Rocky Balboa

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Rocky Balboa

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L’incontro tra Dixon e Rocky

Vedovo dell’amata moglie Adriana e ormai sessantenne, Rocky Balboa (Sylvester Stallone) ha abbandonato il mondo della boxe per dedicarsi alla gestione di un ristorante a Philadelphia. L’uomo vive tra i ricordi della gloria passata e lo sconforto del presente, affiancato dal cognato Paulie (Burt Young).

Ma il passato a volte ritorna e il campione del mondo Mason Dixon (Antonio Tarver) scopre che Rocky vorrebbe tornare sul ring. Di conseguenza, lo sfida e Balboa accetta di battersi con lui. E chi dei due avrà la meglio? Il giovane e prestante Dixon o il più anziano ma esperto Rocky, il quale vanta una serie di trionfi memorabili alle spalle? Chi sarà il vero campione?

Curiosità

  • L’idea di proseguire la saga di Rocky nasce alla fine degli anni ’90 dallo stesso Sylvester Stallone, volto del celebre campione di boxe italoamericano. Stallone ha infatti due propositi: riscattare l’insuccesso di Rocky V e riconquistare popolarità dopo un lungo periodo lontano dalle scene.
  • La casa di produzione MGM, la quale detiene i diritti della saga, blocca inizialmente il progetto, ma poi i Revolution Studios si offrono come finanziatori del film, attraverso una collaborazione tra MGM e Columbia. Viene quindi stanziato un budget di 25 milioni di dollari.
  • La sceneggiatura di Rocky Balboa è in parte influenzata dalla vita personale di Stallone. L’attore, infatti, ha appena attraversato una crisi nella sua carriera ed è in cerca di qualcosa per cui combattere, proprio come il suo alter ego Rocky.
  • Inoltre, la trama prende ispirazione da George Foreman, il quale ha riconquistato il titolo di campione mondiale dei pesi massimi all’età di 45 anni, diventando così un caso mediatico.
  • Per il cast, Stallone rifiuta di ingaggiare attori famosi, sostenendo che «Si perde il senso della realtà quando si utilizzano dei volti troppo familiari».
  • Con delle risorse limitate e solo cinque settimane per le riprese, Stallone ha optato per uno stile registico molto parsimonioso e poco elaborato, che a suo avviso si sposava bene con i principi fondamentali del film. «Nessun carrello, molta macchina a mano, niente gru e in generale nessuna inquadratura troppo complicata» ha dichiarato.