The Wolf of Wall Street

IL CAPOLAVORO DI MARTIN SCORSESE

mame cinema THE WOLF OF WALL STREET - STASERA IN TV robbie
MARGOT ROBBIE E LEONARDO DICAPRIO IN UNA SCENA DEL FILM

Gli ultimi due film di Martin Scorsese – The Wolf of Wall Street Silence– raccontano due storie apparentemente agli antipodi, unite però da un tema ricorrente: la folle ambizione. Quella di preservare nella propria fede a scapito di tutto e di tutti e quella di pompare il proprio ego imprenditorial-delinquenziale fino all’eccesso autodistruttivo. Quest’ultima mania è dunque al centro di The Walf of Wall Street. La pellicola è infatti il racconto (tratto da una storia vera) dell’ascesa e del rapido declino del broker Jordan Belfort. L’uomo parte da uno squallido e monotono lavoro di ufficio per poi giungere all’Olimpo della finanza, infrangendo ogni regola e buon senso e trascinando nel gorgo della propria assurda vitalità tutti i sodali. Anche loro si sono trasformati da sfigati travet con la penna sull’orecchio a lupi mannari vestiti Armani avidi di soldi, droga e sesso.

UN PERSONAGGIO-SIMBOLO

In fondo, The Wolf of Wall Street è la storia di una grande rockstar: in confronto al Gordon Gekko di Wall Street– nient’altro che un automa imbrillantinato, simbolo arido di un’epoca e di un’etica arida. Belfort è infatti un incrocio frankensteiniano tra Bernard Madoff e Keith Richards, un guitto comico (degna delle migliori gag di Buster Keaton la scena del viaggio sulla Lamborghini) e un Dioniso sbarcato e perfettamente ambientato nella New York degli anni ottanta. Ovviamente, con il suo sciame personale di ubriachi e baccanti in delirio al seguito. Al posto del vino, il denaro, cuore pulsante di questo film, che nella forma volgare della banconota, del verdone, copre, attraversa, eccita, corrompe quasi ogni scena del film. Un’opera che si guarda con divertito rapimento, ammirati dal coraggio insensato di un personaggio-simbolo. E, inoltre, da quello di un regista che ha deciso di raccontarne e reinventarne le gesta oscene. Ciò, ovviamente, in spregio a qualsiasi rispetto per il nuovo idolo del nostro tempo: il politamente corretto.

Wind – Più forte del vento

Gradevole anche se eccessivamente stereotipata storia di una gara agonistica di vela: un gruppo di giovani è deciso a costruire la propria imbarcazione e riportare l’America’s Cup dall’Australia negli Stati Uniti. La trama va in secondo piano durante le sequenze in mare, con la fotografia mozzafiato di John Toll.

Witness – Il testimone

Un bambino di otto anni, figlio di una giovane vedova appartenente alla comunità degli Amish, è l’unico testimone di un delitto. Nel corso delle indagini, l’ispettore John Book scopre che dietro all’omicidio si nascondono le losche trame di alcuni alti esponenti della polizia. Un thriller atipico e affascinante in cui Peter Weir si dimostra più interessato alle bucoliche e suggestive atmosfere che avvolgono la comunità Amish piuttosto che alla trama poliziesca vera e propria. Candidato a numerosi Oscar, il film riuscì ad aggiudicarsi solo il premio per la miglior sceneggiatura. (andrea tagliacozzo)

Winx – Il segreto del regno perduto

Sono passati sedici anni da quando i più potenti maghi guerrieri della Dimensione Magica si sono sacrificati per combattere il male. Ora il destino del regno è nelle mani di una ragazza: Bloom, la fata della fiamma del Drago. Accompagnata come sempre dalle sue amiche del Winx Club, Bloom dovrà affrontare la più grande delle sfide: addentrarsi negli abissi della dimensione oscura e combattere il male assoluto per riportare in vita i suoi genitori e svelare finalmente il mistero legato alle sue origini.

World of Tomorrow, The

Delizioso documentario sull’Esposizione mondiale di New York del 1939: un’antologia di cinegiornali, film amatoriali e pubblicitari e altre immagini d’epoca, molte delle quali a colori. Ogni tanto diventa un po’ pretenzioso, specie nei testi letti da Jason Robards. Alcune versioni durano 60 minuti.

Wild Bill

Bizzarro sguardo revisionista su Wild Bill Hickok, raccontato con una struttura episodica che crea una distanza — piuttosto che accorciarla — dal leggendario ribelle del vecchio West. Il titolo del film in realtà avrebbe dovuto essere The Assassination of Wild Bill, perché di quello si tratta. Ci sono sogni oppiacei a spezzare la monotonia… La Barkin è divertente nel ruolo di Calamity Jane, ma nei casi migliori gli altri personaggi sono descritti in maniera superficiale.

Whatever

Sensibile, a tratti fastidioso ritratto di una ragazza (Weil) che raggiunge la maggiore età nel 1981 e ha a che fare con sesso, droghe e con il suo sfrenato amico (Morgan). Sembra quasi un racconto di Joyce Carol Oates, e vanta un’incredibile performance della Weil. Scritto dalla regista. Buona la colonna sonora del periodo, con Iggy Pop, Blondie, Ramones e Pretenders.

WeiÞe Rose, Die

Storia accurata e avvincente di un gruppo di studenti di Monaco che nel 1942 promossero una ribellione antinazista. Ispirata a fatti veri; la Stolze ha recitato lo stesso ruolo in Fünf letzte Tage di Percy Adlon e successivamente è stata la protagonista del non dissimile La ragazza terribile, sempre di Verhoeven.

Where the Lilies Bloom

Quattro bambini che vivono sugli Appalachi continuano a condurre le loro normali vite anche dopo che i rispettivi padri muoiono, mantenendo la notizia segreta per far sì che lo Stato non li dia in affidamento. Dramma familiare di primo livello, sceneggiato da Earl Hamner jr. e filmato nelle location del North Carolina.

Waking Life

Film vivace e innovativo che usa un impressionante tipo di animazione, basato sulla live action, che intensifica e rafforza più che spiegare — per descrivere le esperienze di flusso di coscienza mentre parla di filosofia con una serie di persone che incontra. Mix di rara abilità tra stile e sostanza, ma a tratti anche noioso. Le note del Toronto Film Festival lodano la capacità del film di creare una “nausea metafisica”, che può anche non essere un giudizio positivo. Ethan Hawke, Julie Delpy e Steven Soderbergh compaiono in forma di cartone animato.

Wild Duck, The — L’anitra selvatica

Irritante e monotono adattamento del testo omonimo di Ibsen su due giorni nelle vite dei membri della famiglia Ackland (traslitterazione inglese del danese Ekdal), con aggiornamento della vicenda a più di vent’anni di distanza. La domanda è: perchè? La recitazione è buona, ma l’insieme è terribilmente lento e pretenzioso.

Way Home, The

Dolce fiaba di un esigente ragazzino di sette anni che viene dalla città, amante dei fast food e dei video game, che vive un’esperienza per lui scioccante quando viene affidato alla vecchia e muta nonna che vive in un rurale villaggio di montagna. Racconto semplice ma non semplicistico sui legami generazionali, emana calore e compassione senza per questo trascinarsi nel sentimentalismo.

Whiteboyz

Dre, Fat Joe, Dread Prez, Mic Geronimo, Doug E. Fresh. Hoch è formidabile nel ruolo del giovane Flip, che è convinto di essere nero dentro e fa del suo meglio per parlare come un rapper dei ghetti. Per lui si rivela particolarmente arduo farsi capire nel bel mezzo dell’Iowa, dove vive. Originale e divertente per un po’, ma ben presto lo spunto si esaurisce e l’apice drammatico è fin troppo prevedibile.

Winx Club 3D – Magica Avventura

Alla scuola per fate di Alfea si festeggia l’inaugurazione del nuovo anno, quando il party viene interrotto da Icy, Darcy e Stormy, le perfide Trix. Le Winx, senza Bloom, sono costrette a rimediare allo scompiglio creato dalle streghe che, dopo aver mandato a monte la festa, rubano un oggetto potentissimo e misterioso. Bloom è su Domino, dove sta vivendo i momenti più belli della sua nuova vita da principessa. Ha finalmente ritrovato i suoi genitori e Sky le chiede di sposarlo. Ma non è tutto oro quello che luccica, le tre Streghe Antenate sono infatti tornate a tormentare Stella, Aisha, Tecna, Musa, Flora e Bloom. Inoltre, Erendor, il padre di Sky, vieta al figlio di sposarsi. Un oscuro segreto grava sul regno di Eraklyon ed è ora che Sky, legittimo sovrano, ne venga a conoscenza. Nel frattempo, con l’aiuto delle Trix, le Antenate sono riuscite a rintracciare l’Albero della Vita che tiene in equilibrio la magia positiva e quella negativa. Con un incantesimo potentissimo riescono a rompere quest’equilibrio e a risucchiare da tutta Magix l’energia del bene. Bloom e le sue amiche si ritrovano così senza poteri, costrette ad affrontare nuovamente le Streghe, simbolo di ogni male.

Waltz Across Texas

Petroliere (Jastrow) e geologa (Archer) s’innamorano. Prevedibile, ma non per questo sgradevole. I protagonisti sono marito e moglie anche nella realtà; hanno scritto la storia e co-prodotto il film.

Went the Day Well?

Melodramma con sprazzi d’umorismo ambientato durante la guerra e l’invasione tedesca in una comunità rurale dell’Inghilterra. Troppo allusivo e ben scritto per poter essere mera propaganda: un intrigante viaggio a ritroso nel tempo. E ricordate: questa storia, raccontata come flashback alla fine del conflitto, fu in realtà realizzata quando le ostilità erano al loro apice e l’esito ben lontano dall’essere certo. Sceneggiato da John Dighton, Angus MacPhail e Diana Morgan, da un racconto di Graham Greene.

Whisky e gloria

Avvincente scontro di volontà in un reggimento delle Highlands scozzesi in tempo di pace, quando il popolare, bonaccione tenente colonnello (Guinness) viene rimpiazzato da un arrogante autoritario (Mills). Prove da applauso per tutti e due, uno nel ruolo fatto apposta per l’altro! Notevole colonna sonora con accompagnamento per cornamusa di Malcolm Arnold. Sceneggiato da James Kennaway, dal suo romanzo. Film d’esordio per la York.

Weekend con il morto 2

L’anziano presidente di una società editrice muore stroncato da un infarto. Il giovane nipote, successore alla presidenza, deve rintracciare una ragazza che è stata vista fuggire seminuda dalla camera del defunto per comprarne il silenzio ed evitare uno scandalo. Il cast del film – fiacco e con una trama piuttosto esile – è impreziosito da numerosi e bravissimi caratteristi. Dalla MacLaine, reduce dalla splendida prova de
L’appartamento
, era comunque lecito aspettarsi di più.
(andrea tagliacozzo)

Windy City

Un film promettente ma incostante: uno sguardo a ritroso sugli ultimi festeggiamenti di alcuni giovani le cui vite non hanno in seguito preso la piega che loro avevano sperato o pianificato. Lo sceneggiatore Bernstein (qui al suo debutto alla regia) invade spesso il territorio di film quali Il grande freddo e Return of the Secaucus 7, con risultati estremamente ibridi.

Who Shot Patakango?

Racconto esile e divagante della vita in una scuola professionale di Brooklyn nel 1957, quando i neri si spostavano dal Sud alle grandi città del Nord e i bianchi non si erano ancora trasferiti nei sobborghi. Brooks ha partecipato alla sceneggiatura e al montaggio insieme alla moglie Halle; ha anche contribuito alla fotografia, mentre lei ha prodotto il film. Noto anche come Who Shot Pat?

Wannseekonferenz

Affascinante e agghiacciante rimessa in scena dell’infamante incontro, tenutosi nella periferia di Berlino nel gennaio del 1942, durante il quale i pezzi grossi del nazismo discussero dell’attuazione della Soluzione Finale. I partecipanti pianificarono l’annientamento di milioni di persone con aria casuale, che non fa altro che accrescere lo sgomento. Basato sui minuti trascorsi realmente all’incontro; la lunghezza rispecchia la reltà. Lo stesso argomento è stato trattato in un tv movie americano intitolato Conspiracy.

Wittgenstein

Su uno sfondo nero, il piccolo Ludwig Wittgenstein racconta la propria storia e la propria filosofia. Lo contraddice un alieno verde, e lo accompagnano il suo allievo-amante Johnny Barnes, Bertrand Russell e John Maynard Keynes. Grande humour, sopraffina intelligenza, momenti di grande intensità emotiva e intellettuale. Girato completamente in studio per la tv inglese in 12 giorni, uno dei rari incontri felici tra cinema e filosofia, o meglio tra un film e un filosofo. Con ironia costante e arditezze mutuate dal teatro (e che il cinema non si permette più), Jarman costruisce un bellissimo anti-biopic. Pieno di trovate di messinscena, assolutamente non banale nella rappresentazione cinematografica di un pensiero, continuamente auto-smascherantesi come finzione, il film mostra una bizzarra consonanza con le teorie del secondo Wittgenstein, quello che ormai pensava al linguaggio come una «scatola di attrezzi» o come una «forma di vita». Due definizioni che in fondo valgono anche per il cinema. (emiliano morreale)

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

Questo adattamento del romanzo Charlie e la fabbrica di cioccolato di Roald Dahl possiede tutti gli ingredienti del classico “fantasy”. L’enigmatico Wilder offre ad alcuni bambini la possibilità di fare un giro nella sua misteriosa fabbrica di dolciumi, ma una vena di crudeltà mina il divertimento. La colonna sonora di Anthony Newley e Leslie Bricusse contiene anche Candy Man. Sceneggiato dallo stesso Dahl; sbalorditive le scenografie di Harper Goff. Rifatto nel 2005.

When the Party’s Over

Un dramma sottile, ma zoppicante e spesso confuso, sulla ricerca del successo a Los Angeles, incentrato su tre donne e un uomo gay che dividono una casa e sono coinvolti ognuno nelle vite degli altri. Spiccano Chong (nei panni di uno yuppie in carriera) e la Bullock (in quelli di una cinica artista femminista).

Weekend con il morto

I giovani Larry e Richard, da poco assunti in una società d’assicurazioni, individuano casualmente al computer un inghippo ai danni dell’azienda. I due comunicano la scoperta al principale che, per ricompensa, li invita a passare il fine settimana nella sua villa al mare. Ma i ragazzi ignorano che il capo, artefice della frode, ha deciso di eliminarli. Una commediola senza pretese, a tratti decisamente idiota, che è riuscita miracolosamente a ottenere un clamoroso successo, sia in patria che all’estero. Il seguito è addirittura peggiore. Il canadese Kotcheff ha fatto di meglio (come l’ottimo
Soldi ad ogni costo
con Richard Dreyfuss e
Cambio marito
, divertente versione aggiornata di
Prima pagina
realizzata l’anno precedente).
(andrea tagliacozzo)

Wild Parrots of Telegraph Hill, The

A San Francisco, uno stormo di coloratissimi pappagalli (discendenti di altri fuggiti) fa di Telegraph Hill la propria base. Il filosofico e disoccupato Mark Bittner si affeziona a loro, li nomina uno per uno e li nutre. Il documentario si preoccupa più di ingraziarsi Bittner che non i pappagalli, e finisce — inaspettatamente — per rivelarsi un’autentica storia d’amore. Un film affascinante e gradevole su uccelli e persone altrettanto affascinanti e gradevoli: una piccola e delicata perla, piena di semplici sorprese.

Wassup Rockers

Più leggera nei toni, più accessibile e meno esplicita della precedente indagine di Clark nel mondo di una gioventù problematica (Kids, Bully, Ken Park), questa storia di sette skateboarder latino-americani prende in esame le loro vite non solo nel loro quartiere di South Central a Los Angeles, ma anche nei dintorni di Beverly Hills. Quando i sette incontrano due ricche ragazze bianche, si ritrovano a scendere sulle loro tavole per le strade e nei cortili della gente danarosa in quello che sembra quasi un omaggio a Un uomo a nudo. Seppur ruvido e poco organizzato, questo film offre un’interessante prospettiva su classe sociale e razza e fa da palcoscenico per un buon cast di giovani.

Wicker Man, The

Uno sconvolgente e avvincente thriller scritto da Anthony Shaffer (non proprio un horror, come invece molti credono): un sergente della polizia scozzese (Woodward) arriva in una piccola isola per indagare sulla scomparsa di una ragazzina e scopre una setta di pagani moderni. Inquietante, erotico, con un colore e una musica locali apparentemente autentici: un “must”. Distribuito solo in versioni monche per parecchi anni: attenzione alle copie da 87 e da 95 minuti ancora in circolazione.

Wild Pair, The

Jacques, Danny De La Paz, Lela Rochon, Ellen Geer. Trito thriller poliziesco, con un poliziotto (Smith) e un agente dell’Fbi (B. Bridges) che si alleano per assicurare alcuni spacciatori razzisti alla giustizia. Assolutamente già visto sotto tutti gli aspetti. Prima regia cinematografica per Bridges.

Word Wars

Un documentario assai apprezzabile, in stile cinema-verità, sui professionisti di “Scarabeo”. Il film segue quattro giocatori — ognuno dei quali davvero eccentrico — mentre si preparano al più ricco torneo dell’anno. Nessun sceneggiatore avrebbe potuto inventare personaggi più azzeccati o una storia più bizzarra. Narrato con brio visivo, con un’intelligente colonna sonora di Thor Madsen.

Where the Red Fern Grows

Accattivante dramma familiare sulla devozione di un ragazzo ai suoi due cani da caccia, e su come l’esperienza gli insegnerà la responsabilità del crescere. Ambientato nell’Oklahoma degli anni Trenta. Basato su un racconto di Wilson Rawl. Con un sequel, realizzato anni dopo.

What’s Cooking?

Mosaico di quattro famiglie di etnie diverse (afro-americana, asiatica, latina ed ebrea) che si preparano al giorno del Ringraziamento a Los Angeles, affrontando un ampio spettro di crisi domestiche. A tratti sentimentale, ma con cuore e qualche occasionale intuizione; sostenuto da un cast eccellente.

Wildrose

La Eichhorn spicca in questa storia realistica di una minatrice, forte e al tempo stesso insicura, che deve confrontarsi con l’ostilità dei suoi colleghi uomini, così come con l’amore. Girato in Minnesota, con paesaggi e figure umane locali impressi con attenzione e quasi amore.

Wimbledon

Commedia romantica vecchio stile: due campioni di tennis, uno al suo ritiro (Bettany), l’altra un astro nascente (Dunst), si innamorano durante la competizione di Wimbledon. Bettany è dolce e la sua complicità con la Dunst compensa una sceneggiatura piacevole ma prevedibile. Molte stelle del tennis hanno dei cammei. Super 35.

Winner Take All

Film minore ma avvincente di Cagney, qui nel ruolo di uno stupido e presuntuoso pugile professionista diviso tra una brava ragazza (Nixon) e un’incostante donna di mondo (Bruce). Il direttore della band nel night-club è George Raft.

Wampyr

Tipica miscela romeriana di satira sociale e horror voltastomaco: il diciassettenne Amplas crede di essere un vampiro (mancandogli i canini, deve ricorrere a lamette da rasoio). Grazie alle frequenti telefonate a un talk show radiofonico notturno diventa anche una sorta di celebrità della zona! Un piccolo horror accattivante che vale la pena di vedere, ma non subito dopo cena…

Weekend di terrore

Senza dubbio amatoriale per quanto riguarda recitazione e sceneggiatura, ma questo terzo capitolo della saga di Venerdì 13 riduce l’enfasi sulle scene truculente in favore di quelle di paura: e alcune funzionano, soprattutto in 3-D e sul grande schermo.

We Were Soldiers

Il 14 novembre 1965 alle 10.48 il tenente ccolonnello Hal Moore e i suoi uomini toccano la Landing Zone (Zona di Atterraggio) X-Ray nella Valle della Morte. Sono circa 400 soldati americani che devono affrontare 2000 vietnamiti. Si tratta della prima grande battaglia di quella tragica guerra del Vietnam e per la prima volta verranno usati elicotteri in azioni di battaglia. Hal Moore, nonostante le ingenti perdite, metterà in fuga i vietnamiti, ma sarà solo l’inizio di un decennio di violenza e morte che culminerà con la sconfitta degli Usa. L’ennesimo film sul Vietnam. Sembra proprio che gli americani non riescano a metabolizzare quella sconfitta e quella tragedia così selvaggia. Questa volta, dopo tutte le pellicole sorbite dal 1974 a oggi, si parla anche delle donne che erano a casa, in attesa di un telegramma dell’esercito inviato via taxi, in cui si annunciava la morte del marito. Si parla dello spirito di corpo, dell’unione patriottica, che per un po’ fu il caposaldo dei marine in Indocina, prima dello scollamento con la società civile americana che iniziò a contestare quell’assurda guerra, portando alla sconfitta. Un film che dà voce al nemico, alle sue preoccupazioni, al suo orgoglio. In una guerra, al fronte, non ci sono né buoni né cattivi, ma solo soldati che rispettano ordini, uccidono e vengono uccisi. Un Mel Gibson bravo, nonostante la sua mono-espressione facciale. Insomma, un film dignitoso e dopo tutte le porcate sul Vietnam We Were Soldiers non è certo il peggiore. (andrea amato)

War of the Buttons

I bambini di due cittadine irlandesi confinanti passano gradualmente dalle discussioni alla guerra aperta (benché non dolorosa). Questa piacevole commedia vorrebbe dire qualcosa a proposito della guerra, ma il punto è oscurato poiché la vicenda tende a focalizzarsi su due ragazzini in particolare. Basato sul celebre racconto La guerra dei bottoni di Louis Pergaud, era già stato portato sullo schermo nel 1938 e nel 1962.

Wicked, Wicked

Disastroso thriller su una serie di omicidi in un hotel. Distribuito in split-screen Duo-vision, con due azioni parallele sullo schermo: peccato che non ci fosse materia sufficiente neanche per una.