Giallo

Torino. Un tassista dal volto deforme (Brody) sequestra modelle, le mutila e le uccide. L’unica idea del film è far interpretare poliziotto e assassino dallo stesso attore, che nella seconda parte si nasconde dietro lo pseudonimo-anagrama di Byron Dedra. Peccato che Brody, anche co-produttore, sia ridicolo sotto il mascherone grottesco e giallognolo che è costretto a portare, dato che il titolo (demenzialità o autoparodia?) si riferisce non solo al genere cinematografico ma anche all’itterizia che affligge il personaggio. Argento, con una sceneggiatura che sta su un foglietto, cerca di rinnovare i fasti del suo cinema passato, nella città che gli è più cara. Per i primi 5 minuti ci si crede anche. Poi è il vuoto condito con ammiccamenti al torture porn, al di sotto dei telefilm della serie Masters of Horror.

Saw III – L’enigma senza fine

Sfuggito ancora una volta dalla polizia farfallona, il serial killer Jigsaw (l’Enigmista) è afflitto da un’inguaribile tumore al cervello e si è nascosto con la fedele apprendista Amanda in un luogo segreto. Benché malato, la sua mente diabolica ha ancora le forze per fare del male tanto che ha già progettato un nuovo test a cui sottoporre la malcapitata vittima di turno: si tratta della dottoressa Lynn costretta a mantenere in vita il più possibile lo spregevole Jigsaw, almeno fino a quando un misterioso uomo sarà riuscito a superare quattro agghiaccianti prove.

Senza indizio

Il primo ministro inglese, per sventare l’ennesimo complotto criminale del professor Moriarty, si rivolge al celebre investigatore di Baker Street. Ma Holmes è solo un’invenzione del dottor Watson, che corre ai ripari ingaggiando un attore ubriacone per impersonarne la parte. Divertente demitizzazione del personaggio di Sherlock Holmes, con una gigionesca interpretazione di Michael Caine, ben spalleggiato da un altrettanto convincente Ben Kingsley. (andrea tagliacozzo)

Brivido nella notte

Film a effetto di buona fattura, in cui il disc jockey di un programma radiofonico notturno viene perseguitato da un’ex fan omicida (Walter). Primo film di Eastwood in veste di regista; colui che invece lo ha diretto più volte, Don Siegel, interpreta il barista Murphy. Una nomination ai Golden Globe.

Devil

Cinque sconosciuti si ritrovano bloccati all’interno di un ascensore. A rendere ancora peggiore questa situazione, il lento ma inesorabile succedersi di eventi inquietanti e misteriosi. Una presenza oscura è fra di loro… forse l’incarnazione del male.

Condannato a morte per mancanza d’indizi

Un onesto magistrato, in crisi di coscienza perché troppo spesso costretto a prosciogliere imputati accusati dei crimini più agghiaccianti, entra a far parte di un tribunale massonico che s’incarica di riparare con l’omicidio alle mancanze della giustizia. Un thriller di discreta fattura, confezionato con indubbio mestiere da Peter Hyams. Buono anche il cast.
(andrea tagliacozzo)

Il sarto di Panama

Panama, il canale, intrighi internazionali. Dovrebbe essere questo lo sfondo affascinante alla storia del film, tratto dall’omonimo libro di John Le Carre, parodia dell’entusiasmante libro di Graham Greene, Il nostro agente all’Avana . Un agente dei servizi segreti inglesi, corrotto e spietato, viene mandato in esilio a Panama. Qui cerca di fare diventare un informatore il sarto della dirigenza locale, con il risultato di mettere in piedi equivoci quasi grotteschi. Pierce Brosnam, nella solita parte dell’agente segreto, in veste di cattivo risulta poco credibile. Forse per colpa dello smoking di James Bond che non riesce a togliersi di dosso. (andrea amato)

L’ombra dell’uomo ombra

Nick e Nora indagano su un omicidio all’ippodromo e si imbattono nel solito campionario di personaggi sospetti in questo gradevole quarto episodio della serie, da notare per la rara apparizione (nel ruolo della pupa di un giocatore) della celebre futura insegnante di recitazione Stella Adler. Breve apparizione di Ava Gardner che passa vicino a un’auto all’ippodromo.

Giovane e innocente

Uno degli ultimi film girati in Inghilterra da Alfred Hitchcock. Un giovane pittore (Derrick De Marney), ingiustamente accusato d’omicidio, trova un insperato aiuto nella figlia (Nova Pilbeam) del poliziotto incaricato delle indagini. A dispetto del budget limitato – arduo non notare che la stazione ferroviaria è in realtà un modellino – lo stile del maestro del brivido è già maturo. Come in molte altre sue opere, la trama gialla si fonde alla perfezione con la commedia. Memorabile una delle sequenze finali: la macchina da presa attraversa interamente una sala da ballo fino a inquadrare in dettaglio gli occhi dell’assassino.
(andrea tagliacozzo)

In the Cut

Una giovane insegnante, Frannie, ha appuntamento in un bar con un suo studente, va alla toilette e assiste a una scena di sesso orale tra un uomo con un tatuaggio sul polso e una donna bionda. La donna sarà fatta a pezzi dall’assassino, presumibilmente l’uomo col tatuaggio. Qualche giorno più tardi il detective Malloy va a casa di Frennie per indagare sull’omicidio. I due finiranno a letto, tra un susseguirsi di omicidi, di sospetti, di paure…
In breve, ecco la trama del giallo psicologico (così dicono) firmato niente meno che Jane Campion (Lezioni di piano) con un lancio pubblicitario senza precedenti visto che in questo film per la prima volta Meg Ryan appare senza veli e soprattutto in situazioni di sesso (e violenza) spinti. Come non si era mai vista prima. E, vorremmo aggiungere, per fortuna. Anche il protagonista maschile, Mark Ruffolo, era stato annunciato come il nuovo sex symbol del cinema, in realtà sembra un Burt Reynolds appesantito… Un giallo psicologico, dunque, che non ha moltissimo del giallo (si azzecca il colpevole dopo poco, per esclusione…) né moltissimo di psicologico: lei è l’intellettuale, lui un uomo un po’ rozzo che non si sente alla sua altezza… Con sceneggiatura banalotta e prevedibile. E poi c’è una New York improbabile, notturna, falsamente torbida, zeppa di personaggi al limite del credibile. C’è l’ex fidanzato pazzo, la sorella un po’ incasinata, lo studente nero che non sa esattamente che cosa vuole dalla professoressa… Con un inutile spreco di sangue e di macabri particolari che non aggiungono niente al (presunto) giallo. Certo che l’inizio prometteva ben altro con le note di Che serà serà (ben altro giallo…) ad accompagnare due personaggi usciti dal passato che pattinano sul ghiaccio. (d.c.i)

Bambole e sangue

Un film di suspense che è anche una commedia nera veramente perversa: un’adolescente scappata di casa si sistema nello strano hotel della zia, i cui occupanti sono tipi estremamente bizzarri. C’è una serie di omicidi, ma l’attenzione è focalizzata più che altro sulle eccentricità sessuali, inclusi voyeurismo, narcisismo e travestitismo. Se Chelsea Girls di Andy Warhol fosse stato co-diretto da Alfred Hitchcock e John Waters, si avvicinerebbe molto a questo esordio di Bartel come regista. Chiaramente non per tutti i gusti.

L’infernale Quinlan

Un poliziotto della narcotici (Heston) e sbirro corrotto (Welles) si ostacolano nell’indagine su un omicidio in una sordida città messicana di confine, mentre la moglie di Heston (Leigh) fa da pegno per la loro lotta. Una meravigliosa e giustamente celebre sequenza d’apertura è solo l’inizio di questo capolavoro di stile, splendidamente fotografato da Russell Metty. Grande colonna sonora di rock latino a firma Henry Mancini; eleganti cammei non accreditati di Joseph Cotten, Ray Collins e soprattutto Mercedes McCambridge. Ricostruito secondo gli appunti di Welles nel 1998, in una versione di 111 minuti. Stare alla larga dalle copie di 95 minuti.

Cargo 200

URSS 1984. Uscita dalla discoteca, la figlia del Segretario del Comitato Regionale del Partito scompare. Nessun testimone. I colpevoli non vengono trovati. La stessa sera viene commesso un brutale omicidio alla periferia della città. Il colpevole dell’omicidio è il padrone di casa. Entrambi i casi vengono seguiti dal capitano della polizia Žurov.

L’assassino è ancora tra noi

Mentre un inafferrabile criminale sevizia e uccide le coppiette che di solito si appartano nella boschi della periferia cittadina, una giovane universitaria, appassionata di criminologia, sta portando a termine una tesi in proposito. In occasione dell’ennesimo delitto del mostro, la ragazza decide di indagare per conto proprio. Un pessimo thriller ispirato alla vicenda del mostro di Firenze.
(andrea tagliacozzo)

Malice – Il sospetto

Un professore di un college del New England si sente minacciato e messo in ombra dall’arrivo in città di un grosso chirurgo che affitta una stanza da lui e sua moglie. La trama s’infittisce e diventa sempre più sciocca, in questo esile thriller sessuale interessante. Le buone performance aiutano a nascondre i buchi della trama fino all’epilogo, in cui tutto va a pezzi. Troppo surriscaldato e piuttosto assurdo.

Blow Out

Intrigante variazione sul tema di Blow Up (qualcuno l’avrà già capito dal titolo…) ambientata a Philadelphia: protagonista un tecnico del suono che scopre casualmente che quello che sembrava un normale incidente stradale è in realtà un omicidio politico. Appassionante, ma indebolito da alcuni passaggi poco chiari dal punto di vista logico e da movimenti di macchina eccessivamente virtuosistici. Panavision.

Twilight

Newman, per fare un favore a un suo vecchio amico (Hackman) si ritrova implicato fino al collo in una storia di omicidio e complotto, quando gli scheletri escono dall’armadio. Storia investigazione privata in vecchio stile, ambientata a Los Angeles. Newman è in ottima forma, circondato da un bel cast, ma il film non ha lampi né slancio e neppure un punto di vista originale. Benton ha co-sceneggiato con Richard Russo, ma non c’è confronto con La vita a modo mio, la loro precedente collaborazione (sempre con Newman).

Hanna

Hanna (Ronan) è una ragazza adolescente. Da sempre educata alla forza e al rigore, verrà portata dal padre, un ex uomo della Cia (Bana) a resistere in una foresta della Finlandia. L’obiettivo dell’uomo è quello di trasformare la figlia in un assassino perfetto. Hanna inizia un viaggio per tutta l’Europa. Mandata in missione dal padre, viene inseguita da uno spietato agente (Blanchett). Mentre si avvicina l’obiettivo finale, la ragazza cerca di cambiare, rivelando un’inaspettata umanità e cercando di diventare una persona migliore.

 

Colpevole d’innocenza

Una donna viene condannata per l’omicidio del marito, ma mentre sconta la detenzione scopre che l’uomo è vivo: medita quindi vendetta, soprattutto perché non può essere processata due volte per lo stesso delitto. Un film che scorre e diverte, e finisce col dare più di ciò che ci si aspetta. Panavision.

Vagone letto per assassini

Movimentato giallo d’atmosfera con la polizia che dà la caccia a un folle omicida. Bella fotografia di Jean Tournier; buono l’intreccio originale, rovinato però dal doppiaggio. Basato su un romanzo di Sébastien Japrisot. Debutto alla regia di Costa-Gavras. CinemaScope.

Gli occhi del testimone

La truccatrice muta di un film dell’orrore girato a Mosca vede per caso le riprese di uno “snuff movie” e subito si ritrova alle costole un killer della mafia russa che la vuole eliminare. Sorprendente esordio alla regia di Waller che sceglie sapientemente le location, ma la cui sceneggiatura non è delle migliori. La storia è tirata troppo per le lunghe ed è carica di coincidenze. Alec Guinness, nel suo ultimo film, compare non accreditato nel ruolo di un criminale professionista. Super 35.

Verità apparente

Una giovane adolescente cerca di rintracciare le orme della sorella maggiore, uno spirito libero, morta misteriosamente in Europa sette anni prima. La Diaz è eccellente, ma la Brewster è monocorde in questo film insoddisfacente. Lo stesso Brooks ha adattato un romanzo di Jennifer Egan.

L’uomo ombra

Primo film della serie (ne seguiranno altri cinque), tratto dal romanzo di Dashiell Hammett. Uno scienziato scompare improvvisamente. Mentre la polizia brancola nel buio, del caso si occupa anche il detective dilettante Nick Charles, con il prezioso contributo della moglie Nora. Alcuni inspiegabili delitti vengono attribuiti alla mano dello scienziato scomparso. Perfetta e godibilissima la fusione tra giallo e commedia con una straordinaria coppia d’interpreti. (andrea tagliacozzo)

Crocevia della morte

Opera umorale, piena di stile e un po’ pretenziosa, firmata dai fratelli Coen (Joel ha diretto e scritto la sceneggiatura insieme a Ethan, anche produttore). Byrne interpreta un gangster irlandese dal cuore di pietra che agisce secondo un codice etico conosciuto a lui soltanto, fedelmente devoto al re del crimine Finney. Denso e duro, all’inizio è quasi irritante, ma si fa sempre più coinvolgente man mano che l’intreccio si dispiega sinuoso. Alcuni momenti di bravura vanno a braccetto con la spettacolare fotografia di Barry Sonnenfeld. Frances McDormand, non accreditata, ha una piccola parte da segretaria.

Splice

Clive (Adrien Brody) ed Elsa (Sarah Polley) sono due giovani e ambiziosi scienziati. Segretamente decidono di mescolare DNA umano e animale: il risultato è qualcosa di straordinario, un ibrido, una chimera chiamata DREN; dopo poco tempo quella che sembrava essere una scoperta in grado di rivoluzionare il mondo della scienza si rivelerà il più grande errore mai commesso.

Christine la macchina infernale

Il film tratto dal best-seller di Stephen King sulla Plymouth del ’58 con poteri demoniaci non convince fino in fondo, nonostante un inizio promettente che descrive la vita dell’adolescente protagonista in modo molto preciso. Panavision.

Senza un attimo di tregua

Ferito da uno sparo e lasciato a morire dalla moglie infedele e dal gangster suo amante, il personaggio interpretato da Marvin si vendica due anni dopo. Thriller teso, passato inosservato nel 1967, ma ora rivalutato come uno dei massimi film di quel decennio. Basato sul romanzo The Hunter di Donald E. Westlake (che scriveva sotto lo pseudonimo di Richard Stark). Rifatto nel 1999 col titolo Payback — La rivincita di Porter. Panavision.

Doppia personalità – Raising Cain

Lithgow è protagonista assoluto dello show qui — letteralmente — con più ruoli di quanti si riesca a contarne in questo esagerato thriller su due fratelli gemelli che non si fermeranno davanti a nulla per procurare bambini per gli esperimenti scientifici del loro padre. Questo ironico esercizio di De Palma (con accenni a Hitchcock, Welles e Michael Powell) è “corretto” con la satira, ma i brividi — e le risatine — non aggiungono granché. Non per i deboli di cuore.

Halloween: la notte delle streghe

Thriller a basso costo su uno psicopatico assassino che, dopo aver colpito da ragazzo alla vigilia di Halloween, minaccia di tornare in azione 15 anni più tardi. Ben costruito, con momenti di puro terrore e citazioni a uso dei cinefili. Una versione alternativa di 104 minuti, realizzata per la Tv, è disponibile in homevideo. Seguito da numerosi sequel e da una miriade di cloni. Segna il debutto al cinema della Curtis.

Final Destination 2

Kimberly Corman, giovane studentessa universitaria parte con gli amici a bordo della sua automobile per trascorrere il week end fuori città. In viaggio verso la Route 23, Kimberly assiste impotente a un terribile incidente provocato da un camion fuori controllo che, mettendo in moto una terribile reazione a catena, provoca la morte sua e dei suoi amici e di numerosi altri guidatori. Un attimo dopo, la ragazza si ritrova in mezzo al traffico circondata dalle stesse persone che ha appena visto morire. Sconvolta per il ripetersi di alcuni avvenimenti già visti nella premonizione, Kimberly blocca con l’auto lo svincolo dell’autostrada per evitare il disastro. Nel frattempo giunge sul posto un giovane poliziotto che cerca di convincerla a liberare la corsia mentre tutti i conducenti cominciano a lamentarsi e a strombazzare. Ma un attimo dopo la visione della ragazza si realizza, l’incidente mortale avviene proprio sotto gli occhi di coloro che vi dovevano perdere la vita. Il destino di un gruppo di persone è stato modificato e ben presto la Morte che li attendeva verrà a cercarli. Come i superstiti del volo 180 in una corsa contro il tempo, ai protagonisti non resterà che fare un sola cosa: sopravvivere.
Ecco giunto il preannunciato sequel di quel Final Destination, prodotto nel 2000 dalla squadra Warren Zide e Craig Perry con la regia di James Wong, che aveva ottenuto un buon successo di botteghino ma che soprattutto si era rivelato uno dei più gettonati homevideo della stagione. E di horror scorrevole si potrebbe parlare anche per questo secondo episodio diretto da un abile David R. Ellis, che vede come unica sopravvissuta al volo 180 Clear Rivers (la stessa Ali Larter) chiusa in una manicomio per il terrore di fare la fine dei suoi amici, rimasti tutti uccisi in inspiegabili quanto cruenti incidenti. Se la vicenda si sviluppa secondo la stessa logica della prima pellicola, qui si assiste all’aggiunta di un ingrediente in più: l’ironia. Ironia che ricorda vagamente alcuni dei virtuosismi di craveniana memoria mutuati soprattutto dalla trilogia di Scream. La «rimasticatura» dell’intreccio è evidente ma anche arricchita da una possente scena iniziale. La sequenza dell’incidente stradale, in cui non c’è un attimo di tregua e le cui macchiettistiche scene girate tra i guidatori bloccati nel traffico risultano essere tra il serio e il faceto, passa successivamente a situazioni tutte drammaticamente a rischio per i protagonisti. Non ci sono tempi morti: la Signora in nero è ovunque e può colpire in qualsiasi momento. Il concetto che emerge è proprio l’ineluttabilità della Morte, la sua presenza costante nella vita delle persone e la sua potenza distruttiva. Senonché il trio, formato dalla giovane Kimberly che ha il dono di poter vedere ciò che aspetta i suoi compagni di sventura, Clear che decide di uscire allo scoperto per aiutare i superstiti a rimanere vivi e il giovane poliziotto Thomas che ha assistito con i suoi occhi all’incidente, lotta per combattere e cambiare un destino segnato. E la soluzione qui proposta non è particolarmente originale. Ma ciò che conta è il divertimento, perché di questo si tratta. Per gli amanti del genere, questo rutilante e ironico succedersi di sventure, disgrazie, incidenti drammatici quanto divertenti per l’improbabilità delle situazioni, voluta dal regista e dagli sceneggiatori, può essere un’ottima occasione per ritornare all’horror come pura occasione di svago all’insegna del cardiopalma e, perché no, della risata. (emilia de bartolomeis)

All’improvviso uno sconosciuto

Un’abile e ambiziosa vetrinista, da poco assunta in un grande magazzino di Pittsburgh, attira, con le sue originali e provocanti creazioni, l’attenzione dei numerosi clienti. Ma, sfortunatamente, anche quella poco desiderabile di uno psicopatico che comincia a perseguitarla. Un thriller non originalissimo, ma godibile, anche grazie alla buona prova di Diane Lane. (andrea tagliacozzo)

Nightwatch

McGregor viene assunto part-time come guardiano notturno di uno spettrale obitorio, mentre un serial killer imperversa in città. La Arquette interpreta la sua ragazza, Brolin lo spavaldo amico del cuore e Nolte l’ispettore di polizia assegnato al caso. Questo remake di Nattevagten, successo danese del 1995 dello stesso regista-sceneggiatore Bornedal, è elegantemente raccapricciante, ma diventa pesante nell’ultimo terzo. E ricordate: non lasciate chiudere quella porta… Super 35.

Terrore alla tredicesima ora

Cruento horror, ambientato in Irlanda, su una serie di omicidi commessi con un’ascia. Debutto registico di Coppola (se non si considera il pruriginoso Tonite for Sure), girato per Roger Corman con un budget irrisorio. Merita un’occhiata giusto come curiosità.

L’occhio privato

Carney è un vecchio investigatore privato che cerca di risolvere il caso dell’omicidio del suo ex compagno (Duff), “aiutato” da una donna fragile e incerta (Tomlin). Echi di Chandler e Hammett risuonano nella sceneggiatura, complessa ma godibile, di Benton. La chimica fra Carney e la Tomlin è perfetta. In seguito ne fu tratta la serie tv — dalla vita breve — Eye to Eye.

I ruggenti anni Venti

Tre commilitoni (Cagney, Bogart e Lynn) scoprono che le loro vite si intrecciano drammaticamente dopo che la prima guerra mondiale è finita. Il personaggio di Cagney diventa un boss della malavita durante il proibizionismo in questo banale script che viene fortemente movimentato da un bel cast e una regia vivace. Disponibile anche in versione colorizzata.

The Watcher

Il detective Campbell, psicologicamente a pezzi dopo tre anni di inutile caccia al serial killer Griffin, si trasferisce a Chicago intenzionato ad abbandonare la preda. Ma l’implacabile assassino lo segue nella «windy city» e riprende la sua opera di massacro, costrigendo di fatto Campbell a rientrare in azione. La trama è già un atto di accusa inconfutabile. Lo stile clippato del film (ralenti sbavati, bianco e nero sgranato per le soggettive dell’assassino e altre genialate) mette ko lo spettatore sin dai titoli di testa. Quattro o cinque inseguimenti, le solite storie sui gemelli di sangue (il killer che ha bisogno dello sbirro e viceversa), la solita fobia isolazionista da serial thriller e nient’altro. I cronisti di rosa possono però dedicare attenzione ai chili che sembra aver messo su di nuovo Reeves, mentre Spader ripiomba nel suo anonimato pre-Cronenberg. L’unica cosa che hanno ucciso i serial killer è il film di genere. L’unico mistero di The Watcher è il nome del regista: Joe Charbanic (come riporta il pressbook) o Charbanicu (come riportato nei titoli di testa). Ah! Saperlo, saperlo… (giona a. nazzaro)

Il silenzio degli innocenti

Un maniaco terrorizza gli Stati Uniti uccidendo e scuoiando alcune giovani donne. Il sergente dell’FBI Jack Crawford sceglie come assistente la giovane recluta Clarice Starling, convinto che la ragazza possa convincere lo psichiatra Hannibal Lecter, rinchiuso in un manicomio criminale in seguito a episodi di cannibalismo, ad aiutarlo nelle indagini. Dal romanzo di Thomas Harris, un geniale thriller, originalissimo, crudo e violento: in alcune parti quasi insostenibile, in altre terribilmente affascinante. Per tecnica, costruzione narrativa e atmosfera, il migliore mai realizzato. Cinque Oscar: film, regia, sceneggiatura (di Ted Tally), attore e attrice protagonista (Hopkins e la Foster, entrambi straordinari). (andrea tagliacozzo )

La ragazza che giocava con il fuoco

Due giornalisti della rivista Millenium vengono brutalmente assassinati proprio quando stanno per pubblicare clamorose rivelazioni sul mercato del sesso in Svezia. E sull’arma del delitto ci sono le impronte di Lisbeth Salander (Noomi Rapace), una ragazza che ha alle spalle una storia di comportamenti violenti, considerata pericolosa. Ora Lisbeth è ricercata. Ma sembra che nessuno riesca a trovarla. Intanto, il direttore della rivista, Mikael Blomqvist (Michael Nyqvist), non crede a quello che dicono i notiziari: conoscendo Lisbeth, sa che diventa violenta quando ha paura, e cerca in tutti i modi di arrivare a lei prima della polizia. Mentre indaga per ricomporre la trama di un complicato puzzle, Blomqvist si trova a fare i conti con alcuni spietati criminali, tra cui lo spaventoso “gigante biondo” armato di motosega – un omone che non sente il dolore fisico.

Nel corso delle sue indagini, Blomqvist scopre anche alcuni tragici e dolorosi eventi della vita di Lisbeth: internata in un istituto psichiatrico a 12 anni e dichiarata incapace a 18, la giovane è il prodotto di un sistema ingiusto e corrotto. Ma più che una vittima impotente, Lisbeth è l’angelo vendicatore che si abbatte su chi le ha fatto del male con una collera terrificante nella sua intensità, ma prodigiosa nei risultati. “Millennium” è tratto dalla trilogia di romanzi di Stieg Larsson, che hanno venduto oltre 8 milioni di copie in tutto il mondo.

Fino a prova contraria

Steve Everett, giornalista dell’«Oakland Tribune» con un debole per l’alcool e le donne, dopo la morte della sua collega Michelle prende in mano l’inchiesta sul condannato a morte Frank Beachum, della cui innocenza la donna era sicura. Frank inizia a indagare e scopre subito che le presunte certezze dei testimoni altro non sono che una fragile rete di pregiudizi razziali. A Venezia, nel corso del seminario organizzato dal festival, Clint ha spiegato chiaramente di che cosa tratta Fino a prova contraria : «È un film su gente che ha visto delle cose, ma non nel modo in cui sono accadute». Come dire: il film è sì un pamphlet contro la pena di morte, ma sviluppato nelle forme di un’analisi della visione che si erge, naturalmente, a testo teorico sul fare cinema eastwoodiano. Lo sguardo decostruisce le inquadrature della realtà preconfezionata dagli altri; il dovere morale del cineasta è vedere al di là di ciò che è socialmente accettato. È cosi: se lo sguardo fallace può dare la morte, quello del cinema salva. Fino a prova contraria è uno dei pochi esempi di cinema democratico non politicamente corretto in circolazione. Oltre a essere un dolente capolavoro su un paese che lentamente muore nei suoi figli che non hanno diritti. (giona a. nazzaro)

Pi – Il teorema del delirio

Convinto che ogni cosa possa essere rappresentata e compresa attraverso i numeri, Max Cohen sta cercando di rintracciare il sistema che sta alla base della Borsa. E per caso scopre che le sue ricerche coincidono con quelle di un gruppo di ebrei ortodossi, studiosi della Torah, alla ricerca del numero di 216 cifre che coincide con il Vero Nome di Dio. Il regista-sceneggiatore esordiente sceglie un soggetto che sulla carta è quanto di meno cinematografico si possa immaginare; e cerca di infondergli vita costruendo un’atmosfera di delirio paranoico. L’ambientazione newyorchese degradata – con la fotografia in bianco e nero sgranato – funziona, così come è azzeccato l’uso di musica elettronica trendy in colonna sonora. Ma l’operazione di servire Borges e la Kabbalah in chiave horror (con in cubi lynchani a base di frattaglie e insetti) è suggestiva quanto furnbetta e, alal fin fine, superficiale. Vincitore del premio alla regia al Sundance 1998, ha raccolto notevoli consensi in America e Inghilterra.

Potere assoluto

Un ladro un po’ in là con gli anni sta compiendo l’ultimo furto della sua carriera, quando diventa testimone di uno stupro-omicidio compiuto nientepopodimeno che dal presidente degli Stati Uniti (Hackman). Adattamento poco credibile (e fatalmente annacquato) del best-seller di William Goldman, con protagonista David Baldacci. Eastwood e Harris (il poliziotto) giocano al gatto col topo; ma Gene Hackman esagera e, nella seconda parte, il film scade inevitabilmente. Panavision.

China Moon – Linea mortale

Il poliziotto Harris desidera ardentemente la Stowe, infelicemente sposata, in questo lunatico noir ambientato in Florida. Un paio di trovate interessanti, ma la produzione è molto più che debitrice al migliore Brivido caldo. Debutto alla regia per Bailey, meglio conosciuto come uno dei migliori direttori della fotografia in circolazione (Gente comune, Nel centro del mirino). Girato nel 1991.

Complesso di colpa

La moglie e la figlia di un industriale vengono rapite. Questi, sebbene minacciato dai sequestratori, avverte la polizia, provocando involontariamente la morte delle due. Anni dopo, a Firenze, l’uomo incontra una restauratrice che sembra il ritratto vivente della defunta consorte. Brian De Palma rende omaggio a Hitchcock con un film che ricorda molto da vicino l’intreccio de La donna che visse due volte . Esecuzione raffinata, idee intriganti, ma come al solito il regista si perde nel debordante finale. Gran cinema, comunque. John Lithgow tornerà a lavorare con De Palma nel ’92 in Doppia personalità . (andrea tagliacozzo)

Saw IV

Il maniaco Jigsaw e la sua assistente Amanda sono morti. Alla notizia dell’omicidio del detective Kerry, due agenti dell’FBI esperti in profili criminali, Strahm e Perez, si uniscono alla squadra per aiutare il detective Hoffman a scoprire l’ultimo enigmatico gioco di Jigsaw e rimettere insieme i pezzi del puzzle: mentre le indagini proseguono, il comandante della SWAT viene improvvisamente rapito. Coinvolto a forza nel terrificante gioco di Jigsaw, ha solo novanta minuti per risolvere una diabolica serie di trappole.

La sindrome di Stendhal

Tratto da un libro di Graziella Magherini. Anna, giovane detective affetta da sindrome di Stendhal, indaga su un serial killer stupratore. Lo scova e lo uccide, ma si immedesima nella sua personalità divenendo assassina a sua volta. Un thriller insipido e troppo dilatato nel minutaggio.

Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata

Alla sfilata del famoso stilista Federico Marinoni, il pubblico va in visibilio per Alexandra, la splendida top model legata da anni alla griffe del couturier. Per la modella questa è una consacrazione e un trionfo… Ma anche l’ultima sfilata. Poche ore dopo, infatti, viene travolta da un pirata della strada, che fugge. A indagare sul caso è l’ispettore Vincenzo Malerba, non convinto dalla tesi dell’incidente. Intanto, lo stilista sostituisce la compianta icona Alxandra con Britt, il cui arrivo crea rivalità e ripicche in famiglia. La più gelosa è Cris, migliore amica e collega di Alexandra. Pensando che sarebbe stata lei a prendere il suo posto, ora medita vendetta. Non fa però in tempo a metterla in pratica che viene uccisa da un misterioso assassino. I presunti colpevoli, sospettati dall’ispettore Malerba, ora sono tanti…