Ultracorpi-L’invasione continua

Steve Malone ottiene l’incarico di bonificare un deposito di prodotti tossici in una base militare dell’Alabama. Messosi in viaggio con la famiglia, si rende conto già lungo la strada che nella zona c’è qualcosa di inquietante. Giunto alla base, i suoi peggiori timori vengono gradatamente confermati.
Ultracorpi
è un Ferrara considerato generalmente (e a torto) minore. Abel ritrova l’energia da filmmaker di genere degli esordi, e grazie ai cromatismi plastici del folle Bojan Bazelli dimostra anche di essere un calligrafo d’eccezione. Il film, unico caso nella storia della fantascienza cinematografica, è all’altezza sia del capostipite siegeliano (solo gli integralisti sci-fi affermano il contrario) che della rilettura modernista che ne trasse Philip Kaufman. Prodotto su commissione, ma intimamente ferrariano, il film è un’ardita investigazione ai confini dell’umano. Straordinario poi il finale esplosivo, antonioniano, che omaggia
Zabriskie Point
. Eh già, capolavoro.
(giona a. nazzaro)

Il grande inganno

Jake Nicholson, nella duplice veste di attore e regista, torna a interpretare il personaggio principale di Chinatown, l’investigatore privato Jake Gittes. Il dective riceve l’incarico di pedinare Kitty, la giovane consorte di Jake Berman. Mentre il detective sta spiando l’incontro sentimentale tra la donna e un rivale in affari del marito, Mark Bodine, che si svolge nella camera di un Motel, Berman irrompe nella stanza e uccide l’amante della moglie. Film poco apprezzato dalla critica, che può comunque contare su più di un ammiratore (Quentin Tarantino in testa). La regia di Nicholson è tutt’altro che perfetta e la storia decisamente confusa, ma Harvey Keitel giganteggia nel ruolo di Jake Berman (l’altro Jake del titolo originale, ovvero
Two Jakes
).
(andrea tagliacozzo)

Masquerade

Dopo la morte della madre, una giovane e ricca orfana è costretta a vivere con il terzo marito della donna. Vanamente corteggiata da un ex compagno di scuola, diventato in seguito agente di polizia, la ragazza s’innamora di un giovane skipper. Il regista Bob Swaim fa il verso all’Alfred Hitchcock de
Il sospetto
con risultati non del tutto disprezzabili. Rob Lowe è ambiguo al punto giusto, anche se il film avrebbe funzionato meglio con un protagonista di maggior carisma (come il Cary Grant del film di Hitchcock, appunto).
(andrea tagliacozzo)

Agnese di Dio

In un convento di Montreal, la madre Superiora (Anne Bancroft), irrompendo nella stanza della giovane Suor Agnese (Meg Tilly), scopre il cadavere di un neonato che la ragazza ha appena partorito e strangolato. La magistratura incarica una psichiatra (Jane Fonda) di far luce sulla misteriosa vicenda. Tratto da un lavoro di John Pielmeyer, un film un po’ discontinuo, diretto con mestiere ma senza troppa ispirazione da Norman Jewison. A tenere desto l’interesse ci pensano le tre ottime protagoniste – in particolare la Bancroft, candidata all’Oscar assieme a Meg Tilly, già rivelazione de
Il grande freddo.
(andrea tagliacozzo)

Valmont

La marchesa Marteuil, per vendicarsi dell’ex amante Gercourt che l’ha abbandonata per sposare la quindicenne Cécile, convince il visconte di Valmont a sedurre la giovane prima del matrimonio. Tratto da
Le realazioni pericolose
di Chordelos de Laclos, il film ebbe il torto di uscire contemporaneamente a un’altra pellicola di Stephen Frears – ben più fortunata – basata sullo stesso romanzo. Pur essendo pregevole nella confezione, questa versione comunque regge a fatica il confronto con quella più vitale e virtuosistica di Frears. Anche il cast è infinitamente meno interessante.
(andrea tagliacozzo)