The American

Essendo un assassino, Jack (George Clooney) si sposta di continuo ed è sempre solo. Quando un lavoro in Svezia si conclude piuttosto male rispetto al previsto per questo americano espatriato, Jack si ritira in campagna, in italiana. Si gode l’opportunità per restare lontano dalla morte per un po’ mentre si annida in un paesetto medievale. Lì Jack accetta l’incarico di costruire un’arma misteriosa per un contatto misterioso, Mathilde (Thekla Reuten). Assaporando la tranquillità e la pace trovata tra le montagne d’Abruzzo, Jack accetta l’amicizia di un prete del posto, Padre Benedetto (Paolo Bonacelli) ed ha una torrida relazione con una bella donna locale, Clara (Violante Placido). A poco a poco il rapporto tra Jack e Clara si trasforma in una vera storia d’amore, apparentemente priva di pericoli. Ma uscendo dall’ombra, Jack potrebbe sfidare il suo destino.

L’anima gemella

Un paesino del Sud Italia, in Puglia, affacciato su un coloratissimo Mediteraneo. Tonino (Michele Venitucci) e Maddalena (Violante Placido) si amano in maniera pura e incondizionata. Teresa (Valentina Cervi) cugina ricca di Maddalena, però, è innamorata di Tonino e fa di tutto per portarlo all’altare. Stretto tra le pressioni familiari dei genitori e quelle di Teresa, Tonino sembra cedere all’offerta di matrimonio. Ma Teresa si sente brutta e non sopporta la bellezza angelica di Maddalena, è disposta a tutto pur di essere come lei. La sua ossessione la porta da una fattucchiera del paese, per ordire qualche magia contro i due innamorati. Angeloantonio, barbiere scalcagnato e truffaldino, figlio della fattucchiera, spera di riuscire a ricavare un po’ di soldi da questa situazione, ma dopo aver complicato la vita a tutti, riuscirà a rimettere le cose a posto. Una storia irreale, una favola, raccontata in una cornice molto passionale, colorata e vivace. Dove credenze antiche si mescolano a frenesie attuali. Un film sui doppi, sugli equivoci, con una trama che rimanda alla tradizione shakespiriana. Un amore forte, una passione che va oltre le percezioni fisiche, ma che è radicato nell’anima e che quindi non si può raggirare con nessun incantesimo. Sesto lungometraggio di Sergio Rubini nella veste di regista, con una storia ambientata a casa sua, nel Sud. Ben scritto, fantasioso, ben recitato e ben confezionato, con alcune trovate registiche di tutto rispetto. A partire dai piccoli effetti speciali usati come raccordi nel montaggio. Da fare attenzione anche alle musiche di Pino Donaggio.
(andrea amato)

Lezioni di cioccolato

Mattia è un giovane geometra che guadagna assai bene grazie all’utilizzo di materiali scadenti e manovali in nero che non lavorano in condizioni di sicurezza. Un giorno uno di essi, l’egiziano Kamal, cade dal tetto di un casale e si rompe entrambe le braccia. L’uomo propone al suo datore di lavoro di non denunciarlo, a patto che partecipi al suo posto a un corso per pasticceri tenuto alla Perugina e riesca a portare a casa il diploma. Il sogno di Kamal, che in patria era pasticcere, è infatti quello di tornare all’antica professione ma per fare ciò il diploma è assolutamente necessario. Mattia accetta solo perché non ha altra scelta, assume l’identità di Kamal ma frequenta il corso svogliatamente e viene quasi subito smascherato in quanto totalmente incapace di preparare dolci. Le cose cambieranno anche grazie all’incontro con Cecilia, una pasticcera un po’ fuori di testa che accetterà di fargli da tutor.

Ora o mai più

Giugno 2001. David, studente dell’ultimo anno di Fisica nella più prestigiosa università italiana, la Normale di Pisa, vive in una dimensione parallela alla vita reale, fatta di profonde riflessioni sui massimi sistemi e scarsi rapporti con le persone e le cose quotidiane. Curriculum ineccepibile e media vertiginosa, nel giorno del suo ultimo esame incontra la bella Viola nei corridoi dell’università. La ragazza gli lascia un volantino e si allontana, lui rimane folgorato e, senza pensarci due volte, la segue. In un attimo si ritrova catapultato dentro un’assemblea del collettivo studentesco. Per lui inizierà un nuovo periodo di scoperte e di crescita.

Giunto al suo terzo lungometraggio, Lucio Pellegrini tente il salto di qualità dopo le poco impegnative commediole
E allora mambo!
e
Tandem.
La storia di David, ragazzo introverso e intelligente che viene iniziato al mondo della politica, ricorda troppo spesso quelle raccontate in altre innumerevoli pellicole di ultima generazione e scontati sono anche i personaggi del collettivo studentesco. Viene in mente il Muccino alle prime armi, proveniente proprio come Pellegrini, dal mondo della televisione. E
Ora o mai più
è davvero troppo vicino all’immaginario della fiction televisiva e dello sceneggiato da piccolo schermo, sia nei dialoghi, poco convincenti, che nell’interpretazione del cast. I due protagonisti, Jacopo Bonvicini e Violante Placido, riescono a trasmettere poco o nulla dei loro appassionati e ingenui personaggi. Per fortuna, alternando momenti comici e drammatici, la pellicola non annoia. Forse perché, passando attraverso il mondo colorato delle occupazioni studentesche, degli sgomberi e dell’impegno sociale, trasmette quel vago sentimento di nostalgia per una giovinezza ormai trascorsa, rivelando in tal modo le reali intenzioni evocative del regista.
(emilia de bartolomeis)

La cena per farli conoscere

Già nel cast di numerosi b-movie, Sandro Lanza (Diego Abatantuono) è un attore di soap opera sul viale del tramonto. Sottopostosi a un intervento di chirurgia plastica per compiacere un’attricetta con cui ha una relazione, si ritrova sfigurato, con un occhio spalancato che è costretto a celare sotto occhiali scuri per evitare il ridicolo. Licenziato dalla produzione della soap, inscena un finto suicidio. In ospedale viene raggiunto dalle tre figlie (Violante Placido, Vanessa Incontrada e Inés Sastre), avute da donne diverse e tutte e tre infelici, ognuna per ragioni diverse…

Avati prende spunto da una leggenda metropolitana (una pausa forzata che Ugo Tognazzi avrebbe dovuto imporsi dopo un intervento estetico finito male) e ritrova i toni amarognoli e malinconici che gli sono cari per raccontare il declino di un attore. Ma poi finisce per prendersela con la televisione ei reality e perde l’occasione di offrire ad Abatantuono (finalmente senza barba e straordinariamente in parte) l’occasione per raccontare davvero la miseria umana di un certo ambiente “artistico”.

Che ne sarà di noi

Matteo, Paolo e Manuel sono giovani, carini e hanno appena fatto la Maturità. Il problema di cosa fare nella vita li sfiora appena e la scelta tra università e lavoro appare molto lontana. Prima bisogna decidere cosa fare durante l’estate tanto attesa. Alla fine i tre decidono di partire per la Grecia, meta delle vacanze di Carmen, la ragazza di cui Matteo è innamorato. A Santorini si avvicineranno, ma solo un po’, all’età adulta, in una sorta di viaggio iniziatico senza prove troppo difficili da superare.
Reduce dai flop artistici e commerciali de Il mio West (1998) e Streghe verso Nord (2001), Giovanni Veronesi si riscatta con una commedia dolceamara sulla generazione dei ventenni prossimi futuri. Silvio Muccino, all’opera anche nelle vesti di sceneggiatore, conferma le buone qualità già mostrate ne Il cartaio di Dario Argento, ben affiancato da Giuseppe Sanfelice (il «figlio» di Nanni Moretti) e dalla rivelazione Elio Germano. Accanto a loro la sempre più affascinante Violante Placido, che non sarà una grande attrice ma è perfetta nel ruolo della sirena che incanta il diciannovenne Matteo. Non tutto funziona alla perfezione, a cominciare dall’idea, un po’ scontata, di ambientare in Grecia la vacanza dei tre ragazzi. I teenager però si riconosceranno nelle abitudini dei protagonisti e chi ha qualche anno di più potrà guardare con occhio diverso i ventenni di sua conoscenza. Un onesto film d’evasione con qualche buono spunto per riflettere, proprio come una vacanza ben riuscita. (maurizio zoja)

Il giorno + bello

Leo e Nina sono due giovani innamorati. Anticonformisti e sicuri di essere diversi dal resto del mondo, una coppia speciale, graziata dalle convenzioni che caratterizzano tutti i rapporti, tutti tranne il loro. Quando Nina chiede al suo fidanzato di sposarla, un momento di shock iniziale viene superato con l’entusiasmo di fare un matrimonio veramente diverso da ogni altro: niente lista di nozze ma adozioni a distanza, bandite le orride bomboniere in favore di libri di poesia, cerimonia rigorosamente civile, esiliato l’abito della sposa che, giura, avrebbe optato per «un vestito con cui si potrebbe anche andare all’Upim il giorno dopo». Tuttavia, il povero Leo si trova invischiato nelle più radicate e tradizionali abitudini prematrimoniali, che alla dolce sposina sembrano non risultare poi tanto sgradite. Affrancarsi dalle tradizioni del rito nuziale sembra più difficile di quanto ci si aspettasse, anche se la sposa si affatica a presentarsi come una neo-hippy, ribelle e alternativa.