Trash-I rifiuti di New York
girò in Italia due horror che uscirono col marchio di Andy Warhol, e che da noi vennero firmati da Anthony M. Dawson alias Antonio Margheriti. Per la prima volta escono in italiano in versione integrale, sotto il nome di Morrissey e col doppiaggio rifatto (almeno il
Frankenstein
, che era stato il più manomesso). L’idea era quella di riscrivere i miti dell’horror in bilico tra parodia splatter e revisionismo culturale. Il barone folle (Kier), in questo caso, è un serbo incestuoso ossessionato dal mito della razza perfetta, che vuole fare accoppiare le sue due creature (lei è Dalila Di Lazzaro, esordiente e sempre nuda). La versione originale era in 3-D, per evidenziare gli effettacci grandguignoleschi (che pare siano opera esclusiva di Margheriti). Certi passaggi necrofiliaci sulla bellezza degli organi interni sembrano avere ispirato Cronenberg, anche se nel complesso il film è più monocorde e meno divertente del
Dracula
.
(alberto pezzotta)

I Puffi in 3D

Costretti a scappare dal loro villaggio per sfuggire dal loro vecchio nemico, Gargamella, i Puffi, si ritrovano catapultati nel bel mezzo di Central Park. Non abituati a vivere tra gli uomini, i piccoli omini blu, devono cercare in tutti i modi di far ritorno al loro villaggio, senza farsi catturare dall’odiato stregone…

Il mattino dopo

Un’attrice fallita e alcolista, reduce da una colossale sbronza, si risveglia in un letto assieme a un cadavere. Ricercata dalla polizia, la donna trova un insperato aiuto in Turner Kendall, un ex poliziotto. I punti deboli del film, diretto da un Sidney Lumet ormai appannato, sono una Jane Fonda un po’ monocorde e una trama farraginosa e non troppo originale. Eccellenti, invece, Jeff Bridges e, soprattutto, Raul Julia. Kathy Bates, quattro anni più tardi vincitrice di un Oscar con
Misery non deve morire
, fa una breve apparizione nel ruolo di una vicina della vittima.
(andrea tagliacozzo)

Il capitano Sinbad

In un Paese del lontano Oriente, il bieco sovrano El Kerin approfitta dell’assenza del Capitano Sinbad per tiranneggiare i propri sudditi. Mentre Sinbad affronta con l’equipaggio della sua nave ogni genere di traversie per ritornare in patria, il despota rapisce la principessa Jana, promessa sposa dell’intrepido marinaio. Gli effetti speciali, seppur artigianali, non sono male, ma la sceneggiatura è quanto di più prevedibile si possa immaginare. Azzeccato l’ex Zorro Guy Williams nei panni del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Io vi troverò

Bryan, un’ex spia americana, ha deciso di rinunciare al proprio lavoro per stare vicino alla figlia adolescente Kim. È però costretto a ritornare alla sua vecchia attività e sfruttare tutte le sue capacità per salvare Kim, rapita misteriosamente a Parigi. Bryan parte così alla ricerca della ragazza e dei suoi rapitori, che ha giurato solennemente di ritrovare e uccidere, in un inseguimento solitario e contro il tempo, in una Parigi che svela il suo aspetto più inquietante e dove niente, e nessuno, è ciò che sembra.

Il seme della follia

Dalla sua cella imbottita, un disperato Neill racconta a Warner la sua storia: assunto per ritrovare lo scrittore di horror Prochnow, che è scomparso, si è ritrovato in una cittadina del New England. Ma poi la gente, i luoghi e persino la realtà hanno cominciato a subire orribili trasformazioni. I primi due terzi del film sono tra le cose migliori di Carpenter, e Neill è straordinario; ma l’ultimo terzo diventa inutilmente oscuro, e il finale è pretenzioso ma deludente. Tratto, seppur non dichiaratamente, da H.P. Lovecraft. Panavision.

I Got the Hook Up

Commedia di “blaxploitation” niente affatto spiritosa e all’apparenza interminabile, su un duo di truffatori di South Central Los Angeles che imbrogliano l’intera banda di teppistelli quando mettono le mani su un camion pieno di cercapersone e cellulari di ultima generazione. Stupida pellicola fatta su misura per il rapper e produttore Master P nonché mediocre lungometraggio di debutto per il regista di videoclip rhythm’n’blues Martin. In confronto Ci vediamo venerdì sembra Rashomon.

Il mio nome è Khan

Rizvan Khan (Shah Rukh Khan), indiano di religione mussulmana emigrato a San Francisco per vivere con il fratello e la cognata, è affetto dalla sindrome di Asperges, forma lieve di autismo (“il che non significa che sono stupido. Sono molto intelligente, solo non capisco la gente. Non capisco perché la gente dice cose che non pensa. Per esempio mi dicono: “vieni quando vuoi, e quando vado mi chiedono: perchè sei venuto a quest’ora?”).

Naif e simpatico, si innamora di Mandira (Kajol), una ragazza madre di religione induista e nonostante le proteste della famiglia, la sposa. I due sono felici fino all’11 settembre quando l’immane tragedia delle Torri Gemelle cambia il comportamento degli americani nei loro confronti. Mandira, sconvolta dagli eventi lascia Rizvan il quale, nella sua attonita semplicità, confuso e arrabbiato, comincia un viaggio attraverso l’America ostile alla ricerca dell’amata, percorso iniziatico contro l’odio e i pregiudizi, visto da un Forrest Gump post 9/11 che si presenta così: “Salve, mi chiamo Khan e non sono un terrorista”.

I dolci inganni

Un Lattuada curioso, quasi Nouvelle Vague. Inizia indugiando per alcuni minuti sul risveglio di una quattordicenne Catherine Spaak e prosegue accompagnandola in giro per una Roma altoborghese e svagata, in una giornata alla fine della quale diventerà – psicologicamente e simbolicamente – donna. In alcune parti si proietta troppo netta l’ombra de
La dolce vita
, ma se il film oggi regge è, più che per la pittura d’ambiente, per lo sfasamento imposto dallo sguardo esitante e sensuale del regista, che assume in pieno il punto di vista della ragazzina non limitandosi a porlo come un enigma moderno e amorale (il che invece accade in tutti i film successivi con la Spaak, da
La voglia matta
a
La noia
). Peraltro, l’erotismo de I dolci inganni (che pure fu massacrato dalla censura, con un quarto d’ora di tagli) è tra i più arditi e lampanti di tutto il cinema degli anni Sessanta. Una di quelle pellicole che catturano l’aria del tempo, con pazienza e finta distrazione.
(emiliano morreale)

I tre caballeros

Vivacissimo pastiche Disney derivante alla politica anni Quaranta di buon vicinato degli Usa verso l’America Latina, vista attraverso gli occhi di Paperino. Straripante di musica contagiosa (vedi Baia, You Belong To My Heart), immagini stupefacenti, spassose sequenze disegnate e abili combinazioni di azione dal vivo e animazione. Donald, Jose Carioca e Panchito eseguono la canzone del titolo in un’abbagliante, eccezionale, magica esibizione di tecnica d’animazione. Due nomination agli Oscar.

Il velo dipinto

Nella Londra di inizio secolo la giovane Kitty subisce le pressioni della sua famiglia borghese e accetta di sposare Walter Fane, un batteriologo conosciuto da poco, con la speranza di emanciparsi. Trasferitasi a Shanghai al seguito del marito, diventa l’amante di un diplomatico ma la loro relazione viene scoperta e bruscamente interrotta. Sarà costretta ad abbandonare la città per evitare lo scandalo e finirà assieme al medico nella profonda provincia cinese dove infuria il colera. Le difficoltà e le incomprensioni fra i due provocheranno uno scontro che cambierà le loro vite e li porterà a conoscersi e a scoprire l’amore. Tratto dall’omonimo romanzo di William Somerset Maugham.

La recensione

Ci sono opere dinnanzi alle quali ci si trova un po’ confusi, perché si stenta a coglierne il senso. Il credito accumulato dagli autori e dagli attori de
Il velo dipinto
è però così notevole da im

In Her Shoes — Se fossi lei

La lotta di una donna con se stessa e con la propria immagine è costantemente vanificata dalla sorella sexy, la cui vita, però, è ancora più incasinata. Quest’ultima, dopo l’ennesimo litigio, va in Florida alla ricerca della nonna che non vede da anni; la rintraccerà in una casa per anziani, dove, tra tutti i posti in cui ha vissuto, riuscirà per la prima volta a trovare uno scopo e un senso alla sua esistenza. Ottimo adattamento da parte di Susannah Grant del bestseller di Jennifer Weiner, con un cast ideale e una parte perfetta per la Diaz. La MacLaine è meravigliosa quando recita in tono sommesso. Super 35.

I magi randagi

Tre disperati, ex artisti dello sventurato Circo della Mosca, vengono ingaggiati per interpretare i Re Magi in un presepe vivente da un parroco di un piccolo paese. Nonostante l’ostracismo degli abitanti, che li accusano di stupro e li vorrebbero castrare, i tre si salvano con un’improvvisa trovata ma, da allora, si rendono conto di dover cercare davvero il bambinello avendo una strana cometa indicato loro, cosa apparentemente impossibile, prima una femmina e poi due gemelli.

I Capture the Castle

A metà degli anni Trenta, la vita di un’eccentrica famiglia residente in un vecchio e ventoso castello nella campagna inglese viene scombussolata dall’arrivo di due ricchi fratelli americani. Commedia drammatica arguta e coinvolgente, tratta da un romanzo di Dodie Smith (famoso per La carica dei 101

Il mucchio selvaggio

Molti cinefili piangono, alle pellicole di Peckinpah: quando Randolph Scott non vuol farsi vedere da Joel McCrea mentre muore (
Sfida nell’Alta Sierra
), o quando Warren Oates inveisce sulla tomba della donna amata (
Voglio la testa di Garcia
). Anche il suo capolavoro,
Il mucchio selvaggio
, si vede con un groppo in gola: un film di violente emozioni e un barbaro monumento a un’America che scompare. I protagonisti sono banditi che cercano riscatto, reietti come solo il cinema americano di quegli anni poteva permettersi di mostrare (mentre Peckinpah gira, a Woodstock suonano); ma quando entrano nel villaggio messicano al suono della «Golondrina» siamo oltre il limite del melodramma. Peckinpah è forse l’ultimo vero regista americano: al suo confronto persino Clint Eastwood è un auteur europeo, da «Cahiers du cinéma». Il mucchio selvaggio dà la vertigine, attraversa le vene dell’America, e nello sbalorditivo massacro finale (uno dei picchi della storia del cinema statunitense), partito da John Ford, giunge fino a Jackson Pollock.
(emiliano morreale)

Il giustiziere della notte 3

Paul Kerey, riposta la sua pistola e smessi i panni dell’implacabile giustiziere, si trasferisce a New York. Quando il suo amico Charlie viene ucciso da tre teppisti, Paul, ritrovatosi casualmente sulla scena del delitto, è ingiustamente arrestato. Per uscire di prigione, accetta di ripulire dai criminali il quartiere di Belmont. I due precedenti episodi, in confronto a questo inutile e noioso seguito, sembrano un fulgido esempio di finezza cinematografica. (andrea tagliacozzo)

Impronta dell’assassino, L’

La Knox si unisce al poliziotto Toomey per salvare suo marito, ballerino di tap-dance, che era stato minacciato dopo che aveva gettato un paio di scarpe dalla finestra per zittire un gatto che miagolava: viene poi riconosciuto colpevole di omicidio dopo che la polizia trova le impronte delle sue scarpe vicino al cadavere di un ricco signore. Film noir minore, basato su una storia di Cornell Woolrich, ha un’atmosfera piuttosto desolante narrazione abbastanza avvincente; il finale contorto è piuttosto ovvio, ma malgrado ciò soddisfacente.

Incredibile spia, L’

Uno dei film più bizzarri di Castle (e per niente abile), ambientato in un collegio svizzero per figlie di diplomatici: dopo aver scambiato informazioni parziali avute da papà durante le vacanze estive, le ragazze decidono di fare del vero spionaggio. Castle aveva un fiuto universale per scovare le sue “stelle”, per le quali questo è stato il primo — e senza dubbio l’ultimo — film. Un classico del pacchiano, che fa sbellicare dalle risate ed è in attesa di riscoperta.

Innocent Bystanders

Baker interpreta un personaggio alla James Bond, invischiato nella caccia all’uomo internazionale di uno scienziato russo fuggito dalla Siberia. Ben realizzato, con massicce dosi di sadismo e di violenza.

Inkheart – La leggenda di cuore d’inchiostro

Mortimer “Mo” Folchart (Brendan Fraser) e sua figlia di dodici anni, Meggie (Eliza Hope Bennett), condividono la grande passione per i libri ed entrambi possiedono il dono unico e magico di dar vita ai personaggi dei libri, semplicemente leggendo ad alta voce le loro storie. Ma il loro incredibile dono è anche decisamente rischioso, perchè ogni volta che danno vita ad uno dei personaggi dei libri che leggono, una persona reale scompare nelle sue pagine.

Durante una delle loro visite in un negozio di libri di seconda mano, Mo sente delle voci che non aveva più sentito da molti anni. Mo individua il libro da cui provengono le voci e, all’improvviso, sente un brivido percorrergli la schiena. Si tratta di Inkheart, un libro che Mo cerca da quando Meggie aveva tre anni, quando Resa (Sienna Guillory), la mamma di sua figlia, è scomparsa all’interno del suo mondo fantastico. Il piano di Mo di utilizzare il libro allo scopo di trovare e salvare Resa…

Io sono leggenda

Io sono leggenda – il libro

Con Io sono leggenda Richard Matheson, uno degli scrittori più amati da Stephen King, ha reinventato i confini dell’horror, raccontando di una Genesi al contrario. La storia dell’ultimo uomo sulla terra, lo scienziato Robert Neville e dell’ultima donna, Ruth. Intorno a loro, l’umanità è finita a causa di una poderosa pandemia. Rimangono solo loro due e un’infinita di vampiri, che sono creature mai viste prima, più simili a zombie agili che ai decrepiti succhiasangue di Bram Stoker. Ma Io sono leggenda non è una semplice storia dell’orrore: è una sorta di Robinson Crosue post-apocalittico, uno dei più impressionanti romanzi dedicati alla solitudine umana. Un’opera che supera i generi e sorprende ancora per la sua carica innovativa (molto vicino al romanzo, in questo senso, il più intellettualistico On The Road di Cormac McCarthy).

I primi due adattamenti

Nel primo film ispirato al romanzo di Matheson, L’ultimo uomo sulla terra (1964), il protagonista è Vincent Price, ai tempi icona degli horror di Roger Corman ispirati ai libri di Edgar Allan Poe. La produzione è italo-americana, e in una scena si vede, riconoscibilissima, la zona Eur di Roma. Matheson, che collaborò alla sceneggiatura, non fu del tutto soddisfatto del risultato: “Il film non mi piacque, anche se la trama del libro è stata rispettata. penso che Vincent Price, che ho amato in tutti i film che ho scritto, non fosse adatto a quel ruolo. la regia poi è povera. Mi importa davvero poco di questo film”.

Il secondo adattamento, 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (1971), rispetto al precedente è privo di ogni fascino gotico e risente in pieno il clima di Guerra Fredda. La pandemia infatti è qui causata da un’arma biologia esplosa durante un conflitto tra Russia e Cina. Gli effetti speciali si sprecano, ma Charlton Heston (l’Arnold Swarzenegger ante litteram) è troppo dozzinale per ricoprire la portata tragica ed umanissima del protagonista di Matheson.

Io sono leggenda (2007), il film

Anche qui il virus, anche qui (come da romanzo) un dottore che cerca  il vaccino per debellarlo. Anche se i mostri sono creati in digitale, il film di Francis Lawrence non manca di umanità e la landa urbana di New York  è spettacolarmente desolata, come e forse più di quella rappresentata nel disaster movie di J.J.Abrahms ‘Cloverfield, che uscirà solo un anno dopo nei cinema.

La prima parte del film la si vive in attesa, come se assistessimo a una vicenda sospesa, nella seconda parte l’azione prende il dominio con le stragi di mostri e la disperata resistenza del dottore che ha una pretesa più alta della mera sopravvivenza: risollevare l’umanità dalle sue ceneri e guarire gli zombie. I momenti di terrore e alta tensione sono alternati con sagacia a tempi più rilassati ed elegiaci, Io Sono Leggenda è l’ipotetica distopia di un film catastrofico hollywoodiano, che per contratto ‘deve’ finire bene, e sta in questo senso del ‘dopo’ il suo fascino. Will Smith è un dott.Neville credibile: atletico eppure depresso, la sua interpretazione surclassa quella di Heston e Price perché c’è qualcosa di aggraziato nel suo vagabondare per le strade di una Manhattan da incubo: è il ritratto, senza retorica, dello spaesamento urbano.

I più grandi di tutti

Quindici anni fa, i Pluto erano una rock band; energici, sboccati e provinciali come da tradizione del rock. Da una piccola cittadina industriale sul litorale toscano, avevano girato in lungo e in largo il circuito alternativo nazionale, inciso un paio di album, e piazzato anche un brano in un noto spot televisivo. Maurilio detto Mao era il cantante, Sabrina la bassista, Loris il batterista e Rino il portentoso chitarrista. Poi, sempre secondo tradizione, i quattro litigarono e si persero di vista; ognuno in fondo perso dietro ai fatti suoi, come direbbe Vasco. La memoria di quell’esperienza
avventurosa e sfrenata sembra essersi perduta per sempre, nessuno ha più idea di chi fossero “I Pluto”.
Finché un giorno, Loris il batterista, non si vede recapitare una sorprendente e-mail…

Irma Vep

Appassionata e penetrante satira del cinema e del disordine che circonda il processo della creazione cinematografica. Un’attrice hongkonghese di film d’azione (Cheung, nella parte di sé stessa) arriva a Parigi per lavorare in un remake della serie Les Vampires (1915-16) di Louis Feuillade. Comunque, l’ispirazione per il suo personaggio non è tanto Feuillade quanto la Catwoman di Michelle Pfeiffer di Batman — Il ritorno. Zeppo di riferimenti cinematografici e di critica mordente della cinematografia contemporanea. Per inciso, il titolo è l’anagramma di “Vampire”.

Ingorgo, L’

Tratto da un racconto di Julio Cortazar. A Roma si verifica un terribile ingorgo che dura 36 ore. Nell’attesa che la situazione si normalizzi, vediamo le reazioni dei singoli automobilisti, che si lasciano andare agli istinti più bassi. Un buon affresco corale.

I Love Radio Rock

Nel 1966 – il periodo più straordinario per il pop britannico – la BBC trasmetteva solo due ore di rock and roll alla settimana. Ma radio “pirata” trasmettevano musica rock e pop da barche al largo della Gran Bretagna, 24 ore al giorno. E 25 milioni di persone – più di metà della popolazione britannica – ascoltavano questi pirati ogni giorno.

Dopo essere stato espulso da scuola, Carl (Tom Sturridge) viene spedito da sua madre dal suo padrino Quentin (Bill Nighy) a capire che cosa vuole fare nella vita. Ma Quentin è il capo di Radio Rock, una radio pirata che trasmette da una barca nel bel mezzo del Mare del Nord, popolata da un eclettico equipaggio di deejay di rock ‘n’ roll.

A bordo il capo è Il Conte (Phillip Seymour Hoffman), un americano grosso e sfacciato, un Dio delle frequenze in FM assolutamente pazzo per la musica. Lo coadiuvano il suo braccio destro Dave (Nick Frost) – ironico, intelligente e dall’umorismo crudele; Simon (Chris O’Dowd), super-gentile e alla ricerca del vero amore; Midnight Mark (Tom Wisdom), enigmatico, attraente e che va subito ai fatti; Wee Small Hours Bob (Ralph Brown), un DJ che trasmette a tarda notte, i cui passatempi sono la musica folk e la droga; Thick Kevin (Tom Brooke), che ha il cervello più piccolo di tutta l’umanità; On The Hour John (Will Adamsdale), che legge le notizie.

Il ragazzo sul delfino

Primo film girato da Sophia Loren negli Stati Uniti. In un’isola dell’arcipelago greco, una pescatrice di spugne rinviene dai fondi marini il frammento di un’antichissima statuetta raffigurante un ragazzo a dorso di un delfino. Al ritrovamento s’interessano un archeologo americano, interpellato dalla donna, e un losco mercante d’arte, che vorrebbe trafugare l’oggetto. Il regista sembra più interessato alle bellezze del paesaggio (e della Loren) piuttosto che alla storia.
(andrea tagliacozzo)

Il ragazzo dal kimono d’oro

Raggiunto il padre nelle Filippine, un ragazzo di quindici anni viene brutalmente malmenato da un teppista per aver difeso la famiglia di una ragazza del luogo. Abbandonato privo di sensi nella foresta, il giovane viene soccorso da un anziano maestro di arti marziali. Quasi ridicola imitazione nostrana del più noto
Karate Kid
(a sua volta copia sbiadita dei film di kung fu Made In Hong Kong).
(andrea tagliacozzo)

Idolo infranto

Un ragazzino idolatra il maggiordomo di casa, sospettato di aver assassinato la moglie. Eccezionale trasposizione del racconto Lo scantinato di Graham Greene, narrata in gran parte dal punto di vista del bambino. Sceneggiato da Greene, Lesley Storm e William Templeton. Esiste anche una versione colorizzata al computer.

Il cavaliere oscuro

Con l’aiuto del tenente Jim Gordon e del nuovo Procuratore Distrettuale, Harvey Dent, Batman vuole debellare per sempre il crimine organizzato di Gotham City. Il tre inizialmente sembrano potercela fare, ma presto diventano le vittime di un pericoloso malvivente, il Joker, che getta la città nell’anarchia e fa sì che il Cavaliere Oscuro si trovi molto vicino ad oltrepassare il confine tra l’essere un eroe e l’essere un semplice giustiziere della notte.

Il disprezzo

Un produttore cinematografico affida a uno scrittore italiano la stesura di un’importante sceneggiatura. Invaghitosi della moglie di quest’ultimo, fa di tutto per conquistarla. Trasposizione dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia, che il regista Godard ha girato alla sua maniera, quasi sperimentale, cogliendo l’occasione per compiere una riflessione personale sul cinema e sul suo ambiente. La versione italiana venne completamente rimaneggiata dal produttore Carlo Ponti.
(andrea tagliacozzo)

Incomparabile Crichton, L’

Tratto da un’opera teatrale di J.M. Barrie. Un impeccabile servitore darà prova delle sue notevoli qualità nel momento in cui si ritroverà naufrago su un’isola deserta insieme ai suoi aristocratici padroni. La vicenda è la stessa di Maschio e femmina del 1919. VistaVision.

In fuga per la libertà

1956: una coppia in fuga dall’Ungheria è costretta a abbandonare la figlia in fasce. A sei anni la piccola viene strappata ai genitori adottivi (gli unici che ha conosciuto) per essere riportata da quelli biologici, in America. Pellicola toccante, basata sulle esperienze di vita del regista, non ingrana davvero finché la protagonista non diventa una teen-ager (interpretata da Scarlett Johansson) e si ribella. Cammeo per la co-produttrice Colleen Camp, nei panni di una simpatica vicina di casa.

Interval

Una donna giramondo, fuggendo dal passato, trova il vero amore con un uomo molto più giovane di lei (Wolders, che divenne il marito della Oberon nella vita reale). Insignificante storia d’amore tra persone molto distanti per età, girata in Messico e prodotta dalla Oberon (qui al suo ultimo film).

Iron Monkey

Nella Cina medievale, un generoso dottore di paese si maschera da “Iron Monkey”, una specie di Robin Hood che combatte un governatore corrotto e aiuta gli oppressi. Prodotto anni prima di La tigre e il dragone e diretto dal suo coreografo, questo film anticipa alcune delle sue più ambiziose tecniche d’azione, ma non ha pretese: semplicemente una storia d’azione veloce e divertente, con lo stile di recitazione esagerato del modello d’evasione di Hong Kong. Puro divertimento. Co-sceneggiato da Tsui Hark. Una nuova colonna musicale è stata aggiunta per un’edizione leggermente revisionata, uscita negli Usa nel 2001.

Il diavolo nello specchio

Versione cinematografica avvincente, anche se convenzionale, della commedia d’annata di Edward Wooll su un baronetto (che era stato prigioniero di guerra) chiamato in tribunale a dimostrare la sua identità, cosa che risulta alquanto difficile. Metroscope.

Il cavaliere implacabile

Il ricco allevatore Juan sposa con rito civile Rosa e, subito dopo, parte per un lungo viaggio. Tornato dopo un anno, Juan si ritrova con un figlio. Mentre è via per organizzare i preparativi del matrimonio religioso, la sua casa viene assalita: la moglie e il figlio scompaiono. Un dignitoso western diretto con mano sicura da Allan Dwan. Nel 1964, Yvonne De Carlo sarà la protagonista della popolare serie tv
I mostri
.
(andrea tagliacozzo)

Il debito

Il film racconta la storia di alcuni agenti del servizio segreto israeliano, incaricati di catturare un criminale di guerra nazista: di fronte all’insuccesso dell’operazione, insabbieranno il caso. A distanza di trent’anni però, la ricomparsa del criminale li costringerà a nascondere di nuovo la verità.