La battaglia di Hacksaw Ridge

La battaglia di Hacksaw Ridge

mame cinema LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Diretto da Mel Gibson, La battaglia di Hacksaw Ridge (2016) ha come protagonista il giovane Desmond Doss (Andrew Garfield). Seguendo con il fervore il comandamento “Non uccidere”, il ragazzo vorrebbe intraprendere la carriera da medico. Quando però scoppia la Seconda guerra mondiale, Desmond decide di arruolarsi, ma si rifiuta di imbracciare le armi e combattere, preferendo servire nel soccorso militare.

Il suo rifiuto nei confronti delle armi lo porta a essere arrestato con l’accusa di insubordinazione. La sua condanna sembra ormai inevitabile, ma nel corso del processo interviene suo padre Tom (Hugo Weaving). L’uomo porta in tribunale una lettera di un ex comandante, che afferma che il pacifismo di suo figlio è protetto da una legge del Congresso. Le accuse contro Desmond vengono così respinte, e lui e la sua amata Dorothy (Teresa Palmer) riescono a sposarsi. E così Desmond avrà l’occasione di dimostrare l’importanza dei soccorsi durante i combattimenti, comportandosi come un vero e proprio eroe.

Curiosità

  • Il film è stato presentato fuori concorso alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
  • La pellicola si è aggiudicata due premi Oscar per il Miglior montaggio (a John Gilbert) e per il Miglior sonoro. Ha vinto anche il premio BAFTA, sempre per il Miglior montaggio. Inoltre, il film è stato inserito tra i Migliori dieci film dell’anno ai National Board of Review Awards.
  • Il budget del film è di 40 milioni di dollari, mentre l’incasso totale è di 175.300.000 di dollari.
  • Per la sua regia, Mel Gibson ha ottenuto il premio alla Miglior regia agli AACTA International Awards e agli AACTA Awards.
  • L’attore protagonista Andrew Garfield ha vinto il premio al Migliore attore ai Satellite Award.

La Favorita

Un successo al Festival del cinema di Venezia

mame cinema THE FAVORITE - IL FILM PREMIATO A VENEZIA emma stone
Emma Stone in una scena del film

Tra i film premiati alla 75° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia c’è anche The Favourite, film in costume diretto da Yorgos Lanthimos. L’attrice Olivia Colman, infatti, si è aggiudicata la Coppa Volpi per il ruolo della regina Anna nel film. La pellicola, inoltre, ha ottenuto il Gran Premio della Giuria. Un ottimo successo, insomma, per questo film ambientato nel XVII secolo nel Regno Unito.

Fanno parte del cast anche l’attrice premio Oscar Emma Stone e Rachel Weisz, altro volto noto di Hollywood. La colonna sonora del film è a cura di Komeil S. Hosseini e la sceneggiatura si basa da un copione originale di Deborah Davis e Tony McNamara.

Olivia Colman ha dichiarato che interpretare la regina Anna è stato «una gioia perché è un personaggio che sente tutto». Ha poi aggiunto: «Lei (il personaggio della regina Anna) è semplicemente una donna insicura che non sa se qualcuno la ama genuinamente. Ha troppo potere, troppo tempo nelle proprie mani».

Emma Stone, invece, ha dichiarato che la difficoltà maggiore per questa interpretazione è stata adattare l’accento in base all’epoca rappresentata: «Il film è ambientato nel 1705, cioè 300 anni prima di qualunque epoca in cui mi sia mai calata. Quindi, è stato difficile su diversi livelli – come per esempio sembrare davvero britannica».

The Favourite

Durante il governo della regina Anna del Regno Unito, viene rappresentata la complessa relazione fra tre donne: la sovrana, la sua amica Sarah Churchill (Rachel Weisz) e la cugina della regina Abigail Masham (Emma Stone). Tra Sarah e Abigail nasce una grande rivalità per il ruolo di favorita della sovrana. Quale delle due otterrà l’ambito ruolo?

Inizialmente, il ruolo di Sarah Churchill sarebbe dovuto essere di Kate Winslet, ma nell’ottobre 2015 Rachel Weisz l’ha sostituita. The Favourite, quindi, è la terza collaborazione tra Lanthimos, la Colman e la Weisz: i tre infatti hanno lavorato insieme anche in The Lobster (2015). Rispettivamente nel febbraio e nel marzo del 2017, Nicholas Hoult e Joe Alwyn si sono uniti al cast.

La La Land

La La Land

mame cinema LA LA LAND - STASERA IN TV IL MUSICAL VINCITORE DI 6 OSCAR scena
Una scena del film

Scritto e diretto da Damien Chazelle, La La Land (2016) è ambientato nella città delle stelle, cioè Los Angeles. Lì Sebastian (Ryan Gosling) fa il pianista in un ristorante, sognando però di aprire un locale dedicato alla sua grande passione: il jazz. E Mia (Emma Stone), invece, vorrebbe diventare una grande e famosa attrice, ma nel frattempo lavora come cameriera in un bar negli studi della Warner Bros., per potersi mantenere mentre tenta un provino dopo l’altro.

I due si incontrano e pian piano si innamorano, sostenendosi l’un l’altra nei rispettivi tentativi di realizzare i propri sogni. Tra canzoni e balli che coinvolgono inevitabilmente gli spettatori, i due personaggi affrontano ognuno le proprie sfide, scegliendo cosa sacrificare in nome dei propri desideri. Riusciranno a diventare ciò che vogliono essere restando insieme? Oppure la vita li dividerà?

Curiosità

  • Il titolo del film fa riferimento alla musica (La La), ma anche alle iniziali della città californiana in cui sono ambientate le vicende (LA=Los Angeles).
  • La sceneggiatura del film risale al 2010. Damien Chazelle, infatti, è anche un musicista, oltre che regista e sceneggiatore. L’idea alla base della trama consiste in un omaggio a tutti quelli che si trasferiscono a Los Angeles cercando di entrare nel mondo di Hollywood, oppure di realizzare altri tipi di sogni.
  • La colonna sonora di La La Land è stata composta e orchestrata da Justin Hurwitz, compagno di Damien Chazelle all’Università di Harvard che ha lavorato anche ai suoi precedenti film. I testi sono stati scritti dai compositori teatrali Benj Pasek e Justin Pauleccetto il brano Start a Fire, scritto da John Stephens, Jason Hurwitz, Marius De Vries e Angelique Cinelu.
  • l film è stato presentato in anteprima alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove Stone ha vinto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Ha ricevuto 14 candidature ai Premi Oscar 2017, eguagliando il record di film come Eva contro Eva e Titanicaggiudicandosi infine 6 statuette. Si è aggiudicato sette Golden Globe, su sette candidature, il Premio del Pubblico al Toronto International Film Festival e molti altri numerosi riconoscimenti internazionali, diventando uno dei film più premiati e apprezzati del 2016.
  • In particolare, Emma Stone ha vinto il premio Oscar alla Migliore attrice protagonista.
  • La La Land ha incassato oltre 151 milioni di dollari negli Stati Uniti e 294 milioni nel resto del mondo, per un totale di 446.050.38 dollari a fronte del budget iniziale di produzione di 30 milioni di dollari.
  • Il 25 aprile 2017 si è tenuto il La La Land Day a Los Angeles, su volere del sindaco Eric Garcetti, per celebrare il film di Chazelle.

 

La Bella e la Bestia (2017)

La Bella e la Bestia

mame cinema LA BELLA E LA BESTIA - STASERA IN TV LA FAVOLA DISNEY scena
La celebre scena del ballo

Diretto da Bill Condon, La Bella e la Bestia (2017) è la trasposizione cinematografica più recente della classica favola Disney. Nel XIX secolo, in Francia, un principe (Dan Stevens) vive tra lussi e sfarzosità. Un giorno, un’anziana mendicante giunge al suo castello, offrendogli una rosa in cambio di ospitalità. Il principe la caccia, ma resta senza parole quando la vecchia si mostra nella sua vera forma: è in realtà un’incantevole fata. Come punizione per la sua superbia e spietatezza, la fata lancia un incantesimo sul giovane nobile, trasformandolo in un’orrenda bestia. E tutta la sua corte viene trasformata in oggetti da mobilio, in attesa che il principe trovi qualcuno che possa amarlo nonostante il suo aspetto. Ovviamente, ciò dovrà avvenire prima che la rosa offertagli dalla fata perda tutti i suoi petali.

Belle (Emma Watson) è, naturalmente, la Bella, ossia colei che si imbatte nella Bestia nel tentativo di salvare il proprio padre, rimasto prigioniero nel castello stregato. Sulle note delle canzoni con cui tutti siamo cresciuti, il film fa rivivere la favola amata da grandi e piccoli di tutto il mondo. E la magia torna a coinvolgere gli spettatori.

Curiosità

  • È il primo film Disney in cui compare un personaggio omosessuale: si tratta di Le Tont, interpretato da Josh Gad.
  • Dopo l’annuncio della presenza del primo personaggio omosessuale della filmografia Disney, Le Tont, un cinema dello stato dell’Alabama, l’Henagar Drive-In Theatre, ha confermato di aver tolto dalla programmazione il film. Nei cinema russi invece è stato vietato ai minori di 16 anni per via di una legge del 2013 che pone il film sotto l’accusa di “propaganda omosessuale rivolta ai bambini”.
  • Il 26 gennaio 2015 Emma Watson annuncia che avrebbe interpretato la protagonista Belle, percependo un salario base di 3 milioni di dollari più una percentuale sugli incassi. Per interpretare il personaggio, l’attrice ha preso lezioni di canto.
  • Le riprese principali sono iniziate agli Shepperton Studios di Londra il 18 maggio 2015 e concluse il 21 agosto seguente.
  • La colonna sonora del film è composta da Alan Menken, già autore delle musiche del film d’animazione, con testi italiani adattati da Lorena Brancucci. La colonna sonora include canzoni dal film originale e nuove canzoni scritte da Menken e Tim Rice.
  •  Ariana Grande e John Legend cantano una nuova versione di Beauty and the Beast, brano originariamente cantato da Céline Dion e Peabo Bryson nel film d’animazione originale.
  • Il 12 aprile 2017 il film supera il miliardo di dollari d’incasso mondiale, diventando così il 30° film a superare la soglia del miliardo.
  • Inoltre, la pellicola è stata candidata ai premi Oscar e ai Golden Globe, entrambi nelle categorie Migliore scenografia e Migliori costumi. Emma Watson ha vinto gli MTV Movie & TV Awards nella categoria Miglior attrice, mentre il film li ha vinti nella categoria Miglio film.

LEGO Batman – Il film

LEGO Batman – Il film

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Una scena del film

Diretto da Chris McKay, LEGO Batman – Il film (2017) è un film d’animazione sequel e spin-off di The LEGO Movie (2014). Sotto forma di LEGO, il protagonista è ovviamente Bruce Wayne/Batman (doppiato da Will Arnett nell’edizione originale e da Claudio Santamaria in quella Italiana). Il leggendario supereroe lotta contro i piani malefici di Joker (Zach Galifianakis in originale, Marco Guadagno in Italiano). Tuttavia, durante uno dei loro scontri, Batman ferisce i sentimenti di Joker, dicendogli che non lo considera il suo più grande nemico.

Entra in scena anche l’affascinante Barbara Gordon/Batgirl (Rosario Dawson in originale, Geppi Cucciari in Italiano). Tra vari eventi, con l’aiuto del leale compagno Robin (Michael Cera in originale, Alessandro Sperduti in Italiano) Batman tenterà di contrastare le forze del male. Ci riuscirà? Chi vincerà, quindi, tra Batman e Joker?

Curiosità

  • Il 3 febbraio 2017, dunque, la Warner Bros. ha rivelato l’intero cast del film che vede, tra gli altri, Conan O’Brien (Enigmista, doppiato in italiano da Sacha Pilara), Channing Tatum (Superman, doppiato in italiano da Gianfranco Miranda), Jonah Hill (Lanterna Verde, doppiato in italiano da Giuseppe Ippoliti), Adam DeVine (Flash, doppiato in italiano da Edoardo Stoppacciaro) e in più Héctor Elizondo (James Gordon, doppiato in italiano da Gerolamo Alchieri).
  • Con l’annuncio dell’intero cast, vengono anche rivelati alcuni personaggi presenti nel film, ma esterni all’Universo DC: Voldemort (doppiato da Eddie Izzard e in italiano da Marco Mete), King Kong (doppiato da Seth Green e in Italiano da Gabriele Tacchi)Sauron (doppiato da Jemaine Clement e in italiano da Roberto Draghetti). Inizialmente Guillermo del Toro e Steve Buscemi sono stati considerati, rispettivamente, per le voci di Bane e il Joker.
  • Sul sito di aggregazioni critiche Rotten Tomatoes, inoltreil film ha un indice di apprezzamento del 91%, calcolato su 174 recensioni professionali con un voto medio di 7.6/10. Sul sito Metacritic il film ha un punteggio di 75/100, calcolato su 48 recensioni professionali.

Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot

mame lifestyle LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT - STASERA IN TV nemici
Jeeg Robot (a destra) e il suo nemico, lo Zingaro (Luca Marinelli)

Roma. Il ladruncolo Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) tenta di sfuggire alla polizia, avendo rubato un orologio. Senz’altra via di uscita, si getta nel Tevere, dove viene contaminato da sostanze radioattive. Da questo momento, Enzo diventa Jeeg Robot, un fuorilegge dai poteri straordinari. Ma quando arriverà il momento di scegliere tra il bene e il male, Jeeg Robot diventerà un eroe, salvando le vite di milioni di persone. Questa, dunque, è la trama di Lo chiamavano Jeeg Robot.

Accoglienza

Il film è stato girato prevalentemente a Roma, prodotto da Goon Films in collaborazione con Rai Cinema. Inoltre, la pellicola è stata riconosciuta come di interesse culturale nazionale dal MiBACT. La Lucky Red ne ha curato la distribuzione. In più, l’opera è stata presentata alla decima edizione del Festival del Cinema di Roma (17 ottobre 2015) e, successivamente, al Lucca Comics & Games.

Lo chiamavano Jeeg Robot ha esordito incassando 83000 euro il primo giorno di programmazione al cinema. In totale, il film incassa 5 milioni di euro, risultando il 31° miglior incasso della stagione cinematografica 2015/2016. Un successo, dunque, clamoroso, che dimostra che l’Italia è ancora in grado di produrre film capaci di affermarsi nella cultura cinematografica nazionale e internazionale. In generale, infatti, le recensioni sono state positive: sono state lodate la sceneggiatura, il compatto tecnico, l’interpretazione degli attori e l’ambientazione. Massimo Bertarelli lo definisce persino un “piccolo capolavoro”, mentre la rivista Variety lo ha giudicato “sorprendentemente grintoso ed estremamente godibile”.

Il film diretto da Gabriele Mainetti, di conseguenza, è stato un grande successo. La cinematografia italiana non può che andarne orgogliosa.

La ragazza dei tulipani

La ragazza dei tulipani

mame cinema LA RAGAZZA DEI TULIPANI - IL NUOVO FILM CON ALICIA VIKANDER scena
Una scena del film

Ispirato al romanzo Tulip fever – La tentazione dei tulipani di Deborah Moggach, il nuovo film La ragazza dei tulipani sarà presto nelle sale cinematografiche. Più precisamente, la data di rilascio è il 6 settembre 2018. Protagonista Alicia Vikander, affiancata da Judi Dench, Christoph WaltzJack O’Connell, Matthew Morrison, Cara Delevingne e Zach Galifianakis. Un cast, insomma, stellare. La sceneggiatura è a cura del premio Oscar Tom Stoppard, sceneggiatore del celebre Shakespeare in Love.

Una storia di sogni segreti, inganni e tradimenti, in un contesto in cui l’arte si fonde con la passione. Ambientato nel 1636 ad Amsterdam, il film è incentrato sulla relazione tra la protagonista Sophia (Alicia Vikander) e l’artista Jan Van Loos (Dane DeHaan). La ragazza, infatti, è stata costretta a sposare l’anziano mercante Cornelis Sandvoort (Christoph Waltz), il quale commissiona al pittore un ritratto della moglie. Sarà questa infatti l’occasione in cui fioriranno i sentimenti tra la modella e l’artista.

Amore e arte

mame cinema LA RAGAZZA DEI TULIPANI - IL NUOVO FILM CON ALICIA VIKANDER arte
L’arte del 1600

«Sophia tiene molto a suo marito Cornelis, con lui condivide una vita – racconta Alicia Vikander, parlando del suo personaggio – Quando Jan entra per la prima volta nella sua vita, non vuole aver nulla a che fare con lui, perché viene da un ambiente molto religioso, ha un marito che ama, una vita appagante e non vorrebbe rischiare di perdere tutto per qualcos’altro. Ma, anche se vuole bene a Cornelis, è comunque una giovane donna che non ha mai provato che cosa sia la passione

Il ritratto di un’Amsterdam di inizio 1600 che vive un momento di grande splendore grazie al commercio e all’arte. In particolare la città è preda di una follia collettiva, la “febbre” dei tulipani, che ha contagiato non solo i grandi mercanti, ma anche i ceti più umili nella ricerca dei bulbi più pregiati, considerati merce di grande valore. Su questo sfondo nasce una relazione pericolosa per cui si è disposti a rischiare la vita, una storia in cui l’arte diventa simbolo di passione.

Non ci resta, dunque, che attendere di vedere questo intrigante film. Che esito avrà la storia d’amore tra Sophie e Jan? Ma, soprattutto, il film sarà un successo o un flop?

Leone africano, Il

Stupendo documentario, forse il migliore fra i tanti targati Disney. I naturalisti Alfred ed Elma Milotte seguono un intero anno della vita del leone africano, filmando gli esemplari all’interno del loro habitat naturale. Drammatica, comica, divertente e piena di tensione: si può proprio dire che questa pellicola abbia tutto. Una piccola gemma.

L’ombra del testimone

Che bello vedere un film in cui il tenero Bruce, eroe senza macchia e amico dei bambini, è un marito violento, zozzo e ubriacone. E dove Demi Moore, sciatta e ancora senza tette rifatte, lo ammazza. Ammesso che non sia stata la sua amica del cuore (Glenne Headly). Perché è uno di quei film dove passiamo un’ora e quaranta a chiederci chi ha fatto cosa. Il probo poliziotto (Harvey Keitel) interroga. I flashback si accavallano e si contraddicono. E alla fine la verità viene a galla, anche se chi ha visto
Paura in palcoscenico
di Hitchcock ha già sgamato tutto. La Moore co-produce e assolda un regista-autore, cresciuto alla scuola di Altman, che si limita a una corretta direzione d’attori. Ci si chiede perché l’America di provincia debba essere sempre così interessante e drammaturgica.
(alberto pezzotta)

La vita continua a Belgrado

C’è un modo profondamente sbagliato di guardare a questo drammatico ritratto di Goran Rebic su Belgrado e sulla Serbia, reduci dai bombardamenti «punitivi» della Nato. Infatti, se
The Punishment
(presentato nel 2000 a Berlino, a Pesaro e in numerosi altri festival) viene scambiato per un comune reportage giornalistico di controinformazione, incline a documentare la devastazione fisica e psicologica di un popolo, ecco che si perde il senso del progetto. L’idea dell’autore è invece quella di raccogliere – rossellinianamente, ci sia permesso di dire – i relitti, umani e materiali, e di farli esprimere davanti alla macchina da presa, cogliendo tutta l’assurdità di una guerra irresponsabile e contraddittoria, che non ha lasciato sul campo che vittime inconsapevoli e incolpevoli. L’aggressione contro la Serbia non è che l’ultimo capitolo in ordine di tempo del fallimento di ogni prospettiva moderna di geopolitica globale. Il film, attraverso le immagini della devastazione del territorio e le voci dei testimoni, si sofferma sulla permanenza del danno, sull’ipoteca che grava sul futuro di un Paese e di un popolo. Di cui, terminata la «punizione», ci si era già dimenticati.
(anton giulio mancino)

La statua

Un linguista di fama internazionale si accorge che una statua, in cui la moglie lo ha raffigurato completamente nudo, possiede degli attributi virili che non corrispondono ai suoi. Per l’uomo inizia una interminabile e affannosa ricerca nel tentativo di scoprire l’individuo che ha «ispirato» la consorte. Divertente lo spunto iniziale, un po’ meno lo svolgimento.
(andrea tagliacozzo)

L’importanza di chiamarsi di Ernest

Jack Worthing (Colin Firth) ha un segreto, una doppia vita. In campagna da uomo morigerato, tutore di una giovane donna molto ricca, in città libertino, frequentatore di locali e bische. Per scappare dalla campagna si è inventato un fratello scapestrato che vive a Londra, Ernest. In città ha un amico, Algy Moncrieff (Rupert Everett), sempre in bolletta e amante della bella vita. Algy chiede di incontrare la pupilla di Jack per sposarla, fingendosi poi il famoso fratello Ernest. Jack a sua volta vuole sposare la cugina di Algy. A creare problemi c’è la zia di Algy, Ogasta (Judi Dench), e il particolare che le due promesse spose desiderano esclusivamente uomini che si chiamano Ernest. Tra equivoci e humour inglese una piacevole commedia, brillante, dove la modernità di Oscar Wilde è ben evidente e dove gli attori, soprattutto i due protagonisti maschili, fanno il resto. La «delicata bolla di fantasia», come il grande autore dandy l’aveva definita, riesce, anche per la durata contenuta della pellicola, a mantenere l’attenzione dello spettatore tra una risata e l’altra. Una nota in più per le scene e la fotografia.
(andrea amato)

L’allenatore nel pallone 2

Più di vent’anni dopo aver salvato la Longobarda dalla retrocessione in Serie B, Oronzo Canà viene richiamato sulla panchina della squadra per ripetere l’impresa. Il calcio è cambiato, lui invece è sempre lo stesso e dovrà affrontare nuovi problemi: da una compagine societaria con molte ombre ai calciatori distratti da veline e cellulari. Intanto, dal Brasile, arriva un giovane fenomeno che si dice sia figlio di un allenatore italiano. Il suo nome è Caninho…

Leoni per Agnelli

Un giovane rampante senatore repubblicano, Jasper Irving (Tom Cruise), cerca di convincere una scafata reporter progressista (Meryl Streep) della bontà di una nuova strategia militare per l’Afghanistan, dove le truppe Usa languono. Nello stesso tempo, alla West Coast University, un maturo docente (Robert Redford) cerca di convincere uno studente promettente ma svogliato (Andrew Garfield) a non abbandonare gli studi. Intanto, sulle montagne innevate del Paese asiatico, due soldati, ex studenti del professor Malley, Arian (Derek Luke) ed Ernest (Michael Peña), inseguono il loro sogno di riscatto sociale uniti da una profonda amicizia e da un destino fatale.

La croce di fuoco

In Messico, durante la rivoluzione, il governo locale perseguita i religiosi. Solo un mite ma coraggioso sacerdote sceglie di sfidare il potere, deciso a restare nel paese a qualsiasi costo. Adattamento cinematografico de
Il potere e la gloria
di Graham Greene, dal quale sono stati eliminati diversi elementi scabrosi. Un film minore di John Ford, anche se non privo di pregi (tra i quali la splendida fotografia di Gabriel Figueroa). Henry Fonda aveva lavorato per la prima volta con John Ford nel 1939 interpretando il giovane Abramo Lincoln in
Alba di gloria.
(andrea tagliacozzo)

La pecora nera

Nicola (Ascanio Celestini) vive da trent’anni in un manicomio. C’è entrato quando era bambino, lui che era nato nei “favolosi anni Sessanta”. Ogni volta che la suora che si prende cura dei matti va al supermercato, Nicola le porta il carrello e l’aiuta a fare la spesa, attento a comprare solo quanto è scritto nella lista, a scegliere prodotti “di marca” e a non tirare su la prima confezione che trova sullo scaffale. Meglio quelle in fondo, perché scadono più tardi… Un giorno Nicola riconosce in una graziosa commessa addetta alla vendita di cialde di caffè il suo primo e unico amore dei tempi della scuola, Marinella. Lei è gentile e spiritosa, non si è scordata di lui. “Posso offrirle un caffè”?

L’inferno sommerso

Il capitano Mike Turner raggiunge il relitto semiaffondato e capovolto del Poseidon, una nave da crociera naufragata per oscuri motivi la notte di capodanno. All’interno dello scafo, Turner trova alcuni superstiti miracolosamente scampati al naufragio. Il regista Irwin Allen ripete la formula che ha decretato la fortuna di alcuni suoi film precedenti come L’inferno di cristallo e Swarm : un cast ricco di stelle unito ad eventi catastrofici. Il risultato, però, è decisamente mediocre. (andrea tagliacozzo)

Letti selvaggi

Zampa, veterano della commedia, dirige un’incursione divertente ma eccessivamente banale nella commedia sexy anni Sessanta che punta i riflettori su quattro bellissime attrici (separatamente) in sette episodi distinti, concentrandosi sul tema delle donne aggressive che si approfittano degli uomini. Miglior episodio: La donna d’affari, con la Antonelli frenetica imprenditrice che irrompe nella vita di un direttore d’orchestra.

L’assalto al treno

In una stazione due malviventi aggrediscono il telegrafista. Ai due si aggiungono altri quattro rapinatori quando arriva il treno. Fanno saltare la cassaforte del vagone postale e derubano i passeggeri. Poi tornano ai loro cavalli. Ma nel frattempo la figlia del telegrafista trova il padre legato e dà l’allarme. I cow-boy accorsi sparano e uccidono tutti i banditi. Un film in venti sequenze. E soprattutto il primo western della storia, con i buoni e i cattivi che si affrontano e i buoni che vincono. Scrive René Prédal in
Cinema: cent’anni di storia
: «Il piano americano del cattivo (Georges Barnres) che punta l’arma contro il pubblico costituisce una delle prime inquadrature emozionanti degli esordi del cinema, mentre il buono (l’attore G. M. Anderson) sarebbe diventato celebre sotto il nome del suo personaggio, Broncho Bill».

La battaglia dei tre regni

Nel 208 dopo Cristo, durante la Dinastia Han, malgrado la presenza dell’Imperatore Han Xiandi, la Cina è suddivisa in molti stati in guerra fra loro. L’ambizioso Primo Ministro Cao Cao, manovrando l’Imperatore come un pupazzo, dichiara guerra a Xu, un regno dell’ovest dominato da Liu Bei, zio dell’Imperatore stesso. L’intenzione di Cao Cao è di eliminare tutti i regni esistenti ed insediarsi come unico imperatore di una Cina unificata. Liu Bei spedisce il suo consigliere militare Zhuge Liang, in qualità di inviato, al Regno Wu, nel sud, nel tentativo di convincere il suo regnante, Sun Quan ad unire le forze. Là Zhunge conosce il Vicerè di Wu, Zhou Yu e i due diventano amici in questa non facile alleanza. Infuriato dall’apprendere che i due reami si sono alleati, Cao Cao invia un esercito di ottocentomila soldati e duemila navi a sud, nella speranza di prendere due piccioni con una fava. L’esercito di Cao Cao si accampa nella Foresta Crow, sulla sponda opposta di Red Cliff (Le Scogliere Rosse), sul Fiume Yangtze, dove gli alleati hanno stabilito la loro base. Gli alleati sembrano spacciati con i viveri che scarseggiano e in enorme inferiorità numerica rispetto all’esercito di Cao Cao. Zhou Yu e Zhuge Liang devono ricorrere alla loro intelligenza e alla loro esperienza militare per capovolgere l’esito delle battaglie. I numerosi scontri di armi e di astuzia, sia su terraferma che in acqua, culminano nella più famosa battaglia della storia cinese: duemila navi vengono incendiate e la storia della Cina viene cambiata per sempre. La battaglia è quella di Red Cliff.

Love Goddesses, The

Una compilation che copre molto materiale, con molte delle maggiori star femminili, dal muto al cinema attuale. Non sempre gli spezzoni ideali, ma ben fatto con molte gradite scene classiche. Alcune sequenze a colori. Ritoccato nel 1972 per una nuova distribuzione nei cinema.

Love Stinks

L’amore non è l’unica cosa che puzza (stinks) in questo racconto a malapena divertente (e un po’ malizioso) su uno scrittore comico per la Tv (Steward) che s’innamora di una sociopatica bellezza venuta dall’inferno (Wilson). Sembra un episodio monotono di una sit-com televisiva.

L’uomo del giorno dopo

Lunga, noiosa e pretenziosa allegoria in cui un artista di strada in un futuro post-apocalittico si fa passare per un portalettere americano. In quel ruolo personifica la speranza per molte comunità isolate abbattute dalle crudeli tattiche di un demagogo (Patton, in un’interpretazione monocorde). Un ben intenzionato (ma completo) fiasco. Quello nell’inquadratura finale è il figlio di Costner; una delle sue figlie fa la parte di una portalettere, l’altra canta America the Beautiful. Mary Stuart Masterson compare non accreditata. Panavision.

L’illusionista

A metà degli anni cinquanta, un illusionista, sino ad allora sempre al centro dell’attenzione, vede piano piano ridursi gli spazi a sua disposizione a favore delle emergenti rock-star. Per andare avanti, sarà costretto ad esibirsi in palcoscenici mediocri, sino a quando incontra una ragazzina che resta ammaliata dai suoi trucchi e che gli cambierà la vita…

La voleuse de Saint-Lubin

Ottimo esempio di come si possa fare politica al cinema, quello della Devers è un film che apre il dibattito rilevando con intelligenza e senza pregiudizi le contraddizioni del reale. Françoise, due figlie a carico, lavoratrice part-time in una ditta che confeziona carne, non concepisce l’idea di dover chiedere denaro agli altri. Resiste, ostinatamente, da sola, a pagare in tempo l’affitto e tutte le spese. Ma i soldi non sono mai abbastanza. Un giorno, non sa neanche lei come, ruba carne in tre supermercati: la prendono, uno dei tre direttori le fa causa. Tanto il comitato di destra, che sostiene i lavoratori francesi contro gli stranieri, quanto la magistratura divisa, che si fa la guerra sulla pelle dei più indifesi, cercano di sfruttare il suo caso.

La Devers filma con estrema secchezza e rispetto questa storia di ordinaria sopraffazione, giocando solo in parte con il genere processuale: tutto il resto è merito di una straordinaria Dominique Blanc, perfettamente all’altezza di un ruolo impegnativo.
(raffaella giancristofaro)

Lilith, la dea dell’amore

Versione abbastanza fedele del romanzo controverso di J. R. Salamanca su uno psichiatra che s’innamora di una paziente problematica. Uno sguardo pieno di domande anche se non del tutto soddisfacente sulle molteplici facce della pazzia e dell’amore. Ultimo film dello sceneggiatore e regista Rossen.

La finestra sul luna park

Alla notizia della morte della moglie, travolta da un camion, un meccanico specializzato che lavora da anni in Kenya, torna in Italia dove ritrova il piccolo Mario, suo figlio. L’uomo è diventato quasi un estraneo per il bambino e, dovendo ritornare in Africa, pensa di affidarlo a un collegio. Uno sguardo originale sul mondo dell’infanzia, da sempre un tema caro al regista che qui affronta con sensibilità ma senza eccessi melodrammatici la delicata vicenda. Sceneggiatura dello stesso Comenici con Suso Cecchi d’Amico e Luciano Martino.
(andrea tagliacozzo)

Ladro e gentiluomo

Commedia sgangherata che tiene volutamente un basso profilo: un attempato scassinatore (Reynolds, ottimo) si trova alle prese con un giovane apprendista, che ha un bel po’ da imparare sulla vita e sul mestiere. La sceneggiatura di John Sayles è piena di trovate, spesso divertente… ma non basta, per guidare in porto una pellicola così esile.

La carica dei 600

Un classico del cinema d’avventura, realizzato con grande larghezza di mezzi. Durante la guerra di Crimea, due lancieri inglesi, un maggiore e un tenente s’innamorano della figlia del comandante del reggimento. Per vendicare il massacro di Chuskoti, il maggiore guida una folle carica nella battaglia di Balaclava. Quest’ultima scena, la più spettacolare del film, è stata realizzata dallo specialista di pellicole d’azione B. Reeves Eason. Il trio Curtiz-Flynn-de Havilland aveva già riscosso un grande successo l’anno precedente con
Capitan Blood
. Regista e attori torneranno ancora assieme nel ’38 nell’altrettanto fortunato
Le avventure di Robin Hood
.
(andrea tagliacozzo)

La Cina è vicina

Vittorio è un professore insoddisfatto che decide di tentare la carriera politica. Elena, la sorella acida e single, è tutta presa nell’amministrazione del patrimonio familiare. Camillo, l’ultimo fratello, è un universitario ribelle e idealista. Queste tre vite così diverse si intrecciano e si scontrano, sullo sfondo dell’Italia degli anni Sessanta. Una pellicola che divenne una sorta di manifesto per il movimento studentesco, nella sua tagliente ironia diretta ai partiti politici tradizionali.

Lavoro da giurato, Un

“BOMBA” può essere un giudizio troppo elevato per questa “commedia” vuota, insultante che presenta Shore come un babbeo che preferisce di gran lunga affrontare l’impegno di una giuria isolata (e avere una camera d’albergo gratis) che trovarsi un lavoro. Caricato di riferimenti gratuiti e di cattivo gusto al processo di O.J. Simpson.

Le morti di Ian Stone

Ian Stone (Mike Vogel) è un tipico ragazzo americano innnamorato perso della sua fidanzata Jenny (Christina Cole). Una sera tardi, mentre torna a casa in auto dopo una disfatta a hockey, si trova davanti una visione terrificante: una figura immobile che giace accanto ai binari della ferrovia. Avvicinatosi per scoprire di cosa si tratti, Ian viene aggredito all’improvviso dalla “cosa” e portato a forza sui binari dove viene investito da un treno in corsa. Incolume per miracolo, Ian si sveglia in un ufficio ma le cose sono leggermente diverse da come se le ricordava. Jenny è sempre lì, non è più la sua fidanzata ma solo una collega di lavoro mentre Ian vive con una bellissima e misteriosa donna di nome Medea (Jaime Murray). Ma i binari del treno e l’incidente non sono stati solo un sogno o almeno a lui non sembra così. La vita di Ian prende una piega sempre più sinistra. E’ circondato da persone che conosce ma che sono fuori contesto mentre gli sguardi ed i sussurri degli estranei cominciano ad assumere toni lugubri…

La stanza di Marvin

Adattamento toccante di un lavoro teatrale off Broadway di Scott McPherson su una donna che ha dedicato la sua vita di adulta a prendersi cura del padre colpito da un ictus e di una zia nervosa. Poi è costretta a chiamare in soccorso la sorella da tempo persa di vista e i nipoti perché l’aiutino con i suoi problemi di salute. Uno sguardo commuovente e acuto sui legami famigliari, le vecchie ferite, l’amore e la responsabilità, con interpretazioni tutte di ottimo livello. Cronyn aggiunge grande intensità, anche se non dice una parola. Un altro punto di forza è la colonna sonora di Rachel Portman. Debutto cinematografico per il regista teatrale Zaks. Una nomination all’Oscar per Diane Keaton.

Les Biches – Le cerbiatte

Piccolo capolavoro – poco noto in Italia – di Claude Chabrol. Se di giallo si tratta (l’autore francese è uno dei più costanti e prolifici specialisti del genere),
Les Biches
(Le cerbiatte) è un giallo dei sentimenti e delle passioni estreme: sfocia in un delitto che è un gesto emblematico e paradossale, e soprattutto non comporta alcun meccanismo poliziesco. Suddiviso in capitoli come un romanzo, il film racconta dell’amicizia morbosa di due ragazze, Frédérique e Why (rispettivamente, Stéphane Audran e Jacqueline Sassard), conosciutesi per caso e immediatamente divise dall’amore per un uomo. Visivamente stilizzato e tuttavia mai gratuito nelle soluzioni registiche,
Les Biches
si lascia ammirare per la consueta e perfida reticenza con cui Chabrol sviluppa il racconto disseminandolo di indizi fatali, nonché per l’introduzione – per la prima volta nel suo cinema – di una sensualità esplicita che contribuisce all’ambigua e inquietante atmosfera del racconto.
(anton giulio mancino)

La bestia nel cuore

Cristina Comencini unisce il suo talento per la scrittura con quello per il cinema. Da un suo romanzo infatti nasce il soggetto de  La bestia nel cuore, travaglio esistenziale e sentimentale di Sabina (Giovanna Mezzogiorno ) che, saputo di essere incinta, comincia a sognare cose orribili e inquietanti. Decide così di allontanarsi dal marito Franco (Alessio Boni) per raggiungere negli Usa il fratello Davide (Luigi Lo Cascio).

Le pagine della nostra vita

Nell’estate del 1940, nella cittadina costiera di Seabrook, nel North Carolina, arriva in vacanza Allie Hamilton (Rachel McAdams), bionda, vitale, colta e ricca. Una sera al luna park, viene avvicinata in modo rocambolesco da Noah Calhoun (Ryan Gosling), sicuro di sé, un po’ spavaldo, convincente ma povero. La scintilla è inevitabile, con tutti i potenziali e ovvi sviluppi: pregiudizi sociali, promesse non mantenute, separazione, seconda possibilità ?
Gli sviluppi della storia sono collaudati e calibrati con i giusti tempi: un’estate di passione, delicata e piena di fantasia (capire il mondo sdraiati sulla strada sotto un semaforo sarebbe una trovata anticonformista?); la famiglia di lei che si oppone e la porta via prima della fine dell’estate; lui che parte per la guerra; lei che durante la sua assenza cede alla corte di Lon, un reduce ferito, belloccio e, ovviamente, ricco. Ma è colpevole? Può aver tradito così l’amore della sua vita? Il suo primo amore, così perfetto che sembra destinato a essere per sempre? Ovviamente no, infatti la colpa è della madre, che nasconde alla figlia un anno di lettere del povero e caparbio Noah, che solo alla fine di quegli infruttuosi messaggi decide di partire per il fronte. E poi?è ammissibile che Allie ami davvero il bel Lon, rampante, bello e scontato? Ovviamente non può finire così, e quindi giù dilemmi, lacrime, il momento topico della scelta, accettazione dell’uno e la felicità dell’altro.
Il trionfo dell’ovvio, insomma, condito nel modo più classico e furbo. Paesaggi splendidi, laghi pieni di cigni, case da favola sul fiume, tramonti dorati e placidi. E loro due giovani, carini (lui molto pesce lesso, lei frizzante e dal sorriso sempreverde) e perfetti per i teenager che sognano storie di altri adolescenti che sognano l’amore perfetto (come nei telefilm di ultima generazione trasmessi da Italia 1).
Poco importa che il film sia diviso in due percorsi temporali, e il compito di narrare la storia sia affidato a un Noah anziano (James Gardner) che legge un manoscritto a un’anziana signora affetta da demenza senile interpretata da Gena Rowlands (chi può essere?). L’effetto sorpresa svanisce subito, la recitazione commuove più per l’età degli attori che per il suo convincente realismo, e i tempi e lo stile, così diversi fra i protagonisti giovani e vecchi, finisce per irritare più che segnare la distanza temporale.
Nick Cassavetes ha confezionato un prodotto oliato e «grazioso», che fa della prevedibilità il suo forte, e purtroppo il suo limite. Tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, discreto successo edito da Sperling&Kupfer, non si discosta di una virgola dai canoni dei film graziosi di un certo filone hollywoodiano. Il regista ha fatto di meglio in passato e, si spera, farà di meglio in futuro. (salvatore vitellino)

Lilli e il vagabondo

Uno fra i più teneri cartoni animati di Walt Disney, tratto da un racconto di Ward Greene, su un cane randagio che salva dai guai la cagnolina di razza Lilli e la fa innamorare. Avventura ed emozioni sono mescolati abilmente con musica e commedia in questa pellicola di gran classe, prima produzione Disney in Cinemascope. Canzoni di Sonny Burke e Peggy Lee (che nella versione originale dà la voce a Peg, a Darling e ai gatti siamesi Si e Am). Un sequel per l’homevideo nel 2001. CinemaScope.

La domenica della buona gente

Da una commedia che Vasco Pratolini scrisse per la radio. La partita di calcio Roma-Napoli fa da sfondo alle vicende di tre persone: un ex calciatore, in crisi familiare, spera di trovare lavoro come allenatore; un pensionato, a cui servono 300.000 lire per rimettere a posto il bilancio, crede di aver fatto tredici; un disoccupato, invece d’incontrarsi con lo zio della fidanzata per un lavoro, diserta l’appuntamento e va allo stadio. Buono lo spunto, un po’ meno tutto il resto, forse a causa della scarsa vena del regista.
(andrea tagliacozzo)

L’asso nella manica

Un uomo rimane intrappolato in una miniera. L’ambizioso giornalista Charles Tatum, relegato in un piccolo quotidiano di provincia, ritarda deliberatamente i soccorsi per poter sfruttare il clamore sviluppatosi attorno alla notizia. Uno dei film più incisivi e corrosivi di Billy Wilder, interpretato da uno straordinario Kirk Douglas, nei panni a lui congegnali dell’arrivista senza scrupoli. Il nichilismo e la bruta schiettezza con cui il tema è affrontato non fu molto gradito dal pubblico dell’epoca che ne decreto l’immeritato insuccesso. L’attore, qualche anno più tardi, avrebbe dovuto tornare a lavorare con Wilder in Stalag 17 , ma poi, inspiegabilmente, rinunciò alla parte. Fece la fortuna del suo sostituto, William Holden, che vinse l’Oscar. (andrea tagliacozzo)

La città incantata

Chihiro è una bambina di 10 anni. In auto con i genitori si sta dirigendo verso la sua nuova città. Tristemente lontana dalla sua vita e dai suoi amici. Ma il padre perde l’orientamento e finisce in un prato all’imbocco di un tunnel. Che porterà la famigliola nella città incantata, una sorta di città termale abitata solo dagli spiriti. Ma c’è un bar con una montagna di cibo. Chihiro non mangia. I genitori si abboffano e a poco a poco si trasformano in maiali. A questo punto la bambina, passando di avventura in avventura, da una creatura magica a un’altra, da una stregoneria a quella successiva, deve trovare il modo di ritrasformare i genitori in esseri umani. Suo alleato, Haku, un ragazzino che le dà buoni consigli prima di trasformarsi in drago volante… Ci sarà anche la perfida Yubaba con una gemella buona e un figlio neonato grande come una montagna e con l’aspetto di un lottatore di sumo: è lei che governa questo regno dell’impossibile abitato da antiche divinità e creature magiche. Ed è lei che spiega a Chihiro che chi finisce nella città incantata verrà trasformato in animale e poi mangiato. Allora la piccola si darà da fare, si farà benvolere da tutti, rinuncerà al suo nome, lavorerà (è la condizione per andare avanti in questo regno magico) tanto da riuscire a ritrovare i genitori e a conoscere la forza dell’amore.

Grandioso, onirico, eccessivo, straordinario l’ultimo lungometraggio di Hayao Miyazaky. C’è tutto, in questo cartone animato che sorprende a ogni sequenza: c’è un po’ di
Pinocchio,
molto di
Alice nel paese delle meraviglie
e poi c’è tutto l’Oriente. Ci sono le favole, i fumetti, le tradizioni e le credenze giapponesi, la spiritualità tutta orientale, i paesaggi che richiamano ora Shangai ora Kyoto. Paesaggi popolati dalle più stravaganti creature, dalle palline di fuliggine con zampette e occhietti alla disgustosa palla di fango semovente. E via passando per figure inimmaginabili in un puro delirio di fantasia, spaventose o dolcissime, simpatiche o repellenti. Bellissima la protagonista dal tratto che va addolcendosi con il passare delle sequenze e con la sua conquista di sicurezza, energia e felicità. Tutti i disegni, i personaggi e le ambientazioni, sono stati prima realizzati a mano nei mitici Ghibli Studio di Miyazaky, poi scannerizzati e tradotti in formato digitale. Solo le rifiniture, l’animazione e la scelta dei colori finali sono stati generati al computer. Per Miyazaky, il più grande cartoonist giapponese (l’autore della serie tv
Lupin III
e dei lungometraggi
Nausicaa della valle del vento
e la
Principessa Mononoke)
infatti l’animazione deve essere un equilibrato mix tra tecniche moderne e metodi tradizionali. Per la prima volta nella sua carriera Miyazaky si è avvalso della collaborazione di animatori stranieri: i suoi Ghibli Studio, infatti, non avrebbero fatto in tempo a terminare il film per l’uscita prevista, nel 2002 (aveva annunciato il ritiro dal mondo dei cartoon causa un esaurimento nervoso, ci ha ripensato e ha dovuto fare in fretta). E ha così dovuto appaltare una parte del lavoro a un gruppo di disegnatori coreani. Costo totale della produzione: 19 milioni di dollari, infinitamente meno di un film animato della Pixar. In Giappone è stato un successo senza precedenti. Da noi potrebbe risultare un po’ troppo ridondante ed eccessivo con i suoi 122 minuti di lunghezza e di follie. Comunque, da non perdere. Orso d’Oro al Festival di Berlino e Oscar come miglior film di animazione nel 2002.

L’urlo dei comanches

Accusato ingiustamente di omicidio, Davis viene inseguito dallo sceriffo cui sfugge rifugiandosi nell’insidioso territorio dei comanches. Qui salva una donna e suo figlio. Il protagonista (Clint Walker) non è di quelli memorabili, ma la costruzione della vicenda, semplice e lineare, riscatta dall’anonimato l’operazione.

Uno dei tanti western di Gordon Douglas, piccolo e discontinuo autore (ma dal solido mestiere) di B-movies di ogni genere, dalla fantascienza al gangster, dai polizieschi ai bellici. Di lui preferiamo
L’avamposto degli uomini perduti
(1951) e
Rio Conchos
(1965), western notevoli e innovativi, realizzati rispettivamente prima e dopo
L’urlo dei Comanches
. Comprimari d’eccezione Virginia Mayo e Brian Keith, che diventerà famoso come westerner e attore di telefilm.
(anton giulio mancino)

La troviamo a Beverly Hills

Il solito racconto smaccatamente per teen-ager, protagonisti tre ragazzi che hanno appena preso la maturità e dirottano su L.A. nel 1962 per cercare il loro idolo, Marilyn Monroe. In definitiva innocuo, ma lo avete già visto un milione di volte. Uno dei produttori esecutivi è Penny Marshall.

Lupa, La

Tratto da un racconto di Giovanni Verga. Una quarantenne passionale (detta “la Lupa”) è l’amante di un soldato, ma ben presto l’uomo si infatua della figlia della donna. La Lupa impazzisce di gelosia e tenta di ostacolare in ogni modo la relazione: non riuscendoci, si brucia viva. Accolto male dalla critica, è comunque un tassello importante nella filmografia del regista. Nel 1996 Gabriele Lavia ne ha firmato un remake.

Lo sperone nudo

Un contadino, diventato cacciatore di taglie per necessità, cattura un assassino che deve consegnare alla giustizia nel lontano Kansas. Nel viaggio li accompagnano la ragazza del bandito, un cercatore d’oro e un ufficiale disertore. Un classico del cinema Western diretto da un vero maestro del genere. La regia di Mann sfrutta al meglio tutti gli ingredienti, compresa la suggestiva ambientazione. Gara di bravura tra James Stewart e Robert Ryan.
(andrea tagliacozzo)

La vita negli oceani

Quasi tre quarti della superficie terrestre sono coperti dagli Oceani.
I registi francesi Jacques Perrin e Jacques Cluzaud si sono messi in viaggio per realizzare un documentario sull’enorme distesa oceanica che continua a svolgere un ruolo cruciale nella storia e nel sostentamento dell’uomo. Le profonde e abbondanti acque degli Oceani custodiscono mille pericoli e misteri che questo film esplora.
Neri Marcorè racconta la storia di un affascinante viaggio nelle profondità degli abissi degli oceani, in mezzo alla forza delle tempeste, nel vasto territorio di coloro che abitano il mare.

L’ispettore Martin ha teso la trappola

L’ispettore Jack Martin della squadra omicidi di San Francisco vuole vendicare un collega morto in una strage compiuta a colpi di mitra su un autobus. Convinto che l’amico era sulle tracce e ormai prossimo alla cattura di un pericoloso assassino, ne ripercorre le tappe, correndo gli stessi rischi. Un insolito Walter Matthau per un poliziesco teso e coinvolgente, anche se non troppo originale.
(andrea tagliacozzo)

La seconda volta non si scorda mai

Un bel giorno Giulio, giovane agente immobiliare, rivede Ilaria, la sorella di un suo ex compagno di scuola, che visita un appartamento assieme ad un uomo più grande di lei: i due si stanno per sposare. Giulio è letteralmente folgorato dalla bellezza di Ilaria e il fatto che si stia per sposare proprio non gli va giù. Mentre siede alla sua scrivania, Giulio riceve una mail da Ilaria che lo invita a casa sua: convinto che la ragazza abbia un interesse per lui, si precipita all’appuntamento e in effetti tra i due scoppia la passione. Ma nella dominante confusione dei sentimenti che coinvolge tutti, Giulio proprio non si ritrova…