Totò nella luna

Totò licenzia un fattorino che pensa troppo alla fantascienza e poco al lavoro. Quando si viene a sapere che quest’ultimo possiede un tipo di sangue che lo rende adatto alla vita nello spazio, gli americani propongono al giovane un viaggio sulla Luna. Banale parodia dei film di fantascienza d’oltreoceano, nobilitata unicamente dalla presenza di Totò. L’anno dopo, Steno tornò a dirigere il comico napoletano in
Totò, Eva e il pennello proibito
e ne
I tartassati.
(andrea tagliacozzo)

Totò e i re di Roma

Il modesto archivista di un ministero, sposato e con cinque figlie a carico, spera inutilmente in una promozione. Dopo aver indispettito il suo Direttore Generale in un paio d’occasioni, il poverino è costretto a dare l’esame per procurarsi la prescritta licenza elementare. Come al solito, il film grava tutto sulle spalle del bravissimo Totò, aiutato nell’occasione da uno strepitoso Alberto Sordi che si fa notare nei panni del puntiglioso professore.
(andrea tagliacozzo)

Questa è la vita

Il film è composto da quattro episodi, tratti da altrettante novelle di Luigi Pirandello:
La giara, Il ventaglino, La patente
e
Marsina stretta
. Il migliore è il terzo, con uno strepitoso Totò nella parte di un potente jettatore che chiede alle autorità una patente, un certificato ufficiale che gli permetta di guadagnare denaro con le sue straordinarie, ma terribili qualità.
(andrea tagliacozzo)

Il medico dei pazzi

Don Felice si reca a Napoli a trovare il nipote che crede laureato in medicina e direttore di una clinica psichiatrica. Il giovane, in realtà, è solo uno scapestrato che, dopo aver già spillato allo zio un bel po’ di quattrini, fa passare la pensione dove abita per la sua clinica. Da una commedia di Eduardo Scarpetta (come
Un turco napoletano
e
Miseria e nobiltà
, entrambi diretti dallo stesso Mattoli), un veicolo ideale per l’incontenibile comicità di Totò. Rispetto ad altri lavori del comico napoletano, la trilogia tratta dai lavori teatrali di Scarpetta si distingue per la felice cura della regia e dell’ambientazione.
(andrea tagliacozzo)

La banda degli onesti

In punto di morte, un ex impiegato della Zecca incarica il portiere Antonio di gettare nel Tevere il cliché per la fabbricazione delle diecimila lire che aveva sottratto anni addietro sul posto di lavoro. Il portiere, che naviga in brutte acque finanziarie, pensa bene invece di tenersi il maltolto per servirsene assieme a due amici. Uno dei migliori film di Totò, sostenuto, oltre che dall’ottima interpretazione dei tre protagonisti, anche da una sceneggiatura (firmata da Age e Scarpelli) più curata del solito.
(andrea tagliacozzo)

Totò e Carolina

Una giovane di paese, arrestata durante una retata a Villa Borghese dall’agente Caccavallo, sviene al commissariato per aver ingerito una forte dose di sonnifero. Dopo un breve ricovero in ospedale, la ragazza è obbligata dalle autorità a ritornare al suo paese. A condurla a destinazione ci deve pensare proprio l’agente Caccavallo. Un Totò quasi intimista, divertente ma allo stesso tempo anche malinconico. La brava Anna Maria Ferrero riesce a tenere degnamente testa al principe della risata.
(andrea tagliacozzo)

Totò contro Maciste

Il saltimbanco Totocamen, grazie ad alcuni trucchi, riesce a far credere al Faraone di essere in possesso di una forza portentosa. Il sovrano decide di usare il ciarlatano per contrastare il possente Maciste, che si è messo al servizio degli Assiri. Il film è tutto nei lazzi di Totò, costretto a fare i salti mortali per tenere in piedi la sgangherata vicenda. Nino Taranto non gli è da meno. Il regista Fernando Cerchio tornerà a collaborare con il comico napoletano in
Totò e Cleopatra
.
(andrea tagliacozzo)

I due colonnelli

In piena seconda guerra mondiale, due colonnelli, uno inglese e uno italiano, si alternano nella conquista di Montegreco, un piccolo paese dei Balcani. Caduti entrambi in mano alle truppe naziste, i due irriducibili rivali si ritrovano a sodalizzare contro il comune nemico. Steno tenta un discorso ambizioso e semiserio sulla guerra e sul destino degli uomini, ma a funzionare sono soprattutto le interpretazioni di Totò e di Walter Pidgeon, protagonisti di alcuni gustosi duetti.
(andrea tagliacozzo)

La cambiale

La cambiale di un industriale, finito in prigione per insolvenza, arriva nelle mani del proprietario di un negozio di animali che, a sua volta, la gira al suo ingenuo commesso. Questi dona la cambiale a una ragazza di facili costumi che se ne serve per imbrogliare un negoziante ed ottenere in cambio una pelliccia. Un cast davvero imponente di attori di casa nostra (per non parlare degli autori del copione, tra cui spiccano le prestigiose firme di Vittorio Metz e Lugi Magni) lasciato a briglia sciolta e banalmente sprecato per un’ideuzza non troppo malvagia, ma svolta con poca fantasia. Come al solito, quando c’è da improvvisare a mettersi in mostra è soprattutto Totò.
(andrea tagliacozzo)

Uccellacci e uccellini

Totò e suo figlio Ninetto, mentre stanno andando a sfrattare dei contadini morosi, incontrano un corvo saccente che li spinge a vestire il saio e a predicare agli uccelli. Questa favola allegorica – ricca di spunti fantastici, ma anche di riferimenti alla società italiana dell’epoca – offrì a Totò, ormai giunto al termine della carriera (si tratta del suo penultimo film), una tardiva possibilità per farsi notare anche dalla critica che per tanti anni lo aveva snobbato.
(andrea tagliacozzo)

Totò sceicco

Giunto da un paio d’anni al successo cinematografico (
I due orfanelli
esce alla fine del ’47,
Fifa e arena
alla fine del ’48), nel 1950 Totò realizza sette film, di cui questo e
Tototarzan
diretti da Mattòli. È in questo periodo che egli raggiunge un perfetto adattamento delle proprie doti al mezzo-cinema: oggi quasi tutti i suoi film degli anni ’30 e ’40 risultano invecchiati e non fanno più ridere granché; il Principe appare troppo timido, ingessato. È in parodie come questa che si scatena, quando la trama diventa canovaccio, la regia registrazione e i personaggi spalle. Qui ci sono un paio di momenti tra i più alti del Nostro: l’inizio, con Totò che deve vestire la marchesa con un argano, e certe sue uscite estemporanee nelle vesti di sceicco («Guarda Omàr quant’è bello»). Per i cultori del fantasy strampalato, c’è un abbozzo di trama stile «Road to.. », con Tamara Lees cattivissima regina di Atlantide che strega un succube Aroldo Tieri. Per una serata d’estate davanti alla tv, un’autentica goduria.
(emiliano morreale)

La legge è legge

In un paesino montano diviso dalla linea del confine italo-francese, un gendarme francese racconta agli amici di essere venuto al mondo nella cucina italiana di un appartamento francese. Per sfuggire a un sicuro arresto, un contrabbandiere italiano si serve della clamorosa rivelazione per far dichiarare apolide il povero gendarme. Gara di bravura tra Fernandel e Totò, ma il film, a parte alcuni momenti divertenti, non riesce ad essere a portare avanti con efficacia l’originale spunto di partenza.
(andrea tagliacozzo)

Totò, Peppino e… la dolce vita

Un Totò della piena maturità, del periodo in cui – pur semicieco – distillò alcune delle sue perle. Anche se la parodia della
Dolce vita
è abbastanza azzeccata, la trama non c’è e il film vale per le improvvisazioni sue e del divino Peppino. Come al solito due-tre sketch memorabili, fra cui quello irresistibile che vede la coppia alle prese col night di lusso. Nella ideale trilogia «tra città e campagna» (
Totò, Peppino e la… malafemmina; Totò, Peppino e le fanatiche; Totò, Peppino e… la dolce vita
), quest’ultimo è forse l’episodio più debole, privo dei proverbiali picchi del primo e del ritmo scatenato da farsa regionale del secondo (con una meravigliosa Titina De Filippo). Ma siamo sempre a metà strada tra il versante demenziale delle parodie dei generi e quello neorealista dei film di Monicelli. Il livello tecnico è ancora piuttosto alto, prima del crollo che si registrerà con l’arrivo degli spaghetti-western: insomma si ride ancora, e tanto.
(emiliano morreale)

Totò Story

Un’antologia di alcuni episodi tratti dai più noti del comico napoletano:
Totò sceicco, La banda degli onesti, Totò, Peppino e la malafemmina, Totò, Peppino e i fuorilegge, Totòtruffa ‘62, Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi
e
Signori si nasce
. Nella scena tratta da quest’ultimo, una delle più divertenti dell’intera raccolta, Totò cerca di scroccare del denaro al fratello (interpretato da Peppino De Filippo) con la scusa di costruire una tomba di famiglia.
(andrea tagliacozzo)

Totò, Peppino e i fuorilegge

Totò si mette d’accordo con l’amico Peppino per truffare la ricchissima consorte: facendo credere di essere stato rapito dal famigerato bandito Ignazio, chiede alla donna un riscatto di cinque milioni. Come al solito le parti più divertenti del film sono gli impagabili duetti tra Totò e Peppino De Filippo. Irresistibile anche Titina De Filippo nel ruolo della moglie di Totò. Sempre nel ’56, Camillo Mastrocinque aveva diretto il comico partenopeo in
La banda degli onesti, Totò lascia o raddoppia
e
Totò, Peppino e la malafemmina
.
(andrea tagliacozzo)

Napoli milionaria

Al termine del secondo conflitto mondiale, un tranviere torna a casa, a Napoli, dopo un lungo periodo di prigionia in Germania. Ritrova i familiari profondamente cambiati: la moglie ha fatto fortuna con la borsa nera, il figlio traffica con auto rubate e la figlia, diventata una poco di buono, concede le sue grazie ai soldati alleati. Probabilmente la migliore delle regie cinematografiche di Eduardo, che adatta la sua omonima commedia, non priva di momenti umoristici, con una vena di struggente malinconia. Totò, relegato in un ruolo di secondo piano, riesce comunque a rubare la scena ai protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

47 morto che parla

Totò è Antonio Peletti, ricco e avarissimo barone che ha ereditato dal padre una fortuna in monete d’oro. Secondo il testamento paterno, però alla sua morte, Antonio dovrebbe lasciare metà del tesoro di famiglia al Municipio e l’altra metà al figlio Gastone. Ma il barone nega l’esistenza del testamento e caccia di casa Gastone. Da una commedia di Ettore Petrolini, uno dei film meno felici di Totò, stranamente frenato da un testo più rigoroso rispetto ai canovacci a cui era solitamente abituato. (andrea tagliacozzo)

Rita la figlia americana

Serafino, ex direttore di banda a Torre Annunziata, attende l’arrivo della figlia adottiva, un’orfanella cilena che spera di instradare nel mondo della musica classica. Ma la ragazza, appassionata di musica leggera, non ne vuole affatto sapere. Uno degli ultimi film di Totò. La sua vena comica, tutt’altro che appannata, salva la pellicola dalla più totale mediocrità. Del cast del film fa parte anche il gruppo beat dei Rokes, all’epoca popolarissimo fra i giovani. (andrea tagliacozzo)

Le sei mogli di Barbablù

Totò, costretto a sposarsi con la forza, abbandona la moglie e fugge all’estero. Tornato di nascosto in Italia, l’uomo, scambiato per un celebre investigatore, si trova a dare la caccia a Barbablù, un criminale che ha rapito sei giovani donne dopo averne ucciso i rispettivi mariti. Solito tour de force di Totò che si fa in quattro per tenere in piedi un debole e sgangherato canovaccio. Nello stesso anno Bragaglia diresse il comico napoletano in altri tre film: Totò cerca moglie, Figaro qua… Figaro là e 47 morto che parla. Sofia Loren, che nel cast è ancora Sofia Lazzaro, interpreta il ruolo di una delle mogli di Barbablù. (andrea tagliacozzo)

Totò contro il pirata nero

Un ladro finisce del tutto casualmente su una nave pirata. Grazie alla sua incredibile fortuna, l’uomo riesce a salvarsi dal capestro. Nel frattempo il pirata è però geloso di José, il ladro, e gli affida una missione a rischio. Va al ballo del governatore per preparare il prossimo colpo dei pirati. Lo salverà la figlia del governatore, Isabella, che non vuole sposare l’uomo destinatole dal padre… E alla fine José farà arrestare il pirata nero. Un film raffazzonato tenuto in piedi dall’estro di Totò. Il regista Fernardo Cerchio aveva già diretto il principe della risata in altri due film in costume:
Totò contro Maciste
del ’61 e
Totò e Cleopatra
del ’63.
(andrea tagliacozzo)

L’imperatore di Capri

Seconda regia di Luigi Comencini, dopo
Proibito rubare
, realizzato l’anno precedente. Totò veste i panni di un cameriere d’albergo che, a Capri, viene scambiato per un principe indiano. Sfuggito a un’opprimente atmosfera familiare, il nostro eroe diventa il personaggio più ammirato dell’isola. Il film non è nient’altro che un tenue canovaccio che fornisce a un Totò in grande forma l’ennesima occasione per sbizzarrirsi con le sue gag e i suoi giochi di parole. Il regista otterrà il suo primo grande successo nel ’53 con
Pane, amore e fantasia
. Molti gli aneddoti legati a questo film: il film fu girato in piena stagione turistica, ad agosto. La produzione pensava di usare come comparse, gratuitamente, i turisti. Ma i generici pretesero di essere gli unici a comparire nei film girati a Capri. A pagamento. Totò, in scena, a un certo punto doveva fronteggiare un pitone vero del vero principe indiano. Ma a causa del gran caldo, anche causato dai riflettori, morirono uno dopo l’altro due serpenti. A quel punto ne fu usato uno di plastica.
(andrea tagliacozzo)

Totò terzo uomo

In una cittadina, due gemelli sono in lite per una questione d’interessi: il primo, sindaco del paese, non vuole pagare il secondo, proprietario del terreno dove dovrebbe sorgere un nuovo penitenziario. A complicare le cose arriva un terzo gemello, di cui nessuno sospettava l’esistenza. Grande tour de force di Totò, che passa da un ruolo all’altro dei tre fratelli, diversissimi tra loro in quanto a carattere, con estrema disinvoltura. Il tema del sosia (o del gemello) tornerà in altri tre film del comico napoletano:
Totò e Cleopatra, Totò a Parigi
e
Totò diabolicus
. Pare che proprio girando questo film Totò annotasse su un pacchetto di Turmac le parole della celeberrima
Malafemmena
.
(andrea tagliacozzo)

Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi

Carlo e Gabriella, giovani studenti, si conoscono durante una gara di nuoto e s’innamorano. Quando finalmente lui prende il diploma da geometra, decidono di sposarsi. Ma il primo incontro tra le rispettive famiglie non è tra più felici: i due padri hanno mentalità troppo diverse per andare d’accordo. Regia e sceneggiatura nella media, anche se a fare la differenza ci pensano Totò e Fabrizi che nei panni dei due genitori danno vita ad alcuni indimenticabili duetti.
(andrea tagliacozzo)

Miseria e nobiltà

Felice e Pasquale vivono con le rispettive famiglie nello stesso, misero appartamento. Un giovane nobile, innamoratosi della figlia di un cuoco arricchito contro il parere dei genitori, ingaggia le due famiglie per impersonare i congiunti. Da un classico di Eduardo Scarpetta (sceneggiato dal regista con Ruggero Maccari), uno dei migliori film di Totò (il suo capolavoro con
Totò, Peppino e la malafemmina
), che si esibisce in alcune sequenze a dir poco memorabili (la foto con gli sposini, la lettera con il cafone, il ballo con gli spaghetti). Non si contano le battute pronunciate nel corso della pellicola dal comico napoletano ormai entrate nella memoria collettiva («A casa nostra, nel caffelatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte»; Pasquale a Totò: «Non pigliare la pasta grossa ché non la digerisco». Totò: «Pasqua’, tu con questa fame digerisci pure le corde di contrabbasso»; o ancora Pasquale a Totò: «In questa casa si mangia pane e veleno! ». Totò: «No Pasqua’, solo veleno!). Nello stesso anno, Mattoli diresse il comico napoletano ne
Il medico dei pazzi
, sempre una commedia di Scarpetta.
(andrea tagliacozzo)

Totò cerca moglie

Totò, pittore squattrinato, riceve una lettera dalla zia d’Australia: questa gli annuncia il suo imminente arrivo assieme a una ragazza che la donna intende fargli sposare. La foto della promessa sposa, un’aborigena, spaventa non poco il poveretto che, per evitare l’indesiderato matrimonio, decide di trovarsi in fretta una moglie italiana. L’esile soggetto è ampiamente riscattato dal gran numero di gag (orchestrate dagli sceneggiatori Age, Scarpelli, Vittorio Metz e Sandro Continenza) e dall’incontenibile verve di Totò. Bragaglia aveva diretto il comico napoletano l’anno precedente in Totò le Moko . (andrea tagliacozzo)

Chi si ferma è perduto

Due colleghi e vecchi amici, Antonio Guardalavecchia e Peppino Colabona, non riescono a far carriera a causa del capo ufficio Santoro che ostacola la loro promozione. Quando quest’ultimo muore, i due si danno un gran da fare, l’uno a scapito dell’altro, per entrare nelle grazie del successore. Il film, scritto e diretto con poca fantasia, si regge come al solito sulla grande verve e le improvvisazioni dei due bravissimi comici napoletani.
(andrea tagliacozzo)

Operazione San Gennaro

Una banda di malviventi americani, arrivati a Napoli con il proposito di svaligiare il prezioso tesoro di San Gennaro, si rivolgono a un lestofante locale, Aramando Girasole, detto Dudù. Quando questi, però, viene a sapere il reale obiettivo del colpo, profondamente turbato, chiede un segno illuminante al Santo protettore. Una commedia che sfrutta con poca originalità il background partenopeo. A renderla godibile ci pensano gli interpreti e il consolidato mestiere del regista.
(andrea tagliacozzo)

Che fine ha fatto Totò Baby?

Uno degli ultimi film di Totò (scomparso nel 1967 all’età di 69 anni), parodia del più noto Che fine ha fatto Baby Jane? diretto nel ’62 da Robert Aldrich. Totò e Pietro, due fratelli che sbarcano il lunario con mille espedienti, trovano un cadavere in una valigia rubata alla stazione. Decidono allora di abbandonare l’ingombrante fagotto in campagna. Il film, diretto alla meno peggio, è reso godibile soprattutto dalle irresistibili improvvisazioni e le gag del comico napoletano. (andrea tagliacozzo)

Toto, Peppino e… la Malafemmina

Mentre è a Napoli per studiare, Gianni perde la testa per una ballerina, che segue fino a Milano. Totò e Peppino, zii del giovane, sono preoccupatissimi. Decidono quindi di recarsi nella città lombarda per far rinsavire il nipote. Forse la migliore delle commedie di Totò, incredibilmente ricca di gag, battute e indimenticabili duetti con Peppino De Filippo. Non si contano le scene d’antologia: i due che scrivono la lettera alla ragazza, l’arrivo a Milano, gli alterchi con il vicino Mezzacapa e altre ancora.
(andrea tagliacozzo)

Racconti romani

Appena uscito dal carcere, Alvaro propone agli amici Otello, Mario e Spartaco una serie di piccole truffe che, per una ragione o per l’altra, non riescono ad andare in porto. Scoperti dalla polizia mentre spacciano soldi falsi, i quattro finiscono al commissariato. Il film è ispirato ad alcuni racconti di Alberto Moravia, adattati per lo schermo da Sergio Amidei, Francesco Rosi, Age e Scarpelli. Il risultato, comunque, non si discosta poi molto dalle solite commedie all’italiana, anche se ci sono alcuni personaggi decisamente riusciti e il cast è davvero eccellente.
(andrea tagliacozzo)

Siamo uomini o caporali?

Rinchiuso in una clinica psichiatrica per aver dato in escandescenze, Totò racconta al medico la triste vicenda che lo vede perennemente vessato dai “caporali”, ovvero quei tipi che passano la vita a sfruttare gli altri, poveri e onesti “uomini” come lui che lavorano e sudano fatica. Uno dei lavori più celebri di Totò, esile ed episodico nella struttura, ma molto divertente. Ottimo Paolo Stoppa, interprete di tutti i personaggi che perseguitano il protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Sua eccellenza si fermò a mangiare

Ai tempi del fascismo, un ladruncolo (Totò), che si spaccia per il medico del duce, aiuta un giovanotto (Ugo Tognazzi) a togliersi d’impaccio con la moglie (Virnisi Lisi). Poi decide di sfruttare la situazione e si fa invitare a un banchetto organizzato in onore di un ministro (Raimondo Vianello), con l’intenzione di appropriarsi di un prezioso servizio di posate. Una pochade poco originale ma movimentata. Cast di tutto rispetto, anche se ad imporsi una spanna sopra agli altri è il solito Totò.
(andrea tagliacozzo)

Tototarzan

Un uomo, vissuto selvaticamente fin da piccolo nei meandri della giungla e noto agli indigeni come «la scimmia bianca», eredita un ingente patrimonio. Tre avventurieri, desiderosi d’impadronirsi del denaro, si recano nella giungla e riescono a catturare il selvaggio. un suo parente si allea con i furfanti. Lo salverà l’amore di una donna… Trama labilissima compensata da un fuoco di fila di gag e da un Totò scatenatissimo. In una piccola parte appare anche una giovanissima Sophia Loren (accreditata come Sofia Lazzaro).
(andrea tagliacozzo)

I soliti ignoti

Cinque ladruncoli organizzano un clamoroso colpo da effettuarsi al Monte di Pietà. Non sapendo come fare ad aprire la cassaforte, si fanno istruire da Dante, un esperto in materia. Il piano, preparato fin nei minimi particolari, fallisce per un banale errore di calcolo. Un grande (e meritato) successo di pubblico che rese la commedia all’italiana polare in tutto il mondo. Vittorio Gassman, per la prima volta in un ruolo comico, è a dir poco straordinario. Eccezionale anche Totò, che lascia il segno restando in scena per pochissimo tempo. Del film ne verranno realizzati due seguiti (
L’audace colpo dei soliti ignoti
del ’59 e
I soliti ignoti vent’anni dopo
dell’85), entrambi decisamente non all’altezza del capostipite. Rifatto negli Stati Uniti con il titolo
Crackers
(da noi uscito in video come
I soliti ignoti Made in Usa
) da Louis Malle.
(andrea tagliacozzo)

Totò e Cleopatra

Costituito il triumvirato dopo l’assassinio di Cesare, Marco Antonio parte per l’Egitto e s’innamora di Cleopatra, alla quale fa dono di numerose provincie romane. Richiamato a Roma da Ottaviano, il condottiero viene rapito dalla moglie che invia in Egitto un suo sosia, Totonno. Ma Totonno maltratta Cleopatra che lo condanna a morte… Equivoci a non finire con un Totò un po’ invecchiato, ma sempre divertente.
(andrea tagliacozzo)

La mandragola

Per conquistare la bellissima Lucrezia, sposa a un ingenuo notaio, Callimaco assicura di poterla guarire dalla sterilità somministrandole la mandragola. Ma c’è un problema: il primo che giacerà con una donna che ha assunto la mandragola, ne morirà… Più che un parente del
Brancaleone
, lo si direbbe un progenitore delle
Ubalde
, se non fosse che la sopraffina eleganza registica di Lattuada – qui davvero al suo massimo – lo consegna a tutt’altro livello. Lattuada, insieme al più morboso Bertolucci, è forse l’unico vero regista erotico del nostro cinema. Qui l’opulento corpo della Schiaffino è alluso e velato, agito metonimicamente (fianchi e ombelico che sostituiscono una visione d’insieme sempre negata) in una maliziosa gara con la macchina da presa. Il film mantiene il fondo di nera cupezza della commedia di Machiavelli, trasformandola semmai in una sorta di malinconia (evidente soprattutto nel personaggio di fra’ Timoteo, interpretato da uno spettrale Totò pre-Pasolini che sembra disegnato da Goya o da Daumier). E la curiosità sta proprio – come sempre negli adattamenti di Lattuada – nel contrasto tra il testo (in questo caso, tra la sua misoginia/misantropia) e il basso continuo dello sguardo sensuale del regista.
(emiliano morreale)

I ladri

Il mafioso italo-americano Joe Castagnato viene espulso dagli Stati Uniti come indesiderabile e rispedito a Napoli. Prima di partire riesce a nascondere il suo tesoro, frutto di anni di attività criminosa, in una partita di barattoli di marmellata. Vincenzo, uno scaricatore del porto, se ne accorge e decide di ricattare il malvivente. Esordio registico di Lucio Fulci, futuro esponente di punta dell’horror italiano, con una commediola senza pretese che grava interamente sulle spalle di Totò. Cameo di Fred Buscaglione che interpreta se stesso e canta
Che notte!
(andrea tagliacozzo)

Il monaco di Monza

Nel Seicento, un povero ciabattino, travestitosi da monaco per sfamare la sua numerosa famiglia, trova ospitalità presso il castello di un perfido marchese. La cognata del nobile, tenuta da questi prigioniera, chiede aiuto al finto ecclesiasta che si dà un gran da fare per liberare la donna. Gli ormai invecchiati Totò e Macario si danno invece un gran da fare per reggere in piedi questa sgangherata commedia, lasciata quasi completamente all’improvvisazione dei protagonisti. Si ride, comunque, anche grazie all’apporto non indifferente di Nino Taranto nei panni del marchese.
(andrea tagliacozzo)

Capriccio all’italiana

Film a episodi, l’ultimo girato da Totò prima della scomparsa avvenuta il 15 aprile del 1967. Il principe della risata compare in due dei sei segmenti: nel primo (diretto da Steno) è un anziano signore che rapa a zero i capelloni; nel secondo (diretto da Pasolini) è una marionetta che recita l’Otello in un teatrino popolare. La pellicola si ricorda soprattutto per quest’ultimo episodio, il più personale e poetico, mentre gli altri sono piuttosto trascurabili. (andrea tagliacozzo)

Fifa e arena

A causa di una sostituzione di fotografie, un commesso viene scambiato per un pericoloso criminale. Il pover’uomo è costretto a fuggire, esibendosi in una serie interminabile di travestimenti. Si ritroverà in Spagna, a toreare pavidamente nell’arena. Seconda (dopo
I due orfanelli
) di ben sedici pellicole che Mario Mattoli ha realizzato con il grande Totò. Il modello da parodiare, ovviamente, è
Sangue e arena
. Il comico napoletano è in grande forma, ben spalleggiato da Isa Barzizza e il fedele Mario Castellani. Celebri le scene in cui Totò affamato si prepara un panino con crema da barba e borotalco e quando cerca di sbirciare la Barzizza nuda al di là di un acquario. Il film ebbe un tale successo che in alcune sale dovette intervenire la polizia per mettere ordine nelle code.
(andrea tagliacozzo)

Totò a Parigi

A Parigi, il marchese Gastone, depositario di una ricca polizza sulla vita, organizza una truffa ai danni dell’agenzia di assicurazioni servendosi di un perfetto sosia, Totò, destinato a morire in sua vece. Quest’ultimo, ignaro del piano ordito alle sue spalle, accetta di buon grado di sostituirsi al nobile. Il tema del doppio, che ricorre in molte altre pellicole del comico napoletano, è ormai un po’ logoro. Le solite impennate di Totò salvano il film dalla più totale mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

Totò al giro d’Italia

Il professor Totò, giudice in un concorso di bellezza, s’innamora di una concorrente e la chiede in moglie. La ragazza finge di accettare, ma pone una condizione al proprio consenso: lo sposerà solo se vincerà il giro d’Italia. Totò, incontenibile come al solito, stavolta si ritrova al suo fianco due spalle d’eccezione: Coppi e Bartali. Una pellicola prevedibile e senza troppe pretese, ma ricca di spunti divertenti, anche grazie all’apporto in fase di sceneggiatura di Vittorio Metz e Marcello Marchesi. Il film fu girato con un Totò a disagio negli esterni e a pedalare (spesso è sostituito dalla controfigura Dino Valdi) mentre i corridori preparavano effettivamente il giro di Lombardia dell’anno seguente. È il primo film in cui il nome di Totò compare nel titolo.
(andrea tagliacozzo)

Destinazione Piovarolo

Nel ’22, essendosi classificato ultimo alle selezioni di un concorso delle Ferrovie dello Stato, Antonio La Quaglia deve accontentarsi di un posto come capostazione in uno sperduto paesino dove non passa più di un treno al giorno. In attesa di un nuovo trasferimento, il tempo passa e la società italiana attraversa continue trasformazioni. Una commedia agrodolce, ben interpretata da Totò, spesso spalleggiato da una straordinaria Tina Pica. Nello stesso anno, Paolella diresse Totò ne
Il coraggio.
(andrea tagliacozzo)

Totò Diabolicus

Il più astuto e malvagio di quattro fratelli, incredibilmente somiglianti l’uno all’altro, decide di eliminare gli altri tre per entrare in possesso di una grossa eredità. Escogita un piano diabolico e prende l’identità di uno di loro, un religioso. Totò puro, nel suo periodo migliore (anche se quasi cieco da ormai cinque anni), che ha sei ruoli diversi. Versione comica di
Sangue blu
(1949) di Robert Hamer con uno straordinario Totò (al posto di Alec Guinness che interpretava otto personaggi) che si fa in quattro nella caratterizzazione dei diversi fratelli.
(andrea tagliacozzo)