Testimone d’accusa

Giallo forense eccezionalmente efficace tratto da un testo di Agatha Christie. La Dietrich è l’impareggiabile moglie di un presunto assassino (Power). Laughton è al massimo della forma come avvocato della difesa, e la Lanchester deliziosa nei panni della sua pazientissima infermiera. Ultimo film per Power. Sceneggiatura di Wilder e di Harry Kurnitz. Ben sei nomination all’Oscar, tra cui anche Miglior Film e Regia.

Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?

In vacanza dalle sue visioni beffardamente apocalittiche (nel senso di non integrate) della società americana, Wilder cerca una via d’uscita – trent’anni prima degli ambigui teorici del «pensiero meridiano» – in un Sud al di là del bene e del male, anti-puritano e anzi quasi pagano, che sembra uscito dalla «Gaia scienza». Lui (americano) e lei (inglese) si incontrano a Capri per una triste incombenza: riportare – al più presto possibile, ché hanno da fare – le salme del di lui padre e della di lei madre nelle rispettive patrie. Scoprono però che i genitori, alcuni mesi all’anno e all’insaputa dei figli, erano serenamente amanti. Lemmon è sgomento, ma dopo un po’ ci casca pure lui. Gli italiani sono, come di prammatica, furfanti e simpatici, suonatori e cantatori: ma il suonatore è un Sergio Bruni degli anni d’oro, e il truffatore è un Pippo Franco dai tempi comici perfetti. Il film contiene una delle battute più belle di Wilder e Diamond. Davanti alla serie di inciuci e mazzette proposti dall’albergatore per risolvere la sua situazione, Lemmon esclama: «Ma è così che funziona la giustizia in Italia? ». E l’altro: «Vogliamo parlare di Sacco e Vanzetti?». (emiliano morreale)

L’asso nella manica

Un uomo rimane intrappolato in una miniera. L’ambizioso giornalista Charles Tatum, relegato in un piccolo quotidiano di provincia, ritarda deliberatamente i soccorsi per poter sfruttare il clamore sviluppatosi attorno alla notizia. Uno dei film più incisivi e corrosivi di Billy Wilder, interpretato da uno straordinario Kirk Douglas, nei panni a lui congegnali dell’arrivista senza scrupoli. Il nichilismo e la bruta schiettezza con cui il tema è affrontato non fu molto gradito dal pubblico dell’epoca che ne decreto l’immeritato insuccesso. L’attore, qualche anno più tardi, avrebbe dovuto tornare a lavorare con Wilder in Stalag 17 , ma poi, inspiegabilmente, rinunciò alla parte. Fece la fortuna del suo sostituto, William Holden, che vinse l’Oscar. (andrea tagliacozzo)

I cinque segreti del deserto

Storia di intrighi ambientata durante la seconda guerra mondiale in un albergo situato in un’oasi nel Sahara, gestito da Tamiroff e dalla Baxter: Tone cerca di carpire segreti facendo visita al maresciallo Rommel (von Stroheim). La sceneggiatura di Billy Wilder e Charles Brackett riesce a incorporare spirito e humour in un film di guerra dalla trama avvincente. Remake di Hotel Imperial, tre nomination all’Oscar.

Baciami, stupido!

Uno dei capolavori di Wilder, e probabilmente il film in cui ha davvero «passato il limite»: il limite della commedia «brillante», della ferocia controllata, del bon ton. Di certo una delle commedie più divertenti e dal ritmo più scatenato degli ultimi cinquant’anni, ma soprattutto una delle pellicole più tremende sull’America (e non solo), al livello del coevo Dottor Stranamore di Kubrick nel nichilismo e nella nera visione del sesso (infatti non ebbe alcun successo). La «sacra famiglia» americana si dissolve qui in una vicenda di lubitschiana immoralità, che vede un marito e una moglie letteralmente disposti a vendersi e a prostituirsi per conquistare un briciolo di celebrità. La perfezione sta nell’assenza di compiacimento, nella supremazia del gusto e della lucidità nonostante tutto. Indimenticabili Dean Martin, dall’autoironia tutta italiana, e la conturbante Kim Novak col diamante nell’ombelico. Curiosamente, il soggetto è tratto da un vecchio testo teatrale italiano (di Anna Bonacci). (emiliano morreale)

Quando la moglie è in vacanza

Come un etnologo, Wilder racconta il maschio americano. Ma sarebbe niente: porta la commedia dove nessun altro l’ha più portata: alla diagnosi impietosa del rapporto tra individui e merci, tra sogni di cartone e meccaniche di potere. Tom Ewell di mestiere fa l’erotizzatore di romanzi, ed è succube – prima che del matrimonio – di film, romanzi, musiche, fotografie, film che Wilder sciorina, parodizza, rifà (Rachmaninov, Da qui all’eternità) col gusto sadico e quasi postmoderno di chi sa, almeno da Viale del tramonto , che la commedia e il cinema americano sono morti. Cosa succede quando in questo mondo irrompe una vera Marilyn? Qui Billy Wilder si scatena in una messinscena che usa la Monroe come uno strumento perfetto per entrate, uscite, sonorità, ma da grande maestro cinico le regala anche un paio di momenti di appena accennata malinconia. (emiliano morreale)

Arianna

Dimenticate la differenza d’età fra Cooper e la Hepburn e divertitevi con questa frizzante commedia romantica, con Chevalier nei panni del padre/investigatore privato della Hepburn. McGiver è un’ottima spalla in questa brillante pellicola di ambientazione parigina. Primo film di Wilder scritto con I.A.L. Diamond, e tributo al suo idolo Ernst Lubitsch.

Uno, due, tre

Incaricato dal superiore di badare alla sua giovane figlia, C.P. MacNamara, direttore della Coca-Cola a Berlino Ovest, scopre che la ragazza si è sposata con un fanatico comunista di Berlino Est. Commedia dal ritmo vertiginoso, scritta dal regista assieme al fedele I.A.L. Diamond (sulla base di una commedia di Ferenc Molnár) e interpretata da uno straordinario James Cagney, mai così energico. Una pungente satira del comunismo, della guerra fredda, ma anche del capitalismo più sfrenato. Terminato il film, Cagney si ritirò dalle scene fino al 1981, anno in cui tornò a recitare in Ragtime di Milos Forman. In assoluto uno dei film più divertenti di Billy Wilder, anche se, paradossalmente, uno dei suoi meno fortunati. (andrea tagliacozzo)

Fedora

Elegante ma greve adattamento cinematografico del racconto di Thomas Tryon sul disastroso tentativo di un produttore di far uscire con le lusinghe dal proprio esilio volontario un’attrice che ricorda la Garbo. Wilder spara a zero sul cinema e sui registi di oggi, ma riuscirebbe a colpire il bersaglio se il film fosse migliore.

Stalag 17

Il progenitore di tutti i film sui prigionieri di guerra. Holden (vincitore di un Oscar) è un sergente supercinico sospettato di essere una spia nazista. Wilder mescola brillantemente dramma e commedia per mostrare la vita monotona e piena di ansie dei prigionieri. Meravigliosi gli intermezzi comici di Strauss e Lembeck (che riprendono i loro ruoli di Broadway), e superba la prova di Preminger nella parte del comandante del campo nazista. Sceneggiatura di Wilder e Edwin Blum, dal dramma di Donald Bevan e Edmund Trzcinski. Oscar a Holden, nomination per la regia di Wilder e a Strauss.

Buddy Buddy

Commedia nera senza pretese su un assassino prezzolato, il cui lavoro viene turbato dall’intrusione di un estraneo. Una farsa semplice, interpretata alla perfezione da Lemmon e Matthau, adattata da Wilder e I.A.L. Diamond dal film francese Il rompiballe. Ultimo film per Wilder alla regia. Panavision.

L’appartamento

Una delle commedie più belle e più amare di Billy Wilder, una di quelle in cui il denaro è più protagonista dei rapporti umani. Con Baciami, stupido e Non per soldi ma per denaro potrebbe costituire una ideale trilogia su cosa significa «vendersi». È infatti questo, forse, il tema dei tre film, in cui delle vittime meschine devono scegliere fra la propria dignità e gli agi o il successo. Un cinema di dilemmi morali, questo del Wilder maturo, di queste cupe commedie in bianco e nero, claustrofobiche (memorabile l’ufficio kafkiano ricostruito in trompe-l’œil dallo scenografo Alexander Trauner), ciniche, velocissime. Tre lezioni di messinscena, di rabbia che diventa mira millimetrica sul montaggio, sulla scrittura, sul gioco d’attori (qui Lemmon è già crepuscolare come in certi ritratti a venire di piccoli borghesi frustrati, e la MacLaine fa le prove per il successivo Irma la dolce ). Cinque Oscar. ( emiliano morreale )

La vita privata di Sherlock Holmes

Questo atipico, ma estremamente personale, film wilderiano offre uno sguardo malinconico sul celebre investigatore. Recitazione, fotografia e colonna sonora sono strepitose in questa dimenticata pellicola, la cui reputazione dovrebbe tornare alta negli anni futuri. Concepito inizialmente per una durata di tre ore e mezza. Una sequenza di 12 minuti (The Dreadful Business of the Naked Honeymooners) è stata restaurata per il laserdisc. Girato in Inghilterra. Panavision.

Il valzer dell’imperatore

Musical stravagante ma fiacco, ambientato nell’Austria di Francesco Giuseppe, con Crosby venditore di giradischi alla famiglia reale. Materiale esageratamente sentimentale per Wilder (anche sceneggiatore). Girato nel 1946: le montagne del Jasper National Park in Alberta, in Canada, rimpiazzano le Alpi Tirolesi. Due nomination all’Oscar (Costumi e Colonna Sonora).

Scandalo internazionale

La seriosa Arthur viene inviata a Berlino per esaminare la situazione alla fine della seconda guerra mondiale, ma trova invece l’amore, con la concorrenza bollente della Dietrich. Marlene canta Black Market e Ruins of Berlin, ma anche l’inno dello Iowa cantato da Jean Arthur è memorabile in questa notevole commedia di Wilder. Scritto da Charles Brackett, Billy Wilder e Richard Breen. Nomination all’Oscar per fotografia e sceneggiatura.

Giorni perduti

Dramma implacabile sull’alcolismo, una pietra miliare del cinema adulto hollywoodiano. Intensa interpretazione di Milland che gli valse l’Oscar. Ottimi ruoli di supporto del barista da Silva e dell’assistente della casa di cura Fayen. Ha vinto l’Oscar per miglior film, regista, attore, sceneggiatura (Wilder e Charles Brackett).

A qualcuno piace caldo

Nella Chicago degli anni Venti, due musicisti jazz sono testimoni involontari del massacro di San Valentino. Trovandosi nella necessità di sparire dalla circolazione, i due si travestono da donna e si aggregano a un’orchestrina femminile in viaggio verso Miami. Una commedia ormai entrata nella leggenda, interpretata dallo scatenato duo formato da Jack Lemmon e Tony Curtis (qualche anno più tardi avversari in La grande corsa ) e da una sensuale ma anche autoironica Marilyn Monroe. Praticamente perfetta la sceneggiatura scritta dal regista assieme a I.A.L. Diamond, sulla falsariga del cinema americano del passato. La celebre battuta finale («Nessuno è perfetto») doveva essere provvisoria, sostituita in sede di riprese da qualcosa di migliore (!). Sei nomination all’Oscar, e una statuetta vinta, quella per i migliori costumi. (andrea tagliacozzo)

Irma la dolce

L’adattamento di Wilder del musical di Broadway è una favola parigina per adulti: il gendarme parigino Lemmon si innamora della prostituta MacLaine e farà qualsiasi cosa per tenerla solo per sé. Il quartiere a luci rosse è ricreato in modo realistico, ma rimettere insieme gli attori e il regista non basta ad eguagliare L’appartamento. André Previn ha vinto un’Oscar per la colonna sonora. Cercate il giovane James Caan in una comparsata. Panavision.

Viale del tramonto

Uno squattrinato sceneggiatore accetta di lavorare alla dipendenze di una vecchia e dispotica stella del cinema, da anni fuori dal giro. Quando il rapporto con la donna finisce per diventare quasi morboso, il giovane cerca, invano, di andarsene. Forse il migliore dei film su Hollywood, un ritratto al vetriolo dell’industria del cinema americano, impietosamente messa a nudo dall’anticonformista Wilder con una buona dose di humour nero. Il film si aggiudicò tre Oscar (sceneggiatura, colonna sonora e scenografia) e sicuramente ne avrebbe meritati altrettanti per il film, la regia e la magnifica interpretazione della Swanson. Il ruolo di William Holden doveva essere inizialmente interpretato da Montgomery Clift. (andrea tagliacozzo)

Sabrina

Sabrina, figlia di un modesto autista, torna dopo un lungo soggiorno parigino a fa perdere la testa a David, rampollo di una ricca famiglia. Il maturo Larry, fratello di David, tenta dapprima di allontanare la ragazza, ma poi finisce a sua volta per innamorarsene. Da una commedia di Samuel Taylor, una straordinaria commedia sofisticata costruita (quasi) su misura per la Hepburn, fresca vincitrice dell’Oscar per Vacanze romane. La Hepburn tornerà a lavorare con Wilder nel 1957 in Arianna. Rifatto nel 1995 da Sydney Pollack, ebbe ben sei nomination ma una sola statuetta (costumi). (andrea tagliacozzo)

Frutto proibito

Brillante esordio alla regia di Billy Wilder, già apprezzatissimo sceneggiatore (Ninotchka). Giunta con grande entusiasmo a New York in cerca di un’occupazione, una giovane provinciale rimane presto delusa. Non avendo il denaro sufficiente per tornare a casa, la ragazza si finge dodicenne per ottenere una riduzione ferroviaria. Il film, scritto dal regista assieme a Charles Brackett, è reso memorabile da numerose trovate comiche, dal grande ritmo e da una formidabile Ginger Rogers, esilarante nei panni della bambina. Con due remake più o meno ufficiali: L’ingenua maliziosa (1951, con June Allyson) e Il nipote picchiatello (1955, con Jerry Lewis al posto della Rogers). (andrea tagliacozzo)

La fiamma del peccato

Una voce si snoda su un magnetofono, per raccontarci sin da subito quello che «è già stato» e che in ogni caso «doveva essere»… È la cronaca della discesa nell’abisso di un agente di assicurazioni (Fred McMurray), convinto da una donna (Barbara Stanwyck) ad uccidere il marito di lei, per riscuotere poi il denaro di un’assicurazione con «doppia indennità». In altri termini il racconto dell’attuarsi di un implacabile destino di fallimento e tradimento, nel momento in cui il piano dei due amanti diabolici viene svelato dall’investigatore della stessa compagnia di assicurazione (Edward G. Robinson), amico fraterno (e neppure tanto velato «super Io») dell’assassino… Da un racconto di James Cain, ma sceneggiato da Raymond Chandler, questa pellicola di Billy Wilder è forse quello che si potrebbe definire il film noir per eccellenza. Lo è non solo per la collaborazione tra il regista e il più grande scrittore del genere in questione, ma per il suo voler raccontare l’ineluttabile attuarsi del fato attraverso la tipica struttura a flashback, narrata da una voce in fondo «già morta» (come poi più esplicitamente nel successivo capolavoro del regista, Viale del tramonto, e in altri grandi film con «morto che parla» del cinema americano anni Quaranta, quali Lettera da una sconosciuta di Ophuls o Monsieur Verdoux di Chaplin). Lo è perché a starci attenti nessun altra ha saputo incarnare la seduzione mortale della dark lady di turno quanto la Barbara Stanwyck del film, con quelle sue labbra turgide e sempre inumidite. E lo è poi per quel disincanto e pessimismo che i film noir dell’epoca sapevano nascondere, proprio all’interno della produzione della Hollywood classica. Ma c’è un valore aggiunto a tutto questo, ed è il cinismo e l’ironia dell’autore, il marchio del grande Billy Wilder. Ne La Fiamma del peccato la seduzione del sesso e del denaro sono un tutt’uno indissolubile, ma la trappola che innesca l’abbaglio del mondo capitalistico, ci insegna sempre Wilder, si assume innanzitutto nella forma della maschera e del travestimento, attraverso la quale ogni facciata nasconde sempre il suo contrario, in un gioco impietoso. Di qui l’inconfondibile stile di Wilder, il regista capace di dirci, con falsa semplicità e magari nel camuffamento di una risata, le cose più terribili. (michele fadda)

Non per soldi… ma per denaro

Pungente commedia di Wilder su un cameraman della tv (Lemmon) ferito durante una partita di football e un avvocato senza scrupoli (Matthau) che esagera i danni per truffare l’assicurazione. La prova di Matthau, vincitore di un Oscar, colpisce nel segno. Sceneggiato da Wilder e dal suo collaboratore I.A.L. Diamond. Panavision.

Prima pagina

Dal lavoro teatrale di Ben Hecht e Charles Mac Arthur, una commedia già portata sullo schermo nel ’31 da Lewis Milestone e nel ’39 da Howard Hawks (col titolo La signora del venerdì). Un cronista di Chicago, in procinto di sposarsi e di cambiare lavoro, è costretto dal proprio direttore a intervistare un condannato a morte. Quest’ultimo riesce a fuggire durante un interrogatorio nascondendosi proprio nella Sala Stampa della prigione. Sicuramente non si tratta di una delle migliore regie di Billy Wilder, anche se il tocco del maestro affiora qua e là e gli interpreti sono a dir poco impeccabili. (andrea tagliacozzo)