Notte senza fine

Macabro, intenso western noir che è una saga familiare d’amore, odio, vendetta e un’allusione all’incesto. Mitchum interpreta un orfano che è stato cresciuto da una donna (Anderson) e che si innamora della sorella adottiva (Wright), il tutto complicato dal fatto di averne ucciso il fratello colpevole di omicidio. Sbalorditiva la fotografia di James Wong Howe.

Faccia di bronzo

L’unica incursione di Webb nella commedia è meno divertente di alcuni dei suoi film più seri. Un peccato, perchè la sceneggiatura di William Bowers, basata sulla sua esperienza nell’esercito, aveva buone potenzialità, e Mitchum interpreta bene — sottotono — il truffatore del titolo originale (a proposito: il vero Archie Hall intentò una causa per violazione della privacy).

Le catene della colpa

Uno dei grandi classici del noir. In apparenza, non manca nessuno stereotipo: il detective disilluso e in fondo tenero (Mitchum), un antagonista che sembra cattivo ma forse non lo è (Kirk Douglas), la dark lady irresistibile (Jane Greer)… In realtà, è un vero capolavoro del genere. Perché un conto è dire «destino ineluttabile», «cinico e romantico», «la donna fatale», ma provate a guardare queste facce attraverso la fotografia di Nicholas Musuraca, con le vicende che si avvitano sempre di più e la tensione che diviene insostenibile.
Le catene della colpa
è uno di quei film irraccontabili in cui l’atmosfera è tutto, quei film che definiscono un genere e lo proiettano già oltre se stesso (al di là c’è solo la serie B astratta di
Detour
o la follia geometrica di
Rapina a mano armata
di Kubrick). La versione tv, tra l’altro, dovrebbe contenere alcune sequenze reintegrate rispetto alla copia uscita all’epoca nelle sale.
(emiliano morreale)

Lo sbarco di Anzio

Tratto dal libro Anzio di Wynford Vaughan-Thomas. Nel 1944, un corrispondente di guerra americano si aggrega alle forze alleate in procinto di sbarcare sul litorale laziale. Ma l’eccesiva facilità dell’operazione insospettisce il giornalista. Una discreta produzione nostrana (di Dino De Laurentiis, con fotografia di Giuseppe Rotunno e musiche di Riz Ortolani), con un buon cast americano (anche se Robert Mitchum, Arthur Kennedy e Robert Ryan sono un po’ stagionati, mentre Peter Falk, almeno all’epoca, non poteva dirsi un divo). Spettacolare, ma una spanna al di sotto dei veri kolossal hollywoodiani. Come per
Barbablù
, realizzato quattro anni più tardi, il film è stato supervisionato da Edward Dmytryk.
(andrea tagliacozzo)

L’anima e la carne

Durante la seconda guerra mondiale, in un’isola del Pacifico, un marine, rimasto isolato dal proprio reparto in seguito ad un’azione bellica, incontra una suora missionaria. Per evitare la cattura da parte dei giapponesi, i due sono costretti a rifugiarsi in una grotta. Con il passare del tempo l’uomo sente crescere un profondo sentimento d’affetto verso la religiosa. Un argomento ai limiti della scabrosità viene trattato da John Huston con molta intelligenza, riuscendo ad abilmente evitare problemi di censura (all’epoca piuttosto ferrea). Grandi interpretazioni da entrambe le due star.
(andrea tagliacozzo)

Dead Man

Un contadino, nell’Ottocento, va a cercare lavoro in un paese di frontiera. Quando però viene cacciato, uccide il figlio del datore di lavoro e scappa nella foresta… Di certo il miglior film di Jarmusch, probabilmente uno degli esiti più alti degli anni Novanta. Come molti di questo decennio, un film che canta la fine: ma una fine non più malinconica e nostalgica, ribelle o violenta, come era stata in Coppola, Hill o Peckinpah. Qui siamo dopo la morte di Hollywood, e non importa neanche più il western. Il tempo è quello della fantascienza, la lentezza sembra quella di 2001 (il lavoro sullo spazio-tempo di Dead Man è uno dei più estremi della storia del cinema statunitense). Oltre la frontiera e il gotico americano, oltre Melville e oltre America di Kafka, dalle parti forse di Gordon Pym, il commesso viaggiatore Johnny Depp ci guida per mano verso la morte dell’Occidente e non solo dell’America. Sacerdoti di questa fine sono gli spettri dei nativi, perché nemmeno nella natura c’è speranza, mentre tutti muoiono uccidendosi tra loro come nel finale di Fratelli , altro coevo film epocale. Perfetto Johnny Depp, splendide le musiche di Neil Young, essenziale il bianco e nero di Robby Müller. Un capolavoro nichilista. (emiliano morreale)

La signora e i suoi mariti

Tutti i matrimoni di una stravagante signora sono naufragati perché i mariti, non appena sposati, sono diventati celebri e ricchi. Per conoscere meglio se stessa, la donna si fa visitare da un noto psicologo che, dopo averla ascoltata, le chiede di sposarla. La legnosa regia di Jack Lee Thompson, esperto nel genere d’azione, non riesce a trarre il meglio dal gran cast – in cui spicca una MacLaine in piena forma – e dalla discreta sceneggiatura firmata da Betty Comden e Adolph Green (autori del testo teatrale da cui è stato tratto il film).
(andrea tagliacozzo)

Il tesoro di Vera Cruz

Un tenente della polizia americana viene ingiustamente accusato di furto dal suo capitano. Rimosso dall’incarico e arrestato, il tenente riesce però a fuggire verso il Messico. Un buon poliziesco, diretto con sicurezza e invidiabile mestiere dal trentasettenne Don Siegel (al suo terzo film). Robert Mitchum, all’epoca in carcere per detenzione di marijuana, fu rilasciato grazie all’intervento del miliardario Howard Hughes, produttore del film.
(andrea tagliacozzo)

Poliziotto privato: un mestiere difficile

Un agente della narcotici, allontanato dal servizio a causa di gravi problemi con l’alcool, torna in circolazione per difendere un collega sospettato di aver preso parte al traffico internazionale di stupefacenti. Trama scontata e regia poco brillante, nonostante la firma di Robert Clouse che quattro anni prima aveva realizzato il quasi leggendario
I tre dell’operazione drago
(reso memorabile unicamente dalla presenza di Bruce Lee e dalla colonna sonora di Lalo Schifrin). Il film si regge tutto sulle spalle di un ottimo, ma ormai invecchiato Robert Mitchum.
(andrea tagliacozzo)

L’erba del vicino è sempre più verde

Una divertente commedia sofisticata diretta dal regista di Cantando sotto la pioggia. In Inghilterra, Lord Victor, in grave crisi finanziaria, apre le porte del suo magnifico castello ai turisti. Uno di questi, l’americano Charlie, s’innamora della moglie del nobile. La donna, a sua volta, rimane colpita dal fascino del nuovo arrivato. Impeccabili gli interpreti. Mitchum dimostra di saperci fare anche con i ruoli brillanti. (andrea tagliacozzo)

Odio implacabile

Il regista Edward Dmytryk torna ad affrontare il problema dei reduci di guerra (come già in
Anime ferite
, girato l’anno precedente) inserendovi lo scottante tema dell’antisemitismo. Accecato dall’odio razziale, un sergente dell’esercito americano, veterano del secondo conflitto, uccide un ebreo. Poi tenta di addossare la responsabilità del delitto a un commilitone. Tratto da un romanzo di Richard Brooks, il film è un dramma di grande vigore, cupo e ricco di tensione, tra i migliori realizzati nell’immediato dopoguerra. Nell’ottimo gruppo d’attori spiccano Robert Ryan (il sergente razzista) e Gloria Grahame.
(andrea tagliacozzo)

Seduzione mortale

Frank Jessup, infermiere accorso una sera in casa Tremayne, seduce la figlia dei padroni di casa, Diane. O è il contrario? La piccola Tremayne coinvolge il perplesso paramedico in una spirale delirante, verso un’inattesa conclusione.

Preminger ha diretto molti film. E molte opere teatrali. A Vienna e a Broadway. Questo robusto ebreo viennese, talmente smagato da interpretare un ufficiale nazista in
Stalag 17
(1953) del concittadino Wilder, è uno dei pochi cineasti a utilizzare lo spazio cinematografico come una gomma da masticare. Guardando alle scene cinematografiche con la curiosità con cui il figlio di un procuratore absburgico osserverebbe il chewing-gum, Preminger impernia i propri drammi su un conflitto di caratteri; lo spazio deve adattarsi all’enormità di questi personaggi e alla violenza dei loro conflitti. Sicché l’impressione è di assistere a un corposo dramma teatrale, sulla cui scena gli attori si muovono con elegante nonchalance, la macchina da presa dietro di loro: non a caso uno dei suoi capolavori è il dramma giudiziario
Anatomia di un omicidio
(1959). La scena primaria di Preminger è un’aula di tribunale. È così per
Vertigine
(1944), o per la costruzione perversa di
Fallen Angel
(1945). Ma, forse, mai come nel lancinante
Seduzione mortale
Preminger era giunto a soffondere un’atmosfera talmente venefica. In fin dei conti basta prendere un incipit da noir, spostarne il baricentro verso la commedia rosa e progressivamente accenderne i colori verso il melodramma più fiammeggiante. Basta saperlo fare. E avere Bob Mitchum e Jean Simmons a sostenere l’edificio.
(francesco pitassio)

Anime ferite

Le vicende di alcuni reduci del secondo conflitto mondiale, alle prese con il lento e problematico ritorno alla vita di tutti i giorni dopo gli orrori della guerra. Edward Dmytryk analizza con sensibilità e assenza di retorica un problema ancora attuale che si ripete al termine di ogni pesante conflitto. Eccellenti e credibili le interpretazioni dei protagonisti. A causa di film come questo (come il seguente
Odio implacabile
), Dmytryk venne inquisito dalla Commissione per le attività anti-americane presieduta dal senatore McCarthy.
(andrea tagliacozzo)

Marlowe, il poliziotto privato

Una donna scomparsa e l’omicidio di un uomo ricattato sono le due piste, assai confuse, su cui si muove l’indagine di Philip Marlowe. Certo, Bogart è Bogart, ma forse il Marlowe più Marlowe di tutti è il tardo, quasi bovino Mitchum di due film crepuscolari degli anni Settanta, questo e il modesto
The Big Sleep
di Michael Winner. Richards, regista revisionista di quegli anni (il suo miglior lavoro era il bel western
Fango, sudore e polvere da sparo
), non era granché, ma qui azzecca proprio il momento magico di Mitchum, appena uscito da una delle sue più belle interpretazioni di loser (ne
Gli amici di Eddie Coyle
). La storia viene dal romanzo «Addio mia amata», già adattato un paio di volte per lo schermo, ed è tra le più contorte e belle di Chandler. Il film la mette in scena come un’elegia che, a poco a poco, diviene asfissiante come un incubo.
(emiliano morreale)

La morte corre sul fiume

Uno psicopatico che si finge pastore, sposa ricche vedove e le uccide. I due figli fuggono e finiscono ospiti di una strana comunità di bimbi tenuta da una vecchietta. Una delle «schegge impazzite» della storia del cinema americano, unica regia dell’attore Charles Laughton, scritto da uno dei massimi critici cinematografici di sempre (James Agee) e con un cast da fiaba. La griffithiana Lillian Gish racconta ai nipotini una fiaba, e il film stesso diventa una fiaba terrificante, un gotico southern dominato da una delle più folli interpretazioni di Robert Mitchum, pastore con le parole «Love» e «Hate» tatuate sulle nocche. Una natura che diviene fatata, con cieli stellatissimi e iguane che guardano dalla riva, un mondo visto con gli occhi atterriti e macabri dell’infanzia, una fuga fluviale che sembra ripercorrere la storia del cinema come in una lanterna magica: tutto il cinema possibile in un solo film, una fiaba morale morbosa e visionaria, sullo sfondo di una metafisica Depressione.
(emiliano morreale)

A casa dopo l’uragano

Wade Hunnicut è un ricco proprietario terriero, l’uomo più importante in una cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti. Uno dei suoi due figli, Theron, s’innamora della bella Libby, ma il padre della ragazza fa di tutto per ostacolare i loro progetti di matrimonio. Libby, nel frattempo, è rimasta incinta e Wade, fratellastro di Theron, si offre di sposarla. Un eccellente melodramma, nonostante la lunghezza forse un po’ eccessiva. Grande merito agli ottimi interpreti (con Mitchum una spanna sopra agli altri) e alla regia fluida e sicura di Minnelli. (andrea tagliacozzo)

Gli amici di Eddie Coyle

Dal racconto di George V. Higgins, adattato per lo schermo da Paul Monash. Eddie Coyle, gregario di una banda di trafficanti d’armi ormai ritiratosi a vita privata, è costretto, dalle circostanze e dai ricatti di un commissario, a diventare un informatore della polizia. Gli ex colleghi se ne accorgono e incaricano il suo migliore amico di eliminarlo. Probabilmente il miglior film di Peter Yates, memorabile sia per le interpretazioni di Robert Mitchum e Peter Boyle che per la descrizione ultrarealistica dell’ambiente criminale. (andrea tagliacozzo)

Il promontorio della paura

Appena uscito di prigione, un delinquente con tendenze psicopatiche vuole vendicarsi dell’avvocato che l’ha fatto condannare. L’ex detenuto minaccia apertamente il legale, promettendo di violentargli la moglie e la figlia adolescente. Un buon thriller, con un memorabile Robert Mitchum nel ruolo del criminale. Il film, sia nelle atmosfere che nel personaggio del villain, deve molto a
La morte corre sul fiume
, girato nel 1955 da Charles Laughton e interpretato dallo stesso Mitchum (in un ruolo quasi identico). Nel ’91, Martin Scorsese ne realizzerà uno splendido rifacimento (stilisticamente superiore a questo di Thompson) utilizzando, in parti di contorno, alcuni protagonisti dell’originale.
(andrea tagliacozzo)

Colline dell’odio, Le

Buona prova per Mitchum in questo film d’azione, ambientato durante la seconda guerra mondiale, in cui interpreta un corrispondente dal fronte che cerca di fuggire dalla Grecia con alcune informazioni vitali per gli alleati.

Aldrich definisce in questo film i contorni della sua epica (libertà, fierezza, sacrificio, eroismo) ambientandola nel paese che è stato la culla della tragedia e del fato.

Missione segreta

Durante la seconda guerra mondiale, un pilota americano partecipa, assieme alla squadriglia della quale fa parte, a un massiccio attacco aereo contro alcuni obiettivi strategici giapponesi. Una spettacolare (e patriottica) pellicola di guerra, sceneggiata da Dalton Trumbo (che qualche anno, ironia della sorte, dopo verrà inquisito dalla commissione per le attività anti-americane presieduta dal senatore McCarthy). Van Johnson (all’epoca ventottenne) è l’eroico aviatore, mentre Spencer Tracy compare brevemente nella parte del generale Doolittle. Il film si aggiudicò l’Oscar per gli effetti speciali.
(andrea tagliacozzo)

La gang

Da «The Racket», un lavoro teatrale di Bartlett Cormack che Lewis Milestone aveva già portato sullo schermo nel 1928. Il capitano Martin della polizia conduce una lotta estenuante contro una banda di delinquenti, capeggiata dal crudele Nick Taylor. La gang, protetta da politici influenti e giudici corrotti, riesce però regolarmente a farla franca. Un avvincente poliziesco magnificamente interpretato da Mitchum e Ryan.
(andrea tagliacozzo)

El Dorado

Un pistolero arriva a El Dorado dove è stato assoldato da un ricco allevatore, ma un suo vecchio amico, ora sceriffo della contea, lo informa che il suo nuovo padrone intende appropriarsi con la forza dei terreni appartenenti a una famiglia di coloni. Quasi un remake di
Un dollaro d’onore
, realizzato otto anni prima dallo stesso regista e con lo stesso Wayne nel ruolo del protagonista. Hawks torna sui temi che gli sono più cari (l’amicizia virile primo su tutti) con una punta in più di ironia rispetto al passato, mettendo in scena un magnifico gruppo di anti-eroi cinematografici che, oltre ai nemici, devono affrontare anche i propri acciacchi e l’età che avanza implacabilmente. Nel 1970, sarà ancora John Wayne l’interprete principale dell’ultimo film del grande Howard Hawks,
Rio Lobo
, chiusura ideale di una trilogia iniziata proprio con
Un dollaro d’onore
.
(andrea tagliacozzo)

Il giorno più lungo

Rievocazione dello sbarco alleato in Normandia, avvenuto il 6 giugno 1944, e degli altri significativi episodi che portarono alla sconfitta dell’esercito nazista. Le troppe menti al lavoro (ben cinque registi, tra i quali il produttore Darryl F. Zanuck) creano un certo squilibrio e il film, per quanto sia tratto dal romanzo autobiografico del colonnello Cornelius Ryan, è disseminato di ingenuità (i documenti tedeschi recano l’evidente, quanto improbabile scritta Top Secret). Ma vista la disponibilità di mezzi, lo spettacolo ovviamente non manca. Il nutrito gruppo di stelle che parteciparono alla realizzazione del film (quasi tutti in piccoli ruoli, anche se significativi) non presero alcun compenso. (andrea tagliacozzo)

Marlowe indaga

Da Il grande sonno di Raymond Chandler, già portato sul grande schermo nel 1946 da Howard Hawks. A Londra, il detective Philip Marlowe riceve l’incarico dall’anziano generale Sternwood di scoprire lo sconosciuto che lo sta ricattando. A parte l’ambientazione (americana nella versione di Hawks, inglese in quest’altra di Winner), la netta differenza tra i due film balza subito agli occhi. A favore del primo, naturalmente. Mitchum aveva già interpretato il personaggio creato da Chandler in Marlowe, il poliziotto privato del 1975. (andrea tagliacozzo)

La via del West

Una carovana di pionieri, comandata dal tirannico senatore Tudlock e guidata dall’esperto Summers, parte dal Missouri per raggiungere l’Oregon. Ben presto la pedanteria del senatore comincia a esasperare alcuni dei componenti della comunità. Il film non è un granché: la sceneggiatura è bruttina, la regia a dir oco mediocre. L’unico a salvarsi è Kirk Douglas, sempre ottimo nelle parti del cattivo. La giovane Sally Field, futura vincitrice di due premi Oscar, era all’esordio.
(andrea tagliacozzo)

I nomadi

In Australia, un commerciante di pecore di origine irlandese si sposta, assieme alla moglie e al figlio, da un capo all’altro del Paese. La donna e il ragazzo vorrebbero acquistare una fattoria e stabilirsi definitivamente in una cittadina, ma all’uomo, amante della libertà, l’idea di una vita sedentaria quasi ripugna. Tratto da una novella di Jean Cleary, il film, affascinante ma spesso troppo paesaggistico, è stato realmente girato nel continente australiano. Cinque nomination agli oscar tra cui Miglior Film, Regia e Sceneggiatura (andrea tagliacozzo)