Kick Ass

Dave Lizewski è uno studente del liceo che vuole diventare un supereroe, come quello dei fumetti. Deriso dagli amici e snobbato dalla ragazza che ama, decide di trasformarsi in Kick Ass, un giustiziere in tuta verde e boots gialli con la missione di ripulire le strade di New York dal crimine. Non sarà così facile però e il giovane dovrà faticare non poco per mettere i bastoni tra le ruote al boss Frank D’Amico: in suo aiuto arriveranno due insospettabili esperti del “kick assing”, Hit Girl e Big Daddy.

Lord Of War

Yuri Orlov (Nicholas Cage) è un giovane ucraino trasferitosi a New York con i genitori e il fratello Vitaly (Jared Leto). Resta affascinato dalle armi durante un attentato e comincia così a dedicarsi, anima e corpo, alla lucrosa professione del traffico di pistole e mitragliatori. Insieme al fratello ribelle, batte tutte le zone di guerra utili alla sua «frusciante» causa, dalla fine degli anni Settanta fino alla caduta del muro di Berlino, nel 1989, e oltre, momento più propizio per fare affari con i vari dittatori di tutto il pianeta. In poco tempo diventa uno tra i più grandi trafficanti internazionali d’armi, anche grazie a un canale preferenziale al di là dell’ex cortina di ferro che gli garantisce ogni armamento pensabile a prezzi stracciati. All’apice del successo personale conquista la bellissima modella Ava Fontaine (Bridget Moynahan), la donna dei suoi sogni, e la sposa tenendole però nascosta la sua vera professione. Yuri dovrà poi vedersela con Jack Valentine (Ethan Hawke), un agente dell’Interpol che cercherà di metterlo al fresco e fargli fare i conti con la propria coscienza.

Andrew Niccol
(Simone, Gattaca)
presenta una pellicola dalle molteplici ripercussioni etiche, affrontando una tematica difficile come il commercio internazionale d’armi, raccontato attraverso gli occhi di uno dei suoi artefici e principali beneficiari: il trafficante. Sceglie di farlo con la buona interpretazione di un Nicholas Cage che dosa bene la spirito cinico e quello etico del suo personaggio e di un Jared Leto perfetto nel dar vita al fratello sbandato del protagonista, emblema della debolezza umana. Ma dopo un ottimo incipit con la soggettiva della vita di un proiettile, dalla produzione all’atroce utilizzo, il film si perde in uno zig zag, non sempre entusismante, di grottesca ironia e slanci moralistici. Poco incisiva e alla lunga anche noiosa risulta poi l’onnipresenza della voce narrante fuori campo che, anche se dovuta (visto che il racconto è ispirato a una storia vera), avrebbe potuto essere meglio utilizzata. Un’occasione mancata per realizzare un film di denuncia e analisi profonda e non solo di facile e a tratti scontato intrattenimento, nonostante la regia di Andrew Niccol già autore dell’originale script di
The Truman Show.
La performance defilata di Ethan Hawke fa da cornice a una pellicola al limite dell’anonimo. In puro stile hollywoodiano.
(mario vanni degli onesti)

Bangkok Dangerous – Il codice dell’assassino

Uno spietato killer arriva in Tailandia per compiere una serie di omicidi su commissione: qui in seguito ad una serie di avvenimenti, la sua vita cambierà radicalmente.

Joe (Nicolas Cage) è un killer senza rimorsi, si trova a Bangkok per assassinare quattro nemici di uno spietato boss della criminalità di nome Surat. A questo scopo recluta Kong (Shahkrit Yamnarm), un ladruncolo di strada, il cui compito sarà quello di svolgere alcune commissioni per conto suo; una volta che avrà portato a termine il suo incarico, Joe lo ucciderà, cancellando così ogni traccia del suo passaggio. A dispetto dei suoi piani e della sua natura di lupo solitario, Joe si ritrova a fare da mentore al giovane e si innamora di una ragazza che fa la commessa in un negozio locale. Lentamente e inesorabilmente Joe cade preda dell’influenza e della bellezza intossicante di Bangkok, inizia a mettere in discussione la sua esistenza solitaria e ad abbassare la guardia …proprio ora che Surat ha deciso di sbarazzarsi di lui.

Peggy Sue si è sposata

Il matrimonio della quarantenne Peggy Sue con Charlie sta lentamente naufragando. Nel corso di una rimpatriata con altri ex compagni del liceo, la donna accusa un malore e sviene. Quando riprende coscienza, si ritrova inspiegabilmente proiettata indietro nel tempo, con la possibilità di rivivere i suoi diciott’anni. Una favola nostalgica, allo stesso tempo malinconica e divertente, con alcune pagine di grande cinema e qualche virtuosismo gratuito (all’inizio, con la Turner che si pettina davanti a un fin troppo evidente falso specchio). Per certi versi simile (se non altro per spirito e ambientazione) a Ritorno al futuro , realizzato l’anno precedente da Robert Zemeckis. Nel cast anche un giovane Jim Carrey e la figlia di Coppola, Sofia, futura regista. (andrea tagliacozzo)

Arizona Junior

Commedia formidabilmente eccentrica su una strana coppia (Cage nei panni di un rapinatore cronico di minimarket e la Hunter in quelli di un ex ufficiale di polizia) che, non potendo avere un bambino proprio, decide di rapire uno fra cinque gemelli. Un senso dell’umorismo così aggressivamente stravagante potrà non essere per tutti i gusti, ma è un inebriante mix di ironia e “slapstick”. Attenzione alle scene di inseguimento! Scritto da Ethan e Joel Coen; vivace fotografia di Barry Sonnenfeld e musica di Carter Burwell.

L’ultimo dei templari

Il crociato Behman (Nicolas Cage) e il commilitone Felson (Ron Perlman) tornano in una patria devastata dalla Peste Nera. In una chiesa assediata, in cui il clero e il popolo soggiogato condannano la stregoneria come causa della peste, si ordina ai due cavalieri di scortare una donna incriminata di magia nera (Claire Foy) presso una lontana abbazia; qui i monaci eseguiranno un rituale con la speranza di mettere fine alla pestilenza.

Un prete (Stephen Campbell Moore), un cavaliere in lutto (Ulrich Thomsen), un truffatore itinerante (Stephen Graham) e un giovane testardo che può solo sognare di diventare un cavaliere (Robert Sheehan), si uniscono ai due cavalieri per una missione da cui dipende la vita di tutti.

Rusty il selvaggio

Ambiziosa opera d’atmosfera tratta dal romanzo per grandi e piccoli di Susan E. Hinton su un adolescente alienato che vive all’ombra di suo fratello maggiore. Intenso dal punto di vista emozionale, ma confuso e distante; altamente stilizzato, dal punto di vista visivo (girato per la maggior parte in bianco e nero) e sonoro (con una partitura impressionista di Stewart Copeland). Terzo film di Dillon tratto da un romanzo di Hinton, il secondo per Coppola (dopo I ragazzi della 56a strada).

Il mistero delle pagine perdute

Per Ben Gates (Nicolas Cage) la Storia è ben lontana dall’essere una disciplina statica ma offre la possibilità di trovare dei tesori straordinari e svelare segreti troppo a lungo custoditi. Dopo la stupefacente scoperta delle ricchezze dei Cavalieri templari, Ben è diventato il cacciatore di tesori più famoso al mondo, anche se lui preferisce il termine “protettore di tesori”. Ora viene sconvolto dalla scoperta di una delle pagine perdute del diario di John Wilkes Booth, l’assassino del presidente Lincoln. Il diario è stato trovato sul corpo di Booth quando quest’ultimo è stato ucciso, ma diverse pagine sono state strappate e non sono mai state trovate, almeno fino a ora.

Con Air

Megafilm megastupido, ambientato a bordo di un aeroplano della polizia pieno di efferati criminali e di una manciata di prigionieri in libertà vigilata: tra questi ultimi c’è Cage, che era stato ingiustamente incarcerato. Una volta che l’aereo è decollato, i cattivi raggirano la sorveglianza e hanno la meglio. Alcuni buoni attori non possono fare di meglio con una sceneggiatura così insulsa, anche se zeppa di esplosioni e numeri acrobatici. Due nomination all’Oscar per il sonoro e la miglior canzone.

World Trade Center

La storia è nota e la fine anche. John McLoughlin e Will Jimeno sono rispettivamente sergente e agente semplice della polizia portuale di New York. Sono persone vere, autentici sopravvissuti, e li si è visti sulle passerelle di Venezia alla presentazione del film. Sono quelli che si definiscono due esemplari dell’americano medio, gente che si alza all’alba e fa un’ora di autostrada per andare al lavoro nella grande mela, che ha tre o quattro figli da mantenere, gente con ordinari problemi di comunicazione col partner, con i suoi sogni e progetti. Quando in una splendida giornata di settembre si scatena il finimondo al World Trade Center, la squadra di McLoughlin finirà nel fiume di poliziotti e vigili del fuoco che accorreranno nel luogo del disastro. Finiranno sepolti dalle macerie del crollo e solo McLoughlin (Nicholas Cage) e Jimeno (Michael Peña) sopravviveranno per più di un giorno finché non saranno individuati da un ex marine imbevuto di patriottismo guerrafondaio andato a New York per aiutare i soccorritori.

La recensione
Questa è la storia, vera, scelta da Stone per narrare la tragedia che ha cambiato la storia degli USA e di tutto il mondo negli ultimi cinque anni. Niente taglio politico stavolta, niente criti

Birdy – Le ali della libertà

In un ospedale psichiatrico dell’esercito, il sergente Al Columbato, reduce dal Vietnam, tenta di riportare in sé l’amico Birdy, ridotto a una larva umana in seguito a uno “choc” subito nella giungla del Sud Est asiatico. Tratto dal romanzo di William Wharton, il film, interpretato in maniera eccellente dagli emergenti Cage e Modine, riesce ad esaltare l’estro visivo di Alan Parker, che firma uno dei suoi lavori migliori prima d’intraprendere un precoce declino (brevemente interrotto da
The Commitments
). Le musiche sono di Peter Gabriel: alcune composte appositamente per il film, altre rielaborate dal materiale del suo quarto album.
(andrea tagliacozzo)

Fuori in 60 secondi

Un famoso ladro di automobili di lusso (Cage), da tempo fuori dal giro, è costretto a riprendere l’attività per evitare al fratello (Ribisi) una brutta fine; il mandante è un supercattivo senza pietà (Eccleston). Per aiutare il fratello, accetta l’ultima missione: rubare 50 automobili in un colpo solo… Ispirato a una pellicola del 1974 (
Rollercar, sessanta secondi e vai!
di H.B. Halicki),
Fuori in 60
secondi è un filmone fracassone che cade nel peccato più grave per un lavoro di questo tipo: la noia. Strano, ma non si riesce più a trovare un giocattolone ad azzeramento generale di cervello capace di divertire senza offendere la decenza.
Fuori in 60 secondi
cerca disperatamente di cogliere lo spirito leggero di molti heist movies degli anni Sessanta e Settanta, ma ruzzola perché pretende anche di essere aggiornato ai tempi. Quindi via con una musica assordante e mod (tra Moby e Groove Armada, più un orripilante pezzo dei Cult) e con una galleria di facce finte da far paura (a parte Cage, che aggrotta le sopracciglia quando deve fare il pensoso, Angelina Jolie sembra Anna Oxa, Eccleston un ballerino scappato da
Tante scuse
, James Duval sbalzato direttamente da
Totally F***ed Up
di Araki, Robert Duvall e Delroy Lindo vecchi e imbarazzati, per non parlare dell’apparizione spaventosa di Grace Zabriskie, distrutta; Vinnie Jones è un buzzurro simpatico, ma soltanto perché non dice una parola). I personaggi sono tirati e buttati via, e i dialoghi delle sequenze «intimistiche» da far rabbrividire. Scott Rosenberg, che firma lo script, non ha mai più ritrovato la quasi-perfezione della sceneggiatura di
Cosa fare a Denver quando sei morto
, anche se
Generazione perfetta
non fa così schifo come molti affermano: evidentemente ci siamo persi pure lui. Il delirante inseguimento tra la polizia e Cage nel pre-finale non è da buttare, perché Sena non è Michael Bay (per fortuna), ma è il solo momento in cui ci si sveglia: per il resto non ci sono altro che le battute idiote dei membri della banda, che chiamati per il colpo se ne escono regolarmente con «Ormai sono fuori, mi spiace» e poi accettano tutti. La notte in cui finalmente si rubano le auto è eccitante quanto un cerotto. Qualsiasi tentazione di leggere questa bufala alla luce di passioni metalliche, erotismo meccanico o simili è da ghigliottina. (
pier maria bocchi
)

In gara con la luna

Storia d’amore tra adolescenti ambientata in una cittadina californiana appena prima che il ragazzo parta per combattere nella seconda guerra mondiale. Star affascinanti e un occhio che ama i dettagli degli anni Quaranta compensano la lentezza del film. Quella pista da bowling è uno spettacolo!

Il prescelto

Edward Malus è un agente di polizia in servizio quando ferma un’automobile da cui è caduta una bambola per riconsegnarla alla bambina dai capelli biondi che l’aveva persa. Dopo pochi minuti l’auto viene travolta da un tir e la piccola e sua madre muoiono tra le fiamme davanti agli occhi dell’impotente poliziotto. Edward non riesce a scordare quelle strazianti immagini, tanto da dover prendere un periodo di pausa per curarsi dalla depressione in cui è crollato. Un giorno, inaspettatamente, riceve una strana lettera direttamente dal passato. Willow, un suo grande amore, la donna che era scomparsa nel nulla a pochi giorni dal loro matrimonio, scrive una disperata richiesta d’aiuto: la piccola figlia, Rowan, è scomparsa nel nulla e lui sarebbe l’unico in grado di aiutarla. Edward parte alla volta di Summersisle, una misteriosa isola privata nel Pacifico nord-occidentale, governata da un sistema patriarcale al cui vertice c’è l’inquietante Sorella Summersisle. Le cose si complicheranno ulteriormente quando Willow confesserà a Edward che Rowan è sua figlia.

The rock

Storia d’azione e suspense esagerata, roboante e spesso stupida su un generale dei Marines scontento che occupa Alcatraz, minacciando di cancellare San Francisco dalla faccia della terra con un gas velenoso di ultima generazione. Al che intervengono un biochimico dell’Fbi (Cage) e un agente britannico a lungo incarcerato (Connery) — l’unico uomo che sia mai riuscito a evadere da Alcatraz — per guidare una squadra di salvataggio sull’isola. Un sacco di movimentate scene d’azione e distruzione, e altrettante forzature e buchi nella storia. David Marshall Grant compare non accreditato. Una nomination agli Oscar.

Omicidio in diretta

L’inizio del film vale da solo la visione: piano-sequenza di 12 minuti (ma c’è il trucco) su un Nicolas Cage che deve proteggere un pezzo grosso della Difesa e ci guida su e giù per il palazzetto dello sport in cui sta per aver luogo un match di pugilato che (grazie allo stesso piano-sequenza) sappiamo truccato. De Palma non lascia un attimo di respiro, e sembra davvero che il suo gioco sui punti di vista non sia fine a se stesso. Ma dopo un quarto d’ora il film in pratica finisce: il resto è un ordinario giallo dall’andamento quasi televisivo, una puntata di un qualsiasi telefilm da prima serata. Nicolas Cage non vale granché, ma qui neanche la Gugino e addirittura il superbo Sinise brillano. Qualche impennata in sottofinale, e il sospetto che De Palma sia oramai un prestigiatore e basta. Ma, con l’aria che tira, vogliamo buttar via un quarto d’ora di montagne russe audiovisive? (emiliano morreale)

L’apprendista stregone

Un mago e il suo sventurato apprendista si ritrovano al centro dell’antico conflitto fra bene e male. Balthazar Blake è un maestro della magia che vive nell’odierna Manhattan e che intende difendere la città dalla sua nemesi per eccellenza, Maxim Horvath. Ma per farlo Balthazar ha bisogno di aiuto, e recluta quindi Dave Stutler, un ragazzo apparentemente normale ma che possiede doti nascoste, sottoponendolo ad un folle addestramento per fargli apprendere il più in fretta possibile tutti i segreti della magia. In questo nuovo ruolo di apprendista stregone, Dave dovrà fare appello a tutto il suo coraggio per sopravvivere all’addestramento, arrestare le forze del male e conquistare il cuore della ragazza che ama.

Ghost Rider

Johnny Blaze è un giovane stuntman delle due ruote che si esibisce in coppia con il padre. Un giorno scopre che questo è gravemente malato di cancro e, nel sonno, stringe un patto con il diavolo che si impegna a guarire il genitore in cambio dell’anima del ragazzo. Johnny accetta ma il padre, ormai in piena salute, muore inaspettatamente durante uno show. Johnny prosegue la sua vita come se non gli importasse di nulla, rischiando la vita a ogni salto a bordo del suo bolide ma, incredibilmente, si salva sempre. Una notte Mephisto gli appare e rivendica il potere sulla sua anima obbligandolo a diventare un suo sottomesso, un Ghost Rider: dovrà dare la caccia a Black Heart, un angelo scacciato dal Paradiso e intenzionato a portare l’Inferno sulla Terra.

La recensione

Hollywood pesca ancora nel cilindro della Marvel Comics e porta sui grandi schermi la storia del motociclista maledetto Johnny Blaze. Un film carico di effetti visivi, soprattutto nella seconda metà,

Cotton Club

Il popolare locale newyorkese degli anni Venti, fa da sfondo a una storia di tipo gangsteristico. Dixie, giovane suonatore di cornetta, salva la vita a un boss della mala, che per sdebitarsi lo fa assumere al Cotton Club. In seguito, diventa accompagnatore dell’amante del capo, la bella Vera Cicero. Tra la ragazza e il musicista nasce qualcosa di più di una semplice simpatia. Nelle intenzioni il film avrebbe dovuto essere un prodotto commerciale di puro intrattenimento, ma le ambizioni del regista e la sua propensione al virtuosismo lo trasformano in qualcosa di completamente diverso, grazie a un uso originale e ardito del montaggio e della costruzione narrativa (strepitosa la sequenza della strage in montaggio alternato con il balletto di Gregory Hines e il finale tra finzione e realtà). Non è un caso, quindi, che all’epoca della sua uscita non abbia avuto né la giusta considerazione della critica né il successo che invece avrebbe meritato. Tra gli interpreti figura un giovane Nicolas Cage, nipote del regista. (andrea tagliacozzo)

Next

Cris Johnson è un illusionista di Las Vegas capace di prevedere ciò che accadrà nel futuro prossimo a pochi minuti dal suo realizzarsi. Il governo vorrebbe sfruttare le abilità dell’uomo ma Cris si sottrae al suo controllo cercando di nascondersi. Nel momento in cui un’organizzazione terroristica minaccia di far esplodere un ordigno nucleare a Los Angeles, l’agente speciale Callie Ferris tenterà in tutti i modi di trovare Cris e convincerlo ad aiutarli.

Mi gioco la moglie… a Las Vegas

Cage e la Parker decidono di cacciarsi nei guai — a Las Vegas — e lui perde lei sfidando il gangster Caan in una partita di poker truccata. La briosa farsa del regista-sceneggiatore Bergman contiene abbastanza capovolgimenti e humour assurdo da tener vivo il film dall’inizio alla fine… incluso un gruppo di “Elvis volanti”. La musica di Presley (interpretata da molte star, da Billy Joel a Bono) riempie la colonna sonora.

The Family Man

Dopo aver lasciato (tredici anni prima) Kate per andare a studiare Londra, Jack Campbell è diventato uno spietato squalo di Wall Street. In attesa di condurre in porto una delicata fusione finanziaria, Jack costringe i suoi colleghi a rimanere in ufficio a fare le ore piccole anche la vigilia di Natale. A notte fonda, deciso a fare due passi, va a comprare del latte in un negozio di alimentari. Qui trova Cash, un afroamericano che in seguito a una lite col commesso coreano tira fuori una pistola. Jack riesce a ricondurre Cash alla ragione: parlando e straparlando, gli tiene pure una specie di arrogante lezione di vita. Ma Cash lo prende alla lettera e gli combina un micidiale scherzetto.

Un regista curioso, questo Brett Ratner. Specialista di commedie d’azione (
Rush Hour-Due mine vaganti
), compare in un gustoso cameo autoparodico in
Black & White
di James Toback. Sorprende quindi trovarlo alle prese con un mélo natalizio frankcapriano fotografato da Dante Spinotti, musicato da Danny Elfman e con tanto di Don Cheadle a fare le veci dell’angelo Clarence. La parabola dei buoni sentimenti è di una letale esemplarità, ma se è vero (come è vero) che di alcuni film si sa già tutto in anticipo e se è vero che – stando a Douglas Sirk – ciò che conta è vedere attraverso quali articolazioni giunge la sospirata parola «fine», allora bisogna dare atto a Ratner di aver costruito il suo intreccio con un certo acume (bello il cameo del padre di Robert Downey).

Evitando facili e moralistici manicheismi,
The Family Man
riflette amaramente sull’impossibilità di essere felici. Dopo la conclusione, forse, non resta altro da fare che sognare la vita che non si è avuta e pensare che sarebbe stata davvero «un’altra vita».
(giona a. nazzaro)

Windtalkers

Durante la Seconda Guerra Mondiale, alcuni indiani Navajo vengono reclutati tra le fila dei marine, impiegati dall’esercito per comunicare fra i vari reparti in codice usando la lingua nativa. A ogni Navajo è assegnato una sorta di guardia del corpo, incaricata di proteggere il codice, anche a costo, in caso di cattura da parte del nemico, di uccidere il soldato pellerossa. Sopravvissuto per miracolo a una dura battaglia nelle Isole Salomon, Joe Enders riceve l’incarico di seguire come un’ombra il soldato indiano Ben Yahzee. Dato l’incarico e i rischi che questo comporta, Joe, che si è fino a ora dimostrato un marine ligio al dovere, vorrebbe evitare di stringere amicizia con la recluta Navajo. Ma gli avvenimenti lo costringeranno a cambiare idea. Windtalkers è un brutale dramma bellico, in cui confluiscono alcuni temi cari a John Woo, primi fra tutti la vocazione più o meno consapevole all’eroismo – meno cavalleresco che in altre occasioni, venendo stavolta a mancare il rispetto per il nemico, praticamente invisibile o quasi – e l’amicizia virile. Il regista di Hong Kong aveva già affrontato il genere bellico, seppur in una prospettiva completamente diversa, in altre due occasioni: nel 1983 con Heroes Shed No Tears (il film venne poi distribuito tre anni più tardi con il titolo Sunset Warriors) e nel 1990 in uno dei suoi lavori più ispirati, l’epico Bullet in the Head. Il risultato questa volta è tutt’altro che perfetto, specialmente nella prima parte, a causa della zoppicante sceneggiatura di John Rice e Joe Batteer, pronti a mettere nel calderone ogni luogo comune del genere. Il film migliora nella seconda metà in cui Woo si concentra nel complesso rapporto tra Joe e Ben, sulle radici culturali e religiose dei Navajo (con esiti suggestivi, senza fortunatamente ricorrere a prevedibili stereotipi) e in alcune eccellenti (se non proprio memorabili) sequenze d’azione, la maggior parte delle quali d’inaudita violenza (in particolare nei corpo a corpo). Su tutto aleggia come al solito la spiritualità del regista, da sempre affascinato dal doloroso calvario (con l’inevitabile immolazione dell’eroe) di stampo prettamente cristiano. (andrea tagliacozzo)

Segnali dal futuro

1959, Lucinda Embry, un’alunna di una scuola elementare di Boston, seppellisce, insieme ai suoi compagni, una capsula contenente dei disegni con le loro “visioni del futuro”: l’oggetto sarà poi disseppellito dopo 50 anni. Quando quel giorno arriva, il disegno di Lucinda arriva nelle mani di Caleb, il figlio dello scienziato John Koestler. L’uomo intuisce che si tratta di ben altro che il semplice schizzo di una bambina fantasiosa scopre trattarsi di un messaggio codificato che predice le date e i luoghi di ogni catastrofe verificatasi negli ultimi 50 anni, di cui 3 devono ancora avere luogo. Padre e figlio si ritroveranno coinvolti in un disegno cosmico che supera la loro più fervida immaginazione.

Il ladro di orchidee

Charlie Kaufman (Nicolas Cage) è lo sceneggiatore di
Essere John Malkovich
e dopo il successo di questo film gli viene assegnato l’adattamento cinematografico del libro
Il ladro di orchidee
di Susan Orlean, che parla dell’ossessione-passione di un coltivatore di orchidee, John Laroche (Chris Cooper). A Kaufman il libro piace molto, anche perché riesce a darne una lettura molto più profonda sulla ricerca e la sperimentazione della passione. Nel frattempo suo fratello gemello Donald (Nicolas Cage) si infila in casa sua e decide di diventare anch’egli sceneggiatore. Mentre Charlie diventa insicuro nel lavoro e nella vita provata, ansioso e nervoso, incappando nel più classico dei blocchi dello scrittore, Donald invece appare deciso, simpatico, socievole, donnaiolo e in un batter d’occhio scrive un thriller che fa impazzire tutti. Il successo del fratello manda in crisi ancora di più Charlie che a un certo punto decide di inserire tutte le sue ansie di scrittore all’interno della sceneggiatura. Una sorta di doppio salto mortale e mentre le cose sembrano andare bene con la scrittura qualcosa si complica su un altro versante… Da un libro autobiografico di una giornalista che, dalla mania ossessiva di un uomo, capisce quanto sia importante coltivare le proprie passioni, un film delirante che si attorciglia su se stesso. Un gioco di specchi da fare girare la testa. Dopo il successo di
Essere John Malkovich,
già di per sé estremo come scrittura, Kaufman questa volta forse esagera, dando segnali inequivocabili di schizofrenia. Al solito Meryl Streep e Nicolas Cage: la prima brava come sempre, il secondo sdoppiato nei due ruoli opposti, che comunque contemplano le sue due uniche maschere drammaturgiche.
(andrea amato)

Face/Off – Due facce di un assassino

Forse l’unico incontro felice tra Hollywood e i nuovi maestri dell’action di Hong Kong. John Woo dirige una sceneggiatura immaginosa, inverosimile e avvincente di Mike Werb e Michael Colleary: un poliziotto si sostituisce a uno spietato killer mediante una chirurgia futuristica (gli viene letteralmente applicata la faccia dell’altro); ma il killer riesce a fare altrettanto. E questo è solo il filo conduttore: la storia si complica con continui colpi di scena, l’evidente dimensione di allegoria della lotta tra Bene e Male viene sostenuta da un ritmo travolgente. Qui Woo riesce davvero a trapiantare in un modello «hollywoodiano» tutto il suo mondo e il suo stile, giocando al rialzo e liberando il cinema d’azione occidentale da ogni scrupolo di bon ton. Le passioni esplodono, le sparatorie si moltiplicano, i simboli troneggiano. Una lezione per registi e cinefili occidentali. (emiliano morreale)