Operazione Crossbow

Durante la seconda guerra mondiale, i servizi segreti inglesi apprendono che la Germania è impegnata nella costruzione di armi sempre più sofisticate. Tre agenti britannici riescono ad infiltrarsi sotto mentite spoglie in una fabbrica tedesca dove la progettazione di un missile di micidiale potenza sta per essere ultimata. Film bellico senza infamia e senza lode, con qualche buona sequenza d’azione, ma anche non poche lungaggini. Poco più che una partecipazione speciale per la Loren. (andrea tagliacozzo)

Coraggio… fatti ammazzare

Quarto episodio della serie inaugurata nel 1971 da Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! di Don Siegel e incentrata sul trucido, impassibile e anarcoide ispettore di polizia di San Francisco Harry Callaghan (Callahan, nell’originale), Coraggio… fatti ammazzare , a dodici anni di distanza dal primo film, vede Clint Eastwood anche dietro la macchina da presa. Questa volta Callaghan si schiera espressamente dalla parte di una giovane assassina (Sondra Locke, all’epoca compagna dell’attore-regista) che sta eliminando, uno a uno, tutti i balordi che anni prima l’avevano violentata insieme alla sorella. La condivisione della giustizia privata, per Callaghan, si manifesta ora per via indiretta e acquista una connotazione femminista. Un film particolarmente attento ai recessi della psiche e dunque più complesso, poco lineare, ma anche assai ironico (straordinari i duetti tra l’ispettore e il piccolo cane mastino con cui si accompagna), nel quale si avverte chiaramente l’inconfondibile mano registica di Eastwood. (anton giulio mancino)

Il giustiziere della notte 3

Paul Kerey, riposta la sua pistola e smessi i panni dell’implacabile giustiziere, si trasferisce a New York. Quando il suo amico Charlie viene ucciso da tre teppisti, Paul, ritrovatosi casualmente sulla scena del delitto, è ingiustamente arrestato. Per uscire di prigione, accetta di ripulire dai criminali il quartiere di Belmont. I due precedenti episodi, in confronto a questo inutile e noioso seguito, sembrano un fulgido esempio di finezza cinematografica. (andrea tagliacozzo)

Trappola in alto mare

Con uno stratagemma, Strannix, ex agente dei servizi segreti americani, sale a bordo della Missouri, una corrazzata armata con missili nucleari, e con l’aiuto di un commando di pochi uomini ne prende possesso. Ma il cuoco, Casey Ryback, che anni prima si era distinto nella guerra del Vietnam, darà filo da torcere ai terroristi. Nonostante i limiti interpretativi (ed espressivi) di Steven Seagal, il film è veloce, divertente e ricco d’azione. Tommy Lee Jones tornerà a collaborare con il regista Andrew Davis l’anno seguente in Il fuggitivo, grazie al quale vincerà l’Oscar come migliore attore non protagonista. (andrea tagliacozzo)

Professione: assassino

Un killer professionista, al soldo di un’organizzazione criminale, riceve l’incarico di eliminare un boss della malavita. Eseguito il mandato, il killer decide di prendere con sé il giovane e cinico figlio della vittima per insegnargli i rudimenti del mestiere. Il film si distacca leggermente da altri dello stesso genere (compresi quelli interpretati dallo stesso Bronson) per un più approfondito studio psicologico dei personaggi. Tra i protagonisti figura Jill Ireland, seconda moglie di Bronson, stroncata nel 1990 da un male incurabile. (andrea tagliacozzo)

Nome in codice: Nina

Un’orrenda, patinata Hollywoodizzazione di Nikita, in cui una criminale punk (Fonda) viene reclutata dal governo statunitense per compiere una sparatoria in un ristorante Chi Chi di Washington (senza alcuna copia del Washington Post in vista). Non troverete una sola genuina emozione fino a quando compare Mulroney; e anche dopo, non molte di più.

Agente 007, Thunderball – Operazione tuono

La «Spectre», potente organizzazione criminale che ha ramificazioni in ogni parte del mondo, ricatta le Nazioni Unite minacciando di far esplodere due ordigni nucleari. L’agente 007 è l’uomo incaricato di impedire l’attuazione del diabolico piano. Qualche lungaggine di troppo, specie nel finale subacqueo, non intaccano più di tanto la quarta avventura di James Bond. Nel 1983 verrà realizzato un remake del film intitolato Mai dire mai, interpretato dallo stesso Connery. Oscar per gli effetti speciali. (andrea tagliacozzo)

A testa alta

The Rock fa ritorno a casa dopo otto anni di servizio militare e viene a conoscenza del fatto che la città è posseduta, chiusa e controllata da un suo vecchio compagno di scuola (McDonough) che ha aperto un casinò. Con l’aiuto di un “4×4” e di un amico fidato (Knoxville), decide di fare piazza pulita e di rimettere le cose a posto. Buford Pusser non si vede, ma il suo spirito “spacca-tutto-quello-che-trovi-sulla-tua-strada” è ancora vivo in questa rozza storiella, basata su una hit del 1973. Super 35.

Arma letale 4

Ecco nuovamente glti strambi poliziotti, questa volta alle prese con un boss criminale cinese e con crisi familiari a proposito di gravidanza e matrimonio. Le aggiunte di questa puntata: Rock, un poliziotto eccessivamente zelante, e Li, un cattivo formidabile. Il cast è così adorabile e l’energia che sprigiona così contagiosa che gli autori si fanno perdonare il peggio: una storia troppo lunga e incoerente, disseminata di sequenze sovraccariche d’azione. I fan della serie non rimarranno delusi; gli altri non c’è bisogno che si disturbino. Richard Libertini appare non accreditato. Panavision.

Entrapment

L’agente assicurativa americana Zeta-Jones convince il suo capo a lasciarla adescare l’imprendibile ladro d’opere d’arte Connery: nasce così una gigante caccia al ladro che si svolge tra Londra e Kuala Lumpur. Le due star si guardano sempre con piacere e la pellicola è ricca di scene d’azione da ginnasti, ma il tutto risulta piuttosto piatto. Connery ha collaborato nella produzione esecutiva. Panavision.

Point Break – Punto di rottura

A Los Angeles, il poliziotto dell’FBI Johnny Utha, appena giunto in città, indaga assieme al più esperto collega Angelo Pappas su una serie di rapine eseguite dalla stessa banda di criminali. Intuendo che i responsabili si nascondono tra i patiti del surf, Johnny s’infiltra nell’ambiente, entrando nel gruppo capeggiato dal mistico Bohdi. Un film d’azione apparentemente nella norma è portato a livelli stratosferici da una regia tiratissima, al cardiopalma, dal ritmo praticamente vertiginoso. Due, in particolare, le sequenze d’antologia: il lungo inseguimento tra Utha e Bohdi per le strade della città e il tuffo dall’aereo senza paracadute. (andrea tagliacozzo)

Rambo 2 – La vendetta

Saga action fumettone su un esercito di un uomo che va in Cambogia in cerca di soldati dispersi e scopre di essere stato gabbato dallo Zio Sam. Mai noioso, ma incredibilmente ottuso; se uno dovesse prenderlo sul serio, risulterebbe anche offensivo, dato che sfrutta le vere frustrazioni delle famiglie dei soldati dispersi in missione e dei veterani della guerra in Vietnam. Seguito da Rambo 3. Una nomination agli Oscar per gli effetti speciali.

Hellboy II – The Golden Army

Con la rottura di un’antica tregua tra l’umanità e i figli originari della Terra, sta per scatenarsi un putiferio. L’anarchico Principe degli inferi Nuadasi è stancato di secoli di rispetto e ubbidienza verso il genere umano. Trama di risvegliare un esercito di macchine assassine a lungo sopite per riavere quello che appartiene al suo popolo; tutte le creature magiche dovranno essere libere di aggirarsi di nuovo per il mondo. Solo Hellboy può fermare il tenebroso sovrano e salvare il nostro mondo dalla distruzione.

Prima di mezzanotte

Robert De Niro veste i panni di un ex poliziotto di Chicago, diventato cacciatore di taglie in California. L’uomo accetta di catturare un ragioniere che ha sottratto quindici milioni di dollari a un boss della droga, ma quando riesce ad acciuffarlo la sua missione viene ostacolata dall’FBI. Proprio come Beverly Hills Cop , diretto quattro anni prima dallo stesso Martin Brest, il film è una micidiale macchina da intrattenimento che ha il suo punto di forza nella perfetta fusione tra commedia e azione. Eccellente la prova di Charles Grodin, che riesce a tenere testa a un mostro sacro come De Niro. (andrea tagliacozzo)

Casino Royale

Ormai in pensione, James Bond è alle prese con intrighi internazionali complicatissimi, stangone belle e pericolose e un nipote degenere. Negli anni Sessanta, oltre a quelli di Blake Edwards e Richard Lester, si producevano un sacco di film dissacratori anche se non riusciti: operazioni autoreferenziali, piccole e grandi scoperte del camp (era di poco precedente il fondamentale saggio di Susan Sontag). Questa ad esempio è una pellicola assurda, scritta scavalcando un problema di diritti e diretta da cinque registi diversissimi uno dall’altro: tra i quali Val Guest, quello di Quatermass; il grande Huston, che aveva già fatto una cosa simile – ma più divertente – con I cinque volti dell’assassino ; il montatore e regista di western Robert Parrish… Senza dire dello script, cui mise mano anche Woody Allen (che, possiamo dirlo, fa il cattivo), o degli attori, da Orson Welles a Barbara Bouchet. Però che simpatia quel delirio, e che libertà dissennata e pop in questo film pur noioso e scombinato! (emiliano morreale) 

Pronti a tutto

A Philadelphia, un poliziotto viene trasferito per punizione nel quartiere più malfamato della città, dove si ritrova a collaborare con un collega nero. Dapprima in contrasto, i due finiscono per diventare amici. Film dall’intreccio debole e ormai risaputo (come se non si fosse mai vista la coppia di poliziotti che a forza di litigare finiscono per diventare amici). Criminalmente sprecato Forest Whitaker, che l’anno precedente aveva vinto il premio come miglior attore al Festival di Cannes con Bird di Clint Eastwood. (andrea tagliacozzo)

Die Hard: Vivere o morire

È l’inizio di un giorno di festa, il 4 luglio, ma il detective John McClane non ha molto da festeggiare. È reduce dall’ennesima discussione con la figlia adolescente Lucy e gli è appena stato assegnato l’incarico di rintracciare un giovane hacker, Matt Farrell, che deve essere interrogato dal FBI. Quando lo trova è ormai in corso un attacco alla vulnerabile infrastruttura informatica degli Stati Uniti, che sta progressivamente bloccando l’intero paese. Il misterioso artefice del piano è Thomas Gabriel, un nome conosciuto tra le forze di sicurezza dell’antiterrorismo che ha deciso di passare dalla parte dei cattivi.

Rogue – Il solitario

L’agente dell’ FBI Jack Crawford fa coppia fissa con il collega asiatico John Lone. Quest’ultimo, però, viene ucciso insieme con la sua famiglia da uno spietato e misterioso killer, detto Rogue il solitario. Jack comincia una caccia senza tregua all’assassino del suo amico, ma Rogue compare solo te anni dopo nel bel mezzo di una sanguinosa guerra di mafia tra i due boss Chang e Shiro. Quando si troverà faccia a faccia con il nemico, Crawford vedrà che niente è come sembra.

Solo

Solo è un androide che ha una crisi di coscienza quando disobbedisce a un ordine che avrebbe causato la morte di molti innocenti. Questo lo mette in rotta di collisione con i suoi creatori, in particolare un sadico colonnello. Ordinario action movie per fan del genere senza troppe pretese. Van Peebles è in realtà piuttosto affascinante nel ruolo del protagonista. Super 35.

Pazzi in Alabama

Racconto picaresco ambientato nel sud degli Stati Uniti attorno alla metà degli anni Sessanta: la Griffith, maltrattata dal marito, lo decapita e abbandona i suoi sette figli per andare a Hollywood a cercare fortuna e successo, portandosi dietro la testa del maritino in una cappelliera. Nel frattempo la sua nipotina si troverà a dover fronteggiare il razzismo. Questo film non riesce a tenere insieme le due storie parallele ma cattura la nostra curiosità. Lodevole debutto alla regia di Banderas, con la moglie perfetta per la sua parte. Super 35.

The one

Chiassoso e impacciato “action” d’arti marziali simile a un videogame. Jet Li fa la parte di un cattivo che imperversa ovunque in un universo parallelo, uccidendo i suoi alter ego e assorbendo la loro energia: il suo ultimo antagonista rimasto è un tranquillo avvocato di Los Angeles. Il momento clou della resa dei conti è fin troppo prevedibile. Super 35.

Hancock

Hancock è un supereroe imperfetto, dalla vita spericolata fatta di eccessi. Gli atti eroici di Hancock, che mostra sempre di avere delle buone intenzioni, gli permettono di portare a termine le sue missioni e salvare tantissime vite, ma sembrano sempre lasciare alle spalle danni notevoli. Per quanto possano essere grati al loro eroe locale, i cittadini di Los Angeles alla fine ne hanno abbastanza e si chiedono cosa hanno fatto per meritarsi tutto questo. Hancock non si preoccupa di quello che pensa la gente, fino a quando non salva la vita di un dirigente di una società di pubbliche relazioni, Ray Embrey, e così capisce di avere un lato vulnerabile.

Quiller memorandum

Buono lo script di Harold Pinter su un agente segreto americano che indaga su un movimento neonazista nella Berlino degli anni Sessanta. Risalta rispetto alla maggior parte dei film di spionaggio dell’epoca. Basato sul romanzo The Berlin Memorandum di Elleston Trevor (sotto lo pseudonimo Adam Hall). 

Kung Fusion

Nella Shangai anni’40 la vita è sconvolta dalle scorribande delle gang che si scontrano continuamente per il controllo del territorio. Tra le più temute c’è la Gang delle Asce che intimidisce i malcapitati che la incontrano con le lame affilate delle proprie mannaie. Due balordi, giunti in uno dei quartieri più poveri della città, il Vicolo dei Porci si spacciano per componenti della banda e ricattano un commerciante. La gente del quartiere si ribella al tentativo di estorsione dei due che cercano di impressionarli lanciando un segnale di richiamo per le Asce. Ol’inizio di infiniti scontri tra gli abitanti della zona e i membri della gang. Ma solo uno dei due impostori riuscirà a risolvere la situazione scoprendo in sé l’arte del Kung-Fu.

xXx

Xander Cage è un amante del brivido, un campione degli sport estremi che si diverte a sfidare le autorità. Dopo l’ennesima bravata, Xander rischierebbe la galera, se non fosse per Augustus Gibbons, dirigente della segretissima NSA (National Security Agency), che vuole servirsi di lui per una importante e rischiosa missione a Praga. Xander dovrà infiltrarsi tra le fila di un’organizzazione chiamata Anarchy 99 che minaccia di distruggere il mondo. Il film di Rob Cohen avrebbe potuto chiamarsi «007 per caso». XXX è infatti una versione coatta e pompata agli estrogeni della serie di James Bond. Ma al contrario della saga tratta dai romanzi di Ian Fleming, che da almeno venticinque anni sembra incapace di sfornare un prodotto decente (l’ultimo episodio veramente riuscito, La spia che mi amava, risale al 1977), questo simpatico spoof funziona, diverte e ha la saggezza di spingere il pedale sul versante dell’azione inventandosi alcune sequenze di notevole impatto spettacolare (memorabile per follia ed esecuzione quella della valanga). Certo, la vicenda è formulaica e in alcuni momenti sfiora l’idiozia, ma ha il film ha il merito di non prendersi troppo sul serio, di stemperare tutto nell’ironia e, una volta tanto, di fregarsene altamente della verosimiglianza, soprattutto nella costruzione coreografica degli stunt e delle scene d’azione. E poi può contare sul carisma di Vin Diesel, film dopo film sempre più sicuro e sfrontato. Asia Argento non sfigura, almeno come presenza scenica, anche se sarebbe curioso vederla nella versione inglese, in presa diretta, dato che l’auto-doppiaggio non sembra averle giovato. (andrea tagliacozzo)

Space Cowboys

Un gruppo di ex astronauti, ormai anziani e impegnati in tutt’altri lavori, viene richiamato in servizio. Un satellite russo infatti comincia a perdere colpi. Guarda caso, è molto simile a quello costruito da James Corbin (Eastwood), attualmente un ingegnere aerospaziale. Lui accetta di tornare nello spazio, ma solo con i suoi vecchi compagni di avventura… «Time’s clocking on and I’m only getting older.» è la battuta centrale, quella che condensa tutto il senso, doloroso, di Space Cowboys , l’ultimo capolavoro di Clint Eastwood che il Festival di Venezia onora con un Leone d’oro alla carriera strameritato (film, tra l’altro, accolto da un’inquietante freddezza al termine della proiezione serale per la stampa del 29 in Palagalileo…). In italiano la battuta (stando ai trailer che circolano già nelle sale) è diventata: «Ho 70 anni e il tempo vola». Che il cinema di Clint Eastwood fosse anche un appassionato studio sulle incrostazioni di tempo che si sedimentano sulle icone dell’immaginario americano è cosa che solo negli ultimi anni è saltata agli occhi anche dei più miopi. Ora non si tratta certo di reiterare la litania del «ve l’avevamo detto noi che Clint è un grande» perché Clint nel cinema contemporaneo c’è da sempre, a dispetto delle accuse di fascismo e di altre amenità del genere urlate dai poliziotti del «ideologically correct» (che fine avete fatto, bimbi?). Certo il riconoscimento a Clint nessuno ci impedisce di viverlo come una vittoria nostra, ossia di coloro che (per dirla con Tex) hanno sempre amato questa vecchia pellaccia che, dall’alto dei suoi 70, si scopre anche cantore della vecchiaia manco fosse la reincarnazione di Howard Hawks. Eastwood, frainteso frettolosamente come l’ultimo emissario della classicità americano (quasi come se questa fosse la virtù in grado di mondare gli ultimi residui di ambiguità contenutistiche che ancora aleggiano intorno al suo cinema), rappresenta semmai il vessillo problematico di una modernità conflittuale conquistata e praticata attraverso un’umiltà e un rigore formale aspro ontologicamente alieno da semplificazioni e frettolosità del tratto. Ogni film di Eastwood è stato in primo luogo la cronaca del corpo dell’attore messo in scena (anche negativamente, come nell’eccellente Mezzanotte nel giardino del Bene e del Male ) e la contemplazione del lavorio del tempo cui questo è fatalmente esposto. Space Cowboys in questo senso opera una specie di sortilegio performativo: ferma il tempo e offre al suo magnifico quartetto di eroi la possibilità, per una volta, di recuperare il tempo perduto (quasi una sorta di Proust redento dall’etica hawksiana del lavoro di squadra). Tutto il film si pone sotto questo tacito accordo: illudersi che il tempo possa essere fermato (l’utopia stessa del cinema, la mummia del tempo bloccato stando a Bazin…) e restituire il vigore a corpi ormai consunti (il cancro che divora il pancreas di Tommy Lee Jones/Hawk… ovvio: nomen omen). Il tempo del cinema eastwoodiano (e per traslazione del cinema americano) diventa inevitabilmente un tempo somatografico. Pur essendo cowboy dello spazio, il perimetro-set, il luogo narrazione del film è il corpo (e non sorprende che Eastwood/Corvin sia interrotto dagli inviati Nasa proprio durante un’effusione con la moglie: la riconversione dell’energia libidica fornisce inevitabilmente la motivazione desiderante per uscire fuori dal proprio corpo: perdersi nello spazio, rinascere …). Quasi come se fossero la segmentazione delle facoltà di un unico corpo, i quattro protagonisti si ritrovano ognuno dotato della propria specialità (ognuno estensione dei sensi ottusi dell’altro…). Ed è questo mutuo soccorso dei sensi e della carne a dire della modernità del film. Se il cinema non può fare a meno di registrare lo scorrere del tempo e quindi rivelare la finitezza dei corpi, allora non resta altro che giocare sino in fondo la carta del venir meno: ossia sedurre con la propria morte (Baudrillard) per giocare con i riflessi della finitezza dei corpi seduti in sala. Scambio di sguardi e tensioni che Space Cowboys realizza con una lucidità teorica realmente inquietante. Perché è proprio questo ciò che è in gioco: se il corpo-cinema finisce significa che il corpo-spettatore è giunto ormai nella sua fase terminale. Ciò che resta al cinema è pensare di sfuggire al suo essere tempo registrato per risognarsi corpo vergine riscattato dal tempo-durata. Ed è precisamente in questo snodo che Eastwood rivela la sua drammatica modernità: la sua lucida consapevolezza di cantore della fine come esserci perenne per la morte. Ma senza acredine alcuna: con la serenità di chi sa che la morte può essere filmata, un poco alla volta, che noi siamo già, inevitabilmente, la nostra morte… Senza per questo escludere che tutto sia già accaduto da qualche parte (dove?…) e che il cinema stesso non sia altro che il sogno del tempo di un rimbaudiano astronauta addormentato in una valle della Luna, sperduto da qualche parte nello spazio, a raccontarci una storia che comunque non ci stancheremo di ascoltare…. (giona a. nazzaro)

Mission: Impossible

Ingegnoso adattamento in chiave moderna delle vecchie serie televisive di spionaggio segreto, riempito di innovazioni high-tech. L’agente segreto Cruise deve capire cosa è andato storto durante un’importante missione a Praga per stanare i responsabili. Il film perde grinta più volte, per risollevarsi alla fine con un travolgente inseguimento in treno ed elicottero. Le indimenticabili musiche per la televisione di Lalo Schifrin vengono riprese e amplificate di molti decibel. Cruise ha partecipato alla produzione esecutiva. Emilio Estevez compare non accreditato. Con due sequel. Panavision.

Squadra d’assalto antirapina

Le autorità di una cittadina americana, preoccupate per l’improvviso aumento della criminalità, decidono di ingaggiare un ex combattente del Vietnam (Kris Kristofferson) per ristabilire l’ordine. Ma questi, invece di assolvere al suo compito, cerca abilmente di sfruttare la situazione. Veloce e godibile gangster movie realizzato a basso costo da un autore sempre interessante come George Armitage. (andrea tagliacozzo)

Agente Cody Banks 2 – Destinazione Londra

L’agente segreto più giovane della storia è tornato per una nuova avventura, stavolta ambientata in Inghilterra. Anderson fa da spalla, ma il suo è un ruolo talmente ovvio che i momenti divertenti scarseggiano. Muniz e la Spearrit sono vivaci e pieni di vita, ma la trama è di una banalità sconcertante. P.S.: Fra i produttori ci sono anche Madonna e Jason Alexander! Panavision.

Arma Letale 3

L’agente Roger Murtaugh della polizia è ormai prossimo alla pensione e vorrebbe godersi in tranquillità i suoi ultimi giorni di servizio. Il collega Martin Riggs lo coinvolge, invece, in una rischiosa indagine durante la quale si ritrovano a collaborare con una intraprendente agente in gonnella, Lorna Cole. Leggermente inferiore agli altri episodi della serie, anche se rimane un gradino al di sopra di tanti film d’azione americani. Comunque, ancora divertente. La fotografia del film è curata da Jan De Bont, due anni più tardi regista del fortunatissimo Speed. (andrea tagliacozzo)

Sfida senza regole – Righteous Kill

Dopo trent’anni di lavoro di squadra al Dipartimento di polizia di New York, i pluridecorati detective Turk e Rooster (De Niro e Pacino)non sono ancora pronti per la pensione. In città, sono stati assassinati dei presunti criminali. La polizia è certa che si tratti di un serial killer, perché lascia poesie sui cadaveri a motivazione del suo gesto.

La recitazione classica dei due mostri sacri (che finalmente condividono le stesse inquadrature dopo essersi sfiorati in Il Padrino – Parte II e Heat – La sfida) non basta per dimenticare la banalità della sceneggiatura crepuscolare di Russell Gewitz. E la disparità prpgressiva di tempo trascorso da uno dei due protagonisti telefona la sorpresa finale nel peggiore dei modi.

 

 

La figlia del generale

Travolta è un investigatore militare che scopre più di quel che avrebbe immaginato nell’indagare sull’assassinio della figlia capitano di un famoso generale. Mentre emergono le prove di uno scandalo ben maggiore, diventa chiaro che l’esercito vuole insabbiare tutta la faccenda. Scorrevole, sebbene la storia (ricavata dal best seller di Nelson DeMille) sia piuttosto macchinosa. Panavision.

Chopper

Biografia romanzata del criminale Mark “Chopper” Read, che uccide alla minima provocazione e poi si mutila, e che in qualche modo è diventato un eroe culto. Gli eccessi da far accapponare la pelle possono risultare ripugnanti, ma è fuori discussione l’agghiacciante interpretazione di Bana (fino ad allora meglio conosciuto come attore comico) nel ruolo principale. Il film mette in scena il più sanguinolento taglio di orecchie dopo Le iene.

Ultimi bagliori di un crepuscolo

Instabile ufficiale dell’aeronautica americana si impadronisce di un impianto missilistico e minaccia di dare inizio alla terza guerra mondiale se il governo statunitense non chiarirà la sua passata politica nei confronti del Vietnam. Buono, anche se troppo lungo. Tratto dal romanzo Viper Three di Walter Wager.

Memore della fantapolitica degli anni Sessanta, Aldrich confeziona un dramma un po’ tardivo sull’etica del potere: non possiede l’efficacia dei suoi modelli (Frankheimer) ma ha piglio asciutto e giusto sdegno, aiutato da un cast stellare. Impennata per il magnifico finale tragico.

Attacco al potere

Alcuni terroristi fanno esplodere bombe per tutta New York, mettendo in ginocchio la città e spingendo così all’imposizione della legge marziale, che prevede campi di concentramento per tutti gli arabi, stranieri e cittadini. Ben presto, il generale in carica (un Willis di cartone) inizia a comportarsi come un tiranno, scontrandosi con un ispettore dell’Fbi (Washington) e con un’agente della Cia (Bening: entrambi eccellenti). Ben fatto e ricco di suspense. Super 35.

Stealth – Arma suprema

Riproposizione in chiave militaresca e catastrofistica del tema della ribellione delle macchine ai loro costruttori già ampiamente sfruttata da 2001: Odissea nello spazio in poi. In un futuro non troppo lontano, la Marina degli Stati Uniti mette a punto un nuovo aereo della classe Stealth, invisibile ai radar, dotato di un’intelligenza artificiale a bordo in grado di pilotare il caccia in maniera pressoché autonoma. EDI è il suo nome. I piloti Ben Gannon (Josh Lucas), Kara Wade (Jessica Biel) ed Henry Purcell (Jamie Foxx) sono incaricati di una missione segretissima atta a testare il nuovo velivolo. Tutto procede secondo i programmi, fino a quando EDI non decide di ammutinarsi, prendere il controllo dell’aereo e scatenare un terribile conflitto termonucleare.

Mortal Kombat

Shou, Ashby e la Wilson partecipano a una competizione di arti marziali dal cui risultato dipendono le sorti della terra. Gli elaborati effetti speciali e la straordinaria scenografia non bastano per sostenere un soggetto debole, una recitazione singhiozzante e dei personaggi ridicolmente inconsistenti. Un susseguirsi di combattimenti, come ci si può aspettare da un film ispirato a un video gioco. Seguito da un sequel.

Nikita – Spie senza volto

La premessa intrigante, un giovane ameicano di Phoenix che scopre che i genitori sono agenti segreti sovietici, non riesce a decollare in questo thriller a tratti coinvolgente ma nel complesso confuso. Potier aggiunge qualche scintilla nei panni di un agente dell’Fbi.

Postal

Un giorno nella vita di Postal Dude, a zonzo nella ilare cittadina di Paradise. Proprio quando il nostro eroe pensa di aver raggiunto il fondo, le cose iniziano ad andare peggio. Dopo aver sopportato le angherie della moglie, dopo un disastroso colloquio di lavoro, dopo un viaggio umiliante all’ufficio di collocamento, Dude si ritrova nella comune di zio Dave – praticamente l’ultima spiaggia. Nonostante sia il capo di una promiscua setta religiosa, anche Dave è in difficoltà finanziarie. È così che Dude e Dave si alleano per mettere illegalmente le mani su qualcosa di prezioso: le bambole Krotchy! Sfortunatamente per loro i talebani, meglio equipaggiati e meglio organizzati, hanno deciso di riunirsi proprio a Paradise, e per motivi assai più sinistri -almeno in apparenza. Le cose iniziano a sfuggire di mano quando Osama Bin Laden è costretto a chiamare il suo fraterno amico George W. Bush come copertura. Dude imparerà che non c’è nulla di più edificante che lasciarsi andare a violenza e distruzione, quando non si ha più nulla da perdere. E soprattutto apprenderà che non c’è nulla che una sana esplosione nucleare non possa risolvere!

Grissom Gang – Niente orchidee per Miss Blandish

Bizzarro thriller da fumetto estremamente violento ambientato negli anni Venti. Un’ereditiera (Darby) viene rapita da una famiglia di bavosi e grotteschi personaggi il cui capo (Wilson) comincia a innamorarsi di lei. Molto divertente se si apprezza il senso dell’umorismo di Aldrich; in caso contrario, resta un solido film d’azione. Remake della pellicola inglese del 1948 Niente orchidee per miss Blandish.

Amici x la morte

Un branco di cattivi e i loro rivali quasi altrettanto malvagi sono impegnati nel recupero di alcuni diamanti neri, molto ambiti per il fatto di avere la forma di caramelle extralarge. Purtroppo la maggior parte degli attori sembra essere perlopiù attenta ai dati demografici del proprio pubblico, estremamente variegato. La Union è presente per quei profili demografici che amano vedere donne semi-nude, ma anche questi voyeur potrebbero avere qualche problema con una sceneggiatura su diamanti con potenzialità nucleari. Il colletto di DMX dà l’impressione di poter ricevere partite di baseball non professionistiche da Radio Havana… 

Con Air

Megafilm megastupido, ambientato a bordo di un aeroplano della polizia pieno di efferati criminali e di una manciata di prigionieri in libertà vigilata: tra questi ultimi c’è Cage, che era stato ingiustamente incarcerato. Una volta che l’aereo è decollato, i cattivi raggirano la sorveglianza e hanno la meglio. Alcuni buoni attori non possono fare di meglio con una sceneggiatura così insulsa, anche se zeppa di esplosioni e numeri acrobatici. Due nomination all’Oscar per il sonoro e la miglior canzone.

Poliziotto speciale

Baldwin è fuori parte nel ruolo di Bo Dietl, rinnegato detective del dipartimento di polizia di New York degli anni Ottanta, che in questo ritrito resoconto iper-drammatizzato delle sue eroiche imprese — basato sul suo “romanzo autobiografico” — resiste agli odiosi federali che gli stanno addosso perché tiri fuori dal buco il suo migliore amico d’infanzia, ora divenuto un boss della mafia. Violenza e turpiloquio senza fine sono l’unica differenza tra questo film e un comunissimo episodio di una serie poliziesca tv.