Mr. Brooks

Earl Brooks è un industriale di successo che è stato da poco nominato Uomo dell’anno dalla comunità in cui vive. E’ sposato con una donna affascinante e, insieme a lei, ha una figlia che studia all’università. Sembra non mancargli nulla per essere felice ma, dietro un’apparenza normale, Mr. Brooks nasconde un’inconfessabile verità: ama uccidere. Per lui è come una dipendenza, non riesce a farne a meno e, anche se tenta di controllare questo impulso omicida, l’indole violenta ha sempre il sopravvento sulla sua volontà. Un giorno però commette un errore e rischia di essere arrestato ma…

L’uomo del giorno dopo

Lunga, noiosa e pretenziosa allegoria in cui un artista di strada in un futuro post-apocalittico si fa passare per un portalettere americano. In quel ruolo personifica la speranza per molte comunità isolate abbattute dalle crudeli tattiche di un demagogo (Patton, in un’interpretazione monocorde). Un ben intenzionato (ma completo) fiasco. Quello nell’inquadratura finale è il figlio di Costner; una delle sue figlie fa la parte di una portalettere, l’altra canta America the Beautiful. Mary Stuart Masterson compare non accreditata. Panavision.

L’uomo dei sogni

Spinto da alcune voci provenienti dall’aldilà, un agricoltore dell’Iowa decide, tra lo stupore dei suoi familiari, di costruire un campo di baseball sulla sua proprietà. Una volta terminati i lavori, sul terreno di gioco si materializzano, come per magia, alcuni dei mitici campioni del passato, da tempo defunti. Una commovente favola alla Frank Capra, suggestiva e nostalgica, tratta dal romanzo di W.P. Kinsella
Shoeless Joe
. Ottime la sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, e l’interpretazione di Costner, praticamente perfetto nei panni del sognatore idealista.
(andrea tagliacozzo)

Silverado

I fratelli Emmet e Jake, accompagnati dal nero Mal e dall’avventuriero Paden, devono raggiungere Silverado, sperduto villaggio del West, per salutare la famiglia e poi partire per la California. Al loro arrivo li aspetta una brutta sorpresa: i quattro devono prendere le armi per difendere il paese da un proprietario terriero senza scrupoli. Splendida rivisitazione, spesso in chiave ironica e cinefila, del genere western, con un occhio di riguardo ai ritmi (estremamente veloci) e ai gusti del pubblico più giovane (il punto di riferimento potrebbe essere addirittura la serie
Guerre Stellari
, di cui Kasdan aveva sceneggiato il secondo episodio,
L’impero colpisce ancora
). Ottimi tutti gli interpreti. Una spanna sopra agli altri Kevin Costner, formidabile nel ruolo del giovane pistolero irresponsabile e rompicollo.
(andrea tagliacozzo)

The Untouchables – Gli intoccabili

Una pellicola ad alta energia e di forte impatto: questo aggiornamento — firmato da David Mamet — della ben nota serie televisiva narra dei modi (spesso violenti) attraverso i quali l’onesto ma ingenuo agente federale Elliot Ness tenta di sgominare sia la corruzione all’interno della polizia, sia la malavita nella Chicago del proibizionismo. Regia fluida, a tratti persino “fiammeggiante”, e potenti interpretazioni di Connery (nel ruolo — che gli è valso l’Oscar — di un vecchio poliziotto di strada) e di De Niro nei panni di un gigantesco Al Capone. I travolgenti scontri a fuoco, alcuni dei quali citano una celeberrima sequenza de La corazzata PotÍmkin, vi terranno incollati alla poltrona! Fotografia di Stephen H. Burum, ricca partitura musicale di Ennio Morricone. Panavision.

Balla coi lupi

Debutto di Kevin Costner dietro la macchina da presa, premiato da ben sette premi Oscar. Durante la guerra di Secessione, un tenente nordista sceglie di andare su un isolato avamposto della frontiera indiana. A poco a poco, l’uomo riesce a conquistare la fiducia di una confinante tribù di Sioux. Un western atipico e progressista che, col suo improvviso successo, ha dato quasi l’illusione di poter rilanciare il genere (ma, a parte Gli spietati , il rilancio non c’è stato). Nonostante la mastodontica durata, il film (che nell’edizione integrale dura 4 ore) non ha mai un momento di stanca. Regia sorprendentemente matura e personale. Costner si ripeterà diversi anni più tardi con L’uomo del giorno dopo, anche se la critica e il pubblico gli volteranno inspiegabilmente le spalle. (andrea tagliacozzo)

Litigi d’amore

Joan Allen regala un’altra interpretazione da favola in questo appassionante tranche de vie di una donna il cui marito se ne è andato lasciandola a cavarsela con quattro figlie e molta rabbia. Costner non se la cava male nel ruolo di un ex giocatore di baseball diventato una personalità della radio che si insinua nella sua vita. Binder è scrittore e regista, Costner è produttore. Il film è girato in Inghilterra anche se la vicenda è ambientata negli Stati Uniti.

Guardia del corpo

Una guardia del corpo viene assunta per proteggere una star della musica, ma finisce per innamorarsene. Artificiosa vetrina per due stelle di Hollywood, punta a compiacere il pubblico in ogni modo, a volte scivolando nel kitsch. Solido debutto cinematografico per la Houston, che canta I Will Always Love You meglio di Dolly Parton, interprete originale. La sceneggiatura di Lawrence Kasdan è stata scritta diversi anni prima della realizzazione del film, e il ruolo di bodyguard era stato pensato per Steve McQueen! A Hong Kong ne è stato prodotto un remake (The Defender) nel 1994, con Jet Li nei panni della guardia del corpo. Due nomination per le musiche.

Misery non deve morire

Uno scrittore, precipitato da una scarpata a bordo della sua auto, viene salvato da morte certa da un’infermiera. La donna, che si dichiara una sua grande fan e lo ospita nella sua villetta isolata tra le montagne, si rivela poi essere una psicopatica. Dopo
Stand By Me
(tratto da
The Body
), Rob Reiner porta sul grande schermo un altro racconto di Stephen King e fa nuovamente centro realizzando un thriller che inchioda alla poltrona lo spettatore. Merito della sua riuscita si deve anche alla straordinaria Kathy Bates, fino ad allora sconosciuta ai più, che vinse l’Oscar 1990 come migliore attrice protagonista.
(andrea tagliacozzo)

The War

Crescere non è facile per un fratello e una sorella nel Mississippi degli anni Settanta: il padre è ben intenzionato, ma non è più lo stesso da quando è tornato dal Vietnam, e i suoi sforzi per insegnare ai figli la tolleranza e il pacifismo sono costantemente minacciati da un gruppo di maligni e vivaci ragazzini che abitano accanto a loro. Un “film con messaggio” indirizzato ai più giovani, ben intenzionato ma indebolito da durata eccessiva, mancanza di incisività e sovrabbondanza di colpi di scena drammatici.

Il vincitore

Marcus e David sono due fratelli appassionati di ciclismo: il primo è un medico sportivo, mentre l’altro, che è ancora uno studente, soffre da tempo di strani malesseri e crede di avere ereditato la malattia del padre, morto per un aneurisma. Insieme si iscrivono a un’impegnativa gara ciclistica da svolgersi sulle montagne del Colorado. Un buon prodotto commerciale, ben diretto da un abile mestierante come Badham e interpretato da un Kevin Costner ancora lontano dai fasti di Balla coi lupi , ma già in gran forma. (andrea tagliacozzo)

Senza via di scampo

Dal romanzo
The Big Clock
di Kenneth Fearing, già portato sullo schermo nel 1948 da John Farrow in
Il tempo si è fermato
. Tom Farrell, prestante ufficiale della marina americana, ha una relazione con Susan, l’amante del Segretario della Difesa. Durante un’accesa discussione con quest’ultimo, la ragazza muore accidentalmente. Mal consigliato dal fedele aiutante, l’uomo, invece di costituirsi, incolpa un fantomatico agente russo dell’uccisione e affida a Farrell le indagini del caso. Avvincente e ben diretto (specialmente nella seconda parte), con un ottimo uso della suspense, anche se il film è soprattutto un veicolo ideale per Kevin Costner, all’epoca star emergente reduce dal successo de
Gli intoccabili
. L’attore e il regista torneranno a collaborare nel 2000 nell’altrettanto riuscito
Thirteen Days
.
(andrea tagliacozzo)

Thirteen Days

Un velivolo da ricognizione americano scopre che sull’isola di Cuba alcuni supervisori militari sovietici stanno seguendo l’installazione di rampe missilistiche. Convocato dal presidente Kennedy, il consigliere particolare Kenneth O’Donnell diventa il testimone privilegiato di un terrificante braccio di ferro tra Usa e Urss. Una crisi lunga tredici terribili giorni, che spinge il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale.

Tra i tanti registi che avrebbero dovuto dirigere
Thirteen Days
si sono avvicendati anche Francis Ford Coppola e Phil Alden Robinson, i quali però (per le motivazioni più disparate) si sono ritirati dal film. L’unico a non fare mai marcia indietro è stato Kevin Costner, il nome sul quale è stata in pratica eretta l’intera operazione. Solo Costner ha sempre creduto fermamente nel progetto, al punto da coinvolgersi anche come produttore. In cabina di regia, dopo le numerose defezioni illustri, viene chiamato l’anonimo Roger Donaldson, la cui unica pellicola veramente degna di nota è stata (tanto tempo fa)
Senza via di scampo
, un thriller politico-paranoico guarda caso interpretato proprio da Costner. Il fatto che
Thirteen Days
risulti migliore persino di
Senza via di scampo
conferma ciò che dovrebbe essere lapalissiano e che invece sembra non esserlo affatto: Costner è da sempre l’autore dei suoi film anche quando non li dirige, tant’è vero che si tratta dell’unico interprete americano che pratichi veramente una politica attoriale a 360 gradi. Nemmeno Bruce Willis, Sylvester Stallone o Arnold Schwarzenegger sono così efficaci nel perseguire la gestione della propria immagine. Così, il personaggio di Kenny O’Donnell richiama da un lato tutti i perdenti sportivi impersonati da Costner (il pallone ovale che compare come per incanto nelle sequenze più drammatiche e nel finale) e dall’altro i grandi solitari che da
Balla coi lupi
in poi costituiscono il nocciolo della sua poetica.

Ancora una volta Costner incrocia la vita di Kennedy: basti ricordare (senza contare, ovviamente,
JFK
) che in
Un mondo perfetto
moriva un giorno prima del presidente sotto gli occhi di un Eastwood impotente, che si ritrovava così a (ri)vivere il trauma di
Nel centro del mirino
. Il film (pur essendo dichiaratamente filokennediano) si offre come un serrato thriller, girato con un ritmo piano, geometrico (diremmo settantesco), la cui intensità è data dai conflitti instaurati dai caratteri in campo. Kennedy è delineato come un personaggio ambiguo e pragmaticamente idealista, che viene opposto all’idealismo scarsamente pragmatico del fratello Bobby (d’altronde, dopo James Ellroy, a nessuno è concesso oggi di continuare a beatificare JFK). E se magari si glissa un po’ troppo sull’antecedente della Baia dei Porci, si tira invece ad altezza d’uomo sui falchi del Pentagono e della Cia che tifavano per la guerra. Ma il vero colpo d’ala del film è il pianto di Costner la mattina dopo, quando allo scadere dell’ultimatum il sole sorge ancora. Sono queste le cose che hanno fatto (e fanno) grande il cinema americano.
(giona a. nazzaro)

A letto con Madonna

Ritratto a tutto tondo della diva pop più trasgressiva del momento. Tra un concerto e l’altro in giro per il mondo, Madonna confessa indirettamente alla macchina da presa i suoi sogni, i suoi desideri e le sue aspirazioni. Appare, tra gli altri, un imbarazzatissimo Warren Beatty, all’epoca compagno nella vita della cantante. Interessante per i fan, un po’ noioso per tutti gli altri. Oggi sembra paradossalmente datato. (andrea tagliacozzo)

Bull Durham

Un’appassionata di baseball all’inizio di ogni stagione sceglie un giovane campione, il migliore della squadretta dei dilettanti dei Durham Bulls, per allenarlo a modo suo allo sport, alla poesia e soprattutto all’amore. Quando all’orizzonte si presenta il promettente «Nuke» non ha esitazioni: sarà lui il prescelto. Una divertente e intelligente commedia sullo sport preferito dagli americani, diretto da un esperto del genere e interpretato da un trio d’attori in grande forma. Particolarmente credibile nel ruolo Kevin Costner, che ha un passato da giocatore dilettante. Tim Robbins (all’epoca ancora poco conosciuto) e Susan Sarandon diventeranno marito e moglie. Costner tornerà sull’argomento nel seguente
L’uomo dei sogni
e, undici anni più tardi, nel bellissimo
Gioco d’amore
di Sam Raimi.
(andrea tagliacozzo)

Terra di confine – Open Range

Far West, 1882. Nelle sconfinate praterie verdi con le montagne bellissime a far da cornice, tre uomini e un ragazzo vivono la loro vita tra vacche, cavalli e un cagnolino. Vivono nella natura, dove quando piove si annega nel fango e dove quando il cielo è limpido è tutto tempestato di stelle, e lontano il più possibile dalla città. Che poi è una strada sterrata e quattro case con un’altra in costruzione… I quattro sono mandriani. Vanno per conto loro. Randagi. Liberi. Vivono e lasciano vivere. Con una loro onestà di fondo. E la cosa non piace allo sceriffo e ai suoi scagnozzi che si sentono padroni della prateria… Primi sgarri. Pestano uno dei quattro. Poi lo ammazzano e riducono il ragazzino in fin di vita. E allora i due, Boss e Charlie, si scatenano. Vanno in città per fare giustizia…
Kevin Costner interpreta, dirige e produce un film western vecchio stile, con tutti i «pezzi» al posto giusto. I buoni, i cattivi, lo sceriffo, il medico, il barista del saloon, la prigione, la donna del cow-boy. Bello. E divertentissimo. Costner, si sa, ama la natura e i vecchi miti Usa. Qui la natura è garantita, grandi spazi, tanto verde, cavalli che corrono, fiori, tramonti, nuvoloni… Le praterie sono quelle dell’Alberta, in Canada, le montagne sono le Montagne Rocciose a ovest di Calgary, sempre in Canada, luoghi selvaggi e dall’acceso difficilissimo tanto che la produzione del film ha dovutto costruire una strada per poter cominciare le riprese. Il vecchio mito, romantico, è quello del West. Con questi uomini rudi che uccidono nel nome della Giustizia e dell’Onore (ma anche della santa vendetta), con il loro passato misterioso (da nascondere? da rimuovere?), con la loro vita comunque difficile. Ebbene qui quel vecchio West c’è tutto. Kevin Costner, uomo rude (per la verità quasi sempre con un’espressione sola…) con qualche fantasma del passato che ancora lo angustia, e il suo capo Boss, un uomo vecchio, il grande Robert Duvall, giusto, saggio a modo suo, con i piedi per terra e le mani che ben sanno maneggiare pistole e fucili. Con un andamento che, almeno all’inizio, è lento si snodano le vicende dei buoni e dei cattivi parallelamente alla storia d’amore tra il cow-boy e la bella Annette Benning. E grande sceneggiatura: fotogramma dopo fotogramma, i due protagonisti e i loro avversari sciorinano pillole di buon senso, ma anche tanta retorica, tanti luoghi comuni, tante cose che sembrano fuori dal tempo… Ma che divertono assai. Perché, mentre il film scorre, ci si domanda se Costner abbia voluto fare (anche) una parodia della sua vecchia passione… E se non fosse così? (d.c.i.)

J.F.K. – Un caso ancora aperto

Stati Uniti, 1963. Il procuratore Jim Garrison, poco convinto delle tesi che vogliono il Presidente Kennedy ucciso da un assassino solitario, l’ex marine Lee Harvey Oswald, apre un’inchiesta per smascherare le fila di un eventuale complotto. Tipico film alla Oliver Stone, impostato come una lunga, appassionata, interminabile requisitoria di tre ore, ricca di dati, supposizioni e, probabilmente, qualche azzardo storico. Si tratta, comunque, della migliore regia del discusso cineasta americano, che riesce a mescolare abilmente le scene del film alle immagini di repertorio (alcune vere, altre ricostruite con la tecnica del documentario) riuscendo a creare un’opera altamente spettacolare, cinematografica, ma allo stesso tempo di un realismo impressionante. Oscar 1991 al montaggio (davvero straordinario) e alla fotografia (di Robert Richardson).
(andrea tagliacozzo)

Robin Hood principe dei ladri

Dopo aver lungamente combattuto in Terra Santa, Robin Hood riesce a fuggire da una prigione araba e torna in Inghilterra assieme a un guerriero saraceno, suo nuovo amico. Assente re Riccardo, il Paese è finito nelle mani dei normanni capeggiati dall’infido sceriffo di Nottingham. La più improbabile delle avventure del celebre arciere di Sherwood, con un Kevin Costner simpatico ribelle, ma decisamente troppo americano e moderno per calarsi nel ruolo. La spumeggiante regia di Kevin Reynolds e la divertente interpretazione di Alan Rickman riscattano un film spettacolare ma minato da una sceneggiatura (di Pen Densham e John Watson) che spesso rasenta la stupidità. (andrea tagliacozzo)

Fandango

All’inizio degli anni ’70, un gruppo di cinque laureandi di un college americano decide di attraversare in auto le assolate lande del Texas. Il viaggio servirà soprattutto a distrarre due di loro, Kenneth e Gardner, in procinto di partire per il Vietnam. Promettente esordio di Kevin Reynolds, grandemente influenzato dal cinema del decennio precedente, nostalgico e furbo quanto basta per attirare l’attenzione di pubblico e critica. Kevin Costner e Reynolds si ritroveranno sei anni più tardi per girare
Robin Hood, il principe dei ladri
e, in seguito, nel ’95 per
Waterworld
.
(andrea tagliacozzo)

Un mondo perfetto

Texas, 1963. Due evasi, Butch e Terry, prendono come ostaggio un bambino. Sulle loro tracce si mettono un attempato sceriffo e una criminologa. Butch uccide il violento Terry e prosegue con il piccolo Philip. Durante la fuga attraverso l’America rurale, fra i due nasce un rapporto di complicità, mentre criminologa e sceriffo approfondiscono la propria conoscenza. Fino al confronto a viso aperto… Un mondo perfetto è di un classicismo impeccabile, fondato su una rara economia di mezzi espressivi. La struttura è quella di un road movie dei più tipici: una coppia in fuga, intimamente innocente dinanzi alla legge. Da Io sono innocente di Lang (1937) a La donna del bandito di Ray (1948) fino a Sugarland Express di Spielberg (1973), i grandi talenti di Hollywood si sono misurati con questo soggetto, ghiotta occasione per una riflessione sul potere e la società negli Stati Uniti. Eastwood non è da meno, ma anziché un uomo e una donna fa incontrare due personaggi segretamente angelici: il piccolo Philip, vestito da fantasmino, e un Kevin Costner doloroso ed energico. Su di loro si stende l’ombra di un’America che ha perduto irrimediabilmente la propria innocenza e le proprie speranze. La regia di Eastwood è puntuale e sensibile, la scena in casa del contadino di colore un capolavoro melodrammatico. (francesco pitassio)

Revenge

L’americano Jay Cochran, recatosi in Messico per ritrovare un amico di vecchia data, il boss Tibey Mendez, s’innamora, ricambiato, della giovane moglie di questi, Miryea. La vendetta del messicano sarà spietata. Il film, contrariamente alle previsioni – la presenza del divo Kevin Costner e del regista di
Top Gun
lasciavano sperare in un grande successo – si rivelò molto fiacco al botteghino. Il carisma degli attori non basta per risollevare le sorti di un film nato con il piede sbagliato.
(andrea tagliacozzo)