Il grido

Lenta ma avvincente analisi della disintegrazione mentale del protagonista (Cochran) dovuta alla mancanza di comunicazione con le persone che ama; Cochran è piuttosto bravo. Noto anche come The Outcry, il film affronta i temi dell’individualismo antonioniano in una chiave insolita per i tempi. Rifiutando volutamente ogni acme drammatico prima del tragico finale, Antonioni utilizza indugi, ritardi narrativi e il ritmo insinuante di lunghi piani sequenza per penetrare la crisi di un uomo contaminato dal male oscuro dell’angoscia e che trova il suo contrappunto inquinato dai simboli del progresso e da una serie di incontri femminili che gli ricordano i medesimi aspetti di una stessa sconfitta. Gran Premio della critica al festival di Locarno.