Philomena

Philomena

mame cinema PHILOMENA - STASERA IN TV LA STORIA DI UNA MADRE scena
Una scena del film

Improvvisamente disoccupato, il giornalista Martin Sixsmith (Steve Coogan) decide di scrivere un libro sulla storia della Russia. Tuttavia, a una festa incontra una donna che gli racconta la storia di sua madre, Philomena Lee (Judi Dench). Ella ha infatti rivelato alla figlia che, quando era ancora una ragazza, era rimasta incinta di un giovane appena conosciuto. Secondo le convenzioni irlandesi, era stata quindi chiusa in un convento e costretta a lavorare lì. Il bambino, inoltre, era stato dato in adozione a una coppia di americani, senza che la madre potesse intervenire.

Martin e la donna iniziano quindi insieme un viaggio alla ricerca del figlio della donna. I due tornano persino al convento che aveva ospitato madre e figlio tanti anni prima, ma i molti anni trascorsi e il bigottismo della zona rendono ardua l’impresa. Riuscirà Philomena a riabbracciare il figlio perduto?

Curiosità

  • Il film è basato sul libro del vero Martin Sixsmith, The Lost Child of Philomena Lee.
  • Steve Coogan, oltre a recitare nel film, è anche autore della sceneggiatura insieme a Jeff Pope.
  • La pellicola è stata presentata in anteprima il 31 agosto 2013 all’interno del concorso ufficiale della 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Premio Osella per la migliore sceneggiatura.
  • Inoltre, nel 2014 il film si è aggiudicato quattro nomination ai Premi Oscar, tre nomination ai Golden Globe e un premio BAFTA per la Migliore sceneggiatura non originale.
  • Al Toronto International Film Festival, in più, ha ottenuto il secondo posto tra i film scelti dal pubblico.
  • Il film ha avuto successo, incassando un totale mondiale di 100.129.872 dollari.
  • La critica, inoltre, ha accolto favorevolmente la pellicola.

Più bel casino del Texas, Il

Musical sfavillante, tratto da un grande successo di Broadway, che avrebbe potuto essere molto meglio. La trama: Reynolds, nei panni dello sceriffo, cerca di evitare la chiusura di un popolare bordello la cui tenutaria è la sua fidanzata. La Dolly è deliziosa, e la sua canzone I Will Always Love You arrivò al top delle classifiche nel 1974 e poi di nuovo nel 1992, reinterpretata da Whitney Houston per la colonna sonora di Guardia del corpo. Peccato che a volte il film tenti di diventare più “serio”, senza riuscirci. Panavision.

Prime

New York, Manhattan. Rafi è una produttrice cinematografica separata di recente. Un giorno incontra il giovane David ed è amore a prima vista. Tra i due ci sono quattordici anni di differenza e, come se non bastasse, la madre di lui, Lisa, è la terapista di lei. Riuscirà a decollare questa relazione?

Pinocchio

Forse il capolavoro di Disney. Zio Walt, per il suo secondo lungometraggio dopo Biancaneve e i sette nani , si ispira (liberamente) alla fiaba di Collodi con protagonista il burattino che, grazie all’intervento della Fata Turchina, diventa un bambino vero. Ma prima deve dimostrarsi «bravo, coraggioso, disinteressato». Intanto, però, casca nelle tentazioni del Gatto e della Volpe, di Mangiafuoco e di Lucignolo, riscattandosi nel finale quando va a salvare Babbo Geppetto nella pancia della Balena. Tre anni di lavorazione, oltre 750 animatori, un milione di disegni, 80 musicisti, due Oscar. E una innovazione sorprendente, per allora: l’uso della multiplane camera , che consentiva la profondità di campo poco usata in Biancaneve e i sette nani e sperimentata con più insistenza in The Old Mill , un corto del ’37. Efficacissima, nella scena iniziale, la zoomata dal cielo stellato al villaggio addormentato che si restringe alla casa e poi alla finestra di un «intagliatore di legno», Geppetto. E anche al risveglio del villaggio, quando suona la campana e le colombe bianche volano, mentre la camera «si sposta» nelle stradine del villaggio con i bambini che vanno a scuola (solo questa scena, di una manciata di secondi, costò alla Disney 45 mila dollari di allora). La lavorazione subì vari intoppi, il primo lo volle proprio Walt (che stava già lavorando a Fantasia e Bambi ), non soddisfatto dal personaggio di Pinocchio di cui strappò un lungo pezzo di pellicola già pronta: così, con scarsa aderenza all’originale, gli animatori lo resero più umano che burattino, a parte le gambine con le giunture. Ma anche più ingenuo (chiede sempre stupito «Perché?») che discolo (il Pinocchio di Collodi è davvero birbante e lavativo), più vittima dei cattivi compagni di strada che complice furbetto e compiaciuto. Tanto che gli eredi di Collodi denunciarono le storpiature dall’originale. L’esercito di maghi della matita che lavorarono per Disney crearono meravigliosi disegni di sfondo (la bottega di Geppetto, con i carrillon, gli orologi a cucù e i giocattoli animati; le figure di Figaro il gatto e di Cleo la pesciolina rossa; il teatrino di Mangiafuoco con le olandesine o le ballerine di can can; il Paese dei Balocchi; il mare minacciato dalla balena lunga un chilometro…). Fantastico il Grillo Parlante, che dorme in una scatola di fiammiferi e danza sulle corde di un violino, e assume sempre più importanza nella storia, più dello stesso Pinocchio, mentre Geppetto è una figura di secondo piano, che deve solo suscitare tenere emozioni. Enorme fu la cura dei particolari (c’è persino una Gioconda sfregiata nel Paese dei Balocchi, dove i bambini possono bere, fumare, giocare a biliardo e rompere quello che vogliono) e l’impiego di effetti speciali, tanto che in alcune scene si ricorse ad autentica pioggia. Non mancano come in altri film di Walt Disney, le scene drammatiche che, però, non dovevono spaventare troppo i bambini e quindi sono state «ammorbidite»: la crescita del naso di Pinocchio quando racconta le bugie alla Fata Turchina, la trasformazione di Lucignolo in ciuchino e quando Geppetto piange perché crede Pinocchio morto (come quando Mowgli piange l’orso Baloo). Quando Pinocchio uscì nel febbraio del ’40, fu accolto tiepidamente dal pubblico. Ma in Europa era appena scoppiata la guerra e forse la gente non sentiva il bisogno di andare al cinema per vedere una fiaba. (raffaella rietmann)

Pionieri del West, I

Tratto dal romanzo di Edna Ferber che racconta la storia di una famiglia americana e degli effetti della costruzione dell’impero americano nel West dal 1890 al 1915. Vincitore dell’Oscar come migliore film e miglior sceneggiatura (Howard Estabrook), è parecchio vecchiotto, soprattutto l’interpretazione dell’anziano Dix… ma vale sempre la pena vederlo. Rifatto nel 1960.

PELHAM 1-2-3: Ostaggi in metropolitana

Denzel Washington è Walter Garber, un dipendente della metropolitana di New York, che vede trasformarsi una normale giornata di lavoro in un incubo ad occhi aperti. Si trova coinvolto in un crimine estremo: il dirottamento di un treno della metropolitana. John Travolta interpreta Ryder, il criminale a capo di un gruppo armato composto da altre quattro persone ed ideatore della pericolosa manomissione. Il malvivente minaccia di uccidere i passeggeri del treno, a meno che non venga pagato loro un ingente riscatto. Tempo per la consegna del denaro: un’ora. Mentre la tensione sale Garber sfrutta la sua vasta conoscenza della rete metropolitana per costringere Ryder in una battaglia di astuzie e salvare gli ostaggi. Eppure c’è un enigma che l’impiegato non riesce proprio a risolvere: anche se i ladri otterranno i soldi, come faranno a scappare?

Pranzo di Natale, Il

Penetrante analisi su tre sorelle che devono affrontare i loro problemi e le loro differenze (per non parlare dei loro genitori separati da molto tempo) mentre si avvicinano le vacanze di Natale. Un antidoto rinfrescante a tutti quei mielosi film di stagione. Debutto alla regia per la Thompson, una delle maggiori sceneggiatrici francesi, che ha scritto in collaborazione con il figlio Christopher (che interpreta Joseph). Super 35.

Perfectly Normal

Sottile, particolare commedia su un uomo “perfettamente normale” (Riley) che incontra un odioso ristoratore (Coltrane) con un passato oscuro. Utilizzando l’eredità del personaggio di Riley, aprono un bistrò italiano dove i camerieri cantano l’opera. Mite farsa troppo lenta e goffa. Co-sceneggiata da Lipinski. Inventiva la fotografia di Alain Dostie. La versione homevideo dura 106 minuti.

Phantasm II

Questo sequel a budget più alto del successo cult del 1979 è simile — adolescenti psicotici che fanno esperienza di visioni ricorrenti da incubo di Tall Man (Scrimm) — solo con effetti sanguinari e inesorabili.

Padrone di New York, Il

Racconto a passo lento dell’ascesa e caduta del famoso giocatore d’azzardo, sbaglia la scelta nel ruolo del protagonista (il vero Rothstein era piccolo e grasso), ne copre lievemente le pecche, e narra la maggior parte dei fatti in modo sbagliato. Sono stati anche aggiunti in modo non appropriato elementi isolati tratti da “gangster-movie”.

Prezzo della libertà, Il

Mix dispersivo ed energetico che si serve della mitica produzione teatrale di Orson Welles e John Houseman dell’opera The Cradle Will Rock di Marc Blitzstein come trampolino per gettare uno sguardo sull’arte, la politica e gli affari degli anni Trenta. Il regista-sceneggiatore Robbins si prende alcune libertà nel narrare gli eventi, ma riesce a creare un affascinante insieme variegato di personalità, idee e ideali. Punta in alto e ci riesce sorprendentemente bene. Super 35.

P.K. and the Kid

Storia morta sul nascere sui tornei di braccio di ferro (realizzato diversi anni prima del classico di Sylvester Stallone Over the Top ma uscito solo più tardi) che mette in squadra il possente Le Max con l’adolescente in fuga Ringwald su una strada che non porta in nessun posto. Con quel cast e un’atmosfera che ricorda Una volta ho incontrato un miliardario con Le Mat, questo film avrebbe dovuto essere più interessante.

Prestige, The

Storia cupa e soffocante di due maghi nella Londra di inizio Novecento e di come la loro rivalità sfoci in una insana ossessione. Chissà come Nolan (co-sceneggiatore con suo fratello Jonathan a partire da una romanzo di Christopher Priest) è riuscito a fare un film su magia e illusione facendo a meno del senso di stupore — o di una goccia di umorismo. Panavision.

Prevaricatori, I

Questo melodramma, un tempo considerato audace, è oggi un’avvincente curiosità: una donna dell’alta borghesia di Long Island (Ward) viene sfruttata da un asiatico libertino (Hayakawa). Guardatelo e poi capirete perché Hayakawa era uno dei più famosi attori cinematografici dell’epoca. Rifatto nel 1923, nel 1931 e nel 1937 (in Francia, con il titolo Forfaiture).

Pene d’amor perdute

Il divertimento comico di Shakespeare diventa un musical degli anni Trenta. Il Re di Navarra (Nivola) e tre compagni giurano di rinunciare alle donne, giusto il tempo che la figlia del re di Francia (Silverstone) arriva con tre amiche attraenti. I numeri musicali hollywoodiani sono proprio imbarazzanti a volte. Ognuno ce la mette tutta ma solo Lane ne esce illeso. Usa vecchie canzoni di Fred Astaire e Ginger Rogers, ma ricorda più Burt Reynolds e Cybill Shepherd di Finalmente arrivò l’amore. Panavision.

Palude della morte, La

Il primo film americano di Renoir è un thriller d’atmosfera ma incerto, ambientato nella regione di Okefenokee. Il cacciatore Andrews trova il fuggiasco Brennan che si nasconde nella palude e cerca di scagionarlo dall’accusa di omicidio senza fargli sapere che conosce la verità su di lui. Ottimo cast, bella produzione, indebolita da dialoghi risaputi e dalla scelta sbagliata di Brennan. Rifatto con il titolo Prigionieri della palude.

Piume di struzzo

Remake del Vizietto, piacerà a chi non ha mai visto (o non si ricorda) l’originale. Williams, nei panni di un gestore di night club, è costretto a chiedere al suo compagno di nascondersi mentre suo figlio porta a cena i suoi futuri consuoceri, una coppia molto severa e bacchettona. Sceneggiatura di Elaine May, che ha aggiunto alcune battute molto divertenti allo script originale.

Palla numero 13, La

Keaton raggiunse il vertice della sua arte con questa storia brillante e divertentissima: uno sfortunato proiezionista si infila nello schermo e prende parte al dramma poliziesco immaginario che vi si svolge. Sublime riflessione sul cinema e la fantasia, che ha indubbiamente influenzato innumerevoli registi come Woody Allen, Jacques Rivette e anche BuŒuel.

Padre Brown

Guinness è in rara forma in questa storia tratta dai romanzi di G.K. Chesterton, che racconta di un prete-detective che indaga sul furto di alcune opere d’arte. Un altro gioiello di provenienza inglese, con un cast magnifico.

Pummarò

Il viaggio in Italia di Kwaku, neolaureato in medicina, partito dal Ghana e approdato a Caserta alla ricerca del fratello, che lavorava alla raccolta dei pomodori ed era conosciuto come “Pummarò”. La ricerca proseguirà per Roma e lo porterà a Verona dove si innamorerà di un’italiana (Villoresi), ma scoprirà un’amara realtà. Esordio alla regia di Placido per uno spaccato di un’Italia dove le speranze degli immigrati si scontrano con malavita e razzismo, qui espressi talvolta in chiave troppo semplicista e stereotipata. Sceneggiato da Stefano Rulli e Alessandro Petraglia, oltre che dallo stesso Placido.

P.S. Ti amo

Un’impiegata ultratrentenne all’ufficio ammissioni della Columbia University (Linney) è ferma in carreggiata fino a quando non entra in contatto con un avventato aspirante studente (Grace) che le ricorda in modo inquietante un vecchio fidanzato deceduto da tempo. La Linney e la Harden sono sempre guardabili, ma i personaggi sono caricature e il dialogo è artificioso, perfino divertente senza intenzione. Co-sceneggiato da Kidd e da Helen Schulman, basato sul romanzo di quest’ultima.

Providence

Alla vigilia del suo settantottesimo compleanno, uno scrittore inglese, sentendo vicina la fine dei suoi giorni, trascorre una notte lunga e tormentata: i ricordi della moglie, morta suicida, si mescolano a vivide allucinazioni che, come fossero tratte dalle pagine di un suo romanzo, vedono per protagonisti i propri familiari. Un film di difficile lettura, come molti altri del regista Alain Resnais, ma indubbiamente affascinante, abilmente sospeso in un raffinato gioco d’incastri tra realtà e fantasia. Straordinari gli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Primo bacio, Il

Fascinosa versione della storia di Cenerentola, con l’orfanella Durbin che va a vivere dallo zio e finisce per innamorarsi di Stack (al suo primo film). La Durbin canta Amapola e altre canzoni; il suo primo bacio sullo schermo (per gentile concessione di Stack) fece notizia in tutto il mondo.

Piccoli rumori

La storia ambiziosa ma confusa di Glover, fallito che crede di essere uno scrittore, ma non ha mai scritto una riga. Trova il riconoscimento sociale ed economico facendo passare per sue le poesie di un orfano sordomuto.

Patrick

Patrick è in stato comatoso dopo aver ucciso violentemente la madre: ma i suoi poteri psicocinetici sono ancora intatti, come ben presto scopre lo staff dell’ospedale in questo trasandato thriller.

Porky’s III — La rivincita

Ce la farà la squadra del liceo a vincere la partita di basket decisiva oppure no? Attenzione a quelli dell’ultimo anno con stempiature da post-laureati; questi ragazzi cominciano a sembrare più vecchi dei Bowery Boys degli anni Cinquanta. Questa Rivincita è preferibile alla vendetta di Montezuma, ma neanche più di tanto.

Panic Room

Subito dopo aver divorziato da un boss dell’industria farmaceutica, Meg si trasferisce insieme alla figlia Sarah in un appartamento a tre piani nel cuore di Manhattan. Appartenuta a un miliardario da poco scomparso, la casa è dotata di un rifugio con muri in cemento armato, linea telefonica indipendente da quella principale, sistema di ventilazione autonomo e monitor che consentono di sorvegliare tutte le altre stanze. I nuovi inquilini sanno che l’ex proprietario ha fatto costruire questa stanza per rifugiarvisi nel caso di visite da parte di malintenzionati ma quello che Meg e Sarah ignorano è che, sotto il pavimento, sono nascosti buoni del tesoro per svariati milioni di dollari. Durante la loro prima notte nella nuova casa, madre e figlia vengono svegliate dall’arrivo di uno sgangherato trio di ladri, decisi ad andarsene solo dopo essersi impadroniti del tesoro. Verranno tenuti in scacco per tutta la notte dalle due padrone di casa, blindatesi nella «Panic room» ma impossibilitate a chiamare aiuto poiché la linea telefonica del rifugio non è ancora stata attivata. Già regista di
Seven
e
Fight Club
, David Fincher mette in scena un thriller interamente ambientato fra le mura domestiche, affidando a un’ottima Jodie Foster il ruolo di una madre che, pur soffrendo di claustrofobia, vince le sue paure e lotta a viso aperto contro chi ha osato violare il suo nido. Jared Leto, Forest Whitaker e Dwight Yoakam sono tre ladri un po’ pasticcioni ma, per motivi diversi, fermamente intenzionati a mettere la mani sul bottino, mentre l’adolescente Kristen Stewart è una figlia sofferente di diabete che riuscirà a intenerire uno dei malviventi. Fincher riesce a mantenere alta la tensione per tutta la durata del film, spingendo lo spettatore a identificarsi in Meg e a ragionare insieme a lei sulle possibili mosse per mettere in trappola i tre intrusi e passare dal ruolo di vittima predestinata a quello di carnefice. Per il ruolo della Foster, al quarto mese di gravidanza nel giorno dell’ultimo ciak, era stata in origine scelta Nicole Kidman. L’attrice australiana si è però rotta un ginocchio durante uno dei primi giorni di lavorazione, costringendo i produttori a «ripiegare» sulla protagonista de
Il silenzio degli innocenti
. I risultati al botteghino, oltre trenta milioni di dollari incassati durante il primo weekend di programmazione, non ne hanno certo risentito.
(maurizio zoja)

Plan B

Piacevole pellicola a basso budget su un gruppo di amici, i loro fiaschi sentimentali e gli ostacoli che incontrano nel raggiungere i propri obiettivi — pubblicare un romanzo, trovare l’uomo perfetto, sfondare come attore, avere un bambino. Simpatiche interpretazioni, situazioni e dialoghi ragionevolmente credibili, ma ci sono almeno tre finali.

Prima o poi mi sposo

Mary è un’organizzatrice di matrimoni. La sua carriera dipende dall’acquisizione del contratto di Fran Donolly, rampolla di una ricchissima famiglia di San Francisco. Per sua sfortuna, Mary si innamora proprio di Steve, il promesso sposo di Fran. Sulla carta il film non è tra i più detestabili. La riattualizzazione della commedia sofisticata hollywoodiana non è in sé un crimine gravissimo: i problemi sorgono quando il regista di turno, evidentemente ignaro del fatto che il pubblico di questo tipo di pellicole conosce a menadito tutte le possibili varianti di sceneggiatura, invece di lavorare di ritmo e sintesi – sforbiciando i dialoghi e lasciando in piedi solo le battute più spiritose e fulminanti – illanguidisce il tutto, spargendo melassa a piene mani (dimenticandosi che questa è già compresa nel prezzo) e permettendo così l’affiorare del déjà vù. Ma quest’aria di «familiarità», invece di procurare piacere, finisce per annoiare e – inevitabilmente – per farti sentire pure un po’ cretino. Peccato, perché Jennifer Lopez è sempre brava come ai tempi di
Blood & Wine
, quando si faceva smanacciare i magnifici glutei da Jack Nicholson. Per quanto spiritosa e malinconica, la prode Jennifer non riesce comunque a reggere sulle proprie spalle le sorti di un film che sconta caratterizzazioni razziste (il pessimo Justin Chambers), il sempre inetto McConaughey e tutti i luoghi comuni del caso. L’unica ideuzza giunge nel finale, ma a quel punto la bandiera bianca sventola già da un pezzo.
(giona a. nazzaro)

Promessa è una promessa, Una

Un padre distratto promette a suo figlio il pupazzo Turbo Man, poi, la vigilia di Natale, cerca freneticamente di trovare il giocattolo ormai esaurito. Il suo principale rivale nella ricerca (Sinbad) si scopre che non è semplicemente un concorrente, ma un vero psicopatico. Persino a 88 minuti si fa sentire troppo lungo e protratto, un’aggiunta sospetta di 90 secondi alla misura canonica dei film festivi. Schwarzenegger fa del suo meglio, ma semplicemente non è divertente.

Più felice dei milionari, Il

Simpatico ma algido e prolisso musical Disney (l’ultimo supervisionato personalmente dal grande Walt) sulle gesta di Anthony J. Drexel Biddle (MacMurray), eccentrico milionario di Filadelfia. Moderatamente divertente. Originariamente durava 164 minuti, poi ridotti a 141 al momento dell’uscita in sala. Riproposto nel 1984 a 159 minuti.

Prisoner of Paradise

Narrato da Ian Holm. Affascinante documentario su Kurt Gerron, un attore e regista degli anni Venti e Trenta molto popolare in Germania (ricordato soprattutto come proprietario del nightclub in L’angelo azzurro) che rimase in Europa troppo a lungo e finì nel campo di concentramento “esemplare” in Theresienstadt, dove fu incaricato di realizzare un ultimo film — per i Nazisti. Lo straordinario materiale di repertorio dell’epoca viene messo in risalto da una manciata di interviste altrettanto coinvolgenti con gli amici e colleghi sopravvissuti.

Pentimento

Una donna, la cui famiglia è stata distrutta da un dittatore di provincia continua a disseppellirne il cadavere affinché non abbiano pace né lui né la famiglia.

Anche se si svolge in un paese e in un’epoca immaginari, un film politico e poetico al tempo stesso che all’inizio adotta i moduli della favola grottesca con un surrealismo di stampo bunueliano e poi sfocia via via in un dramma che ricorda le antiche tragedie greche. Indimenticabile la sequenza dell’arrivo dei tronchi dalla Siberia sui quali le donne sperano di vedere incisi i messaggi dei deportati.

Panic Button — Operazione fisco

Un buon cast viene sprecato in questa produzione da principianti, pateticamente senza sale, sulla lavorazione dell’episodio-pilota di una serie tv in Italia che si suppone faccia fiasco, così che i produttori-gangster possano legittimamente evadere le tasse. Piuttosto aspettate che rimandino in onda The Producers — Per favore non toccate le vecchiette. Totalscope.

Prima della pioggia

Uno sguardo sulla realtà dell’indipendenza macedone, all’indomani della proclamazione: un paese libero dove però regnano povertà rurale e violenza. La trama intreccia le storie di un monaco, di un fotoreporter globetrotter e di una giovane rampante londinese alla ricerca di sé stessa. La struttura della pellicola ricorda quella di Pulp Fiction, che oltretutto uscì quasi contemporaneamente. Una vicenda dura e dolorosa, che si sviluppa lentamente. Technovision.

Poltergeist II — L’altra dimensione

La famiglia Freeling viene nuovamente terrorizzata da creature dell’altro mondo. Un altro sequel senza scopo reso appetibile da alcuni strepitosi effetti speciali da far sobbalzare, e da una famiglia ancora molto simpatica. Siate avvertiti che un attore viene accreditato come la Creatura-Vomito. Panavision.

Porco rosso

Durante la Prima Guerra Mondiale, Marco, un avviatore, perde un amico e rimane sfigurato durante un combattimento aereo. Il suo viso prenderà le sembianze di un maiale, circostanza questa che ne determina il sopranome. Da quel momento Marco inizierà a combattere contro i pirati dell’aria ed il regime fascista.

Professione: assassino

Un killer professionista, al soldo di un’organizzazione criminale, riceve l’incarico di eliminare un boss della malavita. Eseguito il mandato, il killer decide di prendere con sé il giovane e cinico figlio della vittima per insegnargli i rudimenti del mestiere. Il film si distacca leggermente da altri dello stesso genere (compresi quelli interpretati dallo stesso Bronson) per un più approfondito studio psicologico dei personaggi. Tra i protagonisti figura Jill Ireland, seconda moglie di Bronson, stroncata nel 1990 da un male incurabile. (andrea tagliacozzo)

Polvere di stelle

Nell’autunno del 1943 una compagnia di avanspettacolo si esibisce in Abruzzo: in seguito all’armistizio, i fascisti imprigionano gli artisti. Ma Dea, direttrice della compagnia insieme al marito Mimmo, decide di concedersi a un gerarca per salvare la situazione. Buon affiatamento della coppia Sordi-Vitti, ma la regia non convince, soprattutto per la scelta dei tempi: eccessivi gli oltre 140 minuti di durata.

Pallottole su Broadway

Delizioso gioiello di Woody Allen su di un scrittore di commedie degli anni Venti che per quanto si prenda molto sul serio, si svende non appena gli viene offerta l’occasione di portare in scena a Broadway la sua ultima opera, che ha per protagonisti la pupa di un gangster e una star dal fascino inebriante. Un’occasione d’oro per gli attori, in particolare per la Wiest (che vinse l’Oscar) nei panni dell’attrice sopra le righe, per Palminteri, il malavitoso dal talento nascosto, e la Tilly che qui interpreta la pupa svampita. La ricostruzione storica è così ricca e azzeccata da sembrare reale. Allen lo sceneggiò insieme a Douglas McGrath.

Prima e dopo

Storia di una famiglia del New England, distrutta e ostracizzata dopo che uno dei figli scompare nel nulla dopo essere stato accusato dell’omicidio di una ragazza. Il padre vuole coprire la fuga del figlio, ma la madre e la sorella vogliono scoprire la verità, a scapito delle possibili conseguenze. Credibile e molto appassionante, scritto da Ted Tally. Cercate Paul Giamatti tra gli spettatori del processo!

Pazze di me

Andrea, unico maschio in un’ingombrante famiglia tutta al femminile (sono sette: mamma, tre sorelle, nonna, badante e cane, rigorosamente femmina), ha finalmente incontrato Giulia, la donna della sua vita.

Poiché nessuna delle precedenti fidanzate è mai sopravvissuta al deflagrante impatto con le invadenti e devastanti femmine, al povero Andrea sembra che l’unico modo per sopravvivere sia quello di mentirle e spacciarsi per orfano. Ma le sette mine vaganti sono in agguato e l’inganno cade presto. Comincia così per il malcapitato Andrea un buffo percorso ad ostacoli per salvare la sua relazione.

Fino a quando resisterà la povera Giulia?

Punto di non ritorno

Nel 2047, viene inviata una missione di salvataggio su Nettuno, quando la navicella in esplorazione “Event Horizon” riappare misteriosamente così come era inspiegabilmente scomparsa sette anni prima. L’equipaggio è scomparso, ma c’è un’inquietante presenza a bordo, probabilmente collegata al buco nero che sta per deformare lo spazio. Opera ben recitata, inizia in maniera promettente, ma diventa sempre più improbabile, non dando alcuna spiegazione per gli strani eventi che si susseguono. Ci sono alcune intense scene horror. 

PA-RA-DA

PA-RA-DA racconta la vera storia del clown di strada Miloud Oukili, il suo arrivo in Romania nel 1992, tre anni dopo la fine della dittatura di Ceausescu e il suo incontro con i bambini dei tombini, i cosiddetti “boskettari”. I bambini vivono da straccioni, dormono nel sottosuolo di Bucarest, nelle grandi condotte dove passano le tubature del riscaldamento, e sopravvivono di espedienti, piccoli furti, accattonaggio e prostituzione. Miloud entra in contatto con questi ragazzi di strada e conquista la loro fiducia e il loro affetto, utilizzando coe mezzo di comunicazione le arti circinsi e clownesche, riuscendo tra mille difficoltà a creare una vera e propria compagnia circense, portando il loro spettacolo prima nella piazza principale di Bucarest, poi in tutta Europa.