Il medico e lo stregone

In un piccolo paese i malati si affidano alle cure di un truffaldino stregone. Un giovane medico, appena giunto dalla città, fatica non poco a battere la concorrenza del furbissimo ciarlatano. Una commedia all’italiana di buon livello, sorretta in gran parte dalla bravura dell’intero cast (tra cui un’eccellente Marisa Maerlini). Breve ma indimenticabile l’apparizione di Alberto Sordi. Mario Monicelli aveva già diretto Vittorio De Sica l’anno prima in
Padre e figli
, mentre tornerà a lavorare con Mastroianni nel ’58 ne
I soliti ignoti
.
(andrea tagliacozzo)

Io e Caterina

Un facoltoso uomo d’affari acquista un robot femmina chiamato Caterina per provvedere a ogni lavoro domestico. L’operato di quest’ultima è talmente soddisfacente che l’uomo, con un colpo solo, si libera della moglie, dell’amante e della cameriera. Fino a che la macchina, fin troppo umana, s’innamora di lui. La sceneggiatura, scritta dall’attore romano assieme all’inseparabile Rodolfo Sonego, è già debole di per sé. Sordi provvede a peggiorare la situazione con una delle sue solite regie lente ed incolori.
(andrea tagliacozzo)

Totò e i re di Roma

Il modesto archivista di un ministero, sposato e con cinque figlie a carico, spera inutilmente in una promozione. Dopo aver indispettito il suo Direttore Generale in un paio d’occasioni, il poverino è costretto a dare l’esame per procurarsi la prescritta licenza elementare. Come al solito, il film grava tutto sulle spalle del bravissimo Totò, aiutato nell’occasione da uno strepitoso Alberto Sordi che si fa notare nei panni del puntiglioso professore.
(andrea tagliacozzo)

L’arte di arrangiarsi

Uno dei primi ritratti di orrendo italiano interpretati da Alberto Sordi. Se non fosse diretto da Zampa, che è sempre stato regista assai mediocre, sarebbe stato il precursore del filone più nero e feroce della commedia all’italiana. Rimane interessante, piuttosto, come unica occasione in cui Vitaliano Brancati (sceneggiatore e praticamente responsabile dei pregi del film) si cimenta con i mutamenti politici dell’Italia degli anni Cinquanta, proseguendo e riassumendo i precedenti
Anni difficili
e
Anni facili
. Poteva essere il più feroce dei tre, perché anziché assumere – come accadeva in quelli – la prospettiva della vittima (rispettivamente Umberto Spadaro e Nino Taranto), ruotava intorno a un personaggio opportunista e meschino. Invece si trasforma spesso in una sfilata di macchiette, anche se la cattiveria del progetto non sempre ne risulta smorzata.
(emiliano morreale)

Buonanotte… avvocato

Alberto, un giovane avvocato, approfitta dell’assenza della moglie per darsi alla bella vita. Mentre sta per andare a un appuntamento galante, una giovane ed elegante signora, inseguita dal marito geloso, s’introduce nel suo appartamento. Un film mediocre ampiamente salvato dall’esilarante interpretazione di Sordi, all’epoca al massimo della forma. Nel ’55, l’Albertone nazionale si sottopose a un vero e proprio tour de force girando sei film uno dietro all’altro (proprio come aveva fatto Totò l’anno precedente). Remake de
L’avventuriera del piano di sopra
, di Raffaello Matarazzo.
(andrea tagliacozzo)

Il vedovo

Un romano trapiantato a Milano, che si è sposato solo per interesse con una moglie ricchissima, dirige con scarsa fortuna una fabbrica d’ascensori. Quando la moglie sembra risultare tra le vittime di un disastro ferroviario, l’uomo pensa già a come utilizzare i milioni della defunta. Ma lo aspetta una brutta sorpresa. Alberto Sordi è a dir poco strepitoso in questa commedia di costume realizzata con humour cattivo e graffiante da Dini Risi. La bravissima Franca Valeri, però, gli ruba la scena in più di una occasione.
(andrea tagliacozzo)

Il mafioso

Un siciliano trapiantato a Milano torna al paese natio per le vacanze assieme alla bella moglie milanese e alle figlie. L’uomo viene costretto dalla mafia, alla quale è a malincuore legato, a partire in gran segreto per gli Stati Uniti per compiere un omicidio. Eccellente la regia di Alberto Lattuada che riesce a dare una ricca e inquietante descrizione della Sicilia senza ricorrere a troppo abusati luoghi comuni. A dir poco straordinario Alberto Sordi nei panni di un personaggio totalmente distante dai suoi precedenti.
(andrea tagliacozzo)

Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

Ai tempi del re Alboino, Bertoldo s’imbarca continuamente in imprese sfortunate e bislacche dalle quali, però, riesce sempre a venir fuori indenne grazie alla sua innegabile astuzia. L’imponente cast non riesce a tenere in piedi una commedia che, a parte qualche isolato spunto divertente, il più delle volte risulta insulsa e irritante. I racconti di Giulio Cesare Croce, ai quali il film è ispirato, erano già stati portati sullo schermo nel 1954 da Mario Amendola.
(andrea tagliacozzo)

Un americano a Roma

Alberto Sordi riprende il personaggio di Nando Mericoni, sperimentato con successo l’anno precedente nell’episodio più divertente di
Un giorno in pretura
(sempre diretto da Steno). Un giovane romano, con il chiodo fisso dell’America, minaccia di buttarsi giù dal Colosseo per ottenere l’agognato viaggio negli Stati Uniti. Il film ha una trama deboluccia e una struttura quasi inesistente, anche se è tenuto in piedi da un Sordi a dir poco straordinario. Magistrale la lunga sequenza iniziale, quando il protagonista torna a casa dal cinema.
(andrea tagliacozzo)

Troppo forte

Oscar è un borgataro romano che vorrebbe diventare attore o, quanto meno, cascatore. Dopo essersi sottoposto a decine di inutile provini, il giovane si fa convincere da un sedicente avvocato a simulare un incidente, facendosi travolgere con la moto dall’auto di un produttore americano. Solita regia incolore di Verdone, che stavolta non brilla neanche come attore. Ma Sordi nella macchietta dell’avvocato riesce a fare addirittura peggio. (andrea tagliacozzo)

In viaggio con papà

Film cucito su misura per la coppia inedita Sordi-Verdone, passato e presente della commedia all’italiana. Armando e Cristiano, padre e figlio, hanno due caratteri opposti: il primo è un inguaribile donnaiolo, il secondo è un impacciato e timido giovanottone. Mentre viaggiano insieme attraverso l’Italia delle vacanze estive, proveranno a conoscersi per la prima volta. Scarso ritmo e poche risate. Colpa di una sceneggiatura mediocre e di una regia ancor peggiore.
(andrea tagliacozzo)

Finché c’è guerra c’è speranza

Un ex rappresentante di pompe idrauliche esercita, con lauti guadagni, il mestiere di mercante d’armi nel continente africano. Ma i figli, seppur viziati e cresciuti nel lusso, cominciano a contestare la dubbia moralità del suo lavoro. Nonostante la prevedibilità dell’assunto, un film discretamente divertente che l’attore romano ha scritto assieme a Leo Benvenuti e Piero De Bernardi (gli sceneggiatori di
Fantozzi
). Come al solito le dolenti note vengono dalla regia: Sordi è ottimo come interprete, ma dietro la macchina da presa è incerto e non riesce quasi mai a dare il giusto ritmo alla vicenda.
(andrea tagliacozzo)

Dove vai in vacanza?

Tre episodi legati tra loro dal tema comune delle vacanze. Nel primo, Tognazzi, abbandonato dall’amante, progetta di passare le ferie con l’ex moglie. Nel secondo, Villaggio si fa assumere come animatore in un Safari. Nel terzo, Sordi e la moglie, popolani romani, si fanno organizzare le vacanze dai figli, giovani e spocchiosi laureati. All’epoca del film, la grande commedia all’italiana era ormai finita da un pezzo. Alcuni spunti del terzo episodio sono divertenti, ma si vede lontano un miglio che Sordi non era più quello d’una volta. Meglio stendere un velo pietoso sugli altri due (il secondo in pratica un’appendice della serie Fantozzi).
(andrea tagliacozzo)

Una vita difficile

Dopo aver combattuto la guerra partigiana, durante la quale ha conosciuto la donna che diventerà sua moglie, Silvio intraprende la carriera del giornalista. Incapace di scendere a compromessi con i suoi prìncipi d’ispirazione marxista, finisce in carcere per aver preso parte ai moti del luglio del 1948. Sceneggiato da Rodolfo Sonego, uno dei migliori film di Alberto Sordi che si cimenta in un memorabile ritratto di un italiano atipico (rispetto ai qualunquisti che l’attore aveva tratteggiato nelle precedenti commedie) che tenta disperatamente di passare indenne e integro attraverso gli sconvolgimenti politici ed economici dell’Italia del dopoguerra. L’ottimo Dino Risi – che aveva diretto Sordi in
Il segno di Venere, Venezia la luna e tu
e
Il vedovo
– non è mai stato così efficace, spietato e pungente.
(andrea tagliacozzo)

Venezia, la luna e tu

A Venezia, il gondoliere Bepi, legatissimo alla bella Nina, non riesce a resistere al fascino delle giovani turiste. Nina, gelosa, minaccia di rompere il fidanzamento e di sposarsi con Toni. Ma Bepi sa come riconquistare la ragazza. Curioso l’impiego dei romani Alberto Sordi e Nino Manfredi in ruoli da veneziani. Sono proprio i due attori, comunque, ad assicurare divertimento al film, felice nel ritmo ma un po’ meno nella sceneggiatura.
(andrea tagliacozzo)

Prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste, convenzionata con le mutue

Uno scatenato Alberto Sordi riprende il personaggio de
Il medico della mutua
(girato nel ’67 con la regia di Luigi Zampa). Il dottore Guido Tersilli è diventato il primario di una lussuosa clinica. Cinico e avido di denaro, tratta con i guanti bianchi i clienti facoltosi, mentre respinge con i pretesti più vari i poveri mutuati. A dispetto della buona prova di Sordi (in alcuni momenti fin troppo debordante), meno riuscito e più grossolano del precedente a causa della mano pesante e tutt’altro che raffinata del regista Salce.
(andrea tagliacozzo)

Fumo di Londra

Dante Fontana, antiquario perugino, approda nella Londra degli anni Sessanta in occasione di un’asta che si svolge nella capitale inglese. Nel tentativo di calarsi nella realtà sociale britannica, partecipa alla caccia alla volpe e finisce perfino in un party della Swinging London. Esordio dietro la macchina da presa di Alberto Sordi, tanto efficace come attore, quanto mediocre e insipido come regista. Bella comunque la colonna sonora di Piero Piccioni.
(andrea tagliacozzo)

Lo scapolo – Alberto il conquistatore

Quando anche il suo migliore amico decide di sposarsi, Paolo, che da sempre si dichiara nemico dell’istituzione matrimoniale, pensa di metter su famiglia. Ma trovare una ragazza che gli vada a genio non è cosa facile. Il film è tutto incentrato sulla performance di un Alberto Sordi in grandissima forma, ma può contare anche su una buona sceneggiatura (di Sandro Continenza, Ruggero Maccari ed Ettore Scola) e su uno stuolo di bravi interpreti di contorno (tra i quali, in una breve apparizione, un divertente Nino Manfredi nel ruolo del fidanzato della sorella del protagonista). Nel 1955, Sordi si sottopose a un vero e proprio tour de force girando sei film uno dietro all’altro.
(andrea tagliacozzo)

Bravissimo

Un insegnante elementare scova tra i suoi giovanissimi allievi un bambino dall’inusuale e potentissima voce da baritono. Cercando di trarre profitto dalle incredibili doti del piccolo cantante, l’uomo ne diventa l’abile e spietato manager, riuscendo a farlo esibire alla Scala di Milano. L’aggettivo del film dovrebbe essere rivolto soprattutto ad Alberto Sordi, mattatore assoluto di questa divertente commedia, sempre a suo agio nei panni di cinico sfruttatore (vedi
Piccola posta
). Da notare che in quegli anni, l’attore romano si sottopose a un vero tour de force passando instancabilmente da un set all’altro.
(andrea tagliacozzo)

Mio figlio Nerone

L’imperatrice Agrippina (Gloria Swanson) vorrebbe liberarsi dell’intrigante nuora Poppea (Brigitte Bardot) e mandare il figlio Nerone (Alberto Sordi), ozioso e dissoluto, a combattere contro i Britanni. Nerone, dal canto suo, cerca in tutti modi di eliminare la madre, ma ogni attentato ai danni della donna si rivela un fallimento. Grande cast per un film tutto sommato modesto che si risolve in un tour de force comico per Alberto Sordi, esilarante come al solito. Quest’ultimo tiene degnamente il confronto con Ettore Petrolini, che aveva interpretato il personaggio dell’imperatore romano negli anni Trenta.
(andrea tagliacozzo)

Il vigile

Grazie a numerose insistenze e raccomandazioni, un disoccupato romano riesce a trovare un agognato posto nel corpo della municipale in qualità di vigile motociclista. Ma un trattamento di favore prima e l’eccessivo zelo poi finiscono per cacciare il neo assunto nei guai. Davvero strepitoso Alberto Sordi, in una delle sue prove più divertenti, ma anche la sceneggiatura, firmata da Rodolfo Sonego con Luigi Zampa e Ugo Guerra. Gran parte della riuscita del film si deve anche ai bravissimi attori di contorno, Vittorio De Sica, Marisa Merlini e Sylva Koscina (quest’ultima, molto spiritosamente, nel ruolo di se stessa).
(andrea tagliacozzo)

I vitelloni

Il film, terzo lavoro di Federico Fellini (ma il primo a dargli una certa notorietà), offre uno spaccato indimenticabile di una certa vita di provincia attraverso le vicende di cinque giovani, amici inseparabili, che trascorrono le loro giornate tra il caffé, il biliardo, la passeggiata, le ragazze, inseguendo, ma senza crederci, progetti irrealizzabili. Lo stile grottesco e visionario del regista, che caratterizzerà le sue opere successive negli Sessanta e Settanta, è ancora lontano, anche se il film, intriso di una vena di struggente malinconia, è facilmente classificabile tra i suoi migliori. Ottimi gli interpreti, tra i quali uno straordinario Alberto Sordi.
(andrea tagliacozzo)

Il boom

Sceneggiata da Cesare Zavattini, una divertente satira dell’Italia del miracolo economico (già tratteggiata da Dino Risi qualche anno prima in Il vedovo , altro film interpretato da Alberto Sordi). Un imprenditore, indebitato fino al collo, si trova costretto a vendere un occhio a un ricco signore per risollevarsi finanziariamente e continuare a vivere in modo agiato. Ottima la regia di De Sica, insolitamente ispirato anche nei movimenti della macchina da presa e in alcune inquadrature (forse per merito della splendida fotografia in bianco di Armando Nannuzzi). Il film, comunque, è completamente dominato dall’istrionismo dell’attore romano. Stranamente sottovalutato dalla critica italiana. (andrea tagliacozzo)

Un tassinaro a New York

Alberto Sordi riprende il personaggio di Pietro Marchetti, già interpretato nel 1983 ne
Il tassinaro.
Un autista di taxi è l’unico testimone di un delitto, ma si guarda bene dal rivelarlo. Partito assieme alla moglie per New York, dove il figlio sta per laurearsi, l’uomo viene usato come esca dalla polizia americana per intrappolare una potente organizzazione mafiosa. Il Sordi regista conferma i soliti difetti (non ultimo lo scarso senso del ritmo). Il guaio è che ormai non basta neanche più il Sordi attore, ormai decisamente appannato, a salvare la situazione. Sceneggiatura (scritta dal regista con Rodolfo Sonego) ai limiti del ridicolo.
(andrea tagliacozzo)

Polvere di stelle

Nell’autunno del ’43, una scalcinata compagnia di avanspettacolo, diretta dai coniugi Dea e Mimmo Adami, accetta di esibirsi in Abruzzo. Dopo l’armistizio, la compagnia viene imprigionata dai fascisti, ma Dea, concedendo le proprie grazie a un federale, riesce a ottenerne la liberazione. Divertente tour de force dell’accoppiata formata da Alberto Sordi e Monica Vitti, già vista all’opera nel ’69 in Amore mio aiutami. Un po’ meno esaltante la regia, ad opera dello stesso Sordi, che come al solito raramente azzecca i tempi giusti e prolunga la vicenda fino all’inverosimile (decisamente troppi i 142 minuti del film).
(andrea tagliacozzo)

Nell’anno del Signore

Nella Roma papalina, due carbonari compiono un attentato, ma sono subito catturati dai gendarmi. Mentre un gruppo di popolani romani cerca di salvarli, il Cornacchia, strenuo oppositore del papato, continua a scrivere versi irriverenti sulla statua di Marco Aurelio. Un pittoresco quadro storico dell’epoca che alterna pagine divertenti e pungenti ad altre decisamente meno riuscite. Luigi Magni, grande esperto della romanità, tornerà sull’argomento numerose volte. Grande cast, ma non sempre utilizzato al meglio.
(andrea tagliacozzo)

Tutti dentro

Una delicatissima inchiesta relativa ad alcune tangenti su forniture di petrolio in cui sarebbero coinvolti alcuni personaggi molto in vista, viene affidata in istruttoria al giudice Salvemini. Uomo integerrimo e scrupoloso, il magistrato non guarda in faccia a nessuno e spicca i primi mandati di cattura. Satira all’acqua di rosa, a volte perfino ambigua, minata alla base dalle solite carenze di regia di Alberto Sordi. Curiosa caratterizzazione dell’attore romano che sfoggia una lunghissima chioma alla De Michelis.
(andrea tagliacozzo)

Mamma mia, che impressione!

Un giovane petulante ricorre a ogni mezzo per attirare l’attenzione di una fanciulla, la Signorina Margherita, di cui è invaghito. E per fare colpo su di lei, s’iscriverà anche alla Maratonina di Roma. Il film si regge interamente sulla divertente interpretazione di Alberto Sordi, al suo primo film in veste da protagonista. Diretta da un regista tutto sommato mediocre, la pellicola venne supervisionata da Vittorio De Sica che partecipò anche alla produzione confidando sulle capacità di Sordi, all’epoca già conosciuto per le sue trasmissioni radiofoniche (con il personagggio del boy scout e i suoi compagnucci della parrocchietta).
(andrea tagliacozzo)

Detenuto in attesa di giudizio

Un italiano, tornato in visita nel proprio Paese assieme alla moglie svedese e ai figli, viene arrestato al confine senza ricevere alcuna spiegazione. L’uomo, stritolato dall’ingranaggio della giustizia, passa da un carcere all’altro, subendo continue umiliazioni. Vigorosa denuncia delle falle e i disservizi del sistema giudiziario italiano. Solo dopo un’incredibile odissea, sarà riconosciuto estraneo alla vicenda (il crollo di una costruzione che aveva progettato aveva causato la morte di un uomo). Il film risulta efficace soprattutto grazie alla grande prova di Alberto Sordi, in una delle sue rare interpretazioni drammatiche.
(andrea tagliacozzo)

Il medico della mutua

Un giovane e ambizioso medico seduce la moglie di un collega per ottenere la lunga lista di mutuati appartenente al quasi defunto marito della donna. Divertente (ma allo stesso tempo desolante, visto l’argomento) satira dell’ambiente ambulatoriale orchestrata con abilità dal regista Luigi Zampa e da un istrionico Alberto Sordi, perfettamente a suo agio nei panni dell’ambizioso ruffiano senza scrupoli. Un anno più tardi, l’attore romano tornerà ad indossare gli stessi panni in
Il prof. dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste, convenzionata con le mutue
.
(andrea tagliacozzo)

Tutti a casa

L’armistizio dell’8 settembre 1943 coglie di sorpresa il sottotenente Innocenzi che, sciolta la compagnia, cerca disperatamente di tornare a casa, nell’Agro Pontino, assieme a pochi altri soldati del suo reparto. Un’ottima interpretazione di Alberto Sordi, abilmente in bilico – così come il film – tra il tragico e il comico. Il momento storico è ricostruito con grande sensibilità da Comencini, in una delle sue prove registiche migliori. Straordinari anche gli interpreti di contorno, compresa una giovanissima Carla Gravina.
(andrea tagliacozzo)

Vacanze d’inverno

Sullo splendido e innevato sfondo di Cortina d’Ampezzo, durante le vacanze di fine anno, s’intrecciano quattro storie che vedono un solo e unico protagonista: l’amore. Lo scenario comune, un lussoso albergo. C’è il ragioniere che ha vinto un viaggio che fa il cascamorto con una contessa; il conte ci prova con la figlia del portiere dell’hotel… e così via. Tra gli interpreti del film, Alberto Sordi imperversa con la sua travolgente comicità. Nello stesso anno, l’attore romano girò altre due pellicole d’ambiente vacanziero:
Costa Azzurra
e
Brevi amori a Palma di Maiorca.
(andrea tagliacozzo)

Il marchese del Grillo

Rievocazione della figura del Marchese Onofrio del Grillo, vissuto a Roma all’inizio dell’800. Il nobiluomo per vincere la noia frequenta spesso gli ambienti popolari. Un giorno in una bettola incontra il carbonaio Gasperino, completamente sbronzo, che gli somiglia come una goccia d’acqua. Se lo porta a casa e lo mette al proprio posto per farsi burla di parenti e amici che non si accorgono della sostituzione. In un ruolo cucitogli su misura, Sordi è perfettamente a suo agio, ma il film, pur con qualche momento riuscito e divertente, non è all’altezza di un regista come Monicelli.
(andrea tagliacozzo)

Addio alle armi

Seconda trasposizione cinematografica del romanzo di Ernst Hemingway (la prima, interpretata da Gary Cooper e diretta da Frank Borzage, risale al 1932). Allo scoppio della prima guerra mondiale, un giornalista americano si arruola nell’esercito italiano. Assegnato con il grado di tenente al reparto sanitario, conosce una giovane crocerossina inglese, della quale s’innamora. Più spettacolare rispetto alla precedente versione (anche grazie al colore), il film si trasforma strada facendo in uno sfarzoso (e noioso) fumettone strappalacrime. (andrea tagliacozzo)

Le miserie del signor Travet

Dalla commedia omonima di Vittorio Bersezio. Nella Torino della fine del secolo scorso, un impiegato dal carattere mite e remissivo deve subire le angherie del principale e le sfuriate della bella e giovane moglie. Quando la donna si lascia corteggiare dal superiore del marito, quest’ultimo, per reazione, si ribella. Una delle migliori regia dello scrittore Mario Soldati. Ottimi tutti gli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Un giorno in pretura

In un tribunale romano, durante un’intensa giornata, il pretore Lorusso passa in rassegna diversi casi: da un ladruncolo che per fame ha rubato dei gatti, al figlio di un ex deputato accusato di aver baciato una ragazza; da un caso di abbandono del tetto coniugale, a un altro di oltraggio al pudore. Memorabile soprattutto quest’ultimo episodio con Alberto Sordi che dà vita a uno dei suoi personaggi più famosi: Nando Mericoni, l’americano «de Roma».
(andrea tagliacozzo)

Arrivano i dollari

Cinque fratelli ricevono un telegramma dal Sud Africa che annuncia l’imminente arrivo della vedova di un loro vecchio zio. Nessuno intende dare ospitalità alla parente, che si aspettano anziana e rompiscatole. Rimangono sorpresi quando all’appuntamento, invece, vedono arrivare una graziosa ragazza a bordo di una Cadillac. Sceneggiatura esile esile (tra gli autori figura anche Ruggero Maccari), tenuta dignitosamente in piedi da alcuni degli interpreti: Nino Taranto, Mario Riva e, soprattutto, un grandissimo Alberto Sordi.
(andrea tagliacozzo)

Assolto per aver commesso il fatto

L’ex funzionario della S.I.A.E. Emilio Garrone riesce, con alcuni raggiri ai danni di diverse emittenti private, a mettere in piedi un piccolo impero radiotelevisivo. Garrone si dimostra tanto abile da precedere il potentissimo cavalier Serra nell’acquisto di un importante network statunitense. Il riferimento all’attualità (Parretti, Berlusconi) poteva essere pertinente e dare nerbo al film, ma il Sordi attore non è più quello di una volta e come regista non è mai stato un granché. La satira, poi, è all’acqua di rose.
(andrea tagliacozzo)

La bella di Roma

Nannina, giovane e bella popolana romana, è fidanzata a Mario, un pugile promettente ma squattrinato. Quando il giovane finisce in prigione per aver picchiato un vigile, Nannina trova lavoro presso il bar di un maturo vedovo, Oreste, che s’innamora di lei. Una divertente commedia che servì al momentaneo rilancio della Pampanini, all’epoca diva in precoce declino. Alberto Sordi, anche se relegato in un ruolo minore, ruba facilmente la scena al resto del cast.
(andrea tagliacozzo)

II giudizio universale

Una roboante e misteriosa voce annuncia nel cielo di Napoli l’imminente inizio del Giudizio Universale. La popolazione viene improvvisamente presa dal panico e ognuno reagisce a suo modo all’evento che sta per compiersi. Da un soggetto di Cesare Zavattini, un film ingiustamente sottovalutato, divertente e surreale, anche se inevitabilmente sfilacciato a causa dei molti personaggi, tra i quali spicca uno straordinario Alberto Sordi, cattivissimo nel ruolo di un venditore di bambini.
(andrea tagliacozzo)

Amore mio aiutami

La moglie di un direttore di banca, innamoratasi di un giovane fisico nucleare, chiede disperatamente aiuto al marito, sperando che questi, uomo comprensivo e di larghe vedute, riesca a farle passare l’infatuazione. Il marito, però, è meno comprensivo del previsto. Gustosi i duetti tra i due protagonisti, ma la sceneggiatura è debole e la regia di Sordi praticamente inesistente. Nel ’73, Sordi e la Vitti torneranno a far coppia in
Polvere di stelle.
(andrea tagliacozzo)

Piccola posta

Con lo pseudonimo di Lady Eva, una donna gestisce una rubrica di consigli su un settimanale per signore. Tra le lettrici che invocano il suo aiuto ci sono una casalinga frustrata, un’aspirante attrice e una vecchia di ottant’anni. Commedia senza pretese resa memorabile dalla Valeri e da un esilarante Alberto Sordi nel ruolo del cinico direttore di un casa di riposo per anziani.
(andrea tagliacozzo)

Di che segno sei

Film a episodi, nel tipico stile della commedia all’italiana, affidato più che altro al consumato mestiere degli attori. Nel primo, un pilota cerca di abituarsi all’idea che deve cambiare sesso; nel secondo, una ballerina cerca un partner per una gara di ballo; il terzo descrive la giornata di Basilio, muratore pendolare; nel quarto, un attempato gorilla deve guardare le spalle al facoltoso commendator Bravetta. Esemplare quest’ultimo episodio, in cui Sordi rispolvera il personaggio di Nando Moriconi: divertentissimo vent’anni prima in
Un americano a Roma
, quasi patetico qui. Segno di un genere che stava ormai tramontando ed era ormai paurosamente a corto d’idee.
(andrea tagliacozzo)

Crimen

Una coppia di coniugi si reca a Montecarlo per restituire a una vecchia e ricca signora il cane che questa ha smarrito a Roma. Ma la donna viene trovata morta e i due, assieme ad altre tre persone casualmente conosciute in treno, rimangono coinvolti nelle indagini. Più rosa che giallo in questa divertente commedia nera abilmente diretta Mario Camerini, regista dell’epoca dei telefoni bianchi , costruita intorno a un cast eccezionale. Nel 1971, Camerini ne realizzerà un rifacimento intitolato Io non vedo, tu non parli, lui non sente , mentre nel 1992 lo stesso soggetto verrà usato negli Stati Uniti per il deludente Sette criminali per un bassotto . (andrea tagliacozzo)