Alien – The Director’s Cut

Dopo aver fatto tappa su un pianeta sconosciuto, su cui è stata attirata a causa di una falsa richiesta d’aiuto, l’astronave Nostromo prosegue nel suo viaggio. Quest’ultimo viene però funestato dalla presenza a bordo di un alieno, incubatosi all’interno del corpo di uno dei membri dell’equipaggio. La mostruosa creatura stermina a uno a uno tutti gli astronauti, l’unica a opporre resistenza è Helen Ripley, un coraggioso ufficiale in seconda.

Ventiquattro anni dopo la sua prima uscita nelle sale, uno dei capolavori di Ridley Scott torna sul grande schermo con circa cinque minuti di scene inedite e una colonna sonora ricostruita su sei piste in surround. Dopo decine di passaggi televisivi, il ritorno di
Alien
nei cinema fornisce l’occasione, soprattutto ai più giovani, di visionare sul grande schermo uno dei migliori film di fantascienza della storia del cinema. «Per vedere
Alien
come si deve bisogna vederlo nel buio della sala», ha detto lo stesso Ridley Scott, aggiungendo che la nuova edizione del suo secondo film è stata l’occasione per aggiustare dettagli che, rivedendo il film a distanza di tanto tempo, gli erano sembrati passibili di miglioramento. Tra le sequenze inedite, la scena in cui Ripley (Sigourney Weaver) scopre i resti di due compagni morti e uno scontro fisico della stessa Ripley con Lambert (Veronica Cartwright). Niente di rivoluzionario, insomma. La versione
director’s cut
di
Alien
non ha quindi la stessa portata di quella realizzata nel 1991 su
Blade Runner.
In quel caso il diverso finale e l’eliminazione del commento
off
contribuirono a creare un film diverso rispetto all’originale. In questo caso invece l’operazione serve «soltanto» a riportare nelle sale un film nato e realizzato per il grande schermo, la cui visione cinematografica non teme confronti nemmeno con il più sofisticato dvd.
(maurizio zoja)

Harry Potter e la pietra filosofale

Harry Potter e la pietra filosofale

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Harry, Ron e Hermione

Il primo degli otto film della saga di Harry Potter, cioè Harry Potter e la pietra filosofale, risale al 2001 ed è stato diretto da Chris Columbus. La pellicola è tratta dall’omonimo libro di J.K. Rowling, la scrittrice britannica che ha ideato l’intera serie.

Harry Potter (Daniel Radcliffe) è un orfano inglese che vive con gli zii e il cugino, i quali lo trattano come un insopportabile peso. Il giorno del suo undicesimo compleanno, uno stormo di gufi assedia la casa in cui vive: ogni uccello tenta di consegnargli una lettera. Presto, quindi, Harry scopre che si tratta dell’ammissione alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. La sua iniziale incredulità si trasformerà presto in meraviglia nello scoprire un mondo fatto di cose che prima riteneva impossibili. Ma non ci saranno solo lieti eventi ad attenderlo: il suo doloroso passato tornerà, mettendolo di fronte al suo vero e unico nemico, colui che ha ucciso i suoi genitori, Voldemort (Ralph Fiennes). Ad aiutarlo, due nuovi e coraggiosi amici: Ron Weasley (Rupert Grint) e Hermione Granger (Emma Watson).

Una saga intramontabile

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Il libro Harry Potter e la pietra filosofale

La casa editrice Bloomsbury è stata l’unica a credere nel progetto di J.K. Rowling, pubblicando Harry Potter e la pietra filosofale nel 1997. Il successo che ne derivò fu incredibile, soprattutto quando ne fu tratta la trasposizione cinematografica. Quelli che oggi hanno tra i venti e i trent’anni di età all’epoca erano bambini che impazzirono per le avventure di Harry Potter, un loro coetaneo che scopriva l’esistenza di incantesimi e creature magiche. Costumi di Carnevale, giocattoli, videogames, giochi di società e innumerevoli altri gadget hanno spopolato in tutto il mondo.

Ancora oggi, gli otto film della serie vengono trasmessi periodicamente in tv. Nessuno, infatti, riesce a stancarsi di seguire le vicende del giovane mago e dei suoi amici. E non si tratta di affetto solo per il protagonista: quasi tutti gli altri personaggi della saga sono diventati vere e proprie icone. Hermione Granger, per esempio: la “secchiona” bella, coraggiosa e leale. Oppure Ron Weasley, impacciato ma intrepido quando serve. E che dire di Severus Piton (Alan Rickman), che nel capitolo finale rivela la sua vera storia? Molto amato anche il personaggio di Minerva McGranitt, interpretato da Maggie Smith: la professoressa severa ma materna, che non esita a combattere per salvare il mondo della magia dalle forze oscure. Persino l’antagonista, Voldemort, è un profilo mainstream che piace a tutti.

Sua maestà viene da Las Vegas

Ralph, corpulento e un po’ rozzo pianista di Las Vegas, scopre di essere l’ultimo erede al trono d’Inghilterra. Un distinto cerimoniere riceve il compito di insegnare al nuovo sovrano le buone maniere. Ma nell’ombra trama un bieco Lord che spedisce tra le braccia di Ralph una spogliarellista per creare uno scandalo. Prevedibile dall’inizio alla fine, anche se la presenza dell’incontenibile John Goodman rende il film quantomeno gradevole. (andrea tagliacozzo)

Lost Souls-La profezia

Maya è una donna cattolica, che da bambina è stata posseduta dal demonio. Adesso lavora con due sacerdoti che praticano esorcismi sulle vittime di Satana. Mentre stanno facendo un esorcismo su un assassino, vengono in contatto con un giornalista che non crede nel demonio. L’esorcismo fallisce e l’assassino annuncia che Satana sta per tornare sulla Terra. E guarda caso si incarnerà proprio nel giornalista scettico…

Sarà l’ossessione polacca per la religione o il culto per Polanski che ha spinto il premio Oscar per la fotografia di
Schindler’s List
alla sua prima regia? Co-prodotto da Meg Ryan, il film pare piuttosto l’incrocio tra una pedante ripresa di
Rosemary’s Baby
e
L’esorcista
. A partire dal casting: Maya Larkin/Winona Ryder come Rosemary/Mia Farrow, il diacono John/Elias Koteas come padre Karras/Jason Miller, il padre superiore/John Hurt come padre Merrin/Max von Sydow. Per continuare con le location: il seminario buio e dimesso, le chiese di mattoni costantemente bagnate dalla pioggia e soffocate da piante rampicanti. Per non parlare dell’appartamento newyorkese covo di personaggi inquietanti e del complotto tramato ai danni dell’inconsapevole anticristo. Kaminski crede – al pari dello Zemeckis di
Le verità nascoste
– che il Digital Dolby sia la soluzione a tutti i problemi, dopo aver lesinato allo spettatore le immagini del diavolo all’opera. Ma mentre Zemeckis padroneggia attori capaci, regia sapiente e una sceneggiatura di ferro, Kaminski si fa prendere la mano da accelerazioni, ralenti ed effettacci (il serial killer che «pattina» alle spalle della povera Winona, lampadine che si fulminano con l’effetto di bombe, l’abusata lama che sta per colpire l’occhio). La recitazione è sempre sopra le righe; quanto alla sceneggiatura, dalla prima opera di Pierce Gardner – già produttore di
Papà ti aggiusto io!
e
Fatal Instinct
– non ci si poteva certo aspettare un fine trattato di demonologia.
(raffaella giancristofaro)

The Skeleton Key

Caroline
(Kate Hudson),
ex manager musicale, lavora come infermiera in un ospizio di New Orleans. Il decesso di un paziente la sconvolge a tal punto da abbandonare l’ospedale e indirizzarsi verso l’assistenza a domicilio. Decide così di mettersi a servizio da una coppia di anziani che vive fuori città. Qui entra in contatto con un ambiente misterioso e cupo che nasconde terribili segreti. La pellicola di Sftley (K-Pax) è notevole per la buona capacità nel rendere le atmosfere indecifrabili della capitale del blues e della Louisiana. Grazie ad una fotografia cupa e misteriosa affidata a Daniel Mindel, il film riesce a tenere viva l’attenzione dello spettatore. Da non perdere la sequenza finale.

Champions

Dramma su un fantino che combatte con determinazione il cancro e spera di riuscire a tornare a gareggiare nel Grand National. L’inizio ricorda Momenti di gloria, il finale Rocky; in ogni caso, le scene con Hurt e il nipote e con lo stesspo protagonista tra i bambini sottoposti alla cura per il cancro sono piuttosto commoventi. Ispirato a una storia vera.

Dead Man

Un contadino, nell’Ottocento, va a cercare lavoro in un paese di frontiera. Quando però viene cacciato, uccide il figlio del datore di lavoro e scappa nella foresta… Di certo il miglior film di Jarmusch, probabilmente uno degli esiti più alti degli anni Novanta. Come molti di questo decennio, un film che canta la fine: ma una fine non più malinconica e nostalgica, ribelle o violenta, come era stata in Coppola, Hill o Peckinpah. Qui siamo dopo la morte di Hollywood, e non importa neanche più il western. Il tempo è quello della fantascienza, la lentezza sembra quella di 2001 (il lavoro sullo spazio-tempo di Dead Man è uno dei più estremi della storia del cinema statunitense). Oltre la frontiera e il gotico americano, oltre Melville e oltre America di Kafka, dalle parti forse di Gordon Pym, il commesso viaggiatore Johnny Depp ci guida per mano verso la morte dell’Occidente e non solo dell’America. Sacerdoti di questa fine sono gli spettri dei nativi, perché nemmeno nella natura c’è speranza, mentre tutti muoiono uccidendosi tra loro come nel finale di Fratelli , altro coevo film epocale. Perfetto Johnny Depp, splendide le musiche di Neil Young, essenziale il bianco e nero di Robby Müller. Un capolavoro nichilista. (emiliano morreale)

Monolith, impatto mortale

Girovagando per le strade di Los Angeles, la coppia di poliziotti composta dall’esperto Tucker e dalla detective Terri Flynn assiste casualmente alla tremenda uccisione di un bambino da parte di una donna. Indagando sullo strano omicidio, i due investigatori scoprono che la donna è una scienziata russa protetta dal governo americano. Un film che mischia azione e fantascienza con risultati a dir poco risibili. L’anno precedente, Bill Paxton aveva interpretato un film d’azione di ben altra levatura:
I trasgressori di Walter Hill
.
(andrea tagliacozzo)

Lezione 21

Mondrian Killroy è un professore universitario inglese, eccentrico e geniale. Non è chiara la sua disciplina. Mal tollerato dalla comunità accademica, il professor Mondrian Killroy era invece adorato dagli studenti, che ancora ne ricordano le bizzarre e geniali lezioni. In particolare, ha assunto nel tempo un valore quasi mitico quella che è stata tramandata col titolo di “Lezione 21”. Risaliva agli anni in cui il professore si era dedicato alle opere d’arte sopravvalutate: ed era interamente consacrata alla Nona sinfonia di Beethoven. In un’ora e mezza, il professor Mondrian Killroy vi distruggeva il capolavoro beethoveniano, con una cura particolare nello smascherare l’Inno alla Gioia. Lezione 21 è la ricostruzione di quella lezione, così come l’hanno tramandata gli appunti e i ricordi dei suoi studenti.

Cowgirl – Il nuovo sesso

La trasposizione del datato romanzo di Tim Robbins, la cui protagonista è un’autostoppista dagli abnormi pollici, si piazza tra i peggiori film del decennio: non basta il peyote di tutta l’America del Sud-Ovest per rendere comprensibili, o anche solo sopportabili, le sequenze del ranch gestito da sole donne. Rimaneggiato dal regista dopo le reazioni ostili ricevute al Toronto Film Festival, è uscito in ritardo rispetto al previsto 1993. Unica nota positiva: la colonna sonora. William S. Burroughs fa una breve comparsa nelle prime scene, sulle strade di New York.

Contact

Una donna ha dedicato tutta la sua vita a studiare le stelle, poiché convinta che ci possa essere qualche altra forma di vita; verrà ostacolata dal suo superiore alla National Science Foundation, e isolata finché non riceverà un messaggio dallo spazio. Sceneggiatura decisamente commovente che ci trasporta nell’ossessione della Foster e ci permette di condividere la sua odissea nello spazio sconosciuto. Questo film, appassionato e intelligente, suscita meraviglia e stupore, che compensano così la lunghezza eccessiva e un finale artificiale. La Foster è semplicemente sensazionale. Tratto da un romanzo di Carl Sagan. Panavision.

Fuga di mezzanotte

Agli inizi degli anni Settanta, a Istanbul, un giovane americano prova a passare la dogana turca con addosso due chili di droga, ma viene scoperto e condannato a quattro anni di carcere. Le condizioni di vita all’interno della prigione si rivelano a dir poco allucinanti e il giovane, alla prima occasione, tenta la fuga. Primo lavoro importante di Alan Parker, all’epoca conosciuto solo per il divertente, ma tutto sommato modesto
Piccoli gangsters
. Tratto dalla storia realmente accaduta di Bill Hayes, il film è avvincente e di notevole impatto, specie per la brutalità con cui sono descritte le condizioni di vita dei prigionieri. Oliver Stone, autore della sceneggiatura (basata sul libro autobiografico di William Hayes), vinse l’Oscar nel 1977.
(andrea tagliacozzo)

La forca può attendere

Il figlio di un bandito scozzese, ossessionato dall’idea di ripetere le gesta del padre, si dà il furto e all’avventura. Decide di portare a termine un colpo fallito anni prima dal genitore, ma una ragazza, che lo ama da sempre, cerca di ricondurlo sulla retta via. Dall’autobiografia di David Haggart, una commedia divertente e scanzonata nel più tipico stile di John Huston.
(andrea tagliacozzo)

Taron e la pentola magica

Una pellicola animata costosa e ambiziosa firmata Disney: un buon prodotto, ottimamente animato che piacerà ai bambini… ma niente di indimenticabile. La trama: un ragazzo deve trovare la pentola magica prima che cada nelle mani del malvagio re Cornelius. Le scene migliori sono quelle che vedono protagonisti due personaggi-macchietta, Rospus e Gurghy. Super Technirama 70.

V per Vendetta

V per Vendetta

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Natalie Portman in V per Vendetta

Regno Unito. In un futuro distopico, il Paese è governato dal partito nazionalista Fuoco Norreno, di cui fa parte Adam Sutler, ora Alto Cancelliere. Di conseguenza, il Regno Unito vive sotto un regime dittatoriale che perseguita gli oppositori politici e le minoranze (musulmani, omosessuali, ebrei, eccetera). Il popolo ha quindi sacrificato la propria libertà individuale in nome di una pace apparente. A turbare questo clima arriva V (Hugo Weaving), un uomo mascherato da Guy Fawkes, cioè un cospiratore cattolico che cercò di esplodere il parlamento inglese nel 1605. Egli incontra Evey Hammond (Natalie Portman), una ragazza orfana che vive reprimendo il suo rancore contro il governo. Le loro strade si incroceranno e daranno vita a una serie di eventi destinati a cambiare il loro mondo.

Produzione

mame cinema V PER VENDETTA - STASERA IN TV L'OPERA DI ALAN MOORE maschere
Una scena del film

Il film è nato dall’impegno di molti cineasti che avevano già lavorato alla trilogia di Matrix. Inoltre, nel 1988 il produttore Joel Silver acquistò i diritti di due opere di Alan Moore: V per Vendetta e Watchmen. I fratelli Wachowski, essendo grandi fan di V per Vendetta, ne scrissero una sceneggiatura a metà degli anni ’90. Successivamente, offrirono la regia a James McTeigue. La trama della sceneggiatura, infatti, sembrò adatta alla situazione politica internazionale di quel periodo. Tuttavia, Alan Moore non fu mai soddisfatto del risultato finale: per questo motivo, il suo nome non compare nei titoli di coda.

Le riprese sono state effettuate a Londra e a Potsdam, Germania, negli studi Babelsberg. Gran parte della pellicola è girata in set al coperto e teatri di posa.

Curiosità

  • Il film è del 2005, diretto da James McTeigue.
  • L’attrice protagonista, Natalie Portman, è stata scelta al posto di Scarlett Johansson e in alternativa a Bryce Dallas Howard.
  • Il personaggio di V, in origine, doveva essere interpretato da James Purefoy, il quale tuttavia abbandonò il ruolo a causa della frustrazione di dover recitare indossando sempre una maschera. Per questo motivo è stato sostituito da Hugo Weaving.
  • Durante il film appaiono alcuni spezzoni di video che fanno riferimento agli attentati di Londra del 2005, avvenuti peraltro durante le riprese.
  • Per filmare la scena finale a Westminster, l’area da Trafalgar Square e Whitehall fino al Parlamento e al Big Ben è stata chiusa per tre notti da mezzanotte alle cinque del mattino.
  • Per prepararsi al meglio per il suo ruolo, Natalie Portman ha lavorato con la dialettologa Barbara Bakery per sviluppare un accento inglese più marcato.
  • John Hurt, cioè l’Alto Cancelliere Adam Sutler, era inizialmente contrario a recitare in un altro film sul dispotismo. L’attore, infatti, aveva recitato nel ruolo del protagonista Winston Smith in 1984. Il regista è riuscito poi a convincerlo.

I cancelli del cielo

Nel 1870, nel Wyoming, gli avvocati James e Billy, ex compagni di corso ad Harvard, si ritrovano su fronti opposti: il primo, diventato sceriffo, difende gli immigrati provenienti dell’Est europeo che aspirano a un pezzo di terra da coltivare, mentre il secondo cura gli interessi dei potenti allevatori di bestiame che li vorrebbero sopprimere. Il film fu un fiasco di proporzioni colossali e mandò in rovina la United Artist che lo aveva prodotto. Il risultato finale, però, è quasi ingiudicabile, dato che del film ne esistono numerose versioni (tra le quali una da 219 minuti, mentre l’originale arrivava fino a 325). Quel poco che ne resta è sicuramente notevole. Una nomination agli Oscar. (andrea tagliacozzo)

Oxford Murders – Teorema di un delitto

Nei pressi di Oxford, un’anziana signora viene trovata morta nel soggiorno della sua abitazione. A scoprire il corpo, due uomini che si incontrano per la prima volta in questa circostanza: Arthur Seldom, prestigioso professore di Logica e Martin, giovane studente americano appena approdato all’università per seguire il dottorato proprio col professore Seldom. La morte dell’anziana non è che il primo di una serie di omicidi che hanno inquietanti elementi in comune. Si tratta di delitti che potrebbero passare quasi inosservati, che potrebbero essere scambiati per morti naturali, se non fosse per il fatto che ciascuno di essi è accompagnato da un messaggio: un’immagine, un segno che cambia di omicidio in omicidio, di morte in morte, dando origine ad una sequenza la cui logica dovrà essere decifrata dai due protagonisti.

Hellboy

Esplosivo adattamento della graphic novel di Mike Mignola che ha come protagonista una potentissima creatura infernale evocata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, che tuttavia lavora per il governo degli Stati Uniti con il ruolo di detective del paranormale. Effetti speciali e idee originali per un film dotato di un disarmante sense of humor. Del Toro ha firmato anche la sceneggiatura. Esiste una versione director’s cut di 145 minuti.

Misfatto bianco

Trasposizione cinematografica con immagini estremamente eleganti (ma fini a se stesse) dell’omonimo romanzo di James Fox. A Nairobi, durante la seconda guerra mondiale, incuranti delle sofferenze che i connazionali patiscono in Europa, alcuni nobili inglesi conducono una vita spensierata e corrotta. L’affascinante Lady Diana, moglie di Sir Delves Broughton, fa parlare di sé l’intera colonia britannica. Raffinato e interpretato da un ottimo cast d’attori, ma non del tutto riuscito.
(andrea tagliacozzo)

Un uomo per tutte le stagioni

Splendido film tratto dal lavoro teatrale di Robert Bolton sul conflitto personale di sir Thomas More quando Enrico VIII chiede il suo supporto nello scisma con il Papa e nella creazione della chiesa anglicana. La generosa interpretazione di Scofield incontra un cast superbo, una vivace atmosfera. Sei Oscar: miglior attore, regia, film, sceneggiatura (Robert Bolt), fotografia (Ted Moore), costumi. Rifatto per la tv nel 1988, con Charlton Heston.

Orwell 1984

La Terra è divisa in tre superstati: l’Eurasia, l’Estasia e l’Oceania. In quest’ultimo Stato, i cittadini sono controllati in ogni loro mossa dalle telecamere del Grande Fratello e hanno l’assoluto divieto di innamorarsi. Avendo osato trasgredire quest’ultima regola, il cittadino Winston Smith viene arrestato. Versione austera e antispettacolare del celebre romanzo di George Orwell (già portato sullo schermo nel 1956 da Michael Anderson con il titolo
Nel Duemila non sorge il sole
). Lento, angoscioso, un po’ freddo nella messa in scena, ma indubbiamente affascinante. Eccellenti Burton e Hurt.
(andrea tagliacozzo)

Alien

Seguendo un segnale radio, la nave spaziale Nostromo approda su un pianeta sconosciuto. Uno dei componenti dell’equipaggio, sceso in perlustrazione, viene assalito da una strana forma di vita. Riportato a bordo dell’astronave, l’uomo torna apparentemente in salute, ignorando d’essere stato fecondato dall’alieno. Ritmo lento ma tensione a mille in un piccolo classico del nuovo cinema di fantascienza, superato solo dall’adrenalinico seguito firmato sette anni più tardi da James Cameron. Decisamente inquietante, anche per il modo in cui il mostro si riproduce. La sceneggiatura è stata scritta, tra gli altri, da Walter Hill.
(andrea tagliacozzo)

Il signore degli anelli

Ambiziosa versione animata della saga fantasy di J.R.R. Tolkien copre un libro e mezzo della trilogia (finendo piuttosto bruscamente). La storia di diverse razze nella Terra di Mezzo che competono per il possesso degli anelli del potere è ispirata e avvincente, ma comincia a trascinarsi, e ingarbugliarsi, nell’ultima ora. La tecnica di Bakshi combina goffamente animazione e scene dal vero ricalcate. Rifatto nel 2001. Una nomination ai Golden Globes.

Rob Roy

L’avvincente storia di Rob Roy MacGregor, un uomo di umili origini e alti ideali nella Scozia del primo Settecento che rifiuta di sacrificare la sua integrità per avere salva la pelle — la sua o quella della sua famiglia. Un bellissimo scenario e forti scene d’azione (inclusi diversi combattimenti con la spada) fanno da complemento a uno script intelligente. Deliberatamente lento, con le solide interpretazioni di Neeson e Lange, e una deliziosa partecipazione di Roth che ruba la scena nella parte di un viscido tipaccio. Mai veramente emozionante ma sempre piacevole. J-D-C Scope. Una nomination all’Oscar per Tim Roth.

L’ultima registrazione di Krapp

L’incontro tra il cineasta canadese Atom Egoyan e un testo di Samuel Beckett,
L’ultima registrazione di Krapp
, è di quelli che incuriosiscono e insieme suscitano perplessità: la ricerca beckettiana di un linguaggio il piu’ disseccato, antiquotidiano, e prediscorsivo sembrano mal sposarsi con la moltiplicazione di inutili strumenti comunicativi che affolla il cinema di Egoyan. In
L’ultima registrazione di Krapp
Egoyan tuttavia fa una scelta radicale, e di grandissima modestia: elimina tutti le marche del proprio stile, fa due lunghi passi indietro dinanzi a Beckett, e lascia tutta la scena al titanico e rinsecchito John Hurt. E al magnetofono, su cui è incisa la voce del Krapp di trent’anni prima. La voce dell’attore britannico vibra lungo le corde più distanti, lacera l’unità dello spazio scenico, lo squarcia in un’insistente tensione tra rilassamenti e contrazioni. La scena diventa interamente significante, e il fuori campo la sede del passato, o del malessere fisico di Krapp. Egoyan rifiuta di dar luogo ad altro rispetto a quella scabra parola e all’ambiente necessario a ospitarla. Fuori di esso, si stende la notte dei tempi.
(francesco pitassio)

Osterman Weekend

Un intervistatore televisivo viene reclutato dalla Cia per smascherare un’organizzazione spionistica russa nella quale militano tre suoi amici. L’occasione per agire si presenta durante il tradizionale fine-settimana che come ogni anno i quattro riservano a una simpatica rimpatriata. Ultimo film diretto da Sam Peckinpah prima della scomparsa, avvenuta nell’84. Interessante, con un magistrale crescendo di tensione, nonostante le numerose ingerenze della produzione.
(andrea tagliacozzo)