On the Basis of Sex

On the Basis of Sex

mame cinema ON THE BASIS OF SEX - IL NUOVO FILM CON FELICITY JONES ruth
Ruth Bader Ginsburg

Diretto da Mimi Leder e scritto da Daniel Stiepleman, On the Basis of Sex (2018) racconta la storia di Ruth Bader Ginsburg, la prima donna ebrea della storia a diventare giudice della Corte Suprema. E a interpretare questa donna leggendaria è l’attrice Felicity Jones, già nota per i suoi ruoli in La teoria del tutto (2014) e in The Invisible Woman (2013). La trama del film ripercorre la storia della Ginsburg a partire dal suo coinvolgimento in qualità di avvocato in un processo molto particolare. In questo processo, infatti, si affronta una questione spinosa: la parità di genere.

“Le proteste contano, certo, ma cambiare il paese non significa nulla se non sono le sue leggi, prima, a cambiare” dice l’avvocatessa Ginsburg. Una lotta contro un sistema misogino e arretrato, nel tentativo di dirigersi verso una società equa e paritaria. E per far sì che questo sogno si realizzi, bisogna innanzitutto cambiare le leggi, divenute ormai troppo antiquate. Infatti, “se le regole cambiano solo ed esclusivamente sulla base del sesso delle persone, come possiamo pretendere che uomini e donne diventino pari?”

Nel cast anche Armie Hammer, Justin Theroux, Kathy Bates, Sam Waterston, Cailee Spaeny e Stephen Root.

Ruth Bader Ginsburg

Il magistrato Ruth Bader Ginsburg (15 marzo 1933, Brooklyn) ha alle spalle una lunga carriera di difesa dei diritti delle donne. Nel 1993, il Presidente Clinton l’ha nominata Giudice della Corte Suprema, rendendola la prima donna ebrea della storia a ricoprire questo ruolo. Inoltre, la Ginsburg ha collaborato come volontaria con l’ACLU, un’organizzazione non governativa volta a difendere le libertà individuali e i diritti civili negli Stati Uniti. Nel 2009, la rivista Forbes l’ha inserita tra le 100 donne più potenti del mondo. Un esempio, insomma, di determinazione e forza, che può ispirare le nuove generazioni nella costruzione del mondo di domani.

Operazione Crossbow

Durante la seconda guerra mondiale, i servizi segreti inglesi apprendono che la Germania è impegnata nella costruzione di armi sempre più sofisticate. Tre agenti britannici riescono ad infiltrarsi sotto mentite spoglie in una fabbrica tedesca dove la progettazione di un missile di micidiale potenza sta per essere ultimata. Film bellico senza infamia e senza lode, con qualche buona sequenza d’azione, ma anche non poche lungaggini. Poco più che una partecipazione speciale per la Loren. (andrea tagliacozzo)

Outlaws Is Coming, The

L’ultimo lungometraggio dei Three Stooges è uno dei loro migliori, con un po’ di satira pungente e una bella atmosfera da western, in cui i ragazzi, il loro pusillanime amico (West) e Annie Oakley (Kovack) combattono contro un esercito di pistoleri e un affettato imbroglione. Alcuni conduttori di show televisivi per bambini su reti locali compaiono nel ruolo di fuorilegge, Gibson in quello di un moderno pellerossa.

Obiettivo “Brass”

Thriller che ipotizza che il Generale Patton (Kennedy) sia stato assassinato subito dopo la seconda guerra mondiale, a causa di un furto di preziosi perpetrato da suoi subordinati. La trama confusa è la pecca maggiore del film; che però si può avvalere di un von Sydow stellare, nei panni dell’assassino. Panavision.

Occidente

Occidente
è un film inconsueto nel panorama cinematografico italiano contemporaneo. Duro, intransigente, impietoso, fatto in assoluta povertà di mezzi, osa raccontare la storia di una donna che all’indomani della rivoluzione rumena (evocata all’inizio attraverso le immagini di un documentario girato da Salani a Bucarest) si rifugia in Italia, a Treviso, in quel Nord-Est che fatalmente assomiglia sempre più a una Romania post-dittatura svenduta agli americani.

È questa una delle intuizioni coraggiose di Corso Salani, che con una regia minimalista e a tratti faticosa, al limite del fenomenologico, riesce a trasmettere l’angoscia di una estraneità non riconciliabile. Non a caso la vicenda che muove il film – anzi sarebbe meglio dire che lo immobilizza – ha come set i luoghi limitrofi alla base militare di Aviano, tra soldati americani, immigrati dell’est e popolazione autoctona, in una carrellata di situazioni che restituiscono un’atmosfera pietrificata.

Corso Salani (foto) ci aveva abituati, sin dall’esordio nel 1990 con
Voci d’Europa
, a toni malinconici e sospesi, ma qui raggiunge un’essenzialità che è frutto, probabilmente, di una constatazione amara e «mortale», che non ha come oggetto la condizione difficile di chi tenta di ricostruire una nuova vita in una terra straniera, bensì la consapevolezza che questo «occidente» non è per nessuno il Paese dei Balocchi che si vuol far credere. Non lo è né per chi è lasciato ai margini, né per chi è ufficialmente integrato, come il professore di lingue in tutto e per tutto speculare alla ragazza rumena: due estranei in un mondo che non li riconosce e non li vuole. Lui lontano dalla sua Toscana cristallizzata in un’istantanea da cartolina per turisti, lei lontana dalla sua Romania disciolta sotto i fuochi della rivoluzione e ora necessariamente in sfacelo. Due facce di uno stesso destino per chi, come Salani, vede oltre e prefigura senza filtri né veli – di genere o autoriali – l’Occidente dell’umanità come un continente alla deriva. Il finale aperto è una domanda: il cinema migliore non dà spiegazioni.
(dario zonta)

Oceano di fuoco — Hidalgo

Thomas Howell. Perfetto Mortensen nei panni del disincantato cowboy Frank T. Hopkins, che si recò fino in Arabia per partecipare alla più lunga e pesante competizione equestre della storia insieme al suo stallone Hidalgo. Un’avventura vecchio stile ambientata nel 1890 e impreziosita dal veterano Sharif nel ruolo dello sceicco che finanziò la corsa. Sull’ispirazione di questa “storia vera” si può dubitare, ma il divertimento non manca. Scritto da John Fusco. C’è anche Malcolm McDowell, non accreditato. Panavision.

Over the Top

Grossolana variazione di Il campione, in cui Stallone compete con il ricco e facoltoso suocero per la custodia (e l’affetto) di suo figlio. Il tutto culmina in un campionato di braccio di ferro a Las Vegas. Stallone cerca di recitare di sottrazione (spesso parlando così piano che non si riesce a sentire cosa dice), ma quando il gioco si fa duro, si farà strada come un tir in soggiorno! Panavision.

Ottava moglie di Barbablù, L’

Una donna vuole entrare nell’alta società, e decide perciò di sposare un milionario, che ha già alle spalle diversi matrimoni. Questa commedia è uno dei film più deboli di Lubitsch: solo il cast lo rende interessante. La sceneggiatura è di Billy Wilder e Charles Brackett. La stessa vicenda era già stata portata sullo schermo nel 1923.

Oro rosso

Hussein, reduce iraniano di guerra con problemi nervosi, si guadagna da vivere consegnando pizze e lavorando tocca con mano il dramma della società iraniana sotto il regime khomeinista. Basato su un fatto realmente accaduto, è stato censurato in patria.

On a Clear Day

Un brusco lavoratore ultracinquantenne, appena licenziato dal cantiere navale dove ha lavorato per 36 anni, se ne esce col folle progetto di attraversare a nuoto il canale della Manica. Perseguitato dalla morte di uno dei suoi figli, distante dall’altro, questa avventura diventa una metafora per tutti quelli intorno a lui perché si facciano carico delle loro vite. Un po’ ovvio nel suo messaggio (e ricorda The Full Monty più di un po’), ma ben fatto. Mullan è perfetto nella parte del protagonista.

Outlander – L’ultimo vichingo

Villaggio di Herot, Norvegia, 709 d.c. Gli abitanti di Herot piangono la morte del loro Re Halga. Suo figlio, il guerrafondaio Wulfric, non possiede la saggezza necessaria per guidare il suo popolo, ma è anche fortemente scettico che suo zio Rothgar, che è stato incoronato Re, possa essere adatto per far fronte alla violenza dei tempi.

All’orizzonte un lampo attraversa fulmineo il cielo notturno: è un’astronave, che va a schiantarsi su uno dei maestosi fiordi Norvegesi. Dal relitto vediamo uscire un uomo proveniente da un altro mondo: è Kainan, un guerriero umanoide, e non è solo. A sua insaputa ha portato con sé un pericoloso clandestino, il Moorwen, una creatura selvaggia pronta a tutto pur di vendicarsi per quello che l’esercito di Kainan gli ha fatto. Abbandonato su un pianeta a lui alieno, in una terra in ritardo di secoli rispetto alla sua civiltà, Kainan si prepara a scovare e a distruggere la sua nemesi.

Ma prima che possa riuscire nel suo intento, Kainan viene catturato dai Vichinghi. Kainan salva la vita a Re Rothgar e per questa ragione, anche se con riluttanza, viene accettato all’interno del clan. Kainan si confida con Freya, la bellissima figlia di Rothgar, le racconta del suo passato, di come le sue azioni gli siano costate la sua famiglia ed abbiano fatto infuriare il Moorwen.

La bestia assetata di vendetta assedia la roccaforte Vichinga, e qui si rivela in tutto il suo terrificante splendore. Il mostro viene intrappolato e dato alle fiamme, a stento riesce a fuggire nella foresta, lasciando dietro di sé Re Rothgar ferito a morte. Wulfric viene dichiarato suo successore, ma le celebrazioni per la sua incoronazione vengono interrotte dal Moorwen, che torna e rapisce Freya.

I Vichinghi, capeggiati da Kainan, affrontano la loro ultima, disperata missione: riusciranno a sterminare il mostro? Oppure andranno incontro alla loro distruzione?

Così come la polvere della storia del Villaggio di Herot comincia a depositarsi, la fiaba di Kainan diviene leggenda.

One Last Dance

Tre star della danza che avevano abbandonato il palcoscenico per limiti d’età vengono richiamate in servizio dopo la morte del direttore artistico, vera anima del gruppo. Per riuscire a salvare la compagnia, che rischia di disfarsi, tenteranno di allestire un numero dei loro tempi, mai portato in scena. Comincia così una lotta contro il tempo ma anche un confronto tra differenti personalità, che la maturità non ha addolcito. Riusciranno i tre a ricreare la magica atmosfera delle loro precedenti interpretazioni? In uno dei ruoli da protagonista, Patrick Swayze torna a danzare davanti alla macchina da presa, a quasi vent’anni da

Dirty Dan

Oltre Mombasa

Un giovane, recatosi in Africa dove il fratello ha scoperto un giacimento d’uranio in una vecchia miniera abbandonata, apprende da un missionario che questi è stato assassinato dalla misteriosa setta degli uomini-leopardo. Ma la spiegazione non convince il ragazzo. Poco originale film d’avventura che, in mancanza di meglio, indugia non poco sugli splendidi paesaggi africani.
(andrea tagliacozzo)

Our Brand Is Crisis

Documentario pratico e di buon senso che offre una rivelatrice esplorazione della “politica straniera a favore del profitto”, mettendo in evidenza il modo in cui le imprese di consulenza riescono a vendere i candidati politici di tutto il mondo. L’attenzione è posta su un’impresa americana (uno dei suoi associati è James Carville) assunta per aiutare un ben poco comunicativo candidato a vincere le elezioni presidenziali del Brasile. Pur se il messaggio non è nuovo, il film è un ottimo prodotto accanto a classici del genere come The War Room.

Ora delle pistole, L’

Western su Ike Clanton e i fratelli Earp dopo l’O.K. Corral: inizia bene, ma a lungo andare diventa sempre più noioso. Robards si diverte nei panni di Doc Holliday; gustosa colonna sonora di Jerry Goldsmith. Panavision.

Oltre la vittoria

Racconto forte ed emozionante, basato su fatti veri, di Salamo Arouch, pugile di origini greche ed ebraiche, deportato ad Auschwitz con la sua famiglia durante la seconda guerra mondiale. A volte troppo opprimente, ma è una storia che è nescessario raccontare e ricordare. Girata nei reali luoghi in cui è avvenuta.

Othello

Anche se non così brillante come la versione di Welles dal punto di vista cinematografico, il film di Parker potrebbe risultare più accessibile agli spettatori di oggi, dato che i dialoghi sono espressi in modo naturalistico. Fishburne è molto bravo nel ruolo del protagonista, rendendo l’innocenza e la passione essenziali del Moro guerriero, ma Branagh è strepitoso nella parte dell’astuto Iago che ordisce trame; la Jacob, nei panni di Desdemona, è meno soddisfacente. Nel complesso, un adattamento intelligente e di tutto rispetto.

Occhio nel triangolo

Su un’isola al largo della Florida, dei naviganti da diporto incontrano un uomo che vive in solitudine (Cushing), che si rivelerà essere il creatore e protettore di zombi nazisti subacquei, reduci della seconda guerra mondiale. Bizzarro film dal budget ridotto, in parte riuscito. Esordio della Adams. Conosciuto anche con il titolo Death Corps.

Oltre Rangoon

Burma, 1988: una giovane turista americana si mette nei guai, ed è costretta a fuggire dal paese insieme a un professore universitario ricercato. Buono il tentativo di far conoscere la situazione politica del Burma (oggi Myanmar), da parte di un Boorman impegnato; pessima invece l’Arquette, che non riesce a entrare nella parte. Panavision.

Ouaga, capitale del cinema

Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, è una delle più povere città del mondo, ma non è questo che interessa all’autore, il tunisino Mohamed Challouf. Sede del Fespaco, il festival panafricano del cinema, la città è stata anche teatro di una delle più appassionanti utopie cinematografiche quando, fra il 1983 e il 1987 e su impulso del presidente Sankara, il festival diventa il simbolo della rinascita culturale dell’intero continente africano e della ricerca di autonome e originali vie d’espressione. L’assassinio di Sankara soffoca molte speranze, ma il cinema africano non si ferma e, anche nell’attuale crisi, non mancano le idee e le riflessioni.

Challouf racconta tutto questo con la precisione di uno storico e la passione di un testimone: alternando le proprie riprese con materiali d’archivio e servizi televisivi, consegna allo spettatore un documentario denso di informazioni e di interventi (di tutti i maggiori registi africani, da Ousmane Sembène a Cissé, da Boughedir a Idrissa Ouédraogo), politicamente saldo e cinematograficamente riuscito nel restituire lo spirito di un luogo come Ouagadougou.
(luca mosso)

Oscar e Lucinda

Bizzarra storia d’amore tra due spostati australiani a metà Ottocento: il segnato e tormentato figlio di un sacerdote (Fiennes) e un’indipendente ereditiera vittoriana (Blanchett), entrambi fanatici del gioco d’azzardo. La scommessa della loro vita diventa surreale, quando una chiesa fatta di ferro e vetro viene trasportata via mare e terra in un territorio selvaggio. L’eccentricità prende il sopravvento sull’amore e la passione in questo adattamento del romanzo di Peter Carey. Ci sono reminiscenze del Fitzcarraldo di Herzog. 

Ore contate

Melò molto contemporaneo, in cui un killer viene incaricato di far fuori la testimone di un delitto (Foster), ma finisce per innamorarsi di lei. Nonostante il film non sia eccezionale, si lascia guardare con piacere, soprattutto grazie al cast di all-star (c’è anche Joe Pesci, che stranamente appare non accreditato, nonostante il suo ruolo sia tutt’altro che scondario). Quella distribuita in Europa è una versione diversa, voluta dai produttori e disconosciuta da Hopper.

Onde

Una ragazza che lavora in un esercizio commerciale all’aeroporto è preda di un complesso di inferiorità che le causa difficoltà nei rapporti interpersonali, in particolare con gli esponenti del sesso opposto. Una macchia violacea sul viso, una «voglia», la rende – a suo modo di pensare – indesiderabile per chiunque. Fino a quando non incontra Luca, un musicista sensibile e non vedente. Con lui Francesca riesce a costruire un rapporto di amicizia che sfocia in amore. Ma il «difetto» della ragazza ha lasciato un segno profondo nella sua psiche e la storia con Luca prenderà una piega im

Operazione Siegfried

Savalas progetta l’incursione in una prigione di massima sicurezza nella Germania dell’Est per liberare un noto criminale di guerra che sa dove è nascosta una cassa piena d’oro. Un film di rapina internazionale niente male. Rititolato Hitler’s Gold e The Golden Heist.

Odio esplode a Dallas, L’

Il razzista Shatner si trasferisce da una cittadina del sud ad un’altra, incitando gli abitanti a ribellarsi contro l’integrazione scolastica ordinata dal tribunale. L’unico film “messaggio” di Corman, e uno dei suoi pochi flop al botteghino, ha comunque un forte messaggio: un basso budget e l’ambientazione aiutano l’autenticità. Scritto da Charles Beaumont. Ridistribuito anche come L’intruso.

Ottobre – I dieci giorni che sconvolsero il mondo

Questa splendida ricostruzione della Rivoluzione russa contiene alcuni degli esempi più sbalorditivi dell’uso del montaggio di Ejzenìtejn, anche se le sequenze più impressionanti — ad esempio il magistrale massacro presso i ponti di San Pietroburgo — sono tutte nella prima metà. Basato su I dieci giorni che sconvolsero il mondo di John Reed (titolo alternativo del film).

Outside Ozona

Le vite di vari personaggi si intrecciano lungo una giornata e una serata piene di eventi, mentre un serial killer da tempo inattivo comincia a colpire ancora, un dj alla radio manda in onda le sue frustrazioni e diversi altri si mettono in viaggio. Interessante solo a intermittenza, nonostante un buon cast.

Open Season

Acuta e divertente satira della televisione e della nostra società competitiva. Wuhl recita la parte di un’ape operaia intellettualoide — ma che riga diritto — in una compagnia d’assicurazioni, che per la sua integrità personale e il suo candore ha la capacità innata di mettersi nei pasticci; in seguito, inciamperà in un incarico in diretta tv su un canale pubblico. Buono il cast di supporto, compreso Taylor nella pungente interpretazione di un messianico capo-programmatore del palinsesto. Girato nel 1993.

Oblivion

Anno 2077: Jack Harper (Cruise) è uno degli ultimi riparatori di droni operanti sulla Terra ormai evacuata. Prima di abbandonare definitivamente il pianeta ha il compito di recuperare dalla superficie terrestre le ultime risorse vitali, perchè segnata da decenni di guerra contro la terrificante minaccia di alieni che divorano quel che resta. Jack ha quasi portato a termine la sua missione: nell’arco di due settimane, raggiungerà gli altri sopravvissuti su una colonia lunare lontano da quel mondo ormai dilaniato, che per lungo tempo è stato la sua casa.

Vivendo e perlustrando i cieli mozzafiato da migliaia di metri d’altezza, l’esistenza di Jack vacilla quando salva una bella straniera da una navicella precipitata davanti ai suoi occhi. Al dilà di ogni logica, l’arrivo di questa donna innesca una serie di eventi che costringono Jack a rivedere la sua visione del mondo e del passato, tanto da fargli nascere un senso dell’eroismo che non immaginava lui stesso di avere. Il destino dell’umanità quindi, ora è esclusivamente nelle mani di un uomo che pensava che il nostro mondo fosse perso per sempre. 

Ore rubate

La Hayward prende Tramonto con Bette Davis e lo trasporta nell’Inghilterra contemporanea, nella vicenda di una donna colpita da una malattia fatale che cerca di ottenere tutto quello che può dalla vita. L’originale è decisamente superiore a tutti i livelli.

Otesánek

Chi o cos’è
Otesánek
? Cosa sussiste dietro questo curioso nome, che rapidamente suscita il ricordo di Odradek, quella strana creatura del bestiario kafkiano di cui nessuno sa dare spiegazione, né della sua forma, né del suo nome?
Otesánek
è una fiaba appartenente alla storia letteraria ceca, raccolta dal poeta e narratore ottocentesco Karel Jaromír Erben con un’operazione tipica nella storia della letteratura risorgimentale, in cui il patrimonio folclorico diveniva strumento di identità nazionale (uno dei personaggi del film, la bimba Alzbetka, legge avidamente testi scientifici di educazione sessuale – titoli imprescindibili, del genere
Rapporti sessuali e pianificazione delle nascite
. Ripresa dal padre, cela le letture sotto la sovraccoperta di Erben, raccogliendo la più viva approvazione del genitore. Tanto per spiegare il ruolo nefasto di certi scrittori…). Il cineasta e animatore ceco Jan Švankmajer riprende la fiaba di Erben, operando due fondamentali spostamenti. La storia del ceppo di legno adottato come bambino da una coppia sterile, prima animatosi e poi divenuto un mostro bulimico, viene spostata nella contemporaneità, nella piatta e stolida quiete di una famiglia della piccola borghesia ceca. Allo stesso tempo il carattere sanguinoso e crudele della fiaba popolare, edulcorato dai letterati ottocenteschi, viene ripristinato attraverso il filtro delle letture freudiane, da sempre frequentate dal regista surrealista. Il risultato è uno dei più felici nella trentennale carriera di questo cineasta di culto, sempre più incline a misurarsi con forme narrative maggiormente complesse del cortometraggio a lungo prediletto. Perciò Švankmajer abbandona in parte la violenza di determinati procedimenti di animazione, e ricorre in più occasioni alle strutture narrative dell’horror, distendendo maggiormente i tempi del racconto.

Otesánek
è innanzitutto la storia di una malattia, di una gioiosa e perversa deviazione dalla norma, come tutte le smodate e coltivate passioni dei
Cospiratori del piacer
e (1996): la malattia di una coppia borghese incapace di avere figli, che piano piano scivola verso la magnifica ossessione, il cui frutto è un ceppo animato. Švankmajer inserisce questa vicenda in un circuito figurativo ossessivo, in cui la nascita e la maternità vengono continuamente associate al tema del cibo e a quello della terra e della crescita; la ricorsività delle associazioni è improvvisa e inquietante, il loro principio perturbante. Lo stesso metodo formativo funziona anche sulla «creatura»: un ceppo di legno improvvisamente dotato di un unico orifizio, su cui si affacciano alternativamente occhi, denti, lingua, e probabilmente sfintere, in una compresenza incongrua di materiali davvero ripugnante. Ma
Otesánek
è pure la storia di una lotta tra principi interpretativi: da un lato la coppia di «cospiratori/genitori» e la bambina Alzbetka, l’unica a cogliere sapientemente l’orrore in atto; dall’altro un’ottusa e stolida società non meno mostruosa, impegnata a divorare canederli e zuppe, cioccolatini spermatici e boccali di birra. Una società già morta, pronta a fare da pranzo a quello strano bambino che è
Otesánek
… (
francesco pitassio
)

Operazione terrore

Suspense pura. L’impiegato di banca Remick è terrorizzato dall’estorsore assassino Martin. Ma l’agente federale Ford sta indagando sul caso. Realistico e distaccato. Convincenti le performance di Remick e Martin. Ottima la colonna sonora di Henry Mancini e buona la scelta delle location a San Francisco.

Omertà

Discreto film drammatico, in cui Tracy è un noto avvocato penalista che si pente del suo comportamento poco etico durante un processo. Occhio a Charles Bronson nei panni di uno dei fratelli di Campbell.

Occupation: Dreamland

Garrett Scott e Ian Olds hanno realizzato a Falluja un documentario sulla guerra tuttora in corso in Iraq ambientandolo in tre set: la città torrida e assolata con la sua quotidianità e i suoi pericoli, gli interni senza luce, la notte, delle case della popolazione civile visibili al verde delle telecamere a infrarossi e le camerate delle truppe.
In questi tre scenari si muovono i soldati che pattugliano, scherzano, fraternizzano, e via via si interrogano sul loro ruolo e sulla missione che stanno compiendo quando la situazione evolve in scontro e i loro amici cominciano (continuano) a morire.

Olympiadi di Tokyo, Le

Se siete così fortunati da vedere la superba versione originale di questo documentario sulle Olimpiadi del 1964, portate il giudizio a tre stelle e mezzo. Questa invece è la versione distribuita per l’uscita americana e quasi del tutto rovinata da un’insipida voce narrante; comunque, la copia originale di 170 minuti passò al New York Film Festival ed è disponibile in homevideo. CinemaScope.

Orwell 1984

Versione appropriatamente cupa, con un buon cast, del classico romanzo di Orwell, con Hurt nella parte del funzionario statale che si innamora illegalmente, la Hamilton nei panni della sua amante e Burton — eccellente nel suo ultimo lungometraggio — in quelli dell’ufficiale del partito che in qualche modo riesce a sembrare umano anche quando dà in pasto ai ratti i volti delle sue vittime. Superiore alla versione del 1956, anche se l’oppressiva tetraggine della seconda parte è effettivamente deprimente. Scenografie di grande effetto per il loro squallore.

Ora di New York, L’

Il soldato Walker, durante un permesso di due giorni a New York, nota l’impiegata Judy; passano la giornata insieme e si innamorano, incontrando il simpatico lattaio Gleason e l’ubriaco Wynn; piccola storia d’amore affascinante con una accattivante Garland. Ne esiste anche una versione colorizzata.

Once

Due ragazzi si incontrano per le strade di Dublino. Glen è un musicista di strada e Markéta una giovane madre arrivata in Irlanda dalla Repubblica Ceca. Lui è tormentato dal ricordo di un grande amore perduto e lei è sposata con un uomo lontano che non ama. Uniti dalla passione per la musica vivranno insieme una settimana che stravolgerà profondamente le vite di entrambi; scrivendo, provando e registrando canzoni.

 

Owning Mahowny

Un timido assistente “bank manager” di Toronto manipola i fondi bancari per foraggiare la propria dipendenza dal gioco d’azzardo. La sua paziente ragazza cerca di lasciargli spazio, mentre il gestore di un casinò di Atlantic City cerca di “decifrare” l’identità di questo nuovo enigmatico scialacquatore. Affascinante sguardo sia sull’industria bancaria che su quella del gioco d’azzardo, basato su una vicenda realmente accaduta nei primi anni Ottanta. Ogni personaggio — non importa quanto piccolo — è scritto in modo interessante e interpretato con colore. Una grande vetrina per il talento di Hoffman. Maurice Chauvet ha adattato il best-seller Stung di Gary Ross. Super 35.

Ogni ragazza vuol marito

Vivace commedia in cui una ragazza (Drake) ce la mette tutta per incastrare uno scapolo (Grant) e farsi sposare. Tone interpreta l’ingrato ruolo dell’altro uomo. La Drake ha effettivamente “catturato” Grant nella vita reale; i due si sposarono infatti poco dopo l’uscita del film. Esiste anche una versione colorizzata al computer.

Opera da tre soldi, L’

Acuta satira musicale sulle attività del vistoso gangster Forster, i suoi sgherri e i suoi antagonisti, con la Lenya da applauso nel ruolo di Jenny delle Spelonche. Dal testo teatrale di Bertolt Brecht, con la musica di Kurt Weill, adattato dall’Opera del mendicante di John Gay. Da allora, rifatto molte volte.