Scandalo segreto

Fiacco esordio alla regia di Monica Vitti, autrice anche della sceneggiatura assieme a Roberto Russo e Gianfranco Clerici. Margherita, sposata a Paolo, riceve in regalo da un amico una telecamera che, installata in casa, diventa una fedele amica alla quale la donna fa le proprie confessioni. Ma è proprio la telecamera, lasciata casualmente accesa, a registrare il tradimento del marito. (andrea tagliacozzo)

Il deserto rosso

In seguito a un incidente d’auto, la moglie di un ingegnere è vittima di uno choc che, ben presto, si tramuta in una cronica crisi depressiva. Un amico del marito tenta di aiutare la donna allacciando con lei una breve e amara relazione. Splendidamente fotografato da Carlo Di Palma, il film vinse il Leone d’oro a Venezia. Magistrale l’uso del colore, usato dal regista per sottolineare gli stati d’animo e le angosce della protagonista. (andrea tagliacozzo)

Il mistero di Oberwald

Statico adattamento cinematografico di una pièce di Cocteau, L’aquila a due teste. Una regina protegge un assassino incaricato di ucciderla e poi se ne innamora. Da ricordare per essere stato girato in video e poi trasferito su pellicola: gli esperimenti coloristici del regista sono interessanti, ma non alleviano la noia dell’intreccio. Antonioni aveva bisogno di un pretesto per un esperimento tecnico (il film è stato girato in video per intervenire elettronicamente sul colore, ed è stato quindi riversato in pellicola), ma se il testo è ridicolo e anacronistico, i giochi coi colori che dovrebbero esprimere l’interiorià dei personaggi sono stucchevoli e stancano presto.

Polvere di stelle

Nell’autunno del ’43, una scalcinata compagnia di avanspettacolo, diretta dai coniugi Dea e Mimmo Adami, accetta di esibirsi in Abruzzo. Dopo l’armistizio, la compagnia viene imprigionata dai fascisti, ma Dea, concedendo le proprie grazie a un federale, riesce a ottenerne la liberazione. Divertente tour de force dell’accoppiata formata da Alberto Sordi e Monica Vitti, già vista all’opera nel ’69 in Amore mio aiutami. Un po’ meno esaltante la regia, ad opera dello stesso Sordi, che come al solito raramente azzecca i tempi giusti e prolunga la vicenda fino all’inverosimile (decisamente troppi i 142 minuti del film).
(andrea tagliacozzo)

L’anatra all’arancia

La moglie di un ricco signore, spesse volte tradita, si presenta al marito con un giovane alto e distinto che fa passare come un suo spasimante. Mediocre versione cinematografica della commedia di William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon, che aveva ottenuto un sorprendente successo in tutti i teatri d’America e d’Europa. Affiatata, comunque, la coppia Vitti-Tognazzi.
(andrea tagliacozzo)

La ragazza con la pistola

Una ragazza siciliana viene rapita e sedotta da un compaesano che, subito dopo, l’abbandona e fugge in Inghilterra. La ragazza si arma di pistola e lo segue, decisa a vendicare l’onore offeso. Primo ruolo brillante per Monica Vitti che si esibisce in una divertente caratterizzazione della ragazza siciliana. La sceneggiatura porta le firme di Luigi Magni (che in quello stesso anno esordirà nella regia con
Faustina
) e Rodolfo Sonego (abituale collaboratore di Alberto Sordi).
(andrea tagliacozzo)

La supertestimone

Una donna complessata, sfortunatissima in amore, diventa la spietata accusatrice di un protettore sospettato dell’omicidio di una prostituta. Quando questi viene condannato, la donna, innamoratasi di lui, fa di tutto per scagionarlo. Un film poco riuscito, nonostante i buoni interpreti e le firme di Tonino Guerra e Ruggero Maccari sulla sceneggiatura. Molto affiatata, comunque, l’inedita coppia Tognazzi-Vitti, che tornerà cinque anni dopo ne L’anatra all’arancia.
(andrea tagliacozzo)

Amore mio aiutami

La moglie di un direttore di banca, innamoratasi di un giovane fisico nucleare, chiede disperatamente aiuto al marito, sperando che questi, uomo comprensivo e di larghe vedute, riesca a farle passare l’infatuazione. Il marito, però, è meno comprensivo del previsto. Gustosi i duetti tra i due protagonisti, ma la sceneggiatura è debole e la regia di Sordi praticamente inesistente. Nel ’73, Sordi e la Vitti torneranno a far coppia in
Polvere di stelle.
(andrea tagliacozzo)

L’avventura

La Massari sparisce misteriosamente su un’isola disabitata dopo aver litigato con il fidanzato Ferzetti, costringendo quest’ultimo e l’amica (Vitti) a cercarla. L’allegoria sottile e acuta della decadenza spirituale e morale impone una visione impegnativa. Primo successo internazionale di Antonioni, è il primo capitolo di una trilogia che comprende anche La notte e L’eclisse. Contorto giallo psicologico che affronta le problematiche dell’incomunicabilità e della provvisorietà dei sentimenti attraverso intensi ritratti femminili: il cinema di Antonioni allo stato puro e nel momento del debutto internazionale, tra entusiasmi e stroncature. Inedita l’utilizzazione del paesaggio siciliano come protagonista implicito. Premio speciale della giuria a Cannes dove però il pubblico l’aveva sonoramente fischiato.

Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa

Maria Sarti, un’attrice romana di poca fortuna, è costretta a improvvisarsi cantante in un cabaret di Napoli. Durante uno spettacolo, la donna inventa la famosa «mossa», con cui scandalizza i benpensanti e che le costa un processo per oscenità. Affettuosa rievocazione dell’Italia dei primi del Novecento, riuscita solo in parte, anche se può contare sull’apporto di una bravissima Monica Vitti nei panni della protagonista (che nella realtà si chiamava Maria Campi).
(andrea tagliacozzo)

L’eclisse

Una delusa donna borghese ha un rapporto inquieto con un cinico agente di borsa. All’appuntamento risolutore non si recherà nessuno dei due.
Antonioni-Antonioni, nel bene e nel male. Oggi, innegabilmente, datatissimo. Tutta l’impostazione di fondo, la sociologia e la psicologia dei suoi film sono insostenibili, e spesso il suo progetto sconfina nel kitsch. Ma l’Antonioni dell’incomunicabilità rimane un maestro di stile: in fondo un gran manierista, inventore di momenti-clou ed esploratore di set.
E dunque L’eclisse , documento d’epoca un po’ indigesto, si salva oggi per la levigatezza delle immagini e per alcuni picchi: la borsa di Milano, le albe lividissime… E soprattutto per la canzone dei titoli («Eclisse Twist»), scritta da Antonioni e Fusco per Mina: un capolavoro. (emiliano morreale)

La notte

In questo studio sull’incomunicabilità, la Moreau è annoiata e in crisi con lo spento marito Mastroianni. Suggestivo, introverso, astratto, tutto in superficie, pieno di “immagini vuote, senza speranza”. Secondo capitolo della cosiddetta “trilogia esistenziale”, preceduto da L’avventura e seguito da L’eclisse, il film cerca di definire alcune costanti delle usanze, in cui il lento disfarsi dei rapporti coniugali vuole essere il segno di altre crisi: Antonioni descrive una condizione di disagio esistenziale e l’ambienta dentro uno spazio che schiaccia l’individuo con il suo caso tecnologico e neocapitalistico, finendo solo per raccontare le vaghezze e le ambiguità di uno sconcerto esistenziale incapace di trasformarsi in una vera coscienza critica. Orso d’oro a Berlino.