Il mostro del pianeta perduto

Sette sopravvissuti a un disastro atomico si ritrovano in una casa-rifugio. Si pone subito il problema dei rifornimenti e l’improvvisa comparsa di un mostro dagli artigli d’acciaio complica ulteriormente le cose. Girato con pochissimi mezzi, ma con grande abilità da Roger Corman, maestro del cinema a basso costo.

(andrea tagliacozzo)

I vivi e i morti

Da
The Fall of the House of Usher
di Edgar Allan Poe. Philip, partito alla ricerca di Madeline Usher, la sua fidanzata, riesce a ritrovarla nella dimora del fratello della ragazza, l’inquietante Roderick. Da questi il giovane apprende della maledizione che grava sull’antica famiglia Usher. Primo film di Roger Corman ispirato alle opere di Poe, ossequioso alle regole del genere horror ma allo stesso tempo assai originale e innovativo nell’uso della fotografia a colori e nello studio psicologico dei personaggi. Le cupe atmosfere dello scrittore bostoniano esaltano l’estro visivo del regista, noto fino ad allora solo per i suoi film a basso costo.
(andrea tagliacozzo)

Terrore alla tredicesima ora

Cruento horror, ambientato in Irlanda, su una serie di omicidi commessi con un’ascia. Debutto registico di Coppola (se non si considera il pruriginoso Tonite for Sure), girato per Roger Corman con un budget irrisorio. Merita un’occhiata giusto come curiosità.

La maschera della morte rossa

Uno dei migliori lavori del regista Roger Corman, tratto, da un racconto di Edgar Allan Poe. Grazie all’appoggio di Satana, il principe Prospero tiranneggia e opprime la popolazione di un intero villaggio. Incoraggiati dalla profezia di una vecchia, due villici decidono di ribellarsi. Quasi un horror di stampo bergmaniano, elegante e stilizzato, ricco d’invenzioni visive e impreziosito dalla splendida fotografia a colori di Nicolas Roeg. All’epoca, l’attrice Jane Asher era la ragazza di Paul McCartney.
(andrea tagliacozzo)

Il silenzio degli innocenti

Un maniaco terrorizza gli Stati Uniti uccidendo e scuoiando alcune giovani donne. Il sergente dell’FBI Jack Crawford sceglie come assistente la giovane recluta Clarice Starling, convinto che la ragazza possa convincere lo psichiatra Hannibal Lecter, rinchiuso in un manicomio criminale in seguito a episodi di cannibalismo, ad aiutarlo nelle indagini. Dal romanzo di Thomas Harris, un geniale thriller, originalissimo, crudo e violento: in alcune parti quasi insostenibile, in altre terribilmente affascinante. Per tecnica, costruzione narrativa e atmosfera, il migliore mai realizzato. Cinque Oscar: film, regia, sceneggiatura (di Ted Tally), attore e attrice protagonista (Hopkins e la Foster, entrambi straordinari). (andrea tagliacozzo )

Scream 3

Anche stavolta Sydney Prescott è perseguitata dal maniaco omicida mascherato, che si accanisce anche con il cast del film in produzione «Stab 3», ispirato ai delitti di cui è stata protagonista. Non mancano all’appello l’ex agente di polizia Linus e la giornalista Gale Weathers, sempre a caccia di scoop, mentre il bandolo della matassa è l’oscuro passato della defunta madre della protagonista. Scream 3 è superfluo esattamente come Scream 2 : sia l’uno che l’altro, oltre a non poter fisiologicamente competere con il primo film, non cercano affatto di approfondirlo, né di sviluppare nuovi percorsi di ricerca. Sono, come di consueto, tentativi di sfruttare e riciclare una formula rivelatasi efficace. Quando però di mezzo c’è Wes Craven, il più versatile e moderno esponente dell’ormai tramontato new horror americano, è inevitabile che i risultati si mantengano comunque buoni. Nonostante i molti limiti, Scream 3 è un film dignitoso e intelligente: una via di mezzo tra il primo Scream e Helzapoppin’ . Forse anche troppo intelligente e compiaciuto, visto che gioca parecchio a prendere in contropiede lo spettatore erudito, rendendo esplicita qualsiasi suggestione di tipo metalinguistico. Ma non era certo il metacinema alla base della meritata fama del primo Scream . Scream 3 , come già Scream 2 , tenta di far progredire il discorso puntando sulle interazioni tra la realtà e le degenerazioni della società-spettacolo, dove il crimine e le tragedie personali fanno audience diventando così saghe cinematografiche. Quel che dovrebbe contare maggiormente in questo (speriamo) ultimo capitolo della serie è la pura suspense, cui si aggiunge una banale sfida decodificatoria concentrata non già sulle regole del sequel (come in Scream 2 ), ma sulla recente voga «del terzo capitolo»: Guerre stellari , Il padrino e, ovviamente, Scream 3 . Questa lettura su più piani spinge ancora una volta Craven a interferire con il livello elementare del racconto e a fare del suo meglio per confondere lo spettatore, fornendogli simultaneamente più piste ognuna delle quali persuasiva e organica a uno svolgimento filologicamente goliardico, per non dire deliberatamente scorretto e incongruente. Interamente imbastito sull’idea del «film nel film», che Craven aveva peraltro già sfruttato in Nightmare 7 , Scream 3 funziona e diverte finché si cerca di star dietro alle citazioni incrociate da altri film o dai precedenti capitoli della stessa saga, oppure ai camei eccellenti (l’inquietante Lance Henriksen nei panni di un alter ego di Wes Craven, dedito a produrre più che a dirigere i film dell’orrore; Roger Corman in quelli inconfondibili del produttore; Carrie Fisher nel ruolo di una «sosia» della principessa Leila di Guerre stellari ; Kevin Smith in quello di un fan del fatale «Stab 3»). Per poi sgonfiarsi però, inevitabilmente, allorché ci si avvia allo scioglimento del mistero. (anton giulio mancino)

La città dei mostri

Tratto dalla poesia di Edgard Allan Poe
The Haunted Palace
e dal racconto di H.P. Lovercraft
Lo strano caso di Charles Dexter Ward
. Stabilitosi assieme alla consorte in un castello del New England, ex proprietà di un avo dedito alla magia nera, un uomo viene posseduto dallo spirito del suo antenato. Il dottore del paese, a cui la moglie del nuovo arrivato chiede aiuto, viene fatto prigioniero dall’indemoniato. Classico prodotto alla Corman: realizzato in fretta, con pochi soldi, ma terribilmente efficace.
(andrea tagliacozzo)

I racconti del terrore

Quattro racconti di Edgar Allan Poe condensati in tre distinti episodi. Il migliore è il secondo, interpretato da un ironico Peter Lorre: un uomo, tradito dalla moglie, decide di vendicarsi murando vivi in cantina la consorte e il suo amante; assieme ai due rimane imprigionato anche un gatto nero che perseguita l’omicida con il suo insistente miagolio. Classica produzione di Roger Corman, elegante e visualmente sfarzosa nonostante i limiti di budget. Il regista, al suo quarto capitolo della serie di film dedicata a Poe, riesce a far coesistere umorismo e terrore con notevoli risultati. Sceneggiatura di Richard Matheson.
(andrea tagliacozzo)

Swing Shift – Tempo di swing

Tentativo fallito di creare una storia di fantasia basata sulla reale esperienza delle casalinghe che diventarono operaie in fabbrica durante la seconda guerra mondiale. Tutte le donne sono interessanti (specialmente la Lahti, in una performance meravigliosa), ma gli uomini non sono profondi e definiti male, e di conseguenza lo è anche il film. La sceneggiatura è accreditata a “Rob Morton”, pseudonimo che cela diversi bravi autori; si dice che mezz’ora del film sia stata girata da un altro regista su insistenza della Hawn, anche produttrice. Una nominatio agli Oscar.

Sepolto vivo

Da un racconto di Edgar Allan Poe. Un uomo è talmente terrorizzato dall’idea di essere sepolto vivo che si fa costruire una bara speciale, appositamente congegnata per permettergli di fuggire in caso di una eventuale sepoltura prematura. Realizzato a basso costo – come quasi tutti i film di Corman – un horror piuttosto efficace, secondo di una serie di cinque che il regista realizzò ispirandosi alle opere del celebre romanziere di Boston.
(andrea tagliacozzo)

I selvaggi

Un banda di giovani motociclisti decide di recuperare la moto di un loro compagno, Loser, caduta nelle mani di un gruppo rivale. Durante la rissa che ne segue, Loser, gravemente ferito, viene catturato dallo polizia e ricoverato in ospedale. Al film, che può dirsi un predecessore meno fortunato e riuscito di
Easy Rider
, collaborò, in numerose vesti (non ultima in quella di aiuto regista), Peter Bogdanovich, futuro autore di
Paper Moon
.
(andrea tagliacozzo)

Il pozzo e il pendolo

Secondo adattamento (dopo
I vivi e i morti
dell’anno precedente) che Roger Corman trasse agli inizi degli anni Sessanta dai racconti di Edgar Allan Poe (seguito, l’anno successivo, da
I racconti del terrore
). Un giovane va dal marito della defunta sorella, proprietario di un lugubre castello, per conoscere le ragioni della morte della donna. L’angosciato vedovo gli confessa il timore che la donna sia stata sepolta ancora in vita. Sceneggiato da Richard Matheson, un horror elegante e stilizzato, con un raffinato uso dei set e del colore. Notevole la prova di Vincent Price, anche se un po’ teatrale e sopra le righe.
(andrea tagliacozzo)

La tomba di Ligeia

Classico dell’orrore firmato dall’abile Roger Corman, ultimo (e anche uno tra i più riusciti) di otto adattamenti che il regista americano ha tratto dai racconti di Edgar Allan Poe. In Inghilterra, all’inizio dell’Ottocento, Sir Verden Fell, vedovo di Lady Ligeia, si risposa con la graziosa figlia di un vicino. La presenza della defunta moglie, però, sembra ancora aleggiare nell’antica dimora di Sir Verden e minaccia la sua nuova consorte. Istrionico, come al solito, Vincent Price. La sceneggiatura porta la firma di Robert Towne (diversi anni più tardi vincitore di un Oscar con il copione di
Chinatown
).
(andrea tagliacozzo)

Philadelphia

Un avvocato emergente (Hanks) sta combattendo l’Aids; quando viene licenziato dal suo ricco studio legale di Main Line Philadelphia (per ragioni complottate), decide di fare causa. L’unico che accetterà il suo caso è un avvocato rincorri-ambulanze (Washington) a cui non piacciono i gay. Questo benintenzionato sguardo mainstream sull’Aids e sull’omofobia americana ha successo come trattatello ma non come dramma. Hanks è grandioso in questa interpretazione vincitrice dell’Oscar, ma non sappiamo nulla del suo personaggio, o del suo compagno (Banderas); la sua famiglia stile Norman Rockwell è (ahimè) troppo bella per essere vera. È proprio il reverendo Robert Castle (protagonista del documentario Cousin Bobby dello stesso Demme) nel ruolo del padre di Hanks. Oscar anche a Bruce Springsteen per la miglior canzone.

Lo stato delle cose

Un giallo affascinante anche se discontinuo per Wenders, incentrato su quello che accade mentre una troupe cinematografica in Portogallo tenta di completare un remake di Il mostro del pianeta perduto di Corman. Interessante come sbirciatina dietro le quinte della realizzazione di un film, e come omaggio a Corman.