A proposito di Schmidt

Per Warren Schmidt è davvero un brutto momento. Andato in pensione dopo una vita dedicata al lavoro in una compagnia di assicurazioni, cerca faticosamente di adattarsi alla sua nuova condizione di anziano con moltissimo tempo a disposizione e pochissime idee su come riempirlo. L’improvvisa morte della moglie, dopo quarantadue anni di matrimonio, lo spinge sull’orlo del precipizio. Come se non bastasse, la sua unica figlia sta per sposarsi con un venditore di materassi ad acqua che Warren considera senza mezzi termini un imbecille. È il momento di fare qualcosa: è ora di partire per raggiungere la ragazza e convincerla a cambiare idea.

Giunto al suo terzo film dopo l’irriverente
La storia di Ruth – Donna americana
(1996) e la commedia
noir
Election
(1999), Alexander Payne decide di puntare tutto su Jack Nicholson, cucendogli addosso un personaggio a tutto tondo che regge praticamente da solo l’intera pellicola. Una scelta apparentemente rischiosa, legittimata però dalla grande prova dello stesso Nicholson. Invecchiato e ingoffito, il protagonista di
Qualcuno volò sul nido del cuculo
dà volto e movenze a un personaggio che, sentendosi vicino alla resa dei conti, decide di provare, almeno una volta, a «fare la differenza per qualcuno». Il fallimento di questo tentativo e la prospettiva dei giorni che gli restano da vivere fanno di Warren Schmidt un personaggio dalla malinconia struggente.
A proposito di Schmidt
è un riuscitissimo film sulla solitudine e sulla debolezza di chi è costretto a viverla, osservando da lontano l’apparente felicità degli altri. «Senza la carriera, il matrimonio, il ruolo di padre – ha detto il regista – senza le istituzioni che avevano avuto per lui una parvenza di significato, Schmidt è obbligato a ricercare la propria essenza, ciò che è veramente. E forse, alla sua età, è troppo tardi. Forse non dispone comunque degli strumenti necessari». Un consiglio: non fidatevi del trailer in onda in televisione.
A proposito di Schmidt
è tutto fuorché una commedia e le lacrime superano di gran lunga i sorrisi.
(maurizio zoja)

Yellow 33

Hector è un giocatore di basket sul punto di passare dai campionati universitari al circuito professionistico. Il ragazzo però, causa una vita privata decisamente complicata, non si sforza granché per meritarsi la promozione e preferisce lasciarsi andare a comportamenti poco ortodossi. Sembrerebbe un titolo originale
Yellow 33
, esordio di Jack Nicholson dietro la macchina da presa. E invece si intitolava
Drive, He Said
e in fondo non era neppure la prima volta che l’attore mostrava ambizioni registiche: infatti Nicholson diresse nel 1963, senza essere accreditato, alcune sequenze de
La vergine di cera
di Roger Corman, in cui recitava da protagonista.
Yellow 33
è un film come se ne facevano negli anni Settanta: anarcoide, sboccato e scollacciato. Oltre a essere l’unico in cui Nicholson non riveste il ruolo principale, è il migliore dei tre che ha diretto finora (gli altri sono
Verso il sud
e il
Il grande inganno
, sfortunato sequel di
Chinatown
), dimostrando – se non un talento eccezionale – almeno una vocazione genuina per la regia. Il meglio del film sta nella rievocazione di un contesto giovanile sfasato, colto in diretta e senza mediazioni di tipo sociologico. Magistrali, come al solito, Bruce Dern e Karen Black, che al cinema americano hanno dato più di quanto sia stato loro riconosciuto.
(anton giulio mancino)

Batman

Versione ultramiliardaria (sia per costi che per incassi) delle avventure del celebre personaggio dei fumetti creato da Bob Kane. A Gotham City, il miliardario Bruce Wayne, sotto le inquietanti e mascherate spoglie di Batman (l’uomo pipistrello), si erge a paladino della giustizia combattendo contro ogni genere di criminali. Il più pericoloso di questi è l’ironico ma diabolico Joker. L’impianto visivo orchestrato da Burton (e dallo scenografo Anton Furst, premiato con l’Oscar) è a dir poco affascinante, ma il film risulta piuttosto statico (quasi un pachiderma incapace di sollevarsi), ravvivato di tanto in tanto dai guizzi dell’istrionico Jack Nicholson. Tim Burton si farà ampiamente perdonare con il sequel, lo splendido
Batman, il ritorno
. Da dimenticare, invece, gli episodi successivi diretti da Joel Schumacher.
(andrea tagliacozzo)

Non è mai troppo tardi

Edward Cole e Carter Chambers, sono due malati terminali di cancro. Se non fosse per questo, sarebbero come il giorno e la notte: uno è un multimilionario e l’altro un meccanico. I due si ritrovano nella stessa camera d’ospedale e decidono di scrivere una lista di cose che avrebbero voluto fare nella loro vita ma che non sono riusciti a realizzare. Decidono così di scappare dalla struttura…

The Departed – Il Bene e il Male

The Departed

mame cinema THE DEPARTED - STASERA IN TV IL FILM DI SCORSESE scena
Una scena del film

Diretto dal grande regista Martin Scorsese, The Departed (2006) è ambientato a Boston, Massachusetts. Frank Costello (Jack Nicholson) è il boss mafioso più temuto in città. Sotto la sua tutela, però, cresce Colin Sullivan (Matt Damon), il quale entra a far parte della squadra anticrimine della Polizia di Stato. Anche un altro ragazzo dei sobborghi di Boston, Billy Costigan (Leonardo DiCaprio) vorrebbe entrare a far parte della Polizia, ma viene scartato in quanto ritenuto inadatto. Tuttavia, gli viene concesso di partecipare a un’operazione sotto copertura come infiltrato nella band di Costello.

Ma anche Colin ha rapporti con lo spietato boss, passandogli informazioni sui movimenti della Polizia. Di conseguenza, quest’ultima ha a che fare con una talpa, che intralcia la giustizia e favorisce la criminalità. Chi avrà la meglio? Colin o Billy? E da che parte sta esattamente il bene? E il male?

Curiosità

  • Il tema del film è l’ambivalenza del bene e del male. Infatti, i due protagonisti Colin e Billy possono essere visti come due facce della stessa medaglia. Ciò che si tenta di comunicare agli spettatori è che la scelta di intraprendere la via della giustizia piuttosto che quella della delinquenza non prescinde necessariamente dall’ambiente e dall’educazione con cui cresce un individuo.
  • Un’altra tematica ricorrente è il rapporto padre-figlio: Costello è una figura paterna per i due ragazzi.
  • C’è un significato nel finale del film, dove sullo sfondo della cupola d’oro un ratto cammina sulla ringhiera del balcone di Colin Sullivan: nulla è come sembra e c’è del marcio, dello sporco (tale da attirare un ratto) anche in un lussuoso interno per individui agiati.
  • Le riprese si sono svolte a Boston e New York tra il 21 aprile e il 27 agosto 2005.
  • Il film ha avuto successo di pubblico e critica, vincendo numerosi premi, tra cui quattro premi Oscar: miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio. Mark Wahlberg è stato inoltre candidato come miglior attore non protagonista.

Easy Rider – Libertà e paura

Due hippie, Billy e Wyatt, si dirigono in sella alle proprie motociclette verso New Orleans. Durante il viaggio, hanno più volte l’occasione di constatare l’ostilità che il cittadino medio americano prova nei loro confronti. La polizia li arresta con un banale pretesto, ma grazie all’intervento di un giovane avvocato riottengono la libertà. Un film ormai entrato nel mito: non tanto per meriti suoi cinematografici (comunque notevoli), quanto per quello che ha rappresentato per la generazione dei tardi anni Sessanta, un vero e proprio manifesto della cultura alternativa. Ottima la colonna sonora (con canzoni dei Byrds, The Band, Jimi Hendrix, Roger McGuinn e Bob Dylan) e l’interpretazione di Jack Nicholson, nel ruolo marginale ma fondamentale dell’avvocato.
(andrea tagliacozzo)

Il postino suona sempre due volte

Quarta trasposizione cinematografica del celebre romanzo di James M. Cain (compresa
Ossessione
, la versione non ufficiale realizzata nel 1942 da Visconti, e il francese
Le Dernier tournant
). Negli anni Trenta, in California, un vagabondo, ospitato dal proprietario di un motel, diventa l’amante dell’avvenente moglie dell’uomo. Assieme al nuovo arrivato, la donna progetta l’assassinio del marito. Del film, abbastanza discusso e privo del fascino glamour della versione del 1946 diretta da Tay Garnett, rimangono soprattutto le vibranti interpretazioni dei due protagonisti e le ben note scene di sesso. Sceneggiatura di David Mamet.
(andrea tagliacozzo)

Qualcosa è cambiato

Nicholoson, un uomo ossessionato e pieno di fobie, viene trascinato inaspettatamente nella vita di una cameriera e del suo vicino di casa omosessuale. Col passare del tempo, e contro la sua volontà, comincia ad affezionarsi a loro e a mostrare segni di umanità. Ottima commedia drammatica (scritta da Mark L. Andrus e Brooks), che accompagna lo spettatore attraverso un viaggio nei sentimenti. Risate e lacrime assicurate. Sia Nicholson che la Hunt hanno portato a casa l’Oscar per la loro interpretazione. Harold Ramis, Lawrence Kasdan, Shane Black e Todd Solondz fanno brevi apparizioni.

Due uomini e una dote

In attesa del divorzio, un giovane fa sposare la sua ragazza, una ricca ereditiera, ad un amico. Ma una volta giunti in California, i due compari decidono di eliminare la giovane e godersi la dote. I loro ripetuti tentativi si rivelano maldestri, se non esilaranti. Alle prese con una commedia strampalata e due ruoli quasi da macchietta, Warren Beatty e Jack Nicholson si adeguano al tono del film, gigioneggiano e si divertono. Mike Nichols (regista de
Il laureato
) aveva già diretto Nicholson nel 1971 in
Conoscenza carnale
.
(andrea tagliacozzo)

Il grande inganno

Jake Nicholson, nella duplice veste di attore e regista, torna a interpretare il personaggio principale di Chinatown, l’investigatore privato Jake Gittes. Il dective riceve l’incarico di pedinare Kitty, la giovane consorte di Jake Berman. Mentre il detective sta spiando l’incontro sentimentale tra la donna e un rivale in affari del marito, Mark Bodine, che si svolge nella camera di un Motel, Berman irrompe nella stanza e uccide l’amante della moglie. Film poco apprezzato dalla critica, che può comunque contare su più di un ammiratore (Quentin Tarantino in testa). La regia di Nicholson è tutt’altro che perfetta e la storia decisamente confusa, ma Harvey Keitel giganteggia nel ruolo di Jake Berman (l’altro Jake del titolo originale, ovvero
Two Jakes
).
(andrea tagliacozzo)

Dentro la notizia

A Washington, l’attraente e ambizioso Tom viene assunto da una importante rete televisiva. Mentre si fa rapidamente strada in qualità di anchorman, s’innamora di Jane, la volitiva e brillante manager del network. Ottima confezione per un prodotto che intrattiene, diverte, ma alla fine si lascia dimenticare con altrettanta facilità. Eccellenti tutti gli interpreti, in particolare Albert Brooks nel ruolo del giornalista televisivo bravo ma di scarsa presenza. Unica nota stonata: il finale con i protagonisti che si rincontrano dopo sette anni. Candidato a sette premi Oscar nel 1987, il film non riuscì ad aggiudicarsi nessuna statuetta. (andrea tagliacozzo)

Reds

Il giornalista americano John Reed s’innamora di Louise, con la quale condivide ideali politici rivoluzionari e anticonformisti. Dopo alterne vicende, in America e in Europa, la coppia arriva in Russia alla vigilia della Rivoluzione d’ottobre. Film a suo modo coraggioso (specie considerando che è stato realizzato in seno a Hollywood) che riesce a conciliare l’impegno politico con le ragioni dello spettacolo, nonché le pagine storiche più importanti (come i giorni della Rivoluzione) con la vicenda sentimentale dei due protagonisti. Oscar 1981 alla regia, a Maureen Stapleton come attrice non protagonista e alla splendida fotografia di Vittorio Storaro. (andrea tagliacozzo)

Verso il Sud

Secondo film diretto dall’attore Jack Nicholson. Uno scalcagnato fuorilegge si salva dall’impiccagione grazie a una donna che, sposandolo, lo libera dalla condanna, secondo una stravagante norma di legge. La convivenza però si presenta difficile, soprattutto dopo la ricomparsa degli ex complici di lui. Divertente commedia ambientata nel Far West, tutt’altro che perfetta ma ricca di idee, che segnò l’esordio di Mary Steenburgen e del grande John Belushi.
(andrea tagliacozzo)

Voglia di tenerezza

Emma, una giovane donna dal carattere forte e risoluto, ha un rapporto difficile con la madre, la cinquantenne Aurora. Le cose non migliorano di certo quando la ragazza decide di sposare un modesto insegnante, malvisto dalla genitrice, e si trasferisce in un’altra città. Confezionato ad arte per commuovere le platee e sbancare al botteghino, il film, abilmente in bilico tra dramma e commedia, funziona anche grazie all’apporto di un gruppo di attori a dir poco strepitoso (bravissimi anche i secondari Jeff Daniels e John Lithgow). Cinque Oscar 1983 al film, al regista, alla sceneggiatura e a due degli interpreti, Shirley MacLaine e Jack Nicholson. (andrea tagliacozzo)

Professione: Reporter

Enigmatica narrazione su un insoddisfatto giornalista televisivo inviato in Africa, che scambia la propria identità con quella di un trafficante d’armi inglese morto improvvisamente in una stanza d’albergo. Tornato in Europa, incontra una ragazza con la quale ripara in Spagna nel tentativo di far perdere le proprie tracce alla moglie. Come in Blow-up Antonioni imposta un intreccio quasi giallo per raggiungere l’astrazione – evidengte in questo caso nel virtuosistico piano sequenza finale di 7′, che segna la morte e l’allontanamento del personaggio. Ad accorgersi che la realtà è impenetrabile allo sguardo umano questa volta è un giornalista televisivo, già abituato alla manipolazione dei punti di vista e all’irrealtà dell’immagine in movimento (vedi la ripresa-video dell’uomo fucilato che, come direbbe Bazin, continua oscenamente a morire). Dove il film cala è nella descrizione di un amore impossibile ma, figurativamente, il film è tra i più belli e misteriosi di Antonioni: assolato, vitreo, impareggiabile nell’usare cenari tanto diversi come i deserti africani e la Barcellona surreale di Gaudì. Nastri d’argento ad Antonioni per il miglior film e a Tovoli per la fotografia.

Chinatown

A Chinatown, il quartiere cinese di San Francisco, l’investigatore privato Jack Gittes si occupa di un caso di infedeltà coniugale. Ma durante le indagini, che si fanno sempre più intricate, viene fuori ben altro. Roman Polanski rilegge alla sua maniera – decisamente inquietante – i temi classici del poliziesco e del noir, riservandosi un piccolo ma gustoso ruolo nei panni di un gangster. Nicholson tornerà a interpretare il personaggio di Gittes sedici anni più tardi ne
Il grande inganno
. Sceneggiatura, premiata con l’Oscar, di Robert Towne.
(andrea tagliacozzo)

Terapia d’urto

Dave Buznik (Adam Sandler), dopo un equivoco a bordo di un aereo, viene condannato da un giudice come soggetto troppo violento e irascibile e quindi costretto a seguire una terapia di gestione della rabbia, condotta dal dottor Buddy Rydell (Jack Nicholson). Dave non crede di essere un violento, ma piuttosto, al contrario, troppo mite e remissivo. La terapia del dottore, dal canto suo, è ciò che di meno ortodosso ci possa essere. In seguito a un altro malinteso, il giudice condanna Dave a vivere per un mese intero a stretto contatto, 24 ore su 24, con il dottor Rydell. La cura procede in maniera surreale, fino a quando… Commedia a tratti esilarante, con un Jack Nicholson in splendida forma ironica. Adam Sandler si dimostra ancora una volta versatile a ogni ruolo, con una netta propensione per quelli comici. Qualche comparsata eccellente, dall’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, all’ex campione di tennis John McEnroe, alla squadra di baseball degli Yankees, rendono il film ancora più sfizioso, anche se un finale davvero banale svilisce il tutto. Si tratta pur sempre di una commedia, scritta bene e con sprazzi di comicità assoluta, alternata a stantii doppi sensi. Comunque piacevole.
(andrea amato)

Ironweed

William Kennedy ha fatto l’adattamento del suo romanzo vincitore del premio Pulitzer Prize sulla gente di strada, ambientato ad Albany, New York, nel 1938. Nicholson interpreta un uomo che cerca di venire a termini con una vita che gli ha voltato le spalle anni prima. La Streep è la sua compagna da molto tempo che, come lui, non riesce a stare a lungo lontano dalla bottiglia. Primo film americano di Babenco ha un’atmosfera forte ed è pieno di immagini ossessionanti: ma è lungo e ininterrottamente desolante, con davvero troppo pochi picchi drammatici. Si salva grazie a Nicholson e alla Streep ed è un privilegio guardare le loro interpretazioni. Nomination all’Oscar per Jack Nicholson e Meryl Streep.

Come lo sai

La vita di Lisa (Reese Witherspoon) viene improvvisamente sconvolta quando scopre di essere stata tagliata fuori dalla squadra di softball. Tutto ciò per cui aveva lavorato duramente dall’età di otto anni è finito e, per la prima volta nella sua vita, non sa cosa fare. Decide di consolarsi tra le braccia di un uomo.

Ma chi? L’affascinante Manny (Owen Wilson), giocatore di baseball professionista che, anche lui per la prima volta nella sua vita, sta seriamente pensando ad un progetto a due. George (Paul Rudd) è un uomo d’affari dolce ma un po’ goffo che ha appena perso il lavoro nell’azienda di famiglia per colpa di un’accusa falsa e assurda. Entrambi sono innamorati di Lisa e vogliono aiutarla a rimettersi in piedi. Una commedia che lotta alla scelta dell’uomo ideale, chi sarà il fortunato?

L’ultima corvée

Commedia drammatica di qualità superiore su due militari della marina con l’ordine di trasportare in carcere un prigioniero cleptomane. I dialoghi acuti e crudi di Robert Towne contribuiscono a dar forma a un personaggio fatto apposta per Jack Nicholson. Tratto da un romanzo di Darryl Ponicsan. Non perdete l’apparizione di Gilda Radner.

L’onore dei Prizzi

Il boss mafioso Corrado Prizzi vuole far sposare sua nipote Maerose al killer Charley Partanna, ma questi s’innamora della bella Irene Walker. Durante una «lavoretto», Charley scopre che la ragazza, che fa il suo stesso mestiere, ha sottratto ai Prizzi un milione di dollari. A settantanove anni, il già malato John Huston (morirà nel 1987) dirige un gangster movie ironico e pungente con la freschezza di un esordiente di grande talento. Una delle prove migliori della sua carriera. Oscar 1985 alla bravissima Anjelica Huston (figlia del regista) come migliore attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Codice d’onore

Codice d’onore

mame cinema CODICE D'ONORE - STASERA IN TV IL SUCCESSO DEL 1992 scena
Una scena del film

Il protagonista di Codice d’onore, film del 1992 diretto da Rob Reiner, è il tenente Daniel Kaffee (Tom Cruise), il quale viene incaricato di formare un collegio di difesa dinnanzi alla corte marziale per due Marines, il vice-caporale Dawson (Wolfgang Bodison) e il soldato scelto Downey (James Marshall). I due sono infatti accusati dell’omicidio di un commilitone, il soldato William T. Santiago, avvenuto nella base navale di Guantánamo, a Cuba.

Tuttavia, la difesa intende dimostrare che l’omicidio sia avvenuto per ordine del colonnello Nathan R. Jessep (Jack Nicholson), il quale sta per essere nominato direttore delle operazioni del Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Tra rivelazioni inaspettate e inquietanti, il processo cercherà di far luce su questo strano assassinio. Riuscirà quindi il tenente Kaffee a fare giustizia e a punire il vero colpevole?

Curiosità

  • Il film ha avuto un budget di produzione di circa 33 milioni di dollari; Nicholson, che per il film è stato pagato ben cinque milioni di dollari, ha inoltre commentato dicendo: «È stata una delle poche volte in cui il denaro è stato ben speso
  • Il personaggio di Daniel Kafee sembra basato su tre avvocati militari, ma il 15 settembre 2011 un articolo del The New York Times riportò che “Il personaggio di Dan Kaffee nel film Codice d’onore è del tutto fittizio e non è stato basato su nessun particolare individuo.”
  • La sceneggiatura prevedeva una scena d’amore tra Tom Cruise e Demi Moore, ma questa non fu mai girata poiché ritenuta superflua all’interno della trama.
  • Nell’appartamento di Kaffee si vedono due copie del romanzo Misery di Stephen King in una scena in cui guarda una partita di baseball. Il film Misery non deve morire, tratto dal romanzo, fu diretto sempre da Rob Reiner nel 1990.
  • L’autore Aaron Sorkin appare in un cameo in una scena al bar, intento a parlare di un caso con una donna.
  • Il film è stato un grande successo al botteghino: ha infatti incassato più di quindici milioni di dollari soltanto nel suo weekend di apertura ed è stato il numero uno al box office per le prime tre settimane.
  • La parola “signore” (sir nell’originale), in più, viene usata complessivamente 164 volte nel corso del film.

Tutto può succedere

Harry Sanborn ha sessantatre anni. E una originale teoria sentimentale: uscire solo con donne sotto i trenta, che sono meno impegnative. E così fa. È un play boy inguaribile, un uomo di successo, un produttore discografico di dischi rap. Che trascorre il week-end ad Hamptons, vista oceano, con una incantevole trentenne. È in cucina in mutande quando arrivano la di lei madre e zia. La madre è Erica Barry, una famosa drammaturga. Imbarazzo. I quattro decidono di trascorrere comunque qualche giorno sotto lo stesso tetto. Ma mentre si sta divertendo con la giovane Marin, Harry ha un principio d’infarto. Ricovero all’ospedale, lo cura un bel dottorino… E qui tutto può succedere: il giovane dottore è ammaliato dalla scrittrice che potrebbe essere sua madre, l’infartuato dalla ragazzina che potrebbe essere sua figlia, mentre scrittrice e infartuato, tutti e due sulla sessantina, prima bisticciano, poi chattano da una stanza all’altra della casa come ragazzini, poi…

Gradevolissima commedia firmata da Nancy Meyers
(What Women Want)
con due mostri di Hollywood, Jack Nicholson e Diane Keaton, e un drappello di coprotagonisti di livello (da Keanu Reeves, a Frances McDormand, ad Amanda Peet, allo Starsky televisivo Paul Michael Glaser). Jack Nicholson, intanto, è il ricco e impenitente proprietario della casa discografica «Spara e scappa records». Bravissimo Nicholson, ingrassato, gigione (ma non esasperato come abbiamo visto in passato), autoironico – con tutte le debolezze del suo personaggio, dal viagra alla collezione di amanti giovani – e con le chiappe al vento. Sembra quasi che il premio Oscar per
Qualcuno volò sul nido del cuculo
faccia un po’ il verso a se stesso. A un signore di una certa età che ancora non ha messo la testa a posto… Con esiti esilaranti. Poi c’è una bravissima Diane Keaton, la donna lasciata dal marito (anche lui per una che potrebbe essere sua figlia e che sta per sposare), arroccata nella sua torre d’avorio dove scrive commedie, con golfini collo alto anche in piena estate, un po’ nevrotica e rassegnata alla terza età che incombe… In questo film la – per lungo tempo – musa di Woody Allen appare senza veli. In una scena velocissima e affannata, mostra ancora una invidiabile linea. C’è anche Keanu Reeves, che fa il bello, un po’ ingessato, e il premio Oscar Frances McDormand
(Fargo).
Ci sono insomma i problemi dell’amore, a tutte le età (trattati in ben altro modo rispetto a
The Mother…)
Con le risate, i pensieri, le paure, le angosce in cui ci si può riconoscere. Con una buona dose di commozione. E con una buona fetta di film che si poteva agevolmente tagliare senza che la storia ne risentisse. Anzi. Diane Keaton è in lizza come miglior attrice per gli Oscar 2004.
(d.c.i.)

Frontiera

Al confine tra gli Stati Uniti e il Messico, i poliziotti di frontiera traggono profitto dalle miserie dei poveri messicani in cerca di lavoro che cercano di emigrare illegalmente. L’agente Charlie Smith, che inizialmente partecipa alle azioni disoneste dei colleghi, si redime aiutando come può una giovane clandestina. Nonostante gli sforzi di Jack Nicholson e di Harvey Keitel, il film non riesce mai a decollare. La regia di Tony Richardson non ha più lo smalto di un tempo, ma è comunque dignitosa e contribuisce a tenere desto l’interesse.
(andrea tagliacozzo)

Heartburn – Affari di cuore

Il best-seller autobiografico di Nora Ephron (sceneggiatrice di
Harry ti presento Sally
) scritto per lo schermo dalla stessa autrice. Durante uno sposalizio, Rachel, giornalista, conosce il collega Mark. I due cominciano a frequentarsi e, dopo breve tempo, si sposano. Dopo la nascita del primo figlio, lei si accorge che il marito ha una relazione extraconiugale. La regia di Mike Nichols, non particolarmente brillante, è completamente al servizio dei due protagonisti, davvero straordinari. Il film, comunque, funziona a corrente alternata.
(andrea tagliacozzo)

Le streghe di Eastwick

Uno sconosciuto arriva ad Eastwick, un paesino della provincia del New England, insediandosi in una faraonica villa. L’uomo altri non è che il Demonio, giunto in paese per sedurre le giovani Alexandra, Jane e Sukie ed avere un figlio da ciascuna di loro. Una debordante favola horror diretta dall’abile George Miller che conferma le doti già intraviste nella serie
Mad Max
: un’accentuata propensione allo spettacolo e un uso disinvolto della macchina da presa. Jack Nicholson, memore della diabolica interpretazione di
Shining
, gigioneggia come non mai.
(andrea tagliacozzo)