Segreti di stato

Il primo maggio 1947 a Portella della Ginestra qualcuno spara sulla folla scesa in piazza a celebrare la festa dei lavoratori e la vittoria elettorale della sinistra in Sicilia. Le vittime sono undici e i feriti ventisette. Poche ore dopo la strage, gli inquirenti fanno il nome del bandito Salvatore Giuliano che viene ucciso poco tempo dopo in un’azione della polizia. Viterbo, 1951. È in corso il processo per fare luce sulla strage che vede sul banco degli imputati i membri della banda Giuliano. L’avvocato di Gaspare Pisciotta decide di seguire in segreto alcune piste divergenti da quelle ufficiali. Partendo da un semplice dettaglio, il differente calibro delle pallottole estratte dai corpi delle vittime, inizia un percorso di indagine che lo porta in Sicilia, sui luoghi del massacro, sino a un’inquietante ricostruzione delle vicende d’Italia e dei suoi «segreti di stato»…
Presentato in concorso alla Mostra di Venezia, Segreti di stato è uscito nelle sale contemporaneamente alla pubblicazione dell’omonimo libro edito dalla Fandango Libri che ripercorre le fonti documentarie su cui è basata la pellicola. E nel modo più documentaristico possibile è girato il film di Paolo Benvenuti che, aiutato da Danilo Dolci, ha raccolto materiale, testimonianze e atti processuali nell’intento di fare luce su uno dei tanti misteri italiani. Non si tratta del primo film che affronta le vicende di Salvatore Giuliano, ma è sicuramente il primo che lo fa senza il minimo interesse a celebrare un mito né l’intenzione di indagare sull’aspetto avventuroso della vita del leggendario bandito. Nessuno ha mai voluto fare chiarezza sulla vicenda di Portella della Ginestra, questo il messaggio principale del regista. Tutti danno per scontato che ogni sforzo teso a sciogliere un segreto di stato sia inutile e destinato al fallimento. Benvenuti su questo punto non transige e non si rassegna alla natura «apatica e passiva degli Italiani». I fatti, visti e ricostruiti attraverso gli occhi dell’avvocato di Gaspare Pisciotta (che verrà in seguito assassinato), vengono esposti in modo forse un po’ troppo didascalico con l’aiuto di plastici e di alcuni schizzi. Ma il risultato è efficace. La recitazione rientra nello stesso schema, prediligendo toni impersonali che non lasciano spazio ad alcuna drammatizzazione. Gli attori, tra cui spicca il bravo Antonio Catania, si muovono all’interno di una scena scarna, spartana e asettica. Tutta la pellicola risulta quindi improntata a un freddo rigore coadiuvato da una tecnica ineccepibile, con la curatissima fotografia di Giovanni Battista Marras. La freddezza dell’ambientazione, purtroppo, rischia di rendere la visione indigesta al grande pubblico ma è coerente con gli intenti di chi l’ha realizzata. Il cinema deve rimanere ancora il luogo della riflessione, vuole dirci Benvenuti. Un’ottima operazione critica che richiede un po’ di pazienza allo spettatore, offrendogli tuttavia numerosi motivi di approfondimento. (emilia de bartolomeis)

L’arpa birmana

Sul finire della seconda guerra mondiale, un soldato (Yasui) parte volontario per convincere un gruppo di combattenti di montagna ad arrendersi, vivendo nel frattempo un’esperienza religiosa che lo spinge a seppellire ossessivamente le vittime dello scontro. Straordinario film antibellico, appassionante e memorabile anche se un po’ troppo lungo. Lo stesso Ichikawa ne ha curato il remake nel 1985. Una nomination all’Oscar come Miglior Film Straniero.

Ben X

La vita di Ben è piena di strani rituali. Sembra vivere costantemente nel proprio universo, di cui più della metà consiste nel mondo del gioco online. Vittima continua di soprusi da parte dei suoi compagni di scuola, Ben escogita un piano estremo per liberarsi dalle aggressioni fisiche e morali di cui è vittima. Ma a salvarlo giunge Scarlite, misteriosa amica conosciuta online, che anche nella realtà si dimostrerà una compagna ideale, in grado di condurlo alla rinascita dopo il game over.

Cronaca di un amore

Primo film di Michelangelo Antonioni, all’epoca trentottenne, che qualche anno prima aveva avuto un’esperienza (alquanto traumatica) come aiuto-regista di Marcel Carné. Un industriale milanese, sposato a una giovane di Ravenna, fa compiere delle indagini sul passato della moglie. Un amico di quest’ultima, in gioventù innamorato della ragazza, intuisce la cosa e si reca a Milano per avvertirla. Fin da questo suo esordio, nel bene e nel male (a seconda dei gusti e dei punti di vista), il cinema di Antonioni ha già quelle caratteristiche che si ritroveranno nelle opere successive del regista: ritmi lenti e piani sequenza interminabili nell’analisi lucida e spietata dei tormenti esistenziali dei protagonisti. (andrea tagliacozzo)

I marciapiedi della metropoli

Laughton è superbo nei panni di un artista di strada, con la Leigh quasi allo stesso livello in quelli della sua protetta, che fa di tutto nella sua ricerca del successo come star del palcoscenico (un personaggio non dissimile da Scarlett “O’Hara!) Intrattenimento eccellente… fino alla sbagliata scena finale. In America è stato intitolato Sidewalks of London.

Tre donne

Film suggestivo, lunatico, anche se provocatorio, su una strana ragazza (Spacek) che lavora in un ospizio e si affeziona morbosamente alla sua collega (Duvall), che crede di avere una vita sociale esuberante. La trama consiste nel loro rapporto, e nel coinvolgimento di una donna tranquilla e disillusa (Rule). Pellicola ipnotica per i fan di Altman, difficoltoso per gli altri; un film del tutto anticonvenzionale. Panavision.

Morte di un commesso viaggiatore

Il dramma sociale di Arthur Miller, vincitore del premio Pulitzer, su un uomo di mezza età in completa crisi interiore viene portato fedelmente sullo schermo con l’aggiunta di alcuni flashback teatrali. Nel ruolo del protagonista, March non riesce a spiegarsi i fallimenti nella propria vita privata e professionale; La Dunnock è la sua comprensiva moglie, McCarthy e Mitchell i figli disillusi. Superbo. La Dunnock, Mitchell e Smith riprendono i loro personaggi teatrali; McCarthy — al suo debutto cinematografico — ripropone la parte che ha recitato in teatro a Londra.

Tre giorni d’anarchia

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, il giovane Giuseppe torna in licenzia nella natia Sicilia per festeggiare la laurea, attendendo lo sbarco degli Alleati. Giorni di attesa e di piena anarchia per il ragazzo, ma anche momento di esperienze che lo segneranno nel profondo: la morte del padre e l’incontro con la donna della sua vita.

Million Dollar Baby

Frankie, un attempato e maschilista allenatore di boxe (Eastwoord) si trova ad allenare un’intreprendente ragazza, Maggie, (la Swank), nella quale, pian piano, comincerà a rivedere la figlia con cui non parla da anni. Grazie alla ragazza e al suo entusiasmo contagioso, avrà l’occasione di tornare nel mondo del pugilato e di vincere per la prima volta un titolo. Ma il destino ha in serbo altro perla campionessa in erba… Ispirato ai racconti di F.X. Toole, un film bello e struggente, soprattutto l’ultima mezzora, quando Eastwood affronta (non senza qualche traccia di manicheismo) anche il problema dell’eutanasia ed è in fondo il dramma di tre persone (il rude personaggio interpretato da Eastwood, Maggie e il vecchio Scrap -Morgan Freeman- la vera coscienza del film e legato da un sentimento di amore e odio a Frankie) senza mai però scivolare nel melodramma gratuito e nel sentimentalismo più bieco. Molto belle anche le sequenze ambientate sul ring, per uno dei film più belli degli ultimi anni, seppur ben congegnato a tavolino. Vincitore di ben quattro statuette (Film, Regia, Attore Non Protagonista -Morgan Freeman- e Attrice Protagonista a Hillary Swank); solo nomination per sceneggiatura, montaggio e allo stesso Eastwood come Attore protagonista.

I vinti

Un film a episodi sulla tematica del disagio giovanile nel dopoguerra in Europa: un gruppo di studenti compie un’aggressione ingiustificata, un ragazzo di buona famiglia si trasforma in bombarolo, un adolescente assassina una persona senza un movente e la fa franca. Colpito dalla censura, venne abbondantemente tagliato e, in Francia, addirittura proibito. Definito la risposta del vecchio mondo a Gioventù bruciata.

Beastly

Siamo a New York, e Kyle Kingston é un ragazzo che ha avuto tutto dalla vita, é bello, ricco, popolare, ha il vizio però di prendersi gioco di quelli che non risultano essere attraenti ai suoi occhi, e così fa anche con una sua compagna di classe, che segue le tendenze goth. Per vendetta, la ragazza scaglia contro Kyle, un incantesimo che lo costringerà ad essere quello che ha sempre odiato. Sfigurato in viso, Kyle, viene esiliato dal padre a Brooklyn; l’unica cosa che lo potrà far tornare com’era, é l’amore vero, ossia una persona che lo ami così com’é…

Il passo sospeso della cicogna

In un villaggio greco ai confini con l’Albania, crocevia di profughi di mezzo mondo, un reporter televisivo crede di riconoscere in un coltivatore di patate un uomo politico dato per disperso da anni: al che chiama sul posto la presunta vedova. Ad Angelopiulos non interessa risolvere l’enigma quanto celebrare il mito della ricerca senza met, e quello della frontiera: dei popoli come dell’anima. Tutto sa di metafora, e tra i soliti indugi contemplativi e i piani sequenza soporiferi il film si perde e si spappola come i suoi personaggi.

Missing – Scomparso

In un Paese del Sud America, durante un colpo di Stato, Charles Horman, giovane cittadino americano, scompare misteriosamente. Sulle tracce del ragazzo si mette dapprima la moglie Beth, quindi il padre Ed, uno stimato affarista di New York. Tra i migliori lavori del regista Costa-Gavras, da sempre interessato a tematiche d’impegno civile. La sceneggiatura, tratta dal libro di Thomas Hauser, vinse l’Oscar. Le musiche sono composte da Vangelis. (andrea tagliacozzo)

Vincent e Théo

Sguardo potente, emozionante ed evocativo sulla relazione tra Vincent van Gogh (Roth) e suo fratello Theo (Rhys). Molto lontana dalle normali biografie hollywoodiane degli artisti torturati, con la solita regia di Altman non convenzionale ed eccellenti performance dei protagonisti. Bella la fotografia di Jean Lepine e la direzione artistica di Stephen Altman (figlio del regista). Originariamente concepito come sceneggiato televisivo di quattro ore.

Pornocrazia

Una donna si taglia le vene nei bagni di un locale gay e un uomo la trova e la salva. Lei gli offre di pagarlo affinché lui la guardi «là dove lei non è guardabile». In una villa a picco sul mare, si denuda e si lascia guardare dall’uomo, appollaiato su una sedia davanti al letto, per quattro notti consecutive.
La voce della regista Catherine Breillat, fuori campo, racconta in prima persona, quasi fosse quella di un uomo, le sensazioni e i sentimenti del personaggio interpretato da Rocco Siffredi di fronte a una donna che è sicuramente più forte di lui. È lei a pagare, quindi a condurre il gioco, e come in tutti i film della regista francese è la donna a parlare, a usare l’intelletto, mentre il maschio non ha argomenti per controbattere alle domande e alla derisione insultante. Lui riesce a sfogarsi solo davanti a un bicchiere in un bar, lontano da lei, complici altri uomini. E quando comprende di amarla ma di non possederla, non può che usarle violenza, in un altro rituale tipico dei film della Breillat. Per lei l’amore vero, quello puro, non può durare che un istante, poi ci sono il sangue, la morte, come nei testi di un autore che ha contribuito alla formazione culturale della regista francese, Georges Bataille. Quella che i francesi chiamano la «petite mort» (l’orgasmo) conduce alla «grande mort», quella vera. Rocco Siffredi, alla seconda interpretazione per la regista dopo Romance, esterna bene la sua frustrazione, mentre Amira Casar (doppiata nelle scene hard) è la perfetta donna che non riesce a trovare un uomo che la sappia soddisfare e non a caso la sua scelta cade su un gay.
Dialoghi forti, scene che rasentano l’hard, oggetti inseriti nelle parti intime, tampax insanguinati usati come bustine da tè, liquidi corporei vari. Poi la religione, sempre associata al sesso e al sangue nei libri di Bataille, qui presente tramite un crocifisso che osserva in silenzio il malato rapporto dei due. La regista non si smentisce e prosegue con il suo personalissimo modo di fare cinema con il decimo film di quello che lei chiama il suo «Decalogo». Pornocrazia è il titolo del suo stesso racconto da cui la Breillat ha tratto il film, e che la distribuzione italiana malauguratamente utilizza per attirare spettatori. Il titolo originale della pellicola è invece Anatomie de l’enfer. (marcello moriondo)

L’ultima corvée

Commedia drammatica di qualità superiore su due militari della marina con l’ordine di trasportare in carcere un prigioniero cleptomane. I dialoghi acuti e crudi di Robert Towne contribuiscono a dar forma a un personaggio fatto apposta per Jack Nicholson. Tratto da un romanzo di Darryl Ponicsan. Non perdete l’apparizione di Gilda Radner.

Noi credevamo

Tre ragazzi del sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche. Sullo sfondo, la storia più sconosciuta della nascita del paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.