Zazie nel metrò

Commedia superficiale, co-sceneggiata da Malle, incentrata su una vivace ma petulante dodicenne (Demongeot) che si reca a Parigi in visita dallo zio (Noiret) ed è assolutamente determinata a viaggiare sulla metropolitana della città.

Zingaresca

. Fields, Carol Dempster, Alfred Lunt, Erville Alderson, Effie Shannon. La godibile vicenda di un imbroglione (Fields) che lavora in un circo e cerca di riportare la sua pupilla (Dempster) al posto che le spetta in società, conoscendo l’identità dei ricchi nonni della ragazza. È interessante vedere Fields in un film muto, soprattutto perché lo si può confrontare con il remake, Poppy (1936).

Zia Julia e la telenovela

Un film eccentrico, ambientato nella New Orleans del 1951: Reeves è un giovane sensibile che si innamora della zia sexy (Hershey) e nel contempo subisce l’influenza di Falk, uno scrittore terribilmente bizzarro, autore di una soap-opera radiofonica che attinge alla vita reale in modi che il suo giovane protetto non può nemmeno concepire. Divertente, strano e originale: non sempre centrato, ma con alcuni momenti ispirati. Falk è esilarante, e ci sono volti familiari in gustosi cammei. Musica di Wynton Marsalis, che fa anche un’apparizione. Tratto dal romanzo omonimo di Mario Vargas Llosa.

Zina

Analisi terribilmente — e intenzionalmente — lenta sui problemi e sulle ossessioni della figlia (Giordano) di Lev Trockij mentre si sottopone a sedute di psicanalisi nella Berlino pre-bellica. Eccezionale la fotografia di Bryan Loftus. Non per tutti i gusti.

Zodiac

Racconto delle indagini sul serial killer che tenne in scacco le autorità americane negli anni Settanta. Rivendicò oltre venti aggressioni e la polizia gli imputò cinque omicidi ma il numero delle sue vittime non è mai stato realmente scoperto. Le indagini sui suoi delitti rovinarono la vita a quattro uomini, impegnati a diversi livelli e in diversi campi per smascheralo.

Zorba il greco

Versione riflessiva e gustosa del racconto di Nikos Kazantzakis. Quinn è entusiasmante nei panni del personaggio del titolo, un robusto contadino, mentre Bates è un intellettuale inglese suo compagno. La Kedrova vinse un Oscar per la sua interpretazione di una prostituta morente, al pari della fotografia (di Walter Lassally) e delle scenografie. Indimenticabile la colonna sonora di Mikis Theodorakis. Sceneggiato dal regista. In seguito diede origine a un musical di Broadway. Due premi in totale dall’Academy e altre quattro nomination.

Ziegfield Follies

Introdotta da Powell (che interpreta Ziegfield in paradiso), una pellicola con un cast di tutte stelle. I pezzi forti sono lo sketch fra la Brice e Cronyn, il balletto di Astaire e Kelly, il numero da commedia di Moore e Arnold, Guzzler Gin eseguito da Skelton, l’assolo della Horne e The Interview della Garland. Diverse sequenze sono filmate da George Sidney, Roy Del Ruth, Norman Taurog, Lemuel Ayers, Robert Lewis e Merril Pye. Girato per la maggior parte nel 1944.

Z-Man, The

Pellicola drammatica ambientata durante la seconda guerra mondiale: un gruppo di soldati americani viene spedito alla ricerca dei sopravvissuti a un incidente aereo, naufragati su un’isola giapponese.

Zero to Sixty

McGavin è un babbeo che incontra una scorbutica e intelligente sedicenne che vive per strada e sopravvive riciclando automobili. Una commedia fracassona e stupida, con più inseguimenti in macchina che umorismo.

Zozza Mary, pazzo Gary

Un film d’azione a tutta velocità: il pilota Fonda, la George — coinvolta per caso — e il meccanico Roarke distruggono ogni macchina capiti sotto tiro mentre scappano con la refurtiva di un supermercato. Difficilmente ci si annoia; guastato solo da un finale scadente.

Zorro

Il pacifista Miguel, nominato governatore della Nuova Aragona, viene misteriosamente ucciso. Il fraterno amico Diego giura di vendicarlo e, prendendone l’identità, assume la carica di governatore. Pur fingendosi un inetto damerino per non allarmare il tirannico colonnello Huerta, Diego all’occasione si trasforma nel leggendario Zorro. Dignitosa (ma tutt’altro che memorbile) versione nostrana delle gesta del celebre spadaccino. Alain Delon se la cava discretamente, anche se il Tyrone Power de
Il segno di Zorro
era davvero un’altra cosa.
(andrea tagliacozzo)

Zona morta, La

Coinvolgente adattamento da Stephen King, nel quale un giovane riemerge da un incidente quasi mortale con il dono (o la maledizione) di una seconda vista: è in grado di predire il destino delle persone attraverso il semplice contatto fisico. L’appassionata e commovente interpretazione di Walken è il cuore di questo film convincente anche se talvolta contorto, in cui l’enfasi (nonostante la fama di Cronenberg e di King) non è posta su sangue e budella assortite. Ha dato origine a una serie tv.

Zabriskie Point

In fuga su un aereo perché accusato di aver ucciso un poliziotto, Mark incontra nel deserto una ragazza con cui fa l’amore a Zabriskie Point (il punto di massima depressione geologica degli Stati Uniti)… Divagante studio di un europeo sull’aggressivo, materialistico e inflessibile stile di vita americano, Antonioni cercò di aggiornare i suoi temi e il suo linguaggio: ma la sua interpretazione del ribellismo giovanile già allora suonava enfatica e fasulla. Due sequenze fortemente simboliche sono passate alla storia: la visione delle coppie che amoreggiano nel deserto, accompagnata dalle improvvisazioni alla chitarra di Jerry Garcia dei Grateful Dead, e l’esplosione finale dei simboli del benessere, girata al rallentatore con 17 macchine da presa. su musica dei Pink Floyd. 

Z – L’orgia del potere

Oscar per il miglior film straniero e per il montaggio, basato su fatti realmente accaduti e incentrato sull’assassinio politico di Montand e sulle sue agghiaccianti conseguenze. Troppo parlato, apprezzabile più per la sua attualità che non per le qualità cinematografiche, ma comunque avvincente. Buona la recitazione.

Zora la vampira

Opera seconda dei Manetti Bros.,
Zora la vampira
si rivela uno dei film italiani più interessanti degli ultimi anni. Pur inscrivendosi in una traiettoria in cui dominano il riciclaggio e il grado secondo (caratteristiche di una pratica metalinguistica che ormai si configura come una sorta di transgenere autonomo e ben definito), il film dei fratelli Manetti, piuttosto che tentare di ibridare il taglio sincretico dei videoclip con la struttura narrativa propria del cinema, opera una sorta di transcodifica della memoria legata ai generi. L’ottica ironicamente deformante adottata dai Manetti (un Dracula così «alanfordiano» da fare invidia ad Al Lewis), genuinamente impura, si rivela invece straordinariamente lungimirante. Lontano dall’autoreferenzialità saccente dei coevi prodotti americani e non (nei quali i codici esibiti sono chiamati a sostituire tout court ogni articolazione narrativa), Zora tenta consapevolmente di ricreare intorno ai propri indici culturali un ambiente nel quali calarli, per permettere loro di vivere come un patrimonio testuale partecipato e non soltanto saccheggiato. Ed è questa la chiave, riteniamo, che permette ai Manetti di evitare le trappole di un gioco sempre altalenante tra gli indici di realtà di una Roma buia, notturna e volutamente «periferica» e il glamour di un universo culturale esagitato, che vive tra le coordinate della serie B, la blaxploitation (la citazione puntualissima di Superfly), l’hip hop e Monnezza.

Zora la vampira
non opta mai per uno solo dei due poli (ovvero: né con Salvatores né con Er Piotta), ma nell’osservarne l’interazione – cosa che ci sembra essere il progetto stesso di messinscena del film – permette l’emergere di una lingua mai ascoltata al cinema. Un linguaggio, un suono profondo di parole nuove che sono un elemento da non sottovalutare assolutamente. Non si tratta di sociologismo spicciolo, quanto di una capacità di ascoltare luoghi e corpi nel tentativo di immaginare un cinema non più derivativo (notevole, in questa direzione, il montaggio che mima gli skratch di DJ Gruff). Tutto ciò permette a
Zora la vampira
di esibire gioiosamente il proprio essere luogo-narrazione di un cinema che si offre come precipitato di segni e storie provenienti da altri universi. Il diritto al nomadismo rivendicato dal conte Dracula diventa così pratica linguistica che «sampla» (in perfetto stile hip hop) frammenti eterogenei per ipotizzare linguaggi e strategie comunicative diversificate. Non meraviglia quindi che Carlo Verdone offra in Zora una delle sue caratterizzazioni più riuscite degli ultimi anni e che il film non risulti «vampirizzato» dalla sua presenza. In un universo linguistico ontologicamente «democratico» come quello di Zora nessun elemento prevale rispetto agli altri. Così, come in una specie di splendida jam, i Manetti mettono in immagini un mondo di segni (e i segni di un mondo) che il cinema italiano non è mai riuscito a catturare prima con tanta forza ed evidenza (oltre che con rispetto e partecipazione). Paradossalmente,
Zora la vampira
risulta così essere uno dei film più genuinamente cinefili degli ultimi anni: privo cioè di quel parassitismo linguistico che paralizza la grande maggioranza dei nostri cineasti.
(giona a. nazzaro)

Zulu

Voce narrante originale di Richard Burton. Basato su una storia vera: un battaglione inglese a corto di uomini cerca di difendere la propria missione in Africa dagli attacchi dei guerrieri Zulu. Gli elementi drammatici tendono agli stereotipi, ma metà del film è tenuta in piedi dai massicci combattimenti, davvero eccitanti e spettacolari. Quindici anni dopo ne fu realizzato il prequel, Zulu Dawn. Technirama.

Zia di Carlo, La

Versione cinematografica, semplice ma di sicuro effetto, della pièce di Brandon Thomas: uno studente di Oxford impersona una zia zitella, e gli scherzi si sprecano. Il soggetto era già stato portato sullo schermo in precedenza sei altre volte! Rifatto in forma di musical con il titolo Where’s Charley?

Zona torrida

Commedia, azione e amore al Sud del confine, con una star di night-club (Sheridan) che aiuta il proprietario di una piantagione (“O’Brien) a evitare che Cagney se ne vada via. Dialoghi piccanti (la sceneggiatura è di Richard Macauley e Jerry Wald) in questa variazione di Prima pagina.

Z la formica

Divertente cartone animato che ha come protagonista una formica di nome Z (con la voce e la personalità di Woody Allen) che non riesce ad adattarsi all’irreggimentazione – a maggior ragione dopo che si innamora della figlia della regina delle formiche, la principessa Bala. Nel frattempo la colonia viene minacciata sia dalle termiti che da un generale megalomane con un suo piano. Intelligente e godibile (in particolare per i fan di Allen), ma troppo sofisticato e violento per i più giovani. Una nomination ai BAFTA:

Zoo di vetro, Lo

Una pellicola degna di nota più per il cast e per le intenzioni che per i risultati: una lenta versione della pièce drammatica di Tennessee Williams, incentrata su una ragazza zoppa, su sua madre — una bellezza del Sud ormai sfiorita — e sul fratello idealista, tutti quanti immersi nei loro mondi immaginari. Ne sono stati realizzati due remake.

Zona di guerra

Il debutto alla regia dell’attore Roth è un ritratto — iperrealistico e profondamente toccante — di un incesto in una famiglia della classe lavoratrice inglese. Con un candore devastante, descrive lo svolgersi degli eventi da quando un ragazzino quindicenne (Cunliffe) comincia a notare che il padre (Winstone) si sta comportando in maniera inappropriata con la sorella più grande (Belmont). A tratti di non facile visione, poiché Roth non risparmia colpi nel rappresentare un nucleo familiare assai problematico. Panavision.

Zorro

Spassoso rifacimento che ha per protagonista il leggendario cavaliere mascherato ed eroe degli oppressi: non forte come le prime versioni (e ambientato in Sudamerica anziché nella vecchia California) ma divertente.

Zero Effect

Pullman è Daryl Zero, il più grande (ed eccentrico) detective privato del mondo, che non incontra mai i suoi clienti ma invia Stiller come suo emissario: “O’Neal lo assume per smascherare un tizio che lo minaccia, ma Pullman si ritrova coinvolto emotivamente con una dei suoi sospetti. L’intelligente e originale sceneggiatura del debuttante regista Kasdan (figlio di Lawrence) si rovina con le proprie mani, smorzando il ritmo e trascinandosi troppo a lungo. Da considerarsi quasi un fiasco.

Zathura — Un’avventura spaziale

Fantasioso adattamento del libro di Chris Van Allsburg (sul genere Jumanji) su due litigiosi fratelli che, giocando con un vecchio gioco da tavolo meccanico, per magia vengono trasportati nello spazio, dove ogni mossa sul tabellone del gioco porta nuovi, spesso spaventosi, risultati. Acuto, divertente film per famiglie in cui il rapporto tra i due fratelli è particolarmente credibile, e con alcuni effetti speciali davvero forti. La grandiosa sequenza dei titoli d’apertura di Kyle Cooper detta il tono del film.

Zingara di Alex, La

Il racconto — con parecchie divagazioni — della storia d’amore fra una zingara (Bujold) accusata di omicidio e il suo garante per la libertà vigilata (Lemmon). Idee interessanti smarrite in una pellicola che manca di decisione.

Zatoichi

XIX secolo: un nomade cieco, conosciuto come truffatore e massaggiatore, è anche un incredibile maestro di spada che finisce in una città governata da bande e da un potente samurai. Quando poi incontra due geishe che vogliono vendicare i genitori assassinati, i fuochi d’artificio cominciano. Basato su una serie cinematografica (e poi televisiva) giapponese estremamente popolare, iniziata nel 1962 e conclusa nel 1989 con la morte della sua star Shintaro Katsu. L’attore/regista Kitano veste i panni del leggendario personaggio con grande abilità in questa briosa e infinita festa di arti marziali. Grande azione, che rende tutto molto gradevole.

Zelly ed io

Discontinuo racconto sulle sfide e sugli stress nella vita della ricca e iperprotetta orfana Johns. A tratti penetrante ma troppo introspettivo, con molti elementi lasciati inspiegati.

Zaffiro nero

Quando una studentessa di musica viene assassinata, si scopre che si faceva passare per bianca. Considerato audace all’epoca, è ancora coinvolgente oggi, sia come opera d’intrattenimento che come critica sociale. Buona la prova degli attori. Soggetto e sceneggiatura di Janet Green (con dialoghi supplementari di Lukas Heller).

Zoo di Venere

Un’analisi assai provocatoria su nascita, vita e morte, focalizzata sulla Ferréol — che ha perso una gamba in un incidente stradale — e su due gemelli zoologi (i Deacon), le cui mogli sono rimaste uccise nel medesimo incidente e che diventano ossessionati dalla decadenza. Di difficile visione, ma vale la pena soprattutto per coloro che amano le sfide. Più che un film si tratta di un saggio visuale, squisitamente fotografato (da Sacha Vierny) e diretto.

Ziegfeld Follies

Giunto nell’aldilà, il celebre Ziegfeld, impresario di Broadway, riceve il permesso di allestire un nuovo show musicale. Mantenendo fede alla propria fama, anche in Paradiso il mago della rivista riesce a mettere insieme un eccezionale gruppo di talenti e a realizzare una serie di numeri spettacolari e divertenti. Un film non memorabile, ma con alcuni momenti davvero irresistibili. Il pezzo forte è affidato a Gene Kelly e Fred Astaire. Molto divertente il numero del comico Red Skelton,
Guzzler’s Gin
.
(andrea tagliacozzo)

Zucker! …come diventare ebreo in 7 giorni

Essere un relitto della riunificazione tedesca è dura. E chi meglio di Jacob Zucker può confermarlo? Comunista convinto ai tempi della Germania Est, si ritrova improvvisamente spiantato dopo la caduta del muro di Berlino. La vita di giocatore incallito che conduce non lo aiuta a risparmiare, né a mantenere un rapporto stabile con la donna che ama e che ha sposato. Jacob vive alla giornata coltivando la sua unica grande passione: il biliardo.
Sarà il destino a dare una svolta a questa situazione. La morte della madre lo costringerà infatti a riallacciare i rapporti con la sua famiglia, troncati ormai da più di un decennio. E non solo: dovrà convivere forzatamente con il fratello, ebreo osservante giunto a Berlino con moglie e figli per la settimana di lutto prescritta dalla tradizione religiosa.

Il film di Dani Levy, regista e attore tedesco (fra le sue interpretazioni, quella di
Killer Condom,
pellicola ispirata a
Il condom assassino,
fumetto del grande Ralf Konig) è un ottimo esempio di esercizio della difficile arte della leggerezza. Levy ha raccolto con umiltà la sfida rappresentata da una storia sì divertente, ma che poteva facilmente diventare una banale melassa o, peggio, un’offesa al sentimento religioso della comunità ebraica.

Ci vuole coraggio per prendere in giro gli ebrei in Germania, anche a mezzo secolo dalla fine della guerra, senza paura di vedere in qualche modo strumentalizzata la propria opera. Certo, essere ebrei aiuta: qualsiasi critica di stampo
politico
sarebbe pretestuosa.

La vicende tragicomiche di Jacob e famiglia appassionano senza eccessi di tensione, divertendo lo spettatore in modo sottile: in effetti non ci sono momenti veramente comici, eppure si ride di gusto, trasportati dalla sceneggiatura brillante scritta dallo stesso Levy. Su questa colonna si regge tutto il film, fatto di buoni sentimenti ma non buonista, e capace di offrire un buon numero di piccole perle di umorismo agrodolce. Una pellicola onesta e senza troppe pretese, che però riesce a centrare in pieno il bersaglio, aiutata anche da un cast azzeccato. Peccato solo per il finale piuttosto prevedibile.
(michele serra)

Zohan – Tutte le donne vengono al pettine

Zohan Dvir è uno dei più importanti membri delle forze armate israeliane: è il migliore cacciatore di terroristi del suo paese e le donne cadono ai suoi piedi. Ma da tempo Zohan medita di cambiare vita e realizzare il suo sogno più grande: diventare un parrucchiere. Durante uno scontro con il suo nemico di sempre, il terrorista palestinese Phantom, decide di simulare la propria morte e di fuggire negli Stati Uniti, dove è convinto di poter finalmente diventare un parrucchiere: il migliore, ovviamente!

Zar dell’Alaska, Lo

Disordinata e sciocca saga alla Edna Ferber, su due uomini le cui vite scorrono parallele allo sviluppo dell’Alaska: l’amicizia che li lega si trasformerà in un’amara rivalità. Certo, il film si lascia guardare, ma è finto dall’inizio alla fine.

Zia Angelina

Divertente commedia nera, opera seconda del regista Etienne Chatiliez (già apprezzato per il suo La vita è un lungo fiume tranquillo ). L’ottantenne Angelina si trasferisce dai nipoti, a Parigi. La vecchia è una terribile megera che, nonostante l’affetto e la premura con cui viene trattata dai parenti, finirà per rendere loro la vita impossibile. Bravissima Tsilla Chelton nel ruolo piuttosto ingrato (e per niente facile) dell’antipaticissima vecchietta. (andrea tagliacozzo)

Zona d’ombra

Esperimenti sul sonno hanno aperto la via verso un’altra dimensione, e un mostro invade un isolato laboratorio governativo sotterraneo nel Nevada. Sostanzialmente l’ennesima imitazione di Alien, ma abbastanza ricco di suspense e ben prodotto malgrado il budget ridotto. Scritto dal regista.

Zardoz

Bizzarro racconto fantascientifico, ambientato nel 2293, incentrato su un’implosione tecnologica in una società dominata da una casta di intellettuali eternamente giovani. Straordinario sul piano visivo, è divenuto di culto ma probabilmente lascerà insoddisfatti parecchi spettatori. Panavision.

Zoot Suit

Un “musical stilizzato”, affascinante e potente benché troppo teatrale, basato sulle peripezie dei membri di una gang di “chicanos” — processati sommariamente e rinchiusi a San Quintino nel 1942 per omicidio — e sugli sforzi per ottenere il loro rilascio; i commenti sono del leader della banda (Valdez) e del suo elegante alter ego (Olmos). Girato in palcoscenico, inframmezzato dalle inquadrature di un pubblico che presumibilmente sta assistendo alla messa in scena (il che costituisce una notevole distrazione). Scritto da Luis Valdez, musiche di Daniel Valdez.

Zandalee

In un’umida New Orleans, la giovane Zandalee (Anderson), alla ricerca di emozioni forti, si innamora dell’amico dallo spirito libero del suo noioso marito: la loro relazione condurrà alla tragedia. Una trama di routine (con abbondanti dosi di sesso) che diventa sempre più sciocca man mano che procede, ostacolata anche da personaggi poco affascinanti. Uscito direttamente in homevideo.

Zona di guerra

Da un romanzo ambiguo e cattivo di un giovane scrittore inglese (Alexander Stuart), Tim Roth ha tratto il suo primo film da regista. Arduo e coraggioso. Una famiglia «normale», in un casolare della campagna del Devon, cela un segreto che lo spettatore scopre ben presto: il padre abusa con regolarità della figlia, mentre la madre fa di tutto per non capire. Sarà il fratello a sviluppare una contraddittoria e pazzesca presa di coscienza. Non c’è un solo momento in cui lo spettatore sia confinato al voyeurismo, in cui non solidarizzi lucidamente con la vittima. La prova del nove è la difficilissima scena dell’abuso sessuale: il regista non indietreggia e non stilizza, ma – che io ricordi – si tratta della messinscena più «morale» mai vista di una situazione del genere. Esemplare la direzione delle attrici più ancora che degli attori: Lara Belmont è una vittima tutt’altro che patetica, anzi con un che di animalesco nel corpo e negli occhi; Tilda Swinton fa la casalinga quieta e regge magistralmente un paio di complicatissime scene madri. Più che un gran film, una lezione – appunto – di morale dello sguardo. (
emiliano morreale
)

Zorro mezzo e mezzo

Hamilton è don Diego de la Vega, vanesio figlio del leggendario Zorro e sosia del fratello gay Bunny Wigglesworth. Un film così così, con Leibman che esagera spudoratamente nei panni del cattivo. Dedicato a Rouben Mamoulian!

Zontar, the Thing from Venus

L’alieno del titolo, dalle sembianze di pipistrello, sferra i suoi attacchi alla maniera di L’invasione degli ultracorpi: Agar sarà colui che salverà la situazione. Rozzo remake — girato in Texas — di Il conquistatore del mondo.

Zouzou

Quarantaduesima strada incontra Footlight Parade alla maniera francese, con la Baker nel ruolo di una lavandaia creola. Come nelle migliori tradizioni dei musical ambientati dietro le quinte, la protagonista deve sostituire un’interprete capricciosa in uno spettacolo di varietà: riuscirà ad accattivarsi la folla e a diventare a sua volta una star. Una trama fin troppo familiare viene sostenuta da un ritmo incalzante e da avvincenti numeri musicali: chi mai potrebbe eguagliare la Baker ricoperta di piume e appollaiata su un’altalena?

Zeppelin

Cast variopinto e atmosfera (compresi interessanti gli effetti speciali) sono perfetti per questa storia dell’aviatore inglese nato in Germania, emotivamente combattuto tra le ostilità e la patria durante il primo conflitto mondiale. Panavision.