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La sottile linea rossa

Seconda guerra mondiale: dopo un prologo in cui un gruppo di disertori viene ripescato in un’isola tropicale, seguiamo le fasi dello sbarco a Guadalcanal e la tragica presa di una collina.
Covato per decenni da un regista che dopo soli tre film è già un mito vivente,
La sottile linea rossa
è
il
film filosofico sulla guerra, ideale pendant di
Full Metal Jacket
di Kubrick. Infatti quanto quest’ultimo è anarchico, laico e nichilista, tanto il film di Malick è religioso e metafisico. Tratto da un vecchio romanzo di guerra e attraversato da una pluralità di voci fuori campo, il film è un autentico poema visivo in cui la tragedia della guerra non impedisce continui salti di paradigma, nella visione di una natura immota e sovrastante. Diversi i momenti strazianti, con un prologo che spiazza e comunica fin da subito una vertigine dello sguardo che è difficile scrollarsi di dosso. Un grande film, che ha il coraggio di tentare la strada della poesia e della meditazione: filosofico, pacifista e trascendentalista, al pari di un Whitman o di un Thoreau.
(emiliano morreale)

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