Quel pomeriggio di un giorno da cani

Una storia incredibile ma realmente accaduta: un perdente cerca di rapinare una banca di Brooklyn per racimolare i soldi necessari al suo amante per farsi operare e cambiare sesso, mentre la situazione degenera via via in un caso di interesse cittadino. L’interpretazione di Pacino e l’intensa atmosfera newyorkese ricostruita da Lumet oscurano il fatto che in fondo si è fatto un gran rumore per nulla. Frank Pierson vinse un Oscar per la sceneggiatura (basata su un articolo di P.F. Kluge e Thomas Moore).

Questa è la mia vita

Complesso e affascinante ritratto in dodici capitoli di una prostituta (Karina, al tempo sposata con Godard), raccontato nello stile del documentario. Sguardo indagatore sul modo in cui uomini e donne si osservano reciprocamente e un omaggio di celluloide per la Karina, la cui sola presenza sembra avere ipnotizzato Godard.

Queen, The — La Regina

Intrigante incursione nella vita privata della famiglia reale britannica nel momento in cui la regina Elisabetta II è alle prese con la morte della principessa Diana, mentre il suo nuovo, “progressista” primo ministro, Tony Blair (Sheen), cerca di persuaderla che il suo stoico silenzio è fuori luogo di fronte al dolore della nazione. La sceneggiatura sensibile, persuasiva, brillante e penetrante di Peter Morgan umanizza i personaggi pubblici che descrive, mentre i filmati tratti dai telegiornali presentano il palcoscenico dei drammatici eventi. La perfetta interpretazione della Mirren costituisce il metro di valutazione di tutte le sue co-protagoniste. La colonna sonora evocativa e fantasiosa è di Alexandre Desplat. Seguito del film tv inglese The Deal (2003) di Frears e Morgan, nel quale Sheen ha interpretato per la prima volta Tony Blair.

Quel treno per Yuma

Dan Evans è un uomo onesto che ha dedicato la propria vita al rispetto delle regole senza ricevere granché in cambio. Ex tiratore scelto dell’Esercito dell’Unione, è tornato a casa dopo la Guerra Civile con una ferita alla gamba che lo ha lasciato claudicante e con un piccolo risarcimento danni che gli ha permesso di trasferirsi insieme alla moglie Alice e ai due figli in un modesto ranch in Arizona. E’ anche consapevole che si sta giocando il rispetto e la stima del figlio maggiore, Will, un quattordicenne che si emoziona per le avventure dei banditi e dei delinquenti resi celebri dai racconti sul Selvaggio West. Will comincia a guardare il padre con disprezzo e anche la moglie. Alice inizia a dubitare della determinazione di Dan. Ma poi la fortuna getta un osso in bocca a Dan, quando arriva il momento di catturare il noto fuorilegge Ben Wade, entrato ormai nella leggenda per le sanguinose rapine.

Quarantaduesima strada

La prima donna di una rivista musicale si rompe una gamba proprio la sera della prima. Il compito di sostituirla tocca a una giovane emozionatissima esordiente. Un film entrato nella leggenda, grazie alle canzoni di Harry Warren e Al Dubin (tra le quali Young and Healthy, You’re Getting to Be a Habit With Me e Shuffle Off to Buffalo ) e, soprattutto, alle stupefacenti coreografie di Busby Berkley. Quello stesso anno, Dick Powell e Ruby Keeler torneranno agli ordini di Lloyd Bacon in Viva le donne , un altro straordinario musical coreografato dal geniale Berkley. (andrea tagliacozzo)

Qualcuno da odiare

Da un romanzo di James Clavell. Nel 1945, nell’isola di Singapore, il caporale dell’esercito americano King, detenuto in un campo di concentramento giapponese, traffica con i propri carcerieri per alleviare le pene della prigionia. Il suo comportamento gli aliena le simpatie di un rigido ufficiale inglese, il tenente Grey, responsabile dei prigionieri alleati. Buono il disegno psicologico orchestrato dal regista Bryan Forbes. Il personaggio interpretato da George Segal sembrerebbe ispirato al protagonista di
Stalag 17
, il classico di Billy Wilder ambientato in un campo di prigionia nazista.
(andrea tagliacozzo)

Quando i dinosauri si mordevano la coda

Film d’azione ambientato nella preistoria, ritmato e gradevole, con la Vetri e Hawdon amanti ostacolati dalle loro rispettive tribù. Belle location, effetti speciali notevoli Jim Danforth, e un tentativo encomiabile di ricreare il contesto, per quanto la Vetri (Playmate dell’anno nel 1968, poi nota con il nome di Angela Dorian) sembra aver ordinato il suo guardaroba dallo stesso stilista di Wilma degli Antenati. Soggetto di J.G. Ballard.

Quel che conta è il conto in banca

Stanca commedia con un cast per la maggior parte altrettanto esausto, incentrata sul tentativo di Newley di riconquistare la sua ex moglie, che peraltro si è già risposata. Dane e Candy si vendono come una coppia di detective maldestri, personaggi che ritroveremo un anno dopo in Find the Lady (conosciuto anche come Good Idea!

Queen Kelly

Uno smaliziato principe cade in adorazione di una ragazza cresciuta in convento — e poi la manda a vivere in Africa orientale dove sua zia gestisce un bordello! Melodramma di von Stroheim affascinante, stravagante nella sua decadenza, rimasto incompiuto; questa versione restaurata raccoglie insieme la storia grazie a foto di scena e sottotitoli. Un “must” per gli appassionati di cinema: raffinatissima la fotografia, e con un’interpretazione di Seena Owen che ruba la scena nella parte della regina impazzita. Disponibile anche la versione uscita in Europa, nella quale la ragazza va incontro a un destino completamente diverso.

Quei bravi ragazzi

Un decennio di storia di mafia italoamericana raccontato «dal di dentro», con uno stile vertiginoso al limite dello sconcerto, capace di trasmettere la vertigine dell’accumulo, del potere e infine della droga. Voce off, Liotta protagonista e Pesci e De Niro comprimari (guardate quest’ultimo che fa la «spalla» senza farsi notare, e capirete cos’è un grande attore). Un mirabile studio di antropologia, un saggio di cinema perfetto in ogni sua componente (la scelta delle canzoni, per dirne una). Ma anche un film di somma ambiguità, che si sottrae al fascino incombente di personaggi terribili dapprima assumendo – sia pur brevemente – un punto di vista femminile (la moglie di Liotta), e poi sfociando in una presa di coscienza da cinema hollywoodiano d’altri tempi, che corrisponde a quella del vero mafioso a cui Scorsese e il co-sceneggiatore Nick Pileggi fanno riferimento. Uno dei capolavori di Scorsese, uno dei grandi film degli anni Novanta. (emiliano morreale)

Qualcuno da amare

A Santa Monica, in occasione dell’imminente demolizione di un vecchio cinema, due fratelli, proprietari del locale, organizzano un ricevimento al quale invitano numerosi personaggi del mondo dello spettacolo. Film d’autore interessante, ambizioso, ben dialogato, ma anche un po’ prolisso. Ultima interpretazione di Orson Welles, scomparso il 10 ottobre dell’85 a sessantanove anni, mattatore assoluto delle sequenze in cui appare.
(andrea tagliacozzo)

Quando volano le cicogne

Vivace storia d’amore ambientata in Russia, durante la seconda guerra mondiale. Il figlio di un medico (Batalov) abbandona la propria amata (Samojlova) per unirsi all’esercito. Nel frattempo lei verrà sedotta dal cugino, lo sposerà, e dalle tragedie che nasceranno dal matrimonio cercherà di rifarsi una nuova vita.

Quella sporca dozzina

Grande successo al botteghino per questa storia su dodici fra assassini, stupratori e altri carcerati, che hanno una possibilità di riscatto durante la seconda guerra mondiale. Coinvolgente, divertente e ben recitato, soprattutto da Marvin e Cassavetes. Nunnally Johnson e Lukas Heller trassero la sceneggiatura da un romanzo di E.M. Nathanson. Seguito nel 1985, nel 1987 e nel 1988 da tre tv movie di livello inferiore, con alcuni interpreti del film originario (Marvin, Jaeckel, Savalas e Borgnine); successivamente ha generato una trascurabile serie tv. Metroscope.

Qualcosa di personale

Una giovane donna ambiziosa va a lavorare in una stazione televisiva di Miami con un veterano del giornalismo il quale deve formarla professionalmente e incitarla a diventare una perfetta reporter. Man mano che la loro relazione sboccia entrambi realizzano che per lei si avvicina il momento di andare avanti e aspirare a qualcosa di meglio per conseguire il successo nella televisione. Questa parafrasi di È nata una stella non ha nulla di eccezionale se non la Pfeiffer che alla fine dice “Qui è Mrs. Norman Maine”, eppure tutto funziona grazie al carisma degli interpreti. Sceneggiatura di Joan Didion e John Gregory Dunne. Una nomination agli Oscar per la miglior canzone.

Quel mostro di suocera

Un ragazzo e una ragazza si incontrano, si innamorano e lui le chiede di sposarlo. Ma lei dovrà fare i conti con la terribile suocera, una donna dispotica che farà di tutto per impedire che le nozze abbiano luogo. Solo il mestiere del cast riesce a sostenere questa banale e maldestra commedia. La Fonda è ancora in gran forma dopo 15 anni passati lontano dal grande schermo. Super 35.

Quando c’era Silvio

C’era una volta un omino, più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d’un gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa. Conduceva un carro tirato da dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima grandezza, ma di diverso pelame. Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi. Questo ci raccontava Collodi nel suo
Pinocchio.

C’era una volta invece un altro omino, che in un paese chiamato Italia a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo dominò per undici anni la scena mediatica e politica. Anch’egli più largo che alto, ascese all’olimpo del potere economico venendo dal nulla; poi costruì palazzi e città, comprò tv e squadre di calcio, sino a che un giorno scelse di impegnarsi in politica abbagliando la gente con i suoi sogni in multicolor. Finì che salì al governo e ci rimase a lungo, spaccando in due l’opinione pubblica e suscitando lo stupore e lo sconcerto dei media internazionali.

Andò più o meno così. Ma la domanda legittima è: come sarà davvero ricordato Berlusconi dalla storia? È ciò che si chiede l’atteso
Quando c’era Silvio, storia del periodo berlusconiano,
un film scritto da Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio e diretto da Ruben H. Oliva.
A tutti gli effetti è il primo film-documentario su Silvio Berlusconi e la sua scalata, dalle prime fortune economiche alla scelta di impegnarsi in politica, ricco di immagini inedite e rarissime, interviste originali, documenti visivi mai proposti prima e riprese senza censura dell’Italia di oggi.

E se i più sprovveduti resteranno certamente spiazzati, i più preparati potranno solo ridere per vincere l’ansia davanti a certe immagini e certe verità. Come quelle della villa di Arcore e il suo incredibile mausoleo, dove il capo vuole essere seppellito come il faraone Tutankamen, con gli amici che gli giurano fedeltà a fargli da corona, o la vera storia del capomafia di Palermo che gli fece ufficialmente da stalliere, il cambiamento del suo corpo, l’ossessione per la statura, la calvizie, il peso forma, e la bizzarra idea di un artista che espone in una galleria d’arte svizzera un sapone prodotto con del grasso avanzato da un lifting a Silvio ed emblematicamente chiamato «Mani pulite».

E poi c’è la crescita della sua ricchezza (parallela alla crisi economica del Paese), ottenuta con lo sconvolgimento del parlamento e del sistema mediatico, l’Italia che lascia – dopo cinque anni di governo – ripresa nella sua cronaca quotidiana, quindi le motivazioni della sentenza che ha condannato a nove anni per mafia a Palermo il suo braccio destro Marcello Dell’Utri dopo un processo semisconosciuto durato sette anni.

Per la prima volta inoltre viene mostrato il documento integrale della «giornata dello scandalo» del premier italiano al parlamento europeo di Strasburgo («è bastato chiedere i nastri al parlamento e dopo pochi giorni ce li hanno inviati» ha confessato Deaglio, segno che su certe cose persiste un tabù mediatico che nessuna tv ha avuto il coraggio di abbattere).

Girato in sette mesi alla vigilia delle elezioni politiche che decideranno del suo futuro,
Quando c’era Silvio
è un film di assoluta attualità e da conservare «a futura memoria», nato, per ammissione degli stessi autori, dall’idea di fare la cronaca di un personaggio storico. E di provare, nello stesso tempo, a estraniarsi, a immaginare un film che possa essere visto ora, ma anche tra dieci o vent’anni.

Originale nella sua concezione, è un «docu film» che unisce diversi generi: dalla fiction al reportage alla grahic art alla scoperta di repertorio assolutamente inedito ed è anche la dimostrazione della possibilità di uscire dalle costrizioni che oggi limitano in Italia il mondo televisivo, di raccontare senza censura e di trovare i protagonisti e i testimoni diretti: pochi i commenti, molti i fatti.

Perché film su Berlusconi, la sua storia, il suo impatto sulla società italiana o anche documenti visivi di controinformazione, finora in Italia non ne sono usciti.

E i motivi sono molteplici. In primo luogo, la potenza reale dello stesso Berlusconi nell’industria di produzione e distribuzione cinematografica, che ha fatto desistere tutti; in secondo luogo una sorta di divieto a trattare la materia da parte delle reti televisive, cui poteva essere destinato un prodotto per la visione di un vasto pubblico; in terzo luogo una sagace e scientifica opera di ritiro dal mercato – a opera dello stesso Berlusconi – del materiale audiovisivo che non aveva la sua approvazione. Sono spariti così dai giornali interi archivi di fotografie di cronaca, materiale girato in occasioni pubbliche ed è stato messo al sicuro tutto quanto veniva considerato non confacente all’immagine pubblica dell’industriale diventato uomo politico.

L’unico settore della comunicazione che ha potuto esprimersi sul Protagonista, è rimasto quello dell’editoria che è stata tanto proficua che a oggi i libri su Berlusconi, in maggioranza saggi e inchieste, sono più di cento, scritti dai nomi più noti del giornalismo italiano ed europeo. Alcuni di questi libri hanno raggiunto il rango di best seller, ma non hanno trovato mai uno sbocco televisivo o cinematografico, quasi che questo fosse il confine da non varcare assolutamente; quasi che si volesse assolutamente segnare un confine tra «consumo intellettuale» e «consumo di massa».

Per tutte queste ragioni il film uscirà su dvd (con in allegato il libro
Berlusconeide 5 anni dopo
ricco di testi, documenti, notizie, preveggenze e informazioni da tenere presenti per il futuro) e sarà in vendita, fino al 3 marzo, in tutte le edicole italiane e negli 89 punti vendita Feltrinelli. Il dvd da solo sarà invece in vendita a partire dal 7 marzo nei punti vendita home video.
(gabriele lunati)

Quella sporca dozzina

Durante la seconda guerra mondiale, alla vigilia dello sbarco in Normandia, un ufficiale americano riceve l’incarico di distruggere una base nazista in Francia. Gli uomini per la rischiosa impresa vengono reclutati tra la feccia di un carcere militare: ai dodici prescelti viene promessa la libertà a missione compiuta. Un entusiasmante film bellico, spettacolare e ricco d’azione, diretto da Robert Aldrich con stile secco ed efficace. Ottimo il cast. Del film verranno realizzati tre sequel, nessuno dei quali minimamente all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)

Quel tipo di donna

Il soldato Hunter e l’affascinante Loren si conoscono in treno e si piacciono, ma lei è la donna dell’elegante riccone Sanders. Commedia drammatica sorprendentemente adulta per la sua epoca; eccellenti performance da parte di tutti tranne Hunter, per quanto sia migliore del solito. Ben fotografato da Boris Kaufman, sceneggiato da Walter Bernstein. Remake di The Shopworn Angel. VistaVision.

Qualcosa di biondo

Aurora è una ex cameriera con un figlio malato: un giorno decide di partire per cercarene il presunto padre e convincerlo a darle i soldi necessari a sottoporre il piccolo a una delicata operazione agli occhi. Un ritmo lento e l’eccessivo buonismo relegano nell’anonimato questa pellicola.

Questa è la vita

Il film è composto da quattro episodi, tratti da altrettante novelle di Luigi Pirandello:
La giara, Il ventaglino, La patente
e
Marsina stretta
. Il migliore è il terzo, con uno strepitoso Totò nella parte di un potente jettatore che chiede alle autorità una patente, un certificato ufficiale che gli permetta di guadagnare denaro con le sue straordinarie, ma terribili qualità.
(andrea tagliacozzo)

Questa ragazza è di tutti

Adattamento spesso assurdo dell’atto unico di Tennessee Williams con una Wood dagli occhi di cerbiatto che si innamora di Redford, lo straniero che risiede nella pensione della madre di lei. Ad eccezione della fotografia di James Hong Howe, si tratta di spazzatura senza quello stile che spesso la rende gradevole. Tra gli sceneggiatori anche Francis Ford Coppola.

Quasi famosi – Almost famous

Stati Uniti, 1973. William Miller, un adolescente con velleità di critico musicale, ha l’occasione della vita: viaggiare al seguito di un gruppo esordiente e scrivere il pezzo di copertina per la rivista Rolling Stone . Tra amore e passione, attraverserà la scena rock degli infiammati anni Settanta. Quelli di Cameron Crowe sono i classici film che tutti hanno visto ma di cui nessuno ricorda o conosce il regista: Non per soldi… ma per amore, Singles-L’amore è un gioco, Jerry Maguire e ora Quasi famosi … Qual è il motivo? Rappresentano tutti, per un verso o per un altro, delle occasioni mancate. Non rientrano nelle liste dei titoli di cassetta, ma non si elevano neanche al rango di film riconoscibili dal nome del proprio autore. Crowe sconta questa condanna e la colpa è solo sua. Nato come critico musicale, le cui gesta sono narrate da questa sua ultima produzione, dopo anni di militanza a Rolling Stone – come redattore prima e vicedirettore poi – è approdato al cinema con la convinzione che questo fosse il luogo ideale in cui raccontare quel privato che il giornalismo musicale gli aveva negato. Forse aveva letto con sguardo troppo romantico ed esotico i «racconti francesi» dei padri e dei figli della Nouvelle Vague, che hanno fatto di una passione privata un evento pubblico. Ma Palm Beach – luogo natale di Crowe – non è Parigi, e automaticamente l’educazione sentimentale e la formazione intellettuale di un teen-ager di talento alle prese con la scoperta del mondo del rock dei primi anni Settanta diventa finta e inverosimile, sia pur realmente accaduta. Crowe, in un eccesso di modestia, ha pensato bene che la sua storia fosse più importante della Storia, che la nascita di un critico musicale precoce fosse più interessante della nascita del «sesso, droga e rock’n’roll», che le affezioni amorose di un adolescente coprissero la scena di un’epoca infiammata da ben altre passioni. Quella che poteva diventare a buon diritto la versione americana di Velvet Goldmine (che, ambientato nello stesso periodo, analizza con tutt’altro piglio «sociologico» la scena glam londinese) si è trasformata così in una commedia sentimentale, commentata dalle musiche di Simon And Garfunkel, The Who, Led Zeppelin e così via. Si dirà che questa è stata la scelta del regista, che Quasi famosi non voleva essere un film sul «Growin’ up in absurd» della generazione sessantottina, che non si tratta di un trattato di sociologia ma di una storia fatta di sentimenti… Bene, ma sono proprio questi i motivi per cui Crowe appartiene alla categoria di cineasti di cui nessuno ricorda il nome. (dario zonta)

Quarrel, The

. Thompson, Saul Rubinek. Due uomini un tempo amici, entrambi ebrei, si incontrano per caso e passano la giornata a discutere sulle implicazioni dell’Olocausto e su come ha alterato le loro vite. Un argomento provocatorio, basato su un soggetto di Chaim Grade, ma il risultato è tanto statico quanto serio.

Quel che resta del giorno

Un film frigido del frigidissimo Ivory, ma uno dei meno fastidiosi, uno di quelli in cui l’analisi di una classe riesce a soverchiare il fascino dei drappeggi e delle cerimonie. Da un romanzo di Kazuo Ishiguro, la storia del maggiordomo di un politico inglese attraverso i decenni. La riuscita dell’operazione (che comunque non è davvero all’altezza di un Pinter-Losey) sta nell’aderenza tra lo stile ingessato del regista e quello ancor più ingessato del personaggio. Ma, soprattutto, in quella che rimane tra le più belle interpretazioni di Anthony Hopkins, tutta minimi lampi inquieti sotto una superficie quasi metallica. Certo, il film è molto monotono nella sua unica scelta di regia, è cupo e opprimente, ma la tensione e il disagio che trasmette sono avvertibili. Anche se – magari – il cinema è un’altra cosa. Ben otto, comunque, le nomination da parte dell’Academy. (emiliano morreale)

Quella strana ragazza che abita in fondo al viale

Giallo complesso e singolare, con la Foster nella parte di una ragazzina il cui padre non sembra mai essere a casa, che s’innervosisce molto quando chiunque s’avvicini alla cantina. Pensate di aver già trovato la soluzione? Scordatevelo: non avete neppure scalfito la superficie. Film affascinante, unico nel suo genere, scritto da Laird Koenig.

Quel giardino di aranci fatti in casa

Una sit-com scritta da Neil Simon dalla formula mediocre, adattata da una sua opera teatrale: la diciannovenne Manoff fa l’autostop per andare da Brooklyn a Los Angeles per entrare nel cinema e instaura un rapporto con il padre (Matthau), uno sceneggiatore diventato ubriacone e giocatore d’azzardo. Matthau e la Manoff fanno del loro meglio; Ann-Margret è sciupata nel ruolo di amante di Walter.

Questo difficile amore

Riuscita commedia sui problemi di una giovane coppia di sposi, impotenza inclusa, e sulla difficoltà di vivere nella stessa casa dei genitori di lui. Alla sua uscita in America, nel 1967, questo film sincero e gentile venne considerato controverso! Colonna sonora di Paul McCartney.

Quattordicesima ora, La

Buon dramma ricco di suspense su un uomo che minaccia di gettarsi dal cornicione di un edificio, raccontato in modo semidocumentaristico. Cercate Harvey Lembeck e Ossie Davis nei panni di taxisti e Joyce Van Patten in quelli dell’amica della Paget. Film d’esordio per Grace Kelly.

Quel pazzo venerdì – Freaky Friday

Remake divertente e pompato della commedia Disney del 1977 (Tutto accadde un venerdì) su una madre stressata e la figlia adolescente, che magicamente si scambiano i corpi e devono in qualche modo vedersela con la loro nuova identità. Si ride, con le performance eccellenti della Curtis e della Lohan nei panni della coppia “confusa”.

Qiji

Un ingenuo personaggio appena arrivato a Hong Kong negli anni Trenta diventa accidentalmente il capo di una potente banda e si mette a combattere contro i rivali del racket. Nel frattempo fa amicizia con una venditrice di fiori e la aiuta a impressionare la figlia che sta venendo a farle visita e che crede la madre sia benestante. Remake non dichiarato di Signora per un giorno e Angeli per un giorno di Frank Capra, dei quali segue le vicende fedelmente, condite però con un bel po’ di scene di combattimento! Divertente ed eccentrico. Conosciuto anche come Mr. Canton and Lady Rose e più tardi rititolato Black Dragon. Technovision.

Quattro di Chicago, I

L’ultima avventura insieme dei magnifici quattro è una divertente trasposizione della leggenda di Robin Hood nella Chicago del 1928, in cui il leader di una gang (Sinatra) resta sorpreso quando scopre di essere considerato una sorta di eroe locale. Non un classico, ma bello da vedere e leggero; Crosby è abile nel ruolo del consigliere anziano della gang. Le canzoni di Cahn-Van Hausen includono My Kind of Town, Style, Mr. Booze. Panavision.

Quattro stagioni, Le

Quattro stadi dell’amicizia fra tre coppie di mezza età che fanno le vacanze insieme. Come commedia è riuscita, con un cast appassionato e accattivante, ma, come i suoi protagonisti, dichiara di voler affrontare temi seri tirandosi indietro dopo averli appena sfiorati. Debutto alla regia di Alda, anche sceneggiatore; divenuto poi una serie tv.

Qualche nuvola

Roma fa pensare ai palazzi antichi, alle strade imperiali, ai vecchi quartieri pieni d’incanto. Dire che Diego vive a Roma può essere sviante. Dove vive lui, i turisti non ci passano nemmeno per sbaglio. Diego è nato in uno di quei quartieri popolari ai margini della città, dove puoi scegliere, ma solo tra due strade. La prima è quella del lavoro duro e del sapersi accontentare. La seconda è quella dei piccoli furti, dello spaccio e poi chissà. Diego ha scelto i mattoni, il cantiere, ha scelto di sudare, niente sorprese. Ha scelto Cinzia, perché sono cresciuti insieme, nello stesso condominio, sullo stesso pianerottolo. Per Cinzia la strada da scegliere è una sola, chiara e sicura da quando è bambina: fare figli, sposarsi, accudire la casa. Questo passo, che
potrebbe sembrare un fatto privato, non lo è in borgata dove si condivide tutto, anche la vita degli altri. Così una schiera di parenti, amici e vicini di casa si accinge a dare una mano, a commentare, a consigliare e sconsigliare. Tutti insieme per il matrimonio che si deve fare…

Quando sei nato non puoi più nasconderti

Il piccolo Sandro (Gadola), mentre si trova in barca col padre, cade in acqua, finendo per essere ripescato da uno scafo che trasporta immigrati clandestini. Fa la conoscenza di due adolescenti romeni, Radu e Alina, coi quali instaura un’amicizia. Con loro sperimenterà la durezza del percorso della speranza seguito ogni anno da migliaia di uomini, donne e bambini in cerca di un futuro migliore. Ispirandosi all’omonimo libro-inchiesta di Maria Pace Ottieri, Giordana si sforza di non cadere in alcun pregiudizio, finendo tuttavia per fornire una prova confusa, piena di domande lasciate cadere nel nulla. Buono comunque il cast.

Questa è la vita

Hinds, Cecilia Loftus. La Durbin si trova di fronte a pene di crescita uniche quando le viene offerto un ruolo a Broadway che era destinato a sua madre (Francis) ed è poi corteggiata da un uomo dell’età di sua madre (Pidgeon). Il trio di stelle brilla meravigliosamente in questo gradevole trovata che sfortunatamente va a avanti troppo a lungo e termina, (assurdamente), con Deanna che canta l’Ave Maria! Rifatto come Nancy va a Rio.

Quel mostro di suocera

Charlotte incontra dopo una lunga ricerca l’uomo dei suoi sogni, Kevin. Conosce anche la madre Viola che si rivela una donna insopportabile e pericolosa. Viola ha il timore di perdere suo figlio ed è determinata a terrorizzare la nuova fidanzata trasformandosi nella peggiore delle suocere. Charlie dal canto suo decide di agire ma non riesce a sbrogliare la situazione che al contrario vedrà scontrarsi senza esclusione di colpi le due.

Quei temerari sulle macchine volanti

Lunga ma gradevole cronistoria della grande competizione aerea Londra-Parigi del 1910, in cui si intrecciano conflitti internazionali, inganni e amore. Skelton appare in un delizioso cammeo nel divertente prologo, che illustra la storia dell’aviazione. Belle caricature e illustrazioni dei titoli di testa a cura di Ronald Searle. Todd-AO.