Rambo 2 – La vendetta

Saga action fumettone su un esercito di un uomo che va in Cambogia in cerca di soldati dispersi e scopre di essere stato gabbato dallo Zio Sam. Mai noioso, ma incredibilmente ottuso; se uno dovesse prenderlo sul serio, risulterebbe anche offensivo, dato che sfrutta le vere frustrazioni delle famiglie dei soldati dispersi in missione e dei veterani della guerra in Vietnam. Seguito da Rambo 3. Una nomination agli Oscar per gli effetti speciali.

Dredd – La legge sono io

Brutto e scadente adattamento di un libro a fumetti ambientato in un mondo futuro di caos urbano, dove una polizia “new age” ha il potere di “giudicare” — e uccidere, se necessario — sul posto. Il giudice Dredd (Stallone) è coinvolto in un complotto molto più grande e insidioso di quanto non si renda conto. Qualche interessante sviluppo si perde in un mare di violenza dai contorni duri, effetti speciali da videogame e una recitazione sopra le righe. Nella versione originale, la voce narrante d’apertura è di James Earl Jones; James Remar e Scott Wilson appaiono non accreditati. Panavision.

Rocky Balboa

Rocky Balboa

mame cinema ROCKY BALBOA - STASERA IN TV IL SESTO FILM DELLA SAGA scena
L’incontro tra Dixon e Rocky

Vedovo dell’amata moglie Adriana e ormai sessantenne, Rocky Balboa (Sylvester Stallone) ha abbandonato il mondo della boxe per dedicarsi alla gestione di un ristorante a Philadelphia. L’uomo vive tra i ricordi della gloria passata e lo sconforto del presente, affiancato dal cognato Paulie (Burt Young).

Ma il passato a volte ritorna e il campione del mondo Mason Dixon (Antonio Tarver) scopre che Rocky vorrebbe tornare sul ring. Di conseguenza, lo sfida e Balboa accetta di battersi con lui. E chi dei due avrà la meglio? Il giovane e prestante Dixon o il più anziano ma esperto Rocky, il quale vanta una serie di trionfi memorabili alle spalle? Chi sarà il vero campione?

Curiosità

  • L’idea di proseguire la saga di Rocky nasce alla fine degli anni ’90 dallo stesso Sylvester Stallone, volto del celebre campione di boxe italoamericano. Stallone ha infatti due propositi: riscattare l’insuccesso di Rocky V e riconquistare popolarità dopo un lungo periodo lontano dalle scene.
  • La casa di produzione MGM, la quale detiene i diritti della saga, blocca inizialmente il progetto, ma poi i Revolution Studios si offrono come finanziatori del film, attraverso una collaborazione tra MGM e Columbia. Viene quindi stanziato un budget di 25 milioni di dollari.
  • La sceneggiatura di Rocky Balboa è in parte influenzata dalla vita personale di Stallone. L’attore, infatti, ha appena attraversato una crisi nella sua carriera ed è in cerca di qualcosa per cui combattere, proprio come il suo alter ego Rocky.
  • Inoltre, la trama prende ispirazione da George Foreman, il quale ha riconquistato il titolo di campione mondiale dei pesi massimi all’età di 45 anni, diventando così un caso mediatico.
  • Per il cast, Stallone rifiuta di ingaggiare attori famosi, sostenendo che «Si perde il senso della realtà quando si utilizzano dei volti troppo familiari».
  • Con delle risorse limitate e solo cinque settimane per le riprese, Stallone ha optato per uno stile registico molto parsimonioso e poco elaborato, che a suo avviso si sposava bene con i principi fondamentali del film. «Nessun carrello, molta macchina a mano, niente gru e in generale nessuna inquadratura troppo complicata» ha dichiarato.

Z la formica

Divertente cartone animato che ha come protagonista una formica di nome Z (con la voce e la personalità di Woody Allen) che non riesce ad adattarsi all’irreggimentazione – a maggior ragione dopo che si innamora della figlia della regina delle formiche, la principessa Bala. Nel frattempo la colonia viene minacciata sia dalle termiti che da un generale megalomane con un suo piano. Intelligente e godibile (in particolare per i fan di Allen), ma troppo sofisticato e violento per i più giovani. Una nomination ai BAFTA:

I falchi della notte

Un terrorista tedesco, dopo un intervento di chirurgia plastica che gli ha trasformato il volto, si trasferisce a New York. Un funzionario della polizia britannica lo segue negli Stati Uniti, dove istruisce una squadra speciale di agenti, tra i quali il roccioso Da Silva, destinati a contrastare le nuove imprese del criminale. Buon film d’azione, diretto con mano sicura dal semisconosciuto Bruce Malmuth. Decisamente superiore ad altri film del genere.
(andrea tagliacozzo)

Oscar, un fidanzato per due figlie

Siamo negli anni Trenta. Il gangster Angelo Provolone, deciso a mantenere una promessa fatta al padre sul letto di morte, sta lasciare l’attività criminosa. Nello stesso giorno in cui dovrebbe entrare in società con un gruppo di banchieri, in casa Provolone si scatena il putiferio. Commedia degli equivoci divertente e movimentata, tratta da una pochade di Claude Magnier che nel 1967 aveva già ispirato
Io, due figlie e tre valigie di Edouard Molinaro
. Apparizione a sorpresa di Kirk Douglas nel ruolo del genitore morente del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Scugnizzi

Assillato da un insistente creditore, un mediocre organizzatore di spettacoli decide di allestire una recita nel carcere minorile di Nisida nella speranza di ricavarne un congruo profitto. Durante le prove, l’uomo viene a conoscenza delle tragiche storie dei giovani reclusi. Scritto dal regista Nanni Loy a quattro mani con Elvio Porta (già co-sceneggiatore di
Cafè Express
), è un tentativo piuttosto debole di denunciare i mali di una città. Buone, comunque, le canzoni scritte da Claudio Mattone.
(andrea tagliacozzo)

Sorvegliato speciale

Proprio quando sta per scadere il termine della sua carcerazione, Frank Leone viene inspiegabilmente trasferito in un penitenziario di massima sicurezza. Il direttore della prigione, deciso a vendicarsi del detenuto, colpevole di avergli danneggiato la carriera in passato con una riuscita evasione, cerca ogni pretesto per rendergli la vita impossibile. Un prodotto cucito su misura per Stallone, che rispetta piuttosto prevedibilmente le convenzioni del genere. Rispetto al protagonista, comunque, se la cava molto meglio Donald Sutherland nel ruolo del perfido direttore.
(andrea tagliacozzo)

Rocky V

Il campione di un tempo ha toccato il fondo (di nuovo). Finisce nel suo vecchio quartiere, al verde e ostracizzato (di nuovo). Allena un giovane pugile che si rivela un ingrato, e nonostante il suo danno cerebrale (dopo il combattimento di Rocky IV) desidera rischiare il tutto per tutto in un altro incontro. Di nuovo. Si paga il biglietto e si ottiene quel che ci si aspetta da questa sceneggiatura di Stallone, ma il brivido è svanito. Il vero figlio di Stallone interpreta Rocky jr.

Cobra

Marion Cobretti, detto il Cobra , è un agente antiterrorismo dalle maniere forti che la polizia di Los Angeles impiega solo per missioni impossibili. Questa volta deve proteggere una fotomodella, testimone oculare di un delitto commesso da una banda di maniaci. Brigitte Nielsen, all’epoca moglie di Stallone, è l’avvenente testimone da difendere. Film d’azione diretto con mano pesante da Pan Cosmatos. L’anno precedente, il regista aveva collaborato con Stallone in Rambo 2. (andrea tagliacozzo)

I mercenari – The Expendables

Barney Ross è un uomo che non ha niente da perdere. E’ coraggioso, privo di emozioni, è lui il capo, il saggio e lo stratega di questa banda che vive ai margini della società, una banda di uomini uniti da un forte legame. Le uniche cose cui è legato sono un camioncino, un idrovolante e la squadra di mercenari moderni composta da Lee Christmas, ex SAS ed esperto di qualsiasi arma dotata di una lama, Yin Yang, maestro di Close Quarter Combat, Hale Caesar, che conosce Barney da 10 anni ed è uno specialista di armi a canna lunga, Toll Road, grande esperto di demolizioni considerato come l’intellettuale del gruppo e Gunnar Jensen, veterano del combattimento ed esperto cecchino, in lotta con i suoi ‘demoni’ personali.

Il misterioso Church offre a Barney un lavoro che nessun altro accetterebbe e Barney e il suo team di ‘sacrificabili’ si avviano perciò ad intraprendere quella che apparentemente sembrerebbe una normale missione: deporre il Generale Gaza – il dittatore assassino dell’isola di Vilena – e porre così fine agli anni di morte e distruzione inflitti sul suo popolo. Nel corso di una missione di ricognizione nell’isola di Vilena, Barney e Christmas incontrano il loro contatto Sandra ma quando le cose si mettono male, sono costretti a scappare e ad abbandonare Sandra al suo destino e quindi ad una sicura condanna a morte. Ossessionato dall’idea di aver fallito la missione, Barney convince il team a far ritorno a Vilena per salvare l’ostaggio e portare a termine il lavoro. E, forse, anche per salvare un’anima: la sua.

Demolition Man

L’ex poliziotto Stallone viene scongelato dopo 36 anni di ibernazione passati in carcere per un omicidio preterintenzionale, dopo che anche l’ossigenato Snipes (il suo nemico di sempre) è sfuggito all’ibernazione impostagli dal governo; la cosa divertente è che la “San Angeles” del 2032 è una società pacifista che rifiuta violenza e blasfemie (e nella quale gli unici ristoranti esistenti sono i Taco Bell). Sincopato e sorprendentemente divertente, la mattanza è appena più sofisticata di quanto visto con Sly in Tango.

Driven

Jimmy Bly è un giovane e promettente pilota di macchine da corsa che rischia di bruciare la propria carriera a causa dell’inesperienza e dell’emotività. Il suo più temibile avversario è Beau Brandenburg, quasi imbattibile sul circuito, ma in crisi sentimentale con la bella Sophia, della quale Jimmy è segretamente innamorato. Per rimettere Jimmy sulla retta via, il boss della scuderia Carl Henry decide di rivolgersi a Joe Tanto, un esperto pilota caduto in disgrazia dopo un brutto incidente. Per Joe è l’occasione giusta per rientrare nel giro, oltre che l’ora del riscatto.
Driven
dovrebbe segnare l’ora del riscatto anche per Sylvester Stallone, reduce da un breve esilio dalle scene (terminato con il precedente
La vendetta di Carter
) e da alcune prove poco fortunate al botteghino (compreso l’ottimo
Cop Land
, in cui aveva dimostrato di essere ben più di una semplice icona hollywoodiana). E il film – strano a dirsi visto la sua natura di blockbuster – è uno dei più personali tra quelli interpretati da Sly, autore anche della sceneggiatura.
Driven
è un film con più anime e più temi: quello della risurrezione e del riscatto, già accennato, uno dei favoriti dell’attore dai tempi di
Rocky
; del tradimento (familiare, sentimentale e altro); della lealtà e dell’amicizia, quasi di stampo hawksiano, che lega tra loro i vari piloti, benché rivali in pista. Ogni singola virgola dello script porta quindi i segni del passato di Stallone, artistico e privato; il tutto, ovviamente, senza dimenticare la logica e le esigenze dell’entertainment. Per questo Sly ha deciso di rivolgersi a Renny Harlin, che lo aveva già diretto nel divertente
Cliffhanger
. Il risultato sono due ore di grande spettacolo a ritmo forsennato durante le quali il regista finlandese passa in rassegna ogni possibile soluzione visiva esistente (split-screen, dissolvenze, zoomate, carrellate veloci) in un stordente tourbillon di suoni, musica e immagini: quasi un Tsui Hark (il regista di
The Blade, Double Team
e
Time and Tide
) in scala ridotta (si badi bene, «ridotta» solo perché il virtuosismo visivo dell’hongkonghese è praticamente imbattibile). Così anche l’ovvio ricorso alla grafica digitale per «migliorare» le prestazioni dei protagonisti non disturba affatto e finisce per conferire al film una dimensione astratta, quasi Pop, tra il manga e i giochi della Playstation.
(andrea tagliacozzo)

Anno 2000, la corsa della morte

“Action movie” ironico e irriverente su una società futuristica in cui lo sport nazionale sono le corse automobilistiche senza regole: i punti vengono assegnati in base al numero di persone investite. Ritmo e divertimento, corredati da un eccessivo gusto splatter. Seguito da I gladiatori dell’anno 3000.

Marlowe, il poliziotto privato

Una donna scomparsa e l’omicidio di un uomo ricattato sono le due piste, assai confuse, su cui si muove l’indagine di Philip Marlowe. Certo, Bogart è Bogart, ma forse il Marlowe più Marlowe di tutti è il tardo, quasi bovino Mitchum di due film crepuscolari degli anni Settanta, questo e il modesto
The Big Sleep
di Michael Winner. Richards, regista revisionista di quegli anni (il suo miglior lavoro era il bel western
Fango, sudore e polvere da sparo
), non era granché, ma qui azzecca proprio il momento magico di Mitchum, appena uscito da una delle sue più belle interpretazioni di loser (ne
Gli amici di Eddie Coyle
). La storia viene dal romanzo «Addio mia amata», già adattato un paio di volte per lo schermo, ed è tra le più contorte e belle di Chandler. Il film la mette in scena come un’elegia che, a poco a poco, diviene asfissiante come un incubo.
(emiliano morreale)

Staying Alive

Seguito muscolare de
La febbre del sabato sera
. In attesa di sfondare come ballerino, Tony Manero lavora come cameriere in un ristorante. Grazie all’intraprendenza di Jackie, la sua fidanzata, il giovane riesce a trovare una parte in uno spettacolo. Mentre il primo episodio era un arguta analisi della gioventù newyorchese dell’epoca, questo inutile sequel manda in pensione le psicologie dei personaggi per concentrarsi sulla presunta spettacolarità dei numeri di danza. L’unico film diretto da Stallone nel quale il divo italoamericano non compaia anche come attore
(andrea tagliacozzo)

Rocky V

Quinta (ed ultima?) puntata della fortunata, ma ormai stanca serie sul pugile italo-americano Rocky Balboa. Rocky apprende che a causa di alcune gravi lesioni al cervello deve abbandonare il ring. Come se non bastasse, il suo commercialista lo ha lasciato senza un soldo. L’ex campione decide quindi di diventare l’allenatore di un promettente boxeur. In cabina di regia torna John G. Avildsen, regista del primo episodio della serie, anche se la magia dell’originale è ormai definitivamente perduta. Nella parte del figlio del protagonista, Rocky Jr., recita il vero figlio di Sylvester Stallone.
(andrea tagliacozzo)

Rocky

Rocky, giovane pugile di Philadelphia, sbarca il lunario con qualche sporadica vittoria sul ring e lavorando per un piccolo boss locale. Quando il campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed decide di dare a un qualsiasi esordiente l’opportunità di sfidarlo, il giovanotto, preso sotto l’ala protettrice di un anziano boxeur, coglie al volo l’occasione. Scritta dallo stesso Sylvester Stallone (fino ad allora un perfetto sconosciuto), una parola del Sogno Americano fin troppo scoperta, ma tutto sommato sincera, commovente ed efficace nella sua pur prevedibile struttura narrativa. Del film, vincitore di tre premi Oscar (film, regia e montaggio), verranno realizzati ben quattro seguiti, nessuno dei quali minimamente all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)

Daylight – Trappola nel tunnel

Buon film catastrofico vecchio stile, costruito in modo stereotipato. Stallone è un poveraccio che lavora per il pronto intervento medico di New York: quando un’enorme esplosione distrugge il tunnel che passa sotto il fiume Hudson, si lancia in azione per salvare un gruppetto di sopravvissuti che sono rimasti intrappolati. Acrobazie circensi e grandi effetti speciali. C’è anche Sage, il figlio di Stallone, nei panni di un giovane arrogante e sedicente artista che viene sbattuto in prigione. Una nomination agli Oscar per il comparto delgli effetti sonori.

Il dittatore dello Stato libero di Bananas

Grande divertimento, con il giusto assortimento di battute, idee bizzarre e riferimenti cinematografici (da La corazzata Potemkin a Tempi moderni). Il tutto ruota intorno a una premessa surreale: Woody viene coinvolto nella rivoluzione di uno stato centroamericano. Ottima colonna sonora, composta da Marvin Hamlisch. Brevi apparizioni di Sylvester Stallone e Allen Garfield.

Nick lo scatenato

A New York, la cantante Jack scommette con il padrone del locale western dove lavora che riuscirà a trasformare un perfetto sconosciuto in una stella del country. Il prescelto è Nick, un rude ma simpatico tassista italo-americano. Malgrado la simpatia dei protagonisti (funzionali ma di certo non eccelsi), il film non decolla mai rimanendo su un costante livello di prevedibilità. Il soggetto del film è stato scritto da Phil Alden Robinson, in seguito apprezzato regista de
L’uomo dei sogni
.
(andrea tagliacozzo)

Over the Top

Il camionista Lincoln Hawk, separato dalla moglie Cristina, riabbraccia dopo molti anni il figlio dodicenne. Intanto Cristina, affetta da una grave malattia, sta morendo. Padre e figlio si mettono in viaggio per raggiungere la donna. Per i due è l’occasione giusta per recuperare il tempo perduto e conoscersi più a fondo. Un film di buoni sentimenti decisamente prevedibile, anche se Stallone, che cerca di cambiare personaggio rinunciando agli atteggiamenti da macho, risulta credibile anche nei panni del tenerone.
(andrea tagliacozzo)

Rambo 3

Provato dalle esperienze vietnamite, John Rambo si trasferisce in un monastero buddista in cerca di pace interiore. Quando viene a sapere che il suo ex colonnello, Sam Trautman, è stato rapito dai soldati sovietici in Afghanistan, il nostro eroe decide di tornare in azione. Il film, probabilmente, possiede un indiscutibile primato: quello delle esplosioni. Mai viste tante in una sola pellicola. Il dialogo, invece, è ai limiti del ridicolo, anche se a contare sono soprattutto le scene d’azione, organizzate con grande perizia dall’esperto Peter Macdonald. Alla stesura della sceneggiatura ha collaborato anche Stallone.
(andrea tagliacozzo)

Tango and Cash

A Los Angeles, Yves Perret, boss della droga, fa incriminare con prove false due agenti di polizia, Ray Tango e Gabe Cash, che minacciavano di far crollare il suo impero. La coppia di tutori dell’ordine riesce a evadere, decisa a dimostrare la propria innocenza. Un filmetto d’azione stupido e fracassone reso godibile da una buona dose d’ironia. Il regista russo Andrei Konchalovsky, da anni trapiantato negli Stati Uniti, è fratello di Nikita Mikhalkov. Il film è stato terminato da Peter MacDonald, regista della seconda unità, dopo l’abbandono del set da parte di Konchalovsky.
(andrea tagliacozzo)