Wind – Più forte del vento

Gradevole anche se eccessivamente stereotipata storia di una gara agonistica di vela: un gruppo di giovani è deciso a costruire la propria imbarcazione e riportare l’America’s Cup dall’Australia negli Stati Uniti. La trama va in secondo piano durante le sequenze in mare, con la fotografia mozzafiato di John Toll.

America oggi

Insieme a I protagonisti , il film che segnò il grande ritorno di Altman dopo un quindicennio appannato e sotterraneo: America oggi , multiforme affresco losangelino dalla narrazione implosa, rimane il capolavoro di questa «seconda giovinezza». Dei «Seventies» Altman non rinnega niente, anzi preleva dal decennio successivo quella che ne è stata forse la più alta sintesi letteraria: i racconti di Raymond Carver. Il montaggio (musicalissimo) intreccia le canzoni della colonna sonora con un gusto quasi da cantastorie; ogni enfasi è bandita (contrariamente al farraginoso e retorico pseudo-allievo Paul Thomas Anderson di Magnolia ); il cast è semplicemente sbalorditivo e i pezzi di bravura così sciolti che non te ne accorgi nemmeno (il monologo di Jack Lemmon, il seminudo di Julianne Moore). Su tutto una tristezza spettrale e assolata, un blando terremoto osservato da uno sguardo imperturbabile che è già oltre la commedia e la tragedia. (emiliano morreale)

Streamers

Un paio di giorni in una caserma dell’esercito alla vigilia del coinvolgimento americano in Vietnam diventano una parabola sull’umanità, la morte e i rapporti fra le razze. Lungo e deprimente ma pur sempre meritevole, con ottime performance in ruoli di sostanza: nulla di nuovo anche se Altman evita il finto naturalismo e l’enfasi didascalica del teatro filmato. Sceneggiatura di David Rabe dalla sua pièce.

Uno sconosciuto alla porta

A San Francisco, i giovani conviventi Patty e Drake affittano uno degli appartamenti della loro nuova casa a un individuo dall’aria misteriosa, Carter Hayes. L’uomo, uno psicopatico, si diverte a rendere la vita dei due un vero inferno. Ogni tentativo da parte della coppia di cacciarlo fallisce miseramente. Thriller non originalissimo, ma condotto con grande mestiere dal veterano John Schlesinger. Efficace Michael Keaton nel ruolo del “cattivo”, anche se a volte si ha quasi l’impressione che stia facendo il verso a Jack Nicholson. Tra gli interpreti compare, non accreditata, Beverly D’Angelo.
(andrea tagliacozzo)

Una vedova allegra, ma non troppo

Un killer della mafia viene ucciso dal proprio boss che l’ha colto in flagrante con la sua amante. La moglie del primo, rimasta vedova, decide di trasferirsi con il figlio a New York, ignara d’essere costantemente controllata da due agenti dell’FBI. Una curiosa commedia che, dopo un inizio stentato, prende rapidamente quota anche grazie all’apporto degli interpreti, tutti in grande forma, tra i quali lo stralunato e divertentissimo Matthew Modine, nei panni di uno dei poliziotti, e la bellissima Michelle Pfeiffer. Bravi anche Dean Stockwell (candidato all’Oscar) e Mercedes Ruehl, i quali non di rado rubano la scena ai due protagonisti. Ottima la regia di Jonathan Demme che, come al solito, fa un buon uso della nutrita colonna sonora. (andrea tagliacozzo)

American College

In una scuola privata americana lo studio è un interesse marginale per le giovani matricole: attività principale è la caccia alle coetanee del vicino college femminile. Qualche volto noto – Matthew Modine, Phoebe Cates e Sylvia Kristel – ma la regia e sceneggiatura – che scivola spesso e volentieri nel volgare o nella battuta di bassa lega – sono praticamente inesistenti. (andrea tagliacozzo)

Fuga d’inverno

Agli inizi del Novecento, la moglie del direttore del penitenziario di Pittsburgh, una trentacinquenne religiosissima, si innamora di un detenuto. Questi, condannato a morte assieme al fratello minore, convince la donna ad aiutarlo nella fuga. Il film, basato su una storia vera, deve molto all’intensa interpretazione dei protagonisti e all’ottima fotografia, anche se la regia di Gillian Armstrong, impeccabile dal punto di vista formale, non riesce mai a coinvolgere lo spettatore. (andrea tagliacozzo)

Birdy – Le ali della libertà

In un ospedale psichiatrico dell’esercito, il sergente Al Columbato, reduce dal Vietnam, tenta di riportare in sé l’amico Birdy, ridotto a una larva umana in seguito a uno “choc” subito nella giungla del Sud Est asiatico. Tratto dal romanzo di William Wharton, il film, interpretato in maniera eccellente dagli emergenti Cage e Modine, riesce ad esaltare l’estro visivo di Alan Parker, che firma uno dei suoi lavori migliori prima d’intraprendere un precoce declino (brevemente interrotto da
The Commitments
). Le musiche sono di Peter Gabriel: alcune composte appositamente per il film, altre rielaborate dal materiale del suo quarto album.
(andrea tagliacozzo)

Un ostaggio di riguardo

Dalla commedia di Lyle Kessler, adattata per lo schermo dallo stesso autore. Il giovane Treat, che vive a Philadelphia assieme al fratello minore Philip nella più indigente miseria, porta a casa un ubriaco dall’aria facoltosa. Il ragazzo sembra intenzionato a chiedere un forte riscatto per il rilascio dell’uomo, ma ignora che questi in realtà è un gangster braccato dalla mala. Gli attori sono bravissimi (specie il veterano Albert Finney), ma la derivazione teatrale alla lunga finisce per pesare sul film. E Pakula, purtroppo, ormai non è più il cineasta innovativo degli anni Settanta (quello, per intenderci, di
Perché un assassinio
e
Tutti gli uomini del presidente
).
(andrea tagliacozzo)

Le divorce – Americane a Parigi

Un cast di tutto rispetto si trova in difficoltà in questa “comedy of manners” assai esile sulla condizione sessuale e sentimentale di un’inesperta americana a Parigi (Hudson) e della di lei sorella (Watts), incinta e abbandonata. Un sacco di complicazioni nella trama non aggiungono molto, e l’opportunità di sondare le differenze culturali fra americani e francesi va sprecata. La sceneggiatura di Ivory e Ruth Prawer Jhabvala è tratta dall’apprezzato romanzo di Diane Johnson. Panavision.

Memphis Belle

In Inghilterra, nel 1943, l’equipaggio della fortezza volante americana «Memphis Belle» si prepara alla sua venticinquesima e ultima missione. L’obiettivo da bombardare e distruggere si trova proprio nel cuore delle linee nemiche. A rendere l’impresa ancora più difficile sono le avverse condizioni meteorologiche. Un’eccellente pellicola bellica, emozionante e ricca di tensione, girata in uno stile che ricorda i classici hollywoodiani degli anni Quaranta. Il titolo, non a caso, si rifà a un documentario realizzato nel 1944 da William Wyler. Bravissimi i giovani interpreti. (andrea tagliacozzo)

Crazy for you – Pazzo per te

Disordinato e prolisso intreccio, complesso fin dall’inizio e con troppi elementi già visti: Modine è un lottatore liceale un po’ filosofo, la Fiorentino è una donna matura e tenace che lo provoca. Basato su un racconto di Terry Davis. Madonna fa una breve apparizione cantando Crazy for You.

Promesse, promesse

Ambientata nel New Jersey, negli anni Sessanta, la storia d’amore tra una ragazza ebrea della media borghesia e un giovane italiano appartenente a una famiglia di modeste origini. Si incontrano al liceo, ma dopo il diploma finiscono per perdersi di vista. Si ritroveranno solo molti anni più tardi, irrimediabilmente cambiati. Sayles, già sceneggiatore per Joe Dante, azzecca il cast e la maggior parte dei dialoghi, ma la storia, specie nella seconda parte, ha dei momenti di stanca. Tra gli interpreti secondari compare Matthew Modine, al suo primo film.
(andrea tagliacozzo)

Mary

Un regista e attore di Hollywood (Matthew Modine), abituato a sguazzare nello
star system,
gira in Terra Santa un film sulla passione di Gesù, intitolato
This is my blood
(Questo è il mio sangue). L’attrice che interpreta Maria Maddalena (Juliette Binoche) subisce una profonda crisi religiosa e decide di non lasciare Gerusalemme per continuare la sua personale ricerca nella fede. Finirà però per sperimentare anche le drammatiche contraddizioni della lotta che oppone israeliani e palestinesi. Intanto, oltre Oceano, un telegiornalista (Forest Whitaker) che conduce un seguito programma su questioni teologiche, è pronto a tutto pur di avere in trasmissione il regista e l’attrice. Per farlo è costretto a trascurare la moglie (Heather Graham) in attesa del primo figlio, arrivando fino al tradimento.

Non si può ignorare questo film di Abel Ferrara, passato in concorso a Venezia nel 2005 e premiato dalla critica. Ma non lo si può neanche amare, per la supponenza con la quale il regista – (ri)trapiantato da tempo in Italia – pretende di: a) muovere una critica neanche tanto velata alla gibsoniana e papalina

Passione di Cristo;
b) rappresentare la forza connaturata alla ricerca genuina della fede; c) rivalutare il ruolo biblico della Maddalena recuperandone l’immagine di «tredicesimo apostolo» contenuta nei vangeli apocrifi; d) mostrare l’abisso di abiezione in cui cade l’uomo quando: d1) nega a se stesso la fede o quando (d2) un insieme di uomini, un intero popolo, negano giustizia a un altro popolo, mantenendo inalterato il loro credo in un Dio che considerano infallibile giusto e compassionevole; e) lanciare uno strale contro l’onnivora industria cinematografica. Non che in questo coacervo di questioni sensibilissime non si colgano lampi di cinema di adamantina purezza; non che la prestazione del trio di attori principali non valga di per sé una visione. Ma l’insieme risulta opprimente e a tratti gotico, lasciando lo spettatore un po’ sgomento. Né turbato, né edificato.
(enzo fragassi)