Teorema

La tranquilla e agiata esistenza borghese di una famiglia di Milano, composta da padre, madre, due figli e domestica, viene sconvolta dall’arrivo di un misterioso e affascinante ospite. Tutti sono pian piano conquistati dal giovane e questi si presta ad avere rapporti sessuali con tutti. L’edificio della famiglia borghese crolla sotto i colpi del simbolismo pasoliniano in un film affascinante e originale che fece scandalo e fu sequestrato per oscenità. Laura Betti vinse la Coppa Volpi come migliore attrice al Festival di Venezia.
(andrea tagliacozzo)

Il mostro

Aspirante donnaiolo e studente di cinese, Loris viene scambiato per un serial killer: la poliziotta Jessica si installa in casa sua col compito di provocarlo e smascherarlo. Benigni riesce ad alternare l’omaggio ai grandi del passato (l’inseguimento alla Buster Keaton, balletti alla Totò, intenerimenti alla Chaplin e uno spirito anarcoide debitore di tutti e tre) a una comicità più greve, basata sugli equivoci sessuali: ma lo fa sempre con la medesima leggerezza e e mancanza di presunzione. Peccato che la regia latiti nelle scene in cui non compare come attore e che il ritmo a volte cada. la sceneggiatura è scritta da Benigni con Vincenzo Cerami.

La corona di ferro

Nell’immaginario regno di Kindaor, Sedemondo uccide re Licinio, suo fratello, e ne usurpa il trono. Vorrebbe far seguire la stessa sorte ad Arminio, figlio del monarca spodestato, che abbandona nella foresta alla mercé dei leoni. Ma il ragazzo riesce a scampare alla morte. Quarto capitolo della fertile collaborazione tra Alessandro Blasetti e Gino Cervi. Raffinata la regia di Blasetti, capace di realizzare un film di pura fantasia, quasi una favola, ma con frequenti allusioni al clima politico dell’epoca. (andrea tagliacozzo)

Cronaca di un amore

Primo film di Michelangelo Antonioni, all’epoca trentottenne, che qualche anno prima aveva avuto un’esperienza (alquanto traumatica) come aiuto-regista di Marcel Carné. Un industriale milanese, sposato a una giovane di Ravenna, fa compiere delle indagini sul passato della moglie. Un amico di quest’ultima, in gioventù innamorato della ragazza, intuisce la cosa e si reca a Milano per avvertirla. Fin da questo suo esordio, nel bene e nel male (a seconda dei gusti e dei punti di vista), il cinema di Antonioni ha già quelle caratteristiche che si ritroveranno nelle opere successive del regista: ritmi lenti e piani sequenza interminabili nell’analisi lucida e spietata dei tormenti esistenziali dei protagonisti. (andrea tagliacozzo)

L’innocente

L’ultimo lavoro di Luchino Visconti, realizzato poco prima della morte avvenuta il 17 marzo 1976, tratto dal romanzo di Gabriele D’Annunzio. Il ricco possidente Tullio Hermil non perde occasione per tradire la moglie Giuliana. Questa, dal canto suo, si consola con un giovane scrittore dal quale ha un figlio. La regia di Visconti, come al solito pregevole dal punto di vista formale, è meno efficace che in altre occasioni, fin troppo fredda e distaccata dalla vicenda e dai suoi protagonisti. D’altronde, il film è stato diretto dal cineasta in precarie condizioni di salute, costretto su una sedia a rotelle da un male incurabile. (andrea tagliacozzo)

La finestra di fronte

Giovanna (Giovanna Mezzogiorno) e Filippo (Filippo Nigro) hanno trent’anni, sono sposati da nove e hanno due bambini. Giovanna lavora come contabile in una polleria industriale, mentre Filippo in un deposito carburanti, con turni notturni. Giovanna spia un manager single (Raoul Bova) dalla finestra di fronte alla sua cucina. Idealizza quest’uomo, la sua figura, il suo personaggio, apparentemente così diverso da suo marito. Un giorno Filippo e Giovanna incontrano un uomo anziano e distinto per strada (Massimo Girotti), che ha perso la memoria e non ricorda più nulla della sua vita, se non alcuni flashback e allucinazioni che lo riportano a sessant’anni prima. Filippo decide di aiutare questo signore, nonostante la riluttanza di Giovanna, troppo presa dalla sua vita, dai figli, dai sogni frustrati e mai realizzati e dalla sensazione di essere l’unico traino familiare. Giovanna a poco a poco si avvicina a questa persona, riuscendo anche a decifrare il rebus della sua memoria. Ma non è l’unico incontro che cambierà la vita di Giovanna… Dopo il grandissimo successo ottenuto con
Le fate ignoranti,
Ferzan Ozpetek ritorna al grande schermo con un’altra pellicola destinata a riscuotere consensi di critica e pubblico. Sempre più maturo, convincente, poetico e intenso, Ozpetek ci presenta un film sulla memoria, sulla storia che non va dimentica, sui sogni repressi, sulle isole felici che ci si crea per evadere, ma che una volte raggiunte risultano molto meno interessanti. Molta carne al fuoco, ottima regia, leggera e delicata. Solo due note un po’ stonate: un Raoul Bova anello debole del film, finito a recitare in un cast di tutto rispetto da cui ne esce con le ossa rotte. E poi alcuni dialoghi che scadono nell’eccesso di retorica e banalità, errori non commessi nel precedente film. Una nota particolare, invece, per l’ultima grande interpretazione di Massimo Girotti.
(andrea amato)

In nome della legge

Un giovane pretore, assegnato a un piccolo paese nel centro della Sicilia in cui la mafia domina incontrastata, viene accolto con ostilità e diffidenza. Il compito del magistrato, che deve subito occuparsi di un omicidio, si rivela assai arduo per l’assoluta omertà che vige tra la popolazione. Terzo lungometraggio di Pietro Germi, il primo a porlo all’attenzione della critica. Stilisticamente, il film, molto spettacolare, sembra ispirato ai western di John Ford. Tra gli sceneggiatori figura anche Federico Fellini.
(andrea tagliacozzo)

Ossessione

Gino, un vagabondo, si ferma in una locanda lungo il Po e diventa l’amante di Giovanna (Calamai), la moglie del gestore. I due decidono di ucciderlo, ma le indagini della polizia e l’assicurazione rovinano l’amore… Liberamente tratto dal romanzo di James Cain Il postino suona sempre due volte, il film è ambientato nel delta del Po e in Romagna. Uno dei lavori più significativi di Visconti che, in pieno regime fascista, riuscì ad anticipare il neorealismo del dopoguerra. Alla sceneggiatura collaborarono, tra gli altri, Giuseppe De Santis (futuro autore di Riso amaro ) e Sergio Grieco (anche lui in seguito regista, anche se di minor spessore rispetto a De Santis). (andrea tagliacozzo)

Senso

Studio delle emozioni umane sviluppato con cura, che racconta della relazione fra il mondano e materialista ufficiale austriaco Granger e la sua aristocratica amante italiana (Valli). Un’affascinante combinazione del neorealismo delle precedenti opere di Visconti e del lussureggiante romanticismo spesso presente nei suoi film successivi. Rititolato Wanton Contessa. I dialoghi della versione in inglese, intitolata The Wanton Countess, sono di Tennessee Williams e Paul Bowles!

Interno berlinese

Pellicola davvero malriuscita, recitata in inglese da attori provenienti da tutta Europa: la trama, tratta da un romanzo di Junichiro Tanizaki (La croce buddista), è incentrata sull’amore lesbico tra la Landgrebe e la figlia dell’ambasciatore giapponese Takaki, nella Germania nazista. Il film è senz’anima, e non riesce neppure a essere sexy nonostante la presenza della splendida Landgrebe, già protagonista della Donna in fiamme.

Fabiola

Nella Roma del periodo imperiale, l’assassinio del senatore Fabio Severo scatena la persecuzione dei cristiani accusati ingiustamente dell’omicidio. La figlia del senatore, Fabiola, convintasi della loro innocenza, si schiera dalla parte dei perseguitati. Fedele ricostruzione di un oscuro episodio della storia romana, tratto dal romanzo Fabiola, ovvero la Chiesa delle catacombe scritto nel 1854 dal cardinale Nicholas Wiseman. Realizzato con mezzi imponenti e un grande cast a disposizione, il film soffrì probabilmente delle numerose ingerenze da parte dei produttori (il film venne finanziato dal Vaticano) e della vena poco felice di Blasetti, in passato autore di eccellenti drammi in costume. (andrea tagliacozzo)