Piano, solo

Subito dopo aver brillantemente superato gli esami di pianoforte al Conservatorio, Luca Flores si innamora del jazz grazie a un disco di Bud Powell che due musicisti gli fanno ascoltare per convincerlo a suonare con loro. Inizia così una brillante carriera, funestata da un quasi perenne stato di disagio che lo porterà a suicidarsi nel 1995, non ancora quarantenne. Tratto da Il disco del mondo, libro di Walter Veltroni uscito nel 2003.

Il più bel giorno della mia vita

Irene (Virna Lisi) è la madre di tre figli, due femmine e un maschio. Una donna all’antica, che crede nel matrimonio come unico e imprescindibile punto saldo nella vita di una persona. Sara (Margherita Buy) è la primogenita, vedova e madre di un figlio con problemi adolescenziali, ha paura a fidarsi degli uomini. Rita (Sandra Ceccarelli) è la figlia di mezzo, madre di due bambine, sposata e con un amante. Claudio (Luigi Lo Cascio) è il più piccolo, gay, non ha il coraggio di dirlo alla madre, questo gli crea problemi di coppia con il suo uomo. Nell’arco di due week end, a distanza di due mesi l’uno dall’altro, la famiglia affronta i problemi derivati dal passato e dal presente. Il tutto è visto dagli occhi della più piccola, una bambina in attesa di fare la prima comunione, che non capisce le dinamiche sentimentali degli adulti. Un film corale, che abbraccia tre generazioni, tre modi di affrontare la vita, l’amore e il sesso. Il cast tiene alto il livello del film, che ripercorre a volte i cliché di commedie italiane di successo,
Speriamo che sia femmina
in testa. Alcune trovate registiche sono molto funzionali, dai flashback alle immaginazioni dei protagonisti che prendono vita.
(andrea amato)

Tu la conosci Claudia?

Aldo, Giovanni e Giacomo conducono vite diversissime. Giovanni è metodico e ripetitivo e non comunica facilmente le sue emozioni. Sposato con Claudia, che lo tradisce, si interroga per circa cinque secondi al mese su di sé e la propria vita, giungendo alla conclusione che le cose vanno bene così come sono. Aldo, l’amante di Claudia, è un tassista pasticcione, sempre con la testa tra le nuvole, innamorato della vita e dell’amore, mentre Giacomo, un matrimonio fallito alle spalle, è depresso e in cura da una psicologa, la stessa di Claudia, di cui si innamora. Legati dall’amore per la stessa donna, i tre intraprenderanno un viaggio durante il quale scopriranno che…
Dopo il pasticcio americano de La leggenda di Al, John e Jack, il trio campione d’incassi torna in carreggiata con una commedia delle sue. Gag divertenti, un po’ di sentimento, una protagonista carina e simpatica ma tutt’altro che fatale e il gioco è fatto. Il problema è proprio questo: con la complicità del fido Massimo Venier, Aldo, Giovanni e Giacomo sembrano viaggiare con il pilota automatico. Una scena qualsiasi del loro nuovo film si incastrerebbe alla perfezione in uno qualsiasi dei primi tre lavori del trio. Ciascuno recita il ruolo cui ha abituato il pubblico fin dai tempi di Tre uomini e una gamba e, tanto per non smentire l’identificazione dell’attore con il proprio personaggio, ogni personaggio si chiama proprio come l’attore che lo interpreta. Una volta rassegnati all’assenza di novità sostanziali, il film è assolutamente piacevole, anni luce superiore a Il Paradiso all’improvviso di Leonardo Pieraccioni, campione d’incassi dello scorso Natale, di cui Tu la conosci Claudia? si appresta a prendere il posto. Paola Cortellesi se la cava egregiamente nel ruolo che un tempo sarebbe toccato a Marina Massironi, mentre Marco Messeri, Ottavia Piccolo e Sandra Ceccarelli sono un po’ sacrificati in particine che non gli rendono giustizia. Per farla breve: un film di Natale assolutamente dignitoso, inferiore a Tre uomini e una gamba e Chiedimi se sono felice ma superiore a Così è la vita. (maurizio zoja)

La vita che vorrei

Laura, attrice poco più che trentenne con un’incerta carriera alle spalle, viene scelta per interpretare da protagonista un film in costume ambientato nell’Ottocento, storia di un amore assai tormentato. Sul set fa la conoscenza di Stefano, coprotagonista e attore piuttosto affermato. Fra i due nasce una relazione che ripercorre nella realtà le tappe e gli sviluppi della storia recitata sul set.

Il regista e i protagonisti di
Luce dei miei occhi,
contestatissime coppe Volpi a Venezia nell’edizione la cui giuria era presieduta da Nanni Moretti, tornano al lavoro in un film formalmente inappuntabile ma assai poco emozionante. Una storia troppo «telefonata» per rendere davvero significativo un lavoro senza infamia né lode, decisamente inferiore a film dello stesso Piccioni come
Fuori dal mondo
(1999) e il già citato
Luce dei miei occhi.
Il film in costume fa da contrappunto e accompagnamento all’amore tra i due attori, rendendo prevedibili la maggior parte delle sequenze. A salvare la pellicola dal totale naufragio, le buone interpretazioni della Ceccarelli e di Lo Cascio. Con un brevissimo cameo di Silvio Muccino nel ruolo di se stesso.
(maurizio zoja)

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tratte dal film

Luce dei miei occhi

Antonio e Maria si incontrano per caso. Lui è un autista abituato a portare in giro clienti facoltosi, lei, madre di una bambina, sbarca il lunario gestendo un negozio di surgelati. Antonio si innamora subito, Maria si lascia corteggiare ma la scintilla non scocca: troppe preoccupazioni (la figlia e gli usurai) per poter pensare anche all’amore. Scoperto l’indirizzo dell’uomo che ha prestato a Maria i soldi per comprare il negozio, Antonio si offre di fargli da autista a patto che, almeno per un po’, lasci stare la donna. Diventerà il suo factotum, rischiando di cacciarsi nei guai.

Stroncato dalla maggior parte dei critici italiani all’indomani della sua proiezione al Festival del Cinema di Venezia,
Luce dei miei occhi
è la storia di due persone sole che si incontrano senza capirsi, complici i troppi silenzi e, forse, la scarsa fiducia nel prossimo. Piccioni punta tutto sulle interpretazioni di Luigi Lo Cascio, già ottimo protagonista de

I cento passi
e Sandra Ceccarelli, ambientando la loro vicenda in una Roma spettrale e quasi irriconoscibile. La giuria di Venezia ha premiato i due attori con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione ma anche il resto del film è tutt’altro che da buttare, a partire da un convincente Silvio Orlando ancora una volta utilizzato da Piccioni nel ruolo di un personaggio solitario e insensibile. Belle anche le musiche di Ludovico Einaudi, che a volte si sostituiscono alla voce dei personaggi esprimendone comunque in maniera efficace gli stati d’animo.