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The Agronomist

All’alba del 3 aprile 2000 sicari armati freddano nei pressi della sua emittente radiofonica il giornalista Jean Leopold Dominique e un collaboratore che stava per cominciare il suo turno di conduzione. Siamo a Port-au-Prince, nell’isola di Haiti. La morte del coraggioso e tenace giornalista sarebbe probabilmente rimasta ignota ai più, se non fosse stato per l’amicizia che lui e la moglie, la giornalista Michèle Montas, avevano stretto durante il loro esilio a New York con il regista Jonathan Demme. A lui si deve il progetto – interrotto dall’assassinio del settantenne appassionato propugnatore dei diritti civili – di raccogliere in un documentario la vita di Dominique, raccontata attraverso la sua radio, Radio Haiti Inter, unica voce autonoma dell’isola, rilevata nel 1968 e subito diventata una spina nel fianco del potere dittatoriale di Duvalier padre, prima, e figlio, poi.
Demme – vincitore dell’Oscar con Il silenzio degli Innocenti, ora nelle sale anche con il thriller fantapolitico The Manchurian Candidate – nei quindici anni precedenti l’assassinio, aveva realizzato molte ore di riprese sulla vita di Dominique. Su questo materiale video, che si interrompe con lo spargimento delle ceneri del giornalista nelle acque di un fiume a Port-au-Prince e la ripresa delle trasmissioni della sua amata emittente radiofonica ad opera delle vedova, costruisce un documento importante per conoscere la straordinaria esperienza dell’uomo Dominique, nel suo continuo intrecciarsi con le vicende dell’isola caraibica, stritolata dagli appetiti dei dittatori, dalla corruzione dei potentati locali e condannata a forme più o meno esplicite di «protezione» da parte del vicino gigante statunitense, preoccupato di tenere sempre sotto stretto controllo il «giardino di casa».
L’isola non conosce un vero periodo di pace e l’apertura di uno stabile processo democratico da decenni. A parte la breve parentesi rappresentata dall’ascesa al potere, a metà degli anni Ottanta del secolo scorso, del reverendo cattolico Jean Bertrand Aristide, legittimamente conquistata e perciò sostenuta e difesa da Radio Haiti. Almeno fino a un drammatico confronto tra Aristide e Dominique davanti ai microfoni della radio, nel quale il giornalista chiedeva conto senza mezzi termini della corruzione dilagante e il presidente cercava di difendersi al colmo dell’imbarazzo. In seguito Jean, proveniente da una famiglia benestante, orgogliosa delle proprie origini e diffidente di tutti i popoli che hanno colonizzato l’isola nel corso della sua storia – francesi, inglesi e in ultimo americani – fu nuovamente costretto all’esilio. Ma non l’amore per la propria terra e per la sua creatura radiofonica era invincibile in lui.
«Aagronomo senza terra», Jena Dominique aveva completato gli studi in Francia, dove aveva scoperto il potenziale di mobilitazione politica del cinema e, una volta fatto ritorno in patria, aveva sposato la causa dei contadini creoli, realizzando il primo film haitiano sugli haitiani e cominciando a trasmettere alla radio programmi nella loro lingua, diventandone istantaneamente rappresentante e paladino contro l’arroganza del potere e il terrore dei «macoute», la guardia presidenziale agli ordini del dittatore «Papa Doc» Duvalier.
Come detto il documentario si ferma all’assassinio del giornalista, non addentrandosi nell’intrico delle indagini e del successivo processo, che per altro non ha ancora prodotto risultati, sospeso, poi ripreso e poi ancora sospeso a causa di pesanti intimidazioni, misteriose sparizioni e immancabili lungaggini procedurali. Se da un lato la scelta di Demme è comprensibile e giustificata dal desiderio di rendere solo omaggio alla figura dell’amico morto ammazzato, dall’altro il documento risulta monco. Questo è a nostro avviso un limite, visto che nell’isola caraibica non regna né la pace né l’ordine e Radio Haiti Inter continua la propria solitaria battaglia per l’affermazione degli ideali ai quali Jean Dominique ha sacrificato la vita. La colonna sonora di The Agronomist è stata realizzata dal cantante e autore di musica black di origini haitiane Wyclef Jean. Il film è stato presentato in anteprima alla Mostra di Venezia nel 2003 e ha ricevuto quest’anno il Premio giornalistico Ilaria Alpi, intitolato alla giornalista Rai uccisa in Somalia con il suo operatore Miran Hrovatin. La pellicola è distribuita in Italia dalla Bim.
(enzo fragassi)

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