Una calibro 20 per lo specialista

Esordio nella regia di Cimino e uno dei più bei road-movies degli anni Settanta, se non uno dei più bei film americani del decennio tout court. Affogato in tramonti e stradoni, malinconico senza un’ombra di retorica, è figlio legittimo del miglior Penn e del miglior Peckinpah. Ma al barocco preferisce l’epica, la precisa volontà di raccontare una nazione. Il cinema degli anni Settanta sarà anche stato anti-hollywoodiano, ma è stato dominato (molto più che quello dei decenni successivi) dalla volontà di rileggere globalmente le radici di un paese. Ed è stata anche l’ultima volta in cui si sono fatti seriamente i conti con i generi, prima del citazionismo postmoderno. In questa storia di banditi in fuga che recuperano il bottino e cominciano a diffidare l’uno dell’altro, la sceneggiatura è di perfetta solidità e consente alla regia gli slanci lirici esatti. Decadenza e nostalgia non è per Cimino deragliamento e caos: c’è una sorta di classicità antihollywoodiana, di epica della decadenza, di precisione della fine. Nomination all’Oscar per Jeff Bridges. (emiliano morreale)

Nome in codice: Broken Arrow

Un action movie straordinariamente stupido su un pilota della Air Force, addetto alla sicurezza nazionale, e dotato di un equipaggiamento super tecnologico, che decide di far precipitare un aereo americano in mezzo allo Utah, custodendone l’armamento nucleare per il riscatto. Ma non ha tenuto conto del giovane co-pilota (Slater) e di un ranger (Mathis) che si è unito a quello nel tentativo di ostacolarlo. Carico degli effetti speciali che ci si aspetterebbe in un film d’azione di Woo, ma il cattivo sopra le righe di Travolta è monotono, e la continuità dell’azione, oltre che la sua credibilità, inesistente. Doveva proprio essere così insulso?

Cobra

Marion Cobretti, detto il Cobra , è un agente antiterrorismo dalle maniere forti che la polizia di Los Angeles impiega solo per missioni impossibili. Questa volta deve proteggere una fotomodella, testimone oculare di un delitto commesso da una banda di maniaci. Brigitte Nielsen, all’epoca moglie di Stallone, è l’avvenente testimone da difendere. Film d’azione diretto con mano pesante da Pan Cosmatos. L’anno precedente, il regista aveva collaborato con Stallone in Rambo 2. (andrea tagliacozzo)

Delitto di polizia – Phoenix

Uno sbirro dell’Arizona con dipendenza dal gioco (Liotta), nei debiti fino al collo col suo allibratore, organizza un colpo con tre suoi compagni sbirri corrotti per derubare un pescecane di strozzino locale, ma naturalmente le cose si svolgono nella tipica maniera da B-movie. Questo neo-noir realizzato con stile vanta un cast superiore ma è affondato da personaggi riprovevoli e da uno script deprimente per quanto derivativo, post-moderno e tarantiniano. Ha debuttato sulla tv via cavo un anno prima dell’uscita nelle sale nel 1998. Panavision.

A 007, dalla Russia con amore

In Turchia, James Bond deve recuperare un prezioso decifratore universale caduto nelle mani dei servizi segreti sovietici. L’apparecchio interessa anche alla Spectre, una pericolosa organizzazione criminale. Secondo film della serie, uno dei più avvincenti nonostante il ritmo non sia poi così elevato. Terence Young aveva già diretto il precedente episodio, Licenza di uccidere . (andrea tagliacozzo)

Il volo della fenice

Un incidente aereo costringe un gruppo di uomini a rimanere bloccati nel deserto del Sahara; il film evita i cliché nel far montare la tensione fra gli uomini. Stewart nei panni del capitano e Attenborough in quelli del navigatore spiccano in un cast generalmente buono.

Dal romanzo omonimo di Elleston Trevor, un’avventura fluviale che sembra anticipare di due anni Quella sporca dozzina. Peccato che la filosofia spicciola manchi di spessore, mentre i personaggi sono troppo manichei. Bellissimi i titoli di testa, fatti su nervosi fermi-immagine. Rifatto nel 2004.

Beverly Hills Cop – Un piedi piatti a Beverly Hills

Brillante miscela di comicità e azione, veicolo della definitiva consacrazione di Eddie Murphy, in quegli anni il divo più pagato di Hollywood. Axel Foley è un esperto ma indisciplinato poliziotto di Detroit. L’omicidio di un suo caro amico lo porta a Beverly Hills, sulle tracce dell’assassino. Lo stesso personaggio tornerà in due seguito: il primo, dell’87, diretto dal mediocre Tony Scott; il secondo, più divertente e personale, realizzato nel ’94 da John Landis. Il regista Martin Brest farà ancora meglio qualche anno dopo, realizzando Prima di mezzanotte con Robert De Niro. (andrea tagliacozzo)

Solo due ore

Il detective di mezz’età Jack Mosley non se la passa bene. Una gamba malandata e una dipendenza dall’alcool lo hanno fiaccato nello spirito e nell’aspetto. Con addosso ancora i postumi di una sbornia, sta per tornare finalmente a casa a fine turno ma, suo malgrado, viene incaricato di scortare un testimone in tribunale, entro e non oltre le 10, a sedici isolati dal Distretto in cui si trova. Sono le 8.02 e in una ventina di minuti dovrebbe cavarsela. Ma Jack ignora che Eddie Bunker, il teste affidato alla sua custodia, deve deporre contro un altro poliziotto, il quale non ha nessuna intenzione di far arrivare l’uomo vivo davanti al Gran Giurì. 

Bad Boys

Action movie ambientato a Miami, protagonisti due poliziotti — uno è sposato con figli, l’altro invece si gode la sua vita da scapolo — costretti a fingere l’uno di essere l’altro. Il film segna il ritorno dei produttori Don Simpson e Jerry Bruckheimer al genere baracconesco che li ha resi celebri. Obiettivo raggiunto anche grazie alla performance della Leoni, ottima nei panni della testimone protetta dai due agenti. Peccato solo per la durata eccessiva: sarebbe bastata mezz’ora, e invece sono ben due. Con un sequel.

Death Race

In un futuro molto vicino la tv, come il mondo, si è fatta estremamente violenta. Ora va di moda una gara automobilistica estrema in cui i partecipanti sono dei detenuti per omicidio. Automobili truccate, brutti ceffi in gabbia e co-piloti in gonnella si uniscono in una super reality chiamato Death Race. Le regole sono semplici: vinci cinque gare e ti guadagni la libertà.

Jensen Ames (Jason Statham) è un ex piolota NASCAR finito dentro per aver commesso un presunto omicidio: il massacro della sua famiglia. Obbligato ad indossare la maschera a Frankenstein, uno dei preferiti del pubblico di Death Race, ad Ames viene chiesto di scegliere tra due semplici opzioni dalla spietata Warden Hennessey: infilarsi la tuta e gareggiare o non rivedere mai più suo figlio.

Odissea tragica

Intenso dramma con il soldato americano Clift che si prende cura del sopravvissuto ai campi di concentramento Jandl nella Berlino del dopoguerra, mentre la madre del ragazzo lo cerca in tutti i campi profughi. Splendidamente recitato e diretto; Richard Schweizer e David Wechsler vinsero un Academy Award per il miglior soggetto e Jandl un premio speciale per l’eccezionale prova giovanile. Esiste anche in versione colorizzata al computer. Nomination alla regia anche per Zinnemann.

Miami Blues

Junior Frenger non è solo un ladro e un assassino. È anche uno psicopatico. Appena arrivato a Miami, riduce in pessime condizioni un agente della omicidi, Hoke Moseley, al quale sottrae sia il distintivo che la pistola. Il criminale, che per compiere le proprie imprese si spaccia per poliziotto, si unisce a una ragazza infantile e sbandata. Il film, curioso e atipico, è prodotto da Jonathan Demme: la sua influenza si nota da come la storia riesce a passare con disinvoltura dal grottesco al noir. Ottime le caratterizzazioni dei personaggi. (andrea tagliacozzo)

La foresta dei pugnali volanti

Nell’anno 859 d.C., la dinastia Tang volge al declino, l’imperatore è impotente di fronte alla corruzione e il malcontento popolare dilaga. Tra le sette che si oppongono al potere la più temuta è l’Alleanza dei Pugnali Volanti, imprendibili guerrieri che si nascondono nelle foreste e rubano ai ricchi per dare ai poveri. L’imperatore vuole la testa del nuovo capo; i due capitani della contea di Feng Tian, Leo (Andy Lau) e Jin (Takeshi Kaneshiro), sperano di arrivare a lui tramite la figlia dell’ex capo, la bella Mei (Zhang Ziyi), che si dice faccia la ballerina nella locale casa di piacere. Il piano è arrestarla cosicché Jin possa mettere in scena una finta liberazione, guadagnarsene la fiducia a farsi portare nel covo dei nemici.
Per chi crede che il genere wuxia (cappa e spada all’orientale) sia superficiale e ingenuo; per chi crede che, visto il deludente esito del suo recente Hero, il più celebrato regista cinese non sia tagliato per quel genere di film; e per chi, più malizioso, crede che noi occidentali abbiamo un debole per il risultato visivo di tali opere ma non possiamo comprenderne rimandi e sottigliezze culturali… ebbene tutti costoro devono ricredersi davanti all’ultimo lavoro di Zhang Yimou, facile come una fiaba ma non banale, struggente e romantico come un melodramma eppure imprevedibile, sontuoso spettacolo visivo mai fine a se stesso.
Zhang Yimou mischia le regole del genere e le aspettative a ogni scena: usa i combattimenti – immancabile quello tra i bambù, in omaggio a A Touch Of Zen e La tigre e il dragone, ma ancor più innovativo e aereo – per sottolineare svolte emotive (la conferma di un innamoramento reciproco, o la rabbia di un amore tradito); nel volo mirabolante delle lame nell’aria amplifica la tragedia latente; fa del vuoto d’uomini (i combattimenti sono rari e mai di massa) e della natura compassionevole quasi il quarto protagonista, per rendere senza tempo il valore tragico dei suoi eroi. E come in ogni dramma amoroso, tutti perdono (o perché muoiono o perché dannati dalle loro colpe), e l’unica redenzione per chi resta (o guarda) è nell’amaro sapore dell’ineluttabilità del tragico, che copre tutto come un manto di neve (vedere per capire).
Grande conferma dello Zhang Yimou di sempre, ieratico nello sguardo (e la splendida foresta ucraina dove ha girato gli fa da spalla), lucido nei contenuti e leggero nel tocco. E qui la leggerezza è esaltante, non solo per le coreografie degli scontri (di Tony Chiung Siu-Tung) tanto eleganti quanto realisticamente marziali, non solo per l’evoluzione della storia (con un chiaro debito shakespeariano), ma soprattutto per il pudore sensualissimo che accompagna gli amanti a ogni passo. Perfetto il cast, musica di Shigeru Umebayashi (il prediletto di Wong Kar-wai) che qui non sforna motivi indimenticabili ma comunque efficaci. Un vero godimento per gli occhi e il cuore. (salvatore vitellino)

I mercenari – The Expendables

Barney Ross è un uomo che non ha niente da perdere. E’ coraggioso, privo di emozioni, è lui il capo, il saggio e lo stratega di questa banda che vive ai margini della società, una banda di uomini uniti da un forte legame. Le uniche cose cui è legato sono un camioncino, un idrovolante e la squadra di mercenari moderni composta da Lee Christmas, ex SAS ed esperto di qualsiasi arma dotata di una lama, Yin Yang, maestro di Close Quarter Combat, Hale Caesar, che conosce Barney da 10 anni ed è uno specialista di armi a canna lunga, Toll Road, grande esperto di demolizioni considerato come l’intellettuale del gruppo e Gunnar Jensen, veterano del combattimento ed esperto cecchino, in lotta con i suoi ‘demoni’ personali.

Il misterioso Church offre a Barney un lavoro che nessun altro accetterebbe e Barney e il suo team di ‘sacrificabili’ si avviano perciò ad intraprendere quella che apparentemente sembrerebbe una normale missione: deporre il Generale Gaza – il dittatore assassino dell’isola di Vilena – e porre così fine agli anni di morte e distruzione inflitti sul suo popolo. Nel corso di una missione di ricognizione nell’isola di Vilena, Barney e Christmas incontrano il loro contatto Sandra ma quando le cose si mettono male, sono costretti a scappare e ad abbandonare Sandra al suo destino e quindi ad una sicura condanna a morte. Ossessionato dall’idea di aver fallito la missione, Barney convince il team a far ritorno a Vilena per salvare l’ostaggio e portare a termine il lavoro. E, forse, anche per salvare un’anima: la sua.

Ferite mortali – Exit Wounds

Deprimente film d’azione con un Seagal non più giovane, ma sempre in forma, che recita la parte di un poliziotto alle prese con colleghi corrotti. Il rapper DMX è un misterioso spacciatore. Tutto molto familiare e scontato, ma il target di pubblico potrebbe non accorgersene.

Arma letale 2

Tornano Martin (Mel Gibson) e Roger (Danny Glover), i sergenti di polizia protagonisti del primo episodio di Arma letale . I due sono incaricati di guardare le spalle a un supertestimone. Impresa non facile, perché questi, ex trafficante di droga, è nel mirino di un’organizzatissima banda di spacciatori sudafricani. Riuscito cocktail di umorismo e azione, realizzato dallo stesso produttore dell’ottimo Trappola di cristallo . Divertente Joe Pesci, in ruolo di contorno ma fondamentale nell’economia del film (non a caso l’attore tornerà nei panni di Leo Getz anche nei due successivi episodi). (andrea tagliacozzo)

Il giustiziere della notte

Manipolazione del pubblico ai massimi storici: la moglie e la figlia di un uomo d’affari (Bronson) vengono selvaggiamente stuprate; la moglie muore, trasformando così il pacato borghese Bronson in un giustiziere per le strade di New York. Spaventoso, ma irresistibile. Un travisamento del romanzo di Brian Garfield, nel quale farsi giustizia da sé non costituisce la soluzione ma un nuovo problema. Musiche di Herbie Hancock. Uno degli aggressori è Jeff Goldblum, al debutto. Con quattro sequel.

Scommessa con la morte

Quinta volta di Clint Eastwood nei panni dell’ispettore Callaghan. Alcuni omicidi insoluti sembrano in qualche modo collegati a un gioco televisivo a premi. Callaghan, con l’aiuto di un’intraprendente giornalista televisiva, si mette sulle tracce dell’assassino. Il peggiore della serie, ma con almeno una sequenza da antologia: l’inseguimento tra l’auto di Callaghan e un’automobilina radiocomandata carica di esplosivo. Grande, come al solito, Eastwood. (andrea tagliacozzo)

Fearless

La storia di Huo Yuan Jia, il più famoso combattente cinese del XX secolo, considerato l’incarnazione stessa delle arti marziali. Nonostante il padre lottatore non voglia che il figlio segua la stessa strada, Huo Yuan Jia si allena duramente e da timido ragazzino diventa un lottatore sicuro di sé. Fino al giorno in cui uccide accidentalmente un maestro durante un incontro. L’evento ha conseguenze tragiche per la sua famiglia e Huo comincia a vagare per la Cina. Migliorerà le proprie tecniche di lotta e scoprirà che la vera essenza delle arti marziali non risiede nella violenza, sviluppando una nuova, elegante tecnica di combattimento. La sua abilità verrà messa alla prova nel corso di uno spettacolare incontro.

Vertical Limit

Un ricco magnate coinvolge la guida più abile del momento e un’avvenente e promettente alpinista per scalare la vetta più difficile del mondo. L’ostinazione del ricco porta i tre alla rovina: scampati per miracolo a una valanga, bloccati in un crepaccio, devono attendere l’arrivo dei soccorsi. Dopo le pareti verticali di Cliffhanger , ecco i ghiacciai sterminati e gli insidiosi crepacci del K2, la montagna più ardua della Terra, capace di sommare difficoltà alpinistiche elevate ai disagi dell’altitudine degli «ottomila». Peccato che dell’impresa reale poco o nulla resti. A partire dal prologo, in puro stile Mission: Impossible 2 , per arrivare al campo-base della spedizione, attrezzato come per il party più alto del mondo, ogni presunta verosimiglianza viene abbandonata: fedele alla strategia di ogni blockbuster, Vertical Limit non adatta il suo racconto all’ambiente scelto ma sfrutta, con spirito colonizzatore, l’alta montagna per innestarvi le sue figure acrobatiche e le sue soluzioni surreali. Abdicando a ogni tentativo di suspense, l’arrampicata si riduce a una corsa a ostacoli, dove il tempo, l’altitudine (che produce embolie molto simili a virus, per la velocità con cui sopraggiungono e scompaiono), la montagna (con l’aggiunta di una zavorra alla nitroglicerina) fanno da sfondo. In primo piano restano le figure seducenti dei ballerini d’alta quota. I due recenti vincitori del K2, i valdostani Abele Blanc e Marco Camandona, mi hanno confidato: «Sopra gli ottomila non c’è ripresa che tenga: il miglior alpinista sembra un goffo e lento principiante. L’unica soluzione, per restituire il senso dell’impresa, sarebbe portare l’aria della sala cinematografica a una rarefazione simile a quella degli ottomila. Se non che l’80% dell’audience sverrebbe…». Come a dire: il segreto degli ottomila c’è, ma non si vede. Splendido e ultimo rifugio dell’universo della pratica nei confronti di quello virtuale della riproduzione. (carlo chatrian)

L’uomo nel mirino

In una cittadina dell’Arizona, l’agente Ben Shockley riceve dal capo della polizia l’incarico di scortare una prostituta, testimone per un processo di poca importanza. Presa in consegna la donna, il poliziotto si ritrova inspiegabilmente braccato dai suoi colleghi. Un film d’azione decisamente atipico, in cui Eastwood ricopre il ruolo di un poliziotto tutt’altro che intelligente e infallibile, l’esatto opposto del granitico ispettore Callaghan. A suo fianco, tra l’altro, ha una donna dal carattere forte e risoluto (ben interpretata da Sondra Locke, all’epoca compagna anche nella vita dell’attore-regista) che finisce ogni volta per tirarlo fuori da guai. Straordinaria la sequenza finale dove il pullman con a bordo i due protagonisti viene letteralmente crivellato dai poliziotti della città di Phoenix. (andrea tagliacozzo)

Elektra

Elektra è una donna giovane, bella e ricca, che si guadagna da vivere uccidendo: dopo essere stata cacciata dal tempio in cui si trovava per imparare l’antica arte del ninjitsu, è diventata un’implacabile assassina a pagamento, famosa in tutto il mondo. Elektra è dura e feroce, ma tormentata nel profondo: è ossessionata dalla morte violenta della madre, che l’ha resa orfana in tenera età; la sua vita sembra dunque una spirale di violenza senza via d’uscita. Ma il destino la porterà a combattere per proteggere qualcuno a cui è legata: Mark e Abby Miller, padre e figlia in fuga dagli assassini ninja del potente clan della Mano. Durante la sua lotta, Elektra rincontrerà il suo anziano maestro Stick ma soprattutto, ritroverà la capacità di provare amore, e con esso la sua umanità perduta.
Le pellicole che ruotano intorno al mondo dei supereroi della casa editrice americana Marvel confermano un andamento altalenante. Elektra è certamente una di quelle di livello più basso: nell’insieme regge il confronto solamente con The Punisher, forse il peggiore di tutti, e con Daredevil, di cui è uno spin-off.
In effetti, il film è un miscuglio di elementi più o meno già visti. Qualche buona scena di combattimento con immancabili effetti di ralenty tipo The Matrix e una buona caratterizzazione dei «cattivi» non riescono a salvare un prodotto troppo povero, soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura: emblematico l’esempio della storia d’amore fra Elektra e Mark Miller, scontata e comunque male inserita all’interno dello svolgersi della vicenda.
A volte il film sembra addirittura vicino ad un prodotto per la TV o per l’home video: forse a causa di un regista, Rob Bowman (X-Files), e di alcuni attori, come Goran Visnjic (E.R.), provenienti dal ricco filone dei serial televisivi e incapaci di fare il salto di qualità verso il grande schermo.
In definitiva, Elektra non scontenterà troppo gli appassionati di supereroi e neanche chi ha amato Daredevil. Tutti gli altri probabilmente finiranno per chiedersi cos’altro avrebbero potuto fare con i soldi del biglietto. (michele serra)

Hard Boiled

La storia stilizzatissima e ultraviolenta di un ispettore di polizia (Yun-fat) che si allea con un misterioso sicario (Leung) per sgominare una gang di trafficanti d’armi. I soliti cliché sulla vendetta e l’amicizia virile costituiscono l’innesco di un’esplosione di scene d’azione incredibili, sanguinarie, divertenti e ipnotiche. Yun-fat, come eroe tutto d’un pezzo, è perfetto; il regista Woo (anche autore del soggetto) compare nel ruolo di un barman.

L’ultimo contratto

Un killer professionista mescola affari e piacere quando va a una rimpatriata coi compagni di liceo di dieci anni prima mentre è in servizio… ma la ragazza che ha lasciato e tutti i suoi amici vogliono sapere perché e come è scomparso. Cusack ha partecipato alla stesura dello script e ha co-prodotto questa tagliente commedia nera, colma di dialoghi alla moda e molto sicura di sé. Ma la violenza all’apice del film lascia un cattivo sapore e indebolisce la commedia.

Blade II

Il nostro eroe-vampiro si allea con i suoi più acerrimi nemici, contro una terribile banda di mutanti. Chi ha apprezzato il primo Blade, non potrà nascondere il suo disappunto: il film finisce la benzina sorprendentemente presto, forse perché deve essere sostenuto esclusivamente dall’azione e dagli effetti speciali, lasciando abbandonati a se stessi la storia e i personaggi. Co-prodotto da Snipes. Con un sequel: Blade: Trinity.

Anno 2000, la corsa della morte

“Action movie” ironico e irriverente su una società futuristica in cui lo sport nazionale sono le corse automobilistiche senza regole: i punti vengono assegnati in base al numero di persone investite. Ritmo e divertimento, corredati da un eccessivo gusto splatter. Seguito da I gladiatori dell’anno 3000.

A Better Tomorrow II

Dove sono iniziati i contrasti tra John Woo e Tsui Hark. Dove John Woo ha cominciato a porsi come Autore, e a sfoggiare consapevolmente il suo trade mark. Ralenti, montaggio caleidoscopico, accelerazioni improvvise. Il massacro finale di mezz’ora è un non plus ultra dell’action di tutti i tempi, superato solo da Hardboiled . Il sangue scorre e si ghigna. Ma ci sono anche inserti mélo strazianti, per fortuna, che in un film hollywoodiano non si troverebbero mai. Il cinema degli estremi emotivi al suo culmine, con l’ombra della meccanicità spettacolare in agguato. Chow, con ovvio escamotage, è il fratello gemello di Mark Gor, morto nel precedente. Ti Lung ha messo la testa a posto. Woo si pente già un po’ della epicizzazione della malavita. Leslie Cheung, il fratello poliziotto straight, ha molto più spazio che nel primo episodio. Dean Shek, comico allora in crisi, ha la parte della sua vita: impazzisce e poi si vendica. (alberto pezzotta)

Centurion

Nel secondo secolo dopo Cristo, i Romani sono il lotta contro i Pitti in Bretagna. Nonstante le molte battaglie, gli autoctoni non vogliono cedere il proprio territorio: quando Adriano decide per una nuova offensiva, un gruppo di soldati si ritroverà da solo in territorio ostile. Dovranno lottare fino all’ultimo sangue per sopravvivere ai feroci Pitti.

Flashback

Un giovane e perbenista agente dell’Fbi (Sutherland) riceve l’ordine di portare un militante politico “underground”, evaso ma recentemente catturato, sulla scena del delitto da lui commesso negli anni Sessanta: l’interruzione di un comizio di Spiro Agnew. Snervante e prevedibile fino al (sorprendentemente) truculento finale. Masur e McKean, che sembrano improvvisare, sono divertenti nei panni di ex attivisti politici ormai intrappolati in un ambiente borghese.

Bullet in the Head

Racconto intenso e adrenalinico su tre amici che lasciano Hong Kong per far fortuna in una Saigon che nel 1967 è prostrata dalla guerra, cacciandosi in un mare di guai che mette a dura prova la loro lealtà. Un film epico, appassionante e teso, con scene d’azione e di scontri fra le più ardite di Woo: ad esempio, quella ambientata in un campo di prigionia. Woo è co-autore della sceneggiatura e ha anche curato il montaggio. La durata indicata è quella della versione voluta dal regista; la maggior parte delle copie americane dura 100 minuti.

The Losers

Dopo aver fatto il lavoro sporco per il proprio governo, una squadra di agenti segreti viene tradita dai suoi stessi superiori, che gli tendono un’imboscata mortale. Tutti i membri della squadra, però, riescono a sopravvivere, anche se vengono dati per morti. Una volta rimessi insieme i cocci, l’unica cosa che desiderano é… la vendetta.

Danni collaterali

Gordon Brewer è il capo dei pompieri di Los Angeles. Un brutto giorno il narcoterrorista Claudio «il lupo» Perrini piazza una bomba nel centro della città nella speranza di far saltare in aria Peter Brandt, il responsabile Cia per gli affari colombiani. Ovviamente Brandt si salva e a morire sono la moglie e il figlio di Brewer. L’uomo, superato lo shock iniziale, decide che non ha alcuna voglia di attendere che la giustizia faccia il suo corso e si reca in Colombia alla ricerca del… lupo. Se non fosse così mortalmente stupido, Danni collaterali potrebbe essere persino un film divertente. In un’epoca in cui le obiezioni ideologiche ai film sembrano essere un triste residuato di un’epoca contenutistica ormai tramontata, il film di Andrew Davis fa la figura dell’ultimo della classe che nonostante tutto s’impegna a morte pur di fare bella figura con i compagni di scuola. Davis, che non ne azzecca una dai tempi de Il fuggitivo e Schwarzy il cui poter d’acquisto al botteghino è calato drammaticamente, confezionano uno squadrato filmaccio reazionario in perfetto stile Golan&Globus . Cosa curiosa se si pensa che Davis è il regista di Nico , film estremamente critico nei confronti della politica estera americana (ma probabilmente il tutto era farina del sacco del solo Steven Seagal). In questo modo Schwarzy, in versione avventure nel mondo, s’imbarca per il suo Colombia tour, una specie di anticamera dell’inferno alle porte degli Usa, e bastona severamente narcoguerriglieri che loro uffici ostentano foto di Lenin e Che Guevara. Vabbeh che l’undici settembre è l’undici settembre, ma la licenza d’idiozia, proprio perché l’undici settembre è l’undici settembre, non dovrebbe essere concessa a nessuno. Non commetteremo l’ingenuità di ricordare a chi legge che la Cia ha trasformato il Sud America in un’immensa fossa comune e che il narcotraffico è servito soprattutto come valuta per combattere il comunismo nel mondo. Né ci permettiamo di indulgere sul razzismo con il quale sono tratteggiati tutti i non americani: sanguinari, velleitari, fanatici, violenti… (ma poi basti pensare che per interpretare un latinoamericano hanno chiamato Cliff Curtis, grandissimo caratterista, per carità, che però è neozelandese…). Anche perché tutti coloro che si permettono di ricordarle queste cose nel corso del film finiscono proprio male (l’idea di fondo è che il mondo è il terreno di gioco sul quale gli Usa garantiscono l’ordine mondiale: gli unici danni collaterali tollerabili sono quelli degli altri…). Con questo suo orribile charme desueto da film reaganiano anni Ottanta, con l’immancabile scena di tortura che fa tanto Rombo di tuono, Danni collaterali aspira anche a essere un film pedagogico (le mazzate che Schwarzy dispensa a quanti non si allineano al pensiero unico…). Tant’è vero che persino il massacro di civili del finale da parte della Cia finisce per assumere, dopo l’ultimo colpo di scena, una sua evidente legittimità. Insomma Danni collaterali potrebbe aspirare a essere un terrificante film guerrafondaio filobushiano se solo non fosse così… stupido. (giona a. nazzaro)

Tron: Legacy

Sam Flynn (Garrett Hedlund), un ventisettenne esperto di tecnologia, indaga sulla scomparsa di suo padre Kevin Flynn (Jeff Bridges) e si ritrova catapultato nello stesso mondo di crudeli programmi e giochi di gladiatori in cui il genitore ha vissuto per 25 anni. Insieme alla leale amica di Kevin e abitante del mondo di Tron Quorra (Olivia Wilde), padre e figlio si lanciano in un viaggio fra la vita e la morte, attraversando lo spettacolare universo cibernetico di Tron estremamente avanzato e pericoloso.

L’imperatore del Nord

Insolito film d’azione, eccitante e altamente simbolico, ambientato durante la Depressione. Il sadico conducente di treni Borgnine uccide qualsiasi barbone cerchi di rimediare una corsa gratis sul suo treno. Il leggendario vagabondo Marvin è determinato a essere il primo a riuscire nell’impresa. Girato mirabilmente nell’Oregon da Joseph Biroc. La sceneggiatura tesa di Christopher Knopf (da un racconto di Jack London) e la regia tipicamente virile di Aldrich fanno di quest’opera un intrattenimento unico. Inizialmente uscito come Emperor of the North Pole.

L’apprendista stregone

Un mago e il suo sventurato apprendista si ritrovano al centro dell’antico conflitto fra bene e male. Balthazar Blake è un maestro della magia che vive nell’odierna Manhattan e che intende difendere la città dalla sua nemesi per eccellenza, Maxim Horvath. Ma per farlo Balthazar ha bisogno di aiuto, e recluta quindi Dave Stutler, un ragazzo apparentemente normale ma che possiede doti nascoste, sottoponendolo ad un folle addestramento per fargli apprendere il più in fretta possibile tutti i segreti della magia. In questo nuovo ruolo di apprendista stregone, Dave dovrà fare appello a tutto il suo coraggio per sopravvivere all’addestramento, arrestare le forze del male e conquistare il cuore della ragazza che ama.

Codice Magnum

Deciso a vendicare la morte del figlio, ucciso da una potente organizzazione mafiosa, un agente dell’FBI chiede aiuto all’ex collega Mark Kaminski, radiato dal servizio per i suoi metodi sbrigativi. Allettato dalla prospettiva, una volta compiuta l’opera, d’essere riammesso nei ranghi dell’FBI, Kaminski accetta. Un film d’azione stupido e fracassone in cui Schwarzenegger – diventato una star grazie all’ottimo Terminator – tenta inutilmente di smorzare la violenza con l’ironia. (andrea tagliacozzo)

Karate Kid – La leggenda continua

Dre Parker (Jaden Smith), un dodicenne di Detroit, è costretto a trasferirsi in Cina a causa del lavoro della madre (Taraji P. Henson). In breve tempo Dre inizia a simpatizzare per la sua compagna di classe Mei Yin, ma le differenze culturali rendono questa amicizia difficile. A peggiorare le cose c’è Cheng, un bullo, compagno di classe di Dre, prodigio del kung fu, che si ingelosisce per i sentimenti di Dre nei confronti dell’amica comune. Senza amici, in una paese straniero, Dre non si sente a suo agio se non con Mr. Han (Jackie Chan), il responsabile della manutenzione del suo condominio, che segretamente è anche maestro di kung fu. Man mano che Han insegna al ragazzo che il kung fu non è una disciplina solo di pugni e abilità, ma anche di maturità e calma, Dre capisce che affrontare i bulli sarà l’avventura della sua vita.

Shaolin Soccer

Il giovane Sing è un vagabondo che vive a Shanghai e si dichiara seguace del kung fu del monastero di Shaolin. L’uomo vorrebbe divulgare la pratica delle arti marziali tra la gente comune, ma si scontra con lo scetticismo dell’indaffarata e ormai modernizzata popolazione cinese. Dopo aver tentato di diffondere il verbo perfino in forma di musical, il fortuito incontro con Fung, ex campione di calcio ridotto in disgrazia, convince Sing che le tecniche del kung fu possono trovare nel football la sua ideale applicazione e cassa di risonanza. Fung e Sing mettono in piedi una scalcagnata comitiva, formata da monaci Shaolin ormai decaduti ai quali le regole del calcio sono totalmente sconosciute, e iscrivono la squadra a un prestigioso torneo, dove si ritroveranno ad affrontare il team foraggiato da Hung, acerrimo nemico di Fung. Da anni beniamino del pubblico di Hong Kong, Stephen Chiau è l’indiscusso re della commedia demenziale cantonese (la sua comicità viene definita «mo lei tau», ovvero nonsense), detentore di uno stile personale e inconfondibile: i suoi film sono essenzialmente basati su una struttura narrativa libera (in alcuni casi addirittura anarchica) in cui vengono inserite senza soluzione di continuità le sue gag surreali. In questa occasione, Chiau diminuisce sensibilmente la quantità delle battute e delle trovate comiche per concentrarsi più a fondo sulle dinamiche della vicenda (nei suoi risvolti anche più seri) e, soprattutto, sull’aspetto puramente tecnico (legato, ma non più di tanto, all’uso della grafica digitale) in una geniale commistione di dramma e commedia, calcio e kung fu. Il risultato è narrativamente più lineare e meno comico (ma non per questo meno divertente) rispetto ai lavori precedenti (tra i quali autentici capolavori come >From Beijing With Love e God of Cookery, facilmente reperibili in DVD), ma lascia letteralmente a bocca aperta sul piano delle invenzioni visive. Sarebbe impossibile descrivere le trovate che Chiau e i suoi collaboratori (tra questi il coreografo d’arti marziali Ching Siu-tung, lo stesso di Hero di Zhang Yimou) riescono a orchestrare nel corso delle divertentissime partite che diventano una sorta di videogioco in stile manga. Proprio come un cartone giapponese, i giocatori riescono a compiere azioni ai limiti dell’impossibile, si librano in volo, corrono a folle velocità, infrangono ogni regola della fisica e hanno un controllo di palla degno del più straordinario dei giocolieri da circo. E tra una gag e l’altra, Chiau trova perfino il modo di omaggiare il suo idolo, Bruce Lee, vestendo il portiere della squadra come il Piccolo Drago ne L’ultimo combattimento di Chen. Strano a dirsi, però, il connubio tra pallone e kung fu non è una novità: già nel 1983 Brandy Yuen aveva realizzato il mediocre The Champions, con Yuen Biao nei panni di un giovane campagnolo che si ritrova a tentare la fortuna nel gioco del calcio. (andrea tagliacozzo)

Wanted – Scegli il tuo destino

Una killer apparentemente spietata deve trasformare un ragazzo timido, pigro e insicuro, che in realtà nasconde poteri fuori dall’ordinario, in una macchina per uccidere capace di sparare da veicoli in rapido movimento come auto, treni e metropolitane. Il ragazzo si trasformerà da umile impiegato in killer superdotato, prendendosi anche piccole-grandi rivincite sulla capoufficio che lo tormenta e sulla fidanzata che lo tradisce con il suo migliore amico.

Arma letale

Dopo la morte della moglie, l’agente di polizia Martin Riggs trasferisce tutta la sua rabbia nel lavoro diventando indisciplinato e incurante del pericolo. I superiori pensano bene di affiancargli Roger Murtaugh, poliziotto responsabile ed estremamente ligio al dovere. Sceneggiato dall’ottimo Shane Black, uno spettacolare cocktail di umorismo e azione. La coppia Gibson-Glover, prevedibilmente fondata sugli opposti, funziona comunque a meraviglia. Senza guizzi particolari ma efficace e funzionale la regia di Richard Donner. Di questo film verranno realizzati quattro seguiti. (andrea tagliacozzo)

Cannonball

Comico resoconto della corsa automobilistica già narrata in La corsa più pazza del mondo, con momenti divertenti smorzati da personaggi spiacevoli e da stunt inadatti. Come d’abitudine, molti degli amici e colleghi di Bartel — fra i quali Sylvester Stallone, Roger Corman, Martin Scorsese, Jonathan Kaplan e Joe Dante — appaiono in piccole parti.

Romeo deve morire

Un carcerato a Hong Kong evade per andare in soccorso del fratello che, negli StatiUniti, si trova in mezzo a una guerra di bande nere e cinesi… Il produttore Joel Silver sta hongkonghesizzando il cinema americano. Dopo Arma letale 4 concede a Jet Li una parte da buono, e assolda Corey Yuen/Yuen Kwai per coreografarlo. Ma le arti marziali cinesi finiscono annegate in un B-movie scadente, buono per un pubblico di periferia e di bocca buona. Lotte tra gang trucide, comici caciaroni, ma anche balletti di bambini, un’eroina casta e pura, e un babbo gangster pentito. E una storia che si ferma molto prima che diventi Romeo e Giulietta . Meglio così, forse. Fatto sta che Jet Li, evidentemente a disagio coi dialoghi inglesi, non si vede neanche per metà film. Ed è l’unica cosa da vedere, anche se quasi tutti i duelli sono ripresi da film hongkonghesi, e il montatore americano non ha capito bene come assemblare i pezzi. Forse per chi non ha mai visto Jet Li può essere una rivelazione. Ma lo stimato direttore della fotografia Bartkowiak si dovrebbe vergognare di avere firmato un film così. (alberto pezzotta)

Daylight – Trappola nel tunnel

Buon film catastrofico vecchio stile, costruito in modo stereotipato. Stallone è un poveraccio che lavora per il pronto intervento medico di New York: quando un’enorme esplosione distrugge il tunnel che passa sotto il fiume Hudson, si lancia in azione per salvare un gruppetto di sopravvissuti che sono rimasti intrappolati. Acrobazie circensi e grandi effetti speciali. C’è anche Sage, il figlio di Stallone, nei panni di un giovane arrogante e sedicente artista che viene sbattuto in prigione. Una nomination agli Oscar per il comparto delgli effetti sonori.

Scorpio

Cross, agente della CIA, è nel mirino dei suoi superiori, che lo credono un traditore al servizio dei sovietici. Il killer francese Jean Laurier, suo amico e allievo, riceve l’ingrato compito di eliminarlo. Ma individuare il maestro, rifugiatosi a Vienna, non è semplice. Un poliziesco di routine, comunque non privo di qualche discreta sequenza d’azione. Inutile dire che il maggiore interesse del film risiede nella presenza dei due divi. Michael Winner è il regista di quasi tutti i film della serie Il giustiziere della notte. (andrea tagliacozzo)

Presa mortale

Un ex marine di stanza in Iraq, John Triton (il wrestler John Cena, qui alla sua prima interpretazione cinematografica) rimpatriato contro la sua volontà, stenta a reinserirsi nella vita civile. Troverà nuovamente la grinta di un tempo quando una banda di criminali sequestrerà la moglie.

Convoglio verso l’ignoto

Tributo al ruolo della marina mercantile durante la seconda guerra mondiale. Bogart e Massey interpretano due ufficiali, Hale e Levene due marinai, Clark fa la testa calda — come al solito — e la Gordon è la moglie di Massey. Anche in versione colorizzata. Una nomination agli Oscar.

Buona fortuna Maggiore Bradbury

Scialbo racconto su un coraggioso ragazzo rapito (Ando) e sul suo tutore inglese (Niven). Dal momento che il sequestrato è il figlio dell’ambasciatore giapponese (Mifune), Niven coglie l’occasione di mettere in scena molte delle sue storie di atti eroici che hanno impressionato il giovane. Le tiepide sequenze d’azione, che includono terrorismo politico e astuzie in stile Disney, rovinano completamente il procedere della vicenda. Panavision.

Ong Bak 2 – La nascita del dragone

Thailandia, XV secolo: Lord Sihadecho e sua moglie sono uccisi durante un ammutinamento. Loro figlio, il piccolo Tien, riesce a sfuggire, ma è catturato da alcuni mercanti di schiavi. Quando cerca di ribellarsi, viene gettato in una pozza con un coccodrillo, contro cui è costretto a combattere per il solo divertimento dei ricchi. Il suo coraggio e l’intervento di Chernang, capo dei banditi della Scogliera dell’Ala di Garuda, lo sottraggono a morte certa. Sotto la protezione del formidabile guerriero, Tien sarà allevato per conoscere tutti gli stili di arti marziali: il kung fu cinese, il ninjitsu e l’arte della spada giapponesi, il muay thai tailandese. Una volta cresciuto, partirà alla ricerca degli assassini dei genitori.