The Hi-Lo Country

Dopo la seconda guerra mondiale la stirpe dei cowboy di razza sta tramontando, soppiantata dai grandi allevatori che non si servono più di loro se non come manovalanza asservita. Big Boy e Pete si sforzano di resistere al signorotto locale, condividono tutto e rischiano di scontrarsi per amore di una donna. Tuttavia le vere insidie non riguardano la rivalità in amore e nemmeno la conflittualità con il padrone, ma sono concentrate invece nel nucleo familiare del protagonista. Il mondo dei cowboy e dei loro complessi rapporti con la controparte femminile, visti da un osservatore esterno che privilegia un taglio distaccato e fatalista: è questo il vero contenuto di un film che andrebbe visto più come saggio antropologico sui cowboy piuttosto che come western. In questa prospettiva,
The Hi-Lo Country
è probabilmente il più sottovalutato e moderno racconto sul crepuscolo del mito della frontiera americana realizzato negli ultimi anni. Stephen Frears, che l’ha diretto (e a cui è molto affezionato, tanto da sceglierlo come uno dei suoi film preferiti all’ultimo festival di Taormina) è un cineasta inglese trapiantato stabilmente negli Stati Uniti, che poco o niente sa del vecchio West. E così ha finito per trasformare questo vecchio progetto di Sam Peckinpah – tratto da un romanzo di Max Evans, scritto da Walon Green (lo sceneggiatore de Il mucchio selvaggio) e prodotto da Martin Scorsese – in uno spaccato sociale che non rinuncia però a un sincero omaggio ai vecchi film con John Wayne, con Woody Harrelson che gli fa il verso rivelando anche un inedito sottofondo di sventata fragilità e di comprensione nei confronti delle donne.
(anton giulio mancino)

Gli abbracci spezzati

Un uomo scrive, vive e ama nell’oscurità. Quattordici anni prima ha sofferto un terribile incidente di macchina nell’isola di Lanzarote. Nell’incidente ha perso non solo la vista, ma anche Lena, la donna della sua vita. Quest’uomo usa due nomi, Harry Caine, ludico pseudonimo con il quale firma i suoi lavori letterari, i racconti e le sceneggiature, e Mateo Blanco, il suo vero nome di battesimo, con il quale vive e firma i film che dirige. Dopo l’incidente Mateo Blanco si riduce al suo pseudonimo, Harry Caine. Se non può più dirigere film si impone di sopravvivere con l’idea che Mateo Blanco è morto a Lanzarote accanto alla sua amata Lena. Nell’attualità, Harry Caine vive grazie alle sceneggiature che scrive e all’aiuto della sua fedele direttrice di produzione di un tempo, Judit Garcia, e di Diego, il figlio di lei, segretario, dattilografo e guida per ciechi.

Affidando per la prima volta il ruolo di protagonista a un eterosessuale, Almodovar abbandona la componente più folcloristica del suo mondo per per affrontare i nodi centrale del suo universo creativo, dove il cinema si incarica di dare forma alle passioni che lo hanno sempre infiammato. La “doppia” vita di Harry/Mateo diventa così il campo di tensioni dove dentro cui si confrontano la forza della passione e l’amore per il cinema. E le tantissime citazioni cinefile ribadiscono soprattutto che per Almodovar il cinema è tramite verso la vita.

 

Aquamarine

Due ragazzine dodicenni trascorrono i loro pomeriggi nella piscina di un club situato a due passi da casa. Dopo un violento temporale scoprono che nella piscina si è insediata niente meno che una sirena. Le due ragazze entrano in confidenza con lei e l’aiuteranno a conquistare il bel proprietario del bar del club.

Innocua commedia per ragazzine ai primi bollori, mixa La Sirenetta e Baywatch, con memorie di Splash e una punta di malizia erotica non necessariamente etero.

Tutto su mia madre

Tutto su mia madre

mame cinema TUTTO SU MIA MADRE - STASERA IN TV penélope
Penélope Cruz in una scena del film

Madrid. Manuela (Cecilia Roth) ha appena perso suo figlio, il diciassettenne Esteban (Eloy Azorin). Il ragazzo, infatti, è stato investito mentre cercava di rincorrere per un autografo Huma (Marisa Paredes), attrice dello spettacolo teatrale Un tram chiamato desiderio. Il giovane così muore, perdendo l’occasione di realizzare il suo grande proposito: incontrare il padre mai conosciuto. Tutto su mia madre, quindi, è la storia di Manuela, una madre che tenta di realizzare il desiderio del figlio, partendo per Barcellona alla ricerca di quest’uomo. Lì conosce Rosa (Penélope Cruz), una giovane suora che vuole andare in missione. Ma niente andrà come previsto: le donne, vere e uniche protagoniste di questa storia, si ritroveranno ad affrontare sorprese e nuove realtà.

Curiosità

  • Il film si chiude con una dedica del regista, Pedro Almodóvar a tutte le attrici e alla propria madre.
  • La scena dell’incidente è una citazione di Opening Night (1977) di John Cassavetes.
  • Inoltre, il titolo del film è un riferimento a Eva contro Eva (1950), il cui titolo originale è All About Eve. Nella scena iniziale, infatti, Manuela e suo figlio guardano proprio questo film.
  • Viene citato spesso Un tram che si chiama desiderio.
  • Nel 2000, la pellicola si è aggiudicata il premio Oscar come Miglior film straniero. E nella stessa categoria ha vinto ai Golden Globe dello stesso anno.
  • Tutto su mia madre si è aggiudicato anche il premio BAFTA come Miglior film straniero e Miglior regia.

Carne tremula

Un borgataro, finito in prigione per aver sparato a un poliziotto (che in realtà era stato un suo collega), ritorna e ne seduce la moglie… Film tutto da godere. Senza la lucidità teorica e l’ironia del Fiore del mio segreto e senza l’eccesso controllatissimo di Tutto su mia madre , Carne tremula compone con questi ultimi un’ideale trilogia mélo, della quale è forse l’elemento più «caldo» e meno mediato. Lucidamente «storico» (il prologo con l’annuncio della fine del franchismo e la donna che sgrava in autobus durante il coprifuoco) e sociale come i veri melodrammi, è un film tutto da godere, colto e artificioso ma sincero. Appassionante e intrecciato, morboso (citazioni da Estasi di un delitto di Buñuel) e romantico, pieno di colpi di scena e con un perfetto poker d’attori: Francesca Neri, Javier Bardem, Angela Molina e Liberto Rabal. Sensualissime le scene erotiche col sottofondo musicale di Chavela Vargas, le più belle che Almodóvar abbia girato. (emiliano morreale)

Masked and Anonymous

Una leggenda della musica del passato viene liberata di prigione per presentare un concerto televisivo di beneficenza. Dylan e Charles (usando pseudonimi) firmano questo disastro, ambientato in un’America immaginaria diventata uno stato di polizia. Il racconto lungo e insipido, la non-interpretazione di Dylan e un’aria pomposa uccidono il film. Angela Bassett, Bruce Dern, Ed Harris, Val Kilmer, Cheech Marin, Chris Penn, Giovanni Ribisi, Mickey Rourke, Christian Slater, e Fred Ward sono fra quelli che compaiono in cammei.

Vicky Cristina Barcelona

Vicky e Cristina sono due ragazze americane in vacanza a Barcellona. La prima ha le idee chiare, sta per completare gli studi ed è in procinto di sposarsi con un ragazzo ricco e con la testa sulle spalle. La seconda invece ha al suo attivo soltanto la regia di un cortometraggio di dodici minuti ed è in Spagna soprattutto per dimenticare l’ultima di una lunga serie di delusioni amorose. A una festa incontrano Juan Antonio, un affascinante pittore catalano che, senza tanti preamboli, propone loro di passare un weekend durante il quale, oltre a visitare Oviedo e gustare dell’ottimo vino, potranno fare sesso insieme. L’entusiasmo di Cristina per la proposta dello sconosciuto viene a stento tenuto a freno dall’amica, che decide di accompagnarla poiché non si fida di lui, ma soltanto a patto di poter dormire in una camera separata. Gli eventi prendono però una piega inattesa…

Allen vuole riflettere su quanto sia ardua la ricerca della felicità in una società dove la libertà sessuale non risolve le questioni legate alla realizzazione del sé. Un po’ moraleggia, un po’ si diverte a provocare con situazioni insolite per il suo cinema. Per quanto il risultato non sia spiacevole, non convince appieno: tutto é artificioso, e la voce narrante é ingombrante. Oscar alla Cruz come Migliore Attrice non Protagonista.

Bandidas

Nel ribollente Messico dei primi anni del secolo scorso, percorso da fermenti rivoluzionari, Sara (Salma Hayek), figlia di un ricco banchiere, e Maria (Penelope Cruz), che invece appartiene a una famiglia di umili coltivatori, si ritrovano unite sullo stesso fronte: opporsi alla protervia di un funzionario venuto dalla città per espropriare i terreni dei contadini, così da consentire il passaggio della ferrovia in costruzione. Le due affascinanti “bandidas” finiscono nel mirino dell’ispettore Quentin (Steve Zahn), incaricato di porre fine alle loro scorribande. Con Luc Besson in veste di produttore, ideatore del soggetto e della sceneggiatura – ma non in quella di regista – un esplicito riferimento al film del 1971 di Christian-Jacque, con Claudia Cardinale e Brigitt

Volver

Un film di Pedro Almodóvar

Volver. Un altro film al femminile ambientato nella Spagna rurale. Tra dramma e commedia, iperrealismo e sogno, con almeno due personaggi femminili che sarà difficile dimenticare, interpretati da Penélope Cruz e Carmen Maura. «La cosa più difficile nei miei film è scrivere la sinossi», ha detto il regista spagnolo presentando il suo film a Cannes.

I temi sono quelli tradizionali dell’universo almodovariano (superiorità femminile, solidarietà di classe e di sesso, inutilità del maschio per costruire un nucleo familiare) però distillati con maestria. Il film affronta le storie dei suoi personaggi “dal fondo”, per far emergere pian piano dal passato (“volver” dice il titolo, cioè tornare) le ragioni dei loro comportamenti, delle loro paure e nevrosi. Senza le provocazioni folcloristiche di alcuni lavori precedenti, ma con la consapevolezza che la giostra della vita è più ironica e sorprendente di ogni immaginazione.

Penélope Cruz protagonista

Il ruolo della protagonista inscrive definitivamente  la Cruz all’interno del parco muse del cinema, qui, in Volver, borderline senza mai perdere una goccia del suo fascino e della sua dolcezza. Idea subdola e intelligente, quella di Almodòvar di introdurre nel cast Carmen Maura (Irene), già protagonista dei film del regista spagnolo degli anni ’80: un ritorno dal mondo dei morti che aggiunge suspense e un tocco di gotico alla successione degli eventi narrati. Il paradossale buon umore del suo personaggio è un tocco surreale che si inserisce nel film con grande armonia.

Premio per la sceneggiatura e Prix d’interprétation féminine per il cast femminile (oltre a Penelope Cruz e a Carmen Maura, alle straordinarie Lola Dueñas, Chus Lampreave Blanca Portillo, Yohana Coboal.

Manolete

Il film racconta uno spaccato della vita di Manuel Rodríguez, meglio conosciuto come Manolete, il noto torero. Qui viene rappresentata la parte della sua vita che lo vede condividere con l’altrettanto famosa attrice Lupe Sino, una relazione clandestina che sconvolse la Spagna…

Apri gli occhi

Un giovane di bell’aspetto si innamora, ma la sua gelosa ex gli gioca un tiro crudele. Oscuro thriller psicologico che rimbalza di continuo dalla realtà a una visione da incubo del passato e del presente. Il protagonista diviene uno spirito tormentato, ma perché anche noi del pubblico dovremmo soffrire? Con un remake: Vanilla Sky (2001).

Non ti muovere

Non ti muovere

mame cinema NON TI MUOVERE - STASERA IN TV IL SUCCESSO ITALIANO scena
Timoteo e Italia

Diretto da Sergio Castellitto, Non ti muovere (2004) ha come protagonista Timoteo, interpretato dallo stesso Castellitto. L’uomo è un chirurgo, ma stavolta si trova in ospedale solo come un semplice padre. Sua figlia, infatti, ha avuto un incidente mentre viaggiava sul proprio motorino ed è in pericolo di vita. Timoteo decide di attendere mentre la ragazzina viene operata da un suo collega. E, durante questa logorante attesa, si affaccia alla finestra e scorge una donna seduta sotto la pioggia, della quale vede solo il profilo di spalle. Ai piedi, la misteriosa figura indossa delle scarpe rosse con il tacco.

La visione riporta Timoteo indietro nel tempo, quando, più di quindici anni prima, si è imbattuto in Italia (Penélope Cruz), una giovane donna extracomunitaria residente nella periferia romana. I due si incontrano in un bar, dove Timoteo sperava di poter trovare un telefono per avvertire la moglie Elsa (Claudia Gerini) del guasto della propria macchina. E dove l’uomo si ubriaca, essendo la vodka l’unica bevanda fresca disponibile. Italia lo invita a casa sua per permettergli di usare il telefono, ma Timoteo è fuori di sé a causa dell’alcol e la violenta, andandosene poi sconvolto dal proprio atto.

Alcuni giorni dopo, Timoteo torna dalla donna per scusarsi, ma non riesce a trattenersi e la stupra di nuovo. Tra i due ha così inizio una perversa relazione, che però si approfondisce e si intenerisce con il passare del tempo. Ma gli amanti vengono da mondi troppo diversi: Timoteo ha una splendida moglie con la quale vive in una grande casa, mentre Italia ha alle spalle solo violenze e povertà. Una storia appassionata e appassionante, che però non può avere un lieto fine.

Curiosità

  • Il film è tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice Margaret Mazzantini, la quale è inoltre la moglie di Castellitto. Nella scena finale l’autrice appare in un cameo, in cui incrocia Timoteo mentre questi si sta recando a rendere omaggio a Italia.
  • Nel cast ci sono anche Marco Giallini, Angela Finocchiaro, Pietro De Silva ed Elena Perino.
  • Nella colonna sonora sono presenti brani di Leonard CohenNino BuonocoreToto Cutugno e Vasco Rossi con la canzone Un senso.
  • Nel film l’attrice Penélope Cruz recita in lingua italiana e la sua interpretazione è stata elogiata dalla stampa di tutto il mondo. Il San Francisco Chronicle l’ha definita «la nuova Anna Magnani del XXI secolo, in grado di comunicare la sua essenza in italiano meglio di quanto non riesca a fare in inglese».
  • Castellitto e la Cruz si sono aggiudicati il David di Donatello rispettivamente come Miglior attore protagonista e Miglior attrice protagonista.
  • Il film ha anche vinto quattro premi Nastro d’argento per Migliore sceneggiatura, Migliore montaggio, Migliore scenografia, Migliore canzone originale (Un senso).

Vanilla Sky

Vanilla Sky

mame cinema VANILLA SKY - STASERA IN TV TOM CRUISE TRA SOGNO E REALTÀ scena
Una scena del film

Scritot e diretto da Cameron CroweVanilla Sky (2001) ha come protagonista David Aames, interpretato da Tom Cruise. Il ragazzo è benestante e affascinante e ha una relazione sessuale con Julianne (Cameron Diaz). Una sera però, durante la festa per il proprio compleanno, David incontra Sofia Serrano (Penélope Cruz), una ragazza di cui si innamora all’istante. I due passano la notte a casa di lei, chiacchierando e conoscendosi meglio, e al mattino David trova Julianne ad aspettarlo in macchina sotto casa di Sofia. Julianne gli confessa di essere innamorata di lui e di non sopportare l’idea di non essere ricambiata, perciò si getta da un ponte insieme a lui.

David si risveglia tre settimane dopo dal coma, scoprendo di essere sfigurato e soffrendo per continue e terribili emicranie. Qualche tempo dopo incontra di nuovo Sofia e i due tentano di costruire un rapporto, ma l’uomo è ossessionato da vivide allucinazioni, nelle quali vede Julianne al posto di Sofia. E presto non riuscirà più a distinguere tra sogno e realtà.

Curiosità

  • Il film è un remake del film spagnolo Apri gli occhi (titolo originale: Abres los ojos) del 1997, scritto da Alejandro Amenábar e da Mateo Gil. L’attrice Penélope Cruz appare in entrambi i film interpretando lo stesso ruolo.
  • Nella scena della festa di compleanno appaiono in un cameo la campionessa olimpica di pattinaggio artistico su ghiaccio Tara Lipinski, il regista Steven Spielberg e l’attrice nonché ex moglie di Cruise Nicole Kidman.
  • Nel corso del film alcune scene citano, o ripropongono, famose foto, immagini, video o quadri. Per esempio:
  • la locandina e un’immagine del film Jules e Jim di François Truffaut, un’immagine da un concerto degli Who, la copertina del disco The River di Bruce Springsteen, il film Sabrina di Billy Wilder con Audrey Hepburn.
  • Nella colonna sonora del film c’è il brano originale Vanilla Sky di Paul McCartney, che ottiene una nomination all’Oscar 2002 come Miglior canzone, e il gruppo islandese dei Sigur Rós, di cui Cruise è fan.
  • Per il ruolo di Julianne, Cameron Diaz ha ricevuto quattro nomination come Migliore attrice non protagonista ai Saturn Award, ai Golden Globe, agli Screen Actors Guild Awards e ai Critics Choice Movie Awards.

Gioco di donna

Università di Cambridge, 1933. Guy Malyon (Stuart Townsend), giovane irlandense squattrinato ma di bell’aspetto e speranze, si ritrova fortunosamente in camera, fradicia di pioggia, la ragazza più attraente e disinibita mai conosciuta. Si tratta di Gilda Bessé (Charlize Theron), ricchissima rampolla franco-americana, sfuggita per un pelo alla sorveglianza dell’ateneo dopo un incontro notturno col suo fidanzato, un facoltoso studente vicino alla laurea. Sebbene provengano da mondi completamente diversi, tra i due nasce presto una travolgente storia d’amore, che si trasferisce a Parigi, dove Gilda si inserisce nel fermento artistico della Ville Lumière, specializzandosi come fotografa. Qui si unisce alla vicenda Mia (Penelope Cruz), infermiera-spogliarellista spagnola – offesa a una gamba – che intrattiene con la disinvolta Gilda una relazione saffica. Giunti allo scoppio della guerra di Spagna, Mia e Guy decidono di partire per il fronte, rompendo il triangolo con Gilda, di temperamento edonistico, per nulla incline alle cause ideali. Mia, impegnata al fronte tra le forze repubblicane, perirà in seguito a un attentato, appena dopo un fortuito incontro con Guy. Dopo la Spagna, tutta Europa e il mondo saranno poi arsi dal fuoco della guerra: i destini di Guy e Gilda si incroceranno di nuovo, fino al drammatico finale a sorpresa.
Film in perfetto stile Harmony, ambientato prima e durante il periodo bellico, fra austere aule di Cambridge, fumosi café di Parigi – méta prediletta da artisti e ruffiani provenienti dai quattro angoli del vecchio continente -, il fronte spagnolo e ancora le macerie della capitale francese all’alba del D-day. Nonna Liala avrebbe apprezzato, a eccezione dell’amore saffico tra le due protagoniste, per altro non indispensabile alla vicenda ma fondamentale per il lancio pubblicitario, tutto centrato sulle moine delle due star hollywoodiane, dimentico del ruolo del povero Stuart Townsend (La leggenda degli uomini straordinari, About Adam), che pure sul copione ci aveva scritto «protagonista». Tra le due interpretazioni femminili, meglio quella della Theron, che aveva da liberarsi delle scorie nervose di Monster, film che le era valso l’Oscar. Lì, per far emergere le doti interpretative della bella attrice sudafricana – tanto per dire: suo era il fondoschiena che sbirciava malizioso da un vestito in via di sfilacciamento nella pubblicità di un noto aperitivo che la lanciò – la fecero brutta. Qui, Duigan (Sirene, nel 1994, e poco altro di menzionabile) cerca di salvare capra e cavoli ma non vi riesce. La bellezza vince sulla credibilità, che del resto viene sacrificata ovunque nel film, a partire da una Montmartre occupata, ricostruita in studio con calligrafia teatrale, tutt’affatto diversa dalla cinematografica, tale da non convincere neppure una talpa. (enzo fragassi)

Lezioni d’amore

Lezioni d’amore narra l’appassionata relazione tra uno stimatoprofessore universitario ed una giovane donna, la cui bellezza è tale da affascinare e scuotere profondamente l’uomo. Tra i due si crea una forte unione capace di trasformarli, più di quanto avrebbero mai potuto immaginare; e la relazione, che in principio era iniziata come una forte attrazione sessuale, lascia il posto ad un’indimenticabile storia d’amore.

Blow

La storia, raccontata attraverso una serie di flashback, di un figlio della “working class” americana che vive sulla propria pelle il dramma della povertà, e decide quindi che lo scopo della sua vita è fare soldi. Quando si trasferisce in California, negli anni Sessanta, scopre che un ottimo modo per realizzare il suo progetto è vendere droga: fra un arresto e l’altro, diventerà il maggior importatore di cocaina degli States. Ben interpretato, ispirato a una storia vera; peccato solo che la sorte del protagonista finisca per risultare di nessun interesse per lo spettatore. Panavision.

Prosciutto, prosciutto

Geniale commedia-melodramma erotica di sesso e cibo, che serve anche a rispecchiare la società spagnola in transizione. La sceneggiatura si accentra sui vari membri di due famiglie di classi sociali differenti e su ciò che segue dopo che la bellissima Cruz si innamora (e resta incinta) del figlio viziato del suo capo (MollÄ). Un piacere dall’inizio alla fine e un successo tardivo in Europa.