Le amiche

Tratta dal romanzo Tra sole donne di Cesare Pavese, la pellicola è la storia di quattro donne della borghesia torinese: Clelia, Nene, Rosetta e Momina. Tradimenti, lavoro, noia e smania di successo, in un ritratto tra i più vivi e interessanti del primo Antonioni: uno studio psicologico innovatore nel cinema  italiano di quegli anni per la franchezza con cui viene messo a nudo il vuoto di un ristretto mondo colpito da improvviso benessere. Senza consolazioni e concessioni, e con un finale duro, asciutto e dalle molte sfumature. Uno dei film di Antonioni più “di interni” e in cui meno conta il rapporto con le architetture e le città. Leone d’Argento a Venezia.

Zabriskie Point

In fuga su un aereo perché accusato di aver ucciso un poliziotto, Mark incontra nel deserto una ragazza con cui fa l’amore a Zabriskie Point (il punto di massima depressione geologica degli Stati Uniti)… Divagante studio di un europeo sull’aggressivo, materialistico e inflessibile stile di vita americano, Antonioni cercò di aggiornare i suoi temi e il suo linguaggio: ma la sua interpretazione del ribellismo giovanile già allora suonava enfatica e fasulla. Due sequenze fortemente simboliche sono passate alla storia: la visione delle coppie che amoreggiano nel deserto, accompagnata dalle improvvisazioni alla chitarra di Jerry Garcia dei Grateful Dead, e l’esplosione finale dei simboli del benessere, girata al rallentatore con 17 macchine da presa. su musica dei Pink Floyd. 

Cronaca di un amore

Primo film di Michelangelo Antonioni, all’epoca trentottenne, che qualche anno prima aveva avuto un’esperienza (alquanto traumatica) come aiuto-regista di Marcel Carné. Un industriale milanese, sposato a una giovane di Ravenna, fa compiere delle indagini sul passato della moglie. Un amico di quest’ultima, in gioventù innamorato della ragazza, intuisce la cosa e si reca a Milano per avvertirla. Fin da questo suo esordio, nel bene e nel male (a seconda dei gusti e dei punti di vista), il cinema di Antonioni ha già quelle caratteristiche che si ritroveranno nelle opere successive del regista: ritmi lenti e piani sequenza interminabili nell’analisi lucida e spietata dei tormenti esistenziali dei protagonisti. (andrea tagliacozzo)

Il deserto rosso

In seguito a un incidente d’auto, la moglie di un ingegnere è vittima di uno choc che, ben presto, si tramuta in una cronica crisi depressiva. Un amico del marito tenta di aiutare la donna allacciando con lei una breve e amara relazione. Splendidamente fotografato da Carlo Di Palma, il film vinse il Leone d’oro a Venezia. Magistrale l’uso del colore, usato dal regista per sottolineare gli stati d’animo e le angosce della protagonista. (andrea tagliacozzo)

Il mistero di Oberwald

Statico adattamento cinematografico di una pièce di Cocteau, L’aquila a due teste. Una regina protegge un assassino incaricato di ucciderla e poi se ne innamora. Da ricordare per essere stato girato in video e poi trasferito su pellicola: gli esperimenti coloristici del regista sono interessanti, ma non alleviano la noia dell’intreccio. Antonioni aveva bisogno di un pretesto per un esperimento tecnico (il film è stato girato in video per intervenire elettronicamente sul colore, ed è stato quindi riversato in pellicola), ma se il testo è ridicolo e anacronistico, i giochi coi colori che dovrebbero esprimere l’interiorià dei personaggi sono stucchevoli e stancano presto.

Il grido

Lenta ma avvincente analisi della disintegrazione mentale del protagonista (Cochran) dovuta alla mancanza di comunicazione con le persone che ama; Cochran è piuttosto bravo. Noto anche come The Outcry, il film affronta i temi dell’individualismo antonioniano in una chiave insolita per i tempi. Rifiutando volutamente ogni acme drammatico prima del tragico finale, Antonioni utilizza indugi, ritardi narrativi e il ritmo insinuante di lunghi piani sequenza per penetrare la crisi di un uomo contaminato dal male oscuro dell’angoscia e che trova il suo contrappunto inquinato dai simboli del progresso e da una serie di incontri femminili che gli ricordano i medesimi aspetti di una stessa sconfitta. Gran Premio della critica al festival di Locarno.

I vinti

Un film a episodi sulla tematica del disagio giovanile nel dopoguerra in Europa: un gruppo di studenti compie un’aggressione ingiustificata, un ragazzo di buona famiglia si trasforma in bombarolo, un adolescente assassina una persona senza un movente e la fa franca. Colpito dalla censura, venne abbondantemente tagliato e, in Francia, addirittura proibito. Definito la risposta del vecchio mondo a Gioventù bruciata.

Professione: Reporter

Enigmatica narrazione su un insoddisfatto giornalista televisivo inviato in Africa, che scambia la propria identità con quella di un trafficante d’armi inglese morto improvvisamente in una stanza d’albergo. Tornato in Europa, incontra una ragazza con la quale ripara in Spagna nel tentativo di far perdere le proprie tracce alla moglie. Come in Blow-up Antonioni imposta un intreccio quasi giallo per raggiungere l’astrazione – evidengte in questo caso nel virtuosistico piano sequenza finale di 7′, che segna la morte e l’allontanamento del personaggio. Ad accorgersi che la realtà è impenetrabile allo sguardo umano questa volta è un giornalista televisivo, già abituato alla manipolazione dei punti di vista e all’irrealtà dell’immagine in movimento (vedi la ripresa-video dell’uomo fucilato che, come direbbe Bazin, continua oscenamente a morire). Dove il film cala è nella descrizione di un amore impossibile ma, figurativamente, il film è tra i più belli e misteriosi di Antonioni: assolato, vitreo, impareggiabile nell’usare cenari tanto diversi come i deserti africani e la Barcellona surreale di Gaudì. Nastri d’argento ad Antonioni per il miglior film e a Tovoli per la fotografia.

La signora senza camelie

Una commessa divenuta starlette di pellicole dozzinali sposa un produttore per fare il salto di qualità e darsi al cinema impegnato. Il film che gira è un fiasco: il marito finisce sul lastrico e ben presto si giunge al divorzio. La donna torna a recitare in un filmetto senza pretese per risollevare le proprie sorti, ma tutto va male. Un tagliente affresco sul mondo di Cinecittà, con titolo che parodia il celebre romanzo La signora delle camelie. Film di transizione.

Identificazione di una donna

Una materia familiare ad Antonioni — l’alienazione e la difficoltà di instaurare relazioni interpersonali nella società di oggi — viene esplorata in questa sommessa storia incentrata su un regista (Milian) e sul suo rapporto con due donne con nessuna delle quali riuscirà ad instaurare un vero rapporto: la prima sparisce nel nulla, la seconda non accetta situazioni ambigue. Film di atmosfera e allegorico, interessante soprattutto per gli appassionati di Antonioni; la presentazione a Cannes fu l’occasione per dare ad Antonioni una Palma d’oro per l’insieme della sua opera.

Al di là delle nuvole

La figura di un regista, che si muove tra Portofino e Parigi, è il pretesto per raccontare quattro storie d’amore con occhio cinico, ma sognante. Un film patinatissimo (patrocinato da Wenders, che rende omaggio all’allora ultraottantenne regista italiano), ma mancante dell’energia e della forza espressiva proprie delle opere migliori di Antonioni. Negli episodi-cornice, girati dal solo regista tedesco, il narratore (Malkovich) conversa con una donna. Tornato sul set dopo una lunga malattia e amorevolmente aiutato da Wenders, Antonioni porta coraggiosamente in scena il proprio tormento d’artista, ossessionato dalla ricerca della vera immagine assoluta ma insieme conscio che ogni suo sforzo è destinato a fallire. Inevitabile che possa irritare l’opera di un regista che porta in scena la storia del proprio scacco, “la rinuncia dello sguardo” che si interroga cosa c’é al di là delle nuvole (e delle immagini).

L’avventura

La Massari sparisce misteriosamente su un’isola disabitata dopo aver litigato con il fidanzato Ferzetti, costringendo quest’ultimo e l’amica (Vitti) a cercarla. L’allegoria sottile e acuta della decadenza spirituale e morale impone una visione impegnativa. Primo successo internazionale di Antonioni, è il primo capitolo di una trilogia che comprende anche La notte e L’eclisse. Contorto giallo psicologico che affronta le problematiche dell’incomunicabilità e della provvisorietà dei sentimenti attraverso intensi ritratti femminili: il cinema di Antonioni allo stato puro e nel momento del debutto internazionale, tra entusiasmi e stroncature. Inedita l’utilizzazione del paesaggio siciliano come protagonista implicito. Premio speciale della giuria a Cannes dove però il pubblico l’aveva sonoramente fischiato.

Eros

Tre registi riconosciuti a livello internazionale si uniscono per realizzare una straordinaria (sulla carta) antologia. L’episodio di Wong è il più impegnativo, e sembra lungo il doppio: un giovane sarto rimane fedele a una cortigiana (Gong) durante tutta l’ascesa professionale di lei. Lo strizzacervelli Arkin e il suo paziente Downey sono i protagonisti della paradossale e deludente storia di Soderbergh. Il segmento di Antonioni, che descrive una relazione deteriorata, è la meno coerente ma la migliore da guardare: il maestro italiano dimostra di saper ancora girare con stile.

L’amore in città

Il titolo dice tutto di questo film a episodi, cronaca neorealista in sei parti — girate in stile documentaristico — su vari aspetti dell’amore a Roma. Pensato per essere la prima edizione di una rivista cinematografica chiamata Lo spettatore. Originariamente durava 110 minuti. L’episodio diretto da Lizzani sulla prostituzione fu tagliato dall’edizione distribuita all’estero.

L’eclisse

Una delusa donna borghese ha un rapporto inquieto con un cinico agente di borsa. All’appuntamento risolutore non si recherà nessuno dei due.
Antonioni-Antonioni, nel bene e nel male. Oggi, innegabilmente, datatissimo. Tutta l’impostazione di fondo, la sociologia e la psicologia dei suoi film sono insostenibili, e spesso il suo progetto sconfina nel kitsch. Ma l’Antonioni dell’incomunicabilità rimane un maestro di stile: in fondo un gran manierista, inventore di momenti-clou ed esploratore di set.
E dunque L’eclisse , documento d’epoca un po’ indigesto, si salva oggi per la levigatezza delle immagini e per alcuni picchi: la borsa di Milano, le albe lividissime… E soprattutto per la canzone dei titoli («Eclisse Twist»), scritta da Antonioni e Fusco per Mina: un capolavoro. (emiliano morreale)

Blow-up

Una parabola sulla cultura pop, appassionante, ipnotica e provocatoria, incentrata sulla storia di un fotografo che fa della passività la cifra caratterizzante il suo stile di vita. Film ricco di simbolismi, con più livelli di lettura. Tratto dal racconto La bava del diavolo di Julio Cortazar il film, Palma d’oro a Cannes, è una riflessione sull’impossibilità del cinema di dire il vero e sui rapporti complessi tra arte e realtà, tra ciò che si vede e ciò che si comprende. Ottenne un grande successo soprattutto per i suoi contenuti più facili (il fascino del fotografo di moda circondato dalle modelle, il ritratto della Swinging London). Musica di Herbie Hancock.