Good Night And Good Luck

Usa, anni ’50. Edward Murrow (David Strathairn) è un giornalista televisivo della CBS e conduce con successo due programmi di approfondimento, usando come frase di chiusura «Good Night, And Good Luck». È affiancato dal produttore Fred Friendly (George Clooney), assieme al quale ricerca sempre notizie di rilievo. Murrow si appassiona alla disavventura del pilota della marina Milo Radulovich, che viene radiato senza un giusto processo con l’accusa di promuovere attività antiamericane. Nasce così lo scontro tra il giornalista e il presunto responsabile di questa persecuzione e del clima di sospetto imperante nella società del tempo: il senatore Joseph McCarthy, capo del Comitato Parlamentare per le Attività Antiamericane e particolarmente accanito nei confronti delle presunte attività sovversive messe in atto da cittadini in odore di comunismo. Molte saranno le pressioni e le difficoltà che l’intera redazione dell’emittente televisiva dovrà affrontare. Alcuni crolleranno ma altri, forti delle proprie convinzioni, lotteranno fino alla fine per affermare le proprie idee.

Dopo il debutto alla regia con

Confessioni di una mente pericolosa,
George Clooney confeziona un film impegnato e visivamente raffinato. Immersa in un elegante bianco e nero, la pellicola scorre nel mondo del giornalismo e dentro gli intricati conflitti dell’animo umano, raccontando la storia di un uomo che cerca di non tradire se stesso e i dettami della propria professione. Con l’uso prediletto del primo piano e una fotografia volutamente documentaristica, l’occhio di Clooney porta lo spettatore nelle riunioni di redazione, mostrando gli slanci emotivi dei giornalisti e le incognite nelle loro scelte. Discute temi delicati: critica la politica statunitense passata (e indirettamente quella attuale) che in più di un’occasione calpestò i diritti civili dei suoi cittadini instaurando un clima intollerante e di sospetto. Ma anche l’uso del mezzo televisivo inteso unicamente come mezzo d’intrattenimento anziché come fonte d’informazione e stimolo di riflessione. Lo stesso Clooney fornisce un’eccellente prova d’interpretazione davanti alla macchina da presa e in quest’opera si supera anche nel ruolo di regista. Il resto del cast non è da meno, da Robert Downey Jr a Jeff Daniels, ma su tutti brilla l’intensità drammatica di David Strathairm (Edward Murrow), che dà vita ad un personaggio carismatico che riesce a comunicare anche attraverso i suoi silenzi.
(mario vanni degli onesti)

Solaris

Lo psicologo Chris Kelvin (George Clooney), che vive in un luogo non meglio precisato del futuro, viene chiamato dal governo per andare su una stazione spaziale a indagare sullo strano comportamento dell’equipaggio. Gli astronauti da tempo hanno interrotto ogni comunicazione con la Terra, non dando più notizie riguardo le esplorazioni sul pianeta Solaris. Kelvin viene convinto da un messaggio del comandante Gibarian, suo amico, che però non gli spiega i motivi di questi comportamenti. Arrivato sulla stazione, lo psicologo scoprirà che il suo amico si è suicidato e i due scienziati superstiti danno chiari segni di squilibrio. Che segreto nasconde questa missione e il pianeta Solaris? Kelvin lo scoprirà a sue spese, riportando a galla una storia d’amore che era finita in maniera drammatica e proprio lì avrà la possibilità di cancellare quel tremendo senso di colpa, evitando di ripetere i suoi errori. Ma si può davvero rivivere il passato e modificarlo? A che prezzo poi?
Solaris
è una storia d’amore, nonostante tutto. Un viaggio dentro se stessi, nella fantascienza di poter tornare indietro per vedere se, con un’altra possibilità, si commettono gli stessi errori. Tratto dall’omonimo romanzo di Stanislaw Lem,
Solaris
approdò sul grande schermo per la prima volta nel 1972, diretto da Andrei Tarkovsky. La coppia Soderbergh-Clooney ritorna al cinema dopo il successo di
Ocean’s Eleven
e lo fa con un film completamente diverso e, se si vuole, più difficile. Ambientato esclusivamente negli interni delle stazione orbitale, il film vive per gran parte del montaggio tra le scene spaziali e i flashback. Due mondi che diventano paralleli, in cui le storie possono essere quasi sovrapponibili. Ottimo Clooney in una parte intensa, abbandonando per una volta quell’aria da guascone hollywoodiano.
(andrea amato)

Fratello, dove sei?

Nel Mississippi degli anni Trenta, tre detenuti evasi condividono una serie di avventure e inavvertitamente diventano un’attrazione canora interpretando vecchi classici musicali. Adattamento deliziosamente eccentrico dell’Odissea di Omero, pieno di idee ingegnose, musica irresistibile e dialoghi taglienti. Sceneggiatura di Ethan e Joel Coen; il titolo deriva da I dimenticati di Preston Sturges. Innovativo l’uso del colore del direttore della fotografia Roger Deakins. Super 35. Due nomination agli Oscar.

La tempesta perfetta

Nel 1991 Clooney e la sua ciurma si imbarcano da Gloucester a caccia di pesce spada a bordo della Andrea Gail. Incontreranno una tempesta immane, e moriranno tutti. Ma allora da chi è stata raccontata questa storia, che dovrebbe essere vera? Petersen vorrebbe rifare una di quelle vecchie sane pellicole di uomini e mare di tanto bel cinema americano, ma non gli riesce nulla: i personaggi hanno una statura sottozero, figurarsi se riescono a raggiungere la mitologia; i dialoghi fanno venir voglia di turarsi le orecchie (una delle chicche fa più o meno così: «Il mio ragazzo è là fuori a rischiare la vita per degli stupidi pesci spada», dice la fidanzata di Wahlberg nel bar dove si dispera; «È il gioco», risponde il proprietario taccagno dell’Andrea Gail); la tragedia nelle acque della seconda parte è ripetitiva, noiosa e alla fine ridicola; la regia si getta nella retorica con una forza che spera classicheggiante e riesce perfino penosa.

Un film di un’idiozia cosmica, basato su una storia di idioti (il capitano Clooney e la sua banda che prima decidono di infilarsi nella tormenta e poi, a un certo punto, pensano sia meglio tornare indietro raggiungono punte di pura fesseria) e messo insieme da gente di pari livello.
(pier maria bocchi)

Intrigo a Berlino

Appena dopo il termine della seconda guerra mondiale, in una Berlino devastata dai bombardamenti e ripresa in un rigoroso bianco e nero, un reporter americano, Jake Geismar (George Clooney) viene incaricato di seguire la conferenza di Potsdam. Nella capitale tedesca Jake cerca di riannodare i fili dell’amore interrotto con la bella Lena (Cate Blanchett) ma il ritrovamento di un soldato americano morto nel settore controllato dai sovietici obbliga il giornalista ad addentrarsi in una intricata vicenda. A essere sospettato dell’omicidio è infatti l’ex marito di Lena. Il film, presentato al festival di Berlino 2007, è stato anche candidato agli Oscar per la colonn

Burn after reading – A prova di spia

Un agente della Cia, dopo essere stato licenziato, decide di scrivere un libro di memorie, raccontando della propria vita e del suo lavoro. Per una serie di circostanze, i suoi appunti vengono per sbaglio copiati su un disco per computer, che finisce casualmente in possesso di Chad e Linda, impiegati di una palestra. Convinti di avere tra le mani dei veri segreti di stato, i due decidono di rivendere il disco al miglior offerente, innescando così una serie di eventi imprevedibili e di irresistibile comicità.

La sottile linea rossa

Seconda guerra mondiale: dopo un prologo in cui un gruppo di disertori viene ripescato in un’isola tropicale, seguiamo le fasi dello sbarco a Guadalcanal e la tragica presa di una collina.
Covato per decenni da un regista che dopo soli tre film è già un mito vivente,
La sottile linea rossa
è
il
film filosofico sulla guerra, ideale pendant di
Full Metal Jacket
di Kubrick. Infatti quanto quest’ultimo è anarchico, laico e nichilista, tanto il film di Malick è religioso e metafisico. Tratto da un vecchio romanzo di guerra e attraversato da una pluralità di voci fuori campo, il film è un autentico poema visivo in cui la tragedia della guerra non impedisce continui salti di paradigma, nella visione di una natura immota e sovrastante. Diversi i momenti strazianti, con un prologo che spiazza e comunica fin da subito una vertigine dello sguardo che è difficile scrollarsi di dosso. Un grande film, che ha il coraggio di tentare la strada della poesia e della meditazione: filosofico, pacifista e trascendentalista, al pari di un Whitman o di un Thoreau.
(emiliano morreale)

Confessioni di una mente pericolosa

La vera storia di Chuck Barris, o così dice lui. Un importante autore televisivo di programmi ultra pop, come
Il gioco delle coppie, Tra moglie e marito, La corrida,
che di notte uccide per la Cia. Una vita vissuta pericolosamente, tra assassini a sangue a freddo e puntate pilota, tra spie nemiche e indici di gradimento. La pistola con il silenziatore e i dati audience, la ragazza conosciuta da giovane, decisa a sposarlo e a perdonargli tutti i tradimenti, o la misteriosa e fatale donna incontrata a Berlino Ovest? Due esistenze parallele che, alla lunga, si intrecciano, mischiandosi pericolosamente, fino ad arrivare alla paranoia, alla schizofrenia e all’esaurimento nervoso. Come uscirne? Semplicemente raccontando tutto e liberarsi del fardello. Nessuno sa con precisione se l’autobiografia di Chuck Barris sia reale o semplicemente frutto della sua fantasia, certo è che è risultata essere il soggetto perfetto per il debutto alla regia di George Clooney. Il bello di Hollywood, che recita anche in una piccola parte, ha voluto come sceneggiatore il geniale Charlie Kaufman, già autore di
Essere John Malkovich
e il
Ladro di orchidee.
Un film fatto in famiglia, prodotto dall’amico Steven Soderbergh e recitato dall’amica Julia Roberts, con due comparsate d’eccezione come Brad Pitt e Matt Damon, ironicamente scartati durante una puntata de
Il gioco delle coppie,
a favore di un goffo grassone. Ottima esordio di Clooney, che con la sua ironia e la delirante visionarietà di Kaufman ha permesso al protagonista Sam Rockwell di fare una splendida figura, vincendo anche l’Orso d’Argento al Festival del Cinema di Berlino 2003.
(andrea amato)

Spy Kids

Gregorio e Ingrid sono fra le spie più abili del mondo. Inviati da due diverse nazioni con il preciso compito di eliminarsi l’un l’altra, i due si innamorano e decidono di sposarsi. Nove anni dopo, genitori più o meno felici dei piccoli Carmen e Juni, gli ex agenti segreti vengono rapiti insieme ai loro vecchi colleghi da Fegan Floop, protagonista di uno show televisivo al soldo di Mr. Lisp, un malvagio miliardario che vuole governare il mondo. Ci sono solo due persone che possono salvare i prigionieri: Carmen e Juni, gli
Spy Kids
. Scritto e diretto da Robert Rodriguez, già regista di
El Mariachi
(1993) e

The Faculty
(1998), questo film è una divertente parodia delle spy story in cui agenti senza macchia e senza paura salvano le sorti del mondo grazie al loro coraggio e a gadget ipertecnologici. In questo caso gli 007 sono due bambini un po’ pasticcioni che, ignari della vera professione dei genitori, scoprono pian piano la verità facendosi strada all’interno del magico castello di Floop. Antonio Banderas (Gregorio) conferma di avere buoni numeri anche come attore comico, nuovamente diretto da Rodriguez, con cui aveva già lavorato nei panni del padre di due piccole pesti in uno degli episodi di
Four Rooms
(1995), mentre Carla Gugino (Ingrid) è allo stesso tempo dolce e sexy, l’ideale per interpretare una mamma-spia. Davvero simpatici Alexa Vega e Daryl Sabara, i due bambini il cui comportamento, fra dispetti e slanci d’affetto, è simile a quello di tutti i fratellini del mondo che, facile prevederlo, si divertiranno un mondo ad assistere alle gesta dei loro coetanei. Dulcis in fundo, a prevedibile lieto fine ormai completato, c’è anche George Clooney in un divertente cameo.
(maurizio zoja)

Tra le nuvole

Storia di Ryan Bingham (GEORGE CLOONEY), un “tagliatore di teste” aziendale, un professionista di viaggi d’affari che, dopo tanti anni spesi felicemente in volo, improvvisamente si sente pronto a cambiar vita.

Ryan è sempre stato soddisfatto della sua libertà, vissuta fra i vari aeroporti, alberghi e automobili in affitto d’America. Tutto ciò di cui ha bisogno entra comodamente in un trolley: Ryan è un viaggiatore privilegiato, un membro esclusivo di tutti i programmi “mille miglia” di ogni compagnia aerea. E ora che sta per raggiungere l’ambito obiettivo di 10 milioni di miglia… si rende conto che nulla nella sua vita ha davvero senso.

Quando si innamora di un’attraente viaggiatrice (VERA FARMIGA), il suo “capo” (JASON BATEMAN), su consiglio di una giovane e rampante “ottimizzatrice” aziendale (ANNA KENDRICK), gli propone di lavorare per sempre in sede, privandolo dei suoi amati e frequenti viaggi. Di fronte alla nuova – terrorizzante! – prospettiva di mettere radici in qualche posto, Ryan inizia a riflettere su cosa significa realmente avere una casa.

The American

Essendo un assassino, Jack (George Clooney) si sposta di continuo ed è sempre solo. Quando un lavoro in Svezia si conclude piuttosto male rispetto al previsto per questo americano espatriato, Jack si ritira in campagna, in italiana. Si gode l’opportunità per restare lontano dalla morte per un po’ mentre si annida in un paesetto medievale. Lì Jack accetta l’incarico di costruire un’arma misteriosa per un contatto misterioso, Mathilde (Thekla Reuten). Assaporando la tranquillità e la pace trovata tra le montagne d’Abruzzo, Jack accetta l’amicizia di un prete del posto, Padre Benedetto (Paolo Bonacelli) ed ha una torrida relazione con una bella donna locale, Clara (Violante Placido). A poco a poco il rapporto tra Jack e Clara si trasforma in una vera storia d’amore, apparentemente priva di pericoli. Ma uscendo dall’ombra, Jack potrebbe sfidare il suo destino.

Michael Clayton

Michael Clayton è il “risolutore” di uno degli studi legali più grandi di New York. Su ordine di Marty Bach, Clayton si occupa dei lavori più sporchi della Kenner, Bach & Ledeen.
Quando l’avvocato penalista più eminente dello studio, il brillante Arthur Edens, cade in preda a un esaurimento nervoso e tenta di sabotare un caso legato alla società agrochimica U/North, Michael Clayton viene mandato a risolvere la questione e nel farlo si trova faccia a faccia con la realtà del suo ruolo.

Ocean’s Thirteen

Danny Ocean e compagni devono togliere dai guai l’amico di vecchi data Reuben Tishkoff (Elliot Gould), entrato in affari con il losco uomo d’affari Willy Banks (Al Pacino). Ocean ha così intenzione di rovinare la festa di inaugurazione del nuovo casinò di Banks, screditandolo agli occhi della stampa e vendicando il torto subito dall’amico.

Dal tramonto all’alba

Dal tramonto all’alba

mame cinema DAL TRAMONTO ALL'ALBA - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Diretto da Robert Rodriguez, Dal tramonto all’alba (1996) ha come protagonisti due fratelli fuorilegge, Seth (George Clooney) e Richard (Quentin Tarantino). Dopo un sequestro di persona culminato in omicidio a causa dei disturbi mentali di Richard, i due sono costretti a fuggire in Messico, precisamente al bar Titty Twister, locale per camionisti aperto dal tramonto all’alba dove li aspetta un loro conoscente.

Ma i fuorilegge si imbattono in una famiglia diretta anch’essa in Messico per una vacanza: si tratta del pastore Jacob (Harvey Keitel) e dei suoi figli Kate (Juliette Lewis) e Scott (Ernest Liu). Per raggiungere quindi il Titty Twister, i fratelli rapiscono la famiglia e utilizzano il loro camper. Ma, una volta giunti al locale, qualcosa di orribile li aspetta: i frequentatori del bar sono tutti vampiri. Ecco perché, dunque, il Titty Twister apre al tramonto e chiude all’alba. Riusciranno i protagonisti a non finire in pasto alle sanguinarie creature? Vedranno ancora l’alba del giorno dopo?

Curiosità

  • Nel film compare anche l’attrice Salma Hayek, nei panni di una vampira/danzatrice esotica.
  • La pellicola è il frutto di una collaborazione tra Robert Kurtzman e Quentin Tarantino. Ai tempi de Le iene lavorarono a una sceneggiatura scritta da Tarantino quando era al liceo. Egli si è ispirato al finale del film Getaway, il rapinatore solitario: due delinquenti si devono dirigere alla frontiera messicana per sfuggire alla polizia dopo aver compiuto una rapina. E, a questo punto, per evitare di scadere nello stereotipo, Tarantino ha deciso di inserire i vampiri.
  • La parte di Seth Gecko è stata offerta a John TravoltaTim RothSteve BuscemiChristopher Walken e Michael Madsen. Tutti e cinque hanno però rifiutato a causa di altri impegni cinematografici.
  • Harvey Keitel, che aveva già collaborato con Tarantino ne Le iene e Pulp Fiction dichiarò che «lavorare con Quentin era un’esperienza unica: figurarsi cosa sarebbe stato lavorare con un amico di Quentin».
  • La Lewis affermò che una delle cose che più l’avevano aiutata nel girare alcune scene d’orrore era la sua capacità di non immedesimarsi nella protagonista: riusciva a interpretarla nel modo corretto, ma mai ad immedesimarsi.
  • Deleteria, nel parere di Roger Ebert fu l’interpretazione di Ernest Liu, esordiente per il grande schermo nel ruolo di Scott Fuller, forse il personaggio più debole che Tarantino abbia mai ideato.

L’uomo che fissa le capre

Il giornalista Bob Wilton (Ewan McGregor) è in cerca di uno scoop quando incontra Lyn Cassady (l‘attore vincitore dell‘Oscar George Clooney), una figura ambigua che sostiene di appartenere a un‘unità sperimentale dell‘esercito americano. Secondo Cassady, il New Earth Army sta cambiando la maniera di combattere le guerre: una legione di Monaci guerrieri con poteri mentali senza precedenti è in grado di leggere il pensiero del nemico, attraversare i muri, e addirittura uccidere una capra semplicemente guardandola.

Ora, il fondatore del programma, Bill Django (il candidato all‘Oscar Jeff Bridges), è scomparso e la missione di Cassady è ritrovarlo. Intrigato dalle strampalate storie raccontate dalla sua nuova conoscenza, Bob decide di seguirlo nella ricerca. E quando l‘improbabile coppia rintraccia Django in un campo di addestramento clandestino gestito dal fuorilegge psicotico Larry Hooper (l‘attore vincitore di due premi Oscar Kevin Spacey), il giornalista resta intrappolato nel mezzo di una battaglia tra le forze del New Earth Army di Django e la milizia personale di Hooper formata da super soldati. Per sopravvivere a questa selvaggia avventura, Bob dovrà superare in astuzia un nemico che non avrebbe mai pensato di dovere affrontare.

Ocean’s Eleven

Un ladro-gentiluomo, Danniel Ocean (George Clooney), esce di galera dopo quattro anni e, senza pensarci un attimo, cerca di mettere in atto un altro colpo, il colpo del secolo: svaligiare tre casinò di Las Vegas. Per il suo piano ha bisogno di molti uomini, undici in tutto. Il suo socio è Rusty Ryan (Brad Pitt), un baro che insegna a giocare a poker a celebrità della televisione. Quando ormai è tutto pronto si scopre che il padrone dei tre casinò (Andy Garcia) è il nuovo compagno della sua ex moglie (Julia Roberts). Ocean non solo vuole rubare 160 milioni di dollari, ma anche riconquistare la sua dolce metà. Un cast impressionante per un film leggero, spassoso, che segue un canovaccio trito e ritrito, ma molto ben confezionato. Soderbergh si dimostra ancora una volta un mostro da box office, questa volta però la grande impresa non è stata dirigere il film, ma assemblare così tante prime donne di Hollywood che, così ci dicono, hanno lavorato in perfetta armonia e sottocosto. Una piacevole commedia con divertenti escamotage narrativi. Il resto lo fanno le star. Dedicato alle fan di Clooney, Pitt e Damon, un po’ meno a quelli della Roberts, che compare poco (ma bene).
(andrea amato)

Fratello, dove sei?

Un galeotto convince due compagni di prigionia a evadere per recuperare un fantomatico tesoro. In realtà vuole tornare dalla moglie, che sta per risposarsi… Una cosa è certa: per concepire la storia di tre forzati in fuga dal bagno penale nell’America rurale e stracciona degli anni Trenta, modellandola nientemeno che sulla Madre di tutti i racconti di viaggio (debito esplicitamente dichiarato nei titoli di testa), bisogna davvero possedere tutta la disinvoltura e lo sprezzo del pericolo dei Coen Bros.: i quali, sarà bene dirlo subito, ne escono ancora una volta vincitori, aggiungendo un tassello solo in apparenza atipico a una filmografia che di capitolo in capitolo va facendosi sempre più corposa e rilevante nel suo incessante processo di attraversamento, rielaborazione e attualizzazione dell’immaginario – non solo cinematografico – americano.
Con Fratello, dove sei?
, le intrusioni del Mito nel cinema dei Coen si espandono fino a occupare l’intero spazio della narrazione. Finora, infatti, se ne erano registrate tracce sparse in film come
Arizona Junior
(il personaggio del motociclista satanico) o
Mr. Hula Hoop
(la cui voce off apparteneva addirittura al Tempo in persona), senza contare la sospensione metafisica che circolava per lo spettrale hotel di
Barton Fink
. Episodi che, accostati al feroce e stralunato iperrealismo di
Blood Simple
e
Fargo
, alla matematica precisione di
Crocevia della morte
e alla beffarda malinconia di
Lebowski
, coprono una gamma di registri narrativi di invidiabile ampiezza. Ma non ci si aspetti, in quest’ultima e ambiziosa alzata di tiro, un pedissequo calco delle stazioni e dei caratteri dell’on the road (o meglio, dell’on the sea) omerico, appena riverniciati in salsa contemporanea: le peregrinazioni dell’impomatato Ulysses Everett McGill e dei suoi compagni di sventura, significativamente in cerca di un tesoro fantomatico e inesistente, li conducono nuovamente a contatto con le mille facce del morbo dell’idiozia, della corruzione, del razzismo e della violenza che squassano il Grande Paese. E a presiedere al loro destino non vi sono nessun Poseidone e nessuna Atena, bensì tuttalpiù una coppia di «divinità» antagoniste laide e volgari, contrapposte ma sconsolatamente identiche, in lotta per un potere tutto terreno (qualche allusione, con un anno di anticipo, a qualche tornata elettorale recente?).

Immerso «deep in the heart of darkest America», come diceva Laurie Anderson, nello scenario di un Sud arcaico e ignorante che non serve solamente a motivare la scelta country & bluegrass della funzionalissima colonna sonora,
Fratello, dove sei?
non inciampa mai su derive banalmente parodistiche, ma gioca la carta della deformazione grottesca alla stregua di un Daumier dei giorni nostri, con una varietà di trovate e di soluzioni di cui sarebbe impossibile fornire qui adeguata e sintetica descrizione. Clooney, Turturro e Nelson (ma anche tutti gli altri) pressoché perfetti, figurine in movimento su uno sfondo assolato reso sinistramente livido e giallastro dalla fotografia di Roger Deakins. Forse non il capolavoro di Joel & Ethan, ma sicuramente un’esperienza che riconcilia con il cinema.
(marco borroni)

In amore niente regole

Stati Uniti, anni Venti. Dodge Connolly è un esuberante campione di football americano, uno sport nascente che attrae pochi tifosi, rissosi e ubriaconi, che non concepiscono di dover pagare una fortuna per assistere a una partita. Il football è ancora un gioco senza regole, che spesso finisce a cazzotti. Tuttavia il capitano Connolly è determinato ad educare la sua squadra e di riuscire a riempire gli stadi.

Out of Sight

Jack Foley (George Clooney) ha messo a segno più di duecento rapine in banca, non ha mai usato armi ed è finito in galera solo tre volte. Sta rapinando l’ennesimo sportello, ma quando sta per scappare (con molta calma) l’auto non parte. Finisce in prigione a Miami. Evade. Guarda caso proprio all’uscita della buca scavata sotto il penitenziario c’è l’agente dell’Fbi Karen Sisco che spara agli evasi. Lui se la cava e Buddy, il suo complice, nasconde evaso e sceriffa nel bagagliaio dell’auto. Sono stretti stretti, ma parlano di cinema. Si piacciono, è evidente. Anzi, lei lo sognerà in atteggiamenti romantici. Ma Jack va per la sua strada, anche perché quando era carcerato aveva pensato a un grosso colpo a Detroit. Con Buddy, tenta la grossa rapina a un pezzo grosso finito a sua volta in prigione per insider trading, ma con diamanti grezzi per milioni di dollari nella vasca dei pesci di casa. Ci provano. Intanto la bella Jennifer, detective con mini tubino e spacco, è sulle loro tracce. E sarà proprio lei a catturare il bel Jack. Ma forse una prossima evasione…
Un poliziesco rosa dalla trama un po’ complicata, con molte assurdità (flash-back, scene immaginate…), che si regge soprattutto sui due bellissimi di Hollywood: George Clooney (che Soderbergh dirigerà nel 2001 in
Ocean’s Eleven
) e la cantante-attrice Jennifer Lopez. Qualche risata, per una trama un po’ troppo scontata (soprattutto per la parte romantica) fin dall’inizio. Per il regista, la rinascita dopo
Sesso, bugie e videotape
del 1989. Ruoli cameo di Michael Keaton e Samuel L. Jackson.