In nome del popolo italiano

Indagando sulla morte di una giovane drogata (interpretata da Agostina Belli), l’integerrimo magistrato Mariano Bonifazi scopre clamorosi retroscena che coinvolgono alcuni illustri personaggi. Il principale sospettato è Lorenzo Santenocito, un industriale senza scrupoli che tenta con ogni mezzo di ostacolare le indagini. Aiutato dall’ottima sceneggiatura di Age e Scarpelli, un Dino Risi ancora in grande forma disegna con buone dosi di umorismo amaro un ritratto al vetriolo della società italiana dei primi anni Settanta. Davvero magistrale le interpretazione dei due protagonisti, Tognazzi nel ruolo del magistrato e Gassman in quello dell’industriale.
(andrea tagliacozzo)

Totò nella luna

Totò licenzia un fattorino che pensa troppo alla fantascienza e poco al lavoro. Quando si viene a sapere che quest’ultimo possiede un tipo di sangue che lo rende adatto alla vita nello spazio, gli americani propongono al giovane un viaggio sulla Luna. Banale parodia dei film di fantascienza d’oltreoceano, nobilitata unicamente dalla presenza di Totò. L’anno dopo, Steno tornò a dirigere il comico napoletano in
Totò, Eva e il pennello proibito
e ne
I tartassati.
(andrea tagliacozzo)

Romanzo popolare

Giulio, maturo operaio milanese, sposa Vincenzina, una giovane di Avellino che ha tenuto a battesimo diciotto anni prima. Attivamente impegnato nei sindacati, Giulio, durante uno sciopero, conosce un giovane poliziotto, Giovanni, del quale diventa un ottimo amico. Curiosa commistione tra commedia e melodramma che affronta con intelligenza l’incontro/scontro tra il Nord e il Sud. La sceneggiatura, oltre alla firma di Monicelli, porta quelle prestigiose di Age e Scarpelli. Colonna snora di Enzo Jannacci, che collaborò al film anche come consulente dei dialoghi (in dialetto milanese) assieme a Beppe Viola.
(andrea tagliacozzo)

La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone

Con la complicità di una prostituta viene organizzato un tiro a un ricco barone, per convincerlo a convertirsi al cristianesimo e donare il suo patrimonio in beneficenza a un finto convento. Un film grottesco e atipico, sicuramente godibile e specchio del talento del giovane (allora) regista.

Casotto

Una spaziosa cabina della spiaggia libera di Ostia fa da sfondo a un campionario di umanità varia che, di volta in volta, si alterna all’interno del casotto. Sergio Citti, allievo prediletto di Pier Paolo Pasolini, si serve in maniera eccellente del notevole gruppo d’interpreti (tra i quali spicca Jodie Foster, reduce dal successo di Taxi Driver, che le valse una nomination agli Oscar) e dell’angusto spazio in cui i suoi attori sono costretti a muoversi. In grande evidenza soprattutto Gigi Proietti e Paolo Stoppa. (andrea tagliacozzo)

Il commissario Pepe

Sulla base di alcune lettere anonime, il commissario Pepe fa partire un’inchiesta sulle perversioni e gli scheletri nell’armadio di una cittadina settentrionale. Ma ben presto si accorge di aver scoperchiato un verminaio. Quando la commedia all’italiana morì, alcuni dei suoi autori migliori tentarono degli affondi moralistici, di un cinismo piuttosto plumbeo ma capaci di rendere bene l’atmosfera di quegli anni (il più terribile di tutti, forse,
Un borghese piccolo piccolo
di Monicelli). Certo, ben altro che sessuali erano e sono le magagne d’Italia, eppure il tutto ha una sua inquietante credibilità. Questo è forse il primo film interessante di Scola, amarissimo e con un Tognazzi al suo massimo: se ne ricorderà forse Bertolucci per il suo «uomo ridicolo». Ottimi caratteristi (Dionisio, Cimarosa, Santercole) e particine per lo scrittore lombardo Umberto Simonetta e il gastronomo veneto Maffioli.
(emiliano morreale)

Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

Ai tempi del re Alboino, Bertoldo s’imbarca continuamente in imprese sfortunate e bislacche dalle quali, però, riesce sempre a venir fuori indenne grazie alla sua innegabile astuzia. L’imponente cast non riesce a tenere in piedi una commedia che, a parte qualche isolato spunto divertente, il più delle volte risulta insulsa e irritante. I racconti di Giulio Cesare Croce, ai quali il film è ispirato, erano già stati portati sullo schermo nel 1954 da Mario Amendola.
(andrea tagliacozzo)

Il federale

Nel giugno 1944, un graduato delle brigate nere cattura un noto filosofo, oppositore del regime, nel paesino abruzzese dove si era rifugiato. Il viaggio che li porta verso Roma, attraverso l’Italia occupata, diventa una vera e propria odissea. Una delle migliori regie di Luciano Salce, abile nel realizzare una commedia pungente, azzeccata nella satira dell’italiano medio travolto dagli eventi (magnificamente interpretato da Ugo Tognazzi). Sceneggiatura di Castellano & Pipolo. Dopo il grande successo del film (campione d’incassi della stagione 1961/1962), il binomio Tognazzi-Salce tornò l’anno successivo con
La voglia matta
.
(andrea tagliacozzo)

Dagobert

Nel Seicento, Dagoberto, re dei Franchi, si reca a Roma per ottenere da Papa Honorius I l’assoluzione per la lunga serie di peccati commessi durante un’esistenza dedicata esclusivamente ai vizi e al piacere. Il vero pontefice, però, è stato rapito e l’ignaro sovrano viene ricevuto da un impostore perfettamente somigliante. Sceneggiato da Age, Gerard Brach (collaboratore abituale di Roman Polanski) e dallo stesso Dino Risi, un film estremamente fiacco e deludente che l’ottimo cast non riesce a salvare dalla mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

La tragedia di un uomo ridicolo

Deludente film drammatico su un produttore di formaggio che si confronta con il rapimento presunto del figlio a opera di terroristi politicizzati. Bertolucci sembra voler rappresentare le tensioni e gli scompigli familiari, ma il suo messaggio è incredibilmente confuso.

Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada

Un alto funzionario del governo si trova accidentalemte chiuso a chiave nella sua limousine blindata e il suo dilemma è visto come se se si trattasse di una crisi internazionale. Satira forte, sovreccitata, ha un paio di momenti di risate: ma o vi farà addormentare o vi farà venire il mal di testa. Titolo completo: Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada.

La cambiale

La cambiale di un industriale, finito in prigione per insolvenza, arriva nelle mani del proprietario di un negozio di animali che, a sua volta, la gira al suo ingenuo commesso. Questi dona la cambiale a una ragazza di facili costumi che se ne serve per imbrogliare un negoziante ed ottenere in cambio una pelliccia. Un cast davvero imponente di attori di casa nostra (per non parlare degli autori del copione, tra cui spiccano le prestigiose firme di Vittorio Metz e Lugi Magni) lasciato a briglia sciolta e banalmente sprecato per un’ideuzza non troppo malvagia, ma svolta con poca fantasia. Come al solito, quando c’è da improvvisare a mettersi in mostra è soprattutto Totò.
(andrea tagliacozzo)

I seduttori della domenica

Amore e sesso in quattro paesi. L’episodio britannico, con Moore, è una farsa vecchia maniera. Il bozzetto francese, con Ventura, è intrigante ma non va da nessuna parte. La scenetta italiana è a tratti decisamente divertente. La parte americana, scritta, diretta e interpretata da Wilder, è una favola pretenziosa con un paziente d’ospedale, brutta e imbarazzante. Conosciuto anche come Sunday Lovers.

Barbarella

Tratto dai fumetti di Jean Claude Forest. Mentre è diretta verso Venere a bordo della sua nave spaziale, Barbarella riceve dal presidente della Terra l’incarico di rintracciare lo scienziato Durand Durand che, per mezzo di un potente raggio di sua invenzione, vuole dominare l’intero universo. Tipico prodotto della cultura pop degli anni Sessanta, colorato e ricco di fantasia, il film appare oggi un po’ ridicolo e datato, ma tutto sommato divertente. All’epoca del film, Jane Fonda era ancora la moglie di Roger Vadim (dal quale divorziò nel 1973). (andrea tagliacozzo)

Ro.Go.Pa.G.

Film a episodi (Illibatezza, Il pollo ruspante, Il mondo nuovo, La ricotta), tre accomunati dall’analisi degli “allegri principi della fine del mondo”. Si distingue il segmento di Pasolini, La ricotta, in cui il regista narra il dramma di un proletario, Cipriani, inconsapevole protagonista di una spietata e barocca lotta per la sopravvivenza. Per questo lavoro, Pasolini fu accusato di vilipendio alla religione di Stato e per questo costretto a modificare molti dialoghi.

Genitori in blue jeans

Le vicende di Peppino, il titolare di una rinomata sartoria romana, che, recatosi a Parigi con un amico, dopo essersi dato alla pazza gioia e aver tentato facili conquiste, s’innamora di una bella inglese. Commediola che si regge unicamente sulla verve degli interpreti. Il regista Mastrocinque aveva già diretto Peppino De Filippo in altre tre pellicole dove l’attore napoletano faceva coppia con Totò.
(andrea tagliacozzo)

La donna scimmia

Antonio Focaccia, ennesima incarnazione dell’italica arte d’arrangiarsi, scopre una donna mostruosa, ricoperta di peli. La sposa per poterla portare con sé ed esibire in un baraccone da fiera. Maria gli chiede amore, Antonio le chiede un dovere sociale: esibirsi e assolvere alla sua funzione spettacolare. Maria rimane incinta e partorisce un piccolo mostro. Antonio le mente sul letto di morte… La donna scimmia è uno degli indiscutibili capolavori di Ferreri, la perversione ultima del grottesco italiano da cui fanno capolino le maschere della commedia (già preannunciata dal sardonico
El cochecito
, 1960 e da
L’ape regina
, 1962). Presto il regista lombardo si adagerà nel ruolo del fustigatore dei costumi sociali, ma
La donna scimmia
fa esplodere con feroce violenza le contraddizioni nella virulenza del mostruoso. La società, le pratiche dello spettacolo, gli affetti, la religione, l’Altro sono tutti messi a confronto con il proprio opposto, fino a rendere indiscernibili i confini che separano la norma dalla sua aberrazione. Il gusto di Ferreri per lo sberleffo al senso comune risolve il film con un finale di lancinante lucidità, manomesso all’epoca da produttori e censura. Un sonoro schiaffo sul volto imbellettato della pietà cristiana.
(francesco pitassio)

Straziami, ma di baci saziami

Due fidanzatini di un paese delle Marche si lasciano per un equivoco. Si ritrovano a Roma dopo un tentativo di suicidio di lui, ma lei è sposata a un sarto sordomuto… Quando la commedia all’italiana si mise a giocare con il kitsch. Questo è uno degli esempi più riusciti: meglio di Scola (
Dramma della gelosia
), di Samperi (
Divina creatura
) e di Comencini (
Mio Dio, come sono caduta in basso!
). Il gioco di Risi (foto), Age e Scarpelli consiste in un fine equilibrio tra passato e presente, tra romanzo d’appendice e critica sociale. E se la parte satirica sui due fidanzati burini che sognano
Il dottor Zivago
è un po’ scontata (ma Pamela Tiffin è davvero surreale), ci sono alcuni momenti ferocissimi come la cena altoborghese e il giro delle agenzie di collocamento di Roma. Il vertice, comunque, è un esilarante Tognazzi con parrucca bionda che fa il sarto sordomuto: quasi poetico.
(emiliano morreale)

Nell’anno del Signore

Nella Roma papalina, due carbonari compiono un attentato, ma sono subito catturati dai gendarmi. Mentre un gruppo di popolani romani cerca di salvarli, il Cornacchia, strenuo oppositore del papato, continua a scrivere versi irriverenti sulla statua di Marco Aurelio. Un pittoresco quadro storico dell’epoca che alterna pagine divertenti e pungenti ad altre decisamente meno riuscite. Luigi Magni, grande esperto della romanità, tornerà sull’argomento numerose volte. Grande cast, ma non sempre utilizzato al meglio.
(andrea tagliacozzo)

La stanza del vescovo

Un giovanotto, che passa il tempo navigando sul Lago Maggiore a bordo della sua nuova barca a vela, conosce casualmente un tipo stravagante che gli presenta la bisbetica moglie e la sua giovane e bella cognata. Episodio minore della carriera di Dino Risi, già avviato verso il declino che sarà più evidente nel decennio successivo. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Piero Chiara, è stato sceneggiato dallo stesso scrittore assieme a Leo Benevenuti, Piero De Bernardi e al regista.
(andrea tagliacozzo)

L’anatra all’arancia

La moglie di un ricco signore, spesse volte tradita, si presenta al marito con un giovane alto e distinto che fa passare come un suo spasimante. Mediocre versione cinematografica della commedia di William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon, che aveva ottenuto un sorprendente successo in tutti i teatri d’America e d’Europa. Affiatata, comunque, la coppia Vitti-Tognazzi.
(andrea tagliacozzo)

Amici miei atto II

Dopo sette anni, ritornano quattro dei cinque scatenati vitelloni di
Amici miei.
All’appello manca il Perozzi (ovvero Philippe Noiret) che moriva alla fine del primo episodio. Ma i superstiti, ritrovatisi davanti alla tomba dell’amico, non hanno nessuna voglia di lasciarsi travolgere dall’incombente vecchiaia. Discretamente divertente, all’insegna dell’humour nero, ma inevitabilmente inferiore al precedente. Il ruolo che fu di Duilio Del Prete passa a Renzo Montagnani che nel primo film doppiava Noiret.
(andrea tagliacozzo)

Sua eccellenza si fermò a mangiare

Ai tempi del fascismo, un ladruncolo (Totò), che si spaccia per il medico del duce, aiuta un giovanotto (Ugo Tognazzi) a togliersi d’impaccio con la moglie (Virnisi Lisi). Poi decide di sfruttare la situazione e si fa invitare a un banchetto organizzato in onore di un ministro (Raimondo Vianello), con l’intenzione di appropriarsi di un prezioso servizio di posate. Una pochade poco originale ma movimentata. Cast di tutto rispetto, anche se ad imporsi una spanna sopra agli altri è il solito Totò.
(andrea tagliacozzo)

Il vizietto

Dalla commedia
La Cage aux Folles
di Jean Poiret. Renato Baldi, un italiano di mezza età, vive da vent’anni con il francese Zazà, insieme al quale gestisce un locale per travestiti sulla Costa Azzurra. Renato, però ha anche un figlio, frutto di una fugace avventura eterosessuale di tanti anni prima. Straordinario successo di pubblico (e non solo, viste le candidature agli Oscar e i premi César), anche grazie alle ottime interpretazioni di Michel Serrault e Ugo Tognazzi. Un film furbo, divertente e a tratti macchiettistico. Nel 1989 ne verrà girato un secondo episodio. Nel 1996 Mike Nichols ne realizzò invece un rifacimento americano con Robin Williams e Nathan Lane intitolato
Piume di struzzo.
(andrea tagliacozzo)

I mostri

Venti divertentissimi episodi (alcuni molto brevi, altri più lunghi e corposi), che satireggiano sui miti e le contraddizioni della società italiana dei primi anni Sessanta, con due interpreti, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, in forma davvero strepitosa. Autori della sceneggiatura, tratta da un soggetto di Age-Scarpelli-Petri, sono Ettore Scola (all’epoca non ancora regista) e Ruggero Maccari. Straordinario l’ultimo segmento, curiosa (e cattivissima) miscela tra comico e patetico.
(andrea tagliacozzo)

I tromboni di Fra’ Diavolo

Nel Regno di Napoli, un reparto di volontari della Repubblica Cisalpina riceve l’ordine dai francesi, occupati a dare la caccia al temibile Frà Diavolo, di presidiare il castello di Amerigo Forzani. Ma i militari ignorano che la figlia del Forzani è la fidanzata segreta del brigante. Commedia senza pretese che vive sull’estro dei due protagonisti. Formatasi nel 1951, la coppia Tognazzi-Vianello diventò popolarissima nel 1954 con il programma televisivo
Un, due, tre!
(andrea tagliacozzo)

La supertestimone

Una donna complessata, sfortunatissima in amore, diventa la spietata accusatrice di un protettore sospettato dell’omicidio di una prostituta. Quando questi viene condannato, la donna, innamoratasi di lui, fa di tutto per scagionarlo. Un film poco riuscito, nonostante i buoni interpreti e le firme di Tonino Guerra e Ruggero Maccari sulla sceneggiatura. Molto affiatata, comunque, l’inedita coppia Tognazzi-Vitti, che tornerà cinque anni dopo ne L’anatra all’arancia.
(andrea tagliacozzo)

Che gioia vivere

Nella Roma del primo dopoguerra, all’avvento del fascismo, un giovane s’impiega in una tipografia dove lavorano dei simpatizzanti anarchici. Per una serie di circostanze partecipa a un attentato antifascista, attirando l’attenzione dei gerarchi. Una gustosa commedia farsesca, diretta con grande mestiere e senso del ritmo da René Clement. Divertentissimo Tognazzi, tutto vestito di nero, nella parte di uno degli anarchici. (andrea tagliacozzo)

Ultimo minuto

Walter Fabbroni è l’anziano mister di una squadra di calcio che non vince da tempo. Viene ingaggiato un nuovo presidente che licenzia Fabbroni. Il suo sostituto, però, ha risultati ancora peggiori e l’anziano allenatore viene richiamato. Nella partita decisiva del campionato un attaccante della squadra (amante della figlia di Fabbroni) accetta una mazzetta per pilotare la partita a sfavore della squadra, ma la partita viene vinta ugualmente grazie a un giovane che l’allenatore decide di far giocare. Un discreto film sul mondo del calcio e sulla rivincita di un uomo, dai consueti toni amari e malinconici di Avati.

Una bruna indiavolata!

Un giovanotto, avendo vinto una grossa somma al gioco, lascia la natia Torrazze, un paesino vicino Cremona, e si reca a Roma con l’intenzione di darsi alla bella vita. Ma giunto nella capitale, il poveretto viene derubato del portafogli con tutto il denaro. Scatenata commedia, incentrata quasi totalmente sul brio e sulla bellezza di Silvana Pampanini. Uno dei primi film di Ugo Tognazzi, all’epoca ventinovenne. (andrea tagliacozzo)