Sogni mostruosamente proibiti

Il complessato Paolo lavora in una casa editrice di fumetti. Per sfuggire alla deludente realtà di tutti i giorni, ha creato nella sua fantasia la bellissima Dalia, con la quale immagina di essere coinvolto in mille avventure. Mentre si trova in un supermarket, il timido impiegato si ritrova, come per miracolo, davanti alla donna dei suoi sogni. Fin dal titolo, il film si rifà abbastanza spudoratamente a
Sogni proibiti
, il classico degli anni Quaranta con l’indimenticabile Danny Kaye. Inutile dire che con le sue gag stantie e un Villaggio sempre più ripetitivo il confronto con l’originale è praticamente improponibile.
(andrea tagliacozzo)

Le due orfanelle

Tratto dal lavoro teatrale di Adolphe d’Ennery e Eugène Cormon, già portato sullo schermo da David W. Griffith (1921) e dal francese Maurice Tournee (1933). Enrichetta conduce a Parigi la sua amica Luisa, una ragazza cieca con cui è cresciuta e che ama come una sorella, con la speranza di farle riacquistare la vista. Ma un marchese libertino, innamoratosi di Enrichetta, la rapisce, lasciando la sua amica sperduta e senza guida. Buona la regia di Gallone e l’interpretazione delle due giovani dive.
(andrea tagliacozzo)

Inferno

La giovane newyorchese Rose Elliot scopre che nel palazzo in cui abita si cela mater Tenebrarum, una delle tre streghe di cui aveva scritto l’alchimista Varelli, ma la scoperta le costa la vita. Suo fratello Mark cerca di far luce sul mistero… Argento parte dal Suspiria de profundis di Thomas De Quincey (1845) per celebtrare un letterale trionfo della morte. Per i fan è l’apice del suo gusto barocco e visionario, per gli altri l’inizio di una fase calante, dove l’intrecci si riduce a una serie di elaborati ammazzamenti. Mario Bava cura gli effetti speciali in uno dei suoi ultimi lavori per il cinema. Seconda parte di una ideale trilogia che comprende Suspiria (1977) e La terza madre (2007).

Suspiria

Il racconto terrificante di una studentessa americana (Harper) che frequenta una scuola di danza europea, che si rivela essere un covo di streghe. Una trama spesso stupida è arricchita e compensata da inquadrature, atmosfera e colonna sonora (di Argento e del gruppo rock dei Goblin) brillanti. In tv potrebbe perdere un po’ della sua efficacia nel far venire i brividi. Disponibile anche in una versione più esplicita senza tagli che dura 107 minuti.

La diga sul pacifico

In Indocina, la signora Dufresne vive assieme ai figli Joseph e Suzanne in mezzo a una grande risaia, ricavata da un terreno paludoso che una diga fatiscente protegge dalle acque imponenti del Pacifico. Mentre il figlio sta per andarsene, desideroso, come la sorella, di costruirsi una vita altrove, la barriera artificiale cede improvvisamente. Grande successo dell’epoca, più suggestivo e spettacolare che riuscito, a dispetto del buon mestiere del regista e degli interpreti. (andrea tagliacozzo)

Noi Vivi – Addio Kira

Nell’Unione Sovietica dei primi anni della rivoluzione, una giovane ama un nobile malato di tisi e per farlo curare non esita a diventare l’amante d’un commissario della polizia segreta. Ma una volta guarito, l’aristocratico si rivela fatuo ed egoista. Una pellicola di propaganda antisovietica divisa in due parti, tratta da un romanzo di Ayn Rand. Anche grazie ai notissimi attori, ebbe un buon successo.
(andrea tagliacozzo)

Lisa e il diavolo

Un turista (Sommer) si perde in una città europea imprecisata e si ritrova in una villa inquietante piena di cadaveri in decomposizione, manichini di cera, una donna cieca e un uomo che crede di essere la reincarnazione della moglie morta. Oh, certo, c’è pure un maggiordomo malvagio che succhia leccalecca (Savalas), che si scopre essere nientemeno che Satana. Horror psicologico davvero bizzarro e surreale, pieno di immagini allucinatorie. Rimontato nel 1975 come La casa dell’esorcismo, con materiale sanguinolento aggiuntivo e scene scollegate, con Robert Alda nei panni di un prete.

Il grido

Lenta ma avvincente analisi della disintegrazione mentale del protagonista (Cochran) dovuta alla mancanza di comunicazione con le persone che ama; Cochran è piuttosto bravo. Noto anche come The Outcry, il film affronta i temi dell’individualismo antonioniano in una chiave insolita per i tempi. Rifiutando volutamente ogni acme drammatico prima del tragico finale, Antonioni utilizza indugi, ritardi narrativi e il ritmo insinuante di lunghi piani sequenza per penetrare la crisi di un uomo contaminato dal male oscuro dell’angoscia e che trova il suo contrappunto inquinato dai simboli del progresso e da una serie di incontri femminili che gli ricordano i medesimi aspetti di una stessa sconfitta. Gran Premio della critica al festival di Locarno.

Novecento

In un paese della Bassa Emiliana, agli albori del Novecento, Alfredo, futuro erede dei possedimenti terrieri di famiglia, nonostante i privilegi di casta stringe amicizia con Olmo, figlio di una contadina e di padre ignoto. Nel secondo atto del film, girato contemporaneamente al primo, le vicende politico-sentimentali dei protagonisti – tra i quali spiccano De Niro e Depardieu – si dipanano negli anni che vanno dall’inizio del secolo alla seconda guerra mondiale. Sullo sfondo, le lotte contadine, il fascismo e la Resistenza. Bertolucci, un cast d’eccezione e la splendida fotografia di Vittorio Storaro danno vita a un racconto epico e spettacolare, anche se non sempre il regista riesce a coniugare le esigenze dello spettacolo con il discorso politico in un’ambiziosa e didattica Storia della lotta di classe in Italia.
(andrea tagliacozzo)

Il terzo uomo

Alla fine della seconda guerra mondiale, uno scrittore canadese si reca a Vienna per indagare sulla scomparsa del suo amico Harry Lime. In Austria, l’uomo apprende dai servizi segreti inglesi che Lime era coinvolto in attività criminose. Tratto da un romanzo di Graham Greene, un film di spionaggio cupo e stilizzato, visivamente splendido (anche grazie alla fotografia in bianco e nero di Robert Krasker che vinse l’Oscar). L’apparizione di Orson Welles (nel ruolo chiave di Harry Lime) è breve, ma a dir poco memorabile. Gran premio al Festival di Cannes del 1949.
(andrea tagliacozzo)

Senso

Studio delle emozioni umane sviluppato con cura, che racconta della relazione fra il mondano e materialista ufficiale austriaco Granger e la sua aristocratica amante italiana (Valli). Un’affascinante combinazione del neorealismo delle precedenti opere di Visconti e del lussureggiante romanticismo spesso presente nei suoi film successivi. Rititolato Wanton Contessa. I dialoghi della versione in inglese, intitolata The Wanton Countess, sono di Tennessee Williams e Paul Bowles!

Il miracolo delle campane

Un’attrice muore alla fine delle riprese del suo primo film importante e il produttore, poco convinto della qualità del prodotto, decide di non distribuirlo. Un innamorato della defunta si batte però con tutti i mezzi per ottenere che il film venga messo in circuito. Mediocre melodramma, tenuto a stento in piedi dal buon cast. Tra gli sceneggiatori di questo mezzo disastro figura anche il grande Ben Hecht.
(andrea tagliacozzo)

Strategia del ragno

Un giovane visita la città di provincia dove il padre antifascista era stato assassinato 30 anni prima e viene continuamente respinto dalla popolazione. Un film enigmatico e fin troppo d’atmosfera, da un racconto di Jorge Luis Borges, che vanta una delle migliori fotografie a colori (di Vittorio Storaro) che si ricordino.

Il caso Paradine

Una donna dell’alta borghesia viene accusata dell’omicidio del marito, ricco e cieco. Il suo avvocato si innamora di lei e trova un colpevole ideale nel giardiniere. Ma Lady Paradine è una vittima o un essere diabolico? Tratto da un romanzo di Hichens, un capitolo considerato «minore» anche dallo stesso regista. Gli schemi del film processuale sono rispettati fino in fondo, la vicenda non ha grandi sorprese e secondo Hitchcock c’erano anche degli errori di casting. Ma la cosa che colpisce di più, a rivederlo oggi, è la ferocia e la morbosità delle relazioni fra i personaggi: tutti malvagi al limite del grottesco, in particolare il laido giudice Laughton. Per ritrovare una tale misantropia bisognerà aspettare
Gli uccelli
o i lavori dell’allievo francese Chabrol, uno che da questo film ha sicuramente imparato molto. Su tutti si staglia una statuaria e sensuale Alida Valli, in un ruolo alla Ingrid Bergman ma con guizzi demoniaci e perversi.
(emiliano morreale)