Un bacio romantico

Dopo la dolorosa rottura di una storia d’amore, Elizabeth (Norah Jones) parte per un viaggio attraverso l’America. Si lascia alle spalle i ricordi, un sogno e un nuovo amico (Jude Law) e va in cerca di una cura per il suo cuore spezzato. Durante il viaggio, Elizabeth lavora come cameriera e fa amicizia con diversi clienti – fra i quali un poliziotto tormentato (David Strathairn) e la moglie che l’ha lasciato (Rachel Weisz), e una sfortunata giocatrice d’azzardo (Natalie Portman) con un grosso debito da saldare.

Boris il film

Il regista Renè Ferretti molla la fiction tv che ha fatto per anni e tenta il grande salto: un film d’autore, per il cinema.

Ma il mondo del cinema con i suoi snobismi può essere perfino peggio di quello della tv. Soprattutto per una troupe, quella di Ferretti, a dir poco estranea all’Arte con la “a” maiuscola.
Tra cinematografari snob, attrici nevrotiche, sceneggiatori modaioli, eroinomani, squali e improvvisati vari, il film mette a nudo un mondo, quello del cinema italiano, che aspira a una nuova giovinezza e vive invece solo una perenne immaturità.

Facciamo il tifo insieme

La coppia di Due marinai e una ragazza – Frank Sinatra e Gene Kelly – diretta da Busby Berkley, il più famoso coreografo degli anni Trenta, qui al suo ultimo film. Una intraprendente ragazza riceve in eredità una famosa squadra di baseball. Una volta vinta la diffidenza dei giocatori, la giovane riesce a condurre il team al successo, disturbando, però, gli affari di un losco scommettitore. Grande spettacolo con un Gene Kelly in ottima forma. (andrea tagliacozzo)

Prime

New York, Manhattan. Rafi è una produttrice cinematografica separata di recente. Un giorno incontra il giovane David ed è amore a prima vista. Tra i due ci sono quattordici anni di differenza e, come se non bastasse, la madre di lui, Lisa, è la terapista di lei. Riuscirà a decollare questa relazione?

Dr. Akagi

Arguto dramma satirico ambientato nei giorni conclusivi della seconda guerra mondiale, sul medico di una cittadina preoccupato che un’imminente epidemia di epatite possa travolgere il Giappone. Duramente satirico nei confronti della burocrazia militare nipponica, anche se funziona meglio come affettuoso ritratto di un uomo impegnato e dei suoi cari.

Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?

In vacanza dalle sue visioni beffardamente apocalittiche (nel senso di non integrate) della società americana, Wilder cerca una via d’uscita – trent’anni prima degli ambigui teorici del «pensiero meridiano» – in un Sud al di là del bene e del male, anti-puritano e anzi quasi pagano, che sembra uscito dalla «Gaia scienza». Lui (americano) e lei (inglese) si incontrano a Capri per una triste incombenza: riportare – al più presto possibile, ché hanno da fare – le salme del di lui padre e della di lei madre nelle rispettive patrie. Scoprono però che i genitori, alcuni mesi all’anno e all’insaputa dei figli, erano serenamente amanti. Lemmon è sgomento, ma dopo un po’ ci casca pure lui. Gli italiani sono, come di prammatica, furfanti e simpatici, suonatori e cantatori: ma il suonatore è un Sergio Bruni degli anni d’oro, e il truffatore è un Pippo Franco dai tempi comici perfetti. Il film contiene una delle battute più belle di Wilder e Diamond. Davanti alla serie di inciuci e mazzette proposti dall’albergatore per risolvere la sua situazione, Lemmon esclama: «Ma è così che funziona la giustizia in Italia? ». E l’altro: «Vogliamo parlare di Sacco e Vanzetti?». (emiliano morreale)

Commedia sexy

I due figli di Anna e Filippo vanno in gita a Pompei. Rimasti soli, si dedicano al loro passatempo preferito: fingere di adescare donne per orge solo sognate e sparare giudizi «erotici» sui passanti. Intanto Ugo, il migliore amico di Filippo, è nei guai con la giovane amante Giulia, mentre Marcella, moglie di Ugo, confida ad Anna i suoi timori. Ma dopo una serata galeotta in un locale messicano, Filippo e Anna – ignari – rimorchiano Giulia. Sconcerta l’incapacità congenita dei nostri commedianti all’italiana di mettere in scena sesso, seduzioni e desideri. Inquieta il nero moralismo che si annida canagliesco nella facile risata complice. Irrita la presunzione demi-monde di un certo ambiente cinematografaro romano, tipico di chi pensa di avere anche qualcosa da dire. Offendono la nullità e la tracotanza dei soliti super-raccomandati e nepotisti a oltranza (foraggiati, per inciso, da un finanziamento statale di circa tre miliardi!). Attraverso una banalissima scansione da commedia degli equivoci, ritmata da un inutile jazzetto woodyalleniano in trasferta al Sistina, viene sciorinato senza pietà tutto il repertorio dei più biechi luoghi comuni sentimental-sessuali italioti.
Persino Benvenuti, l’unico del lotto ad avere uno straccio di idea di messinscena, asseconda questa sconsolante pochade. E non basta certo Micaela Ramazzotti a farci dimenticare il cellulare che carica i trans all’alba (l’intervento moralizzatore delle forze dell’ordine che mettono in riga i debosciati?). Da dimenticare al più presto! (giona a. nazzaro)

Uno strano caso

Rimasta vedova in giovane età, la quarantenne Corinne vive per ventitré anni nel culto del defunto marito. Questi riappare improvvisamente, reincarnato in un giovane che la donna si trova ad ospitare quasi casualmente nella propria abitazione. Un gradevole film, ben interpretato da Robert Downey Jr. e da Cybill Shepherd, che si rifà alle commedie sofisticate degli anni Quaranta, riuscendo in parte a ricrearne le atmosfere. (andrea tagliacozzo)

I magi randagi

Tre disperati, ex artisti dello sventurato Circo della Mosca, vengono ingaggiati per interpretare i Re Magi in un presepe vivente da un parroco di un piccolo paese. Nonostante l’ostracismo degli abitanti, che li accusano di stupro e li vorrebbero castrare, i tre si salvano con un’improvvisa trovata ma, da allora, si rendono conto di dover cercare davvero il bambinello avendo una strana cometa indicato loro, cosa apparentemente impossibile, prima una femmina e poi due gemelli.

Gli amici di Peter

Dopo dieci anni, una rimpatriata di un weekend per una compagnia musicale dei tempi del college riaccende scintille d’amore, invidia, rabbia e dubbi su se stessi. Definito con disinvoltura Il grande freddo inglese, è un’opera a sé, piena di sincero umorismo, dolore e con interpretazioni ben definite. La Thompson è eccezionale nella parte della sfigata del gruppo, e la Rudner (che ha anche scritto la sceneggiatura insieme al vero marito Martin Bergman) è molto divertente nei panni di una star di Hollywood tutta presa da se stessa. La madre della Thompson, Phyllida Law, dà una bella interpretazione nel ruolo della governante.

Michael

Un paio di cinici reporter e un ciarlatano “esperto di angeli” scoprono che una vecchia signora suonata che sostiene di vivere con l’arcangelo Michele dice la verità. Michael, comunque, non si rivela un angelo normale. Film geniale e beffardo che non va mai nella direzione che vi aspettereste e ci mette il suo tempo ad arrivare dove vuole, ma il viaggio è affascinante e Travolta, nel ruolo del trasandato, assatanato Michael, è perfetto. Colonna sonora ideale di Randy Newman.

Major League – La squadra più scassata della Lega

A Cleveland, una ricca vedova eredita dal marito la squadra di baseball degli «Indians». La donna, che vorrebbe andarsene dalla città dell’Ohio, fa di tutto per farla arrivare all’ultimo posto in classifica, condizione richiesta dal regolamento per trasferire il team in un altro luogo. Ma non ha fatto i conti con l’orgoglio dei giocatori. Piacevole e interpretato da un buon cast, ma il film aggiunge poco o nulla alla già sterminata filmografia americana sul baseball. Cinque anni dopo lo stesso Ward ne girerà un sequel. (andrea tagliacozzo)

Pene d’amor perdute

Il divertimento comico di Shakespeare diventa un musical degli anni Trenta. Il Re di Navarra (Nivola) e tre compagni giurano di rinunciare alle donne, giusto il tempo che la figlia del re di Francia (Silverstone) arriva con tre amiche attraenti. I numeri musicali hollywoodiani sono proprio imbarazzanti a volte. Ognuno ce la mette tutta ma solo Lane ne esce illeso. Usa vecchie canzoni di Fred Astaire e Ginger Rogers, ma ricorda più Burt Reynolds e Cybill Shepherd di Finalmente arrivò l’amore. Panavision.

About a boy

TRAMA

Will è un ricco londinese. Vicino ai quarant’anni, single e frequentatore di locali alla moda, vive di rendita grazie ai diritti su una famosa canzone di Natale composta dal padre molti anni prima e che lui odia profondamente. Il passatempo preferito di Will? Cercare nuove conquiste femminili. Infatti un giorno si reca ad un incontro per genitori single fingendosi un ragazzo padre per cercare di abbordare qualche madre desiderosa di compagnia. Invece si troverà coinvolto nella vita di una di queste e, soprattutto, di suo figlio, Marcus con il quale Will istaurerà un rapporto capace di cambiargli la vita per sempre.

Tratto dal best seller omonimo di Nick Hornby, About a boy, diretto dai fratelli Weitz nel 2002, è una commedia gradevole, divertente e che fa anche riflettere. Una pellicola il cui titolo può essere riferito ai due protagonisti: Will e Marcus.  Tutto è costuito sul rapporto tra i due “ragazzi” e il loro reciproco e diverso confronto con la solitudine. Will è un uomo immaturo, egocentrico e superficiale senza nessun vero amico: una persona sola per scelta e convinzione. Marcus, invece, è un ragazzino solo ed emarginato che, al contrario di Will, non vorrebbe esserlo. Le due solitudini si incontrano e si aiutano cambiandosi reciprocamente. About a boy è una commedia di spessore che veicola un messaggio semplice ma intenso: nessun uomo è un isola. Un Hugh Grant in stato di grazia e un bravissimo, e allora giovanissimo, Nicholas Hoult.

CURIOSITÀ SU ABOUT A BOY

Brad Pitt e Emma Thompson rifiutarono di far parte del cast.

Il giovane Marcus, in un monologo ad inizio film, cita il Il sesto senso. Curiosamente l’attrice che iterpreta la madre di Marcus, Toni Collette, fu anche interprete della mamma di Haley ossia il ragazzino che vedeva la gente morta, protagonista del film di Shyamalan.

I Love Radio Rock

Nel 1966 – il periodo più straordinario per il pop britannico – la BBC trasmetteva solo due ore di rock and roll alla settimana. Ma radio “pirata” trasmettevano musica rock e pop da barche al largo della Gran Bretagna, 24 ore al giorno. E 25 milioni di persone – più di metà della popolazione britannica – ascoltavano questi pirati ogni giorno.

Dopo essere stato espulso da scuola, Carl (Tom Sturridge) viene spedito da sua madre dal suo padrino Quentin (Bill Nighy) a capire che cosa vuole fare nella vita. Ma Quentin è il capo di Radio Rock, una radio pirata che trasmette da una barca nel bel mezzo del Mare del Nord, popolata da un eclettico equipaggio di deejay di rock ‘n’ roll.

A bordo il capo è Il Conte (Phillip Seymour Hoffman), un americano grosso e sfacciato, un Dio delle frequenze in FM assolutamente pazzo per la musica. Lo coadiuvano il suo braccio destro Dave (Nick Frost) – ironico, intelligente e dall’umorismo crudele; Simon (Chris O’Dowd), super-gentile e alla ricerca del vero amore; Midnight Mark (Tom Wisdom), enigmatico, attraente e che va subito ai fatti; Wee Small Hours Bob (Ralph Brown), un DJ che trasmette a tarda notte, i cui passatempi sono la musica folk e la droga; Thick Kevin (Tom Brooke), che ha il cervello più piccolo di tutta l’umanità; On The Hour John (Will Adamsdale), che legge le notizie.

Ma che siamo tutti matti?

Questa originale commedia batte strade nuove nel raccontare gli scontri culturali in seno all’Africa. Fra i personaggi, un boscimano che entra per la prima volta in contatto con il mondo civilizzato, un’avvenente maestra a cui viene assegnata una cattedra in un villaggio sperduto e uno scienziato pasticcione, i cui catastrofici tentativi di accoglierla ricordano la commedia slapstick. Pur comparendo ingenuo a tratti, il film è assolutamente disarmante. Divenne un caso negli Stati Uniti nel 1984. Ulys, autore e produttore oltre che regista, interpreta il reverendo. Ne fu realizzato un sequel. Techniscope.

La troviamo a Beverly Hills

Il solito racconto smaccatamente per teen-ager, protagonisti tre ragazzi che hanno appena preso la maturità e dirottano su L.A. nel 1962 per cercare il loro idolo, Marilyn Monroe. In definitiva innocuo, ma lo avete già visto un milione di volte. Uno dei produttori esecutivi è Penny Marshall.

Minnie e Moskowitz

La storia di Moskowitz, uno strano tipo con la mania delle auto, e Minnie, una donna non più giovane legata a un uomo sposato. I due s’incontrano casualmente e s’innamorano. Una insolita commedia, girata da Cassavetes con il solito stile asciutto, essenziale, con gli interpreti (tra i quali la moglie del regista, la bravissima Gena Rowlands) liberi d’improvvisare a soggetto. Il film è uscito in Italia solo sei anni dopo la sua realizzazione. (andrea tagliacozzo)

La Pantera Rosa 2

Quando dei leggendari tesori vengono rubati nel mondo, tra cui l’inestimabile diamante della Pantera Rosa, il Capo Ispettore Dreyfus (John Cleese) è costretto ad assegnare Clouseau (Steve Martin) a una squadra di detective ed esperti internazionali incaricati di catturare il ladro e ritrovare gli oggetti rubati.

Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica

Un operaio metalmeccanico cassaintegrato, simpatizzante di Rifondazione comunista (Solenghi) e una fanatica leghista (Pivetti) si accapigliano e si scontrano ma finiscono per piacersi: sullo sfondo l’Italia delle elezioni dell’aprile 1994. Se Solenghi e la Pivetti non convincono e non riescono neppure lontanamente a ricreare la coppia storica wertmulleriana Giannini-Melato, Gnocchi dà buona prova di sé. Deludente.

Faccia di Picasso

Massimo Ceccherini è alla ricerca dell’ispirazione per un nuovo film. Il suo produttore suggerisce un’ambientazione spagnola per ragioni di co-produzione internazionale. Però, più il tempo passa, più Ceccherini – con il sostegno e la compagnia dell’amico e collega Alessandro Paci – si fa pessimista sulle ragioni e il valore di girare ancora. Faccia di Picasso dice soltanto un paio di cose, però sacrosante. Lo fa in maniera diretta e, forse, fin troppo esplicita, eppure sincera e condivisibile: in Italia (e pure altrove?) non si può (più) fare cinema, perché ormai tutto è già stato detto; non resta che rifare gli altri, anche se poi ci si trova davanti a un muro bianco (come i protagonisti nel finale, persino leggermente inquietante) di totale fallimento. Sono verità su cui è bene non controbattere, prove alla mano. Ceccherini controlla il film con freschezza e anche con un certo disincanto che lo rende leggero (e un montaggio così spezzettato e schizzato lo si vede raramente nel cinema della nostra penisoletta). Sono almeno due le sequenze che restano: quella dell’incontro con Vincenzo Salemme e quella delle audizioni per la ragazza che deve andare a raccogliere suggerimenti al Dams di Bologna. Nel suo desiderio di cogliere qualcosa che vale, Faccia di Picasso appare più convincente e al passo coi tempi degli ultimi Verdone. Per non parlare del resto. (pier maria bocchi)

Lo stato dell’unione

Più attuale che mai, questa commedia drammatica di origine letteraria (adattata dalla pièce di Howard Lindsay e Russel Crouse) vede Tracy nei panni di un industriale che lotta per mantenere la sua integrità mentre viene inghiottito dai meccanismi della politica nella corsa alla presidenza. La Hepburn è sua moglie e la sua coscienza, la Lansbury una milionaria assetata di potere che sostiene la campagna, Van Johnson il sardonico manager della campagna. Grande intrattenimento.

La pazza storia del mondo

Questo film demenziale a episodi passa dall’Età della pietra all’Impero romano alla Rivoluzione francese, dispensando gag ora esilaranti, ora deprimenti; ma superato lo slancio iniziale si sgonfia, nonostante gli sforzi di un nutrito cast comico. Il punteggio più alto va a Caesar, impagabile cavernicolo nelle scene iniziali. Debutto cinematografico per Hines. Panavision.

La timida

Antoine ha due grandi passioni: lo scrivere e le donne. Quando scopre che la sua amante, che già meditava di abbandonare, lo tradisce con un altro, Antoine vorrebbe vendicarsi di tutto il genere femminile: prenderà una ragazza a caso, la farà innamorare di sé e poi la abbandonerà su due piedi. La prescelta è Catherine, che Antoine soprannomina subito «la timida». Buon esempio di commedia dei sentimenti di scuola tipicamente francese, ben orchestrata dall’esordiente Christian Vincent. (andrea tagliacozzo)

Sapore di mare

Negli anni Sessanta, i fratelli Paolo e Marina, in vacanza in Versilia, entrano a far parte di un affiatato gruppo di coetanei. Ma l’estate, scandita dalle canzoni e dagli inevitabili filarini amorosi, passa in fretta. Film prevedibile, quasi quanto la colonna sonora infarcita di successi dell’epoca, ma di grande successo. Eppure, nonostante la mediocrità regni sovrana, risulta tutto sommato sopportabile, specie se confrontato ai successivi film dei Vanzina come Via Montenapoleone o Miliardi . Nel 1983, verrà realizzato un ideale seguito di questa pellicola con il titolo Sapore di mare 2 , un anno dopo, per la regia di Bruno Cortini. (andrea tagliacozzo)

Zia Julia e la telenovela

Un film eccentrico, ambientato nella New Orleans del 1951: Reeves è un giovane sensibile che si innamora della zia sexy (Hershey) e nel contempo subisce l’influenza di Falk, uno scrittore terribilmente bizzarro, autore di una soap-opera radiofonica che attinge alla vita reale in modi che il suo giovane protetto non può nemmeno concepire. Divertente, strano e originale: non sempre centrato, ma con alcuni momenti ispirati. Falk è esilarante, e ci sono volti familiari in gustosi cammei. Musica di Wynton Marsalis, che fa anche un’apparizione. Tratto dal romanzo omonimo di Mario Vargas Llosa.

Anplagghed al cinema

Spettacolo dal vivo più visto della scorsa stagione teatrale, Anplagghed è stato riversato su pellicola, grazie a sofisticate macchine da presa, piazzate durante le repliche della passata tournée. Con qualche taglio resosi necessario per ridurre la durata a meno di un’ora e mezzo, il film, diretto da Arturo Brachetti (curatore della regia teatrale) e Rinaldi Gaspari, si regge sulla collaudata comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo, con l’apporto ulteriore di Silvana Fallisi, compagna nella vita di Aldo. In breve, tre astronauti alla Star Trek approdano sulla Terra. 

Scary Movie 2

Un professore folle recluta un gruppetto di giovani studenti per un week end all’insegna della sperimentazione scientifica. La missione è svelare il soprannaturale che aleggia in una casa misteriosa. Dopo il successo incredibile di Scary Movie – Senza paura, senza vergogna, senza cervello , i fratelli Wayans cercano di ripetere il colpaccio con quest’accozzaglia di gags. Mantenendo il gioco del primo film, la parodia dei classici, Scary Movie 2 non riesce mai a decollare. Citando L’esorcista, Poltergeist, Hannibal, Le verità nascoste, Il mistero della casa sulla collina, Charlie’s Angel e Mission Impossible , ma anche gli spot televisivi più gettonati, il film spera di ottenere il massimo risultato con il minore sforzo possibile. Si ride solo in poche occasioni. (andrea amato)

Pallottole su Broadway

Delizioso gioiello di Woody Allen su di un scrittore di commedie degli anni Venti che per quanto si prenda molto sul serio, si svende non appena gli viene offerta l’occasione di portare in scena a Broadway la sua ultima opera, che ha per protagonisti la pupa di un gangster e una star dal fascino inebriante. Un’occasione d’oro per gli attori, in particolare per la Wiest (che vinse l’Oscar) nei panni dell’attrice sopra le righe, per Palminteri, il malavitoso dal talento nascosto, e la Tilly che qui interpreta la pupa svampita. La ricostruzione storica è così ricca e azzeccata da sembrare reale. Allen lo sceneggiò insieme a Douglas McGrath.

Scary Movie 3 – Una risata vi seppellirà

La telegiornalista Cindy Campbell indaga sugli strani fenomeni che turbano la quiete che solitamente circonda la fattoria di Tom Logan. Intanto Brenda, la sua migliore amica, muore dopo aver visionato un misterioso videotape. Grazie all’aiuto di un oracolo, la combattiva anchorwoman riuscirà a svelare il mistero riguardante la fattoria stregata e la videocassetta killer, aiutando il Presidente degli Stati Uniti a sventare l’invasione della Terra da parte di un gruppo di minacciosi alieni.
Raccolto il testimone da Keenen Ivory Wayans, regista dei primi due episodi della serie, David Zucker si cimenta nuovamente nel genere che ha contribuito a creare: la parodia del film di grande successo. L’autore de L’aereo più pazzo del mondo e della serie di Una pallottola spuntata riesce a piazzare nella stessa scena la ragazzina di The Ring, l’Oracolo di The Matrix e gli alieni di Signs, confezionando una pellicola irriverente in cui prende in giro tutto e tutti, compreso il presunto pedofilo Michel Jackson. «Ma è una femmina!», esclama Charlie Sheen quando il cantante cerca di appartarsi con sua figlia. Il protagonista di Hot Shots è solo una delle tante stelle di un cast che comprende anche Leslie Nielsen nel ruolo del Presidente degli Stati Uniti, Queen Latifah in quello dell’Oracolo e Macy Gray nei panni di se stessa. Persino Jenny McCarthy e Pamela Anderson rivelano un’insospettabile autoironia interpretando due improbabili ragazzine cattoliche. Nessun genere viene risparmiato, dall’horror alla fantascienza passando per un’esilarante sequenza che si fa beffe di 8 Mile, la biografia cinematografica di Eminem. Un film davvero divertente, anche per chi non ha visto tutti gli originali oggetto di parodia. (maurizio zoja)

Circus

Leo sfugge da Troy e cerca di truffare Bruno, il quale è segretamente alleato di Lily, moglie di Leo e anch’essa invischiata in un doppio gioco che a momenti minaccia di diventare triplo… Tutti tradiscono tutti, in Circus , noir inglese ambientato in quella Brighton dove finiva sanguinosamente Mona Lisa di Neil Jordan. La nuova onda del thriller inglese non guarda però alle tradizioni autoctone ed elegge a proprio modello I soliti sospetti di Bryan Singer. Personaggi stilizzati (con John Hannah a fare il piccolo Kevin Spacey), intreccio circolare con l’immancabile flashback menzognero, esibizione di violenza gratuita e spruzzate di ironia ovunque. Ma oltre allo scarto di intelligenza (in Circus dopo dieci minuti si capisce come andrà a finire), il film di Walker patisce un preoccupante deficit progettuale, indicativo di un cinema che ha perso di vista la sua storia e si rivolge ormai a un pubblico indifferenziato e generico. (luca mosso)

Il grande seduttore

Mentre al castello di Toledo si festeggia il fidanzamento della figlia del governatore della città, Sgranarello, segretario del famoso seduttore Don Giovanni Tenorio, scambia le parti con il suo padrone, vittima di un complotto, e diventa il re della festa. Una mediocre commediola affidata quasi completamente all’incontenibile verve comica di Fernandel. (andrea tagliacozzo)

Svalvolati on the road

Doug (Tim Allen), Woody (John Travolta), Bobby (Martin Lawrence) e Dudley (William H. Macy) sono quattro amici abituati a una tranquilla vita sedentaria, tutti sulla cinquantina. Decisi a scrollarsi di dosso l’apatia, decidono di compiere un avventuroso viaggio in sella a rombanti motociclette, ricordando i tempi di Easy Rider. L’esperienza riserverà loro una quantità di imprevisti, tutti fra il tragico e il comico. Una volta passato il confine con il New Mexico, l’incontro con una banda di veri motociclisti, guidati dal pocodibuono Jack (Ray Liotta), farà prendere all’avventura una piega ina

Uno scapolo in Paradiso

Uno scrittore, scapolo impenitente, realizza un’inchiesta sugli usi e costumi della donna americana. Finirà per trovare l’anima gemella. Piacevole (ma tutto sommato prevedibile) commedia diretta da un piccolo maestro del cinema di fantascienza di serie B. Scatenato Bob Hope, anche se la bravissima Janis Paige finisce spesso per rubargli la scena. (andrea tagliacozzo)

Sorrisi di una notte d’estate

Nella Svezia degli inizi del Novecento, la madre della nota attrice Desirèe sta dando una festa nella sua villa. È la magica notte di San Giovanni: varie coppie si dividono e altrettante si riformano, in un girotondo di amori infranti e ritrovati. Una straordinaria commedia, frutto di numerose influenze (dalla classica pochade a Shakespeare), magistralmente orchestrata da Bergman con eleganza e un insolito tocco leggero. Premiato a Cannes nel 1956 «per l’umorismo poetico del soggetto», è il film che fece conoscere il maestro svedese al pubblico internazionale. (andrea tagliacozzo)

Nero bifamiliare

Marina (Claudia Gerini) e Vittorio (Luca Lionello) vogliono dare una svolta alla loro vita comprando una villetta in un elegante comprensorio. Marina è raggiante, le rose crescono nel giardino, la cameretta dei bambini è pronta, Vittorio vuole lasciare il lavoro di assicuratore per lanciarsi in una promettente attività multimediale. Qualcosa però minaccia il loro perfetto idillio: una misteriosa coppia di vicini di casa…

Sister Act 2 – Più svitata che mai

Affabile sciocchezzuola che poco credibilmente ripropone la Goldberg in mezzo alle suore, ad allenare le studentesse partecipanti a una gara di canto, con il cattivo Coburn che trama per far chiudere la scuola. Anche se qualcuno degli autori forse ha visto troppe volte Le campane di Santa Maria, questo inutile sequel vi lascia con il sorriso sulle labbra, grazie a un esaltante finale in musica e alla sequenza dei titoli di coda che è la cosa migliore del film. Molto lento all’inizio.

Indovina chi sposa Sally

Talvolta il giorno più felice può coincidere con quello più doloroso. Freddie (Tom Riley) e Sally (Sally Hawkins) stanno per sposarsi, ma non l’uno con l’altra. Mentre Freddie è al suo secondo matrimonio con la nevrotica Sophie (Jade Yourell), i motivi di Sally per sposare Wilson (Ariyon Bakare) sono più legati ai soldi che non all’amore. Quando i due ricevimenti di nozze – che si tengono nello stesso luogo – si “scontrano”, il castello di carta inizierà a vacillare su sposi, invitati e tutto il resto.

Un natale esplosivo!

La divertente saga — anche se al solito sgangherata e talvolta di cattivo gusto — delle disastrate vacanze dei Griswold, con Chase nei panni del capofamiglia irrecuperabilmente stupido. Nel suo calderone “slapstick”, la vicenda sfodera momenti credibilmente acuti con sorprendente abilità. Terzo capitolo della serie, scritto da John Hughes. Seguito da Las Vegas — Una vacanza al casinò e da uno spin-off finito direttamente in homevideo.

Agente matrimoniale

Giovanni è un giovane siciliano emigrato a Milano per motivi lavorativi. Licenziato, torna nella natìa Catania, dove diventa socio di Filippo, suo compagno di università, all’interno di un’agenzia matrimoniale. Si ritrova così nuovamente in un mondo pieno di contraddizioni, sospeso fra passato e futuro. Un mondo che oramai credeva di essersi lasciato alle spalle.

California Poker

Sguardo realistico ma sconclusionato su due inveterati giocatori d’azzardo, sul loro strano modo di vivere e sulla vacuità della vittoria. Imprevedibile, apparentemente improvvisato, estenuante, porta alle estreme conseguenze la negazione altmaniana delle sceneggiature rigide. La variegata colonna sonora aggiunge solo confusione. Panavision.

Novocaine

Un dentista di successo che sta per sposare la sua igienista si sente fatalmente attratto da una nuova paziente, e commette un passo falso che presto si trasforma in un mare di guai. Questo mix di noir e commedia nera parte bene ma poi diventa percettibilmente sgradevole, nonostante alcune svolte intelligenti e buone interpretazioni. Kevin Bacon compare non accreditato.

Lezione d’amore

Un medico tradisce la moglie della quale è ancora profondamente innamorato. La donna, per vendicarsi, decide di abbandonare il marito per recarsi da un suo ex spasimante, ma il medico, nel tentativo di dissaduerla, la segue prendendo lo stesso treno. Una delle rare commedie realizzate da Ingmar Bergman, non priva, comunque, dei temi esistenziali cari al regista svedese. (andrea tagliacozzo)

Nel bel mezzo di un gelido inverno

Michael Maloney, Richard Briers, Mark Hadfield, Nicholas Farrell, Gerard Horan, John Sessions, Celia Imre, Hetta Charnley, Julia Sawalha, Joan Collins, Jennifer Saunders. Un attore disoccupato decide di allestire un’originale produzione di Amleto in un paesino remoto inglese con un compagnia di volontari. Commedia diseguale, prende forma nell’ultima parte del film quando il cast e la produzione dello spettacolo si combinano e i paralleli fra vite vissute e vite sul palcoscenico vengono rivelati. Un po’ troppo disinvolto ma piacevole. Sceneggiatura originale di Branagh, che ha cucito molte delle parti addosso a questi specifici attori. Titolo americano: A Midwinter’s Tale.

Duplex

Copa le vegia. A questo imperativo categorico giungono, al termine di una sequela di tragicomiche disavventure, la coppia di giovani sposi composta da Alex (Ben Stiller) e Nancy (Drew Barrymore). Lui, scrittore in procinto di terminare il secondo atteso, romanzo; lei, grafica in un’avviata rivista newyorkese, trovano finalmente il nido d’amore a lungo sognato. Per contratto devono però accettare la convivenza con un’anziana inquilina, la signora Connelly (Eileen Essel, 81 campanelli realmente suonati all’anagrafe), che si rivelerà tanto pestifera da indurre i due all’insano proposito dell’incipit. Con esiti infausti (ma non vi diciamo per chi).
Ispirato a un fatto realmente accaduto in Francia qualche anno fa, Duplex mette assieme un cast tecnico e artistico azzeccati per vestire elegantemente una commedia con screziature noir per altri versi non particolarmente originale. Siamo sempre dalle parti dei problemi di coppia, della schizofrenia della vita odierna, dell’improvviso erompere sulla crosta di perfetta rispettabilità dei personaggi di quegli «animali istinti» che sono in realtà prerogativa tutta e solo umana. Comunque si ride, e non è poco.
Larry Doyle, che ha scritto la sceneggiatura, e Danny DeVito, che ha curato la regia, si sono affidati a una coppia lanciatissima di attori: Ben Stiller e Drew Barrymore. Il primo è uno dei giovani artisti hollywoodiani dotato di maggior versatilità, con una predilizione per i ruoli comici dotati di fisicità (Ti presento i miei; Tutti pazzi per Mary). La Barrymore sta rapidamente costruendo, grazie a un viso rotondetto ma piacevole e soprattutto a un senso degli affari non comune, la sua terza vita artistica. La prima cominciò con E.T. e terminò con problemi alcolici a soli dieci anni; la seconda ne fece un’icona della trasgressione adolescenziale. Ora, a neppure trent’anni e con due matrimoni alle spalle (ora sta con Fabrizio Moretti, batterista degli Strokes), Drew si rigenera alla grande in costosi blockbusters (Charlie’s Angels 1 e 2) o in patinate commedie di cui è anche produttrice (50 volte il primo bacio e questo Duplex).
Due parole infine per la perfetta Eileen Essel, la vecchia che rende impossibile la vita dei due piccioncini. Indifesa, tenera, viscida, perfida, diabolica, sardonica: un perfetto camaleonte di ottanta e più primavere. Da amare (o uccidere). (enzo fragassi)

The Minis – Nani a canestro

Roger, Chevy, Nick e George organizzano una squadra di basket per partecipare al torneo di Venice Beach in California. Non mancano di entusiasmo ma… di altezza, infatti sono tutti dei nani. Poi gli manca il quinto uomo: hanno così la brillante idea di proporre all’ex campione dell’NBA Dennis Rodman, di prendere parte alla loro squadra. Rodman accetta la proposta e…